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Il 26 settembre torna la "Giornata europea delle lingue" e il CLi, il Centro Linguistico dell'Università di Pisa, la festeggerà con un'iniziativa promossa nell'ambito della germanistica. A partire dalle ore 15.00, nell'Aula Magna di Palazzo Boilleau, in via Santa Maria 85, appuntamento con "Esaminare, valutare, certificare", una giornata di studio che proporrà una riflessione sul tema delle certificazioni internazionali. Quest'anno compie infatti 10 anni il TestDaF-Zentrum, uno dei centri autorizzati di tutto il mondo per il conseguimento della certificazione TestDaF, esame di livello avanzato di tedesco soprattutto in ambito universitario. Il certificato internazionale rappresenta la chiave di accesso per studenti di tutte le facoltà che intendono continuare il loro percorso di apprendimento o di ricerca in Germania. Nell'ultimo decennio numerosi studenti e studiosi hanno sostenuto e superato con successo l'esame, che da quest'anno avrà sede ufficiale presso il Centro Linguistico.

Alla giornata di studio saranno presenti relatori prestigiosi tra i quali il Dr. Achim Althaus, direttore del TestDaf-Institut di Bochum e Tobias Bargmann, direttore del Centro Informazioni DAAD Roma. Gli ospiti saranno introdotti dai saluti Marco E.L. Guidi, prorettore per la comunicazione e la promozione dell'internazionalizzazione dell'Ateneo,
 Mauro Tulli, direttore del dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica, Marcella Bertuccelli, direttore del Centro Linguistico e dagli interventi di Annette Hermann, del Consolato Generale di Germania a Milano, Marianne Hepp, docente di Lingua tedesca dell'Università di Pisa, e 
Birgit Schneider, incaricata TestDaF del Testzentrum Pisa.

Il Consiglio d'Europa ha dichiarato l'anno 2001 Anno europeo delle lingue. Da allora ogni anno il 26 settembre viene festeggiata la Giornata europea delle lingue in 45 paesi membri del Consiglio d'Europa. L'obiettivo della Giornata europea delle lingue è quello di celebrare la varietà linguistica in Europa e di promuovere fra i cittadini la conoscenza di un maggiore numero di lingue. Dappertutto in Europa si svolgono iniziative con l'obiettivo di incoraggiare la gente allo studio di una nuova lingua o di migliorare le conoscenze già acquisite. Lo studio delle lingue aiuta non solo la comprensione fra la gente, ma contribuisce anche a superare le barriere intellettuali.

Il dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell'Università di Pisa organizza per il 23 settembre la giornata di accoglienza delle matricole. A partire dalle ore 9, i docenti e gli studenti più grandi, saluteranno i neo-iscritti nell'Aula 7 per presentare i corsi di laurea, i percorsi didattici, i programmi di studio all'estero e i servizi.

Dopo i saluti del direttore del dipartimento, Rossano Massai, il professor Andrea Cavallini terrà una relazione introduttiva dal titolo "Dalla scoperta del DNA all'esplorazione dei genomi". A seguire il professor Riccardo Gucci presenterà il programma Erasmus e le possibilità di sviluppare rapporti internazionali. Subito dopo i professori Gianfranco Denti e Guido Ferruzzi illustreranno i servizi di contesto e varie informazioni utili per le matricole, mentre, alle 10.10, gli studenti consiglieri e il direttore del dipartimento parleranno di "Come affrontare nel migliore dei modi il percorso universitario".

Alle 11.40 le matricole afferenti ai diversi corsi di laurea si riuniranno separatamente con i rispettivi presidenti del corso di studio prescelto per un'illustrazione dei percorsi didattici e delle prospettive di lavoro. Dalle ore 13 alle ore 14.30, presso l'atrio dell'Aula 7, gli studenti consiglieri sono a disposizione per rispondere a qualsiasi domanda e richiesta di informazioni.

Per favorire la massima partecipazione, l'attività didattica sarà sospesa per tutti i corsi di studio dalle ore 8.30 alle ore 13.00. Sono invitati a partecipare tutti i docenti e gli studenti.

Un incontro con le aziende e il territorio per presentare le ricerche nel settore dell'ICT. Venerdì 20 settembre, nell'Aula magna del Polo didattico delle Piagge, si è tenuto "Knowledge Acceleration and ICT in Tuscany", un workshop organizzato dall'Università di Pisa con l'obiettivo di offrire un quadro della ricerca in ICT svolta nell'Ateneo, le sue prospettive future e le ricadute industriali e sociali.

