Dalle foglie di stevia un dolcificante naturale a zero calorie
Dalla stevia un dolcificante naturale a zero calorie sino a trecento volte più dolce dello zucchero. I ricercatori del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell'Università di Pisa, in collaborazione con il Laboratorio UTAGRI-INN del Centro di Ricerche ENEA della Casaccia, stanno studiando la messa a punto di un metodo di estrazione, purificazione e formulazione degli steviol glicosidi a partire da foglie di Stevia rebaudiana Bertoni.
"L''obiettivo – ha spiegato Luciana Angelini, ordinario di Agronomia e Coltivazioni Erbacee dell'Ateneo pisano – è di ottenere un estratto per il settore alimentare, ma anche per quello farmaceutico, utilizzando tecnologie innovative in modo che possa essere impiegato anche per i prodotti biologici".
Gli estratti attualmente commercializzati sono infatti perlopiù di origine asiatica e non sempre rispondono a criteri di qualità in termini di efficacia e sicurezza. In un articolo in uscita sulla rivista internazionale "Journal of the Science of Food and Agriculture" è stato inoltre messo in evidenza come gli estratti di stevia prodotti secondo le procedure messe a punto dai ricercatori dell'Ateneo pisano siano caratterizzati non solo da un elevato contenuto di composti dolcificanti, ma anche da un elevato potere antiossidante.
Il gruppo di ricerca dell'Università di Pisa è stato il primo ad introdurre in Italia lo studio della stevia negli anni '90. La pianta è infatti originaria della regione di Amambay, nel nord-est del Paraguay, e per secoli è stata utilizzata dalle tribù locali dei Guarani come dolcificante e negli infusi medicinali.
"Gli estratti di stevia – ha detto la professoressa Angelini - rappresentano un'eccellente possibilità per migliorare la dieta di soggetti affetti da varie patologie quali obesità, diabete mellito, malattie cardio-vascolari e carie dentale, e sono un'alternativa naturale ai dolcificanti artificiali come l'aspartame o la saccarina, i cui effetti sulla salute hanno recentemente sollevato molte preoccupazioni".
"Dal 2011, da quando cioè l'uso alimentare degli estratti di stevia è stato ufficialmente approvato in Europa – ha concluso Luciana Angelini – si è aperta la concreta possibilità di realizzare anche in Italia una filiera produttiva, dalla pianta all'estratto, possibilità sulla quale stiamo lavorando in collaborazione con soggetti diversi del mondo agricolo e industriale".
Ne hanno parlato:
LaStampa.it
LaNazione.it
IlTirreno.it
Il Tirreno - Pisa
l'Unità - Toscana
AdnKronos.it
Repubblica.it
IlSecoloXIX.it
GreenReport.it
OgniSette.it
PisaInformaFlash.it
Michele Marroni nuovo direttore del dipartimento di Scienze della Terra
È il professor Michele Marroni il nuovo direttore del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, succeduto a Mauro Rosi da poco nominato direttore dell'Ufficio rischio sismico e vulcanico della Protezione Civile. Michele Marroni, docente di Geologia strutturale, è nato a Pisa nel 1958 e si è laureato in Scienze Geologiche all'Università di Pisa nel 1983. Nell'Ateneo pisano ha ricoperto il ruolo di ricercatore universitario dal 1992 al 1998, di professore associato dal 1998 al 2000 e di professore ordinario dal 2000 ad oggi. Dal 2006 al 2013 è stato vicedirettore del dipartimento di Scienze della Terra.
L'attività di ricerca di Michele Marroni ha come nucleo centrale lo studio dell'evoluzione geodinamica dei bacini oceanici fossili in diverse catene montuose, dalla loro formazione fino alla loro scomparsa. In questo ambito ha svolto ricerche di geologia strutturale e tettonica, spesso come coordinatore di gruppi di ricerca, in Italia (Appennino Settentrionale e Alpi Occidentali) e all'estero. Ha partecipato a numerosi progetti di cartografia geologica, sia internazionali che nazionali e ha coordinato progetti di cartografia geologica della Regione Toscana e della Regione Umbria.
