Neuroscienze, tecnologia e lotta alla povertà nel workshop della ABF
Lo scorso 6 dicembre la Andrea Bocelli Foundation e il Massachusetts Institute of Technology hanno dato vita a un laboratorio vivo e animato nell'ambito della neuroscienza e della tecnologia di ausilio (workshop Challenges) e della lotta alla povertà (workshop Break the Barriers). Nel workshop Challenges (Sfide), sono stati presentati i risultati del progetto "Fifth Sense" sostenuto dalla Andrea Bocelli Foundation che vede coinvolti vari scienziati dello CSAIL (Computer Science Artificial Intelligence Laboratory) presso MIT. Il progetto si pone l'obiettivo ambizioso di riuscire a fornire le funzioni della vista alle persone non vedenti, in modo che possano recarsi da sole al lavoro, trovare gli uffici o i negozi che stanno cercando, leggere i nomi, o, entrando in una riunione o in un locale trovare la persona desiderata, camminare per la strada evitando gli ostacoli, vivere una vita autonoma e sociale senza dover dipendere dagli altri.
Intensa è stata anche la partecipazione di alcune tra le più importanti università italiane e americane in tema di innovazione tecnologica, le quali hanno presentato interessanti lavori sugli aspetti neurologici della visione, sulle protesi retiniche, le tecnologie di ausilio per la socializzazione, come il riconoscere i volti e le espressioni delle persone, i giochi per l'ausilio all'apprendimento dei bambini non vedenti.
In particolare, Antonio Bicchi, dell'Università di Pisa, si è soffermato sull'interazione tra le neuroscienze e la robotica, o meglio tra gli studi della percezione umana e la tecnologia per rendere i non vedenti indipendenti; mentre Bergamasco della Scuola Superiore Sant'Anna, presentando l'esperienza del Museo della Pura Forma, ha mostrato la forte relazione e integrazione tra i movimenti della mano attorno agli oggetti e i processi cognitivi legati al loro riconoscimento. Pelillo, dell'Università di Venezia, ha presentato una tecnologia in grado di incrementare la capacità dei non vedenti di relazionarsi in ambienti sociali complessi, di seguito Cattaneo dell'Università Milano Bicocca, ha approfondito invece gli aspetti cognitivi dei non vedenti e quali implicazioni essi abbiano per la loro formazione e crescita, Governi, dell'Università di Firenze ha presentato un modello di riproduzione 3D di dipinti. Infine Ugo Faraguna, dell'Università di Pisa, ha presentato un interessante lavoro sui sogni dei non vedenti.
Ad aprire i lavori è stato lo stesso maestro Bocelli, che è l'ideatore e l'anima pulsante della Fondazione nonché il proponente di possibili indirizzi verso cui la tecnologia, la ricerca e infine la produzione dovrebbe indirizzarsi per aiutare la risoluzione di problemi aperti.
"Il mondo è di chi fa, di chi si appassiona alla vita, scegliendo di stare dalla parte del bene, senza paura di mettersi in gioco - ha dichiarato il celebre tenore - Grazie alla felice sinergia innescata fra ABF e MIT, grazie a tanti illustri amici di queste due istituzioni, oggi verifichiamo potenzialità galvanizzanti, in merito allo sviluppo di soluzioni innovative per aiutare le persone a superare i limiti imposti dalle loro disabilità. Essere ottimisti, in questo caso, non è solo un dovere morale, è uno slancio supportato dai fatti. Ancora una volta, verifichiamo che i sogni possono diventare realtà, se ci crediamo davvero, e se siamo in molti a sognare. Qui a Boston, stiamo dando un contributo in più, alla luce di quell'imperativo che muove quotidianamente le nostre azioni: lasciare ai nostri figli un mondo migliore''.
Andrea Bocelli, insieme al presidente del MIT Reif e dell'ambasciatore Bisogniero, ha aperto nel pomeriggio anche il workshop "Break the Barriers".
Nell'ambito di questo programma la Andrea Bocelli Foundation ha organizzato insieme a J-PAL (Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab) sempre del MIT, una giornata di lavoro e di confronto con alcuni fra i ricercatori e operatori coinvolti nei programmi di aiuto e sviluppo nei paesi più poveri del mondo sui temi dell'acqua e dell'istruzione, temi che ABF sta affrontando nei progetti che sta sostenendo in Haiti.
