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E' bandita l'VIII edizione del Premio Nazionale "Carla Guglielmi" per la miglior tesi di Laurea, di Dottorato di Ricerca o di Master universitario che testimoni il valore del rapporto con il cavallo quale aiuto nella fragilità e nel disagio giovanile.

Il tema oggetto del 2025 è il seguente: “IN SELLA AL FUTURO: Terapia Assistita con i Cavalli per la prevenzione e la cura della fragilità e del disagio giovanile.”

Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 30 settembre 2025.

Informazioni nel bando in allegato.

Per ulteriori informazioni contattare l'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Mercoledì, 02 Aprile 2025 09:06

Centro “Studi di Genere” (CSG)

Il Centro “Studi di Genere” (CSG) si propone il perseguimento delle seguenti finalità:

  • valorizzare e diffondere gli studi di genere secondo un approccio interdisciplinare favorendo lo scambio tra settori-scientifico disciplinari diversi e secondo una prospettiva trasversale;
  • integrare e promuovere l’adozione di una prospettiva intersezionale del genere.

Leggi il regolamento

Mercoledì, 02 Aprile 2025 08:52

Dall’Atlante alla cartografia digitale

Il 4 aprile Gipsoteca di Arte Antica dell’Università di Pisa, esposizione cartografica e tavola rotonda in occasione della Geonight 2025

In occasione della Notte Internazionale della Geografia - Geonight 2025, venerdì 4 aprile, presso la Gipsoteca di Arte Antica dell’Università di Pisa (Piazza S. Paolo All'Orto, 20, Pisa), si svolgerà “Map talks: dall’Atlante alla cartografia digitale”, un evento che comprende un'esposizione cartografica e una tavola rotonda
In mostra ci sono alcuni atlanti della Cartoteca del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Ateneo, che vanta un’importante collezione di oltre 400 pezzi, in particolare otto-novecenteschi e numerose carte topografiche e murali, il tutto a confronto con le nuovissime cartografie digitali.
L’esposizione cartografica sarà visitabile durante la giornata del 4 aprile negli orari di apertura della Gipsoteca, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17. A seguire, dalle 17 alle 19, è in programma una tavola rotonda che coinvolgerà rappresentanti sia del mondo accademico che privato e istituzionale.
La Geonight è un’iniziativa internazionale promossa contemporaneamente in diverse sedi europei e internazionali da Eugeo (Association of European Geographical Societies) e da IGU (International Geographical Union), per diffondere la rilevanza della geografia nel rispondere alle sfide della contemporaneità ad un pubblico più ampio, al di fuori dell’ambito accademico.
L’evento è organizzato da Michela Lazzeroni, Antonello Romano, Paolo Macchia, Massimiliano Grava, Sergio Pinna, Paola Zamperlin, con il patrocinio di: Associazione dei Geografi Italiani (AGEI), Società di Studi Geografici, Società Geografica Italiana, Associazione Italiana di Cartografia (AIC), Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici (CISGE), Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Pisa, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori della Provincia di Pisa.

L’arte urbana è ormai riconosciuta come parte integrante del patrimonio culturale contemporaneo e tuttavia resta una presenza fragile nelle nostre città spesso minacciata da degrado, vandalismo e agenti atmosferici. Per proteggere questa ricchezza, l’Università di Pisa ha lanciato per la prima volta una serie di linee guida con soluzioni innovative e sostenibili. Le indicazioni sono il risultato di SuPerStAr (Sustainable Preservation Strategies for Street Art), un progetto PRIN2020 coordinato dall’Ateneo pisano e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca che ha coinvolto altre quattro università italiane (Torino, Bologna, Milano e Venezia) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), con il supporto di enti e amministrazioni locali.

