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Comunicati stampa

Per l’E-Team Squadra Corse dell’Università di Pisa inizia una nuova avventura su pista: sabato 8 luglio è stata ufficialmente presentata in Piazza dei Cavalieri EV-A (Electric Vehicle - Project A), la prima macchina elettrica progettata dai ragazzi e dalle ragazze del team, una vettura tutta nuova che già tra pochi giorni parteciperà alla gara della Formula SAE a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma, e ad agosto correrà sul circuito di Hockenheim, in Germania. 

 

La nuova vettura ha due motori a flusso assiale da 37kW, scelti per la loro compattezza e in grado di raggiungere 6000rpm ed erogare 50Nm in condizioni nominali: “La realizzazione di una vettura elettrica rappresenta un'impresa incredibile, specialmente per una squadra che ha sempre operato nel campo delle macchine a combustione – ha dichiarato Lorenzo Alibrandi, team leader – Passare da un know-how consolidato e competenze sviluppate nel mondo delle auto tradizionali a un settore così nuovo e pieno di sfide come quello delle auto elettriche è stato un compito ambizioso. Tutti noi della squadra abbiamo dimostrato grande determinazione e talento nel superare le difficoltà tecniche, portando a termine con successo il nostro progetto”.

 

Alla presentazione hanno partecipato il direttore generale Rosario Di Bartolo, la professoressa Maria Vittoria Salvetti, direttrice del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale, il professor Francesco Bucchi, Faculty Advisor dell’E-Team, e Alessandro Ferraris, amministratore delegato di BeonD, Premium Partner per la stagione 2022/23. "L'E-Team è una punta di eccellenza per il nostro Ateneo, una di quelle iniziative in cui le competenze, il talento e la passione hanno dato vita a un progetto che ormai va avanti da molti anni - ha dichiarato il rettore Riccardo Zucchi - La piccola "scuderia" dell'Ateneo è diventata un laboratorio formativo in cui studenti provenienti da settori disciplinari diversi imparano a lavorare in gruppo e insieme vivono un'esperienza che li prepara anche per il mondo del lavoro. Per la nuova stagione di gare, con il debutto della loro prima vettura elettrica, auguro loro di raggiungere i risultati migliori e martedì 11 luglio, subito prima della partenza per la loro prima gara, andrò a salutarli personalmente".

 

L’E-team è composta da oltre cento ragazzi divisi in vari settori tecnici e gestionali. I settori tecnici includono Aereocompositi, Autotelaio, Elettronica, Driverless e Powertrain, mentre i settori gestionali comprendono Public Relations, Business Plan, Logistica e Cost Report. Questa suddivisione permette a ogni membro del team di sfruttare le proprie competenze specifiche, mettendo insieme un mix unico di conoscenze e abilità per raggiungere un unico obiettivo. Questa diversità di background e la capacità di lavorare insieme rappresentano uno dei punti di forza principali dell'E-Team Squadra Corse. L'integrazione di competenze provenienti da settori come l'aerodinamica, la progettazione del telaio, l'elettronica e la gestione dei dati è ciò che ha reso possibile la progettazione e realizzazione di questa vettura in meno di un anno. 

 

L'impegno dell'E-Team non si limita solo alla realizzazione di una vettura elettrica di successo. La squadra ha deciso di mettere alla prova le proprie capacità mettendosi a confronto in due delle gare più importanti a livello europeo: presso il circuito di Varano de’ Melegari (dal 12 al 16 luglio) e di Hockenheim, in Germania (dal 14 al 20 agosto). Queste competizioni rappresentano un banco di prova reale per la macchina e un'opportunità per confrontarsi con altri team provenienti da tutto il mondo. La partecipazione a questi eventi offre l'occasione di dimostrare le capacità dell'E-Team e di ottenere feedback importanti per migliorare ulteriormente il loro progetto.

