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Può una comune pianta mediterranea, usata nella tradizione per adornare immagini religiose e tenere lontano il diavolo, fornire una protezione contro lo sviluppo del diabete? Secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, le sostanze vegetali contenute nell'estratto di Hypericum perforatum - pianta erbacea molto diffusa nel bacino mediterraneo, ma presente anche in altre zone climatiche - sono capaci di proteggere le cellule pancreatiche produttrici d'insulina dai gravi danni infiammatori che conducono poi allo sviluppo del diabete giovanile. Lo studio intitolato "St. John's wort extract and hyperforin protect rat and human pancreatic islets against cytokine toxicity" è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Acta Diabetologica.

L'Hypericum perforatum, detto popolarmente erba di San Giovanni (St. John's wort), è una pianta dai caratteristici fiori gialli e dalle foglioline allungate che sembrano bucherellate se esaminate controluce. Questa erba, a cui venivano attribuite generiche proprietà lenitive, era tradizionalmente colta per adornare l'immagine protettiva di S. Giovanni Battista, tanto che nella tradizione è conosciuta anche come "erba scacciadiavoli".

I risultati oggetto della pubblicazione sono stati per ora ottenuti in laboratorio in cellule di origine animale e umana, usando metodi di microscopia e di biologia molecolare: "Il nostro è stato uno studio di fattibilità, che ha dimostrato che l'impiego di queste sostanze vegetali può effettivamente raggiungere lo scopo, cioè la protezione delle cellule produttrici d'insulina, comprese quelle umane, dai processi distruttivi che provocano il diabete giovanile", ha commentato il professor Pellegrino Masiello, docente del dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia, sezione di Patologia Generale.

L'obiettivo della ricerca condotta a Pisa nel laboratorio diretto da Pellegrino Masiello consiste nell'individuare e caratterizzare sostanze di origine vegetale, somministrabili per via orale e prive di effetti collaterali, che siano in grado di preservare la funzione e l'integrità delle cellule beta altrimenti destinate a essere distrutte da una reazione autoimmunitaria finora considerata inarrestabile. La rilevanza di tale progetto di ricerca è sottolineata dal fatto che esso ha ottenuto un finanziamento congiunto dalla Fondazione Telethon italiana e dalla Juvenile Diabetes Research Foundation americana.

Se da un lato il risultato è molto incoraggiante, il professor Masiello precisa che bisogna tener presente che le applicazioni concrete sono ancora lontane, in quanto gli effetti delle sostanze protettive vanno verificati in animali sperimentali e vanno inoltre approfondite le loro caratteristiche farmacologiche, di cui sappiamo ancora poco. "Il vantaggio di un impiego futuro dell'estratto di iperico come agente anti-diabetico deriva anche dal fatto che esso è stato ed è tuttora largamente utilizzato nel trattamento di pazienti affetti da sindrome depressiva, risultando ben tollerato e privo di effetti collaterali – aggiunge Masiello - Abbiamo anche studiato i meccanismi molecolari su cui si basano gli effetti protettivi dell'iperico e contiamo di presentarli in una prossima pubblicazione".

Il gruppo che ha condotto la ricerca è composto, oltre che dal professor Masiello, dalle dottoresse Michela Novelli, Matilde Masini, Luisa Martino, Svetlana Porozov, Anna Pippa e dal dottor Vincenzo De Tata, e si è avvalso della preziosa collaborazione della dottoressa Pascale Beffy (Istituto Fisiologia Clinica, CNR Pisa) e di ricercatori dell'Università di Verona (professoressa Marta Menegazzi, dottoressa Anna Sgarbossa), nonché dell'indispensabile contributo del professor Piero Marchetti, del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, per lo studio delle cellule umane.

Si chiama Ettore Biondi, ha 25 anni, è di Genova e si è appena aggiudicato il primo premio "Gustavo Sclocchi" nell'ambito del concorso organizzato da SPE (Society of Petroleoum Engineers), EAGE (European Association of Geoscientists and Engineers) ed Assomineraria per la sua tesi discussa all'Università di Pisa. Ettore, che si è laureato nel 2012 sotto la guida dei professori Alfredo Mazzotti ed Eusebio Maria Stucchi, ha frequentato il corso di studio magistrale in Geofisica di Esplorazione ed Applicata gestito dai Dipartimenti di Scienze della Terra e di Fisica dell'Ateneo pisano.

