“L’arte del sapere”, maestri e giovani a confronto al Caffè invernale della Versiliana
Maestri e giovani a confronto sull'arte del sapere, per sviluppare il dialogo tra le diverse generazioni sui temi della filosofia, della legalità, della letteratura, delle tecnologie, dell'economia e dell'arte. Con questa formula partiranno sabato 4 febbraio gli Incontri "invernali" al Caffè della Versiliana, che vedranno come protagonisti il filosofo Remo Bodei; il procuratore capo della Repubblica di Torino, Gian Carlo Caselli; gli scrittori Edoardo Nesi, Marco Malvaldi e Fabio Genovesi; il direttore dell'Istituto di informatica e telematica del CNR di Pisa, Domenico Laforenza; l'economista Tito Michele Boeri e il giornalista economico de "Il Fatto Quotidiano", Stefano Feltri.
A spiegare le tante novità del celebre salotto culturale versiliese è la professoressa Dianora Poletti, preside della facoltà di Economia, che da quest'anno ricopre la carica di presidente della Fondazione "La Versiliana". "Per questo ciclo di incontri - spiega - abbiamo scelto di dedicare particolare attenzione ai giovani, rivolgendoci agli studenti delle scuole superiori e dell'Università, con l'obiettivo di stimolare il loro dialogo e confronto con i 'Maestri del Sapere', senza naturalmente sconfessare il tradizionale approccio che fa del Caffè della Versiliana un salotto letterario aperto e apprezzato anche da un pubblico generalista". Al centro del progetto vi è la collaborazione con l'Università di Pisa, che ha concesso il suo patrocinio all'iniziativa. "Non posso che essere orgogliosa di questo rapporto privilegiato con l'Ateneo pisano – continua la professoressa Poletti – che testimonia l'apprezzamento per il progetto culturale della Fondazione 'La Versiliana', nell'ottica di una sinergia che potrà essere sviluppata con successive iniziative. In questa stessa direzione è significativo anche il patrocinio del CNR-IIT di Pisa. Un'altra novità della manifestazione è la presenza di 'RadioEco', l'emittente radiofonica web interamente gestita dagli studenti dell'Università di Pisa, che seguirà tutti gli appuntamenti del Caffè con interviste ai protagonisti e con la messa in onda degli incontri".
Innovativo è anche il carattere itinerante degli appuntamenti, che si svolgeranno tra il Chiostro di sant'Agostino a Pietrasanta, Villa Bertelli di Forte dei Marmi e la sede istituzionale del Comune di Viareggio.
Il calendario dei sei Incontri al Caffè invernale della Versiliana, tutti a ingresso libero con inizio alle ore 18, è il seguente:
- sabato 4 febbraio - Villa Bertelli, Forte dei Marmi: Remo Bodei, Il senso della filosofia (introduce: Stefano Bucciarelli);
- sabato 11 febbraio – Chiostro di Sant'Agostino, Pietrasanta: Gian Carlo Caselli, Assalto alla giustizia (introduce: Alessandro Pizzorusso);
- sabato 3 marzo - Villa Bertelli, Forte dei Marmi: Edoardo Nesi, Marco Malvaldi, Fabio Genovesi, Giovani Maestri e "toscanità" letteraria (introduce: Adriano Fabris);
- sabato 10 marzo – Sala di Rappresentanza, Comune di Viareggio: Domenico Laforenza, Verso l'Internet del futuro;
- sabato 17 marzo – Chiostro di Sant'Agostino, Pietrasanta: Tito Michele Boeri, Stefano Feltri, Dalla crisi economica alla nuova economia;
- sabato 24 marzo - Chiostro di Sant'Agostino, Pietrasanta, Arte e cultura (in occasione della XX Edizione della Giornata di Primavera del FAI).
Le «Innocenze perdute» di un laureato pisano ai Corti d’Argento
Il primo lavoro l'ha girato a 13 anni e oggi che ne ha 27 un suo film è stato selezionato per concorrere ai "Corti d'Argento", la sezione dei "Nastri d'Argento" che premia i cortometraggi. Francesco Giusiani, laureato in cinema all'Università di Pisa, ha girato "Innocenze perdute" nel 2010 ed entro la fine di febbraio saprà se, tra le trenta opere scelte, la sua sarà una delle dodici finaliste al prestigioso premio promosso dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. Un grande riconoscimento per il giovane regista pisano e per il suo cortometraggio di 13 minuti che ha le musiche firmate da un altro laureato a Pisa, Manfred Giampietro, attualmente direttore dell'Orchestra universitaria.