 

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La sfida è partita dalla chimica e in particolare dal gruppo guidato dalla professoressa Francesca Modugno del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa. Nei tre anni del progetto, ricercatori e ricercatrici hanno testato e validato tecniche e protocolli sui più importanti murales in tutta Italia: “Tuttomondo” (1989), una delle opere più iconiche di Keith Haring, situata su una parete del Convento di Sant’Antonio a Pisa; “Necesse” – SMOE (2021) realizzato a Milano dopo la pandemia su una parete di 1300 metri quadrati su cui, dopo la diagnosi in sito e le analisi spettroscopiche, sono stati applicati rivestimenti protettivi per testare la resistenza agli agenti atmosferici; Alessandro Caligaris e Mauro 149 (2013), parte del primo museo a cielo aperto dedicato alla street art in Italia, dove è stata condotta una campagna di analisi spettroscopiche per monitorare il degrado e testare nuove strategie di conservazione.

Le strategie di conservazione e di valorizzazione della street art sono ancora oggi lacunose e lontane dall’essere chiaramente definite – spiega Francesca Modugno – il progetto rappresenta una svolta da questo punto di vista. Le linee guida sviluppate si basano su un approccio scientifico multidisciplinare e tengono conto di diversi aspetti legati alla protezione, al monitoraggio e al restauro delle opere urbane”.

Si parte dalla documentazione e dal monitoraggio attraverso fotografie ad alta risoluzione, rilievi multispettrali e analisi chimico-fisiche per identificare materiali e tecniche pittoriche. L’utilizzo di sensori, immagini satellitari e rilievi spettroscopici può quindi aiutare a individuare precocemente fenomeni di degrado come sbiadimento dei colori, distacco della pittura o contaminazioni biologiche. Il passo successivo sono i metodi di pulizia. SuPerStAr, ad esempio, ha sperimentato sistemi con laser selettivi e metodi a basso impatto ambientale basati su solventi green per rimuovere graffiti vandalici senza danneggiare la pittura originale. Una ulteriore linea di ricerca ha riguardato la protezione delle opere da umidità e inquinanti atmosferici, grazie all’applicazione di protettivi.

“Ma è fondamentale coinvolgere le amministrazioni locali, le comunità e gli artisti per sensibilizzare sul tema e stabilire interventi preventivi a più livelli – sottolinea la professoressa Ilaria Degano, membro del team di ricerca del Dipartimento di Chimica – la speranza è che grazie a SuPerStAr, la conservazione della street art entri in una nuova fase di consapevolezza scientifica, garantendo che le opere più importanti di questo patrimonio urbano possano essere preservate per le future generazioni”.

Il gruppo di ricerca delle professoresse Modugno e Degano da anni si occupa applicare la chimica ai beni culturali. In particolare, hanno collaborato al progetto Superstar i Dipartimenti di Chimica delle Università di Torino, Bologna, Bari e Venezia, il Politecnico di Milano, tre istituti del CNR - Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche “Giulio Natta”, Istituto di Chimica dei Composti Organometallici, Istituto Scienze per il Patrimonio - , e il Centro di Conservazione e restauro della venaria reale, in collaborazione con l’Istituto Centrale del Restauro, enti pubblici, restauratori e imprese.

L’arte urbana è ormai riconosciuta come parte integrante del patrimonio culturale contemporaneo e tuttavia resta una presenza fragile nelle nostre città spesso minacciata da degrado, vandalismo e agenti atmosferici. Per proteggere questa ricchezza, l’Università di Pisa ha lanciato per la prima volta una serie di linee guida con soluzioni innovative e sostenibili. Le indicazioni sono il risultato di SuPerStAr (Sustainable Preservation Strategies for Street Art), un progetto PRIN2020 coordinato dall’Ateneo pisano e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca che ha coinvolto altre quattro università italiane (Torino, Bologna, Milano e Venezia) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), con il supporto di enti e amministrazioni locali.