La sua dissertazione finale che gli è valsa il prestigioso riconoscimento s'intitola "Forth order NMO non-stretch through iterative partial correction and deconvolution for time and offset varying waveforms" ed è stata selezionata su una trentina di altri lavori presentati. La cerimonia di premiazione si è svolta il 10 dicembre nelle sede ENI Exploration & Production a San Donato Milanese.

Ettore Biondi, che attualmente ha un assegno di ricerca alla Statale di Milano, ha così vinto 2.400 euro e per il futuro pensa agli Stati Uniti dove sta già facendo domande di dottorato in varie università.

Mercoledì, 30 Luglio 2014 14:35

Concerto di Natale alla chiesa di Sant’Anna

Venerdì 13 dicembre alle 21,00 presso la Chiesa di Sant'Anna, in via Carducci a Pisa, si svolgerà un concerto pianistico con musiche di Domenico Scarlatti, Giuseppe Martucci e Robert A. Schumann. Ad esibirsi sarà Marzia Tramma, pianista di fama internazionale che si è diplomata in pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma. L'evento, organizzato dal Sistema bibliotecario dell'Università di Pisa per festeggiare le prossime festività natalizie, è a ingresso libero.

Giovedì 12 dicembre, alle ore 11, nell'Aula Magna Storica del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Valentino Mercati, fondatore di Aboca, terrà una conferenza dal titolo "Le tradizioni, la cultura e le arti italiane a supporto del nostro sistema impresa: Aboca Spa, un'esperienza di successo". L'incontro è organizzato dai dipartimenti di Farmacia e di Scienze agrarie dell'Università di Pisa.

L'ospite illustrerà la propria esperienza imprenditoriale nell'ambito delle Scienze erboristiche e delle Scienze agrarie, dove ha potuto verificare l'importanza delle specificità Italiane nel campo culturale, storico e artistico per sostenere la competitività del nostro sistema d'impresa.

"Dall'incontro – spiegano gli organizzatori - potremo capire come l'impresa possa utilizzare il patrimonio unico che l'Italia ha su questo fronte. Si parlerà ad esempio delle nuove strategie messe in atto in alcuni dei settori trainanti del nostro sistema economico, quali il turismo, l'industria, le biotecnologie, il benessere, la moda e i servizi, come nuove opportunità di lavoro e di sviluppo sostenibile. Naturalmente una particolare attenzione sarà dedicata alle prospettive del sistema agricolo Italiano".

Valentino Mercati

Valentino Mercati, nato a Sansepolcro nel 1939, nel 1978 fonda l'Azienda Agraria ABOCA, coltivando erbe medicinali da trasformare in prodotti finiti per il sistema sanitario, distribuiti in varie aree del mondo. L'azienda conta oggi circa 600 addetti e coltiva direttamente con processi biologici oltre 1000 ettari. Ha sviluppato e sviluppa processi e prodotti innovativi che posizionano l'azienda fra i primi posti nel settore di riferimento.

Si è tenuto martedì 10 dicembre, nella sede del Senato di Palazzo Madama, l'incontro su "Scienza, innovazione e salute", a cui hanno partecipato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente del Senato, Pietro Grasso. L'iniziativa, che ha affrontato tematiche diverse che vanno dalla biomedicina alla fisica, dagli investimenti in ricerca al rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica e tra scienza e libertà, mirava a ripristinare un utile dialogo tra il mondo della cultura scientifica - da cui derivano competenze tecniche essenziali, se solo si pensa alla ricerca sulle staminali, agli OGM o alla sperimentazione animale - e il mondo della politica, che viene spesso chiamato a deliberare su tali argomenti.