Gestire le librerie virtuali di composti chimici non è mai stato così facile. Solo da pochi giorni, infatti, grazie a MolBook UNIPI, il potente software lanciato dal Dipartimento di Farmacia dell'Università di Pisa nell’ambito delle attività del centro nazionale HPC, Big Data e Quantum Computing, i chimici farmaceutici e biologi di tutto il mondo hanno adesso a disposizione gratuitamente uno strumento innovativo per creare, archiviare, gestire e condividere database molecolari in pochi clic.

Una vera e propria "rivoluzione tecnologica" nel mondo della chimica farmaceutica e della biologia dove, fino ad oggi, mancava un software libero di questo tipo, in grando di rendere user-friendly le procedure per la gestione dei database, fornendo all'utente non esperto uno strumento semplice e intuitivo. E le cui potenzialità sono state analizzate nella nota applicativa recentemente pubblicata sul prestigioso Journal of Chemical Information and Modeling.

Sviluppato da Salvatore Galati, Miriana Di Stefano, Lisa Piazza e Giulio Poli, membri del Gruppo di Molecular Modeling & Virtual Screening Laboratory del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, coordinato dal professor Tiziano Tuccinardi, il software MolBook UNIPI nasce per la comunità accademica e di ricerca, per trattare dati finalizzati a comporre, gestire e analizzare database contenenti informazioni relative a composti chimici, per sfruttare varie proprietà, tra cui la previsione del profilo tossicologico di molecole.

 

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Il professor Tiziano Tuccinardi (a destra) con i membri del Gruppo di Molecular Modeling & Virtual Screening Laboratory del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa

 

“La possibilità di archiviare digitalmente per ogni singola molecola le caratteristiche strutturali ed i vari dati di attività e tossicità correlati con essa ha un’importanza essenziale perché consente di effettuare rapide ricerche, analisi delle molecole archiviate ed impiegare l’intelligenza artificiale per elaborare e predire le proprietà delle diverse molecole. È possibile, ad esempio, in pochi secondi cercare tutte le molecole caratterizzate da un particolare gruppo funzionale o da una particolare attività biologica, o predire la loro possibile tossicità – spiega il professor Tiziano Tuccinardi - Ad oggi esistono alcuni tool che consentono la creazione di questi database molecolari; tuttavia, molti di questi non consentono l’esecuzione di analisi esaustive ed inoltre, la maggior parte sono molto difficili da utilizzare perché rivolti soprattutto a ricercatori operanti nel campo della chimica computazionale. Il software sviluppato dal nostro gruppo di ricerca consentirà anche ai chimici non computazionali, ai biologi e chimici farmaceutici di poter creare, gestire e condividere i database delle proprie molecole di interesse. Questa release di MolBook UNIPI rappresenta il primo tassello di questo progetto: la nostra idea è quella di implementarlo aggiungendo tool predittivi basati sull’intelligenza artificiale che in maniera semplice ed intuitiva possano aiutare la ricerca fornendo fin dai primi stadi di sviluppo di potenziali farmaci delle predizioni relative alla loro possibile tossicità e attività nei confronti dei diversi target molecolari.”

MolBook UNIPI è disponibile gratuitamente per le organizzazioni accademiche, governative e industriali e lo si può scaricare dal sito www.molbook.farm.unipi.it

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Progetto sviluppato anche grazie al contributo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 4 Componente 2 Investimento 1.4 "National Centre for HPC, Big Data and Quantum Computing" - Spoke 7 "Materials & Molecular Sciences" (Unione Europea – NextGenerationEU).

Per l’E-Team Squadra Corse dell’Università di Pisa inizia una nuova avventura su pista: sabato 8 luglio è stata ufficialmente presentata in Piazza dei Cavalieri EV-A (Electric Vehicle - Project A), la prima macchina elettrica progettata dai ragazzi e dalle ragazze del team, una vettura tutta nuova che già tra pochi giorni parteciperà alla gara della Formula SAE a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma, e ad agosto correrà sul circuito di Hockenheim, in Germania. 

