Nuove prospettive per il controllo del dolore
Una ricerca condotta al dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell'Università di Pisa apre nuove prospettive per il controllo del dolore attraverso l'uso di suggestioni di analgesia, cioè la richiesta fatta al paziente, da parte di un operatore, di immaginare che non sta avvertendo dolore. Nella pratica clinica è comunemente accettato che le suggestioni di analgesia sono efficaci nel trattamento del dolore acuto e cronico e che il loro effetto è proporzionale al grado di ipnotizzabilità dei pazienti, anche se vengono praticate nello stato ordinario di coscienza.
Durante una suggestione di analgesia, si chiede, ad esempio, ai pazienti di immaginare che l'intenso dolore che percepiscono all'addome si stia progressivamente spostando fino ad uscire dal loro corpo, o, ancora, che il dolore che sentono a un braccio si stia progressivamente riducendo a una zona sempre più piccola fino a non essere più percepibile. Suggestioni di analgesia vengono usate in clinica per il controllo del dolore cronico, e sono comunemente usate anche per alcuni interventi chirurgici, sia isolate che associate a farmaci, e per il trattamento del dolore dovuto a interventi riabilitativi post traumatici o post chirurgici.
I pazienti, opportunamente allenati, possono autoindurre analgesia, concentrandosi su istruzioni di benessere e/o di assenza di dolore e quindi gestire autonomamente l'insorgenza o l'aggravamento del dolore.
"Nei soggetti altamente ipnotizzabili - afferma la professoressa Enrica Santarcangelo, del dipartimento pisano di Ricerca traslazionale - l'analgesia da suggestioni è generalmente considerata l'effetto di un cambiamento nella relazione tra due regioni cerebrali coinvolte nel controllo dell'esperienza e del comportamento, il cingolo anteriore e la corteccia prefrontale. In realtà i risultati recentemente pubblicati indicano che l'analgesia da suggestioni non è dovuta all'ipnotizzabilità in sé, ma all'interazione tra ipnotizzabilità e alcune caratteristiche cognitivo-emotive legate al sistema limbico, una regione del cervello molto antica. Ciò implica che le psicoterapie capaci di influenzare queste caratteristiche (ansia, paura di situazioni spiacevoli, tendenza a ricercare condizioni piacevoli) potrebbero migliorare la risposta alle suggestioni di analgesia nella popolazione generale. In altre parole, anche i pazienti che non hanno un alto grado di ipnotizzabilità, che sono la maggioranza, potrebbero essere efficacemente trattati con tecniche suggestive".
I risultati descritti sono stati ottenuti in collaborazione con Chiara Mocenni, ricercatrice del dipartimento di Ingegneria dell'Informazione e Scienze matematiche dell'Università di Siena, attraverso la Recurrence Quantification Analysis applicata all'elettroencefalogramma, un metodo che fornisce una descrizione del cambiamento dell'attività della corteccia celebrale nel tempo sia attraverso una rappresentazione visiva (Recurrence Plot) che attraverso indici quantitativi. "Grazie a questo metodo - conclude la professoressa Santarcangelo - avevamo precedentemente dimostrato che l'elettroencefalogramma delle persone con alto punteggio di suscettibilità all'ipnosi ha un andamento più regolare e prevedibile di quello dei soggetti non ipnotizzabili e che alcuni indici estratti sono in grado di discriminare le persone con alta e bassa suscettibilità ipnotica in condizioni di riposo".
(Illustrazione di Alessandra Marsili)
L'Università di Pisa a Expo 2015 presenta il Centro di ricerca Nutrafood
Lunedì 11 maggio a Expo 2015 a Milano, l'Università di Pisa ha presentato il suo Centro di ricerca "Nutrafood - Nutraceutica e Alimentazione per la Salute". L'incontro, che si è svolto negli spazi della Regione Toscana del Padiglione Italia, è stato introdotto dalla professoressa Manuela Giovannetti, direttore del Centro, che fatto il punto sulle attività svolte illustrando le pubblicazioni scientifiche, i brevetti e le innovazioni nate dalle numerose collaborazioni interdisciplinari sviluppate dai 174 docenti del Centro Nutrafood che fanno capo alle aree di Medicina, Farmacia, Biologia, Agraria, Veterinaria, Ingegneria ed Economia.