Tra gli scienziati invitati all'incontro c'era anche il professor Andrea Bonaccorsi, docente di Ingegneria economico-gestionale dell'Università di Pisa e componente del Consiglio direttivo dell'ANVUR, che ha tenuto una relazione dal titolo "Conviene investire in ricerca?". Utilizzando gli studi sul ruolo economico della ricerca nelle società avanzate, il professor Bonaccorsi ha cercato di dimostrare che investire in ricerca conviene, perché in questo campo si ottengono tassi annui di rendimento mediamente compresi tra il 20 e il 50%, nettamente superiori ad altre forme di investimento pubblico. Senza dimenticare, naturalmente, che ci sono significativi benefici prodotti dal capitale umano qualificato. A questo riguardo, il professor Bonaccorsi ha evidenziato che i ricercatori sono mediamente più produttivi da giovani e che sarebbe dunque necessario definire una strategia pluriennale di reclutamento, in modo da permettere ai giovani non strutturati di sapere che vi saranno opportunità di inserimento e di carriera.

Di fronte al progressivo calo di fondi destinati al sistema italiano dell'università e della ricerca, il professor Bonaccorsi ha concluso richiamando l'esigenza di trovare nuove forme di finanziamento, destinando, per esempio, una quota degli utili ricavati dalle grandi aziende pubbliche o agganciando automaticamente la spesa in ricerca a qualche voce di fiscalità generale.

L'intervento integrale del professor Bonaccorsi è disponibile sul sito dell'Ateneo, all'indirizzo www.unipi.it

Entro il 6 gennaio è possibile partecipare al bando per il conferimento di 13 borse di dottorato di circa 38.000 sterline annue bandite nell'ambito del progetto Europeo Marie Curie PHOQUS, un programma coordinato dall'Università di Dundee (UK) che coinvolge 19 partner europei, tra cui 10 partner industriali e 9 partner accademici, incluso il dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa. Le borse offriranno ai giovani laureati l'opportunità di partecipare a un vasto programma di formazione interdisciplinare, con periodi di permanenza presso i partner industriali o accademici del Consorzio.

Le borse verranno conferite nell'ambito del progetto Europeo Marie Curie PHOQUS, un programma di dottorato della durata 3 anni, rivolto a giovani e brillanti laureati. Il programma è finalizzato a facilitare la crescita di giovani ricercatori con profilo altamente interdisciplinare, basato sull'integrazione di discipline quali le Scienze della Vita, Medicina, Fisica e Fotonica, nell'ambito dello studio di nuove metodologie per l'imaging in vivo.

I principali obiettivi della PHOQUS sono formare una nuova generazione di scienziati eccellenti nelle Scienze della Vita e nelle Scienze Fisiche, abbattendo le barriere culturali storicamente esistenti tra questi due differenti settori disciplinari, e sviluppare nuovi strumenti per la fotonica, favorendo il progresso della progettazione e sviluppo di strumenti più efficaci, piccoli e convenienti. Tutto questo deve avvenire utilizzando questi nuovi strumenti per indagare le dinamiche cellulari e molecolari che guidano il processo di divisione cellulare, attraverso anche l'impiego di tecniche di imaging innovative per studiare il ruolo e il comportamento delle cellule durante lo sviluppo embrionale e la progressione delle malattie.

I dettagli completi del programma e le informazioni su come partecipare al bando sono disponibili all'indirizzo www.phoqus.eu. Le borse di studio sono aperte a ricercatori che non abbiano risieduto o avuto la loro attività principale nel Regno Unito per più di 12 mesi negli ultimi 3 anni precedenti l'assunzione.

Tre incontri a dicembre per ricordare la famiglia di Bruno Pontecorvo e i fratelli Guido e Gillo, oltre che per approfondire il loro legame con la città di Pisa. È questo il senso delle iniziative organizzate dalla Limonaia-Scienza Viva, in collaborazione con l'Università di Pisa e con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, a conclusione delle celebrazioni per i cento anni dalla nascita di Bruno Pontecorvo, il grande scienziato nato a Pisa il 22 agosto del 1913 che ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della fisica delle particelle elementari.

Il primo di questi appuntamenti si svolgerà martedì 10 dicembre, alle ore 16 nella sede della Limonaia di Palazzo Ruschi, con una tavola rotonda su "Guido Pontecorvo. Il genetista e l'uomo", a cui parteciperanno i professori Manuela Giovannetti e Anna Maria Rossi, dell'Università di Pisa, Marcello Buiatti, dell'Università di Firenze, e Angelo Abbondandolo, dell'Università di Genova.