È autore di oltre 100 pubblicazioni e di oltre 30 carte geologiche. Ha curato l'edizione di sei volumi speciali su riviste internazionali. Ha coordinato, tra gli altri, due progetti PRIN a livello nazionale, quattro progetti PRIN a livello locale, un progetto del Ministero degli Affari esteri, un progetto CNR Agenzia 2000 e un progetto del fondo sociale Europeo 2007/2013. Il professor Michele Marroni è stato inoltre titolare di diverse convenzioni di ricerca sia con enti pubblici sia con compagnie private, finalizzate alla realizzazione di carte geologiche e a studi di geologia regionale nel campo dell'esplorazione petrolifera.
Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
Pisa Today
The Europlata Consortium comes to Pisa
Two days in Pisa spent discussing shared projects, research and mobility of early stage and more mature researchers: on 1-2 March the University of Pisa hosted the second international plenary meeting of Europlata, an Erasmus Mundus mobility network, which allows PhD candidates, post-doctoral researchers and staff of Argentine universities to come to Europe to study and conduct their research at the European partners' institutions.
The 18 delegates of the foreign universities were greeted in the "Sala dei Mappamondi" by the Rector, Prof. Massimo Augello, the Pro-rectors Profs. Alessandra Guidi and Marco Guidi and by the coordinator of the programme on behalf of the University of Pisa, Prof. Ann Katherine Isaacs.
The 15 partners in the Consortium include 7 prestigious European institutions, protagonists of the on-going innovation processes in the European Higher Education Area: Groningen (the project coordinator), Coimbra, Deusto (Bilbao), Krakow, Göttingen and Strasbourg, as well as the University of Pisa. The Argentine universities which are members of the Consortium are the National Universities of San Juan, Río Negro, San Martín, Lanús, La Plata, Santiago del Estero, the Universidad Nacional del Litoral and the Universidad Nacional del Sur.
In addition to mobility – several fellows have already come to the University of Pisa and others will be selected by the Consortium during the present meeting – Europlata aims to identify and map the obstacles to mobility of Argentine researchers to our continent, and to find effective ways to ensure compatibility, comparability and academic recognition for the research and study periods spent in Europe.
The project is financed for 48 months by the European Commission, thanks to the "Action 2" strand of the Erasmus Mundus programme. Europlata foresees the arrival in the European host universities of doctoral candidates (who receive mobility scholarships for 6 or 18 months), of doctoral candidates tout court (grants for 32 months), post-doctoral research (grants for 6 and 10 months) and for visits (one month) of the academic staff. The researchers, "early stage" (i.e. doctoral candidates) and also more advanced in their career, come from other Argentine universities – not members of the Consortium -- as well. The grants for mobility are given in four areas: Economics, Political Sciences, Sociology and Law (Public Administration).
Take a look at the Photo Gallery on the Facebook page of the University of Pisa.
Una targa rende omaggio all'E-Team, la squadra corse dell'Ateneo
"Per Capacità, Genialità e Passione". Sono queste le motivazioni citate nella targa che l'ACI di Pisa ha consegnato all'E-Team, la squadra corse dell'Università di Pisa, durante la IV Festa Provinciale dello Sport Automobilistico che si è svolta sabato 2 marzo 2013 all'Hotel Continental di Tirrenia e che ha visto la partecipazione delle massime autorità cittadine. La targa è stata consegnata dal direttore e dal presidente dell'ACI Pisa, rispettivamente Francesco Bianchi e Leonardo Acquaviva, al capo progetto dell'E-Team, Andrea Mascellani, e agli altri componenti del gruppo.
Nato nel 2008, il progetto dell'E-Team ha raggiunto negli anni prestigiosi traguardi sia nella Formula "SAE Italy" che in quella internazionale "Student", affermandosi come una delle iniziative di punta nel panorama delle vetture da corsa universitarie. Oltre ai risultati eccellenti ottenuti nelle gare, esso rappresenta anche una palestra formativa in cui gli studenti devono progettare e realizzare, in tempi brevi, un prodotto tecnologicamente avanzato e che abbia una concreta verifica sul campo.