"La parola 'nutraceutica', un neologismo che unisce i termini nutrizione e farmaceutica, - ha spiegato Manuela Giovannetti - è la scienza che studia i componenti alimentari o i principi attivi presenti negli alimenti che hanno effetti positivi per il benessere e la salute, esercitando un'azione di prevenzione di diverse patologie. Si tratta dunque di un tema di grande attualità, e ad esso sono rivolte le attenzioni non solo degli scienziati, ma anche dei politici, dei consumatori e del mondo della produzione".
Insieme alla professoressa Giovannetti, sono intervenuti alla presentazione anche altri docenti del Centro Nutrafood che hanno illustrato alcune specifiche ricerche in corso. Il professore Santino Marchi del dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia e la dottoressa Maria Gloria Mumolo dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana hanno parlato delle più recenti scoperte scientifiche sul tema della sensibilità al glutine, soffermandosi in particolare sul rapporto tra evidenze scientifiche e messaggi mediatici, sulla differenza tra celiachia e sensibilità al glutine e sui possibili effetti della sostituzione del lievito madre con il lievito industriale.
La professoressa Lucia Migliore, genetista del dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, ha discusso dell'importanza dei folati nella dieta e della loro distribuzione negli alimenti vegetali e dei suoi recenti studi sulla relazione tra mutazioni e epimutazioni in geni critici per il cancro del colonretto con il metabolismo dei folati. Il professore Marcello Mele del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali si è infine soffermato sui suoi studi riguardanti
Un volume sulla storia delle prime studentesse di Farmacia
Lunedì 11 maggio, alle 16.00, nell'aula E del dipartimento di Farmacia, in via Bonanno 6, si terrà la presentazione del volume, edito dalla Pisa University Press, "Studentesse in farmacia dell'Università di Pisa. Dalle diplomate alle laureate", di Alessandra Martinelli, con contributi di Laura Betti e Irene Giorgi. Nell'occasione sono previsti gli interventi di Claudia Martini, Laura Savelli, Rita Biancheri, Annamaria Galoppini, Marco Fabrizio Saettone. Saranno presenti le autrici. Il volume nasce da una ricerca promossa qualche anno fa dal Comitato Pari Opportunità dell'Università di Pisa, oggi confluito nel Comitato Unico di Garanzia (CUG), che ha voluto ripercorrere la lunga tradizione di studi farmaceutici dell'Ateneo pisano iniziata nell'Ottocento con la Scuola di Farmacia.
La storia delle donne che hanno scelto questo ambito disciplinare è il tema del volume che cerca di ricostruire i percorsi di studio delle studentesse che, dall'inizio del XX secolo fino al 1945, si sono prima diplomate o laureate in Chimica e Farmacia e poi laureate in Farmacia dopo la nascita di questa facoltà. Ai dati quantitativi e alle scarne informazioni contenute nei fascicoli dell'Archivio dell'Università si sono sovrapposti i racconti di parenti, figli, nipoti e amici che hanno restituito un'immagine più vera di queste studentesse che con tenacia e fatica si sono fatte spazio in una realtà ancora fortemente declinata al maschile.
Nel volume vengono inoltre analizzate le differenze di genere presenti all'interno del personale docente in questo settore universitario e viene riportata una breve ricognizione delle iscritte e delle laureate dal secondo dopoguerra ad oggi. Ne emerge l'immagine di una facoltà dove la presenza femminile è stata importante fin dai primi decenni del XX secolo, tuttavia anche nell'Ateneo pisano la strada verso la dirigenza e le posizioni apicali si è rivelata, per le donne, decisamente in salita. Il libro è corredato di foto, in bianco e nero che offrono uno spaccato sui visi e i sorrisi di queste studentesse di un'altra epoca.