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La nuova vettura ha due motori a flusso assiale da 37kW, scelti per la loro compattezza e in grado di raggiungere 6000rpm ed erogare 50Nm in condizioni nominali: “La realizzazione di una vettura elettrica rappresenta un'impresa incredibile, specialmente per una squadra che ha sempre operato nel campo delle macchine a combustione – ha dichiarato Lorenzo Alibrandi, team leader – Passare da un know-how consolidato e competenze sviluppate nel mondo delle auto tradizionali a un settore così nuovo e pieno di sfide come quello delle auto elettriche è stato un compito ambizioso. Tutti noi della squadra abbiamo dimostrato grande determinazione e talento nel superare le difficoltà tecniche, portando a termine con successo il nostro progetto”.

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Alla presentazione hanno partecipato il direttore generale Rosario Di Bartolo, la professoressa Maria Vittoria Salvetti, direttrice del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale, il professor Francesco Bucchi, Faculty Advisor dell’E-Team, e Alessandro Ferraris, amministratore delegato di BeonD, Premium Partner per la stagione 2022/23. "L'E-Team è una punta di eccellenza per il nostro Ateneo, una di quelle iniziative in cui le competenze, il talento e la passione hanno dato vita a un progetto che ormai va avanti da molti anni - ha dichiarato il rettore Riccardo Zucchi - La piccola "scuderia" dell'Ateneo è diventata un laboratorio formativo in cui studenti provenienti da settori disciplinari diversi imparano a lavorare in gruppo e insieme vivono un'esperienza che li prepara anche per il mondo del lavoro. Per la nuova stagione di gare, con il debutto della loro prima vettura elettrica, auguro loro di raggiungere i risultati migliori e martedì 11 luglio, subito prima della partenza per la loro prima gara, andrò a salutarli personalmente".

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L’E-team è composta da oltre cento ragazzi divisi in vari settori tecnici e gestionali. I settori tecnici includono Aereocompositi, Autotelaio, Elettronica, Driverless e Powertrain, mentre i settori gestionali comprendono Public Relations, Business Plan, Logistica e Cost Report. Questa suddivisione permette a ogni membro del team di sfruttare le proprie competenze specifiche, mettendo insieme un mix unico di conoscenze e abilità per raggiungere un unico obiettivo. Questa diversità di background e la capacità di lavorare insieme rappresentano uno dei punti di forza principali dell'E-Team Squadra Corse. L'integrazione di competenze provenienti da settori come l'aerodinamica, la progettazione del telaio, l'elettronica e la gestione dei dati è ciò che ha reso possibile la progettazione e realizzazione di questa vettura in meno di un anno. 

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L'impegno dell'E-Team non si limita solo alla realizzazione di una vettura elettrica di successo. La squadra ha deciso di mettere alla prova le proprie capacità mettendosi a confronto in due delle gare più importanti a livello europeo: presso il circuito di Varano de’ Melegari (dal 12 al 16 luglio) e di Hockenheim, in Germania (dal 14 al 20 agosto). Queste competizioni rappresentano un banco di prova reale per la macchina e un'opportunità per confrontarsi con altri team provenienti da tutto il mondo. La partecipazione a questi eventi offre l'occasione di dimostrare le capacità dell'E-Team e di ottenere feedback importanti per migliorare ulteriormente il loro progetto.

Nuovo successo per la squadra dell’Università di Pisa alla Cyberchallenge, la competizione sulla sicurezza informatica per ragazzi e ragazze dai 16 ai 24 anni, organizzata dal Cybersecurity National Lab del CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica).

 

La gara si è svolta lo scorso 29 giugno all’International Labour Organization (ILO) di Torino, e ha visto competere 42 squadre provenienti da tutta Italia. Dopo la vittoria conquistata nel 2020 e il terzo e quarto posto nel 2019 e 2022, gli hackers etici dell’Università di Pisa sono saliti di nuovo sul podio conquistando la medaglia di bronzo, dietro a Università di Trento (medaglia d’argento) e Roma La Sapienza (medaglia d’oro).

