Università di Pisa e Confindustria Livorno Massa Carrara insieme per il futuro dei giovani e la crescita del territorio
Innovazione, capitale umano, alta formazione e nuova imprenditorialità. Sono queste le parole chiave dell’intesa siglata questa mattina (2 febbraio) a Pisa, in Palazzo alla Giornata, tra Università di Pisa e Confindustria Livorno Massa Carrara. Intesa che rinnova e consolida una collaborazione avviata nel 2017.
Alla cerimonia per la firma della convenzione sono intervenuti il Rettore dell'Università di Pisa, Riccardo Zucchi, il Presidente di Confindustria Livorno Massa Carrara, Piero Neri, la Delegata per le relazioni industriali dell’Ateneo, Chiara Galletti, il Consigliere ai rapporti interni del Presidente degli Industriali, Stefano Santalena, e il Direttore Generale di Confindustria Livorno Massa Carrara, Umberto Paoletti.
Focus della convenzione, che avrà una durata di tre anni, è l'implementazione della collaborazione per l'alta formazione rivolta ai manager e ai responsabili aziendali, unitamente alla collaborazione nell'ambito del trasferimento tecnologico, della valorizzazione dei risultati della ricerca e dello sviluppo di start up innovative sul territorio. Questo, in aggiunta al potenziamento delle attività di orientamento e di conoscenza del tessuto industriale di Livorno, Massa e Carrara e di interazione con i vari Dipartimenti dell’Ateneo pisano su progetti specifici. Confermate, affinché il rapporto tra Industria e Formazione sia sempre più organico, anche le attività dello “sportello di collegamento” tra laureati e aziende.
Il Presidente di Confindustria Livorno Massa Carrara, Piero Neri, e il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, firmano la “Convezione per il trasferimento della conoscenza e della ricerca scientifica e tecnologica”
"Il rafforzamento dei rapporti con le imprese presenti sul territorio, la valorizzazione delle attività di trasferimento tecnologico e lo sviluppo dell’imprenditorialità accademica rappresentano tre settori di cruciale importanza per il nostro Ateneo, sempre più impegnato nel sostenere la crescita culturale, sociale ed economica del nostro Paese - ha dichiarato il rettore dell'Università di Pisa, Riccardo Zucchi - L'accordo che oggi abbiamo rinnovato con Confindustria Livorno Massa Carrara va in questa direzione e dimostra il nostro impegno a costituire un sistema esteso a tutta l’area vasta nord-ovest, oltre a confermare l'attenzione e la cura che abbiamo per il futuro delle nostre studentesse e i nostri studenti, al fine di aumentare il tasso di occupazione dei nostri laureati, già oggi tra i più alti d'Italia".
“Il rinnovo della convenzione con l'Ateneo è un obiettivo al quale tenevamo in modo particolare - ha dichiarato il presidente di Confindustria, Piero Neri – Le iniziative già introdotte durante lo scorso anno con i Docenti e i Delegati del Rettore e il nostro Coordinamento Multinazionali e Grandi Imprese, dimostrano che la collaborazione tra le università e le imprese sta assumendo un'importanza sempre più strategica per l'innovazione e il trasferimento tecnologico. Sono convinto che questa esperienza che oggi si consolida, possa apportare energia positiva per favorire ulteriori occasioni di crescita e di sviluppo, oltre che per favorire un rapporto sempre più organico tra le nostre istituzioni, fondamentale per assicurare profili professionali simmetrici alle esigenze delle attività industriali esistenti e di quelle provenienti dai nuovi investitori, che si stanno profilando”.
Trasferimento tecnologico: Università di Pisa e CNA rinnovano l’alleanza
Università di Pisa e CNA Pisa rinnovano l’alleanza in nome dello sviluppo territoriale. Oggi, venerdì 2 febbraio, in Palazzo alla Giornata a Pisa, il rettore dell’Ateneo pisano, Riccardo Zucchi, e il presidente territoriale di CNA Pisa, Francesco Oppedisano, hanno firmato una convenzione che rinnova per altri tre anni una partnership iniziata nel 2020. Scopo dell’accordo, collaborare per sostenere la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, anche accademiche, attraverso attività di mentorship aziendale, condivisione di spazi e laboratori, organizzazione di eventi di networking in ambito di trasferimento tecnologico anche in collaborazione con il Contamination Lab dell’Università (CLab Pisa).
