Il rettore Zucchi dell’Università di Pisa: “Attiveremo un centro per promuovere gli studi di genere nell’ottica della valorizzazione delle differenze”
“Attiveremo un centro per promuovere gli studi di genere nell’ottica della valorizzazione delle differenze”. E’ questo l’annuncio lanciato dal rettore dell’Università di Pisa Riccardo Zucchi in occasione della Giornata internazionale della donna in un video messaggio che andrà on line sul sito Unipi.it.
“L’8 marzo - ha detto Zucchi - è l’occasione per ribadire alcuni principi fondamentali che sono, da un lato, le pari opportunità e il rispetto della parità di genere, dall’altro, la valorizzazione delle differenze, perché le differenze di genere non vanno eliminate, sono un aspetto complementare e un principio di arricchimento, la cosa fondamentale è integrale nel modo migliore e assicurare pari opportunità”.
Fra le iniziative concrete messe in campo dall’Ateneo ricordate dal rettore c’è lo Sportello interuniversitario contro la violenza di genere nato nel 2022 grazie a un lavoro di coordinamento dei Comitati Unici di Garanzia dell'Università di Pisa, della Scuola Normale Superiore e della Scuola Superiore Sant'Anna. Anonimo, gratuito e senza obbligo di denuncia, lo Sportello è a disposizione di chi studia, fa ricerca, insegna e lavora nei tre atenei pisani. Chiunque abbia subito atti di discriminazione e violenza di genere o comunque legati alla propria identità sessuale, anche in luoghi diversi da quelli universitari, vi si può rivolgere.
Un altro primato per l’Università di Pisa e poi la recente istituzione dell’Ufficio per l’Eguaglianza e le Differenze che si occuperà concretamente di elaborare, attuare, monitorare e valutare la strategia messe in atto in questo campo. La sua creazione è in linea con l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, secondo il quale il raggiungimento dell’eguaglianza di genere è il presupposto per una società sostenibile.
“E’ sempre più importante essere partecipi della costruzione di una cultura attenta al genere come testimonia il messaggio del rettore – ha sottolineato la professoressa Renata Pepicelli, Delegata per Gender Studies and Equal Opportunities – e come testimonia il lavoro portato avanti in ateneo attraverso le ricerche e i corsi per studenti e dottorandi come "Studi di genere e prospettive interdisciplinari" e "Gender Issues and University, Research, Education and Institutional Engagement””.
Cambiamento climatico: la diffusione in Europa di Echinococcus multilocularis, parassita pericoloso per la salute umana
Per effetto del cambiamento climatico la distribuzione di Echinococcus multilocularis, un parassita di canidi e piccoli mammiferi, e dannoso per la salute umana, è in espansione. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Global Change Biology e condotto dal professor Alessandro Massolo del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di Trento.
“Il cambiamento globale in corso sta influenzando drammaticamente la diffusione e l’emergere di molte malattie infettive, sia nelle popolazioni umane, sia in quelle animali – spiega il professor Massolo – si stima infatti che oltre il 60% delle malattie infettive umane conosciute e circa il 75% di quelle emergenti siano causate da agenti patogeni di origine animale; comprendere dunque l'impatto del cambiamento globale sulla distribuzione e la prevalenza dei parassiti è una questione cruciale per la salute pubblica”.
La ricerca ha analizzato, con l’aiuto di tecniche di machine learning, la distribuzione attuale e futura in Europa di Echinococcus multilocularis, sulla base di scenari di cambiamento climatico e di uso del suolo.
Le proiezioni suggeriscono un aumento generale di aree ad molto idonee per questo parassita verso le latitudini settentrionali (Gran Bretagna e Penisola Finno-scandinava) e nell'intera regione alpina, mentre ne prevedono una diminuzione in Europa centrale (Germania, Polonia, Svizzera, Austria e Repubblica Ceca).
Echinococcus multilocularis è un verme piatto che circola tra canidi (selvatici e domestici) e piccoli mammiferi (soprattutto roditori) e che causa una grave patologia denominata Echinococcosi alveolare che ha spesso esiti fatali nell’uomo. Si tratta del secondo più importante parassita trasmesso per via orale all’uomo in Europa, e terzo al mondo dopo la Taenia solium e l’Echinococcus granulosus.