La sfida è partita dalla chimica e in particolare dal gruppo guidato dalla professoressa Francesca Modugno del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa. Nei tre anni del progetto, ricercatori e ricercatrici hanno testato e validato tecniche e protocolli sui più importanti murales in tutta Italia: “Tuttomondo” (1989), una delle opere più iconiche di Keith Haring, situata su una parete del Convento di Sant’Antonio a Pisa; “Necesse” – SMOE (2021) realizzato a Milano dopo la pandemia su una parete di 1300 metri quadrati su cui, dopo la diagnosi in sito e le analisi spettroscopiche, sono stati applicati rivestimenti protettivi per testare la resistenza agli agenti atmosferici; Alessandro Caligaris e Mauro 149 (2013), parte del primo museo a cielo aperto dedicato alla street art in Italia, dove è stata condotta una campagna di analisi spettroscopiche per monitorare il degrado e testare nuove strategie di conservazione.

Le strategie di conservazione e di valorizzazione della street art sono ancora oggi lacunose e lontane dall’essere chiaramente definite – spiega Francesca Modugno – il progetto rappresenta una svolta da questo punto di vista. Le linee guida sviluppate si basano su un approccio scientifico multidisciplinare e tengono conto di diversi aspetti legati alla protezione, al monitoraggio e al restauro delle opere urbane”.

Si parte dalla documentazione e dal monitoraggio attraverso fotografie ad alta risoluzione, rilievi multispettrali e analisi chimico-fisiche per identificare materiali e tecniche pittoriche. L’utilizzo di sensori, immagini satellitari e rilievi spettroscopici può quindi aiutare a individuare precocemente fenomeni di degrado come sbiadimento dei colori, distacco della pittura o contaminazioni biologiche. Il passo successivo sono i metodi di pulizia. SuPerStAr, ad esempio, ha sperimentato sistemi con laser selettivi e metodi a basso impatto ambientale basati su solventi green per rimuovere graffiti vandalici senza danneggiare la pittura originale. Una ulteriore linea di ricerca ha riguardato la protezione delle opere da umidità e inquinanti atmosferici, grazie all’applicazione di protettivi.

“Ma è fondamentale coinvolgere le amministrazioni locali, le comunità e gli artisti per sensibilizzare sul tema e stabilire interventi preventivi a più livelli – sottolinea la professoressa Ilaria Degano, membro del team di ricerca del Dipartimento di Chimica – la speranza è che grazie a SuPerStAr, la conservazione della street art entri in una nuova fase di consapevolezza scientifica, garantendo che le opere più importanti di questo patrimonio urbano possano essere preservate per le future generazioni”.

Il gruppo di ricerca delle professoresse Modugno e Degano da anni si occupa applicare la chimica ai beni culturali. In particolare, hanno collaborato al progetto Superstar i Dipartimenti di Chimica delle Università di Torino, Bologna, Bari e Venezia, il Politecnico di Milano, tre istituti del CNR - Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche “Giulio Natta”, Istituto di Chimica dei Composti Organometallici, Istituto Scienze per il Patrimonio - , e il Centro di Conservazione e restauro della venaria reale, in collaborazione con l’Istituto Centrale del Restauro, enti pubblici, restauratori e imprese.

Sede
Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell'Area Critica

Obbiettivo del corso
Il corso ha come obiettivo di fornire conoscenze teoriche e pratiche sulle procedure chirurgiche di Chirurgia Otologica dell’orecchio medio (timpanoplastica, miringoplastica, stapedoplastica), gli Impianti Cocleari e protesi impiantabili di orecchio medio. Attraverso corsi monotematici che comprendono chirurgia in diretta in sala operatoria e dissezione chirurgica su modelli anatomici in plastica e sull’osso temporale (laboratorio di dissezione OTOLAB) mirata all’argomento, lezioni sulle indicazioni e le tecniche.

Requisiti per l'ammissione
Sono ammessi a partecipare alla selezione i candidati, anche cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea, in possesso, alla data di scadenza del Bando, del seguente Diploma di Laurea o titolo equivalente conseguito in Italia o all’estero: Laurea in Medicina e Chirurgia.

