La «Chiave dell’amicizia» al professor Franco Cervelli
«Per il costante e illuminato impegno nella ricerca scientifica volta a esplorare la profondità del Cosmo, alla scoperta dei segreti della materia e dell'energia che hanno originato forme di vita». Questa la motivazione del riconoscimento "La Chiave dell'Amicizia" 2014 che l'Unione Imprese Storiche Italiane conferirà mercoledì 10 dicembre al professor Franco Cervelli, 64 anni, pisano, dirigente di ricerca dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e docente dell'Università di Pisa. Dal 1999 Cervelli sta collaborando all'esperimento AMS-02, un complesso rivelatore di particelle operativo sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che sta utilizzando tutte le potenzialità offerte dall'ambiente spaziale per portare avanti le nostre conoscenze dell'universo e giungere a comprenderne le origini.
La cerimonia di consegna si terrà a Palazzo Incontri Firenze (con inizio alle ore 19.45), nel corso del Convivio d'Inverno organizzato dall'associazione dei 41 brand ultracentenari di Toscana, Veneto, Piemonte e Calabria che "fatturano" 9290 anni di storia e sono testimoni di un Made in Italy longevo e di successo, aperto all'innovazione e ai valori etici di mercato. Il riconoscimento – riservato a "un personaggio o a un rappresentante di una istituzione che abbia acquisito particolari meriti con il lavoro, sia nella sfera culturale, che civile, sociale ed economica, e che abbia lasciato prezioso sedimento e illuminato senso di progresso" è giunto alla ottava edizione.
Franco Cervelli è nato a Pisa nell'aprile del 1950. Si è laureato in Fisica presso l'Università di Pisa. Ancora studente, ha iniziato la sua attività di ricerca al CERN di Ginevra. Agli inizi degli anni '80 ha lasciato il CERN per approdare al Fermi National Accelerator Laboratory (Fermilab) di Chicago (USA), dove è entrato a far parte dell'esperimento CDF, dedicato alla ricerca e allo studio di nuove particelle. Tale esperimento gli ha permesso di essere uno degli scopritori del quark Top, il più pesante ed elusivo tra i "mattoncini" fondamentali della materia. Nel 1999 ha iniziato la sua collaborazione con l'esperimento AMS-02, che ha come spokeperson S.C.C. Ting, premio Nobel per la Fisica 1976. Dal 2012 Franco Cervelli si sta anche dedicando alla progettazione e realizzazione dell'esperimento Mu2e da svolgere di nuovo al Fermi Laboratory di Chicago, col quale si cercherà di comprendere perché certe particelle abbiano la possibilità di trasformarsi in altre. Studi di questo tipo sono centrali per comprendere quale tipo di fisica ci sia oltre il cosiddetto Modello Standard, che rappresenta il punto più alto della nostra comprensione dell'Universo, dal Big Bang alle particelle elementari. Autore di più di 300 pubblicazioni scientifiche, dal 1996 Franco Cervelli è docente di Fisica degli acceleratori di particelle presso l'Università di Pisa.
In passato la "Chiave dell'amicizia" è stata conferita al soprintendente del Polo Museale Fiorentino Antonio Paolucci (2006), al direttore dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza Paolo Galluzzi (2007,) al membro dell'Executive Board della Banca Centrale Europea Lorenzo Bini Smaghi (2008), alla presidente dell'Accademia della Crusca Nicoletta Maraschio (2009). Nel 2010, in occasione del decennale della nascita dell'Unione, sono stati insigniti con la "La Chiave dell'Amicizia" il costituzionalista Enzo Cheli (presidente del Gabinetto Vieusseux), l'architetto Francesco Gurrieri (preside dell'Università Internazionale dell'Arte) e l'imprenditrice Antonella Mansi (presidente di Confindustria Toscana). Nel 2011, per il 150° dell'Unità d'Italia, il Prefetto di Firenze Paolo Padoin, nel 2013 l'imprenditore Marco Bartoletti della BB di Calenzano.
L'Intelligenza Artificiale per lo sviluppo della società e dell'economia
Si terrà a Pisa dal 10 al 12 dicembre il XIII Simposio dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale, che quest'anno affronterà il tema dell'intelligenza artificiale per la società e l'economia. Ospitato dal dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa, il convegno sarà dedicato ad approfondire e discutere il ruolo che questo settore può rivestire per lo sviluppo e l'innovazione in ambito sociale, economico e tecnologico. Al centro dell'interesse delle tre giornate pisane ci saranno argomenti quali i contributi della robotica al miglioramento della qualità della vita, in particolare per quanto riguarda il supporto tecnologico agli anziani; la possibilità di apprendimento automatico da parte delle macchine per avvicinarle alle caratteristiche dell'essere umano; la diffusione delle tecniche per la ricerca e la gestione delle infinite informazioni che quotidianamente sono prodotte su internet e sui social media. È prevista anche una tavola rotonda dal tema "L'Intelligenza Artificiale crea o distrugge lavoro?". moderata da Luca de Biase di Nova 24, Il Sole 24 ore.