“Per la prima volta abbiamo stimato la distribuzione di Echinococcus multilocularis in base a vari scenari relativi ai cambiamenti climatici e all’uso del suolo – dice Massolo – per farlo abbiamo integrato varie discipline quali l’ecologia animale, la modellizzazione ecologica, la parassitologia e la epidemiologia”.
Insieme al professor Massolo, hanno lavorato alla ricerca per l’Ateneo pisano Lucia Cenni, dottoranda in Biologia, e Andrea Simoncini, studente di magistrale di Biologia in Conservazione ed Evoluzione - WCE.
Oltre ai ricercatori e ricercatrici di UNIPI, hanno partecipato allo studio le Dott.sse Heidi Christine Hauffe e Annapaola Rizzoli della Fondazione Edmund Mach di Trento, e il Dott. Luciano Massetti dell’Istituto per la BioEconomia del CNR di Firenze.
L’Università di Pisa apre agli studenti delle scuole per l’UniStem Day
Venerdì 10 marzo, a partire dalle ore 9.00, fa tappa a Pisa la quindicesima edizione dell’UniStem Day, evento di divulgazione scientifica internazionale dedicato a studentesse e studenti delle scuole superiori. In occasione di questa giornata l’Università di Pisa apre le sue porte a centinaia di ragazze e ragazzi, permettendo loro di intraprendere un viaggio nella ricerca scientifica a partire dalle cellule staminali.
Per iscriversi all’evento, incluso tra le iniziative dell’Ateneo per l’orientamento, cliccare questo link entro l’8 marzo.
Ragazzi e ragazze potranno incontrare in laboratorio i ricercatori e le ricercatrici dell’Unità di Biologia cellulare e dello sviluppo del Dipartimento di Biologia e dell’Unità di Biologia applicata del Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale e osservare da vicino i fenomeni di rigenerazione nella planaria, un organismo modello per lo studio delle cellule staminali, e gli organoidi cerebrali, provando, per un giorno, a mettersi nei panni di un ricercatore.
All'iniziativa interverranno la professoressa Vittoria Raffa, Delegata del Rettore per la promozione della ricerca nel settore delle Scienze della vita, la professoressa Alessandra Salvetti del Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, il professor Marco Onorati del Dipartimento di Biologia, Maria Teresa Dell’Anno del Cellular engineering laboratory, Fondazione pisana per la scienza e Serena Danti del Dipartimento di Ingegneria civile e industriale.
L’UniStem Day è coordinato dalla professoressa della Statale di Milano e senatrice a vita Elena Cattaneo con il team di UniStem, il Centro di ricerca sulle cellule staminali dell’Università degli studi di Milano. L’evento si svolgerà in contemporanea in 87 università e istituti di ricerca in Australia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Serbia, Spagna, Svezia, Ungheria: 14 Paesi, 2 continenti e 30.000 studenti.
Cambiamento climatico: la diffusione in Europa di Echinococcus multilocularis, parassita pericoloso per la salute umana
Per effetto del cambiamento climatico la distribuzione di Echinococcus multilocularis, un parassita di canidi e piccoli mammiferi, e dannoso per la salute umana, è in espansione. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Global Change Biology e condotto dal professor Alessandro Massolo del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di Trento.
“Il cambiamento globale in corso sta influenzando drammaticamente la diffusione e l’emergere di molte malattie infettive, sia nelle popolazioni umane, sia in quelle animali – spiega il professor Massolo – si stima infatti che oltre il 60% delle malattie infettive umane conosciute e circa il 75% di quelle emergenti siano causate da agenti patogeni di origine animale; comprendere dunque l'impatto del cambiamento globale sulla distribuzione e la prevalenza dei parassiti è una questione cruciale per la salute pubblica”.
La ricerca ha analizzato, con l’aiuto di tecniche di machine learning, la distribuzione attuale e futura in Europa di Echinococcus multilocularis, sulla base di scenari di cambiamento climatico e di uso del suolo.