Questo momento di riflessione nasce dalla volontà della Fondazione di condividere esperienze e ricerche in materia di salute, acqua e istruzione con J-PAL stessa, considerando quegli elementi che per ambedue le organizzazioni concorrono a determinare l'efficacia delle azioni stesse:
• l'insight, il cui fine è riconoscere i bisogni profondi, è la guida verso la strategia utile per arrivare alla soluzione possibile, e rappresenta una delle spinte all'inizio dell'attività;
• la perseveranza nel fare, base sostanziale per cambiare le condizioni;
• l'evidenza scientifica, la misura dei progressi allo scopo di migliorare l'insight, quindi ridefinire la strategia di intervento per accrescere l'impatto di queste stesse azioni, in un circolo virtuoso.
I tre elementi descritti danno infatti vita a un processo che può aiutare pubblico e privato a fornire strumenti e servizi utili alla collettività e questo a prescindere dai luoghi e dalle azioni.
"La collaborazione con MIT, il coinvolgimento di università italiane (Pisa, Firenze, Scuola Superiore Sant'Anna) - osserva la presidente della fondazione, Laura Biancalani - ma soprattutto il confronto tra diverse culture, ci dicono dell'importanza e della necessità di stimolare il dialogo e la conoscenza quali mezzi principali per la crescita comune.
Proprio per la sua valenza culturale, d'innovazione e sviluppo i due workshop sono stati patrocinati dal ministero degli Affari Esteri e sono stati inseriti nel programma ufficiale delle celebrazioni dell'Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. (Comunicato della ABF)
Bruno Pontecorvo, la famiglia e i legami con Pisa
Tre incontri a dicembre per ricordare la famiglia di Bruno Pontecorvo e i fratelli Guido e Gillo, oltre che per approfondire il loro legame con la città di Pisa. È questo il senso delle iniziative organizzate dalla Limonaia-Scienza Viva, in collaborazione con l'Università di Pisa e con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, a conclusione delle celebrazioni per i cento anni dalla nascita di Bruno Pontecorvo, il grande scienziato nato a Pisa il 22 agosto del 1913 che ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della fisica delle particelle elementari.
Il primo di questi appuntamenti si svolgerà martedì 10 dicembre, alle ore 16 nella sede della Limonaia di Palazzo Ruschi, con una tavola rotonda su "Guido Pontecorvo. Il genetista e l'uomo", a cui parteciperanno i professori Manuela Giovannetti e Anna Maria Rossi, dell'Università di Pisa, Marcello Buiatti, dell'Università di Firenze, e Angelo Abbondandolo, dell'Università di Genova.
Guido, il maggiore tra i fratelli di Bruno Pontecorvo, dopo aver frequentato il liceo classico "Galileo Galilei", si è laureato nel 1928 alla facoltà di Agraria dell'Università di Pisa, come allievo di Enrico Avanzi, con il quale ha continuato a collaborare anche dopo la laurea. Chiamato a lavorare all'Ispettorato Compartimentale Agrario di Firenze, fu allontanato a seguito della promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista. Non potendo rientrare in Italia, decise di rimanere a Edimburgo, dove si trovava nel momento del licenziamento, avviando le sue brillanti ricerche nel campo della genetica. Nel corso della sua carriera, è stato direttore del dipartimento di Genetica dell'Università di Glasgow e membro dello staff dell'Imperial Cancer Research Fund di Londra. Guido Pontecorvo è molto noto all'interno della comunità scientifica internazionale, essendo stato tra i primi a intraprendere gli studi per la determinazione delle mappe cromosomiche dell'uomo e per aver introdotto la tecnica di irradiazione con raggi X per provocare la rottura dei cromosomi.
Il secondo incontro si terrà martedì 17 dicembre, al Cineclub l'Arsenale, con una mezza giornata dedicata a "Gillo Pontecorvo. L'uomo e il regista". Il programma prevede la proiezione di tre tra i suoi film più noti - "Queimada", "Kapò" e "La Battaglia di Algeri" - con un dibattitto al quale interverranno, oltre al professor Maurizio Ambrosini dell'Ateneo pisano, anche la moglie e il più piccolo dei figli di Gillo.