L'E-Team è alla ricerca di nuovi collaboratori che possano integrare la squadra, sia per quanto riguarda le competenze ingegneristiche che di altri settori. Negli scorsi anni, infatti, hanno partecipato al progetto studenti di Economia, Giurisprudenza, Lettere, Lingue e Scienze politiche, le cui conoscenze sono fondamentali perché, ai fini delle gare, la squadra è chiamata anche ad affrontare i problemi legati alla ricerca e gestione delle risorse economiche, al marketing, alle pubbliche relazioni e alla comunicazione. Per il 2013 l'E-Team prevede di migliorare la vettura dello scorso anno attraverso una serie di test e la partecipazione ad alcune competizioni internazionali. Per informazioni si rimanda al sito: www.eteamsquadracorse.it/
Il Consorzio Europlata fa tappa a Pisa
Due giorni a Pisa per discutere di progetti comuni, ricerca e scambi tra dottorandi e ricercatori: il 1 e il 2 marzo l'Università di Pisa ospita il secondo meeting internazionale di Europlata, il programma di mobilità Erasmus Mundus, che permette a studenti PhD, post doc e allo staff delle università argentine di passare un periodo di studio negli atenei europei consorziati. I 18 rappresentanti delle università straniere sono stati accolti in rettorato dai prorettori Alessandra Guidi e Marco Guidi e dal coordinatore del programma per l'Ateneo pisano, Ann Katherine Isaacs.
Fra le 15 università partner del progetto ve ne sono 7 europee di grande prestigio, da tempo protagoniste dei processi di innovazione nello spazio europeo dell'istruzione superiore: Groningen (coordinatore del progetto), Coimbra, Deusto, Cracovia, Gottinga e Strasburgo, nonché l'Ateneo pisano. Le università argentine che partecipano al programma sono San Juan, Río Negro, San Martín, Lanús, La Plata, Santiago del Estero, la Universidad Nacional del Litoral e la Universidad Nacional del Sur.
Oltre alla mobilità - sono già arrivati all'Università di Pisa alcuni borsisti, e altri verranno selezionati dal Consorzio in questi giorni - Europlata mira a individuare gli ostacoli alla mobilità dei ricercatori argentini verso il nostro continente, e a trovare modi efficaci per assicurare la compatibilità, la comparabilità e il riconoscimento accademico dei periodi trascorsi presso le nostre università.
Il progetto, della durata di 48 mesi, è finanziato dalla Commissione europea grazie all'"Azione 2" del programma Erasmus Mundus. Europlata prevede l'arrivo nelle sedi consorziate europee di dottorandi in mobilità (che ricevono borse per 6 o 18 mesi), dottorandi tout court (borse di 32 mesi), borse per ricerca post dottorale e per lo staff accademico. I ricercatori, giovani e meno giovani, provengono anche da altre università argentine. La mobilità riguarda quattro aree: Economia, Scienze Politiche, Sociologia e Diritto (Pubblica Amministrazione).
Guarda la galleria fotografica sulla pagina Facebook dell'Università di Pisa.
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El consorcio de Europlata en Pisa
Los delegados de universidades de Eurpoa y Argentina se encontraron en el marco de un proyecto de movilidad para candidatos a doctorados y otros investigadores
Compartieron dos días en Pisa con discusiones acerca de proyectos, investigaciones, movilidades para investigadores con distintos grados de experiencia. Durante los días 1 y 2 de marzo, la Universidad de Pisa fue anfitriona del segundo plenario de Eurpolata, un consorcio de Erasmus Mundus que permite a candidatos de Doctorados y a investigadores de posdoctorado, como también miembros de staff de universidades argentinas venir a Europa para estudiar y conducir sus investigaciones en las universidades europeas.
Los 18 delegados de las universidades extranjeras fueron recibidos en la "Sala dei Mappamondi", por el Rector, Prof. Massimo Auguello, los Profs. Alessandra Guidi y Marco Guidi y por el coordinador del programa en nombre de la Universidad de Pisa, Profesora Anne Katherine Isaacs.
Los 15 socios del consorcio incluyen siete instituciones europeas de gran prestigio, protagonistas de los actuales procesos de innovación en el Área de Educación Superior de Europa: Groningen (coordinadora del proyecto), Coimbra, Deusto (Bilbao), Kracovia, Göttingen y Strasbourg, como también la Universidad de Pisa. Las Universidades agrentinas miembros del Consorcio son: San Juan, Río Negro, San Martín, Lanús, La Plata, Santiago del Estero, la Universidad Nacional del Litoral y la Universidad Nacional del Sur.
