«Dal Nobel per la Fisica un messaggio di speranza per i giovani ricercatori italiani»
"L'Università di Pisa ha accolto con entusiasmo e orgoglio la notizia del Premio Nobel per la Fisica assegnato ai professori Peter Higgs e Francois Englert, le cui intuizioni devono molto al contributo che i ricercatori pisani, a partire dal professor Guido Tonelli, hanno dato alla scoperta del 'bosone' nei laboratori del CERN". È questo il primo commento del rettore Massimo Augello all'indomani della decisione del Comitato di Stoccolma di premiare l'aspetto teorico del lavoro sulla cosiddetta "particella di Dio".
Questo prestigioso riconoscimento, che attesta la forza e la vitalità della ricerca italiana, deve diventare secondo il rettore un'occasione per sviluppare una riflessione più ampia sullo stato di salute del settore. "Pochi giorni fa - ha continuato il professor Augello - sono stati diffusi gli ultimi risultati sugli Advanced Grants dell'European Research Council, che hanno premiato 19 progetti italiani sui 284 finanziati a livello europeo, tra i quali anche uno pisano nel campo delle scienze cognitive. L'insieme dei dati sugli ERC indica che i ricercatori italiani, con 385 progetti finanziati in totale, si dimostrano altamente competitivi nel contesto europeo. C'è tuttavia da sottolineare una nota dolente su cui riflettere: quasi il 40% di questi progetti, pur vinti da studiosi italiani, si svolgono in istituzioni all'estero".
"Per questo - ha concluso il rettore - mi associo alla richiesta formulata dal professor Tonelli, che dal successo registrato ieri parta un messaggio di speranza per i giovani che operano nel mondo universitario italiano, un messaggio di cui anche la politica si deve fare ora carico".
«Un Nobel che premia anche la ricerca italiana»
"Se devo essere sincero, me l'aspettavo, perché negli ultimi giorni avevo capito dai contatti con l'Accademia di Stoccolma che tirava aria di Nobel". È questo il primo commento di Guido Tonelli, docente dell'Università di Pisa e ricercatore dell'INFN, alla notizia del Premio Nobel per la Fisica assegnato a Peter Higgs e Francois Englert. Il professor Tonelli è stato per molti anni a capo del principale esperimento che ha portato alla scoperta della cosiddetta "particella di Dio", confermando sperimentalmente le intuizioni dei due vincitori.
Al momento dell'annuncio, Guido Tonelli si trovava nella sede del Cern di Ginevra, precisamente nel Building 40, insieme ad altri 300 scienziati di tutto il mondo: "Ai nomi di Higgs e Englert - racconta il professore - c'è stata un'esplosione spontanea di gioia e per trenta minuti abbiamo brindato e ci siamo fatti delle foto con una medaglia Nobel di cioccolato. Poi tutti siamo tornati nelle nostre stanze per lavorare, consapevoli che ognuno di noi aveva contribuito a una scoperta scientifica che resterà nella storia".
Nonostante l'attesa, l'attribuzione del Nobel non era poi così scontata. "Il Comitato di Stoccolma è imprevedibile - dice infatti Tonelli - anche perché il tempo medio per premiare le scoperte è di circa 10 o 15 anni e nel nostro caso è passato solo poco più di un anno. Quelle di oggi sono state un'emozione e una gioia importanti, ma non paragonabili a quelle provate, come scienziato, nel momento della scoperta della particella".
A chi accenna alla possibilità di una piccola delusione per la mancata assegnazione del Premio a uno degli scienziati italiani coinvolti nella scoperta, il professor Tonelli replica in tono fermo. "Non c'è alcuna delusione: l'attività scientifica moderna è fatta da centinaia di persone che lavorano insieme per raggiungere un unico risultato. D'altra parte, il Nobel ha regole ferree e nessuno poteva illudersi di essere premiato insieme ai due teorici della particella. Non è escluso che in un futuro prossimo queste regole possano cambiare e che, quindi, possano essere premiati i due principali esperimenti che hanno dimostrato le intuizioni di Higgs e Englert".
Alla domanda di come ricorda gli inizi di questa avventura, il professor Tonelli risponde che "in questo momento si mescolano le emozioni iniziali e i timori di chi ha vissuto venti anni di fatica. La vita degli scienziati è fatta di dubbi e di paure, e più volte abbiamo passato periodi di crisi dicendoci che forse stavamo osando troppo. La vittoria di oggi è un piccolo 'accidente' in una vita fatta di grande impegno e lavoro".