L'appuntamento conclusivo è fissato per venerdì 20 dicembre, nell'Auditorium di Palazzo Blu, con un incontro su "Pisa e i Pontecorvo". Gli interventi di storici e scienziati si alterneranno con i ricordi dei tanti familiari che verranno a Pisa per l'occasione da ogni parte del mondo e di chi ha conosciuto Bruno e i suoi fratelli, con la lettura di brani teatrali sulla storia del grande fisico emigrato in Unione Sovietica e con la proiezione del film-documentario dal titolo "Bruno Pontecorvo l'uomo e lo scienziato".
Tutti gli incontri sono aperti al pubblico e gratuiti. Per ogni altra informazione, si rimanda ai siti: www.lalimonaia.pisa.it e www.pontecorvopisa.it
Le celebrazioni pisane per il centenario della nascita di Bruno Pontecorvo hanno avuto il loro fulcro nella mostra "Da Pisa a Mosca, un lungo viaggio attraverso storia e scienza", che resterà aperta nella sede della Limonaia di Palazzo Ruschi fino al 22 dicembre. Curata da Marco Maria Massai, docente del dipartimento di Fisica dell'Ateneo, Gloria Spandre, ricercatrice dell'INFN, ed Elena Volterrani, della Limonaia-Scienza Viva e dell'INFN, l'esposizione è stata organizzata dalla Limonaia-Scienza Viva, insieme all'Università di Pisa, all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e al Joint Institute for Nuclear Research di Dubna in Russia.
«Paura e psicosi: vivere in Argentina negli anni Settanta»
Il giorno in cui Estela Carlotto, presidentessa dell'Associazione delle Abuelas de Plaza de Mayo, ha incontrato gli studenti dell'Università di Pisa, c'era anche Rafael, un ragazzo spagnolo iscritto al nostro Ateneo che ha origini argentine e che ha vissuto con un'emozione particolare il racconto della "nonna" che da 26 anni sta lottando per rintracciare i "nietos" desaparecidos, lanciando la campagna per il diritto all'identità.
Leggi qui l'articolo.
Alla fine dell'incontro abbiamo chiesto a Rafael se era disponibile a scrivere un articolo in cui raccontava la storia dei suoi genitori, con parole e ricordi capaci di spiegare meglio ai suoi "colleghi" di università cosa succedeva ai loro coetanei argentini durante gli anni della dittatura militare. Rafael ha subito accettato e ci inviato questa preziosa testimonianza.
************
Paura e psicosi: vivere in Argentina negli anni Settanta
La visita all'Università di Pisa di Estela Carlotto, presidentessa dell'Associazione delle Abuelas de Plaza de Mayo, ha avuto per me un significato speciale.
Io sono spagnolo, ma provengo da una famiglia argentina. I miei genitori hanno lasciato l'Argentina nel 1984, quando - anche se "il Processo di Riorganizzazione Nazionale" (soprannome che si era scelto il regime militare) era ufficialmente finito - i militari detenevano ancora un immenso potere politico e guidavano in maniera diretta il processo di transizione democratica. Mia sorella aveva appena due anni e i miei genitori decisero di costruirsi un futuro, con l'intento di evitare ai propri figli il clima di terrore che essi stessi avevano sofferto.
Non vi voglio parlare di processi politici, di colpi di Stato, di presidenti o di date. Queste sono informazioni che potete trovare su qualsiasi libro di storia contemporanea latinoamericana. Vorrei invece raccontarvi la vita quotidiana di un qualsiasi studente universitario sotto una dittatura militare colpevole di sequestri, di torture e di oltre 30.000 morti.
I miei genitori frequentavano l'università della città di La Plata, a una cinquantina di chilometri da Buenos Aires. Si tratta di una città di dimensioni medie, popolata soprattutto da studenti universitari, considerata da sempre città combattiva e politicamente impegnata con idee di sinistra (vi giuro che non sto parlando di Pisa!). In ragione di tali caratteristiche, La Plata divenne ben presto uno degli obiettivi principali della repressione.

Il governo dichiarò che tutti i giovani tra i diciotto ei trent'anni potevano, eventualmente, essere considerati sospetti di appartenere a gruppi terroristici. Essere uno studente, un operaio o membro di un sindacato significava perciò essere nel mirino degli apparati di repressione dello Stato. Quindi, anche se non frequentavi circoli progressisti o dichiaratamente anti-sistema, eri a rischio. A nulla valeva non avere motivazioni ideologiche o essere solo una studentessa modello che non si era mai preoccupata di politica. Qualsiasi persona poteva essere, potenzialmente, arrestata e desaparecida. Alcuni amici di mio padre, per esempio, hanno dovuto andare in esilio, altri furono torturati e purtroppo altri non tornarono mai.