A Pisa la conferenza internazionale della IEEE Instrumentation and Measurement Society
Dall'11 al 14 maggio 2015 si svolgerà a Pisa, al Palazzo dei Congressi, la trentaduesima edizione della "IEEE International Instrumentation and Measurement Technology Conference", sponsorizzata dalla IEEE Instrumentation and Measurement Society, con il patrocinio dell'Università di Pisa, del Comune di Pisa, del Comune di Calci, il contributo di numerosi sponsor come Italcertifer, ECM, Instrument Technology Research Center, National Instruments e di espositori tra cui CRC Press, NARDA Safety Test Solutions, Rohde & Schwarz e Zurich Instruments. Lunedì 11 maggio sono previsti una serie di tutorial su tematiche di base e applicative nell'ambito delle misure.
L'apertura delle sessioni scientifiche è prevista martedì 12 maggio con Nigel Lockyer, direttore del "Fermi National Accelerator Laboratory", che terrà un intervento dal titolo "An open window on measurements in particle physics". Mercoledì 13 maggio le sessioni scientifiche saranno invece aperte dalla presentazione in plenaria "Fast Near-Field Measurement Techniques for Characterization of Radiating Systems" da parte del professore emerito Jean-Charles Bolomey, vincitore del 2015 IEEE Joseph R. Keithley Award in Instrumentation and Measurement e giovedì 14 maggio dalla presentazione in plenaria "Measurements for Certification of Railway Systems" da parte dell'ing. Carlo Carganico, amministratore delegato di Italcertifer.
Il programma prevede presentazioni scientifiche e tecniche su ampie tematiche che spaziano da fondamenti delle misure a tecniche avanzate di misura in ambito scientifico e industriale, come dettagliato nel sito ufficiale http://imtc.ieee-ims.org/. Alla conferenza sono attesi più di 400 partecipanti provenienti da oltre 45 paesi.
L'Ateneo va a Expo 2015 con il Centro di ricerca Nutrafood
Lunedì 11 maggio a Expo 2015 a Milano, l'Università di Pisa ha presentato il suo Centro di ricerca "Nutrafood - Nutraceutica e Alimentazione per la Salute". L'incontro, che si è svolto negli spazi della Regione Toscana del Padiglione Italia, è stato introdotto dalla professoressa Manuela Giovannetti, direttore del Centro, che fatto il punto sulle attività svolte illustrando le pubblicazioni scientifiche, i brevetti e le innovazioni nate dalle numerose collaborazioni interdisciplinari sviluppate dai 174 docenti del Centro Nutrafood che fanno capo alle aree di Medicina, Farmacia, Biologia, Agraria, Veterinaria, Ingegneria ed Economia.
"La parola 'nutraceutica', un neologismo che unisce i termini nutrizione e farmaceutica, - ha spiegato Manuela Giovannetti - è la scienza che studia i componenti alimentari o i principi attivi presenti negli alimenti che hanno effetti positivi per il benessere e la salute, esercitando un'azione di prevenzione di diverse patologie. Si tratta dunque di un tema di grande attualità, e ad esso sono rivolte le attenzioni non solo degli scienziati, ma anche dei politici, dei consumatori e del mondo della produzione".Insieme alla professoressa Giovannetti, sono intervenuti alla presentazione anche altri docenti del Centro Nutrafood che hanno illustrato alcune specifiche ricerche in corso. Il professore Santino Marchi del dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia e la dottoressa Maria Gloria Mumolo dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana hanno parlato delle più recenti scoperte scientifiche sul tema della sensibilità al glutine, soffermandosi in particolare sul rapporto tra evidenze scientifiche e messaggi mediatici, sulla differenza tra celiachia e sensibilità al glutine e sui possibili effetti della sostituzione del lievito madre con il lievito industriale. La professoressa Lucia Migliore, genetista del dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, ha discusso dell'importanza dei folati nella dieta e della loro distribuzione negli alimenti vegetali e dei suoi recenti studi sulla relazione tra mutazioni e epimutazioni in geni critici per il cancro del colonretto con il metabolismo dei folati. Il professore Marcello Mele del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali si è infine soffermato sui suoi studi riguardanti le proprietà funzionali del pecorino toscano, il cui contenuto in acidi grassi varia al variare della dieta dell'animale.
