Un incontro per discutere del Kazakhstan nell’attuale sistema di relazioni internazionali
Giovedì 14 novembre, alle 11.30, nella Sala del Palazzo del Consiglio dei Dodici, in Piazza dei Cavalieri 1, si terrà l'incontro "Alla fine dell'Europa sulle porte della Cina. Il Kazakhstan nell'attuale sistema di relazioni internazionali", con la partecipazione dell'ambasciatore del Kazakhstan in Italia, Andrian Yelemessov. La conferenza è promossa nell'ambito delle iniziative organizzate dal dipartimento di Scienze politiche e dal corso di dottorato di ricerca in Geopolitica dell'Università di Pisa.
L'Italia è il terzo partner economico del Kazakhstan dopo Russia e Cina, con un volume di interscambio intorno ai 20 miliardi di euro. Oltre ai tradizionali settori energetici del gas naturale e del petrolio, esistono rilevanti interessi comuni nei campi della meccanica, nuove tecnologie, logistica, agricoltura, controllo dei rischi ambientali e risanamento aree ad alto inquinamento.
Accanto agli aspetti economici, non meno importanti sono quelli strategici e politici del Kazakhstan: membro con Russia e Bielorussia dell'Unione Economica Euroasiatica, partner strategico per la gestione del Dossier Afghanistan, perno di un'Asia Centrale sempre più crocevia di interessi cruciali tra Cina, Russia e Occidente.
Di tutto questo e delle ulteriori prospettive parlerà l'ambasciatore del Kazakhstan in Italia Andrian Yelemessov, dopo i saluti del rettore Massimo Augello, del direttore del dipartimento di Scienze politiche Paolo Nello e del presidente del programma di dottorato in Geopolitica Maurizio Vernassa, e gli interventi di Andrea Giannotti, dottorando di ricerca in Geopolitica, e di Lorenzo Becattini, presidente di Toscana Energia. Chiuderà l'incontro Elena Dundovich, docente di Storia dell'Europa Orientale.
A Ingegneria un convegno per celebrare il «Centenario della Geotermia»
In occasione del "Centenario della Geotermia", giovedì 14 novembre, alle ore 15, nell'Aula Magna "U. Dini" della Scuola di Ingegneria, in Largo Lucio Lazzarino 1, l'UGI - Unione Geotermica Italiana, in collaborazione con l'associazione Limonaia Scienza Viva, organizza il convegno "Il Centenario dell'industria geotermoelettrica. La Geotermia in Italia dal passato al futuro". L'incontro, che tratterà argomenti di interesse storico-culturale generale, è aperto al pubblico. Dopo i saluti e l'introduzione dei professori Walter Grassi, e Vincenzo Cavasinni, seguiranno gli interventi di Renata Grifoni Cremonesi (Università di Pisa), Raffaele Cataldi (UGI), Roberto Parri (Enel Green Power) e Giancarlo Passaleva (UGI).
I fenomeni geotermici nell'area mediterranea e, in particolare in Toscana, erano noti fin dalla preistoria e furono utilizzati per scopi termali sia dagli Etruschi sia dai Romani. Nel XIX secolo, in Toscana, a Larderello, partendo dalle manifestazioni geotermiche naturali, fu sviluppata una fiorente industria chimica e nel secolo successivo nacque, prima nel mondo, l'industria geotermoelettrica, essendo entrata in funzione la prima centrale elettrica azionata da vapore geotermico, nell'anno 1913, esattamente un secolo fa.
Lo sviluppo della geotermia fino ai nostri giorni, rappresenta un vanto per la nostra Regione, che da essa ottiene oggi quasi il 30% del proprio fabbisogno di energia elettrica, da una fonte naturale, rinnovabile ed ecologica. Inoltre la geotermia ha attualmente una valenza di grande pregio anche per l'uso diretto del calore terrestre, con varie applicazioni agricole, serricole e industriali, ma soprattutto nell'ambito della climatizzazione delle case con pompe di calore geotermiche, la cui diffusione è in continua crescita.