Durata
Il corso si svolgerà dal 24 al 25 giugno e dal 16 al 17 settembre 2025 per un totale di 16 ore.

Scadenza domanda di ammissione
Per il corso del 24-25/06/2025 entro martedì 10/06/2025 collegandosi al seguente link: https://survey.unipi.it/index.php/822951?lang=it
Per il corso del 16-17/09/2025 entro
 martedì 02/09/2025 collegandosi al seguente link: https://survey.unipi.it/index.php/532456?lang=it

Costo
€ 1200,00

Bando e moduli

Bando Impianto Cocleare

Disposizione emanazione bando

Modulo A – Bollo su istanza di ammissione

Modulo B – Bollo su attestato di frequenza

 

Contatti
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The rocky coastline of Calafuria, in the province of Livorno, served as a natural laboratory for a study conducted by the University of Pisa and the Scuola Superiore Sant’Anna to investigate how climate change is altering marine ecosystems. The research, published in Nature Communications, focused on how biofilm—a thin, living layer composed of microalgae and bacteria, essential to the health of rocky reefs—responds to air temperature variations.

Researchers carried out a field experiment by exposing the biofilm to two different warming regimes: one fixed warming condition and another characterized by fluctuating warming, simulating the increasingly unpredictable temperature patterns expected to become more frequent due to climate change. The results showed that fixed warming promoted the presence of species with overlapping functional traits—species capable of functionally compensating for each other under stress. This functional redundancy helped the biofilm better withstand extreme events. In contrast, fluctuating warming reduced diversity and favored fast-growing taxa capable of quickly recovering after a thermal shock but more functionally vulnerable over the long term.

The Calafuria area, near Livorno (photo), with its sandstone rock platforms exposed during low tide, provided an ideal setting to study marine biofilm under natural conditions. To simulate rising temperatures, the researchers used special metal chambers heated by small stoves and monitored heat variations using electronic sensors. An infrared camera was used to assess the biofilm’s chlorophyll levels, serving as an indicator of biomass. Furthermore, thanks to collaboration with the Institute of Life Sciences at Scuola Superiore Sant’Anna in Pisa, researchers conducted advanced DNA sequencing—similar to that used in human genomics—to determine the functions of different microbial species and how their genetic makeup influences their ability to respond to extreme events

 

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“Climate change does not only manifest through rising average temperatures, but also through increasing thermal variability, with unpredictable swings between heat peaks and cooler periods,” explains Professor Luca Rindi of the University of Pisa, lead author of the study. “In a world that’s becoming hotter and more unstable, marine microorganisms might react faster to shocks but become more vulnerable when exposed to repeated extreme events. This study offers a window into the future, helping us understand how this crucial component of coastal ecosystems may respond to ongoing climate change.”

“The success of this collaboration once again underscores the strength of the Pisa university system,” adds Professor Matteo Dell’Acqua, Director of the Institute of Plant Sciences at Scuola Sant’Anna and co-author of the study. “Bringing together the unique expertise available in our region allows us to push the frontiers of research on climate change impacts.”

The University of Pisa played a central role in the research, particularly through its Department of Biology, where key authors including Professors Luca Rindi and Lisandro Benedetti-Cecchi conducted their work. The university also provided scientific and logistical support for designing and executing the field experiments and contributed to the ecological and microbiological data analysis through the Green Data Center.

The project received partial funding from the European ACTNOW program (Advancing understanding of Cumulative Impacts on European marine biodiversity, ecosystem functions and services for human wellbeing), which focuses on the cumulative impacts of climate change on marine ecosystems.

(Translated with the assistance of ChatGPT 4o)

 

Gli scogli di Calafuria in provincia di Livorno sono stati il laboratorio naturale al centro di uno studio dell’Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna per capire come i cambiamenti climatici stiano alterando gli ecosistemi marini. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, ha analizzato come il biofilm - una sottile pellicola vivente formata da microalghe e batteri fondamentale per la vita delle scogliere - reagisce alle variazioni di temperatura dell’aria.