Gli studentati, le aule studio e addirittura la mensa universitaria furono chiuse. La vita sociale era in pratica inesistente. Chi avrebbe osato a uscire la sera, quando solo si sentivano le sirene delle macchine della polizia o colpi di pistola in aria?
Non era possibile nemmeno prendere un caffè con tre amici, tutti i raggruppamenti di quattro o più persone erano vietati perché, secondo il regime, potevano essere "riunioni di organizzazione di atti sovversivi". Mia zia mi ha raccontato come lei e i suoi amici si ritrovavano spesso nella casa di uno di loro per studiare, mentre mangiavano una pizza o bevevano un po' di mate. E d'improvviso, un giorno, un gruppo di poliziotti entrò urlando e picchiandoli con dei manganelli. Tutti i suoi libri furono confiscati, ma per fortuna nessuno di loro fu portato in prigione.
Un collega di mio padre abitava di fronte a uno dei centri illegali di detenzione, situato in pieno centro della città. Tutto il quartiere sapeva cosa si trovava dietro quel portone, da dove tutti i giorni uscivano e tornavano numerosi Ford Falcon verdi senza targa; guidati da uomini vestiti di borghese che pulivano le loro armi in pieno giorno, indisturbati, impuniti. Tutti sapevano, ma si era costretti a fingere di non aver visto o sentito niente.
L'unico sbocco che la società trovò per sfuggire da quest'ambiente di oppressione erano le partite di calcio. La polizia non poteva ovviamente arrestare le migliaia di persone che affollavano gli stadi. Così, la gente approfittava dell'occasione per insultare il presidente e ai militari o cantare La Marcha Peronista.
C'era invece altra gente, che non aveva paura delle torture o della morte. Las Madres y Abuelas de Plaza de Mayo, quasi le uniche persone che avevano il coraggio di scendere, a viso aperto, in piazza e protestare; qualificate dalla stampa come "vecchie pazze, mamme di assassini e terroristi, anti-argentine".
Spero che questo piccolo articolo vi abbia fatto capire, almeno un po', com'era la vita sotto la giunta militare argentina. E per dare almeno un'idea di quanta importanza hanno avuto - e hanno - persone come Estela Carlotto.
Rafael Cejas Acuña
Artwork stories: from source to digital
Getting to know the artistic heritage conserved in museums in an innovative manner also aided by technology. This is the aim of "Artwork stories: from source to digital. Pilot project for the research and communication in museums of the conservation history of artworks", a three-year project coordinated by the University of Pisa which has just received funding from the MIUR of around 120,000 euros. Alongside Antonella Gioli, a researcher in Museology, Art Criticism and Conservation at the University of Pisa, there will also be a further two researchers, Chiara Piva from the Ca' Foscari University of Venice and Maria Beatrice Failla from the University of Turin.
"The project originates from two fundamental assumptions," explains Antonella Gioli, "firstly from the consideration that as well as presenting works of art, a museum can also relate the episodes that brought the pieces there, the changes they have undergone and the different value they have had over time, in other words 'artwork stories' also seen as an expression of much broader cultural, social, religious and political phenomena. Secondly, we believe that it is possible to present these contents through new means of communication, in the firm belief that digital technology can be employed as a carrier of knowledge of the cultural heritage."
The museums which will be involved in the piloting of the project are the Gallerie dell'Accademia and the National Archeological Museum of Venice, the Royal Palace of Turin and the Residences of the Royal House of Savoy, the National Museum of the Certosa Monumentale di Calci, the National Museums of Villa Guinigi and Palazzo Mansi in Lucca, the Galleria civica "Lorenzo Viani" in Viareggio and the Diocesan Museum in Massa.
"The idea," adds the researcher from the University of Pisa, "is in fact to present the project to a significant cross section of the complex spectrum of museums in Italy ranging from ancient art to modern, from the noble residence to the monographic collection, from the work of art to the piece of furniture, the religious offering, from the city with a high influx of tourists to more outlying areas and therefore different segments of the public."