“Con la firma di questa convenzione, Università di Pisa e CNA Pisa rinnovano il proprio impegno a lavorare insieme per la crescita e il benessere di tutto il nostro territorio – ha commentato il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi – Con l’inizio del nuovo millennio il ruolo delle Università è profondamente cambiato negli anni e oggi gli Atenei, valorizzando i talenti delle nuove generazioni, sono ogni giorno di più attori di primo piano nello sviluppo economico delle comunità locali e nazionali. Attraverso le attività di terza missione creano prosperità, contribuiscono alla crescita culturale ed economica, favoriscono l’occupazione e gli investimenti. Da 2020 ad oggi, ad esempio, questa collaborazione ha permesso a tanti giovani di far crescere i propri progetti imprenditoriali maturati all’interno del nostro CLab. Allo stesso tempo, la nostra alleanza ha creato l’opportunità di nuove collaborazioni e connessioni anche a livello internazionale, anche nell’ambito dell’alleanza universitaria europea Circle U e di Start for Future, una delle piattaforme per l'innovazione più dinamiche e in più rapida crescita d'Europa, che unisce il mondo accademico, le startup, l'industria e le organizzazioni pubbliche.”
“È con grande piacere e orgoglio che oggi annunciamo la firma di questa convenzione con l'Università di Pisa. Questa partnership strategica segna il proseguimento di un percorso collaborativo e innovativo per lo sviluppo imprenditoriale del nostro territorio – ha dichiarato il presidente territoriale di CNA Pisa, Francesco Oppedisano - La convenzione potrà prevedere iniziative congiunte, programmi di mentoring per giovani imprenditori, collaborazioni in progetti di ricerca applicata, ecc. Come CNA il nostro obiettivo è quello di unire le competenze accademiche con l'esperienza pratica del mondo imprenditoriale, per fornire ai giovani talenti le competenze e le opportunità necessarie a trasformare le loro idee in imprese di successo. Ecco che questa collaborazione rappresenta un'opportunità unica per gli studenti e i ricercatori dell'Università di Pisa, che avranno accesso diretto alle risorse e alle reti professionali della nostra associazione. Allo stesso tempo, i membri dell'associazione beneficeranno dell'innovazione e della freschezza delle idee che nascono in ambito accademico. Siamo convinti che questo sia un passo cruciale verso la creazione di un ecosistema imprenditoriale dinamico e sostenibile, capace di generare crescita economica e occupazionale nel nostro territorio. Inoltre, questa iniziativa rafforza il legame tra il mondo accademico e quello imprenditoriale, creando un ponte tra teoria e pratica che è essenziale per lo sviluppo di una società moderna e innovativa”.
Trasferimento tecnologico: Università di Pisa e CNA rinnovano l’alleanza
Università di Pisa e CNA Pisa rinnovano l’alleanza in nome dello sviluppo territoriale. Oggi, venerdì 2 febbraio, in Palazzo alla Giornata a Pisa, il rettore dell’Ateneo pisano, Riccardo Zucchi, e il presidente territoriale di CNA Pisa, Francesco Oppedisano, hanno firmato una convenzione che rinnova per altri tre anni una partnership iniziata nel 2020. Scopo dell’accordo, collaborare per sostenere la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, anche accademiche, attraverso attività di mentorship aziendale, condivisione di spazi e laboratori, organizzazione di eventi di networking in ambito di trasferimento tecnologico anche in collaborazione con il Contamination Lab dell’Università (CLab Pisa).
