Rendere più potenti i computer del futuro
I computer del futuro saranno costituiti da migliaia o addirittura milioni di processori, non necessariamente tutti uguali, il che porrà ai programmatori il problema di riuscire a sfruttarli al massimo per ottimizzarne le prestazioni. È proprio su questo obiettivo che si è concentrato il progetto europeo "Paraphrase" iniziato nell'ottobre 2011 e terminato nel 2015. Condotto all'interno del Settimo programma quadro, "Paraphrase" ha coinvolto, insieme all'Università di Pisa, altri undici partner internazionali sia a livello industriale che accademico.
"Il dipartimento di Informatica – ha spiegato il professore Marco Danelutto (foto) dell'Ateneo pisano - ha contribuito al progetto con la sua ultra decennale esperienza nello sviluppo di ambienti di programmazione parallela strutturata e, in particolare, mettendo a disposizione e raffinando il framework FastFlow, sviluppato insieme all'Università di Torino sotto licenza 'open source'".
"Paraphrase" ha dunque dimostrato che si possono sviluppare applicazioni molto efficienti, capaci di sfruttare al meglio le caratteristiche dei calcolatori moderni senza sforzi eccessivi dal punto di vista della programmazione. In particolare, FastFlow è stato usato per realizzare una serie di applicazioni il cui sviluppo ha comportato tempi inferiori rispetto a quelli richiesti utilizzando altri strumenti più classici, ma con performance comparabili o migliori.
"Le ricadute del progetto vanno dalla ottimizzazione di semplici kernel numerici fino al miglioramento di processi industriali complessi – ha concluso Marco Danelutto – come nel caso di un'applicazione che ottimizza il taglio del materiale metallico necessario per realizzare grossi trasformatori elettrici, oppure di un'altra che permette di migliorare la gestione delle acque in un depuratore. In entrambi i casi siamo riusciti ad ottenere un aumento delle prestazioni direttamente proporzionale al numero di 'core' del calcolatore utilizzato, migliorando la qualità dei risultati prodotti".
Insieme all'Ateneo pisano, hanno partecipato a "Paraphrase" la University of St Andrews, che ha avuto il ruolo di coordinatore, la Robert Gordon University e la Queen's University Belfast nel Regno Unito, l'Universitaet Stuttgart in Germania, il National College of Ireland, l'Università di Torino, l'Università AGH di Kracovia, Polonia e la università Etovos Lorand Tudomanyegyetem, Ungheria; i partner industriali erano Mellanox Technologies, in Israele, Erlang Solutions, Regno Unito, Software Competence Center Hagenberg, Austria e ELTE-Soft Kutatas-Fejleszto Nonprofit Kft, Ungheria.
I risultati ottenuti nel progetto ParaPhrase hanno permesso al gruppo del dipartimento di Informatica di entrare a far parte di altri due progetti europei: REPARA, progetto del framework FP7, e RePhrase, progetto del framework H2020, che adottano entrambi la tecnologia FastFlow sviluppata in ParaPhrase. In RePhrase, il cui kickoff meeting si è svolto nella prima settimana di maggio ad Oslo, durante la HiPEAC Computing Week 2015, FastFlow verrà reso disponibile anche su architetture IBM (Power8) e ARM.
Ne hanno parlato:
Rendere più potenti i computer del futuro
I computer del futuro saranno costituiti da migliaia o addirittura milioni di processori, non necessariamente tutti uguali, il che porrà ai programmatori il problema di riuscire a sfruttarli al massimo per ottimizzarne le prestazioni. E' proprio su questo obiettivo che si è concentrato il progetto europeo "Paraphrase" iniziato nell'ottobre 2011 e terminato nel 2015. Condotto all'interno del Settimo programma quadro, "Paraphrase" ha coinvolto, insieme all'Università di Pisa, altri undici partner internazionali sia a livello industriale che accademico.