Ne hanno parlato:
RaiNews2424
La Nato simula una cyber-guerra: a difendere le reti informatiche anche un team dell'Ateneo
Nome in codice "Locked Shield 2015": presso il Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence NATO di Tallin, in Estonia, si è appena conclusa una delle più grandi simulazioni di cyber-guerra al mondo. L'imponente esercitazione ha visto la partecipazione di sedici nazioni e ha inscenato un violento attacco informatico contro l'immaginaria nazione di Berylia. Per l'Italia ha partecipato il Comando C4 dello Stato Maggiore della Difesa e fra i gruppi coinvolti anche uno di esperti del dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa.
I partecipanti erano divisi in 16 squadre blu, una per nazione, ed in una rossa, con i migliori esperti NATO. Ogni squadra blu doveva difendere i computer e le reti informatiche di Berylia dall'attacco dei rossi mentre un gruppo di giudici aveva il compito di valutare cosa stava accadendo e di assegnare i punteggi.
"Il nostro ruolo – ha spiegato Fabrizio Baiardi dell'Università di Pisa - è stato di applicare gli strumenti dell'ambiente Haruspex per analizzare la rete informatica che era il 'campo di battaglia' di Berylia e di fornire alla squadra blu italiana le modifiche da apportare alla rete per renderla il più resistente possibile agli attacchi degli hacker del dream team NATO".
Sviluppato a partire da un progetto coordinato dal professor Fabrizio Baiardi e dall'ingegner Marcello Montecucco della Fondazione Promostudi di La Spezia, Haruspex è un insieme integrato di strumenti software in grado di individuare ed eliminare i punti deboli delle reti informatiche in modo automatico. Alcuni strumenti analizzano la rete per individuarne i difetti, altri suggeriscono le modifiche da realizzare per rendere sicura la rete.
"Dopo il 2014, è stata la nostra seconda partecipazione alle esercitazioni Locked Shield – ha concluso Fabrizio Baiardi – il che ci ha permesso di ottenere feed back estremamente utili per valutare e migliorare le capacità e l'efficacia degli strumenti che stiamo sviluppando nel campo della sicurezza informatica. Raramente le reti informatiche vengono attaccate da esperti di così alto livello come quelli del dream team della NATO". Attualmente il gruppo di ricerca guidato dal professor Baiardi e dall'ingegner Montecucco (foto) è formato da sette persone tra ricercatori, borsisti, dottorandi e studenti che lavorano alla loro tesi magistrale.
Ne hanno parlato:
Repubblica.it
LaStampa.it
Nazione.it
Tirreno.it
ControRadio.it
StampToscana.it
Hi-TechItaly.com
PisaToday.it
PisaInformaFlash.it
La Nato simula una cyber-guerra: a difendere le reti informatiche anche un team dell'Università di Pisa
Nome in codice "Locked Shield 2015": presso il Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence NATO di Tallin, in Estonia, si è appena conclusa una delle più grandi simulazioni di cyber-guerra al mondo. L'imponente esercitazione ha visto la partecipazione di sedici nazioni e ha inscenato un violento attacco informatico contro l'immaginaria nazione di Berylia. Per l'Italia ha partecipato il Comando C4 dello Stato Maggiore della Difesa e fra i gruppi coinvolti anche uno di esperti del dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa.
I partecipanti erano divisi in 16 squadre blu, una per nazione, ed in una rossa, con i migliori esperti NATO. Ogni squadra blu doveva difendere i computer e le reti informatiche di Berylia dall'attacco dei rossi mentre un gruppo di giudici aveva il compito di valutare cosa stava accadendo e di assegnare i punteggi.
"Il nostro ruolo – ha spiegato Fabrizio Baiardi dell'Università di Pisa - è stato di applicare gli strumenti dell'ambiente Haruspex per analizzare la rete informatica che era il 'campo di battaglia' di Berylia e di fornire alla squadra blu italiana le modifiche da apportare alla rete per renderla il più resistente possibile agli attacchi degli hacker del dream team NATO".
Sviluppato a partire da un progetto coordinato dal professor Fabrizio Baiardi e dall'ingegner Marcello Montecucco della Fondazione Promostudi di La Spezia, Haruspex è un insieme integrato di strumenti software in grado di individuare ed eliminare i punti deboli delle reti informatiche in modo automatico. Alcuni strumenti analizzano la rete per individuarne i difetti, altri suggeriscono le modifiche da realizzare per rendere sicura la rete.