“Con la firma di questa convenzione, Università di Pisa e CNA Pisa rinnovano il proprio impegno a lavorare insieme per la crescita e il benessere di tutto il nostro territorio – ha commentato il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi – Con l’inizio del nuovo millennio il ruolo delle Università è profondamente cambiato negli anni e oggi gli Atenei, valorizzando i talenti delle nuove generazioni, sono ogni giorno di più attori di primo piano nello sviluppo economico delle comunità locali e nazionali. Attraverso le attività di terza missione creano prosperità, contribuiscono alla crescita culturale ed economica, favoriscono l’occupazione e gli investimenti. Da 2020 ad oggi, ad esempio, questa collaborazione ha permesso a tanti giovani di far crescere i propri progetti imprenditoriali maturati all’interno del nostro CLab. Allo stesso tempo, la nostra alleanza ha creato l’opportunità di nuove collaborazioni e connessioni anche a livello internazionale, anche nell’ambito dell’alleanza universitaria europea Circle U e di Start for Future, una delle piattaforme per l'innovazione più dinamiche e in più rapida crescita d'Europa, che unisce il mondo accademico, le startup, l'industria e le organizzazioni pubbliche.”
Il presidente di CNA Pisa, Francesco Oppedisano, e il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, firmano la “Convenzione per la collaborazione sul trasferimento tecnologico”
“È con grande piacere e orgoglio che oggi annunciamo la firma di questa convenzione con l'Università di Pisa. Questa partnership strategica segna il proseguimento di un percorso collaborativo e innovativo per lo sviluppo imprenditoriale del nostro territorio – ha dichiarato il presidente territoriale di CNA Pisa, Francesco Oppedisano - La convenzione potrà prevedere iniziative congiunte, programmi di mentoring per giovani imprenditori, collaborazioni in progetti di ricerca applicata, ecc. Come CNA il nostro obiettivo è quello di unire le competenze accademiche con l'esperienza pratica del mondo imprenditoriale, per fornire ai giovani talenti le competenze e le opportunità necessarie a trasformare le loro idee in imprese di successo. Ecco che questa collaborazione rappresenta un'opportunità unica per gli studenti e i ricercatori dell'Università di Pisa, che avranno accesso diretto alle risorse e alle reti professionali della nostra associazione. Allo stesso tempo, i membri dell'associazione beneficeranno dell'innovazione e della freschezza delle idee che nascono in ambito accademico. Siamo convinti che questo sia un passo cruciale verso la creazione di un ecosistema imprenditoriale dinamico e sostenibile, capace di generare crescita economica e occupazionale nel nostro territorio. Inoltre, questa iniziativa rafforza il legame tra il mondo accademico e quello imprenditoriale, creando un ponte tra teoria e pratica che è essenziale per lo sviluppo di una società moderna e innovativa”.
Il geotermico è la rinnovabile più efficace per diminuire le emissioni di CO2 (seguono idroelettrico e solare)
Per diminuire le emissioni di CO2 nell’atmosfera, il geotermico è la fonte di energia rinnovabile più efficace, seguito da idroelettrico e solare. La notizia arriva da uno studio su 27 paesi OCSE dal 1965 al 2020 pubblicato sul Journal of Cleaner Production.
La ricerca ha analizzato l’impatto di alcune fonti di energia rinnovabile per la produzione di energia elettrica: geotermico, solare, eolico, biofuel, idroelettrico. Dai risultati è emerso che ognuna di esse contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e dunque è utile agli obiettivi della transizione ecologica. Fra tutte, le migliori sono il geotermico, l’idroelettrico, e il solare, in ordine decrescente di importanza. A livello quantitativo, 10 terawattora di energia elettrica prodotti da geotermico, idroelettrico, e solare, consentono infatti di ridurre le emissioni di CO2 pro capite rispettivamente di 1.17, 0.87, e 0.77 tonnellate.
I 27 paesi OCSE esaminati dal 1965 al 2020 sono stati scelti come campione perché contribuiscono notevolmente al rilascio di emissioni di CO2 nell’atmosfera e rappresentano circa un terzo del totale delle emissioni globali di CO2. Nello specifico si tratta di Australia, Austria, Canada, Cile, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Per ricavare i dati, la ricerca ha analizzato molteplici fonti, le principali sono: Food and Agriculture Organization (FAO), International Energy Agency (IEA), OECD, Our World in Data (OWID), e World Bank.