Il convegno, che ha il patrocinio dell'Ateneo pisano del Comune di Pisa e della Camera di Commercio di Pisa, ospiterà docenti ed esperti provenienti dal mondo accademico e delle imprese come la Carnegie Mellon University, IBM Italia, l'Università La Sapienza di Roma, il centro di ricerca SKI di Telecom Italia e il Qatar Computing Research Institute, oltre naturalmente a numerosi docenti dell'Università di Pisa. Nelle tre giornate saranno presentati 10 workshops ed un consorzio dottorale. Uno dei temi tra i più affascinanti che saranno trattati è la robotica. Il robot autonomo è stato un obiettivo delle ricerca in Intelligenza Artificiale fin dagli inizi ed i robot hanno rappresentato un ambito chiave nel quale studiare metodi e tecniche per la realizzazione di sistemi intelligenti. Strettamente legate a questo mondo sono le problematiche dell'invecchiamento e del mantenimento dell'indipendenza in età avanzata, portando l'attenzione sulle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita.
L'apprendimento automatico che consiste nella simulazione su calcolatore di una caratteristica tipica dell'essere umano, la comprensione del linguaggio naturale, sia scritto che parlato, compresi gli sviluppi in corso presso Google nella realizzazione di strumenti di analisi linguistica "universali" sono alcuni degli atri argomenti che verranno affrontati. Ma le tecniche di Intelligenza Artificiale sono utilizzate anche in altri contesti. E così durante il convegno si parlerà di Web 2.0, del settore i beni culturali, delle Smart Semantic Cities (SSC) sino allo studio delle dinamiche della folla, come il fatto di seguire le mode e i comportamenti degli altri, le dinamiche di evacuazione oppure la formazione spontanea di una moltitudine di persone.
Il programma completo del convegno è disponibile sul sito: http://aiia2014.di.unipi.it/. Per ulteriori informazioni, si può contattare il responsabile scientifico, professor Salvatore Ruggieri, del dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa, all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Collaborazione italo-turca per lo scavo di Misis
È una collaborazione che ha al centro lo scavo archeologico del sito di Misis e che, per il prossimo futuro, svilupperà programmi di ricerca e di lavoro con un ruolo pilota dell'Università di Pisa. Sono questi i contenuti della cooperazione che l'Ateneo pisano definirà con la Turchia in occasione dell'incontro con le due delegazioni in visita a Pisa dal 16 al 18 dicembre, una dell'Università di Çukurova (Adana), guidata dal rettore Mustafa Kibar, e un'altra della Municipalità di Yüreğir, nella stessa provincia di Adana, guidata dal sindaco Mahmut Çelikcan. Avviato nel 2012, lo scavo di Misis è condotto da un gruppo italiano guidato da Giovanni Salmeri dell'Università di Pisa e da Anna Lucia D'Agata, del CNR-Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico, in collaborazione con il Municipio di Yüreğir e il Museo Archeologico di Adana.
«Quella di Misis è un'area archeologica protetta di primo grado – spiega il professor Salmeri – Oggi il sito dell'antica città, i cui resti sono ancora in molti tratti visibili, è occupato da una popolazione di 5000 abitanti che vivono in circa 800 case. Una tale 'occupazione delle rovine' non corrisponde ai moderni criteri di tutela e valorizzazione dei siti archeologici, e per ovviare a tale situazione il Municipio di Yüreğir ha lanciato nel 2012 il progetto 'Misis città di eterna vita' (Ölümsüzlük Şehri Misis). Esso prevede da un lato la riqualificazione del centro con opportuni interventi di carattere urbanistico ed economico e dall'altro l'avvio dello scavo e della progettazione di un parco archeologico e culturale nell'ambito di un'ampia collaborazione italo-turca».
La presenza del fiume Ceyhan e la posizione di controllo su una delle principali rotte di comunicazione tra l'altopiano anatolico e la Siria e il Levante hanno contribuito in modo determinante alla storia di lunga durata e alla precoce urbanizzazione del sito di Misis. Sviluppatasi su un terrazzo antico che domina il corso del fiume, lo höyük (collina artificiale) di Misis ha restituito le tracce di un insediamento neolitico e calcolitico, il più antico finora venuto alla luce nella piana inferiore del Ceyhan. Alle deboli testimonianze dell'età del Bronzo fa seguito la massiccia frequentazione nella media età del Ferro (IX-VII secolo a.C.), quando Misis conosce un'autentica esplosione insediamentale. Entrata nell'orbita del potere romano nel I secolo a.C., la città, allora chiamata Mopsuestia, assunse man mano le caratteristiche di un grande centro dell'area orientale dell'impero, che dopo la fondazione di Costantinopoli nel 330 d.C. restò inserito per quasi trecento anni nell'orbita bizantina. Con il VII secolo d.C. la città, adesso chiamata Al Massisa, venne trasformata in fortezza e sino al XIV secolo furono frequenti i suoi passaggi di mano, dai Bizantini agli Arabi, ai Turchi, ai Crociati. Sotto l'impero ottomano infine prese il nome di Misis.
