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Le avventure delle Aventures

Marco Guidi e Marco Cini curano un volume frutto di un Progetto di Ricerca di Ateneo

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guidi_inside.jpg"Le avventure delle Aventures. Traduzioni del Télémaque di Fénelon tra Sette e Ottocento" (Edizioni Ets, 2018) è il titolo del volume curato di Marco Guidi, ordinario di Storia del pensiero economico al dipartimento di Economia e Management, e di Marco Cini, ricercatore di Storia economica al Dipartimento di Scienze Politiche.

La pubblicazione, frutto di un lavoro interdisciplinare a partire da un Progetto di Ricerca di Ateneo (PRA), contiene i contributi di Giulia Bianchi, Fabrizio Bientinesi, Alexandre Calvanese, Federica Cappelli, Elena Carpi, Marco Cini, Carolina Flinz, Marina Foschi Albert, Daniela Giaconi, Laura Giovannelli, Marco E. L. Guidi, Marianne Hepp, Monica Lupetti, Luca Mi-chelini, Letizia Pagliai, Alessandro Russo, Gertjan Schutte, Barbara Sommovigo.

Pubblichiamo di seguito alcuni estratti dall'introduzione al volume firmata dai due curatori.

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Uno sconfinato, interminabile viaggio. Così è apparsa, agli autori di questo volume, la traiettoria compiuta dalle traduzioni di uno dei più fortunati romanzi che la letteratura europea moderna abbia mai partorito: Les Aventures de Télémaque, fils d’Ulysse di Fénelon, pubblicato per la prima volta dalla vedova Barbin agli inizi del 1699, all’insaputa dell’autore, tradito da un infido servitore.

La fortuna di questo best-seller (e long-seller) era già nota, così come si sapeva quanto tale fortuna fosse da attribuire tanto alle numerose – e difficilmente numerabili – edizioni in francese, molte delle quali, peraltro, uscite al di fuori dell’Esagono, quanto alle versioni redatte nelle più disparate lingue del mondo. E ancora, agli adattamenti che, fino alle soglie del XX secolo, interessarono generi diversi come il dramma, l’opera, l’operetta, la zarzuela, il balletto, in un circolare di versioni e traduzioni che accompagnava i trasferimenti di impresari teatrali, direttori d’orchestra, maestri di coro, attori, cantanti, ballerini, e che, significativamente, aveva punti di partenza diversi dalla Parigi nella quale era stato concepito il loro palinsesto. [...]

È tempo allora di parlare di questo volume e di ciò che in esso si possa o meno trovare. Esso non nasce da esperti di Fénelon, ma da un gruppo multidisciplinare di storici delle idee economiche, linguistiche e letterarie incuriositi, a diverso titolo, dall’incredibile successo di questa opera presso pubblici diversi e in contesti nazionali frequentati dalle loro ricerche.

L’appendice a questa introduzione narra del progetto di ateneo dell’Università di Pisa che ha consentito a questa indagine di andare a buon fine. Quello che qui preme sottolineare è che il Télémaque riflesso, recepito e adattato che abbiamo studiato è stato oggetto di letture e usi diversi, tutti resi possibili dalla natura polifonica dell’opera, al contempo speculum principis, manuale di economia politica, trattato sulle gerarchie sociali e sulle virtù civili e guerresche, strumento pedagogico, introduzione all’epica classica, capolavoro della letteratura romanzesca, espressione magistrale di un francese letterario puro e raffinato. L’elenco appena fatto, del resto, è esso stesso un risultato della nostra ricerca, perché proprio le diverse traduzioni, intese come trasformazioni ipertestuali del palinsesto da cui derivano, traggono le loro condizioni di possibilità dalla polifonia del testo fonte e al contempo ne sono le cartine di tornasole, rendendo quanto mai pertinente la definizione che Hans Robert Jauss ha dato della ricezione come senso di un’opera

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  • 7 maggio 2018

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