"Il dipartimento di informatica – ha spiegato il professore Marco Danelutto dell'Ateneo pisano - ha contribuito al progetto con la sua ultra decennale esperienza nello sviluppo di ambienti di programmazione parallela strutturata e, in particolare, mettendo a disposizione e raffinando il framework FastFlow, sviluppato insieme all'Università di Torino sotto licenza 'open source'".
"Paraphrase" ha dunque dimostrato che si possono sviluppare applicazioni molto efficienti, capaci di sfruttare al meglio le caratteristiche dei calcolatori moderni senza sforzi eccessivi dal punto di vista della programmazione. In particolare, FastFlow è stato usato per realizzare una serie di applicazioni il cui sviluppo ha comportato tempi inferiori rispetto a quelli richiesti utilizzando altri strumenti più classici, ma con performance comparabili o migliori.
"Le ricadute del progetto vanno dalla ottimizzazione di semplici kernel numerici fino al miglioramento di processi industriali complessi – ha concluso Marco Danelutto – come nel caso di un'applicazione che ottimizza il taglio del materiale metallico necessario per realizzare grossi trasformatori elettrici, oppure di un'altra che permette di migliorare la gestione delle acque in un depuratore. In entrambi i casi siamo riusciti ad ottenere un aumento delle prestazioni direttamente proporzionale al numero di 'core' del calcolatore utilizzato, migliorando la qualità dei risultati prodotti".
Insieme all'Ateneo pisano, hanno partecipato a "Paraphrase" la University of St Andrews, che ha avuto il ruolo di coordinatore, la Robert Gordon University e la Queen's University Belfast nel Regno Unito, l'Universitaet Stuttgart in Germania, il National College of Ireland, l'Università di Torino, l'Università AGH di Kracovia, Polonia e la università Etovos Lorand Tudomanyegyetem, Ungheria; i partner industriali erano Mellanox Technologies, in Israele, Erlang Solutions, Regno Unito, Software Competence Center Hagenberg, Austria e ELTE-Soft Kutatas-Fejleszto Nonprofit Kft, Ungheria.
I risultati ottenuti nel progetto ParaPhrase hanno permesso al gruppo del dipartimento di Informatica di entrare a far parte di altri due progetti europei: REPARA, progetto del framework FP7, e RePhrase, progetto del framework H2020, che adottano entrambi la tecnologia FastFlow sviluppata in ParaPhrase. In RePhrase, il cui kickoff meeting si è svolto nella prima settimana di maggio ad Oslo, durante la HiPEAC Computing Week 2015, FastFlow verrà reso disponibile anche su architetture IBM (Power8) e ARM.
Per maggiori informazioni sul progetto http://www.paraphrase-ict.eu/
Le foto vincitrici del concorso 'Le piante in città'
Immortalare le piante di ogni genere inserite nell'ambito cittadino. Era questo il tema del concorso fotografico "e piante in città" organizzato dal dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell'Università di Pisa rivolto ai propri studenti.
La giuria composta da Carlo Delli, Bruno Sereni e Rossano Massai ha assegnato il primo premio a Gabriele Colli, studente del terzo anno di Scienze agrarie, per la foto "Robinia pseudoacacia", il secondo a Luca Gorrieri del primo anno del corso di studio in Progettazione e Gestione del Verde Urbano e del Paesaggio per il suo scatto "Verde tra acqua, cielo e santità" e il terzo a Lorenzo Antonini, al secondo anno del corso di studio in Progettazione e Gestione del Verde Urbano e del Paesaggio, per "Veduta su parc de la villette – Parigi".
I vincitori si sono aggiudicati libri, abbonamenti a periodici tecnico-scientifici e materiale tecnico. Il concorso è stato realizzato con il contributo della Pisa University Press, dell'Informatore Agrario, Verona, ed Edagricole, Bologna.