Aperto all'estremità sud-occidentale della sommità e sulle pendici immediatamente sottostanti, in un'area strategica per il controllo della piana inferiore del Ceyhan e delle vie di comunicazione verso est e verso ovest, lo scavo di Misis si pone come uno dei più importanti della Turchia sud-orientale: «L'area indagata, che supera ad oggi i 1000 metri quadrati, ha restituito infatti una imponente sequenza stratigrafica che va dall'età contemporanea al IX-VIII secolo a.C. e documenta le trasformazioni nella funzione che il centro conobbe nei secoli – aggiunge il professor Salmeri – Le strutture messe in luce mostrano che se in età medievale l'höyük aveva la fisionomia di area fortificata, in età ellenistica e romana era occupato da un'area abitativa che doveva includere anche un importante santuario. L'individuazione infine di enormi edifici in mattoni crudi, che risalgono all'VIII secolo a.C. – il cui scavo è attualmente in corso – è certo il dato di maggiore rilevanza: i resti della città neoittita di Misis vengono così lentamente alla luce».
Le delegazioni turche:
Mercoledì 17 dicembre gli ospiti turchi saranno accolti in rettorato.
Per la Municipalità di Yüreğir saranno presenti:
Ing. Mahmut CELIKCAN (sindaco)
Dott. Zulfu CELIK (archeologo, vice-sindaco)
Arch. Fatma Seda JOYA (responsabile progetto Misis)
Dott. Sabri TARI (assessore alla cultura)
Per l'Università di Çukurova saranno presenti:
Prof. Dr. Mustafa Kibar
Prof. Dr. Azmi Yalcin
Prof. Dr. Harun Arikan
Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
NazionePisa.it
gonews.it
controcampus.it
PisaToday.it
Medea di Annick Emdin
Il 12 dicembre 14 alle 21, presso la Sala San Marco in via Carlo Cattaneo 145, l'Associazione "Sinistra Universitaria Pisana" organizza con i fondi del Consiglio degli Studenti una rappresentazione teatrale della "Medea".
Info
Calogero Aquila
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Tel: 3358441660
Il Sistema Museale di Ateneo festeggia due anni di vita
Martedì 16 dicembre 2014, dalle 10.30 prima alla Gipsoteca di Arte Antica e poi alle Collezioni Egittologiche, si svolgerà una giornata, aperta a tutti, dedicata ai musei universitari pisani e non solo.
La giornata sarà occasione per un primo bilancio delle attività del Sistema Museale di Ateneo a due anni dalla sua nascita, ma fornirà anche occasione per un confronto con esperti in settori diversi dei beni culturali. Come segno emblematico della centralità dell'Orto Botanico nel nuovo progetto museale varato dall'Ateneo, sarà inoltre possibile ammirare in Gipsoteca il quadro "Orto botanico, 1999" di Beppe Bartolini, gentilmente concesso per l'evento. Una seconda parte del programma si svolgerà alle Collezioni Egittologiche, dove sarà presentato ufficialmente l'ingresso del sarcofago di Kenamun nelle Collezioni e il suo ricongiungimento con i resti del nobile egiziano rinvenuti nel Museo di Storia Naturale.
L'attuale Sistema Museale di Ateneo è stato creato il 19 settembre 2012 e reso pienamente operativo dal gennaio 2013. Aveva alle spalle il lavoro eccellente compiuto in trent'anni dalla Commissione Musei e dal primo Sistema Museale (2001); tuttavia, per la prima volta all'esigenza di "fare sistema" è stata data risposta con una struttura istituzionale e logistica.
Dopo due anni, si chiude simbolicamente la prima fase di vita del Sistema. Marilina Betrò, presidente del Sistema Museale, ha commentato: "Mi piace pensare a questo tempo come al viaggio che ha traghettato i musei dell'Ateneo dal loro passato, ricco di storia e di tesori, ma ancora in parte chiuso tra mura segrete, a un futuro sempre più aperto, connesso, immersivo. È un futuro che dalle sue origini parte e sa tornarvi, nuovo: l'Orto, primo antico nucleo dei musei d'Ateneo, suo centro, torna a esserne cuore e centro nel nuovo progetto del Polo Museale Storico, che dall'anno prossimo sarà messo in opera".
“Gli economisti accademici italiani dell'Ottocento”
Sono stati presentati venerdì 12 dicembre, nell'ambito del XIII congresso dell'AISPE, i quattro volumi su "Gli economisti accademici italiani dell'Ottocento", curati dal professor Massimo Augello. Con l'autore, ne hanno discusso i professori Piero Barucci, già ministro del Tesoro nei governi Amato e Ciampi e attualmente membro della presidenza dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Pier Francesco Asso, dell'Università di Palermo, Marco Guidi, dell'Università di Pisa, Manuela Mosca, dell'Università di Lecce, e Piero Roggi, dell'Università di Firenze.
L'opera, frutto di una coedizione tra il ministero dei Beni culturali e la Fabrizio Serra, è il risultato di una ricerca trentennale condotta nell'ambito di numerosi progetti d'interesse nazionale (PRIN), coordinati dal professor Augello. Essa è organizzata in forma di dizionario bio-bibliografico degli economisti italiani dell'Ottocento e del primo Novecento e si caratterizza come storia "documentale" della scienza economica nel nostro paese.