Le proiezioni suggeriscono un aumento generale di aree ad molto idonee per questo parassita verso le latitudini settentrionali (Gran Bretagna e Penisola Finno-scandinava) e nell'intera regione alpina, mentre ne prevedono una diminuzione in Europa centrale (Germania, Polonia, Svizzera, Austria e Repubblica Ceca).
Echinococcus multilocularis è un verme piatto che circola tra canidi (selvatici e domestici) e piccoli mammiferi (soprattutto roditori) e che causa una grave patologia denominata Echinococcosi alveolare che ha spesso esiti fatali nell’uomo. Si tratta del secondo più importante parassita trasmesso per via orale all’uomo in Europa, e terzo al mondo dopo la Taenia solium e l’Echinococcus granulosus.
“Per la prima volta abbiamo stimato la distribuzione di Echinococcus multilocularis in base a vari scenari relativi ai cambiamenti climatici e all’uso del suolo – dice Massolo – per farlo abbiamo integrato varie discipline quali l’ecologia animale, la modellizzazione ecologica, la parassitologia e la epidemiologia”.
Insieme al professor Massolo, hanno lavorato alla ricerca per l’Ateneo pisano Lucia Cenni, dottoranda in Biologia, e Andrea Simoncini, studente di magistrale di Biologia in Conservazione ed Evoluzione - WCE.
Oltre ai ricercatori e ricercatrici di UNIPI, hanno partecipato allo studio le Dott.sse Heidi Christine Hauffe e Annapaola Rizzoli della Fondazione Edmund Mach di Trento, e il Dott. Luciano Massetti dell’Istituto per la BioEconomia del CNR di Firenze.
Transizione digitale: ecco il “modello UniPi”
L’Università di Pisa entra nell’era GARR-T. Da questa mattina, infatti, il Green Data Center di San Piero a Grado è collegato con un secondo nodo (PoP) alla rete nazionale a banda ultra-larga di nuova generazione, dedicata alla comunità dell’istruzione e della ricerca. La connessione internet della rete di Ateneo passa così da 10 a 100 gigabit. Un salto di qualità di cui beneficerà tutta la comunità scientifica pisana, ma anche buona parte del territorio della Toscana di Nord-Ovest.
“Con questo secondo PoP la potenza di calcolo scientifico del nostro Green Data Center cresce enormemente, consolidando il suo ruolo di asset strategico per le attività di ricerca del nostro ateneo - spiega Antonio Cisternino, presidente del Sistema Informatico di Ateneo - A beneficiare di questo potenziamento non sarà, però, solo l’Università di Pisa, ma l’intero sistema pisano della ricerca, oltre alla rete civica cittadina e alle tantissime scuole che oggi sono collegate alla nostra fibra ottica”.
“Da oggi, l’infrastruttura territoriale dell’Ateneo, con oltre 9.000 km di fibra ottica e una banda utilizzabile di 200 Gigabit/secondo, potrà finalmente sfruttare appieno le sue potenzialità - spiega Stefano Suin, dirigente della Direzione Infrastrutture Digitali dell’Università di Pisa – Questo ci consentirà di valorizzare anche le risorse che vi sono ospitate, prime fra tutte il Green Data Center dell’Ateneo, fra i principali datacenter italiani nel panorama delle Pubbliche amministrazioni e uno dei pochissimi classificato «A» da AgID”.
“Quello che da tempo stiamo cercando di sviluppare è un vero e proprio ‘modello UniPi’ di transizione digitale, in cui il nostro ateneo mette a disposizione del territorio le sue infrastrutture e le sue forti competenze nel campo dell’ICT – conclude Giuseppe Anastasi, delegato del rettore per la transizione digitale – Adesso speriamo di poter ampliare ancora di più il network già esistente, così da accelerare la trasformazione digitale della Toscana di Nord-Ovest”.
Oltre ai 250 edifici dell’Università di Pisa sono collegati alla rete di ateneo anche le sedi pisane del CNR, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia (INGV); la Scuola Superiore Sant'Anna, la Scuola Normale Superiore, la Stella Maris e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Per non parlare del Centro Onde Gravitazionali “Virgo” di Cascina e dell’Accademia Navale di Livorno.