“E’ noto che circa due terzi degli italiani si dichiara appassionato del tema della sostenibilità e ritiene importante l’uso delle rinnovabili per avere città più sostenibili – dice Gaetano Perone, ricercatore del dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa e autore dell’articolo – la mia analisi spiega in modo dettagliato l’impatto di ciascuna energia rinnovabile sulle emissioni di CO2, considerando anche altri aspetti legati ai costi di implementazione e costruzione delle centrali e delle opportunità date dalle caratteristiche geografiche e climatiche dei paesi considerati”.
Il geotermico è la rinnovabile più efficace per diminuire le emissioni di CO2 (seguono idroelettrico e solare)
Per diminuire le emissioni di CO2 nell’atmosfera, il geotermico è la fonte di energia rinnovabile più efficace, seguito da idroelettrico e solare. La notizia arriva da uno studio su 27 paesi OCSE dal 1965 al 2020 pubblicato sul Journal of Cleaner Production.
La ricerca ha analizzato l’impatto di alcune fonti di energia rinnovabile per la produzione di energia elettrica: geotermico, solare, eolico, biofuel, idroelettrico. Dai risultati è emerso che ognuna di esse contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e dunque è utile agli obiettivi della transizione ecologica. Fra tutte, le migliori sono il geotermico, l’idroelettrico, e il solare, in ordine decrescente di importanza. A livello quantitativo, 10 terawattora di energia elettrica prodotti da geotermico, idroelettrico, e solare, consentono infatti di ridurre le emissioni di CO2 pro capite rispettivamente di 1.17, 0.87, e 0.77 tonnellate.
I 27 paesi OCSE esaminati dal 1965 al 2020 sono stati scelti come campione perché contribuiscono notevolmente al rilascio di emissioni di CO2 nell’atmosfera e rappresentano circa un terzo del totale delle emissioni globali di CO2. Nello specifico si tratta di Australia, Austria, Canada, Cile, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Per ricavare i dati, la ricerca ha analizzato molteplici fonti, le principali sono: Food and Agriculture Organization (FAO), International Energy Agency (IEA), OECD, Our World in Data (OWID), e World Bank.
“E’ noto che circa due terzi degli italiani si dichiara appassionato del tema della sostenibilità e ritiene importante l’uso delle rinnovabili per avere città più sostenibili – dice Gaetano Perone, ricercatore del dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa e autore dell’articolo – la mia analisi spiega in modo dettagliato l’impatto di ciascuna energia rinnovabile sulle emissioni di CO2, considerando anche altri aspetti legati ai costi di implementazione e costruzione delle centrali e delle opportunità date dalle caratteristiche geografiche e climatiche dei paesi considerati”.
Disegnare al Museo: Introduzione all’acquarello naturalistico
Sabato 17 febbraio 2024, dalle ore 15.00 alle ore 18.30, si terrà il terzo incontro di illustrazione naturalistica del ciclo “Disegnare al Museo”, dal titolo "Introduzione all’acquarello naturalistico".
L’incontro, di livello base, prevede una introduzione al disegno e all’acquarello naturalistico.
Leggi i dettagli: https://www.msn.unipi.it/it/eventi/disegnare-al-museo-introduzione-allacquarello-naturalistico/
Disegnare al Museo: Introduzione all’acquarello naturalistico
Sabato 17 febbraio 2024, dalle ore 15.00 alle ore 18.30, si terrà il terzo incontro di illustrazione naturalistica del ciclo “Disegnare al Museo”, dal titolo "Introduzione all’acquarello naturalistico".
L’incontro, di livello base, prevede una introduzione al disegno e all’acquarello naturalistico.
Leggi i dettagli: https://www.msn.unipi.it/it/eventi/disegnare-al-museo-introduzione-allacquarello-naturalistico/
Area Bruno Pontecorvo: nuova vita per l'area verde dell'Ex Marzotto
Oggi è solo una porzione di terreno dietro il Polo Fibonacci, ma presto diverrà un'area verde curata e attrezzata con tavolini e gazebo, dove tutti potranno rilassarsi e mangiare all'aria aperta. E questo grazie ad un accordo tra Università di Pisa, C.E.M.E.S. spa e Sacon srl che, giovedì 1° febbraio, hanno firmato una “Convenzione per la riqualificazione dell’Area Verde di proprietà dell’Università di Pisa nel Complesso Ex Marzotto”. Convenzione con la quale, in cambio della concessione dell'area da parte dell'Ateneo, le due società si impegnano, a loro spese, ad occuparsi della sua cura e degli arredi, facendone un giardino pubblico con zona ristoro collegata sia al Polo universitario che al vicino Supermercato CONAD che riserverà appositi sconti a dipendenti e studenti dell'Università di Pisa.