 

“Ciascuna squadra - racconta Giuseppe Lettieri, docente di ingegneria informatica all’Università di Pisa e coordinatore del team - doveva difendere i propri servizi informatici e attaccare quelli degli altri. Il punteggio si basava sulla quantità di “flag” rubate agli avversari, sul numero di flag perse e sulla percentuale di tempo in cui i propri servizi erano perfettamente funzionanti (una metrica detta SLA, Service Level Agreement). Oltre ad arrivare terza nella gara, la squadra dell’Università di Pisa è stata anche quella con la miglior SLA”.

 

Il team premiato è composto da: Riccardo Ciucci (Ingegneria Informatica), Taulant Arapi (Ingegneria Informatica), Antonio Ciociola (Ingegneria Informatica, S. Anna), Lorenzo Coppi (Ingegneria Informatica, Università di Firenze), Luca Cordisco (Informatica).

 

Ad allenare la squadra sono stati Giuseppe Lettieri e Pericle Perazzo per Ingegneria Informatica e Anna Bernasconi e Jacopo Soldani per Informatica, oltre a diversi “tutor”, reclutati tra gli studenti delle passate edizioni. Tra essi anche i ragazzi dell’Università di Pisa che parteciperanno alla "Capture-The-Flag" di DEFCON 2023, la più importante competizione al mondo di hacking, che si terrà a Las Vegas in Agosto.

 

Oltre all’appuntamento oltre oceano, il TeamItaly si prepara per l’European Cyber Security Challenge (ECSC), che quest'anno si terrà dal 24 al 27 ottobre ad Hamar, in Norvegia. Nel 2024 sarà l'Italia ad ospitare la competizione europea.

La siccità aiuta a migliorare la qualità e il colore delle uve di Sangiovese, vitigno toscano per eccellenza, ma solo se lo stress idrico è imposto in alcune fasi specifiche della maturazione e secondo precise intensità. La notizia arriva da una ricerca condotta al Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa pubblicata sulla rivista “Frontiers in Plant Science” che ha recentemente ricevuto il Premio SOI-Patron dalla Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana.

“I risultati ottenuti hanno evidenziato per la prima volta come la combinazione fra intensità e momento di applicazione del deficit idrico influenzi significativamente l’accumulo e il profilo specifico di antociani e flavonoli nelle uve”, spiega Giacomo Palai, assegnista di ricerca dell’Ateneo pisano e primo autore dello studio.

In particolare, un moderato deficit idrico prima dell’invaiatura (quando l’acino è ancora verde, da giugno sino a metà luglio) aumenta la quantità di flavonoidi nell’uva, mentre un severo stress idrico post-invaiatura (da metà luglio sino alla raccolta) influenza la colorazione degli acini, e quindi del vino, redendoli più scuri e vicini alle tonalità del blu.

“Lo stress idrico come strumento per gestire il contenuto fenolico – continua Palai - è molto importante soprattutto per il Sangiovese in Toscana che spesso risulta un po’ troppo scarico, in questo modo invece si ottengono vini con colore e fenoli più importanti, simili agli standard dei vitigni internazionali”.
Lo studio di Palai fa parte di una più ampia attività di ricerca condotta presso il Precision Fruit Growing Lab, coordinato dal professore Giovanni Caruso e presso il Laboratorio di ricerche viticole ed enologiche, coordinato dal professore Claudio D’Onofrio.
“Negli ultimi anni la viticoltura nazionale sta vivendo un periodo di forte pressione dovuto ai cambiamenti climatici con minori precipitazioni e periodi di siccità più lunghi che mettono a rischio la qualità delle uve soprattutto nelle aree maggiormente vocate – dice Giovanni Caruso - In questo contesto, lo sviluppo dell’irrigazione di precisione e di specifici protocolli per gestire il deficit idrico sono strumenti essenziali per mantenere e aumentare la qualità delle uve, sfruttando e volgendo in positivo condizioni potenzialmente critiche”.