Dopo la laurea in "Cinema, teatro e produzione multimediale", nel 2010 Francesco Giusiani si è diplomato all'Accademia del cinema e della televisione di Cinecittà, specializzandosi in regia cinematografica sotto la guida di Carlo Lizzani e Cristiano Bortone. L'idea del cortometraggio "Innocenze perdute" è nata in quel periodo, quando Giusiani abitava a Roma e ha avuto la possibilità di frequentare le periferie della città entrando in contatto con le realtà marginali della metropoli: "Un amico mi ha portato a fare un giro nella "Roma intorno a Roma", in quelle parti di città sconosciute e inaspettate, dove scopri che a comandare sono vere e proprie baby gang", spiega il regista. "È lì che sono entrato in contatto con i bambini del luogo, decidendo di girare una storia proprio su loro, abitanti di quartieri difficili, che vivono secondo uno schema della paura che porta a sopprimere i sentimenti più belli".
E la storia di Giusiani ha per protagonisti proprio quei ragazzi, tutti tra i 10 e i 15 anni, scelti tra i palazzi e nei campetti di calcio che fanno da sfondo alle scene del cortometraggio. Per selezionarli il giovane regista è andato a cercarli nelle strade e ha fatto loro una specie di provino, anche se confessa che forse è stato lui ad essere stato esaminato dai suoi "attori", diffidenti verso chiunque venisse da fuori: "Per dirigerli non ci sono state sceneggiature vere e proprie", specifica Giusiani. "Ho fatto con loro una specie di gioco di ruolo, del tipo "se succedesse questo, voi cosa fareste" e io ho semplicemente cercato di guidarli nella storia lavorando sulle intenzioni e sui toni. La cosa sorprendente è stata vedere che loro facevano quello che io avevo pensato, ed è stato allora che mi sono reso conto di aver scritto una storia vera". Oggi alcuni di quei bambini fanno teatro e forse il cortometraggio di Giusiani è servito loro per trovare una vera passione.
Il regista pisano, attualmente dottorando al dipartimento di Storia delle Arti, ha già in cantiere altri progetti, documentari, riadattamenti di opere letterarie e, pensando in prospettiva, un lungometraggio, il vero sogno di ogni aspirante regista. Intanto si gode il successo di "Innocenze perdute" che, oltre alla nomination ai Corti d'Argento, ha già vinto alcuni premi e girato molti festival: nel 2011 è entrato in concorso ai David di Donatello ed è stato presentato alla 64° edizione del Festival di Cannes nella categoria court-metrage dello Short Film Corner e all'ultima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
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Le prime due laureate in Discipline dello spettacolo e della comunicazione
Sono Mara Cortese, 23enne originaria della Puglia, e Jacqueline Marzuoli, 24enne della provincia di Firenze, le prime laureate del corso triennale in Discipline dello spettacolo e della comunicazione (DISCO). Le due giovani hanno discusso la tesi martedì 14 febbraio 2012, nell'Aula Multimediale della facoltà di Lettere e filosofia, davanti alla Commissione presieduta dalla professoressa Sandra Lischi e composta dai professori Maurizio Ambrosini, Lorenzo Cuccu, Pier Marco De Santi ed Elena Marcheschi.
"Le due studentesse - dice la professoressa Lischi, relatrice delle tesi - hanno affrontato temi attuali e innovativi: Mara Cortese ha realizzato un video che fa rivivere i racconti di fiabe dei nonni attraverso un montaggio di immagini e la voce da un vecchio nastro audio ritrovato; Jacqueline Marzuoli ha realizzato una ricerca sulle mutazioni e le novità nel campo delle sale cinematografiche col passaggio al digitale".
Il corso in Discipline dello spettacolo e della comunicazione, che quest'anno registra oltre 200 immatricolati, è articolato in due classi. La prima - Discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda - è finalizzata a formare figure professionali che possono lavorare nell'ambito dell'organizzazione e dell'industria culturale, delle televisioni e dei mass-media, dello spettacolo nei suoi vari aspetti. La seconda - Scienze della comunicazione - mira a formare figure professionali che operino nelle organizzazioni pubbliche e private in qualità di addetti alla comunicazione e alle relazioni con il pubblico, in grado di concepire progetti e realizzare strategie promozionali e comunicative con l'uso di vari media.