Además de la movilidad –muchos ya han venido a la Universidad de Pisa y otros fueron seleccionados por el consorcio durante la presente reunión- Europlata tiene se propone identificar los obstáculos de la movilidad de investigadores argentinos a nuestro continente, y de encontrar maneras efectivas de asegurar la compatibilidad, comparabilidad y reconocimiento académico para la investigación y los períodos cursados en Europa.
El proyecto cuenta con financiamiento de la Unión Europea por 48 gracias a la "Acción 2" del programa Erasmus Mundus. Europlata prevé el arribo de candidatos a los doctorados (con becas de 6 a 18 meses) en las universidades europeas, o de doctorados completos (32 meses), investigaciones de post-doctorado (con becas de 6 y 10 meses) y para visitas (de un mes) de staff académico. Los investigadores en fase preliminar (por ejemplo, candidatos a doctorado), como también los que están más avanzados en sus carreras, vienen de universidades argentinas –no miembros del consorcio- también. Las becas por movilidad se otorgan en cuatro áreas: economía, ciencias políticas, sociología y Leyes (Administración Pública).
Recorra la Galería de Fotos en la Página de Facebook de la Universidad de Pisa.
Google rende omaggio al primo computer italiano
Google rende omaggio al primo computer italiano realizzato all'Università di Pisa nel 1957 con un lungo post dedicato alla storia della "Macchina Ridotta" (MR) in uscita il 1 marzo sul suo blog europeo. La data coincide con i 55 anni dalla pubblicazione del manuale utente della MR, redatto dalla prima informatica italiana Elisabetta Abate che lavorò insieme a coloro che firmarono il progetto del calcolatore - Alfonso Caracciolo, Elio Fabri, Giuseppe Cecchini e Sergio Sibani.
Quasi dimenticata, la vicenda di questo primo computer italiano è stata recentemente ricostruita da un gruppo di studiosi del Dipartimento di Informatica dell'Ateneo pisano grazie al progetto "Hackerando la Macchina Ridotta" (HMR) finanziato dalla Fondazione Pisa, di fatto la prima esperienza italiana di archeologia sperimentale applicata all'informatica. Dal 2006 ad oggi i ricercatori dell'Università di Pisa hanno ricostruito in maniera virtuale la Macchina Ridotta del 1956, un primo progetto che rimase solo sulla carta, e quella del 1957, più complessa, che fu effettivamente realizzata e usata nel 1958 per diverse applicazioni scientifiche fino a quando non venne smantellata e in parte riutilizzata per costruire la Cep, la più famosa Calcolatrice elettronica pisana del 1961. I risultati del progetto HMR attualmente trovano applicazione nelle attività didattiche del Museo degli Strumenti per Il Calcolo dell'Università di Pisa.
"I primi calcolatori elettronici moderni risalgono alla fine degli anni Quaranta – ha spiegato Giovanni Cignoni che insieme a Fabio Gadducci ha promosso il progetto HMR – e in Italia fecero il loro ingresso nel 1954-55 quando ne furono acquistati due di produzione estera. Nello stesso periodo, alla fine del 1954, a Pisa fu concepita l'impresa di progettare e costruire una macchina calcolatrice. La sfida fu il risultato della volontà dell'Università di Pisa, del sostanzioso contributo degli enti locali di Pisa, Livorno e Lucca e di un prezioso suggerimento di Enrico Fermi: da qui nacque nel 1957 la Macchina Ridotta, un risultato che dimostrò la capacità della ricerca italiana di recuperare il tempo perduto e di mettersi al passo con i progetti esteri più avanzati".
Ne hanno parlato:
AdnKronos
Fastweb.it
RadioRosa.it
CorrieredelleComunicazioni.it
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Google US - Twitter
Il Tirreno Pisa
StampaToscana.it
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Progetto rocce
XXVIII Campagna Antartica del Programma Nazionale delle Ricerche in Antartide (PNRA)
Progetto: Gli eventi deposizionali e magmatici Triassico-Giurassici delle successioni della Terra Vittoria (Antartide) e variazioni paleoclimatiche nella provincia Gondwaniana (coordinatore Prof. P.C. Pertusati)
Partecipanti: Natale Perchiazzi (professore associato di Mineralogia) e Chiara Montomoli (ricercatore di Geologia strutturale) - dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Pisa
Date: 24 dicembre 2012 - 6 febbraio 2013
A conclusione della campagna di ricerche geologiche nell'ambito della XXVIII spedizione scientifica in Antartide del PNRA, si può affermare che il bilancio è positivo e che gran parte degli obiettivi prefissati sono stati raggiunti.