Con più di mille scienziati italiani sui circa dieci mila che operano al Cern, di cui moltissimi provengono dall'Università di Pisa, questo Nobel rappresenta anche una vittoria per la ricerca del nostro Paese. "Dal successo di oggi parte un messaggio di speranza - conclude Guido Tonelli - L'Italia può vantare ricercatori che si sono fatti onore in questa scoperta, guadagnandosi il rispetto e l'ammirazione di tutto il mondo. La mia segreta speranza è che ora i governi ne tengano conto".
Dagli scavi di Kaulonia una scoperta d’eccezione
A quasi quindici anni dall'inizio delle campagne di scavi, il bilancio delle scoperte è notevole, come testimonia il ritrovamento di una tabella in bronzo con una lunga dedica votiva che contiene il testo più lungo in alfabeto acheo della Magna Grecia. Sul campo degli scavi di Kaulonia, dal 1999 ad oggi, si sono avvicendati sul campo studenti, laureandi, specializzandi, dottorandi e perfezionandi dell'Università di Pisa e della Scuola Normale Superiore, che hanno riportato lentamente alla luce i resti del santuario di Punta Stilo dell'antica colonia greca, situato in provincia di Reggio Calabria. Con una scoperta d'eccezione che si aggiunge alle molte già note.
La tabella di bronzo rinvenuta a Kaulonia è infatti risultata essere un documento unico: pur ridotta in minuti frammenti molto corrosi, dopo il restauro eseguito nel 2013 presso il locale Museo di Monasterace e la successiva applicazione di avanzate tecniche d'indagine presso la SNS, ha rivelato un testo greco del V sec. a.C., su 18 linee, in alfabeto acheo, con le lettere ordinate regolarmente secondo il sistema di scrittura detto stoichedón. Si tratta di una lunga dedica votiva, in gran parte metrica, che menziona tra l'altro l'agorà (la piazza pubblica di ogni città greca, cuore della vita politica e commerciale), una statua e un elenco di divinità di grande interesse per la conoscenza dei culti. A breve ne è prevista l'edizione, a cura del professor Carmine Ampolo, in collaborazione con un perfezionando della SNS.
Utilizzando anche innovative tecniche di documentazione e di elaborazione dei dati, come le riprese da drone e le elaborazioni 3D, gli archeologi hanno potuto ricostruire un'immagine pressoché totale del grande complesso magnogreco risalente all'VIII secolo a.C. Gli scavi sono diretti da Maria Cecilia Parra, docente di Archeologia della Magna Grecia all'Università di Pisa, in sinergica collaborazione con il Laboratorio di Scienze dell'Antichità della Scuola Normale, diretto dal professor Carmine Ampolo. I risultati sono editi nei 5 tomi della serie "Kaulonia, Caulonia, Stilida (e oltre)", curati da M.C. Parra e nelle 'Notizie degli Scavi' pubblicate ogni anno negli 'Annali' della SNS.
Molte le scoperte che hanno interessato l'area del grande santuario urbano di Kaulonia, non solo nella sua articolazione plurima di fasi comprese tra la fine dell'VIII e gli inizi del III sec. a.C., ma anche nella sua lunga vita fatta di monumenti che lo occupavano e di uomini che lo gestivano, vi praticavano culti, vi svolgevano attività di cantiere edilizio e d'officina artigianale: ex voto del VII, VI e V sec. a.C., in particolare armi e ceramiche per le azioni rituali, come elmi, scudi, schinieri, spallacci, spade corte, punte di lancia e di freccia, accanto a innumerevoli deposizioni esito di sacrifici cruenti e di offerte incruente, anche con tracce evidenti di pasti comunitari seguiti dalla deposizione degli strumenti per la macellazione degli animali e la consumazione delle carni, insieme a quella del vasellame utilizzato durante il rito, intenzionalmente frammentato secondo la norma.
Negli ultimi anni si sono cominciate a sperimentare e poi a utilizzare sistematicamente nuove tecniche di documentazione e di elaborazione dei dati, in particolare le riprese da drone e le elaborazioni 3D. Le prime hanno permesso di realizzare immagini e filmati ad alta risoluzione utilizzabili sia per la restituzione fotogrammetrica delle emergenze archeologiche, sia per la fotointerpretazione e le letture globali di ampie aree interessate dalle indagini archeologiche, unitamente al contesto generale. Le seconde sono state finalizzate alla ricostruzione e alla modellazione di materiali archeologici e di complessi monumentali, con finalità non solo di ricerca, ma anche divulgative (e pertanto rivolte anche a un pubblico di non specialisti), come ad esempio varie forme di visualizzazione e di realtà virtuale.