"Il nostro corso – conclude la professoressa Lischi, che è anche presidente del corso di laurea – vuole affiancare alla preparazione umanistica e alle competenze specifiche nei settori dello spettacolo e della comunicazione, le attività che si svolgono nei corsi a carattere laboratoriale e pratico, al fine di fornire agli iscritti una solida base teorico-pratica da investire nel mondo del lavoro. Sono segmenti didattici da incoraggiare, nonostante le difficoltà create dalla mancanza di adeguati finanziamenti e dagli impedimenti di vario tipo che rischiano di impoverire l'università pubblica italiana e la sua offerta formativa".
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Perceiving movement before “seeing” it
In nature fast perception of movement is crucial for survival. An area in the posterior part of the brain, called hMT+ in humans and V5 in non-human primates, is selectively activated by motion. When we look around, the visual information that hits the retina travels to the lateral geniculate nuclei in the thalami, then reaches the primary visual cortex (V1) and from there is spread to the different association visual cortical areas - including V5 – where the brain puts together the whole picture of what we saw. However, the observation that individuals who become totally blind due to the complete destruction of V1 are still able to unconsciously discriminate colors and directions well above chance in forced-choice tests, has prompted scientists for a long time to suspect that alternative routes might exist. Now, in a study just released by the journal NeuroImage, a group of researchers led by Pietro Pietrini in Pisa, Italy, has shown that hMT+ receives direct information by the thalamus that by-passes the primary visual cortex during visual motion detection tasks. That is, this motion-sensitive area is activated before and independently from response in primary visual cortex (V1).
Anna Gaglianese, a Ph. D. student in the Pietrini's lab, and her colleagues used functional magnetic resonance imaging (fMRI) to examine brain activity while ten healthy subjects underwent two distinct optic flow experiments, in which they looked at patterns of moving dots on a screen. In addition to the "classical" visual pathway that goes from the lateral geniculate nuclei in the thalami to V1 and then to hMT+, results showed a significant direct influence of the BOLD fMRI signal recorded in lateral geniculate nuclei over that in hMT+, not mediated by V1 activity. Furthermore, activation in hMT+ preceded response in V1, indicating an earlier peak of response in this motion sensitive area. Altogether, these findings strongly indicate the existence of a bilateral pathway that connects the lateral geniculate nuclei directly to hMT+ and allows for a faster visual motion processing, bypassing the primary visual cortex. "This direct pathway may play a significant functional role for the faster detection of motion and may contribute to explain persistence of unconscious motion detection in individuals with severe destruction of primary visual cortex, a phenomenon known as blindsight" explains Pietro Pietrini, the senior author of the study.
A few years ago the same authors demonstrated that hMT+ is also developed in congenitally blind individuals and responds to tactile motion perception under the individual fingertips in both sighted and blind subjects, suggesting that hMT+ is supramodal in nature, that is, this cortical area discriminates movement independently from the sensory modality that carries the motion information to the brain.
The study was conducted at the Laboratory of Clinical Biochemistry and Molecular Biology, University of Pisa Medical School, Pisa, Italy.
Evidence of a direct influence between the thalamus and hMT+ independent of V1 in the human brain as measured by fMRI
Anna Gaglianese, Mauro Costagli, Giulio Bernardi, Emiliano Ricciardi, Pietro Pietrini
Laboratory of Clinical Biochemistry and Molecular Biology, University of Pisa, Pisa, Italy. Neuroimage. 2012 Jan 26. [Epub ahead of print]
Su «NeuroImage» uno studio innovativo su moto e cervello
In natura la capacità di percepire rapidamente il movimento è fondamentale per la sopravvivenza dell'individuo. Il riconoscimento di stimoli visivi di movimento avviene in un'area del cervello chiamata hMT+ nell'uomo, corrispondente all'area V5 nei primati non umani. Quando ci guardiamo attorno, gli stimoli visivi che colpiscono la retina arrivano al nucleo genicolato laterale nel talamo, quindi raggiungono la corteccia visiva primaria (V1) e da qui infine arrivano alle aree visive associative, compresa hMT+, ove il cervello forma la rappresentazione cosciente di ciò che abbiamo visto. Per lungo tempo, tuttavia, gli scienziati hanno ipotizzato l'esistenza di connessioni alternative dirette tra i nuclei del talamo e le aree visive associative, anche a seguito dell'osservazione clinica che individui divenuti ciechi a causa della distruzione completa della corteccia visiva primaria, ad esempio per un ictus, mantengono tuttavia la capacità di discriminare correttamente il colore o la posizione di un oggetto nello spazio quando forzati a scegliere tra due possibilità, fenomeno noto con il nome di visione cieca (blindsight).
Uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, appena pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica NeuroImage, ha dimostrato che quest'area del cervello riceve informazioni dirette dal talamo, aggirando la corteccia visiva primaria. Questa scoperta rivela che l'area hMT+, deputata alla percezione del movimento, risponde per prima e in maniera indipendente dall'attivazione della corteccia visiva primaria.
Anna Gaglianese, una giovane dottoranda del laboratorio diretto dal Prof Pietro Pietrini presso l'Università di Pisa, e i suoi colleghi, hanno utilizzato la risonanza magnetica cerebrale (fMRI) per esaminare la risposta nel cervello di dieci volontari sani mentre essi guardavano diversi pattern di puntini che si muovevano sullo schermo (flusso ottico). In aggiunta al percorso visivo classico, per il quale l'attività cerebrale parte dai nuclei genicolati laterali del talamo, arriva alla corteccia visiva primaria e infine raggiunge hMT+, lo studio ha rilevato un'influenza diretta del segnale fMRI misurato nel talamo su quello registrato in hMT+, non mediato dall'attività in V1. Tale influenza indica l'esistenza di un percorso alternativo che collega il talamo direttamente a hMT+. Inoltre, lo studio ha messo in evidenza una risposta precoce dell'attività di hMT+ rispetto a quella in V1, il che suggerisce l'utilizzo di questa via alternativa per la percezione ed elaborazione rapida degli stimoli visivi di movimento.
Questi risultati dimostrano la coesistenza di una via alternativa che collega direttamente il talamo a hMT+, bypassando la corteccia visiva primaria. "Questa via diretta può giocare un ruolo fondamentale per la detezione rapida del movimento e può contribuire a spiegare la persistenza del riconoscimento inconscio del movimento, in individui che presentano una distruzione della corteccia visiva primaria, come accade nel feonmeno del blindsight " spiega Pietro Pietrini, psichiatra, Ordinario di Biochimica Clinica a Pisa.
Alcuni anni fa una ricerca dello stesso laboratorio pisano dimostrò che hMT+ si sviluppa anche negli individui ciechi congeniti ed è responsabile della percezione del movimento durante la stimolazione tattile sulla punta delle dita, sia in soggetti normovedenti sia in individui ciechi dalla nascita.
La ricerca è stata effettuata presso il Laboratorio di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (A.O.U.P.) – Università degli Studi di Pisa.
Evidence of a direct influence between the thalamus and hMT+ independent of V1 in the human brain as measured by fMRI
Anna Gaglianese, Mauro Costagli, Giulio Bernardi, Emiliano Ricciardi, Pietro Pietrini
Laboratory of Clinical Biochemistry and Molecular Biology, University of Pisa, Pisa, Italy. Neuroimage. 2012 Jan 26. [Epub ahead of print]
Nove docenti dell'Ateneo nei Gruppi di esperti della valutazione
Nove docenti dell'Università di Pisa sono stati nominati tra i 450 membri, molti dei quali provenienti da atenei e centri di ricerca stranieri, dei Gruppi di esperti della valutazione che avranno il compito di monitorare, per conto dell'ANVUR, la qualità della ricerca per il periodo 2004-2010. Sono rispettivamente i professori Marco Abate e Giuseppe Mario Buttazzo per quanto riguarda l'Area 1 delle Scienze matematiche e informatiche; il professor Ennio Arimondo per l'Area 2 delle Scienze fisiche; la professoressa Maria Perla Colombini per l'Area 3 delle Scienze chimiche; i professori Uberto Bortolotti e Paolo Miccoli per l'Area 6 delle Scienze mediche; il professor Leonardo Tognotti per l'Area 9 dell'Ingegneria industriale e dell'informazione; il professor Guido Paduano per l'Area 10 delle Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche; il professor Neri Salvadori per l'Area 13 delle Scienze economiche e statistiche.