I risultati principali della ricerca sono:
- lo studio delle deformazioni di rocce antiche che hanno preso parte all'orogenesi di Ross (avvenuta circa 500 milioni di anni fa) e in particolare la comprensione dei processi tettonici che hanno portato alla loro formazione e risalita in superficie. Le rocce che abbiamo studiato e campionato, che attualmente affiorano in superficie, sono state trasportate inizialmente a decine di chilometri di profondità all'interno della crosta terrestre durante la fase di collisione di placche crostali raggiungendo valori di temperatura e pressione molto elevate (temperature di circa 800°C e pressioni di circa 6/7 kbar).
- lo studio di rocce sia sedimentarie che vulcaniche che si sono formate dopo l'orogenesi di Ross al di sopra del penepiano di Kukri, che si estende per centinaia di km e che rappresenta il risultato della completa erosione e spianamento della catena orogenetica di Ross. Questa parte della storia geologica dell'Antartide, iniziata circa 180 milioni di anni fa, è stata caratterizzata dalla deposizione di rocce sedimentarie in un ambiente sub-continentale ed è stata associata ad una poderosa attività magmatica di tipo effusivo che ha determinato il formarsi di grandi estensioni laviche, di notevole spessore. Queste rocce laviche e sedimentarie, e i fossili terrestri contenuti in queste ultime, compaiono anche in altri continenti, come America meridionale, Africa sud-orientale, Australia e India, e sono una prova inconfutabile che, prima della dispersione dei continenti nella loro posizione attuale, questi dovevano far parte di un unico supercontinente (PANGEA). Lo studio dei macro e microfossili contenuti nelle rocce sedimentarie che abbiamo campionato durante la spedizione permetterà di vincolare la loro età di deposizione e ricostruire l'assetto paleogeografico dei continenti. Lo studio della durata dell'attività vulcanica (< 1 Milione di anni o molti milioni di anni) è molto importante in quanto tale attività può aver avuto una notevole influenza nei cambiamenti paleoclimatici a scala globale.
Grazie a condizioni metereologiche molto buone e all'ottima organizzazione logistica i ricercatori hanno potuto svolgere circa 20 missioni giornaliere in elicottero e quindi raccogliere una grande mole di dati geologici sui diversi affioramenti, oltre che 400 chili di campioni che verranno studiati presso i nostri laboratori una volta arrivati in Italia. Grazie al supporto logistico dell'ENEA e all'abilità dei piloti che ci hanno accompagnato nelle nostre missioni, è stato possibile raggiungere affioramenti molto lontani dalla base fino a ora sconosciuti, o di difficile accesso, e sono state campionate rocce affioranti a quote molto alte (oltre i 3.200 m.) al limite della possibilità di volo degli elicotteri stessi, che fino ad ora non era mai stato possibile raggiungere.
I campioni, che sono stati spediti in Nuova Zelanda - grazie al supporto tecnico della nave dei colleghi coreani che stazionava in prossimità della Base italiana "Mario Zucchelli" - saranno spediti dall'ENEA in Italia entro breve. L'ulteriore fase della ricerca prevede lo svolgimento di analisi microstrutturali, sedimentologiche, petrografiche e geocronologiche che verranno svolte in laboratori italiani e stranieri sia universitari che del CNR.
Progetto Cambiamenti climatici ed evoluzione
XXVIII Campagna Antartica del Programma Nazionale delle Ricerche in Antartide (PNRA)
Progetto: Cambiamenti climatici ed evoluzione
Partecipanti: Carlo Baroni (professore ordinario di Geomorfologia e di Geoarcheologia) e Maria Cristina Salvatore (professoressa associata di Geografia fisica e di Fotointerpretazione e principi di telerilevamento) - dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa
Date: 4 dicembre 2012 – 14 gennaio 2013
I professori Carlo Baroni e Maria Cristina Salvatore, ospitati a Scott Base dall'Antarctic New Zealand, hanno svolto ricerche nella Terra Vittoria Meridionale, tra l'Isola di Ross e la Scott Coast, nell'ambito di un programma di collaborazione internazionale AntNZ-PNRA dal titolo: "Does climate change drive evolution? Genomic indicators of climate change" (Dr. Craig Millar, School of Biological Sciences, Auckland University).