“Accordi come questo credo rappresentino un modello virtuoso di quella collaborazione con le aziende del territorio che il nostro Ateneo intende sviluppare – ha commentato il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi – Nel caso specifico, questa convenzione ci aiuta a valorizzare un ambiente che era necessario riqualificare. Ci tengo, quindi, a ringraziare i nostri partner che si faranno carico anche della manutenzione ordinaria degli spazi verdi dell’area. Non posso, dunque, che esprimere soddisfazione per questa firma, con l’auspicio che sia un punto di partenza per altre iniziative simili future”.
Grande soddisfazione anche per Matteo Madonna di Sacon srl, che ha definito la convenzione un “esempio di collaborazione tra pubblico e privato che, allo stesso tempo, mira a riqualificare una zona pregiata di Pisa nell’interesse della collettività e svolge una funzione di servizio attraverso un accordo che promuove una scontistica per tutti gli studenti, i docenti e il personale dell’Università di Pisa”.
Le praterie di Posidonia riducono gli effetti dell’acidificazione dei mari (e la prova sono i ricci di mare)
Le praterie di Posidonia possono ridurre in modo significativo gli effetti dell’acidificazione dei mari, la prova arriva da una specie sentinella come i ricci di mare. E’ questo quanto emerge da alcuni studi condotti dall’Università di Pisa nell’ambito del progetto europeo FutureMARES e pubblicati sulle riviste Science of the Total Environment e Environmental Research.
I ricercatori dell’Università di Pisa hanno condotto gli esperimenti nei mesocosmi collocati presso l’Acquario di Livorno, un sistema di vasche di grandi dimensioni che riproduce gli ecosistemi marini. Le analisi hanno dimostrato che Posidonia oceanica, la principale pianta marina che popola il Mediterraneo, contribuisce a difendere lo sviluppo delle larve del riccio di mare (Paracentrotus lividus). Questa specie, che ha anche un interesse commerciale, è minacciata dall’acidificazione delle acque marine che ostacola lo sviluppo dello scheletro composto da carbonato di calcio. Ma grazie alla propria attività fotosintetica, la Posidonia è stata in grado di alzare il pH dell’acqua di 0.15 unità. In presenza delle piante, le larve di riccio hanno così sviluppato meno malformazioni e raggiunto una grandezza maggiore nella fase finale dello sviluppo.
Le praterie di Posidonia possono quindi rappresentare un rifugio per alcune delle specie minacciate dall’acidificazione dei mari anche perché il fenomeno in sé non ha effetti significativi su queste piante. E tuttavia, come hanno dimostrato ulteriori indagini dell’Università di Pisa, se l’acidificazione è associata ad un innalzamento della temperatura dell’acqua, possono subentrare alterazioni fisiologiche e molecolari, specialmente nelle piante più in profondità, che potrebbero ridurre la funzione protettiva.
“I nostri studi dimostrano le praterie di piante marine come Posidonia oceanica possano mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici su altre specie, con importanti ricadute in termini sia di biodiversità che economici – spiega il professore Fabio Bulleri del Dipartimento di Biologia e del Centro Interdipartimentale di Ricerca per lo Studio degli Effetti del Cambiamento Climatico (CIRSEC) dell’Università di Pisa – questa capacità però può essere compromessa da un ulteriore riscaldamento del mare e per questo è necessario individuare popolazioni di piante più tolleranti allo stress termico e siti caratterizzati da un minore tasso di riscaldamento che possano funzionare da rifugi in scenari futuri”.