Il primo volume, diviso in tre tomi, contiene i saggi bio-bibliografici su più di settanta economisti del periodo, preceduti da un'introduzione che ricostruisce la storia del progetto e i suoi percorsi realizzativi e analizza, attraverso alcune tabelle e figure, i dati complessivi più rilevanti della ricerca. Il secondo volume si articola in un complesso di indici che facilitano la consultazione dell'opera e gli approfondimenti tematici.
Opera di documentazione e al tempo stesso di lettura, essa offre uno straordinario strumento di approfondimento e di ricerca non soltanto sulla scienza economica e gli economisti italiani dell'età liberale, ma anche sulla storia politica, economica e sociale del paese, per il ruolo cruciale da essi svolto nelle istituzioni.
"Il professor Augello - ha commentato in apertura Piero Barucci - ha realizzato il sogno che hanno tutti coloro che si occupano di storia: quello di realizzare nel corso della loro carriera un dizionario. Il dizionario è infatti un'opera che rimane nel tempo e che diventa strumento di lavoro per tutti gli studiosi che, da allora in poi, si occuperanno di quell'argomento, in questo caso la storia economica dell'Ottocento".
Dopo la presentazione e la discussione della metodologia e dei contenuti dei volumi da parte dei diversi relatori, che hanno sottolineato la progettualità dell'opera, l'incontro è stato chiuso dallo stesso autore. "Ho voluto portare a termine il progetto che è alla base dei volumi, un progetto nato trent'anni fa - ha detto Massimo Augello - come tributo alla mia disciplina. L'opera che abbiamo qui discusso rappresenta il lavoro conclusivo di un grande gruppo di ricerca, composto da più di cento studiosi di diversi settori che si sono alternati in questo lungo periodo con idee, passione e grande impegno".
Tuscany and Beyond
Il 13 dicembre alle 17:30, presso il Polo F di Ingegneria, l'associazione AEGEE organizza l'incontro "Tuscany & Beyond - Europeismo attivo e promozione del territorio".
Questa attività si inserisce all'interno del progetto più ampio "Cittadinanza attiva europea e promozione culturale del territorio: l' esperienza di AEGEE", realizzato con il patrocinio del Consiglio degli Studenti dell'Università di Pisa.
Info
https://www.facebook.com/events/792396297486248/
AEGEE-Pisa / European Students' Forum Website: www.aegeepisa.it
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Facebook: www.facebook.com/AEGEE.Pisa.Official
I cognomi degli Italiani
Roberto Bizzocchi, professore del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa, si è occupato di vari temi di storia politico-culturale e sociale dell'età moderna. Il suo ultimo libro che qui presenta è I cognomi degli Italiani. Una storia lunga mille anni (Laterza, 2014). L'interesse scientifico del professor Bizzocchi su questo tema risale a qualche anno fa, da quando ,nel 2007, aveva preso avvio il progetto di Ateneo "Origine e storia dei cognomi italiani" al quale, insieme all'Università di Pisa, hanno collaborato l'Université de Paris I, l'Universidad de Extremadura e l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi.
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Da quando esistono i cognomi? Oggi tutti ne portano uno: è un fatto così scontato che lo si potrebbe quasi considerare naturale. In realtà si tratta dell'esito di una lunga vicenda millenaria. Nel corso della storia gli Italiani si sono chiamati fra loro in tanti modi, e quello che noi chiamiamo cognome si è sviluppato molto lentamente, come risultato dell'interazione di vari fattori: la coscienza di sé degli individui e delle famiglie (a cominciare da quelle nobili), la necessità di distinguersi e riconoscersi all'interno delle comunità di appartenenza, la spinta proveniente dalla Chiesa e dagli Stati verso la regolamentazione e stabilizzazione dell'identità onomastica di ogni persona.
Per questo motivo non è possibile dare una risposta secca e univoca alla domanda di apertura: la nascita dei cognomi non è stata un evento puntuale e irreversibile, ma un processo, segnato da contraddizioni, deviazioni, retromarce, e anche notevoli differenze fra una parte d'Italia e l'altra.
Proprio questa caratteristica rende appassionante il tema: esso intreccia infatti grandi questioni storiche, quali la persistenza della tradizione romana nell'alto medio evo, la formazione delle signorie territoriali, l'impatto del concilio di Trento, l'azione di governo delle burocrazie dell'assolutismo illuminato; e infine, più vicino a noi, e sulla linea di una storia che non è ancora finita, il nazionalismo linguistico, le persecuzioni, le migrazioni del Novecento, e oggi la questione ancora aperta del diritto di trasmettere il cognome materno.
Rispetto ad altri, numerosi e spesso ottimi libri sui cognomi, incentrati sul loro significato in un'ottica soprattutto linguistica, la particolarità di questo risiede nell'offrire al lettore una ricostruzione complessiva e coerente del tema, in rapporto con il contesto culturale, sociale e politico.