 

 

Sabato 8 luglio, alle ore 18, in Piazza dei Cavalieri a Pisa, l’E-Team Squadra Corse dell’Università di Pisa presenterà al pubblico la nuova vettura elettrica, la prima della storia dell’Ateneo. La macchina parteciperà dal 12 al 16 luglio alla competizione di Formula SAE sul circuito di Varano de’ Melegari e dal 14 al 20 agosto correrà a Hockenheim, in Germania.

 

Programma:

- Ore 18 inizio evento

- Ore 18.15 saluto del Team Leader, Lorenzo Alibrandi

- Ore 18.30 interventi delle autorità universitarie

- Ore 19.00 intervento dei referenti di BeonD, Premium Partner per la stagione 2022/23

- Ore 19.10 presentazione macchina

- Ore 19.15 intervento di chiusura del Team Leader

 

Nuovo successo per la squadra dell’Università di Pisa alla Cyberchallenge, la competizione sulla sicurezza informatica per ragazzi e ragazze dai 16 ai 24 anni, organizzata dal Cybersecurity National Lab del CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica). La gara si è svolta lo scorso 29 giugno all’International Labour Organization (ILO) di Torino, e ha visto competere 42 squadre provenienti da tutta Italia. Dopo la vittoria conquistata nel 2020 e il terzo e quarto posto nel 2019 e 2022, gli hackers etici dell’Università di Pisa sono saliti di nuovo sul podio conquistando la medaglia di bronzo, dietro a Università di Trento (medaglia d’argento) e Roma La Sapienza (medaglia d’oro).

 

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“Ciascuna squadra - racconta Giuseppe Lettieri, docente di ingegneria informatica all’Università di Pisa e coordinatore del team - doveva difendere i propri servizi informatici e attaccare quelli degli altri. Il punteggio si basava sulla quantità di “flag” rubate agli avversari, sul numero di flag perse e sulla percentuale di tempo in cui i propri servizi erano perfettamente funzionanti (una metrica detta SLA, Service Level Agreement). Oltre ad arrivare terza nella gara, la squadra dell’Università di Pisa è stata anche quella con la miglior SLA”.

Il team premiato è composto da: Riccardo Ciucci (Ingegneria Informatica), Taulant Arapi (Ingegneria Informatica), Antonio Ciociola (Ingegneria Informatica, S. Anna), Lorenzo Coppi (Ingegneria Informatica, Università di Firenze), Luca Cordisco (Informatica).

 


Ad allenare la squadra sono stati Giuseppe Lettieri e Pericle Perazzo per Ingegneria Informatica e Anna Bernasconi e Jacopo Soldani per Informatica, oltre a diversi “tutor”, reclutati tra gli studenti delle passate edizioni. Tra essi anche i ragazzi dell’Università di Pisa che parteciperanno alla "Capture-The-Flag" di DEFCON 2023, la più importante competizione al mondo di hacking, che si terrà a Las Vegas in Agosto.

Oltre all’appuntamento oltre oceano, il TeamItaly si prepara per l’European Cyber Security Challenge (ECSC), che quest'anno si terrà dal 24 al 27 ottobre ad Hamar, in Norvegia. Nel 2024 sarà l'Italia ad ospitare la competizione europea.


Drought helps improve the quality and colour of Sangiovese grapes, the Tuscan grapevine par excellence, but only if the water stress is imposed during specific stages of ripening and according to precise intensity levels. These are the conclusions of a research study conducted by the Department of Agri-Food and Agri-Environmental Sciences at the University of Pisa published in the journal ‘Frontiers in Plant Science’, which was recently awarded the SOI-Patron Prize by the Italian Society of Horticulture.
“The results obtained showed for the first time how the combination of intensity and timing of water deficit application significantly influences the accumulation and specific profile of anthocyanins and flavonols in the berries,” explains Giacomo Palai, research fellow at the University of Pisa and first author of the study.