Attraverso accordi e convenzioni, inoltre, l’infrastruttura dell’Ateneo serve ormai da tempo anche l’intera rete civica pisana e collega le scuole di ogni ordine e grado di Pisa e Livorno.
Transizione digitale: ecco il “modello UniPi”
L’Università di Pisa entra nell’era GARR-T. Da questa mattina, infatti, il Green Data Center di San Piero a Grado è collegato con un secondo nodo (PoP) alla rete nazionale a banda ultra-larga di nuova generazione, dedicata alla comunità dell’istruzione e della ricerca. La connessione internet della rete di Ateneo passa così da 10 a 100 gigabit. Un salto di qualità di cui beneficerà tutta la comunità scientifica pisana, ma anche buona parte del territorio della Toscana di Nord-Ovest.
“Con questo secondo PoP la potenza di calcolo scientifico del nostro Green Data Center cresce enormemente, consolidando il suo ruolo di asset strategico per le attività di ricerca del nostro ateneo - spiega Antonio Cisternino, presidente del Sistema Informatico di Ateneo - A beneficiare di questo potenziamento non sarà, però, solo l’Università di Pisa, ma l’intero sistema pisano della ricerca, oltre alla rete civica cittadina e alle tantissime scuole che oggi sono collegate alla nostra fibra ottica”.
“Da oggi, l’infrastruttura territoriale dell’Ateneo, con oltre 9.000 km di fibra ottica e una banda utilizzabile di 200 Gigabit/secondo, potrà finalmente sfruttare appieno le sue potenzialità - spiega Stefano Suin, dirigente della Direzione Infrastrutture Digitali dell’Università di Pisa – Questo ci consentirà di valorizzare anche le risorse che vi sono ospitate, prime fra tutte il Green Data Center dell’Ateneo, fra i principali datacenter italiani nel panorama delle Pubbliche amministrazioni e uno dei pochissimi classificato «A» da AgID”.
Come si estende la rete universitaria nella città di Pisa
“Quello che da tempo stiamo cercando di sviluppare è un vero e proprio ‘modello UniPi’ di transizione digitale, in cui il nostro ateneo mette a disposizione del territorio le sue infrastrutture e le sue forti competenze nel campo dell’ICT – conclude Giuseppe Anastasi, delegato del rettore per la transizione digitale – Adesso speriamo di poter ampliare ancora di più il network già esistente, così da accelerare la trasformazione digitale della Toscana di Nord-Ovest”.
Oltre ai 250 edifici dell’Università di Pisa sono collegati alla rete di ateneo anche le sedi pisane del CNR, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia (INGV); la Scuola Superiore Sant'Anna, la Scuola Normale Superiore, la Stella Maris e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Per non parlare del Centro Onde Gravitazionali “Virgo” di Cascina e dell’Accademia Navale di Livorno.
Attraverso accordi e convenzioni, inoltre, l’infrastruttura dell’Ateneo serve ormai da tempo anche l’intera rete civica pisana e collega le scuole di ogni ordine e grado di Pisa e Livorno.
Inaugurata a Pisa la nuova residenza universitaria San Cataldo
È stata inaugurata a Pisa la residenza universitaria dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio in località San Cataldo alla presenza del presidente del DSU Toscana Marco Del Medico, del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dell'assessora regionale all'università e alla ricerca Alessandra Nardini. Una struttura molto attesa che permetterà di incrementare l’offerta del patrimonio residenziale pubblico destinato agli universitari aventi diritto che hanno scelto di iscriversi all’Ateneo di Pisa. Presenti alla cerimonia anche il rettore dell'Università di Pisa Riccardo Zucchi e il sindaco Michele Conti.
L’edificio situato in via Paolo Semeraro dispone di 140 camere, suddivise tra 102 camere doppie e 38 camere singole, per un totale di 242 posti letto. Tra questi 9 sono stati allestiti per alloggiare studenti disabili. I posti letto DSU della sede di Pisa da assegnare per l’anno accademico 22/23 previsti nel bando di concorso sono 1291 e con l’aggiunta di quelli della nuova struttura di San Cataldo diventeranno 1533 implementando sensibilmente l'offerta abitativa studentesca.