"Dopo il 2014, è stata la nostra seconda partecipazione alle esercitazioni Locked Shield – ha concluso Fabrizio Baiardi – il che ci ha permesso di ottenere feed back estremamente utili per valutare e migliorare le capacità e l'efficacia degli strumenti che stiamo sviluppando nel campo della sicurezza informatica. Raramente le reti informatiche vengono attaccate da esperti di così alto livello come quelli del dream team della NATO". Attualmente il gruppo di ricerca guidato dal professor Baiardi e dall'ingegner Montecucco è formato da sette persone tra ricercatori, borsisti, dottorandi e studenti che lavorano alla loro tesi magistrale.
Un manga su Fukushima per riflettere sull’atomica
Invitata dal Centro Linguistico d'Ateneo, ha ripercorso la storia della sua città e ha raccontato come è nato il suo manga didattico, un fumetto che insegna cosa sia l'energia atomica e quali siano le conseguenze delle radiazioni. Yuka Nishioka, professoressa all'Università di Nagasaki e autrice di fumetti, ha presentato all'Università di Pisa il volume "I dragoni atomici di Fukushima", appena pubblicato in Italia con una traduzione a cura del Centro di documentazione «Semi sotto la neve» di Pisa, aprendo il ciclo di eventi che varie istituzioni pisane promuovono per ricordare il settantesimo anniversario dei bombardamenti atomici Hiroshima e Nagasaki che cadono nel prossimo agosto. Ad accoglierla c'erano la professoressa Marcella Bertuccelli, direttore del CLi, e Yukari Saito, docente di lingua giapponese che tiene a Pisa un corso frequentato ogni anno da circa cento studenti.
Yuka Nishioka, nata a Nagasaki nel 1965 e cresciuta con i racconti degli hibakusha - coloro che sopravvissero al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki – ha spiegato come il mondo sia per lei cambiato l'11 marzo 2011, quando anche nella sua città è scattato l'allarme tsunami che ha colpito il Giappone nord-orientale. L'incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi le ha fatto rivivere il terrore delle radiazioni, l'angoscia, l'indignazione, la disperazione. «Mi sembrava che il momento richiedesse un esame di coscienza a noi, nati e cresciuti nei luoghi colpiti dall'atomica – ha spiegato la fumettista – È stata poi l'esperienza con la "Peace Boat" a darmi l'idea di usare i manga come mezzo per informare le persone sul pericolo e sulle conseguenze delle radiazioni e da quel momento non ho mai smesso di scrivere libri su questo tema».
L'autrice ha poi illustrato le sue tecniche di disegno, mostrando al pubblico numerosi bozzetti: «Normalmente parto dall'osservazione di una fotografia reale, trovandomi spesso a scoprire particolari mai notati prima – ha spiegato la Nishioka – Nello studio preparatorio dei miei manga, mi sono accorta ad esempio che nei paesaggi di Nagasaki bombardata le linee rette erano sparite, che non le avrei potute disegnare perché erano state annientate dalla potenza dell'esplosione».
Per gli studenti di giapponese del CLi e per tutti appassionati della cultura nipponica l'incontro con Yuka Nishioka è stata una occasione unica per poter dialogare e confrontarsi con un'autrice di manga. I corsi di lingua giapponese, attivi al CLi dal 2003-2004, hanno sempre ricevuto un'attenzione speciale da parte degli studenti di Pisa. Il numero degli iscritti è andato crescendo nel tempo attestandosi su una media di un centinaio ogni anno, per un totale di quasi 1000 nel decennio. Yukari Saito tiene corsi articolati su 6 livelli di difficoltà, al termine dei quali molti studenti sono invitati a sostenere a Roma l'esame per ottenere la certificazione internazionale di lingua giapponese JLPT (Japanese Language Proficiency Test), ottenendo in genere risultati eccellenti.