 

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On the right Giacomo Palai, on the left Giovanni Caruso

In particular, moderate water deficit before veraison (when the berries are still green, from June until mid-July) increases the concentration of flavonoids in the berries, whereas severe post-veraison water deficit (from mid-July through harvest) has an effect on the colour of the berries – and therefore of the wine – making them darker and closer to blue shades.

 


“Water stress as a tool to manage phenolic concentration,” Palai continues, “is very important especially for Sangiovese in Tuscany, which is often a bit too pale. Wines produced in this way, on the other hand, have a more intense colour and higher phenol concentrations, which brings them closer to the standards of international vine varieties”.
Palai’s study is part of a broader research activity conducted at Precision Fruit Growing Lab, coordinated by Prof. Giovanni Caruso, and at the Viticulture and Oenology Research Laboratory, coordinated by Prof. Claudio D’Onofrio.
“In recent years, Italian viticulture has been experiencing a period of strong pressure due to climate change, with less rainfall and longer drought periods that jeopardize the quality of grapes, especially in the areas that are best suited to this variety,” says Giovanni Caruso. “In this context, the development of specific irrigation treatments and protocols to manage water deficits are essential tools to maintain and increase grape quality, exploiting and turning potentially critical conditions into positive drivers.”

 

 

La siccità aiuta a migliorare la qualità e il colore delle uve di Sangiovese, vitigno toscano per eccellenza, ma solo se lo stress idrico è imposto in alcune fasi specifiche della maturazione e secondo precise intensità. La notizia arriva da una ricerca condotta al Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa pubblicata sulla rivista “Frontiers in Plant Science” che ha recentemente ricevuto il Premio SOI-Patron dalla Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana.

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A destra Giacomo Palai, a sinistra Giovanni Caruso


“I risultati ottenuti hanno evidenziato per la prima volta come la combinazione fra intensità e momento di applicazione del deficit idrico influenzi significativamente l’accumulo e il profilo specifico di antociani e flavonoli nelle uve”, spiega Giacomo Palai, assegnista di ricerca dell’Ateneo pisano e primo autore dello studio.
In particolare, un moderato deficit idrico prima dell’invaiatura (quando l’acino è ancora verde, da giugno sino a metà luglio) aumenta la quantità di flavonoidi nell’uva, mentre un severo stress idrico post-invaiatura (da metà luglio sino alla raccolta) influenza la colorazione degli acini, e quindi del vino, redendoli più scuri e vicini alle tonalità del blu.


“Lo stress idrico come strumento per gestire il contenuto fenolico – continua Palai - è molto importante soprattutto per il Sangiovese in Toscana che spesso risulta un po’ troppo scarico, in questo modo invece si ottengono vini con colore e fenoli più importanti, simili agli standard dei vitigni internazionali”.
Lo studio di Palai fa parte di una più ampia attività di ricerca condotta presso il Precision Fruit Growing Lab, coordinato dal professore Giovanni Caruso e presso il Laboratorio di ricerche viticole ed enologiche, coordinato dal professore Claudio D’Onofrio.
“Negli ultimi anni la viticoltura nazionale sta vivendo un periodo di forte pressione dovuto ai cambiamenti climatici con minori precipitazioni e periodi di siccità più lunghi che mettono a rischio la qualità delle uve soprattutto nelle aree maggiormente vocate – dice Giovanni Caruso - In questo contesto, lo sviluppo dell’irrigazione di precisione e di specifici protocolli per gestire il deficit idrico sono strumenti essenziali per mantenere e aumentare la qualità delle uve, sfruttando e volgendo in positivo condizioni potenzialmente critiche”.

 

 

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