I ricercatori hanno condotto un esperimento sul campo esponendo il biofilm a due diversi regimi termici: un riscaldamento costante e uno caratterizzato da forti oscillazioni, che simula le condizioni imprevedibili destinate a diventare sempre più comuni nel prossimo futuro a causa del cambiamento climatico. I risultati hanno mostrato che un regime costante di riscaldamento favorisce la presenza di specie con funzioni simili, capaci di “darsi il cambio” in caso di difficoltà. Questo meccanismo permette al biofilm di resistere meglio agli eventi estremi. Al contrario, forti oscillazioni di temperatura riducono la diversità favorendo specie a crescita rapida, capaci di riprendersi velocemente dopo uno shock termico, ma più vulnerabili funzionalmente nel lungo periodo.

 

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L’area di Calafuria (foto), nei pressi di Livorno, caratterizzata da piattaforme rocciose di arenaria esposte all'aria durante la bassa marea, ha fornito un ambiente ideale per studiare il biofilm marino in condizioni naturali. Per simulare l’aumento delle temperature, i ricercatori hanno utilizzato speciali camere di metallo riscaldate con piccole stufe, controllando le variazioni di calore con sensori elettronici. Per valutare la risposta del biofilm, è stata usata una fotocamera a infrarossi in grado di rilevare la quantità di clorofilla. Infine, grazie alla collaborazione con l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è stato analizzato il DNA dei microrganismi con tecniche avanzate di sequenziamento, simili a quelle utilizzate per studiare il genoma umano, per capire quali funzioni svolgono le diverse specie e come il loro patrimonio genetico le rende più o meno adatte a rispondere agli eventi estremi.

“Il cambiamento climatico non si manifesta solo attraverso l'aumento medio delle temperature, ma anche con una crescente variabilità termica, cioè oscillazioni imprevedibili tra picchi di calore e periodi meno caldi– dice il professore Luca Rindi dell’Università di Pisa, primo autore dello studio – In un mondo che si prospetta sempre più caldo e instabile, i microrganismi marini potrebbero, da un lato, reagire più rapidamente agli shock, ma dall’altro diventare più vulnerabili di fronte a eventi estremi ripetuti nel tempo. In vista delle sfide che il clima ci riserva, lo studio apre una finestra sul futuro, aiutandoci a capire come questo importante elemento dell’ecosistema costiero reagirà ai cambiamenti climatici.”

"Il successo di questa collaborazione dimostra ancora una volta il valore del sistema universitario pisano - dice il professore Matteo Dell'Acqua, direttore dell'Istituto di Scienze delle Piante della Scuola Sant'Anna e coautore dello studio - l'unione delle competenze uniche presenti sul nostro territorio ci permette di esplorare la frontiera della ricerca sugli effetti del cambiamento climatico"

L’Università di Pisa ha avuto un ruolo centrale nello studio, in particolare attraverso il Dipartimento di Biologia, dove hanno operato alcuni degli autori principali, come i professori Luca Rindi e Lisandro Benedetti-Cecchi. L’ateneo ha inoltre fornito supporto scientifico e logistico per la progettazione e la realizzazione degli esperimenti sul campo, oltre a contribuire all’analisi dei dati ecologici e microbiologici grazie al supporto fornito dal Green Data Center.

Il progetto è stato finanziato in parte dal programma europeo ACTNOW (Advancing understanding of Cumulative Impacts on European marine biodiversity, ecosystem functions and services for human wellbeing), che si occupa di studiare gli impatti cumulativi dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini.