Ecco le foto vincitrici, dal primo al terzo classificato:
Le foto vincitrici del concorso 'le piante in città'
Immortalare le piante di ogni genere inserite nell'ambito cittadino. Era questo il tema del concorso fotografico "le piante in città" organizzato dal dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell'Università di Pisa rivolto ai propri studenti. La giuria composta da Carlo Delli, Bruno Sereni e Rossano Massai ha assegnato il primo premio a Gabriele Colli, studente del terzo anno di Scienze agrarie, per la foto "Robinia pseudoacacia", il secondo a Luca Gorrieri del primo anno del corso di studio in Progettazione e Gestione del Verde Urbano e del Paesaggio per il suo scatto "Verde tra acqua, cielo e santità" e il terzo a Lorenzo Antonini, al secondo anno del corso di studio in Progettazione e Gestione del Verde Urbano e del Paesaggio, per "Veduta su parc de la villette – Parigi".
I vincitori si sono aggiudicati libri, abbonamenti a periodici tecnico-scientifici e materiale tecnico. Il concorso è stato realizzato con il contributo della Pisa University Press, dell'Informatore Agrario, Verona, ed Edagricole, Bologna.
Al via il ciclo di incontri Nutridialogo
Diritto, agricoltura, alimentazione e ambiente sono gli ingredienti di Nutridialogo, un ciclo di tre incontri promosso dalla professoressa Alessandra Di Lauro che si svolge al dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali dell'Università di Pisa in via del Borghetto 80. Lunedì 25 maggio alle 11 si parlerà di agricoltura e alimentazione nell'Unione europea insieme al professore Rossano Massai e a Daniele Bianchi, membro del Consiglio giuridico della Commissione Ue. Mercoledì 27 maggio, sempre alle 11, parte il secondo incontro con un focus su "Pisa città che mangia sano". Presiede e introduce i lavori la professoressa Annamaria Ranieri e insieme a lei intervengono Sandra Capuzzi, presidente della Società della Salute, gli endocrinologi Piero Marchetti e Giovanni Gravina, la psicologa Gianna Di Loreto e Gianluca Brunori, professore di economia agro-alimentare, che parlerà del "Piano del cibo" a Pisa. Il terzo e ultimo e appuntamento è venerdì 29 maggio alle 9. Al centro della discussione il commercio elettronico degli alimenti con gli interventi dei giuristi Dianora Paoletti, Jean Pierre Clavier e Stefano Masini, di Antonella Angelini, professoressa di marketing e di Oreste Gerini della Direzione Generale della prevenzione e del contrasto alle frodi agroalimentari. Chiuderanno quindi l'incontro Carlo Agliardi della Fattoria di Corazzano, Ginevra Venerosi Pesciolini della Tenuta di Ghizzano e Alessandro Campatelli della Tenuta di Trinoro.
Gli incontri e i colloqui di Nutridialogo sono aperti al pubblico e gratuiti. E' consigliata l'iscrizione su: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Neuroplasticity for the recovery of visual function
A new study in the Cell Press journal Current Biology demonstrates that a short period of abnormal visual experience significantly alters visual perception of adult humans. Moreover, the perceptual change is proportional to the decrease in the concentration of the inhibitory neurotransmitter GABA (γ-aminobutyric acid) in the primary visual cortex. This finding represents the first evidence that GABAergic inhibition mediates neuroplasticity in the adult human visual cortex.
Neuroplasticity, the capability of the central nervous system to be modified by experience, is maximal early in life, during the 'critical period'. This ability to change allows adaptation to a continuously changing external environment, providing evolutionary advantage for the organism. However, very little is known about residual neuroplasticity in the adult visual cortex, which was previously thought to be relatively hard-wired.
The team of researchers from the University of Pisa and the University of Oxford patched one eye of adult volunteers for 2.5 hours and used magnetic resonance spectroscopy to measure GABA in the visual cortex concentration before and after the patching. A 7 tesla scanner was used to enhance the sensitivity to GABA. The change in GABAergic inhibition is important as it indicates that neuroplasticity is possible long after the 'critical period' is closed. Additionally, it shows that adult neuroplasticity is mediated by similar mechanisms to juvenile animals, as GABAergic inhibition is known to play a crucial role in regulating critical periods.