«Languages of Political Economy»
Il volume "Languages of Political Economy. Cross-Disciplinary Studies on Economic Translations", edito dalla Pisa University Press. e curato da Elena Carpi e Marco Guidi dell'Ateneo pisano, raccoglie una serie di studi condotti da storici della economia, linguisti e storici della letteratura che hanno partecipato al programma LLP/Erasmus Progetto Multilaterale "EE-T. Economia e-Traduzioni in e da lingue europee, una piattaforma online" coordinato dall'Università di Pisa.
Al fine di comprendere appieno i testi economici del passato è molto importante sottolineare gli aspetti linguistici. Ogni testo infatti è stato tradotto dalla lingua originale in altre lingue europee, usando termini specifici che riflettono il contesto storico e politico del periodo. È quindi necessario un'analisi linguistica delle diverse traduzioni per comprendere la storia del pensiero economico così come è altrettanto importante ricostruire il contesto sociale, istituzionale e intellettuale delle traduzioni, al fine di capire le ragioni che hanno ispirato tali imprese e il pubblico a cui erano rivolte.
Il libro contiene saggi di Giulia Bianchi, Fabrizio Bientinesi, Elena Carpi, Marco Cini, Carolina Flinz, Alessandra Ghezzani, Cristina Guccione, Marco Guidi, Matteo Lefèvre e Monica Lupetti.
Pubblichiamo qui di seguito un estratto dell'introduzione a firma di Elena Carpi e Marco Guidi.
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[...] The content of the message conveyed by political economy was variable along time. In the 18th century the main focus was on the ability of the sovereign and its ministers to promote welfare through emulation, protection of national industry, jealousy of trade, colonial expansion, and war. At the beginning of the 19th century this attitude progressively faded away, replaced by the new gospel of laissez-faire, a vision that it would be limited to confine to the argument that markets are efficient in coordinating individual decisions and generating the "unintended result" of social welfare. What is reversed in this new consensus is the conception of government as the result of the visible hand of a paternal sovereign.
There is a "governmentality" in the natural laws of commerce and population that imposes itself as an impersonal and unalterable necessity, obliging individuals and governments to follow the virtuous path marked by them (Foucault 2004a, 2004b). This vision was in turn partially reversed by the critical attitudes that, both on the left and on the right wing of the political spectrum, arose in the last decades of the 19th century as a response to the so-called "social question", the dark side of the expansion generated by the industrial revolution and the development of world trade. And further evolutions occurred in the early 20th century as a response to the dramatic consequences of wars, revolutions and totalitarianisms.
The communication of these messages was the product of individuals and networks who actively promoted not only the spread of economic ideas, but also the creation of institutions that, both in civil society and in government, translated these ideas into new programmes and actions, with a view to generating welfare, justice, and progress. And the point is that an important part of this process of social construction was represented not only by successful ideas and ideologies, but also by consistent languages and tropes shared by entire communities, through which social mechanisms and the behaviour of individuals and groups were represented. There is no social organisation without a coherent representation of it in the mind of participants, and there is no representation without a coherent language. It is in this way that historians of economics meet experts in linguistics and literature, and feel an increasing necessity to cooperate with them.
A second, specific reason for this cooperation is determined by the typical transnational dimension of the spread of economic ideas and economic institutions. The maps traced by historical demographers for the expansion of the great viral diseases of the past across national borders are a model that could be applied to the circulation of economic notions and languages, and to the transmigration and adaptation of successful economic institutions to new contexts. Translations of treatises, textbooks, pamphlets and journal articles are essential elements of this virality (Guidi 2013). Historians of economics have started to pay attention to translations as vehicles for the circulation of economic ideas and tools for the promotion of ideologies, political programmes, and class or group interests (see Reinert 2011).
The cooperation with experts of languages and literature dramatically improves the understanding of these phenomena, by encouraging a more in-depth contrastive analysis of the source and target texts, of their internal structures and paratextual apparatuses, and of terminology, syntax and rhetoric. If language is the backbone of the social construction of reality, the migration of terms, tropes and slang is the fuel of institutional imitation and adaptation. It is a fact that neologisms are often the product of translations, or of those individuals and circles that produced translations. But neologisms and new languages are successful and survive (at least for a certain time) only provided that they are actively spoken in relevant contexts. This is an additional reason for promoting and constantly feeding a common area of research between experts of economics and experts of languages [...].