Roberto Bizzocchi
Docente di Storia moderna
La Camera di Commercio premia le migliori tesi di laurea
Una mattinata interamente dedicata all'innovazione nell'attività di impresa e alle eccellenze delle risorse umane quella che la Camera di Commercio di Pisa ha organizzato giovedì 11 dicembre per la consegna del Premio Innovazione 2014 e del Premio per Tesi di laurea relative all'anno accademico 2012-2013. Nell'occasione, sono stati premiati cinque giovani laureati dell'Università di Pisa e tre innovative imprese toscane, tra cui NetResults, spin-off dell'Ateneo pisano. Un'iniziativa alla quale hanno partecipato, oltre al Presidente della Camera di Commercio di Pisa, Pierfrancesco Pacini, il Direttore della Scuola Normale di Pisa Fabio Beltram e il prorettore alla Didattica dell'Università di Pisa Paolo Mancarella.
Con la scelta di riunire i due eventi in un unico momento celebrativo si è inteso valorizzare l'importanza dell'eccellenza nei suoi momenti più significativi: quello della formazione delle risorse umane e quello dell'innovazione nei processi produttivi.
Guarda la galleria di immagini della premiazione.
PREMI DI LAUREA
Diciotto sono stati i lavori presentati per il concorso per premi per "Tesi di laurea" dell'anno accademico 2012-2013. La Commissione incaricata della valutazione ha individuato cinque lavori a cui sono andati i premi da 2.600 euro ciascuno. È stata presa in considerazione non soltanto la qualità complessiva del lavoro ma anche l'argomento affrontato, la sua rilevanza per l'economia provinciale e l'idea di possibile riqualificazione del territorio. Di seguito l'elenco dei premiati dal Presidente Pierfrancesco Pacini e dal prorettore alla Didattica dell'Università di Pisa Paolo Mancarella.
• Veronica Baggiani, di Ponsacco (PI), laureata in Marketing e ricerche di mercato, è stata premiata per la tesi "Brevetti, marchi e privative industriali della provincia di Pisa 1895-1960. Un'analisi empirica dall'archivio storico della Camera di Commercio di Pisa". Relatore: Valeria Pinchera.
• Riccardo Giusti, di Pisa, laureato in Ingegneria edile architettura, è stato premiato per la tesi "Progetto di un parco fluviale a Pisa". Relatori: Roberto Pierini, Paolo Riani, Paolo Galantini, João Ferreira Nunes.
• Elena Pampalone, di Pisa, laureata in Ingegneria edile architettura, è stata premiata per la tesi "Il verde e la luce come rinnovo urbano. Progetto di riqualificazione urbanistica dell'area intramoenia di San Paolo a Ripa d'Arno". Relatori: Roberto Pierini, Marco Giorgio Bevilacqua, Francesco Leccese, Marco Guerrazzi.
• Marco Romani, di Monsummano Terme (PT), laureato in Ingegneria edile, è stato premiato per la tesi "Valutazione della sostenibilità economica degli interventi di riqualificazione energetica secondo la metodologia LCC (Life Cycle Cost): applicazione a un edificio di edilizia sociale". Relatori: Fabio Fantozzi, Caterina Gargari, Massimo Rovai.
• Giuseppe Serrapede, di Lucca, laureato in Ingegneria idraulica, dei trasporti e del territorio, è stato premiato per la tesi "Studio del sistema ferroviario per il collegamento dell'area portuale livornese con la rete nazionale". Relatori: Massimo Losa, Mario Lupi, Antonio Pratelli.
Leggi le motivazioni dei premi.
PREMIO INNOVAZIONE
Trentacinque le candidature per il Premio Innovazione, giunto quest'anno alla undicesima edizione, e tre le aziende selezionate dal Comitato Tecnico di Valutazione che si sono aggiudicate ciascuna l'assegno di euro 15.000 per essersi distinte per la loro capacità innovativa. Diversi i settori rappresentati dalle imprese vincitrici: dalle fonti energetiche rinnovabili, al manifatturiero per finire alle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione. Di seguito l'elenco delle imprese premiate dal Presidente Pierfrancesco Pacini e dal Direttore della Scuola Normale di Pisa Professor Fabio Beltram.
• 40SOUTH ENERGY, con sede a Pisa.
• ESANASTRI, con sede a Calcinaia (PI).
• NETRESULTS, con sede a Pisa.
NETRESULTS S.R.L.
L'azienda spin-off dell'Università di Pisa è stata premiata per l'attenzione costante alla ricerca e all'evoluzione di prodotti e servizi ICT nel settore tecnologico della Next Generation Network e delle Unified Communication, con una verticalizzazione specifica sul tema Voice Over IP. Il team di ricercatori che ha fondato questa spin-off, selezionata e finanziata dal Fondo Rotativo della Camera di Commercio di Pisa in fase di start up, ormai affermata sul suo segmento di mercato, riceve il premio in particolare per l'ultimo prodotto creato, una piattaforma di misura della QoE (Quality of Experience). Il sistema emula il comportamento di un utente umano valutando in modo oggettivo la qualità percepita dal cliente per qualsiasi servizio di telecomunicazione
Eccezionale trapianto pediatrico all'Ospedale di Cisanello
Una storia a lieto fine, una storia di buona sanità pionieristica, innovativa, una storia di lavoro di squadra. E' quanto è avvenuto a Pisa, al centro trapianti di rene dell'Aoup il 26 marzo scorso, quando è stato effettuato con successo un trapianto di rene in un bambino di 8 anni, di conformazione minuta, da donatore adulto incompatibile sia per gruppo di sangue che per la presenza di anticorpi (i cosiddetti anticorpi donatore-specifici). Il rene è stato donato dalla madre. A distanza di 8 mesi sia il bambino che la madre stanno bene ed hanno funzione renale completamente normale e oggi a Pisa hanno voluto partecipare alla conferenza stampa di presentazione. Questo eccezionale trapianto si inquadra in un'attività sistematica di trapianto renale da donatore incompatibile sviluppata a Pisa, che apre nuove frontiere a pazienti di difficile trapiantabilità. Questi pazienti fino ad oggi erano destinati ad attese lunghe rischiando, talvolta, perfino di non essere mai trapiantati, nonostante le grandi energie profuse e l'applicazione di strategie organizzative nazionali d'avanguardia.