L'applicazione di tecnologie avanzate, anche in collaborazione con il DREAMSLAB (Dedicated Research Environment for Advanced Modeling and Simulations, laboratorio della SNS, diretto dal professor Vincenzo Barone) ha permesso di adattare i modelli 3D sviluppati da Emanuele Taccola, del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa, per la ricostruzione e la modellazione fotogrammetrica di materiali archeologici e di complessi monumentali, a strumenti di ultima generazione, il più importante dei quali è il CAVE 3D, un ambiente virtuale immersivo e interattivo, in cui l'utente può muoversi liberamente, usando appositi occhiali.
Debutto in mare riuscito per «Cherubina», lo skiff dell’Università di Pisa
Debutto in mare riuscito per Cherubina, il team vela dell'Università di Pisa appena reduce dal Trofeo "1001 Velacup", l'iniziativa che da ormai sei anni promuove regate tra università con imbarcazioni a vela interamente progettate e costruite dagli studenti. Nelle tre giornate di sfide, gli equipaggi si sono misurati in diverse regate nel golfo di La Spezia, nello specchio di mare antistante la Festa della Marineria e, nonostante fosse alla sua prima esperienza, al cospetto di atenei ormai con alle spalle pluriennali partecipazioni, il team pisano, con la sua Cherubina, è riuscito a portare in mare uno skiff con vela alare.
Dal punto di vista progettuale si è trattato senza dubbio dell'elemento più innovativo presente sulle undici imbarcazioni in gara in questa edizione, che ha attirato la curiosità e riscuotendo l'apprezzamento di tutti gli addetti ai lavori. L'ottavo posto ottenuto sul campo di regata ha lasciato tutti soddisfatti, viste anche le condizioni meteo non ideali per un'imbarcazione di questo tipo (assenza quasi completa di vento per l'intera durata della manifestazione): il progetto ha senza dubbio grandi margini di sviluppo e perfezionamento che potranno essere messi in pratica pensando alle prossime edizioni.
Il team Cherubina è composto da Dario Masoni, responsabile del progetto, coadiuvato da Lorenzo Sassetti, Raffaele Boccara, Francesco Distefano, Paolo Biagioni, Matteo Lelli, Alessandro Bordigoni. Elementi fondamentali per la messa a punto dell'imbarcazione sono stati il timoniere di Cherubina, Olmo Cerri e il prodiere, Andrea Rosi. Gli studenti hanno lavorato al progetto e alla costruzione dell'imbarcazione per oltre un anno con l'appoggio di alcuni docenti – i ragazzi ringraziano in particolare i professori Vincenzo Ambriola, Giovanni Lombardi, Roberto Barale, Rosalba Tognetti - ed esperti del mondo della vela e il sostegno economico di due importanti aziende pisane.
Alla scoperta del subconscio con la realtà aumentata di CEEDs
Immersi in un ambiente futuristico, gli utenti vengono sottoposti a stimoli audio-visivi attraverso un sistema di realtà aumentata in grado di monitorare le loro reazioni psico-fisiologiche. Si chiama CEEDs ed è un progetto europeo finanziato con 6,5 milioni di euro e coordinato dal Goldsmiths' College di Londra a cui partecipa anche il Centro di Ricerca "E. Piaggio" dell'Università di Pisa con un team di ricercatori formato da Alessandro Tognetti, Daniele Mazzei, Antonio Lanatà e Danilo De Rossi, che hanno sviluppato i sensori per la misura di parametri relativi all'attività e ai processi subconsci dell'utente. CEEDs (The Collective Experience of Empathic Data Systems), che vede la collaborazione di 18 partner europei, sarà presentato nell'ambito dell'Internet Festival con l'evento "CEEDS e FACE", in programma alla Stazione Leopolda il 10 e 11 ottobre, dalle 10 alle 18. Per partecipare all'evento è obbligatorio iscriversi.