Since the GABAergic system can be pharmacologically modulated, the results presented in this study could be useful for the future development of therapeutic strategies to enhance neuroplasticity, such as in the case of brain injury or for the recovery of visual function in disorders of binocular vision such as amblyopia even beyond the critical period.
Alessia Biagini, dalle pedane della scherma paralimpica al sogno di diventare psicologa
Sarà una delle protagoniste più attese della tappa pisana di Coppa del mondo di scherma paralimpica, che si terrà da venerdì 22 a domenica 24 maggio al PalaCus di via Chiarugi e che vedrà la partecipazione di circa duecento sportivi provenienti da 29 diversi paesi del mondo. Alessia Biagini, venti anni e già tre titoli italiani di spada paralimpica in tasca, oltre a essere una atleta modello, da tempo nel giro della nazionale, frequenta con successo il secondo anno del corso di Psicologia clinica e della salute dell'Università di Pisa, coltivando il doppio sogno di partecipare ai Giochi paralimpici e di diventare psicologa.
Nata a Pescia nel 1994, Alessia si è avvicinata alla scherma solo quattro anni fa, ma da subito ha iniziato a vincere. Nel 2012, 2013 e 2014 si è classificata al primo posto nei campionati italiani di spada paraolimpica tenuti rispettivamente a Bologna, Trieste e Acireale, piazzandosi sempre al secondo posto nel fioretto, dietro l'amica e rivale Bebe Vio. Ha anche partecipato a competizioni di livello internazionale, con discreti risultati, e nelle gare dei prossimi giorni terrà alta la bandiera della Toscana, insieme a Matteo Betti, che si allena a Pisa, pur vivendo e lavorando a Siena.
"Dopo aver provato con equitazione e tiro a segno – dice Alessia – sono rimasta affascinata dalla scherma, che ho iniziato a praticare prima a Lucca e poi a Pisa. Oggi mi alleno circa tre ore al giorno per tre o quattro volte alla settimana, cercando di coniugare sport e studio all'interno di una giornata tipo che è fatta di libri, lezioni e corse alla palestra del Club Scherma Pisa Antonio Di Ciolo". Un aiuto importante le arriva dall'USID, l'Unità di servizi per l'integrazione degli studenti con disabilità dell'Ateneo, che collabora all'organizzazione della gara pisana, occupandosi in particolare del trasporto degli atleti dall'aeroporto agli hotel e viceversa. "Quando ho bisogno dei loro servizi – assicura Alessia Biagini – i ragazzi dell'USID ci sono sempre e svolgono un ottimo lavoro. In due anni di studi universitari, con loro sono riuscita anche a creare rapporti e amicizie che rimarranno nel tempo".
Insieme al professor Paolo Mancarella, prorettore alla Didattica e delegato Disabilità dell'Università di Pisa (dal 2006 è anche presidente della CNUDD, la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati Disabilità), a Federica Gorrasi e Alfonso Curreri, dell'USID, proviamo allora a riflettere sul rapporto tra sport e disabilità, che certamente riscuote maggior attenzione e interesse sociale rispetto al passato, anche se su questi temi il percorso da compiere è ancora lungo. Alessia sottolinea il suo impegno nelle scuole e conclude con una considerazione più personale: "lo sport - dice - è diventato una parte fondamentale della mia vita, perché mi aiuta ad affrontare i miei limiti, sia quelli fisici che caratteriali, e rappresenta una sfida con me stessa prima che con le avversarie; una sfida che mi avvicina alla normalità".