Guido, il maggiore tra i fratelli di Bruno Pontecorvo, dopo aver frequentato il liceo classico "Galileo Galilei", si è laureato nel 1928 alla facoltà di Agraria dell'Università di Pisa, come allievo di Enrico Avanzi, con il quale ha continuato a collaborare anche dopo la laurea. Chiamato a lavorare all'Ispettorato Compartimentale Agrario di Firenze, fu allontanato a seguito della promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista. Non potendo rientrare in Italia, decise di rimanere a Edimburgo, dove si trovava nel momento del licenziamento, avviando le sue brillanti ricerche nel campo della genetica. Nel corso della sua carriera, è stato direttore del dipartimento di Genetica dell'Università di Glasgow e membro dello staff dell'Imperial Cancer Research Fund di Londra. Guido Pontecorvo è molto noto all'interno della comunità scientifica internazionale, essendo stato tra i primi a intraprendere gli studi per la determinazione delle mappe cromosomiche dell'uomo e per aver introdotto la tecnica di irradiazione con raggi X per provocare la rottura dei cromosomi.

Il secondo incontro si terrà martedì 17 dicembre, al Cineclub l'Arsenale, con una mezza giornata dedicata a "Gillo Pontecorvo. L'uomo e il regista". Il programma prevede la proiezione di tre tra i suoi film più noti - "Queimada", "Kapò" e "La Battaglia di Algeri" - con un dibattitto al quale interverranno, oltre al professor Maurizio Ambrosini dell'Ateneo pisano, anche la moglie e il più piccolo dei figli di Gillo.

L'appuntamento conclusivo è fissato per venerdì 20 dicembre, nell'Auditorium di Palazzo Blu, con un incontro su "Pisa e i Pontecorvo". Gli interventi di storici e scienziati si alterneranno con i ricordi dei tanti familiari che verranno a Pisa per l'occasione da ogni parte del mondo e di chi ha conosciuto Bruno e i suoi fratelli, con la lettura di brani teatrali sulla storia del grande fisico emigrato in Unione Sovietica e con la proiezione del film-documentario dal titolo "Bruno Pontecorvo l'uomo e lo scienziato".

Tutti gli incontri sono aperti al pubblico e gratuiti. Per ogni altra informazione, si rimanda ai siti: www.lalimonaia.pisa.it e www.pontecorvopisa.it

Le celebrazioni pisane per il centenario della nascita di Bruno Pontecorvo hanno avuto il loro fulcro nella mostra "Da Pisa a Mosca, un lungo viaggio attraverso storia e scienza", che resterà aperta nella sede della Limonaia di Palazzo Ruschi fino al 22 dicembre. Curata da Marco Maria Massai, docente del dipartimento di Fisica dell'Ateneo, Gloria Spandre, ricercatrice dell'INFN, ed Elena Volterrani, della Limonaia-Scienza Viva e dell'INFN, l'esposizione è stata organizzata dalla Limonaia-Scienza Viva, insieme all'Università di Pisa, all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e al Joint Institute for Nuclear Research di Dubna in Russia.

Domenica 8 dicembre, alle ore 16.00, sarà inaugurato al Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa a Calci, il presepe storico animato realizzato da Alberto e Renzo Meucci. Dall'8 dicembre il presepe sarà aperto in modo permanente a tutti i visitatori del Museo di Storia Naturale: adulti e bambini potranno tornare a "meravigliarsi" nel vedere di nuovo in movimento il primo presepe meccanico che i fratelli Meucci costruirono nella metà del secolo scorso.