Scopo del progetto è sviluppare una tecnologia in grado di analizzare come le persone, immerse in un ambiente complesso come quello della vita di tutti i giorni, raccolgono dati e informazioni, li elaborano, e sulla base di essi reagiscono. Per raccogliere queste informazioni, in CEEDs gli utenti vengono immersi in spazi di realtà virtuale e monitorati con sensori indossabili non invasivi, che non alterano le risposte fisiologiche e mentali agli stimoli. Il sistema adatta di continuo le modalità con cui la realtà virtuale è visualizzata dall'utente, sulla base dello stato emotivo e fisiologico del soggetto in quel momento. Grazie all'analisi dei processi subconsci, CEEDs cerca di identificare segnali di "scoperta" o "sorpresa" che indichino la comprensione dei dati che il soggetto sta analizzando. Quando identifica questi segnali, CEEDs li utilizza per indirizzare l'utente verso le aree di interesse potenziale modificando e adattando la visualizzazione.
«CEEDs è in grado di monitorare sia le reazioni e intenzioni esplicite dell'utente (dove sto guardando? quale area sto puntando col dito? quale oggetto sto toccando?) sia quelle implicite o inconsce (attivazione del sistema nervoso autonomo, diametro della pupilla) – spiegano Alessandro Tognetti e Daniele Mazzei – L'analisi della risposta inconscia dell'utente rappresenta una delle principali sfide del progetto: è infatti noto che solo un piccolo sottoinsieme di input sensoriali raggiunge la consapevolezza conscia, mentre il residuo viene inconsciamente elaborato dal cervello. È su questa elaborazione subconscia che si focalizza il sistema CEEDs così da poter individuare nuovi andamenti dei segnali da correlare con lo stato psichico del soggetto».
Cuore del sistema CEEDs è l'eXperience Induction Machine (XIM), uno spazio di realtà aumentata immersivo - collocato presso lo SPECS lab dell'Università Pompeu Fabra di Barcellona - ideato per condurre esperimenti sul comportamento umano in condizioni ecologicamente valide che, per gli scopi del progetto, è stato dotato di un set di sensori indossabili non invasivi. Questo innovativo set di sensori permette il monitoraggio di uno o più soggetti in movimento in XIM, senza alterarne le risposte fisiologiche e mentali.
Il team «Cherubina» al Trofeo 1001 Velacup
Debutto in mare per "Cherubina", il team vela dell'Università di Pisa che dal 3 al 6 ottobre partecipa nel golfo di La Spezia al Trofeo "1001 Velacup", l'iniziativa che da ormai sei anni promuove regate tra università con imbarcazioni a vela progettate e costruite dagli studenti. A partire dalla giornata di venerdì gli equipaggi si sfideranno in regate in programma dalle 11 alle 17 nello specchio di mare antistante la Festa della Marineria.
Nella giornata di domenica si disputeranno anche due prove speciali: il Trofeo "Paolo Padova" in cui, accanto ai ragazzi, salirà a bordo anche un docente dell'università rappresentata, a significare lo stretto rapporto che si instaura tra insegnanti e studenti con questo innovativo modo di fare didattica. Per L'Università di Pisa ci sarà professor Vincenzo Ambriola, docente di Informatica, che ha contribuito alla realizzazione del progetto. Seguirà la "Shift Race" durante la quale gli equipaggi si scambieranno imbarcazione. Il programma completo della competizione è disponibile sul sito http://www.1001velacup.eu/regate/edizione-2013.html.
La squadra dell'Università di Pisa è composta esclusivamente da ragazzi che da soli hanno progettato e costruito l'imbarcazione. L'idea della realizzazione di una deriva che potesse partecipare al progetto "1001vela" per l'università è nata dall'idea di un gruppo di ragazzi iscritti ai dipartimenti di Ingegneria e appassionati della disciplina, che hanno pensato di portare questa iniziativa anche all'interno dell'Università di Pisa, con l'appoggio di alcuni docenti ed esperti del mondo della vela e il sostegno economico di due importanti aziende pisane.
Individuate nuove molecole capaci di ridurre le complicanze infiammatorie del diabete
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa ha individuato una nuova strategia per l'individuazione di molecole utili a prevenire le complicanze del diabete e controllare i relativi processi infiammatori. Lo studio intitolato "A new approach to control the enigmatic activity of aldose reductase" è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale PlosOne (http://www.plosone.org/article/authors/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0074076)
Al centro della ricerca pisana c'è un enzima, l'aldoso reduttasi, che per oltre quaranta anni è stato oggetto di attenzione da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Per evitare le complicanze del diabete rappresentate da svariati stati patologici (retinopatia, nefropatia, neuropatia, cataratta diabetica), l'obiettivo dello studio pisano era quello di individuare delle molecole in grado di inibire l'aldoso reduttasi non solo in modo efficace ma anche selettivo nei confronti della sua azione catalitica sul glucosio. Infatti, nonostante la ricerca abbia a tutt'oggi individuato inibitori dell'enzima di straordinaria potenza, i risultati clinici sono poco soddisfacenti a causa degli effetti collaterali che tali molecole provocano.