On a scientific level the project is divided into three phases. It begins with the study of the documentary, archival, iconographic and scientific sources in order to reconstruct the entire life of the artwork, in other words the incidences of conservation and restoration, the passages through collection exhibitions and the market and their critical and visual fortunes. The second phase envisages the planning of new forms of communication of this information, with particular reference to the creation of videos, apps, websites and other digital media. The final part of the project will deal with the actual experimentation in the museums with evaluation and tests carried out by both the museum staff and the real and virtual visitors.
La vita delle opere: dalle fonti al digitale
Conoscere in modo innovativo il patrimonio artistico conservato nei musei, anche con l'aiuto della tecnologia. E' questo l'obiettivo de "La vita delle opere: dalle fonti al digitale. Progetto pilota per la ricerca e la comunicazione nei musei della storia conservativa delle opere d'arte", un progetto triennale coordinato dall'Università di Pisa che ha appena ricevuto un finanziamento MIUR di circa 120mila euro. Ad affiancare nella ricerca Antonella Gioli, docente di Museologia e Critica Artistica e del Restauro dell'Ateneo pisano, ci saranno anche altre due ricercatrici, Chiara Piva dell'Università Ca' Foscari di Venezia e Maria Beatrice Failla dell'Università degli Studi di Torino.
"Il progetto muove da due assunti fondamentali – ha spiegato Antonella Gioli - in primo luogo, la considerazione che un museo, oltre che presentare le opere d'arte, possa anche raccontare le vicende che le hanno lì condotte, le modifiche che hanno subito, i valori diversi che hanno avuto nel tempo, in altre parole la 'vita delle opere' anche come espressione di più ampi fenomeni culturali, sociali, religiosi, politici. In secondo luogo, pensiamo che sia possibile declinare questi contenuti attraverso nuove forme di comunicazione, nella convinzione che la tecnologia digitale possa essere impiegata come tramite di conoscenza del patrimonio culturale".
I musei che saranno coinvolti nella sperimentazione del progetto sono la Gallerie dell'Accademia e il Museo archeologico nazionale di Venezia, il Palazzo reale a Torino e le residenze sabaude, il Museo nazionale della Certosa Monumentale di Calci, i Musei nazionali di Villa Guinigi e Palazzo Mansi a Lucca, la Galleria civica "Lorenzo Viani" a Viareggio e il Museo Diocesano a Massa.
"L'idea – ha aggiunto la ricercatrice dell'Università di Pisa – è infatti di declinare il progetto su uno spaccato significativo del complesso panorama museale italiano esteso dall'arte antica alla contemporanea, dalla residenza nobiliare alla raccolta monografica, dal capolavoro, al mobile, all'ex voto, dalla città ad altissima affluenza turistica, alla località decentrata e dunque a diversi segmenti di pubblico".
A livello scientifico il progetto si articola in tre fasi. Inizia dallo studio delle fonti documentarie, archivistiche, iconografiche e scientifiche per ricostruire globalmente la vita delle opere d'arte, ossia le vicende di conservazione e restauro, i passaggi collezionistici espositivi e di mercato e la loro fortuna visiva e critica. La seconda fase prevede la progettazione di nuove forme di comunicazione di queste informazioni, con particolare riferimento alla realizzazione di video, app, siti e altri prodotti digitali. L'ultima parte del progetto riguarderà la sperimentazione vera e propria nei musei con valutazioni e verifiche che coinvolgeranno sia gli operatori museali sia i visitatori reali e virtuali.
Ne hanno parlato:
Nazione.it
GoNews.it
PisaInformaFlash
InToscana.it
PisaNews.it
NovedaFirenze.it
Controcampus.it
IlTitolo.it
#Tessuto
Giovedì 5 dicembre alle 21.30, a Palazzo Ricci, l'Associazione studentesca "Pisa città di frontiera", grazie al contributo dell'Università di Pisa e con il patrocinio del Consiglio degli Studenti dell'Università di Pisa, presenta lo spettacolo teatrale #Tessuto, del collettivo Cascina Barà.
#Tessuto
Da un'idea di: Daniela Scarpari
Scritto da: Alessandra De Luca
Adattamento epr il teatro: Daniela Scarpari
Produzione Alessio trillini
Interpretazione: Daniela Scarpari
Regia visuale e tag-tool idea: fupete
Musiche: Lorf e Alessandra De Luca
Disegno dal vivo: Alessio Trillini
Lo spettacolo è a ingresso libero.