Fabio Bulleri, responsabile scientifico del progetto FutureMARES, si occupa della valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici in ambiente marino. Insieme a lui hanno collaborato, per l’Università di Pisa, Chiara Ravaglioli assegnista di ricerca del Dipartimento di Biologia che si occupa degli effetti antropici sulle piante marine; Lucia De Marchi e Carlo Pretti, esperti in ecotossicologia del Dipartimento di Scienze Veterinarie. Partner esterni sono il Dipartimento di Scienze Della Vita dell’Università di Trieste, il Centro Interuniversitario di Biologia Marina “G. Bacci” (CIBM) di Livorno, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, il National Institute of Oceanography, Israel Oceanographic and Limnological Research, Haifa in Israele e il National Biodiversity Future Centre (NBFC) di Palermo.
Le praterie di Posidonia riducono gli effetti dell’acidificazione dei mari (e la prova sono i ricci di mare)
Le praterie di Posidonia possono ridurre in modo significativo gli effetti dell’acidificazione dei mari, la prova arriva da una specie sentinella come i ricci di mare. E’ questo quanto emerge da alcuni studi condotti dall’Università di Pisa nell’ambito del progetto europeo FutureMARES e pubblicati sulle riviste Science of the Total Environment e Environmental Research.
Sistema di mesocosmi composto da vasche con acqua di mare, utilizzate per testare gli effetti dell’acidificazione dei mari e della presenza della pianta marina, Posidonia oceanica, sullo sviluppo delle larve di riccio, Paracentrotus lividus
I ricercatori dell’Università di Pisa hanno condotto gli esperimenti nei mesocosmi collocati presso l’Acquario di Livorno, un sistema di vasche di grandi dimensioni che riproduce gli ecosistemi marini. Le analisi hanno dimostrato che Posidonia oceanica, la principale pianta marina che popola il Mediterraneo, contribuisce a difendere lo sviluppo delle larve del riccio di mare (Paracentrotus lividus). Questa specie, che ha anche un interesse commerciale, è minacciata dall’acidificazione delle acque marine che ostacola lo sviluppo dello scheletro composto da carbonato di calcio. Ma grazie alla propria attività fotosintetica, la Posidonia è stata in grado di alzare il pH dell’acqua di 0.15 unità. In presenza delle piante, le larve di riccio hanno così sviluppato meno malformazioni e raggiunto una grandezza maggiore nella fase finale dello sviluppo.
Le praterie di Posidonia possono quindi rappresentare un rifugio per alcune delle specie minacciate dall’acidificazione dei mari anche perché il fenomeno in sé non ha effetti significativi su queste piante. E tuttavia, come hanno dimostrato ulteriori indagini dell’Università di Pisa, se l’acidificazione è associata ad un innalzamento della temperatura dell’acqua, possono subentrare alterazioni fisiologiche e molecolari, specialmente nelle piante più in profondità, che potrebbero ridurre la funzione protettiva.
“I nostri studi dimostrano le praterie di piante marine come Posidonia oceanica possano mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici su altre specie, con importanti ricadute in termini sia di biodiversità che economici – spiega il professore Fabio Bulleri del Dipartimento di Biologia e del Centro Interdipartimentale di Ricerca per lo Studio degli Effetti del Cambiamento Climatico (CIRSEC) dell’Università di Pisa – questa capacità però può essere compromessa da un ulteriore riscaldamento del mare e per questo è necessario individuare popolazioni di piante più tolleranti allo stress termico e siti caratterizzati da un minore tasso di riscaldamento che possano funzionare da rifugi in scenari futuri”.
Fabio Bulleri, responsabile scientifico del progetto FutureMARES, si occupa della valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici in ambiente marino. Insieme a lui hanno collaborato, per l’Università di Pisa, Chiara Ravaglioli assegnista di ricerca del Dipartimento di Biologia che si occupa degli effetti antropici sulle piante marine; Lucia De Marchi e Carlo Pretti, esperti in ecotossicologia del Dipartimento di Scienze Veterinarie. Partner esterni sono il Dipartimento di Scienze Della Vita dell’Università di Trieste, il Centro Interuniversitario di Biologia Marina “G. Bacci” (CIBM) di Livorno, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, il National Institute of Oceanography, Israel Oceanographic and Limnological Research, Haifa in Israele e il National Biodiversity Future Centre (NBFC) di Palermo.
In alto: esemplare adulto di riccio di mare, Paracentrotus lividus; in basso a sinistra una larva di riccio normale ed a destra una larva anormale