"Noi siamo intervenuti sull'aldoso reduttasi con nuove molecole inibitorie, le ARDIs (Aldose Reductase Differential Inhibitors) - ha spiegato il professor Umberto Mura del Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa che insieme alla professoressa Antonella Del Corso ha coordinato la ricerca in collaborazione con i colleghi del Dipartimento di Farmacia - e sebbene ancora da studiare e perfezionare, le ARDIs hanno aperto la strada alla ricerca di una nuova classe di molecole in grado di bloccare l'azione catalitica sul glucosio dell'aldoso reduttasi e di altre molecole la cui trasformazione causerebbe danni cellulari, senza che la capacità detossificante dell'enzima venga compromessa".
Oltre ai professori Mura e Del Corso, il gruppo che ha condotto la ricerca è composto dai dottori Francesco Balestri, Elisa Di Bugno, Roberta Moschini, Mario Cappiello del Dipartimento di Biologia, dalla Dottoressa Stefania Sartini e dai professori Concettina La Motta e Federico Da-Settimo del Dipartimento di Farmacia.
Un master per progettare le smart cities
Progettare "città intelligenti" dove Internet e le tecnologie ICT sono al servizio del cittadino è diventata una delle sfide più avvincenti della modernità. A Pisa sta per partire un master promosso dal dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Ateneo e dall'Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del CNR, con il patrocinio di Registro .IT, che si propone di formare giovani esperti in grado di sviluppare applicazioni e servizi innovativi nei campi della comunicazione, della mobilità, dell'ambiente e dell'efficienza energetica, migliorando la vivibilità degli ambienti urbani. Le lezioni partiranno a gennaio e le iscrizioni, riservate a 30 candidati, sono già aperte.
«Il concetto di smart city sta assumendo rilevanza sempre crescente e diverse città, anche in Italia, hanno attivato progetti per accrescere la sostenibilità, offrire servizi sempre più innovativi, consentire la partecipazione attiva dei cittadini, e supportare la loro socialità tramite servizi dedicati – spiega il professor Giuseppe Anastasi, direttore del master - Nella realizzazione di questi obiettivi il ruolo di Internet e delle nuove tecnologie ICT è, chiaramente, imprescindibile. Basti pensare che diverse città europee hanno già attivi programmi specifici per dotarsi di tecnologie che consentano di fornire tali servizi ai propri cittadini, fra queste, Amsterdam, Barcellona, Lione, Santander, Birmingham e altre ancora».
«In Italia, il CNR, in collaborazione con l'ANCI, ha recentemente lanciato un programma per dotare alcune città delle più recenti tecnologie per smart cities – aggiunge Enrico Gregori dell'Istituto IIT del CNR - Nel panorama europeo e mondiale le "città intelligenti" sono una delle principali realtà tecnologiche in rapido sviluppo, che stanno generando soluzioni innovative nel campo ICT con immediata applicazione e che, in prospettiva, hanno le potenzialità di rivoluzionare la vivibilità e fruibilità delle città come le conosciamo ora».
Nell'ambito del master attivato a Pisa verranno presentate le principali tecnologie ICT per le smart cities. Verranno, inoltre, fornite le metodologie e le conoscenze necessarie al progetto e alla realizzazione di soluzioni innovative per creare ambienti urbani "intelligenti", capaci di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il piano formativo prevede, oltre ai normali corsi di lezioni ed esercitazioni, tre corsi di laboratorio finalizzati allo sviluppo pratico di applicazioni e servizi, e un periodo di tirocinio di 400 ore.
Gli ambiti di occupazione per la figura professionale formata dal master sono potenzialmente molto vasti e includono le aziende pubbliche e private, la pubblica amministrazione e la libera professione, diventando consulenti di enti pubblici territoriali per il progetto di soluzioni ad hoc. Tutte le informazioni sul master sono disponibili sul sito www2.ing.unipi.it/smart-cities/.