L'affascinante storia dei presepi meccanici dei due fratelli ebbe inizio nel Natale 1948 con la loro prima opera, allestita nella pieve di Calci insieme ad altri amici del gruppo parrocchiale. Dopo questa prima esperienza Alberto e Renzo, allievi dell'Istituto Tecnico di Pisa, continuarono a realizzare complessi e sorprendenti presepi meccanici che vennero esposti con successo a Pisa, Livorno, Bologna, Verona, Milano, Torino, Parma, Ferrara e Roma. Nel 1954 il loro presepe animato arrivò persino a Bogotà, dove fu inaugurato in diretta televisiva alla presenza del Presidente della Repubblica, del Sindaco di Bogotà e del Nunzio Apostolico Monsignor Paoli. Nel periodo che correva tra un Natale e l'altro i presepi tornavano a Calci ed erano custoditi in alcune stanze della Certosa, dove rimasero fino alla partenza dei monaci. L'esperienza di Alberto e Renzo Meucci finì nel 1960 quando i personaggi, le case, le rovine romane e tutto il materiale furono chiusi in delle casse e per molti anni il loro contenuto fu dimenticato.

Recentemente, grazie a una ritrovata attenzione per la nostra storia recente e le tradizioni, si è riscoperto il valore e l'interesse culturale di questi presepi animati. Dopo un attento lavoro di selezione, ricerca, pulizia e restauro si sono potuti individuare i vari elementi e la loro appartenenza a uno o all'altro presepe: il risultato è stato l'assemblaggio di tre gruppi diversi che, in occasione del Natale del 2008, hanno riacquistato il loro originario movimento e sono stati esposti in alcune chiese di Calci. Oggi, grazie alla disponibilità del Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa, il presepe storico animato trova finalmente la sua giusta ubicazione nelle sale del Museo, nel meraviglioso contesto della Certosa di Calci.

La loro è una laurea speciale, un titolo che vale doppio, riconosciuto in Italia e Gran Bretagna: mercoledì 4 dicembre Luca Cinti e Marta Magazzini hanno discusso la loro tesi con il professor Gino Dini e, grazie all'accordo con la Cranfield University, hanno ottenuto la laurea magistrale in Ingegneria gestionale all'Università di Pisa e il Master of Science in Engineering and Management of Manufacturing presso l'Ateneo britannico. A partire dall'anno accademico 2011-2012, infatti, Cranfield ospita fino a quattro studenti l'anno provenienti dal corso di laurea pisano, che hanno così l'opportunità di conseguire il doppio titolo, vivendo un'esperienza unica in uno dei più prestigiosi atenei britannici. Alla discussione hanno portato i loro saluti anche il prorettore per la Promozione dell'internazionalizzazione Marco Guidi, e Franco Failli, presidente del corso di laurea in Ingegneria gestionale.

I due studenti pisani hanno trascorso un anno a Cranfield e questa esperienza di studio ha aperto loro anche le porte del mondo del lavoro: Luca, 24 anni di Viareggio, ritornerà presto in Inghilterra per lavorare alla Bentley Motors, dove ha già un posto che lo aspetta. Con la sua tesi ha studiato un modello di valutazione dei costi di dismissione di prodotti complessi come aerei, navi e centrali nucleari, ottenendo la votazione di 109/110. Anche Marta, 24 anni di Cecina, tornerà presto in Inghilterra per lavorare: dopo l'esperienza a Cranfield, è stata tre mesi in Portogallo per preparare la sua tesi, ospite presso l'azienda TMG Automotive, dove ha sviluppato un modello matematico per soddisfare la domanda finale del cliente. La commissione di laurea l'ha premiata con la votazione di 110/110 e lode.

"L'Ateneo si augura che il doppio titolo rilasciato con l'Università di Cranfield faccia da apripista a numerose altre iniziative simili, alcune delle quali sono ormai alla fase di lancio – ha detto Marco Guidi - I fondi appena attribuiti dal MIUR all'Università di Pisa per sostenere titoli doppi e congiunti sono un segnale che questa è la strada giusta per consentire ai nostri migliori studenti di acquisire un profilo internazionale, che apra loro una carriera brillante nel mondo del lavoro".

L'accesso degli studenti al percorso di doppio titolo è stabilito secondo due criteri ben precisi, ossia l'esito degli esami già sostenuti a Pisa durante il primo anno di corso, e la conoscenza della lingua inglese. Una volta selezionati, i ragazzi hanno la possibilità di frequentare e sostenere gli esami del secondo e ultimo anno di corso presso l'Università di Cranfield, oltre che lavorare a un progetto di gruppo, con la collaborazione di aziende inglesi, e a una tesi finale, da sviluppare individualmente.