Le attività, frutto anche di una collaborazione internazionale tra l'Università di Pisa, la Griffith University (Australia) e l'Environment Protection Training and Research Institute (India), s'inseriscono in una più ampia tematica di ricerca rivolta alla ricostruzione della storia del sistema glaciale antartico e alle conseguenti variazioni del livello del mare, una storia iniziata oltre 30 milioni di anni di anni fa. I due docenti fanno parte di un più ampio gruppo di ricerca nazionale e internazionale che si occupa della storia glaciale e paleoclimatica delle aree polari. Gli studi condotti nelle zone costiere affrontano temi chiave per la definizione dei cambiamenti climatici e ambientali pleistocenici e olocenici e forniscono rilevanti informazioni per la comprensione dell'impatto dei cambiamenti climatici sull'ambiente naturale e antropico (Climatic e Global Change). I nuovi dati contribuiranno anche alla costruzione di nuovi scenari per la comprensione dei meccanismi che guidano le variazioni climatico-ambientali in atto.
Durante questa spedizione, attraverso rilevamenti geomorfologici di terreno e survey da elicottero, sono state individuate nuove colonie relitte di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae), oltre a siti abbandonati al margine di colonie attualmente occupate. Con un approccio tipicamente "archeologico" sono stati eseguiti scavi stratigrafici in numerosi suoli ornitogenici di età olocenica e pleistocenica (sono state individuate colonie relitte di oltre 40.000 anni fa, precedenti all'ultima grande glaciazione pleistocenica). Grazie all'esecuzione di date radiocarboniche dei campioni raccolti durante la spedizione, sarà possibile ricostruire la storia della colonizzazione delle aree costiere di questo settore antartico.
Il materiale sub-fossile dai suoli ornitogenici campionato durante diverse campagne antartiche, ha rappresentato anche la base di partenza per ricerche multidisciplinari sulla genetica dei pinguini di Adelia (DNA). Infatti, l'eccellente grado di conservazione dei resti di pinguino ha suscitato estremo interesse nell'ambito della biologia evolutiva, oltre a consentire di sviluppare programmi di ricerca rivolti alla ricostruzione completa del genoma di questa specie. Inoltre, attraverso l'analisi del DNA antico dei pinguini di Adelia estratto dai campioni raccolti, viene studiata in termini filogenetici la risposta di questi uccelli marini alle passate modificazioni ecologiche del loro habitat naturale. Proprio in quanto raccolti in un contesto ambientale conservatosi pressoché indisturbato e inalterato nel tempo, i resti dei pinguini di Adelia hanno permesso di individuare trend evolutivi ed eventi di vicarianza genetica come risultato di cambiamenti ambientali a scala regionale e globale, quali ad esempio il raffreddamento pleistocenico e il successivo riscaldamento olocenico dell'Antartide.
Considerata la loro elevata sensibilità ambientale, i pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae) rappresentano una delle specie antartiche più studiate al mondo e un modello ideale per studiarne i trend evolutivi intesi come risposte adattative a cambiamenti ambientali e climatici. Dopo l'ultimo periodo di massima espansione glaciale (25-18.000 anni fa) il continente antartico è stato interessato da un graduale aumento della temperatura. Impossibilitati a migrare verso luoghi più freddi, i pinguini di Adelia sono stati in grado di sopravvivere ai cambiamenti climatici in atto semplicemente adattandosi alle nuove condizioni di vita. In quanto tali, i pinguini di Adelia rappresentano una specie chiave ideale per studiare i meccanismi evolutivi che regolano la biologia adattativa delle specie.
L'Antartide, cuore bianco della Terra, è un eccezionale "teatro ecologico" dove si sta svolgendo un "dramma evolutivo" nel quale i pinguini di Adelia sono i principali interpreti. Poiché la scenografia cambia a ogni era glaciale o, come nel nostro caso, a ogni periodo di riscaldamento interglaciale, sta cambiando anche il copione. Ma sarà sempre così? Se iI pianeta continuerà a riscaldarsi, i pinguini di Adelia rischiano di non avere più un clima freddo dove rifugiarsi. Dovranno quindi adattarsi o morire. Lo studio delle variazioni alleliche del DNA aiuterà i ricercatori a interpretare il futuro comportamento dei pinguini in risposta alle variazioni climatiche.