Info:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
http://tessuto.altervista.org/blog/lo-spettacolo/
Doppia laurea per due studenti di Ingegneria gestionale
La loro è una laurea speciale, un titolo che vale doppio, riconosciuto in Italia e Gran Bretagna: mercoledì 4 dicembre Luca Cinti e Marta Magazzini hanno discusso la loro tesi con il professor Gino Dini e, grazie all'accordo con la Cranfield University, hanno ottenuto la laurea magistrale in Ingegneria gestionale all'Università di Pisa e il Master of Science in Engineering and Management of Manufacturing presso l'Ateneo britannico. A partire dall'anno accademico 2011-2012, infatti, Cranfield ospita fino a quattro studenti l'anno provenienti dal corso di laurea pisano, che hanno così l'opportunità di conseguire il doppio titolo, vivendo un'esperienza unica in uno dei più prestigiosi atenei britannici. Alla discussione hanno portato i loro saluti anche il prorettore per la Promozione dell'internazionalizzazione Marco Guidi, e Franco Failli, presidente del corso di laurea in Ingegneria gestionale.
I due studenti pisani hanno trascorso un anno a Cranfield e questa esperienza di studio ha aperto loro anche le porte del mondo del lavoro: Luca, 24 anni di Viareggio, ritornerà presto in Inghilterra per lavorare alla Bentley Motors, dove ha già un posto che lo aspetta. Con la sua tesi ha studiato un modello di valutazione dei costi di dismissione di prodotti complessi come aerei, navi e centrali nucleari, ottenendo la votazione di 109/110. Anche Marta, 24 anni di Cecina, tornerà presto in Inghilterra per lavorare: dopo l'esperienza a Cranfield, è stata tre mesi in Portogallo per preparare la sua tesi, ospite presso l'azienda TMG Automotive, dove ha sviluppato un modello matematico per soddisfare la domanda finale del cliente. La commissione di laurea l'ha premiata con la votazione di 110/110 e lode.
"L'Ateneo si augura che il doppio titolo rilasciato con l'Università di Cranfield faccia da apripista a numerose altre iniziative simili, alcune delle quali sono ormai alla fase di lancio – ha detto Marco Guidi - I fondi appena attribuiti dal MIUR all'Università di Pisa per sostenere titoli doppi e congiunti sono un segnale che questa è la strada giusta per consentire ai nostri migliori studenti di acquisire un profilo internazionale, che apra loro una carriera brillante nel mondo del lavoro".
L'accesso degli studenti al percorso di doppio titolo è stabilito secondo due criteri ben precisi, ossia l'esito degli esami già sostenuti a Pisa durante il primo anno di corso, e la conoscenza della lingua inglese. Una volta selezionati, i ragazzi hanno la possibilità di frequentare e sostenere gli esami del secondo e ultimo anno di corso presso l'Università di Cranfield, oltre che lavorare a un progetto di gruppo, con la collaborazione di aziende inglesi, e a una tesi finale, da sviluppare individualmente.
"La possibilità di conseguire sia il titolo di ingegnere magistrale in Ingegneria gestionale presso l'Università di Pisa, sia quello di Master of Science in Engineering and Management of Manufacturing Systems rilasciato dall'Ateneo di Cranfield – dichiara il professor Franco Failli - rappresenta indubbiamente un importante riconoscimento internazionale della validità dei nostri metodi di insegnamento ed è indubbiamente un "fiore all'occhiello" non solo per il nostro corso di laurea, ma anche per tutta l'Università di Pisa".
**********
Nella stessa sessione di laurea, grazie all'opera di assistenza e coordinamento dell'avvocato Adarosa Ruffini, docente a contratto di Normazione integrata della logistica e dei trasporti, ha ottenuto il titolo di Ingegnere gestionale magistrale con la votazione di 107/110 anche Massimo Maria Barbato, che si è laureato con una tesi riguardante lo sviluppo di una analisi svolta in collaborazione con ISO (International Organization for Standardization) e UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) che è rivolta all'individuazione di criteri oggettivi per la determinazione del valore economico insito nell'applicazione sistematica delle diverse normative nazionali e internazionali all'interno delle imprese. La tesi, giudicata da ISO il miglior lavoro internazionale presentato nel contesto di tali studi, culmina nella pubblicazione di un volume della collana "ISO International case studies", e testimonia ancora una volta la validità degli studi e l'importanza del corso di laurea in Ingegneria gestionale.
Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
TirrenoPisa.it
Nazione Pisa
Tirreno Viareggio
Nazione Livorno
NazionePisa.it
PisaToday.it
gonews.it
Controcampus.it
PisaInformaFlash.it
Nuove speranze per i malati di diabete
Da uno studio made in Pisa e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Diabetologia, si intravedono nuovi orizzonti terapeutici per il diabete di tipo 2. La ricerca, infatti, condotta fra Aoup e Università di Pisa, evidenzia che la ridotta quantità di insulina nel diabete di tipo 2 sembra essere dovuta non tanto alla morte delle cellule beta, come generalmente ritenuto, ma soprattutto al fatto che molte di tali cellule, pur vive, non riescono a produrre l'insulina, con conseguente aumento delle concentrazioni di glucosio nel sangue e sviluppo del diabete. "Lo studio – come sintetizza il prof. Piero Marchetti, coordinatore della ricerca - ha visto il contributo sostanziale di numerosi e autorevoli ricercatori e clinici (vedi riferimento a fondo pagina) dell'Università e dell'Aoup, e apre la porta a nuove possibilità di trattamento. Se si riuscirà, infatti, a capire quali sono i meccanismi molecolari che causano il cattivo funzionamento delle cellule beta, si potranno ottimizzare le nostre terapie, in modo da ripristinare la normale produzione di insulina, e così prevenire, curare e forse guarire il diabete di tipo 2". Il diabete mellito, caratterizzato dall'aumento dello zucchero (glucosio) nel sangue, è una delle malattie più diffuse nel mondo. In Italia si stima che ci siano circa 3 milioni e mezzo di persone con diabete, di cui oltre 200.000 in Toscana. La forma di diabete più comune è quella cosiddetta di tipo 2, in cui si associano una ridotta produzione dell'ormone insulina da parte delle cellule (chiamate cellule beta) che normalmente ne garantiscono l'adeguata quantità, e una minor funzione da parte dell'insulina stessa (fenomeno definito resistenza all'azione dell'insulina).
Riferimento: Marselli L, Suleiman M, Masini M, Campani D, Bugliani M, Syed F, Martino L, Focosi D, Scatena F, Olimpico F, Filipponi F, Masiello P, Boggi U, Marchetti P. Are we overestimating the loss of beta cells in type 2 diabetes? Diabetologia. 2013 Nov 15. [Epub ahead of print]
(Ufficio stampa AUOP)
Estela Carlotto lancia a Pisa la campagna per il diritto all’identità
In un incontro appassionato con gli studenti dell'Università di Pisa, ha raccontato la sua storia personale e lanciato la campagna per il diritto all'identità promossa dall'Ambasciata Argentina in Italia con il sostegno della CRUI, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Estela Carlotto, presidentessa dell'associazione "Abuelas de Plaza de Mayo", ha parlato a Pisa dei circa 500 "nipoti" nati da madri sequestrate e poi uccise durante la dittatura dei militari argentini e a loro volta dati poi illegalmente in adozione: "Per ora siamo riusciti a restituire la vera identità a 109 di quei bambini, che oggi hanno 30-35 anni – ha detto la Carlotto – Ne mancano ancora 391 e qualcuno di loro potrebbe trovarsi in Italia".
L'ospite argentina è stata accolta dai saluti del prorettore per l'Internazionalizzazione dell'Università di Pisa, Alessandra Guidi, che ha preso l'impegno di promuovere la campagna delle "Abuelas" tra gli studenti dell'Ateneo. All'incontro erano presenti anche Maurizio Vernassa, docente del dipartimento di Scienze Politiche, Hugo Estrella, docente del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace, Giovanna Pagani, presidente di WILPF Italia - Lega Internazionale Donne per la Pace e la Libertà, Massimo De Santi, presidente CIEP - Comitato Internazionale Educazione per la Pace, e Carlos Cherniak, capo dell'Ufficio politico e diritti umani dell'Ambasciata Argentina.
Guarda la galleria di foto sulla pagina Facebook dell'Università di Pisa.

"La macro-tragedia della dittatura argentina è fatta di tante micro-tragedie familiari – ha commentato Cherniak – Se l'Argentina è riuscita a uscire dagli anni bui del terrore ed entrare in un processo democratico che oggi compie 30 anni è anche grazie alla capacità delle singole persone che hanno saputo trasformare la loro sofferenza in impegno concreto per la riaffermazione dei diritti civili. Le nonne di Plaza de Mayo ne sono un esempio concreto: da 26 anni si battono per ritrovare i loro "nietos", portando in giro una causa che oggi ha acquistato una dimensione internazionale".