All’interno dell’edificio, oltre agli alloggi, sono stati previsti un’aula per conferenze e proiezioni utilizzabile anche da utenza esterna e altri spazi comuni destinati ad aule studio, un’ampia zona lavanderia, un deposito per le biciclette e altri vani di servizio e deposito. Ogni piano della residenza è dotato di uno spazio cucina ad uso comune e all’esterno è presente ampio parcheggio. Il complesso è servito da un sistema stradale composto da due strade pubbliche e da una strada di piano con i relativi percorsi pedonali. Ciò consentirà una grande accessibilità pedonale da ogni lato del complesso oltre a permettere, anche la dislocazione di un adeguato numero di posti auto sulla strada di comparto.
È stata posta grande attenzione alla qualità architettonica e all’efficientamento energetico al fine di ottenere la certificazione dall’Ente certificatore autonomo “Casa Clima” in classe Gold, in considerazione della presenza di fonti rinnovabili di approvvigionamento basati su pannelli fotovoltaici e solari/termici. La stessa attenzione è stata posta nella scelta degli infissi che garantiscono il miglior isolamento termico e la minima dispersione e nei dispositivi per l’erogazione di acqua ed energia elettrica per il contenimento dei consumi.
Il CdA dell'Azienda Regionale DSU di Pisa firmò nel 2003 un accordo con il Demanio per la concessione perpetua in uso gratuito del terreno con l'intenzione di costruirvi una nuova residenza universitaria. L'iniziativa venne ripresa successivamente dal CdA dell'Azienda unica regionale DSU della Toscana ad inizio 2011 in concomitanza con l'uscita del nuovo bando Legge 338/2000 inerente interventi per alloggi e residenze per studenti universitari al quale l'Azienda partecipò presentando un progetto definitivo predisposto da professionisti interni ed esterni da sviluppare sulla stessa porzione di terreno. La domanda venne accolta nel 2012 dal Ministero dell'Università e della Ricerca che concesse il cofinanziamento del 50% dell’intervento. Nel 2014, a seguito di espletamento di procedura di gara ad evidenza pubblica, è stato individuato il soggetto esecutore dell'opera tramite affidamento di appalto integrato per la progettazione esecutiva e la realizzazione della struttura, nella ditta Edificanda srl di Latina. I lavori di costruzione sono iniziati nel 2016 e, nonostante lo stop per circa 18 mesi a causa di problematiche amministrative/burocratiche nonché quelli dovuti all’emergenza sanitaria durante la pandemia, si è proceduto a terminare i lavori. Il costo complessivo dell’intervento è di € 14.100.000,00 comprensivo di IVA, oltre € 1.121.000,00 per gli arredamenti e le opere di cablaggio/collegamenti rete e telefonia e viene sostenuto in parte dal contributo del bando MIUR ed in parte da risorse Regionali e risorse DSU.
“Con il completamento e l'apertura della residenza San Cataldo particolarmente attesa a Pisa - sottolinea il presidente del DSU Toscana Marco Del Medico – il patrimonio residenziale pubblico complessivo del DSU diventerà di 4891 alloggi riservati ad universitari in tutta la regione, consolidando a livello nazionale l’Ente della Toscana una fra le realtà più virtuose per il numero, la distribuzione, la qualità di servizi resi. In un momento in cui le garanzie sociali per i più deboli vengono costantemente ridotte continua l’impegno assunto all’inizio del mandato da questa amministrazione dell'Azienda di ampliare gli interventi per il diritto allo studio e rendere fruibile una struttura in un territorio come quello pisano dove è particolarmente pressante la richiesta abitativa da parte degli universitari fuori sede economicamente svantaggiati”.
(Fonte Ufficio stampa DSU Toscana).
All’Università di Pisa due ricercatori ucraini grazie al programma MSCA4Ukraine dell’Unione Europea
Sono 124 i progetti finanziati dall’Unione Europea con il bando MSCA4Ukraine (Marie- Skłodowska Curie Actions for Ukraine) che permetterà a ricercatori e ricercatrici ucraini di continuare il loro lavoro presso università ed enti di ricerca in 21 paesi europei. Cinque di questi progetti saranno svolti in Italia e ben due saranno ospitati dall’Università di Pisa, uno presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale e l’altro presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale.