Progetto Meteoriti antartiche
XXVIII Campagna Antartica del Programma Nazionale delle Ricerche in Antartide (PNRA)
Progetto: Meteoriti Antartiche
Partecipanti: Luigi Folco (coordinatore nazionale del Progetto Meteoriti Antartiche del PNRA e docente di Geologia planetaria), Maurizio Gemelli (assegnista di ricerca) e Agnese Fazio (dottoranda) - dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Pisa
Date: 27 novembre 2012 - 6 gennaio 2013
La spedizione per la ricerca di meteoriti è stata svolta nel corso del II Periodo della XXVIII Campagna Antartica del PNRA, dal 27 novembre 2012 al 6 gennaio 2013, con supporto fornito dalla base italiana estiva Mario Zucchelli (MZS) nella Baia Terra Nova. Vi hanno partecipato Luigi Folco, Maurizio Gemelli e Agnese Fazio.
Sono state svolte 13 escursioni giornaliere con elicottero e una con Twin Otter (un piccolo bimotore canadese) in varie aree di ghiaccio blu dell'altopiano polare, comprese tra il Rennick Glacier e il Darwin Glacier (distanze fino a 500 km dalla base italiana). Le ricerche di meteoriti sono state svolte a piedi cercando queste rocce scure sulla superficie del ghiaccio, percorrendo sistematicamente in lungo e largo aree di ghiaccio blu di molte decine di km2. Mediamente ci sono state escursioni di 6 ore ininterrotte, percorrendo 15-25 km ogni giorno. Le condizioni meteorologiche tipiche sono state temperature di -15°-20°C, con venti fino a 35 nodi (65 km/h). Originariamente era previsto un campo remoto nella regione di Escalade Peak a circa 450 km dalla base MZS, di 20 giorni, ma l'operazione è stata cancellata a causa di un guasto al bimotore che doveva fare da supporto.
Malgrado non sia stato effettuato il campo remoto come da programma, il "piano B" delle escursioni giornaliere ha prodotto dei risultati molto soddisfacenti, che metteranno in grado il gruppo di ricerca di studiare un buon numero di nuove meteoriti. In sintesi i risultati principali sono stati i seguenti:
- Sono state raccolte 111 meteoriti con masse comprese tra 1 g e ca. 2 kg, per un peso complessivo di oltre 10 kg. Tra queste alcune meteoriti con caratteristiche non ordinarie, di notevole interesse scientifico, che saranno oggetto di immediati studi cosmochimici in Italia. È verosimile che questi campioni contengano informazioni nuove sui materiali più primitivi del sistema solare. Conseguentemente potrebbero darci nuove informazioni sull'origine del sistema solare avvenuta 4.6 miliardi di anni fa. Questi ritrovamenti straordinari sono la conferma dell'importanza del proseguire le ricerche di terreno in futuro.
- Sono state raccolte sabbie contenenti migliaia di micrometeoriti sulle cime delle Montagne Transantartiche a ridosso delle aree di ghiaccio blu dove si cercavano meteoriti. Questi campioni daranno informazioni sulla variabilità composizionale di questo materiale extraterrestre che costituisce la massima parte del flusso di materia extraterrestre che arriva costantemente sulla Terra, nonché serviranno da traccianti della storia di deglaciazione delle Montagne Transantartiche.
- È stata individuata una vasta area di ghiaccio blu nello Skelton Névé dove effettuare campi remoti futuri per ricerche di meteoriti.