Nel suo intervento Estela Carlotto ha illustrato il lavoro delle "Abuelas de Plaza de Mayo" che, oltre a promuovere la ricerca e l'individuazione dei bambini sottratti ai genitori durante la prigionia, verificano se un giovane è veramente figlio di desaparecidos, attraverso l'esame del Dna. Tra i bambini scomparsi c'è anche il nipote di Estela Carlotto, che ha raccontato ai ragazzi di Pisa la sua storia: "Nel 1977 mia figlia Laura è stata sequestrata mentre era incinta di tre mesi ed è stata assassinata dai militari argentini dopo aver partorito. Come succedeva in questi casi, il bambino è stato immediatamente consegnato a una famiglia considerata "affidabile", in grado di crescerlo secondo i "principi" della dittatura, gli stessi per cui i genitori naturali venivano assassinati".
Quei bambini erano considerati un vero e proprio "bottino di guerra", perché potevano garantire una continuità al regime: "Privati della loro identità, oggi i nostri nipoti sono ancora vivi e possono essere in qualsiasi parte del mondo – ha concluso Estela Carlotto - Visti i legami tra l'Italia e l'Argentina, dove metà dei cognomi è di origine italiana, pensiamo che sia possibile che qualche "nieto" sia arrivato e rimasto qui da voi, forse nelle stesse università in cui erano venuti a studiare. Preghiamo chiunque abbia dubbi sulla propria identità di farsi avanti".
Per rispondere alla campagna
Il riferimento per rispondere alla campagna delle "Abuelas" è l'ambito diplomatico argentino, consolati e ambasciata. Si può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., oppure è possibile chiamare i numeri 335 5866777 o 06 48073300. I funzionari dell'ambasciata offriranno il supporto necessario, nonché la più assoluta confidenzialità.
Scopri come parlano i politici (e non solo)

I personaggi analizzati sono in tutto 30 e per ognuno di loro sono state raccolte, da inizio agosto a inizio settembre 2013, interviste, dichiarazioni, discorsi in parlamento, post di blog ecc. per un totale di 533 documenti e di 466.755 parole.
"Per ogni personaggio abbiamo individuato i termini più frequenti e tipici che utilizza – ha spiegato Alessandro Lenci direttore del Laboratorio di Linguistica Computazionale - in modo tale da creare uno spazio popolato da persone interconnesse da parole da cui emergono dei veri e propri gruppi, posizionati più o meno vicini nello spazio anche in base al ruolo che hanno nella società. Per esempio, è stato individuato il gruppo dei calciatori: le cose di cui parlano più spesso sono il calcio, le partite, le squadre, i goal. I gruppi dei politici: tutti parlano di campagna elettorale, di elezioni, di cittadini, di legge elettorale, ma con sfumature significativamente diverse a seconda del loro orientamento".
"Guarda come Parlano" fa dunque emergere una geografia complessa che riunisce e intreccia personaggi di ogni genere con collegamenti a volte anche particolari. Per esempio ad usare di più la parola "Italia" è Nichi Vendola, seguito da Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi ed Enrico Letta. Beppe Grillo poi è il politico più vicino al gruppo delle persone dello spettacolo. Il giornalista Marco Travaglio e Daniela Santanché sono poi vicinissimi perché in realtà parlano delle stesse cose anche se su fronti opposti. Il termine "movimento" è poi assolutamente tipico di Grillo e c'è solo un altro politico che lo condivide, Silvio Berlusconi. Se invece si parla di "diritti umani", l'espressione è condivisa dal Dalai Lama e da Laura Boldrini (quasi a pari merito) seguiti poi da Emma Bonino.
"Attualmente – ha concluso Alessandro Lenci - stiamo estendendo queste metodologie anche all'analisi dei tweet dei personaggi politici e inoltre stiamo sviluppando metodi computazionali per assegnare ai vari testi un indice di emotività, allo scopo di evidenziare le emozioni, ad esempio la rabbia, la speranza o la violenza, che sono evocate dalle parole usate nei discorsi dei personaggi pubblici".
Ne hanno parlato:
RepubblicaFirenze.it
Tirreno.it
Tirreno Pisa
NoveFirenze.it
Pisanews.it
Libertà Piacenza
Corriere Adriatico
Avvenire