A questi docenti va aggiunto un assegnista del dipartimento pisano di Ingegneria dell'informazione, Filippo Costa, che è stato selezionato tra i 14 collaboratori che si occuperanno di supportare il lavoro dei GEV e come unico referente per l'Area 9 dell'Ingegneria industriale e dell'informazione.
La nomina nei GEV, che è sganciata da criteri di appartenenza alle rispettive sedi universitarie, rappresenta di fatto un attestato dell'autorevolezza scientifica dei docenti selezionati, che vengono riconosciuti tra i massimi esperti della disciplina nel cui ambito operano. Per l'Università di Pisa è dunque motivo di grande soddisfazione, accresciuta dal fatto che un altro docente pisano, il professor Andrea Bonaccorsi, è stato nominato già da diversi mesi tra i sette membri del Consiglio direttivo dell'ANVUR e a lui è stato affidato il ruolo di vice coordinatore delle attività di Valutazione della qualità della ricerca (VQR) per il periodo 2004-2010.
I GEV, che costituiscono l'organismo di base del processo valutativo, sono già operativi e impegnati a completare la scelta dei criteri per sottoporre a valutazione i diversi "prodotti" della ricerca. Nei prossimi due mesi, in parallelo con le attività di selezione e di trasmissione da parte degli atenei di tre "prodotti" per ogni docente, i GEV andranno a definire il database dei revisori. A quel punto potrà partire il vero e proprio processo della valutazione, che sarà successivamente integrato con altri indicatori di qualità. Compito finale dei GEV sarà quello di predisporre il rapporto conclusivo, sulla cui base sarà elaborata la relazione finale dell'ANVUR. L'obiettivo è di completare questo iter in circa un anno.
Anche la PLUS partecipa alle procedure di valutazione delle università (leggi l'articolo)
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Una rete tecnologica per monitorare grandi aree naturali
Costruire reti su larga scala, con nodi in grado di muoversi e di prendere decisioni in modo autonomo e senza l'intervento dell'uomo, massimizzando così velocità ed efficienza di azione e permettendo sia il monitoraggio di interi territori che l'intervento in ambienti ostili e pericolosi. È questo l'obiettivo del progetto europeo "PLANET" (PLAtform for the deployment and operation of heterogeneous NETworked cooperating objects), che ha tra i suoi partner il Centro "Enrico Piaggio" dell'Università di Pisa e che a Pisa ha presentato, negli scorsi giorni, i primi risultati delle sue attività.
Il progetto mira a dare un contributo al nuovo Internet 3.0, la rete del futuro che sarà costituita non solo da computer, ma da oggetti diversi e di uso quotidiano, in grado di comunicare e cooperare tra loro grazie a sensori wireless. "Il monitoraggio e il controllo di grandi aree naturali – spiega il professor Gianluca Dini, che coordina il gruppo di ricerca di Pisa - così come la protezione di infrastrutture critiche richiede sempre più l'utilizzo e la cooperazione da parte di un elevato numero di sensori e attuatori distribuiti e integrati nell'ambiente, nonché di veicoli autonomi, sia aerei sia terrestri, che permettono di sostituire operatori umani in ambienti remoti o pericolosi. Sebbene sistemi costituiti da 'oggetti cooperanti' di questo tipo siano stati già realizzati a livello sperimentale, di fatto manca ancora un approccio ingegneristico. Il progetto europeo PLANET si pone l'obiettivo di colmare questa lacuna, definendo e realizzando strumenti, metodi e soluzioni per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione di questi sistemi complessi".
Nell'ambito del progetto, il Centro di ricerca interdipartimentale "Piaggio" si occupa principalmente del tema della sicurezza informatica in questo tipo di sistema, un problema particolarmente sentito dal momento che, vista l'elevata integrazione con l'ambiente fisico circostante, una violazione informatica può facilmente tradursi in un danno alle cose o alle persone. Insieme al Centro dell'Ateneo pisano, "PLANET" può contare sulla partecipazione di diverse eccellenze della ricerca europea, accademica e industriale: le Università di Duisburg-Essen, Siviglia ed Edinburgo, l'Andalusia Foundation for Aerospace Development, SELEX Galileo, l'Agenzia Aereospaziale Tedesca, Boeing Research and Technology Espana, lo spagnolo Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Flying-Cam S.A., ETRA Research and Development, l'italiana ELSAG DATAMAT S.P.A e l' Association for Research and Industrial Cooperation of Andalusia.