È nato MEMORI, il dispositivo per proteggere le opere d’arte dall’inquinamento dell’atmosferico
Quadri conservati nelle teche, opere d'arte e libri antichi custoditi nei musei, niente sembra più al sicuro. In realtà a minacciare lo stato di conservazione di tutti questi tesori c'è un nemico invisibile quanto insidioso: l'inquinamento atmosferico. Per salvare l'immenso patrimonio conservato nelle gallerie e nelle biblioteche è nato MEMORI, uno strumento facile da gestire e a basso costo, frutto dell'omonimo progetto europeo, "MEMORI - Measurement, Effect Assessment and Mitigation of Pollutant Impact on Movable Cultural Assets". Il progetto, appena giunto a conclusione dopo tre anni di ricerche, è stato coordinato dall'Istituto Norvegese per la Ricerca sull'Aria e ha coinvolto 14 partner europei fra cui il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università Pisa.
In pratica MEMORI è un dosimetro sensibile al clima, alla luce, e ai gas inquinanti foto-ossidanti e acidi, ed è capace di trasmettere i dati ad una piattaforma web in modo da eseguire l'analisi dei parametri rilevati in tempo reale e quindi intervenire tempestivamente prima che gli eventuali danni siano visibili sulle opere d'arte. Il prototipo MEMORI, che è stato presentato al convegno conclusivo del progetto che si è svolto a Madrid lo scorso ottobre, è stato testato in più di 16 musei europei, fra cui il Tate di Londra, lo Stibbert di Firenze, il Museum of Cultural History di Oslo e il Musée National Picasso a Parigi, ed è già pronto per la commercializzazione.
"Il mio gruppo di ricerca al Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale si è occupato in particolare della valutazione degli effetti degli acidi organici volatili su materiali organici presenti nei manufatti conservati in musei, biblioteche e archivi – ha spiegato la professoressa Maria Perla Colombini dell'Università Pisa - uno studio che non è mai stato fatto prima d'ora in maniera così sistematica ed estensiva".
"La nostra ricerca – ha detto Ilaria Bonaduce ricercatrice dell'Ateneo pisano che è intervenuta al congresso conclusivo del progetto MEMORI a Madrid – ha dimostrato l'estrema pericolosità degli acidi organici per i manufatti pittorici, in quanto catalizzano l'ossidazione di vernici. Si tratta di un risultato molto importante perché evidenzia come il monitoraggio della qualità dell'ambiente sia fondamentale, non solo in sedi espositive, ma anche all'interno delle teche dove sono conservati dipinti e altri oggetti policromi, dato che è proprio al loro interno che le concentrazioni di acidi organici possono essere estremamente elevate. Questo ci dice che, per proteggere un dipinto prezioso, non basta sigillarlo all'interno di una cornice o teca microclimatica, ma che bisogna controllare attentamente i materiali di cui questi supporti sono costruiti e monitorare la qualità dell'aria al loro interno, per assicurare le migliori condizioni di conservazione possibile per il nostro patrimonio pittorico".
Una mostra, un documentario e una conferenza ricordano la tragedia del Vajont
Il 9 ottobre del 1963, alle ore 22.49, una grande frana si staccò dal Monte Toc, che sovrastava il lago artificiale del Vajont, sbarrato dalla diga omonima, appena realizzata e alta 265 m. In poche decine di secondi la frana piombò nel bacino a una velocità di 20-30 m/sec, dislocando quasi 50 milioni di m3 di acqua e provocando colossali onde di piena, alte più di 200 metri, che oggi potremmo definire come uno "tsunami di montagna". In meno di 12 minuti la catastrofe si compì, portando morte e distruzione in molti centri abitati, fra cui Longarone, Erto, Casso, Castellavazzo, Codissago, Pirago. Le vittime furono 1.910 e per molte di esse non è stato possibile neppure ritrovare i corpi, che giacciono ancora sepolti dalla frana e dai detriti.
In un documento ONU presentato nel 2008, in occasione dell'International Year of Planet Earth (IYPE), la tragedia del Vajont è stata considerata come il peggior esempio di gestione del territorio e dell'ambiente.
Il 50° anniversario di questa immane catastrofe, che è stata commemorata con molte iniziative a livello nazionale, sarà ricordato anche a Pisa con una mostra, un documentario e una conferenza. I tre eventi sono stati presentati al dipartimento di Scienze della terra dal direttore Michele Marroni, dal professore Alberto Puccinelli e dai ricercatori Giacomo D'Amato e Roberto Giannecchini.