Il programma MSCA4Ukraine nasce nell’ambito della risposta dell’Unione Europea all’invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa con l’obiettivo di fornire sostegno a ricercatori ucraini sfollati e consentire loro di continuare a lavorare presso organizzazioni accademiche e non accademiche negli Stati membri dell’UE e nei paesi associati a Orizzonte Europa, mantenendo i loro legami con le comunità di ricerca e innovazione in Ucraina. Il programma ha anche l’obiettivo di facilitare il reinserimento dei ricercatori nel loro paese in caso, dopo il periodo del finanziamento, siano soddisfatte le condizioni per un rientro sicuro, al fine di prevenire la fuga permanente dei cervelli e contribuire a rafforzare il settore universitario e della ricerca ucraino e la collaborazione e lo scambio con la comunità di ricerca internazionale.
“Tra le sfide globali con cui si deve confrontare oggi la nostra università, quella più drammatica di tutte è la guerra – commenta il rettore Riccardo Zucchi – La risposta che fin dall’inizio abbiamo dato come Ateneo all’emergenza generata dal conflitto in Ucraina è in linea con quella adottata dalle università degli altri paesi dell’Unione Europea: dare la possibilità a studenti, docenti e ricercatori ucraini di continuare i loro studi e le loro attività di ricerca nelle nostre aule e nei nostri laboratori è l’azione più concreta che possiamo mettere in campo come comunità accademica per aiutare una popolazione colpita dalla guerra. Il programma MSCA4Ukraine nasce proprio con questo intento e come Università di Pisa siamo onorati di poter ospitare due dei cinque ricercatori che arriveranno in Italia”.
Il progetto presso Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale durerà 12 mesi e verrà svolto da uno studente di dottorato dell’Istituto di Chimica Organica della National Academy of Sciences dell’Ucraina, con sede a Kyiv. Lo studente avrà come tutor il professor Gaetano Angelici e svolgerà un progetto di ricerca dal titolo “Sintesi di eterocicli funzionalizzabili per lo studio di nuovi coniugati peptidomimetici per applicazioni biomediche. “Sono innanzitutto grato alle istituzioni europee per aver creato uno strumento così importante per la salvaguardia di giovani ricercatori e ricercatrici in paesi a rischio – commenta il professor Angelici – Un sentito ringraziamento ai colleghi professori Fabio Bellina e Marco Lessi, per la loro collaborazione in questo progetto scientifico su nuove molecole mimetiche di composti naturali, ad attività antitumorale selettiva. Inoltre un ringraziamento speciale va a tutto il personale tecnico-amministrativo di Ateneo e del nostro Dipartimento, che nonostante i tempi strettissimi si è impegnato al massimo, conscio dell’importante contributo sociale della nostra istituzione, nell’attuale drammatico scenario internazionale”.
Il progetto presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale durerà 24 mesi e verrà svolto da un ricercatore dell’Istituto di Geochimica Ambientale della National Academy of Sciences dell’Ucraina, con sede a Kyiv. Il ricercatore avrà come tutor la professoressa Rosa Lo Frano e svolgerà un progetto dal titolo “Valutazione dell'accumulo, della contaminazione e della migrazione del trizio in impianti nucleari in calcestruzzo”. “Sono molto soddisfatta del prestigioso risultato che il nostro Ateneo è riuscito a conseguire perché potrà permettere sia al collega ucraino di continuare il suo lavoro di ricerca presso il DICI dell’Università di Pisa, che al nostro Ateneo di consolidare e rafforzare la cooperazione e le relazioni internazionali, e promuovere le attività di ricerca (premiali) che svolgiamo con passione e dedizione – commenta la professoressa Lo Frano – In particolare, il progetto ha carattere interdisciplinare e multidisciplinare con competenze che spaziano dall’ingegneria nucleare e meccanica alla bio-geochimica, dalla sperimentazione alla modellazione numerica. I risultati della ricerca permetteranno di sviluppare nuovi e innovativi metodi di “environmental remediation” aventi importanti ricadute anche in ambito industriale. Vorrei infine sottolineare l’importanza della curiosità scientifica che ci ha guidato e permesso di concretizzare quelle che in origine sembravano soltanto nuove idee”.