Il progetto, che ha già passato una prima revisione da parte della Commissione Europea riportando una valutazione eccellente, vedrà nel prossimo giugno gli esperimenti preliminari relativi alla gestione di un aeroporto altamente automatizzato. Tali prove saranno svolte all'aeroporto sperimentale ATLAS (Air Traffic Laboratory for Advanced Systems) in Spagna. A ottobre sono stati poi programmati gli esperimenti ufficiali relativi al monitoraggio dell'inquinamento e della fauna nella riserva naturale di Doñana sempre in Spagna.
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«La svista», il nuovo libro di Elena Salibra
La svista è la quarta raccolta di Elena Salibra, uscita dopo Il martirio di ortigia (Lecce, Manni, 2010), Sulla via di Genoard (Lecce, Manni, 2007), Vers.es (Reggio Emilia, Diabasis, 2004). Il libro è composto da tredici poemetti che presentano una loro uniformità tipologica e si configurano come i capitoli di una storia tutta orientata al presente.
La svista: l'errore 'lieve' di un medico che sbaglia diagnosi e, al tempo stesso, la fine di una felice distrazione; il ritrovarsi improvvisamente costretti a fissare lo sguardo dove non si vorrebbe; la malattia [...] è tema centrale di questo intenso libro, che costringe il lettore a smontarsi come il pellegrino di Magritte (cfr. la copertina) e a riflettere sulla disattenzione universale: la vita, nascosta dalle due consonanti (svista), è abbaglio e sbaglio che scuote l'io con inaspettati mutamenti di scena.
La raccolta si apre con Ballando Diego, un attacco sognante, passionale e malinconico: il ballerino di flamenco è un dio pagano; nel suo invito, alla sensualità profana della danza si intrecciano allusioni bibliche al Cantico dei cantici e riferimenti all'Inferno di Dante ("e tu... come sei bella. vieni con me/ nell'altra sponda. asseconda il ritmo/ d'una fantasia oppure labbra accese/ concedimi...").
'Fitta in questo limo', la poetessa riscopre il coraggio del quotidiano e medita su altri abbagli, altre sviste, come quella, apparentemente innocua, del giardiniere in altre erbe (p. 9): un'erba 'più buona' che non impiglia le radici, che non cresce tra le fessure del corpo, si avviluppa allo steccato ed impedisce la vista del mare; ma esiste qualcosa di veramente incolpevole? "c'era anche la siepe del vicino// troppo alta per vedere la mia vita/ doppiarsi nella sua.[...]": tutto ciò che è umano appare, in realtà, colpevole o comunque mai del tutto innocente; il dottore, il giardiniere, la poetessa a cui è preclusa la vista del mare sono frammenti di un mondo ambiguo e segnato dalla dismisura; riappropriarsi di quanto era familiare è possibile soltanto a prezzo di uno sforzo sovraumano, indossando una corazza, cambiando pelle (cfr. Il verdetto).
La svista è un libro di sguardi, di continui mutamenti di prospettiva: stanze, finestre, balconi, terrazze sul mare; piazze e porti; in un labirinto di interni ed esterni, l'io si perde, torna indietro, riparte dall'inizio; pallina inconsapevole sbatte contro il birillo del proprio destino (cfr. La svista, p. 29).
L'ironia non impedisce visioni di acceso lirismo; come quando la poetessa, nel giro di pochi versi, dà un'immagine folgorante della vita (e della morte): spiaggia, gelsi, meduse, pesci che boccheggiano sul fondo di una barca; sabbia, pomice, bianco sulla roccia che diviene grigio; il porto, la piazza, gli sposi, le meduse alla deriva; un tutto fragile, confuso, bellissimo, che rivela all'io la consapevolezza di "non voler morire nemmeno un poco" (Il secondo lavoro, p. 15).
La raccolta si chiude con I campi elisi: non discesa agli inferi, ma ascesa attraverso un sentiero di pietre; non più la pallina impazzita che sbatte contro un imprevedibile birillo, ma la tenace scalatrice che ride al crocevia e si volta ad aspettare il compagno che arranca dietro di lei (cfr. Explicit).