Una volta arrivate in Italia, sono state avviate le procedure per la classificazione delle meteoriti, in collaborazione col Museo Nazionale dell'Antartide di Siena che si occuperà della loro conservazione nel tempo (come del resto, di tutti i reperti geologici recuperati nelle spedizioni del PNRA). A Pisa si procederà con il lavoro scientifico in senso stretto, ovvero con analisi petrografiche e cosmochimiche per ricerche su origine ed evoluzione del Sistema Solare. Molte analisi saranno svolte in Italia. Per quelle più sofisticate saremo costretti a rivolgerci a laboratori stranieri, con l'ovvio dispendio di risorse umane e finanziarie, condivisione/dispersione dei risultati scientifici e limitazione delle nostre capacità formative. Tali laboratori di fatto non esistono in Italia o sono obsoleti. Stiamo attivamente lavorando alla ricerca di finanziamenti pubblici per l'acquisizione di strumentazione che ci permetta di invertire il trend di dipendenza dai laboratori stranieri. Cozziamo tuttavia con il fatto che in Italia, a differenza del resto della EU, non esistono o non sono attive agenzie di finanziamento pubblico per l'acquisizione di grande strumentazione per le Scienze della Terra, come ad esempio microsonde elettroniche, microscopi elettronici a trasmissione, nanoSIMS, spettrometri di massa multicollettori (costi compresi tra 800 k€ e 2M€ circa). Tale strumentazione, unitamente alle competenze esistenti e ai materiali di grande valore scientifico disponibili, costituisce un'opportunità per essere competitivi in Europa e permetterebbe di creare nel nostro paese nuclei di ricerca di eccellenza in grado di attrarre risorse umane e finanziarie dal resto del mondo.
La meteorite lunare e quella a composizione solare
XXVIII Campagna Antartica del Programma Nazionale delle Ricerche in Antartide (PNRA)
Progetto: Meteoriti Antartiche
Partecipanti: Luigi Folco (docente di Geologia planetaria e coordinatore nazionale del Progetto Meteoriti Antartiche del PNRA), Maurizio Gemelli (assegnista di ricerca) e Agnese Fazio (dottoranda) - dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Pisa
Date: 27 novembre 2012 - 6 gennaio 2013
Delle 111 meteoriti trovate in varie aree di ghiaccio blu del plateau polare in Terra Vittoria, è stata avviata la classificazione della decina di campioni che già sul terreno sembravano molto interessanti. Sulla base delle analisi petrografiche si può concludere che uno di questi è una condrite carboniosa con composizione solare (circa 70 grammi) e che una seconda è una meteorite lunare (circa 90 grammi).
La meteorite con composizione solare
La meteorite con composizione solare appartiene a un gruppo di meteoriti molto rare dette condriti carboniose. Si tratta di residui della materia della nebulosa solare da cui, 4.6 miliardi di anni fa, si è formato il Sole e tutti gli altri corpi celesti che ruotano intorno ad esso.
Studiare questa meteorite significa:
• Definire quale sia la composizione chimica originaria del Sistema Solare.
• Investigare quali fossero gli ingredienti inorganici e organici della nebulosa solare, distinguendo quali fossero i componenti prodotti nella nebulosa e quali fossero invece già presenti nello spazio interstellare (ovvero più vecchi del Sistema Solare).
• Comprendere i processi attraverso cui si sono formati tutti i corpi celesti del sistema solare, ivi incluso la paleo-Terra. Meteoriti simili a quella trovata hanno permesso di identificare numerosi composti organici primordiali considerati da alcuni scienziati come i mattoni della vita.
La meteorite lunare
La meteorite lunare è un altro esemplare molto raro, perché delle circa 50 mila meteoriti presenti nelle collezioni di tutto il mondo solo alcune decine sono di origine lunare. Al di là del grande fascino di provenire dal nostro bel satellite, sono di grande rilievo scientifico perché hanno permesso di comprendere meglio la geologia della Luna e hanno di fatto esteso l'inventario delle rocce presenti sulla superficie lunare.
L'insieme dai dati raccolti dallo studio delle meteoriti lunari e dei campioni raccolti nel corso delle missioni Luna e Apollo degli anni 60-70 ha permesso di concludere sulla origine per impatto della luna, sul fatto che in origine la luna fosse avvolta da un oceano magmatico globale e che quest'ultimo scenario è stato probabilmente la norma nelle prime fasi di formazione dei pianeti rocciosi, compresa la Terra.
Un altro motivo fondamentale è che la luna è obiettivo di numerose missioni spaziali di varie agenzie spaziali nazionali programmate per i prossimi 30 anni (circa 20 tra definite e in sviluppo), per le quali i campioni lunari servono da taratura nell'acquisizione dei dati strumentali e nella loro interpretazione (ground truth).