Durante l'incontro si sono succeduti 33 interventi di docenti e ricercatori che hanno presentato le ricerche di punta nel settore: ciascuna presentazione è stata organizzata come un elevator pitch di 8 minuti e ha visto nell'audience la presenza delle aziende del Polo ICT toscano al fine di offrire spunti per possibili collaborazioni future su progetti regionali, nazionali ed europei. In particolare sono stati illustrati i progetti di ricerca risultanti dalle tecnologie abilitanti hardware e software con le loro applicazioni nei settori life sciences, ambiente, energia, mobilità, smart cities e communities.

Il workshop è stato organizzato con il coordinamento scientifico dei prorettori Nicoletta De Francesco e Paolo Ferragina e dei direttori dei dipartimenti di Informatica, Franco Turini, e di Ingegneria dell'Informazione, Giovanni Corsini.

È in arrivo la Dop (denominazione di origine protetta) per il pane toscano "sciocco", cioè senza sale. Il conto alla rovescia è cominciato il 14 agosto quando sulla Gazzetta Ufficiale Europea è stato pubblicato il documento unico da cui dipende il riconoscimento. Passati tre mesi, se non ci sarà alcuna opposizione, il pane toscano avrà il suo marchio Dop e giungerà così a conclusione il lungo e complesso iter portato avanti dal Consorzio che riunisce gli operatori della filiera e che ha coinvolto la Regione Toscana, le Università di Pisa e Firenze, il Ministero per le politiche agricole e quindi l'Unione europea.

"Per conseguire la Dop – ha spiegato Gianpaolo Andrich professore Ordinario presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell'Università di Pisa – era necessario dimostrare il legame con il territorio a partire dal grano, dal lievito madre e dal disciplinare di panificazione".

I ricercatori delle Università di Pisa e di Firenze hanno quindi condotto indagini sui dati climatici, sulle varietà di frumento tipiche toscane e sul ruolo dei lieviti nella determinazione delle caratteristiche del pane.

"Noi dell'Università di Pisa – ha aggiunto Andrich –abbiamo selezionato illievito madre, cioè abbiamo individuato le popolazioni microbiotiche che lo compongono e per questo ci siamo avvalsi anche dell'aiuto del gruppo di ricerca in microbiologia agraria dell'Ateneo guidato dalla professoressa Emanuela Giovannetti. Quindi indicato le condizioni standard di panificazione come la temperatura o il tempo di lievitazione".

"Il nostro contributo - ha concluso Stefano Benedettelli, professore associato di Genetica Agraria presso l'Università di Firenze - è stato quello di definire le caratteristiche qualitative delle farine prodotte dai grani coltivati in Toscana, analizzando le serie storiche sia delle produzioni che degli andamenti meteo degli ultimi trent'anni. Quindi è stato possibile associare il territorio di produzione con le caratteristiche del prodotto ottenuto".

Foto dalle prove VIAGGIO A REIMSQuei nomi parlanti che caratterizzano un personaggio, che sia letteratura, opera lirica o cinema, che spiegano il suo destino quasi che un autore battezzando una creatura nata dalla sua fantasia voglia dare una chiave di lettura in più, a volte in modo più o meno evidente. Portare alla luce questi significati è uno dei compiti dell'onomastica letteraria i cui maggiori esperti si riuniscono a Pisa da giovedì 14 a sabato 16 novembre per il XVIII Convegno internazionale dell'Associazione di "Onomastica & Letteratura" che si svolgerà nell'aula magna del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell'Università di Pisa. Al centro della discussione di quest'anno ci sono i nomi nelle opere liriche, il tema del doppio e i nomi nelle letterature regionali più varie incursioni nel cinema, in autori classici antichi e moderni o nella religione, tra San Ranieri e Odino.

"Con il bicentenario di Verdi e Wagner – spiega la professoressa Donatella Bremer dell'Ateneo pisano, una delle organizzatrici dell'evento – è venuto spontaneo dedicare buona parte del convegno ai nomi dell'opera lirica. Partiremo in realtà dalla fine, da Turandot, l'ultima opera della lunga parabola melodrammatica italiana, il cui soggetto è proprio incentrato sulla ricerca di un nome ignoto a tutti per risalire poi attraverso i secoli focalizzando il fenomeno dei "nomi parlanti", frequentissimi nell'opera comica nonché quello dei cognomi, che fanno però un tardivo ingresso nel mondo della lirica".