(Silvia Morotti)
Elena Salibra
La svista
Postfazione di Marco Santagata
Catania, A§B editrice, 2011
Leggi la scheda del volume
Cani e bambini: istruzioni per l’uso
Cani e bambini: un'attrazione fatale e irresistibile. Ma quali sono le regole per trasformare l'amico a quattro zampe in un perfetto compagno di giochi, bisognoso anche lui di rispetto e attenzione? Angelo Gazzano, ricercatore della facoltà di Medicina veterinaria dell'Università di Pisa, lo spiega in un libro intitolato "Cani e bambini: istruzioni per l'uso", edito dalle Edizioni Plus, da domani in edicola col quotidiano "Il Tirreno", a 3,50 euro. Nel libro sono illustrate dieci semplici regole che, se applicate in modo corretto, aiuteranno a conoscere meglio il proprio animale e a interpretarne il comportamento in modo da trascorrere insieme a lui un'esistenza serena in famiglia.
Il libro, accompagnato da divertenti illustrazioni di Virginia Chiabotti e Umberto Mangiardi, è stato pensato per essere letto direttamente dai bambini, che troveranno consigli utili per un corretto approccio ai cani: mai disturbarli mentre mangiano o dormono; mai dare troppa confidenza a cani sconosciuti; avvicinarsi sempre agli amici a quattro zampe seguendo regole ben precise. Allo stesso tempo, il volume ha sezioni specifiche riservate ai genitori, a cui viene spiegato come guidare i propri figli alla conoscenza dei cani.
Angelo Gazzano è anche responsabile di ETOVET, il gruppo di ricerca in etologia e fisiologia veterinaria e direttore del master in "Medicina comportamentale degli animali d'affezione".
Edizioni PLUS partecipa alle procedure di valutazione delle università
Le Edizioni PLUS hanno aderito all'iniziativa che consente una migliore gestione delle proprie pubblicazioni all'interno della Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010, l'ambizioso processo di valutazione lanciato dall'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR: www.anvur.org).
La procedura definita prevede che gli autori debbano sottoporre i PDF dei loro lavori migliori, che ANVUR farà esaminare da esperti internazionali anonimi. Ciò può avvenire direttamente, quando l'autore dispone sia del PDF della propria opera che dei diritti di riuso, il che normalmente accade per gli articoli di riviste, specie in ambito scientifico, tecnico, medico e, in misura crescente, nelle scienze sociali. Molto più raramente si verifica per i libri: se l'autore non dispone del file PDF o dei relativi diritti, è invitato a chiederlo al proprio editore, che potrà consegnarglielo o caricarlo direttamente nel sistema.
La gestione dei diritti d'autore lungo l'intero processo è disciplinata da un regolamento cui ciascun partecipante deve aderire. Da un lato, chi carica i file delle pubblicazioni deve garantire di averne i diritti, dall'altro l'ANVUR e i singoli valutatori sono vincolati a un uso delle pubblicazioni strettamente limitato alla procedura, con l'esclusione di qualsiasi riproduzione o distribuzione.
Le previsioni contrattuali sono poi rafforzate da alcune misure tecniche: su tutti i file sarà apposto un watermark che li contrassegnerà come prodotti esclusivamente per uso nella VQR. Sui file dei libri sarà anche apposto un DRM basato su tecnologia Adobe che limiterà l'accesso al file tramite user-id e password, inibendone la riproduzione.
Le Edizioni PLUS, registrandosi a questo servizio, riceveranno direttamente dal sistema le informazioni su quali pubblicazioni del proprio catalogo sono state selezionate per la valutazione al momento stesso del caricamento da parte degli autori dei metadati bibliografici. Riceveranno inoltre le richieste di file PDF, senza la necessità di essere contattati dagli autori. Avranno inoltre la possibilità di caricare i file direttamente sul sistema informatico dell'ANVUR, con le garanzie di protezione offerte da CINECA, evitando di far transitare i file per le mani dei singoli autori. Allo stesso tempo, gli autori saranno informati - al momento del caricamento dei dati bibliografici - che l'editore ha aderito alla procedura e pertanto caricherà direttamente il file.
Le Edizioni PLUS in stretta collaborazione con l'Associazione italiana degli editori hanno collaborato attivamente alla definizione della procedura che consente una migliore gestione delle pubblicazioni da parte dei diversi autori.
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