La storia
G. nasce il 9 gennaio 2006. Pochi mesi dopo si manifesta una malattia renale che lo condurrà rapidamente alla dialisi, necessaria già ad un anno di vita. Il trapianto appare da subito la strada da intraprendere. Il 27 agosto 2010 G. viene trapiantato da donatore cadavere pediatrico in un grosso centro di trapianto pediatrico. Il trapianto purtroppo fallisce per trombosi (cioè per la coagulazione del sangue all'interno dei vasi), un'eventualità frequente nei trapianti eseguiti nei bambini piccoli, soprattutto se il donatore è un coetaneo o è comunque un bambino piccolo.
G. si riprende dal trapianto fallito, ma nel suo sangue ne restano le tracce. In particolare il bambino si "immunizza" ad alto titolo (> 90%). In altri termini, il sistema immunitario di G. produce anticorpi in grado di reagire con gli antigeni (le proteine che determinano la compatibilità immunologica) del 90% dei possibili donatori. Considerata la piccola taglia del bambino ed il numero, fortunatamente, piccolo di donatori cadaveri della stessa età, la possibilità per G. di ricevere un secondo trapianto da donatore cadavere era diventata molto bassa.
La famiglia si rivolge quindi ad alcuni centri di trapianto, ottenendo da tutti la stessa risposta: è necessario inserire G. in lista di attesa e "sperare" in un donatore cadavere compatibile. Questo consiglio è motivato anche dal fatto che i possibili donatori viventi (madre e padre) sono entrambi incompatibili rispetto al bambino sia per gruppo di sangue che per la presenza di anticorpi donatore specifici. Non resta che attendere. Nel frattempo i segni della lunga permanenza in dialisi diventano sempre più visibili sia sul piano fisico (evidente ritardo di crescita) che su quello sociale (difficoltà di inserimento scolastico e di partecipazione alle attività ludico-ricreative).
La famiglia viene a conoscenza del fatto che a Pisa, un centro particolarmente attivo nel trapianto renale da donatore vivente, sono già stati trapiantati bambini piccoli con reni di donatori adulti e che è stato anche sviluppato un programma di trapianto da donatore incompatibile. G. viene quindi valutato a Pisa dal gruppo medico multidisciplinare che si esprime favorevolmente rispetto al trapianto, sebbene in Italia non sia mai stato eseguito prima questo tipo di trapianto: cioè la combinazione di un trapianto da un donatore adulto in un bambino piccolo con duplice incompatibilità. Il bambino dovrà essere "condizionato" per ricevere il trapianto sia rispetto al'incompatibilità di gruppo sanguigno che degli anticorpi rivolti contro gli antigeni dei genitori. Come donatore viene scelta la madre.
Il trapianto viene eseguito il 26 marzo 2014. L'organo viene prelevato dalla madre con tecnica mini-invasiva laparoscopica e trapiantato con tecnica tradizionale. Il decorso post-trapianto è regolare sia per il bambino che per la madre. Il rene funziona a pieno fin da subito. Nei mesi successivi al trapianto G. e la mamma stanno bene. G. riprende a crescere – a causa della patologia era rimasto di piccola taglia - sperimenta alcune attività che prima gli erano sconosciute (ad esempio va in spiaggia e fa il bagno in mare) e, a settembre, inizia la scuola. La mamma torna alle sue attività, senza differenze rispetto a prima.
Attualmente G. ha una funzione renale normale e vive come ogni bambino della sua età.
Cosa rende questo trapianto eccezionale
Questo trapianto è reso eccezionale da due elementi:
1. Trapiantare in un bambino di piccola taglia (16 Kg) il rene di un adulto.
2. Trapiantare un organo doppiamente incompatibile, per gruppo e per la presenza di anticorpi, evitandone il rigetto. Anche questo è reso più difficile dalla piccola taglia del paziente.