Al professor Mario Aldo Toscano il premio “Torre di Castruccio”
Domenica 29 settembre si è svolta nel Palazzo comunale di Carrara la cerimonia di conferimento del premio nazionale "Torre di Castruccio", assegnato quest'anno al professor Maro Aldo Toscano, ordinario di storia e teoria sociologica all'Università di Pisa fino al 2011. Il prestigioso premio, che si svolge sotto il riconoscimento del Presidente della Repubblica, e negli anni passati è stato assegnato ad autorevoli rappresentanti delle scienze naturali, delle scienze umane, della medicina, delle arti figurative e dello sport, come Margherita Hack, Antonio Zichichi, Mario Luzi, Giuseppe Bedeschi, Claudio Marabini, Dino Cofrancesco, Giovan Battista Cassano, Gio Pomodoro.
Nella motivazione del premio alla carriera, si ricorda che il professor Mario Aldo Toscano ha dato un contributo di elevato significato intellettuale e istituzionale alla storia e alla teoria sociologica, esercitando sempre, anche da presidente dell'Associazione Italiano di Sociologia, spirito critico e sguardo internazionale. Autore da un lato di numerosi saggi scientifici e di manuali didattici, ha perseguito da un altro un'originale formula saggistica, che combina elementi biografici e storiografici in un contesto testimoniale e interpretativo di particolare qualità evocativa. Ciò che gli ha permesso di ottenere il premio Scanno 2010 con "Ostmark 1916" e il Premio Basilicata 2012 con "In quell'epoca, meridione". Un suo ultimo volume, "Storia di Dan", attualmente in libreria, continua l'esperienza di questo schema di efficace lavoro meditativo e critico.
Tra gli altri premiati di quest'anno, Gianfranco Pasquino e Laura Paoletti, per le scienze umane; Guido Bianchini per la medicina; l'attore Eros Pagni, il cantante Gianluca Grignani, l'indimenticato pugile Sandro Mazzinghi e una schiera di noti pittori nazionali, tra i quali Giuliano Ottaviani e Gianpaolo Talani.
È nato all’Università di Pisa il Centro di ricerca «Nutraceutica e alimentazione per la salute»
Nasce all'Università di Pisa il Centro interdipartimentale di ricerca "Nutraceutica e alimentazione per la salute", che aggregherà e coordinerà tutti i docenti e i ricercatori impegnati sui temi del cibo, degli alimenti e dell'alimentazione, della nutraceutica e della salute. Al Centro afferiscono circa 170 scienziati di sette diversi dipartimenti: Medicina clinica e sperimentale, Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell'area critica, Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia, Biologia, Scienze veterinarie, Farmacia e Scienze agrarie e alimentari. A dirigere la nuova struttura è stata eletta la professoressa Manuela Giovannetti, già preside della facoltà di Agraria dal 2007 al 2012, che da anni svolge ricerche riguardanti i parametri ambientali che nelle piante influenzano il contenuto in sostanze di alto valore salutistico.
Nel portare i saluti dell'Ateneo durante la riunione di insediamento del Centro, il rettore Massimo Augello ha ricordato che "sono già molto numerosi i progetti e le pubblicazioni degli studiosi pisani sui temi legati all'alimentazione e al valore nutrizionale e nutraceutico del cibo". Il professor Augello ha quindi sottolineato il rilievo strategico della struttura, che si occuperà di argomenti di grande importanza per la vita di tutti i cittadini, oltre che particolarmente significativi per l'economia del territorio. "Per la qualità e la quantità delle ricerche che confluiranno in questa nuova realtà - ha concluso il rettore - il Centro potrà assumere un ruolo centrale anche a livello regionale".
Subito dopo, la professoressa Giovannetti ha evidenziato le enormi potenzialità del Centro in termini di interazione e collaborazione multidisciplinare. "Con questa nuova realtà – ha detto – potremo promuovere e sviluppare ricerche multidisciplinari sulle proprietà nutraceutiche degli alimenti e delle piante, in relazione alle sostanze che possono svolgere effetti preventivi e/o curativi di patologie umane e animali. Tra le sue finalità vi sono, inoltre, la diffusione dei risultati scientifici al grande pubblico e l'organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento rivolti a professionisti, produttori e consumatori, che in anni recenti hanno mostrato grande sensibilità verso i temi della produzione e consumo di cibo contenente sostanze ad alto valore nutraceutico, quanto mai preziose per la nostra salute".