Intelligenza Artificiale sostenibile: le future reti neurali artificiali saranno a basso impatto energetico
Contribuire a una intelligenza artificiale sostenibile e progettare reti neurali artificiali a basso impatto energetico è l’obiettivo di uno studio recentemente pubblicato su Nature Machine Intelligence, prestigiosa rivista del gruppo Nature. Claudio Gallicchio (foto) del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa è l’unico italiano che ha partecipato alla ricerca insieme ad un team di studiosi delle più importanti università cinesi e di Hong Kong.
“In questo studio – spiega Claudio Gallicchio – abbiamo dimostrato come sia possibile progettare reti neurali artificiali che possano essere addestrate ed eseguite su sistemi hardware non-convenzionali, ottenendo risultati predittivi comparabili con quelli ottenibili con le unità di elaborazione grafica (GPU) e al tempo stesso riducendo il consumo energetico fino a oltre 40 volte”.
La ricerca ha riguardato nello specifico la progettazione congiunta hardware-software di reti neurali artificiali per grafi, una classe di metodologie informatiche all’avanguardia, utili a risolvere problemi in domini complessi come l’analisi delle reti sociali e la scoperta di nuovi farmaci.
“Da un punto di vista informatico – sottolinea Claudio Gallicchio - gli algoritmi proposti sfruttano una tecnica basata sulla teoria dei sistemi dinamici neurali, nota come Reservoir Computing, per ridurre al minimo la richiesta di calcolo degli algoritmi di addestramento. Da un punto di vista fisico, le reti neurali vengono implementate in random resistive memory arrays, nanodispositivi neuromorfici caratterizzati da un’elevatissima efficienza energetica”.
I risultati conseguiti sono stati possibili grazie ad una collaborazione interdisciplinare che ha mostrato i vantaggi della realizzazione di algoritmi di apprendimento automatico in hardware neuromorfico, indicando così una direzione promettente per i sistemi di Intelligenza Artificiale di prossima generazione.
Intelligenza Artificiale sostenibile: le future reti neurali artificiali saranno a basso impatto energetico
Contribuire a una intelligenza artificiale sostenibile e progettare reti neurali artificiali a basso impatto energetico è l’obiettivo di uno studio recentemente pubblicato su Nature Machine Intelligence, prestigiosa rivista del gruppo Nature. Claudio Gallicchio (foto) del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa è l’unico italiano che ha partecipato alla ricerca insieme ad un team di studiosi delle più importanti università cinesi e di Hong Kong.
“In questo studio – spiega Claudio Gallicchio – abbiamo dimostrato come sia possibile progettare reti neurali artificiali che possano essere addestrate ed eseguite su sistemi hardware non-convenzionali, ottenendo risultati predittivi comparabili con quelli ottenibili con le unità di elaborazione grafica (GPU) e al tempo stesso riducendo il consumo energetico fino a oltre 40 volte”.
La ricerca ha riguardato nello specifico la progettazione congiunta hardware-software di reti neurali artificiali per grafi, una classe di metodologie informatiche all’avanguardia, utili a risolvere problemi in domini complessi come l’analisi delle reti sociali e la scoperta di nuovi farmaci.
“Da un punto di vista informatico – sottolinea Claudio Gallicchio - gli algoritmi proposti sfruttano una tecnica basata sulla teoria dei sistemi dinamici neurali, nota come Reservoir Computing, per ridurre al minimo la richiesta di calcolo degli algoritmi di addestramento. Da un punto di vista fisico, le reti neurali vengono implementate in random resistive memory arrays, nanodispositivi neuromorfici caratterizzati da un’elevatissima efficienza energetica”.
I risultati conseguiti sono stati possibili grazie ad una collaborazione interdisciplinare che ha mostrato i vantaggi della realizzazione di algoritmi di apprendimento automatico in hardware neuromorfico, indicando così una direzione promettente per i sistemi di Intelligenza Artificiale di prossima generazione.