Riguardo al punto 1 (discrepanza di taglia donatore-ricevente) la principale difficoltà consiste nel fatto che il volume di sangue del piccolo paziente (cosiddetta volemia) è insufficiente a perfondere il rene "grande". In termini pratici, il rene di un adulto richiede 1200-1500 mL di sangue al minuto (il rene è un filtro e, in quanto tale, è l'organo più vascolarizzato in assoluto). La volemia di G. era calcolata essere pari a circa 800 mL complessivi. Inoltre i bambini hanno una pressione sanguigna bassa mentre un rene di un adulto, per funzionare, richiede una pressione "normale". La pressione normale per un adulto è alta per un bambino. Esistono inoltre altre differenze emodinamiche (relative a come il sangue circola e perfonde gli organi) in un bambino rispetto all'adulto e per ognuna di esse è necessario trovare un compromesso.
La prima grande difficoltà è stata quindi quella di aumentare rapidamente il volume di sangue del bambino (durante l'anestesia, prima che fosse trapiantato il rene) in modo che l'organo fosse ben perfuso fin da subito e che ciò non avvenisse a spese di un "furto" di sangue rispetto agli altri distretti corporei. Espandere rapidamente il volume circolante è molto difficile perché si devono rispettare molti delicati equilibri fisiologici. Il rischio principale è che l'eccesso di liquido si accumuli nei polmoni (edema polmonare) e/o che il cuore abbia difficoltà a gestire l'improvviso lavoro aggiuntivo. Al contempo vengono somministrati al bambino farmaci molto importanti perché deputati ad impedire il rigetto dell'organo. Questi farmaci, o meglio alcune reazioni che seguono alla loro infusione, possono comportare ulteriori difficoltà respiratorie e/o di circolazione. Tutto ciò richiede quindi un team di anestesia molto esperto sia in chirurgia pediatrica che in chirurgia dei trapianti.
Altra difficoltà tecnica: inserire un rene "grande" nell'addome di un bambino piccolo. E poi riabilitare una vescica piccolissima (capacità circa 20 cc) che, sostanzialmente, non aveva mai avuto modo di funzionare e si era quindi atrofizzata. Anche questi aspetti chirurgici richiedono esperienza.
Riguardo al punto 2 (incompatibilità donatore-ricevente), in condizioni standard un rene è considerato compatibile quando donatore e ricevente hanno lo stesso gruppo di sangue, o un gruppo compatibile (es. donatore 0 e ricevente A) e quando, nel plasma del ricevente, non vi sono anticorpi diretti verso gli antigeni del donatore. Il fattore Rh, invece, non ha importanza (cioè è possibile trapiantare organi da donatori con fattori Rh diversi, senza conseguenze). Persone con gruppi di sangue incompatibili (es. A e B) hanno nel sangue anticorpi preformati o naturali (cioè presenti fin dalla nascita) che comportano un'immediata reazione immunologica nel caso in cui vengano in contatto con gli antigeni di un gruppo di sangue diverso. Le persone di gruppo 0 (non esprimendo antigeni né A né B) possono donare a chiunque (cosiddetti donatori universali). Le persone di gruppo AB (esprimendo antigeni sia A che B) possono ricevere da chiunque (cosiddetti riceventi universali).
Gli anticorpi donatore-specifici sono rivolti verso agli antigeni del sistema di istocompatibilità cioè verso delle proteine che determinano la compatibilità dei tessuti, a prescindere dal gruppo sanguigno. Alla nascita non abbiamo questi anticorpi ma li possiamo acquisire nel corso della vita a seguito di contatti con cellule di altri essere umani. Le fonti di possibile immunizzazione sono le trasfusioni di sangue, i trapianti d'organo o di tessuti (ad eccezione della cornea) e, nelle donne, le gravidanze. Questi anticorpi, se diretti verso gli antigeni del donatore (e quindi donatore-specifici), causano rigetto.
Il rigetto che consegue al trapianto di un organo incompatibile per gruppo di sangue o per presenza di anticorpi donatore-specifici è di tipo umorale (cioè innescato dagli anticorpi) e si traduce in un rigetto particolarmente aggressivo, rivolto prevalentemente contro i vasi dell'organo. Talvolta, quando questo processo si innesca non è possibile arrestarlo. Altre volte è possibile arrestarlo con trattamenti energici.
Grazie alla disponibilità di alcune nuove terapie è oggi possibile "condizionare" un potenziale ricevente ad accettare un organo altrimenti incompatibile. Il processo di condizionamento è meglio applicabile ad un trapianto da donatore vivente per il fatto che si tratta di un intervento programmabile (mentre quello da donatore cadavere ha un tempistica imprevedibile e gli effetti del condizionamento non si mantengono a lungo termine). Si tratta di terapie farmacologiche, aggiuntive rispetto ai protocolli antirigetto standard (comunque necessari), che bloccano la produzione di nuovi anticorpi e di trattamenti di rimozione degli anticorpi già presenti. Questi ultimi si basano su procedure di plasmaferesi o plasma-filtrazione con filtri specifici. Grazie a queste complesse strategie mediche è possibile abbassare il livello degli anticorpi (naturali o acquisiti) fino ad una soglia che evita il rigetto. Successivamente si instaura un fenomeno, chiamato "adattamento", per cui il ricevente si adatta alla presenza dell'organo incompatibile. Ovviamente l'organo può ancora essere rigettato in base a quei meccanismi che possono intervenire in qualsiasi trapianto. Persiste inoltre un rischio maggiore di perdita dell'organo per rigetto umorale, rispetto a chi riceve un organo compatibile.