La mostra, organizzata dall'Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale e dal Consiglio Nazionale dei Geologi, si intitola "La storia del Vajont: la conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza". È composta da 13 pannelli illustrati con testi, disegni e fotografie di Edoardo Semenza, che è stato tra i primi a scoprire l'esistenza della frana quando ancora si poteva intervenire per evitare il disastro. L'esposizione, che ha già toccato molte sedi universitarie e centri di ricerca italiani, è finalizzata a sensibilizzare studenti, tecnici e professionisti, e soprattutto la società civile, sulla necessità di conoscere la geologia per il rispetto e la protezione dell'ambiente. Sarà visitabile da lunedì 11 a venerdì 15 novembre al dipartimento di Scienze della terra, in via Santa Maria.
All'esposizione sono associate altre due iniziative. Giovedì 14, alle ore 15, sarà proiettato un documentario sulla frana; mentre venerdì, 15 alle ore 11, ci sarà una conferenza della professoressa Monica Ghirotti, dell'Università di Bologna, esperta di frane, allieva di Edoardo Semenza e grande conoscitrice della frana del Vajont, su "La storia del Vajont: la conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza".
17 docenti dell'Ateneo finanziati con i PRIN
Nell'anno in cui i finanziamenti ministeriali hanno subito un taglio del 77%, arrivano all'Università di Pisa i fondi dei Progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) che premiano le ricerche di ben 17 docenti dell'Ateneo. Sono cinque i ricercatori pisani che hanno ottenuto fondi come coordinatori nazionali dei progetti, per un importo totale di oltre 1,3 milioni di euro. Tra loro anche il fisico Guido Tonelli, che potrà proseguire gli esperimenti e gli studi sul bosone di Higgs, protagonista della vittoria del Nobel per la Fisica. Sono inoltre 12 i ricercatori che sono stati premiati come responsabili locali di progetti (Unità B).
Nel complesso quella dell'Università di Pisa è una performance positiva, se si pensa che, a livello nazionale, i finanziamenti del MIUR sono passati dai 170 milioni di euro dello scorso anno ai 38 milioni di quest'anno. I cinque progetti a coordinamento nazionale premiati nell'ambito dei PRIN sono stati selezionati tra i 48 presentati dall'Ateneo, con un rapporto del 10,41%.
Qui nel dettaglio i progetti finanziati.
Coordinatori nazionali dei progetti:
1) Settore LS – Life Sciences
- Maria Letizia Trincavelli (dipartimento di Farmacia): "Il controllo dell'osteoblastogenesi quale nuova strategia terapeutica per le patologie ossee". Totale progetto 353.445 euro, contributo assegnato 247.411.
2) Settore PE – Mathematics, physical sciences, information and communication, engineering, universe and earth sciences
- Giovanni Bianucci (dipartimento di Scienze della Terra): "Biodiversità marina e produttività primaria nei bacini neogenici di avanarco andini: relazioni tra Konservat-Lagerstätten a vertebrati marini e la deposizione di tappeti a diatomee. I ruoli della cenere vulcanica e del moderno regime di circolazione oceanica come fattori di fertilizzazione delle acque e di rafforzamento dell'upwelling costiero. La Formazione di Pisco (Perù) come caso studio". Totale progetto 252.605 euro, contributo assegnato 176.823.
- Guido Emilio Tonelli (dipartimento di Fisica): "H-TEAM: trigger, elettronica avanzata e metodi innovativi per misure di precisione nel settore dell'Higgs ad LHC". Totale progetto 459.725 euro, contributo assegnato 321.808.
3) Settore SH – Social Sciences and Humanities
- Leonardo Boncinelli (dipartimento Economia e Management): "Economia dell'intuizione e del ragionamento: uno studio sul cambiamento delle attitudini razionali in presenza di due sistemi di elaborazione (acronimo inglese: SOCRATES)". Totale progetto 76.718 euro, contributo assegnato 53.703.
- Antonella Gioli (dipartimento Civiltà e forme del sapere): "La vita delle opere: dalle fonti al digitale. Progetto pilota per la ricerca e la comunicazione nei musei della storia conservativa delle opere d'arte". Totale progetto 171.041 euro, contributo assegnato 119.729.