Alessia Biagini, dalla scherma paralimpica al sogno della psicologa
Sarà una delle protagoniste più attese della tappa pisana di Coppa del mondo di scherma paralimpica, che si terrà da venerdì 22 a domenica 24 maggio al PalaCus di via Chiarugi e che vedrà la partecipazione di circa duecento sportivi provenienti da 29 diversi paesi del mondo. Alessia Biagini, venti anni e già tre titoli italiani di spada paralimpica in tasca, oltre a essere una atleta modello, da tempo nel giro della nazionale, frequenta con successo il secondo anno del corso di Psicologia clinica e della salute dell'Università di Pisa, coltivando il doppio sogno di partecipare ai Giochi paralimpici e di diventare psicologa.
Nata a Pescia nel 1994, Alessia si è avvicinata alla scherma solo quattro anni fa, ma da subito ha iniziato a vincere. Nel 2012, 2013 e 2014 si è classificata al primo posto nei campionati italiani di spada paraolimpica tenuti rispettivamente a Bologna, Trieste e Acireale, piazzandosi sempre al secondo posto nel fioretto, dietro l'amica e rivale Bebe Vio. Ha anche partecipato a competizioni di livello internazionale, con discreti risultati, e nelle gare dei prossimi giorni terrà alta la bandiera della Toscana, insieme a Matteo Betti, che si allena a Pisa, pur vivendo e lavorando a Siena.
"Dopo aver provato con equitazione e tiro a segno – dice Alessia – sono rimasta affascinata dalla scherma, che ho iniziato a praticare prima a Lucca e poi a Pisa. Oggi mi alleno circa tre ore al giorno per tre o quattro volte alla settimana, cercando di coniugare sport e studio all'interno di una giornata tipo che è fatta di libri, lezioni e corse alla palestra del Club Scherma Pisa Antonio Di Ciolo".
Un aiuto importante le arriva dall'USID, l'Unità di servizi per l'integrazione degli studenti con disabilità dell'Ateneo, che collabora all'organizzazione della gara pisana, occupandosi in particolare del trasporto degli atleti dall'aeroporto agli hotel e viceversa. "Quando ho bisogno dei loro servizi – assicura Alessia Biagini – i ragazzi dell'USID ci sono sempre e svolgono un ottimo lavoro. In due anni di studi universitari, con loro sono riuscita anche a creare rapporti e amicizie che rimarranno nel tempo".
Insieme al professor Paolo Mancarella, prorettore alla Didattica e delegato Disabilità dell'Università di Pisa (dal 2009 è anche presidente della CNUDD, la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati Disabilità), a Federica Gorrasi e Alfonso Curreri, dell'USID, proviamo allora a riflettere sul rapporto tra sport e disabilità, che certamente riscuote maggior attenzione e interesse sociale rispetto al passato, anche se su questi temi il percorso da compiere è ancora lungo. Alessia sottolinea il suo impegno nelle scuole e conclude con una considerazione più personale: "lo sport - dice - è diventato una parte fondamentale della mia vita, perché mi aiuta ad affrontare i miei limiti, sia quelli fisici che caratteriali, e rappresenta una sfida con me stessa prima che con le avversarie; una sfida che mi avvicina alla normalità".
Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
PisaInformaFlash.it
StampToscana.it
TirrenoPisa.it
'Sport a Pisa': alla manifestazione di sabato 23 maggio partecipa anche il Sistema Museale di Ateneo con due speciali caccie al tesoro
Sabato 23 anche il Sistema Museale di Ateneo (SMA) dell'Università di Pisa partecipa alla manifestazione cittadina "Sport a Pisa". Fra le varie iniziative ci saranno due speciali attività, "Caccia alla statua" e "Caccia al tesoro botanica", con partenza dalle Logge di Banchi dove sarà presente un punto informativo aperto dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. In pratica le persone, e soprattutto i bambini, cui sarà fornita una cartolina con un indizio, saranno invitate ad andare a visitare l'Orto Botanico (orario 9-20) e la Gipsoteca di arte antica (orario 17-20). Una volta trovata la soluzione, potranno imbucare la cartolina nelle apposite cassette indicando il nome della pianta o della statua, i loro recapiti e soprattutto una descrizione della pianta o della statua perché la migliore sarà premiata con una sorpresa. Chi si presenterà con la cartolina all'Orto botanico avrà diritto ad entrare gratuitamente mentre alla Gipsoteca di arte antica l'ingresso è normalmente libero.