I trapianti incompatibili a Pisa
Il Centro trapianti di Pisa, oggi diretto dal professor Ugo Boggi, ha una lunga tradizione nel trapianto di rene, iniziata il 15 febbraio 1972. Lo stesso anno fu trapiantato anche un bambino. Il Centro trapianti di Pisa è il più attivo in Italia per il trapianto renale da donatore vivente ed è particolarmente attento all'innovazione tecnologica ed al suo possibile contributo alla trapiantologia. Solo alcuni esempi: il primo prelievo di rene con tecnica laparoscopica effettuato in Italia (27 aprile 2000) è stato eseguito a Pisa, il primo trapianto di rene in modalità cross-over effettuato in Italia (15 novembre 2005) è stato eseguito a Pisa, il primo trapianto renale robotico (3 luglio 2010) effettuato in Europa è stato eseguito a Pisa, il primo trapianto di pancreas robotico (27 settembre 2010) effettuato nel mondo è stato eseguito a Pisa.
In base ai dati del Centro nazionale trapianti (relativi al periodo 1 gennaio 2001 – 30 giugno 2013, gli ultimi pubblicati) essi mostrano che il Centro trapianti di Pisa è il più attivo in Italia con 249 trapianti su un totale nazionale di 1877 (13.2 %). In particolare, è il primo per numero di trapianti eseguiti dai 34 Centri impegnati in questo tipo di attività in Italia. Nell'anno in corso sono stati eseguiti 33 trapianti di rene da donatore vivente, di cui 14 incompatibili: 5 esclusivamente rispetto al gruppo sanguigno, 4 esclusivamente con anticorpi donatore-specifici, e 5 con entrambi. I risultati sono buoni e tutti i reni al momento hanno funzione normale. Anche i reni trapiantati con le stesse problematiche negli anni precedenti sono funzionanti.
Prospettive future
L'innovazione ha un ruolo fondamentale per ogni Centro trapianti e certamente anima quello di Pisa. Attualmente sono in fase di valutazione alcuni protocolli che consentiranno di trapiantare pazienti con gradi ancora più elevati di incompatibilità sia attraverso l'applicazione di nuovi protocolli farmacologici ed aferetici, che attraverso l'uso di soluzioni tecniche innovative. A quest'ultimo riguardo è già pronto un protocollo operativo che potrebbe consentire di affrontare con successo i casi più complessi, senza dover ricorrere a particolari strategie farmacologiche o aferetiche. Siamo in attesa delle necessarie autorizzazioni da parte degli organismi competenti e speriamo di poter avviare a breve questa nuova attività. Resta inoltre fondamentale consolidare e sviluppare ulteriormente l'attività di trapianto da donatore vivente, particolarmente opportuna nei bambini, ma necessaria in qualsiasi fascia di età.
Il Team del trapianto
Interventi come quello che è stato descritto sono resi possibili solo da una medicina di team. Questo concetto è da sempre particolarmente sviluppato a Pisa e su questo si basano, in gran parte, i primati che sono stati collezionati nel corso degli anni. Le professionalità che sono state coinvolte in questo trapianto sono state numerose ed hanno coinvolto tutte le specialità tipicamente impegnate nei trapianti renali. In questo caso sono risultate centrali le competenze del team di anestesia e rianimazione, del team di chirurgia, del team di immunologia dei trapianti e del team di pediatria.
Per quanto riguarda il team di anestesia e rianimazione, diretto dal dottor Claudio Comite, la delicata fase intraoperatoria e gran parte di quella post-operatoria è stata gestita dai dottori Gabriella Amorese e Giovanni Consani con i quali, e grazie ai quali, sono state sviluppate negli anni molte attività di avanguardia in chirurgia pediatrica oncologica e trapiantologica. Per quanto riguarda il team di chirurgia, diretto dal professor Ugo Boggi, hanno partecipato all'intervento e alle cure pre- e post-operatorie del bambino il dottor Fabio Vistoli, la dotttoressa Chiara Croce, il dottor Stefano Signori, la dottoressa Nelide De Lio, il dottor Vittorio Perrone, il dottor Fabio Caniglia, la dottoressa Linda Barbarello. Per quanto riguarda il team di immunologia dei trapianti, diretto dal dottor Fabrizio Scatena, sono risultati particolarmente rilevanti i contributi della dottoressa Luciana Mariotti, che si è occupata delle determinazioni relative alla definizione della compatibilità/incompatibilità, e del dottor Alessandro Mazzoni, che ha gestito le procedure di rimozione degli anticorpi. Per quanto riguarda il team di pediatria, diretto dal dottor Claudio Favre, sono risultati particolarmente rilevanti i contributi della dottoressa Gabriella Casazza, della dottoressa Mariacristina Menconi e della dottoressa Laura Luti, che si sono occupate del decorso post-operatorio in collaborazione con il Team principale, della dottoressa Eleonora Dati per le problematiche endocrinologiche e di tutto il personale infermieristico guidato dalla signora Tiziana Del Carlo.
(Ufficio Stampa Aoup)