Unità B:
1) Settore LS:
Lupetti Antonella – dipartimento Ricerca Traslazionale
Petroni Giulio - dipartimento Biologia
Vitti Paolo – dipartimento Medicina clinica
2) Settore PE:
Berarducci Alessandro - dipartimento Matematica
Cappelli Chiara – dipartimento Chimica e chimica industriale
Grossi Roberto - dipartimento Informatica
Di Bari Lorenzo - dipartimento Chimica e chimica industriale
Frangioni Antonio - dipartimento Informatica
Diani Marco – dipartimento Ingegneria informazione
3) Settore SH:
Salvati Nicola – dipartimento Economia e Management
Petralia Giuseppe – dipartimento Civiltà e forme del sapere
Barrotta Pierluigi – dipartimento Civiltà e forme del sapere
Da Pisa a Mosca, il lungo viaggio di Bruno Pontecorvo attraverso la storia e la scienza
"Da Pisa a Mosca, un lungo viaggio attraverso storia e scienza" è il titolo della mostra che La Limonaia dedica a Bruno Pontecorvo a cento anni dalla nascita. Visibile fino al 22 dicembre nella sede di Palazzo Ruschi, l'esposizione ripercorre la vita e gli studi del grande fisico nato a Pisa il 22 agosto del 1913, oltre che soffermarsi sulle vicende della sua famiglia, a partire dai due fratelli, il regista Gillo e il biologo Guido. La mostra, a ingresso gratuito, è stata organizzata dall'Associazione "La Limonaia Scienza Viva", dall'Università di Pisa, dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dal Joint Institute for Nuclear Research di Dubna in Russia. I curatori scientifici sono Marcomaria Massai, docente del dipartimento di Fisica dell'Ateneo, Gloria Spandre, ricercatrice dell'INFN, ed Elena Volterrani, responsabile della Limonaia e dell'INFN.
Giunta al culmine delle celebrazioni nazionali per il centenario della nascita, la rassegna mira a inquadrare il percorso umano e scientifico di Bruno Pontecorvo all'interno del difficile contesto storico in cui egli ha vissuto. Da un lato, infatti, Pontecorvo è ricordato come uno dei principali scienziati del '900, che ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della fisica moderna e che, per ampiezza e profondità d'intuizioni, avrebbe sicuramente meritato il Premio Nobel. Dall'altro, deve la sua notorietà, anche fuori dalla comunità scientifica, alla scelta di trasferirsi con la famiglia nel 1950, in piena epoca da Guerra Fredda, nell'Unione Sovietica di Stalin.
La vita e le ricerche di Bruno Pontecorvo sono approfondite attraverso 45 pannelli descrittivi e sette monitor con immagini e filmati d'epoca, in cui scorrono anche interviste a illustri scienziati che parlano del fisico pisano. All'interno della mostra, saranno inoltre esposti materiali originali, alcuni dei quali di grande rilievo scientifico. Sono inediti e mai esposti prima, per esempio, i due voluminosi quaderni di appunti che il fisico scrisse subito dopo l'arrivo in URSS, tra 1950 e 1955, così come altri documenti del periodo sovietico e il Premio Lenin che ricevette nel 1963. Viene poi illustrato l'esperimento eseguito da Enrico Fermi nel laboratorio di via Panisperna, che portò alla scoperta dell''effetto paraffina' per il quale vinse il Nobel nel 1938 e al quale partecipò lo stesso Bruno Pontecorvo.
Nella sezione "Scienza" che descrive l'attualità delle idee proposte da Pontecorvo, saranno infine presentati un tracciatore di raggi cosmici, in funzione; un campione dell'esperimento Opera al Gran Sasso, che ha verificato l'ipotesi di Bruno Pontecorvo sull'oscillazione del neutrino; un fotomoltiplicatore gigante dell'esperimento Antares, che è un telescopio subacqueo per neutrini di altissima energia, e altri modelli di apparati sperimentali operanti al mondo.