Lo studio condotto a Calafuria (Livorno) dall’Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna pubblicato su Nature Communications

Gli scogli di Calafuria in provincia di Livorno sono stati il laboratorio naturale al centro di uno studio dell’Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna per capire come i cambiamenti climatici stiano alterando gli ecosistemi marini. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, ha analizzato come il biofilm - una sottile pellicola vivente formata da microalghe e batteri fondamentale per la vita delle scogliere - reagisce alle variazioni di temperatura dell’aria.

I ricercatori hanno condotto un esperimento sul campo esponendo il biofilm a due diversi regimi termici: un riscaldamento costante e uno caratterizzato da forti oscillazioni, che simula le condizioni imprevedibili destinate a diventare sempre più comuni nel prossimo futuro a causa del cambiamento climatico. I risultati hanno mostrato che un regime costante di riscaldamento favorisce la presenza di specie con funzioni simili, capaci di “darsi il cambio” in caso di difficoltà. Questo meccanismo permette al biofilm di resistere meglio agli eventi estremi. Al contrario, forti oscillazioni di temperatura riducono la diversità favorendo specie a crescita rapida, capaci di riprendersi velocemente dopo uno shock termico, ma più vulnerabili funzionalmente nel lungo periodo.

L’area di Calafuria, nei pressi di Livorno, caratterizzata da piattaforme rocciose di arenaria esposte all'aria durante la bassa marea, ha fornito un ambiente ideale per studiare il biofilm marino in condizioni naturali. Per simulare l’aumento delle temperature, i ricercatori hanno utilizzato speciali camere di metallo riscaldate con piccole stufe, controllando le variazioni di calore con sensori elettronici. Per valutare la risposta del biofilm, è stata usata una fotocamera a infrarossi in grado di rilevare la quantità di clorofilla. Infine, grazie alla collaborazione con l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è stato analizzato il DNA dei microrganismi con tecniche avanzate di sequenziamento, simili a quelle utilizzate per studiare il genoma umano, per capire quali funzioni svolgono le diverse specie e come il loro patrimonio genetico le rende più o meno adatte a rispondere agli eventi estremi.

“Il cambiamento climatico non si manifesta solo attraverso l'aumento medio delle temperature, ma anche con una crescente variabilità termica, cioè oscillazioni imprevedibili tra picchi di calore e periodi meno caldi– dice il professore Luca Rindi dell’Università di Pisa, primo autore dello studio – In un mondo che si prospetta sempre più caldo e instabile, i microrganismi marini potrebbero, da un lato, reagire più rapidamente agli shock, ma dall’altro diventare più vulnerabili di fronte a eventi estremi ripetuti nel tempo. In vista delle sfide che il clima ci riserva, lo studio apre una finestra sul futuro, aiutandoci a capire come questo importante elemento dell’ecosistema costiero reagirà ai cambiamenti climatici.”

"Il successo di questa collaborazione dimostra ancora una volta il valore del sistema universitario pisano - dice il professore Matteo Dell'Acqua, direttore dell'Istituto di Scienze delle Piante della Scuola Sant'Anna e coautore dello studio - l'unione delle competenze uniche presenti sul nostro territorio ci permette di esplorare la frontiera della ricerca sugli effetti del cambiamento climatico"

L’Università di Pisa ha avuto un ruolo centrale nello studio, in particolare attraverso il Dipartimento di Biologia, dove hanno operato alcuni degli autori principali, come i professori Luca Rindi e Lisandro Benedetti-Cecchi. L’ateneo ha inoltre fornito supporto scientifico e logistico per la progettazione e la realizzazione degli esperimenti sul campo, oltre a contribuire all’analisi dei dati ecologici e microbiologici grazie al supporto fornito dal Green Data Center.

Il progetto è stato finanziato in parte dal programma europeo ACTNOW (Advancing understanding of Cumulative Impacts on European marine biodiversity, ecosystem functions and services for human wellbeing), che si occupa di studiare gli impatti cumulativi dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini.

Il 14, 15 e 16 aprile 2025 si svolgeranno le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) dell'Ateneo.

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