Elena Carpi, Marco E.L. Guidi
Un manga su Fukushima per riflettere sull’atomica
Invitata dal Centro Linguistico d'Ateneo, ha ripercorso la storia della sua città e ha raccontato come è nato il suo manga didattico, un fumetto che insegna cosa sia l'energia atomica e quali siano le conseguenze delle radiazioni. Yuka Nishioka, professoressa all'Università di Nagasaki e autrice di fumetti, ha presentato all'Università di Pisa il volume "I dragoni atomici di Fukushima", appena pubblicato in Italia con una traduzione a cura del Centro di documentazione «Semi sotto la neve» di Pisa, aprendo il ciclo di eventi che varie istituzioni pisane promuovono per ricordare il settantesimo anniversario dei bombardamenti atomici Hiroshima e Nagasaki che cadono nel prossimo agosto. Ad accoglierla c'erano la professoressa Marcella Bertuccelli, direttore del CLi, e Yukari Saito, docente di lingua giapponese che tiene a Pisa un corso frequentato ogni anno da circa cento studenti.
Yuka Nishioka, nata a Nagasaki nel 1965 e cresciuta con i racconti degli hibakusha - coloro che sopravvissero al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki – ha spiegato come il mondo sia per lei cambiato l'11 marzo 2011, quando anche nella sua città è scattato l'allarme tsunami che ha colpito il Giappone nord-orientale. L'incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi le ha fatto rivivere il terrore delle radiazioni, l'angoscia, l'indignazione, la disperazione. «Mi sembrava che il momento richiedesse un esame di coscienza a noi, nati e cresciuti nei luoghi colpiti dall'atomica – ha spiegato la fumettista – È stata poi l'esperienza con la "Peace Boat" a darmi l'idea di usare i manga come mezzo per informare le persone sul pericolo e sulle conseguenze delle radiazioni e da quel momento non ho mai smesso di scrivere libri su questo tema».
L'autrice ha poi illustrato le sue tecniche di disegno, mostrando al pubblico numerosi bozzetti: «Normalmente parto dall'osservazione di una fotografia reale, trovandomi spesso a scoprire particolari mai notati prima – ha spiegato la Nishioka – Nello studio preparatorio dei miei manga, mi sono accorta ad esempio che nei paesaggi di Nagasaki bombardata le linee rette erano sparite, che non le avrei potute disegnare perché erano state annientate dalla potenza dell'esplosione».
Per gli studenti di giapponese del CLi e per tutti appassionati della cultura nipponica l'incontro con Yuka Nishioka è stata una occasione unica per poter dialogare e confrontarsi con un'autrice di manga. I corsi di lingua giapponese, attivi al CLi dal 2003-2004, hanno sempre ricevuto un'attenzione speciale da parte degli studenti di Pisa. Il numero degli iscritti è andato crescendo nel tempo attestandosi su una media di un centinaio ogni anno, per un totale di quasi 1000 nel decennio.
Yukari Saito tiene corsi articolati su 8 livelli di difficoltà, al termine dei quali molti studenti sono invitati a sostenere a Roma l'esame per ottenere la certificazione internazionale di lingua giapponese JLPT (Japanese Language Proficiency Test), ottenendo in genere risultati eccellenti. Il CLi intende inoltre rafforzare la posizione di questa lingua mediante collaborazioni con l'ambasciata giapponese e con la Fondazione Italia-Giappone.
«Nonostante che a Pisa non sia attivo un corso di laurea in lingua giapponese, tra i nostri ex studenti ci sono diverse persone che attualmente abitano e lavorano in Giappone – ha commentato Yukari Saito - A mio parare una conoscenza basilare solida della lingua giapponese raggiungibile al CLi, accompagnata da una specializzazione in altre discipline (soprattutto scientifiche), possa offrire ai giovani uno sbocco lavorativo concreto in Giappone».
(Nelle foto: in alto Yuka Nishioka, al centro la copertina del libro, in basso Yuka Nishioka con Marcella Bertuccelli e Yukari Saito)