Per tutte le informazioni sulla mostra si rinvia al sito: http://www.pontecorvopisa.it
Consegna dei diplomi a 259 allievi dei master del dipartimento di Economia e management dell’Università di Pisa
Sabato 9 Novembre, alle ore 10,30, nell'Auditorium del Palazzo dei Congressi avrà luogo la cerimonia di consegna dei diplomi a 259 allievi dei master in Auditing e Controllo Interno, Auditing e Controllo di Gestione, Bilancio e Amministrazione Aziendale, Economia Aziendale e Management, Finanza e Controllo di Gestione, Management Aziendale, Management delle Aziende Sanitarie e MBA Master in Business Administration. I master hanno un bacino di utenza nazionale e internazionale, con la presenza di un master mba in lingua inglese a cui partecipano studenti provenienti da oltre 20 paesi.
I master inoltre rientrano nel programma Inpdap Certificated che prevede borse di studio a copertura totale della quota di iscrizione per studenti meritevoli che rientrano nelle condizioni previste dal bando.
La consegna sarà preceduta dal saluto di Marco Guidi, Prorettore per la comunicazione e la promozione dell'internazionalizzazione e Luciano Marchi, Professore Ordinario dell'Università di Pisa.
I master, il primo dei quali è giunto alla 16° edizione, si caratterizzano per il consolidato rapporto con le imprese, ne sono testimonianza le sinergie con prestigiose associazioni professionali e il supporto di primarie società industriali e finanziarie, per la qualità della formazione che si realizza con il supporto di metodologie e piattaforme tecnologiche avanzate e che si avvale di contributi provenienti dal mondo accademico e di numerosi interventi di manager e professionisti, per la rete di relazioni che si è costituita negli anni tra gli allievi, e infine, per la vocazione all'internazionalizzazione.
Il Master in Auditing e Controllo Interno, primo Master organizzato dall'Ateneo pisano, è l'unico master italiano e il quarto in Europa che è stato inserito dall'Institute of Internal Auditors nel programma IAEP "International Auditing Education Partnership" che costituisce il principale riconoscimento a livello mondiale dei programmi formativi di eccellenza sulle tematiche di internal auditing. Sono prossime le scadenze per le iscrizioni alle nuove edizioni dei Master: maggiori informazioni sul sito www.masterdea.it
Torna «Pisa per la fotografia» con un ricco calendario di mostre, incontri ed eventi culturali
Con l'inaugurazione della mostra "Good Breeding" di Francesca Catastini, ospitata nella Saletta Allegrini di Borgo stretto, il prossimo sabato 9 novembre, alle ore 17, avrà inizio la nona edizione di "Pisa per la fotografia", la manifestazione biennale organizzata dal Centro Ricreativo Dipendenti Universitari dell'Università di Pisa in collaborazione con il Circolo Fotografico Pisano, la Foto Ottica Allegrini, la Fondazione Pisa e Nital. La giornata culminerà nell'evento della sera, con la consegna del CFP Nikon Photo Award a Franco Carlisi, che ritirerà il premio alle ore 21 nell'Aula Magna del Polo Fibonacci, in Largo Bruno Pontecorvo 3. Seguirà una proiezione di immagini commentate dall'autore. Durante la serata sarà inoltre consegnato a Francesca Catastini il Paolo Soldani Award premio rivolto agli allievi della Scuola di Fotografia del C.R.D.U. che si siano distinti nel mondo della fotografia.
Con cadenza biennale "Pisa per la fotografia" seleziona un fotografo che con le sue opere si è distinto a livello internazionale. Nella motivazione per la scelta di questa edizione si legge: "Franco Carlisi è fotografo in cui efficacia narrativa, sensibilità e senso estetico si fondono armoniosamente; da questa sinergia consegue un modo di operare fortemente innovativo ed estremamente personale palesato, nel tempo, in numerose mostre e pubblicazioni. È direttore di "Gente di Fotografia" rivista che si pone all'apice della cultura fotografica italiana". La manifestazione riprenderà la mattina di domenica 10 novembre al Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi, quando alle ore 10 sarà inaugurata "Légàmi", la mostra fotografica di Franco Carlisi, con circa 80 opere dell'artista siciliano che sono la somma di due mostre: "Il valzer di un giorno" e "Iavavoi". Dalle ore 9,30 sarà presente la LTR Nital che offrirà agli intervenuti un controllo sul sensore degli apparecchi digitali.