Il punto dello SMA in Banchi fornirà inoltre informazioni sulle attività formative per le scuole svolte nei musei dell'Università di Pisa e in particolare sul progetto "Mens sana in corpore sano" svolto in collaborazione con il CUS-Centro universitario sportivo nell'ambito del quale sono stati già realizzati 33 percorsi educativi presso la Gipsoteca di arte antica, l'Orto botanico e il Museo di Anatomia Umana "F. Civinini".
La potenza della neuroplasticità del cervello per curare le malattie della visione
Sfruttando la neuroplasticità del cervello si aprono nuove prospettive per la cura di alcuni disturbi della visione. Uno studio condotto da ricercatori dell'Università di Pisa in collaborazione con Holly Bridge e Uzay E. Emir dell'Università di Oxford ha dimostrato che, grazie al neurotrasmettitore GABA, la corteccia visiva è capace di recuperare alcune sue funzionalità dopo un deficit: «La nostra ricerca ha provato che un breve periodo di esperienza visiva anormale è in grado di modificare la percezione visiva e i circuiti del cervello in soggetti umani adulti – spiegano Claudia Lunghi e Maria Concetta Morrone, entrambe docenti presso del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale e di ricerca traslazionale – Il sistema GABAergico può essere modulato farmacologicamente e quindi queste scoperte possono essere utilizzate per lo sviluppo futuro di strategie terapeutiche mirate a esaltare la neuroplasticità, come per esempio nel caso di danno cerebrale, o per il recupero della funzionalità visiva in disturbi della visione binoculare quali l'ambliopia, anche dopo il periodo critico».
Al fine di studiare i meccanismi alla base della neuroplasticità del sistema visivo nell'adulto, il gruppo di ricerca ha bendato un occhio a soggetti volontari adulti e ha utilizzato la spettroscopia di risonanza magnetica per misurare la concentrazione di GABA a livello della corteccia visiva prima e dopo il periodo di visione monoculare. Per quantificare la concentrazione di GABA al meglio, è stata utilizzata una macchina di risonanza magnetica a 7 Tesla, uno strumento grazie al quale è possibile misurare di proprietà del cervello che fino a poco tempo fa erano ottenibili solamente utilizzando metodi invasivi negli animali.
Lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista Current Biology, riporta che il cambiamento percettivo è proporzionale alla diminuzione del neurotrasmettitore inibitorio GABA (acido γ-aminobutirrico) a livello della corteccia visiva primaria: «La neuroplasticità, ovvero la capacità del sistema nervoso centrale di essere modificato dall'esperienza, è massima durante lo sviluppo, quello che si chiama periodo critico – continuano le due scienziate – Questa capacità di modificarsi da parte del sistema nervoso garantisce all'organismo di adattarsi all'ambiente esterno che cambia continuamente, e costituisce un vantaggio evolutivo. È importante che la neuroplasticità sia limitata dopo la chiusura del periodo critico per evitare fenomeni di mal adattamento. Per questo motivo, fino a poco tempo fa si riteneva che la corteccia visiva adulta non fosse affatto plastica».
«Lo studio che abbiamo realizzato dimostra la forte plasticità del cervello dell'adulto – concludono Lunghi e Morrone – e quindi la sua potenziale capacità di riorganizzarsi anche dopo una lesione invalidante. Il fatto che l'inibizione GABAergica sia modificata dall'esperienza visiva è importante, perché dimostra che la neuroplasticità nell'adulto è mediata da meccanismi neurali simili a quelli osservati negli animali durante lo sviluppo nella regolazione dei periodi critici».
Ne hanno parlato:
Repubblica
Greenreport
HealthCare
Tirreno Pisa
Controcampus
StampToscana