"La possibilità di conseguire sia il titolo di ingegnere magistrale in Ingegneria gestionale presso l'Università di Pisa, sia quello di Master of Science in Engineering and Management of Manufacturing Systems rilasciato dall'ateneo di Cranfield – dichiara il professor Franco Failli - rappresenta indubbiamente un importante riconoscimento internazionale della validità dei nostri metodi di insegnamento ed è indubbiamente un "fiore all'occhiello" non solo per il nostro corso di laurea, ma anche per tutta l'Università di Pisa".

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Nella stessa sessione di laurea, grazie all'opera di assistenza e coordinamento dell'avvocato Adarosa Ruffini, docente a contratto di Normazione integrata della logistica e dei trasporti, ha ottenuto il titolo di Ingegnere gestionale magistrale con la votazione di 107/110 anche Massimo Maria Barbato, che si è laureato con una tesi riguardante lo sviluppo di una analisi svolta in collaborazione con ISO (International Organization for Standardization) e UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) che è rivolta all'individuazione di criteri oggettivi per la determinazione del valore economico insito nell'applicazione sistematica delle diverse normative nazionali e internazionali all'interno delle imprese. La tesi, giudicata da ISO il miglior lavoro internazionale presentato nel contesto di tali studi, culmina nella pubblicazione di un volume della collana "ISO International case studies", e testimonia ancora una volta la validità degli studi e l'importanza del corso di laurea in Ingegneria gestionale.

Mercoledì, 30 Luglio 2014 14:26

«Dal Nobel per lo Z al Nobel per l’Higgs»

Mercoledì 4 dicembre, alle ore 15.00, nell'Aula magna del Polo Fibonacci, in Largo Bruno Pontecorvo, si terrà l'incontro "Dal Nobel per lo Z al Nobel per l'Higgs", un'iniziativa che intende ricordare la scoperta dei bosoni W/Z del 1982-83 - che ha portato al premio Nobel per Carlo Rubbia e Simon Van Der Meer nel 1984 - e la scoperta del bosone di Higgs del 2012 - che ha portato all'assegnazione del premio Nobel a Peter W. Higgs e François Englert nel 2013. All'incontro, presieduto da Francesco Fidecaro, direttore del dipartimento di Fisica dell'Ateneo, parteciperanno Mario Calvetti (Università di Firenze e INFN), Luigi Di Lella (CERN), Vincenzo Cavasinni (Università di Pisa e INFN). L'iniziativa è promossa dal dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa, dalla Sezione INFN di Pisa e dal Consiglio degli studenti.

La scoperta dei bosoni W e Z, mediatori delle interazioni elettrodeboli, ha segnato un traguardo essenziale per la comprensione della fisica delle particelle elementari. Saranno ricordate le motivazioni teoriche per l'esistenza di queste particelle e le sfide sperimentali affrontate per la messa in opera del collisionatore protone-antiprotone al CERN e degli apparati sperimentali, UA1 e UA2, necessari per la loro scoperta. L'origine della massa di queste particelle, tuttavia, è stato uno degli interrogativi teorici e sperimentali più importanti degli anni seguenti.

La teoria proposta da Higgs, Englert e Brout nel 1964 risolveva questo problema ipotizzando l'esistenza di una nuova particella, il bosone di Higgs. La ricerca di questa particella ha motivato la costruzione e messa in opera al CERN di uno dei più grandi esperimenti scientifici mai concepiti costituito dal collisionatore per protoni, LHC, e dai due rivelatori ATLAS e CMS. La scoperta del bosone di Higgs nel 2012 è stato il coronamento di anni di ricerche di una comunità di ricercatori, tecnologi e tecnici provenienti dai quattro continenti. Uno dei canali per dimostrare l'esistenza dell'Higgs è stato la misura del suo decadimento in coppie di bosoni Z in cui il bosone Z, scoperto 30 anni prima, diventa uno strumento di ricerca di nuovi segnali di fisica.

Agli esperimenti UA2, ATLAS e CMS hanno dato contributi fondamentali docenti e ricercatori dell'Università di Pisa, della Scuola Normale Superiore e della Sezione di Pisa dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

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