L'altro appuntamento è giovedì 11 novembre alle ore 15 nell'Aula Magna del Polo Fibonacci, dove si terrà il seminario organizzato in collaborazione con il dipartimento di Civiltà e forme del sapere "La fotografia nella caverna di Platone". Interverranno Maurizio Alfonso lacono, docente dell'Università di Pisa, Massimo Bergamasco, docente della Scuola Superiore Sant'Anna, Sandra Lischi, presidente del corso di laurea in Discipline dello spettacolo e della comunicazione dell'Università di Pisa e Roberto Evangelisti, della Scuola di Fotografia CRDU dell'Università di Pisa.
All’Università di Pisa si studia la Cina
Un corso per imparare a conoscere la Cina e la sua storia. Al Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa il 30 ottobre si è svolta la prima lezione del corso "History of modern and contemporary China" che parte fa laurea magistrale in Storia e Civiltà.
Il corso, svolto tutto in lingua inglese e tenuto dal professor Luca Baldissara, vale 60 crediti ed è stato possibile grazie ad un accordo tra Ateneo, Scuola Sant'Anna e Istituto Confucio. Fra i docenti c'è anche la dottoressa Ye Fengmey, esperta di storia cinese e titolare di una borsa di studio sui "Rapporti tra Italia e Repubblica popolare Cinese dal 1946 ad oggi".
Agricoltura conservativa: in Toscana si sperimenta la «terza via» oltre le pratiche convenzionali e biologiche
C'è una terza via fra l'agricoltura biologica e quella convenzionale: è l'agricoltura conservativa e il Centro di Ricerche Agro-Ambientali "E. Avanzi" dell'Università di Pisa ha cominciato a studiare questa pratica già dal 1986, fra i primi in Italia. Un'esperienza quasi trentennale che è ora al servizio di un progetto della regione Toscana "Agrotecniche conservative finalizzate alla riduzione dell'impatto ambientale del frumento e alla caratterizzazione dei suoi derivati" finanziato con circa 200 mila euro nell'ambito dell'ultimo bando di sviluppo rurale 2007/2013. Oltre all'Ateno pisano come partner scientifico, il progetto è coordinato dal Consorzio Agrario di Pisa e vi partecipano l'Azienda Agricola Martello Nadia e l'Azienda Agricola Squadrelli Ottavia, rispettivamente nelle province di Pisa e Siena per un totale 80 ettari sotto monitoraggio.
"L'obiettivo del progetto – ha spiegato Marco Mazzoncini direttore del Centro "E. Avanzi" – è di far conoscere e diffondere la pratica dell'agricoltura conservativa che si basa sull'impiego di tecniche semplificate di lavorazione del terreno e un impiego razionale della chimica di sintesi. Tra le tecniche "conservative", la non-lavorazione (semina su sodo) e anche la lavorazione minima, hanno un ruolo di primaria importanza dal punto di vista della sostenibilità, sia ambientale che economica".
In particolare, la non-lavorazione del terreno (la tecnica conservativa saggiata nel progetto), riduce i rischi di erosione, incrementa il carbonio organico dello strato superficiale del terreno rendendolo più fertile. La sostenibilità di questa tecnica si basa anche sulla minore quantità di energia richiesta delle colture seminate su "terreno sodo" connessa al forte risparmio di gasolio che si traduce in una significativa riduzione delle emissione di anidride carbonica (anche oltre il 50% rispetto alla tecniche convenzionali).
Per quanto riguarda poi l'aspetto economico, l'agricoltura conservativa, quando correttamente applicata, non determinando apprezzabili cali di produzione rispetto alle tecniche ordinarie (almeno per i cereali invernali come il grano) offre maggiori margini di guadagno riducendo significativamente i costi di produzione intorno ai 130-160 euro per ettaro .
"Malgrado i numerosi vantaggi, allo stato attuale, tuttavia, le tecniche di agricoltura conservativa non hanno ancora una grande diffusione in Italia – ha sottolineato il professor Mazzoncini – e questo per una serie di difficoltà di tipo agronomico ed extra-agronomico che spesso incontrano gli agricoltori. Ma il superamento di queste difficoltà potrebbe rappresentare un passo avanti verso una maggiore sostenibilità dei sistemi cerealicoli regionali".