E così si scopre ad esempio che nel "Viaggio a Reims" di Gioachino Rossini del 1825 l'intellettuale dedito allo studio delle antichità si chiama Don Profondo, il maggiore tedesco appassionato di musica Barone von Trombonok e la ricca vedova amante della bella vita Contessa di Folleville. Ognuno dei personaggi porta insomma un nome parlante e al tempo stesso bizzarro, il che amplifica l'atmosfera di brio e di leggerezza che pervade questa cantata scenica rossiniana.

"Non bisogna dimenticare poi – aggiunge Donatella Bremer – quanto i nomi dell'opera lirica abbiano trovato un'ampia diffusione nella società soprattutto fra Ottocento e Novecento. Il primo è stato Giuseppe Verdi: chi di noi non ricorda, fra i nomi dei genitori, dei nonni, dei prozii, un'Elvira, una Amneris, un Manrico, un Arnoldo, un'Amelia e persino una Desdemona, una Violetta e un Otello? Ma anche Giacomo Puccini, mezzo secolo più tardi, godrà di un grande favore, sia tra la media e piccola borghesia sia a livello popolare, con una diffusa adozione di nomi come Mario, Tosca, Rodolfo, Marcello, Mimì e Musetta. Ma fra questi due poli, moltissimi sono i compositori, e i librettisti, che hanno immortalato personaggi dai nomi del tutto originali e suggestivi. Si pensi solo che lo stesso Vasco entra nel patrimonio onomastico degli Italiani grazie all'Africaine di Meyerbeer".

psychoNon solo lirica, anche nel cinema d'autore i nomi infatti sono spesso ritagliati sui personaggi. "In 'Psycho' di Hitchcock – spiega ancora Donatella Bremen - ad esempio il protagonista, Norman Bates, si chiama come la madre, Norma, che lui stesso ha ucciso e in cui si sdoppia. Come se non bastasse, nel suo cognome volteggia un pipistrello. È la gru invece, animale assai più mansueto, ad essere richiamata dal cognome della ragazza accoltellata nella famosa scena della doccia, Marion Crane. Quanto al nome che porta, Marion, una variante di Maria, va detto che tale denominazione è frequente fra le figure femminili hitchcockiane, si pensi a Marnie o a Margot Mary di 'Dial M for Murder'. Il mago del brivido ci propone infatti quasi sempre un suo ideale di donna: bellissima, bionda, piuttosto algida e che porti il nome più femminile che esista".

L'Associazione "Onomastica & Letteratura" che organizza il convegno è stata fondata a Pisa nel 1994 ed è attualmente presieduta da Maria Giovanna Arcamone, a cui è dedicato il volume "Nomina. Studi di onomastica letteraria offerti a Maria Giovanna Arcamone" che sarà presentato nella cornice del convegno venerdì 15 novembre. Tutti i contributi dei convegni di Onomastica letteraria sono pubblicati nella rivista "il Nome nel testo" e sono consultabili on line.

Ne hanno parlato:
Corriere Fiorentino
Il Tirreno - Pisa
La Nazione - Pisa
LiberoQuotidiano/1 (Adnkronos)
LibertoQuotidiano/2 (Adnkronos)
AgenziaInpress.it
AgenziaParlamentare
GoNews.it
Controcampus.it
PisaInformaFlash.it
LiveUniversity.it

mostra Vajont Il 9 ottobre del 1963, alle ore 22.49, una grande frana si staccò dal Monte Toc, che sovrastava il lago artificiale del Vajont, sbarrato dalla diga omonima, appena realizzata e alta 265 m. In poche decine di secondi la frana piombò nel bacino a una velocità di 20-30 m/sec, dislocando quasi 50 milioni di m3 di acqua e provocando colossali onde di piena, alte più di 200 metri, che oggi potremmo definire come uno "tsunami di montagna". In meno di 12 minuti la catastrofe si compì, portando morte e distruzione in molti centri abitati, fra cui Longarone, Erto, Casso, Castellavazzo, Codissago, Pirago. Le vittime furono 1.910 e per molte di esse non è stato possibile neppure ritrovare i corpi, che giacciono ancora sepolti dalla frana e dai detriti.

In un documento ONU presentato nel 2008, in occasione dell'International Year of Planet Earth (IYPE), la tragedia del Vajont è stata considerata come il peggior esempio di gestione del territorio e dell'ambiente.

Il 50° anniversario di questa immane catastrofe, che è stata commemorata con molte iniziative a livello nazionale, sarà ricordato anche a Pisa con una mostra, un documentario e una conferenza. I tre eventi sono stati presentati al dipartimento di Scienze della terra dal direttore Michele Marroni, dal professore Alberto Puccinelli e dai ricercatori Giacomo D'Amato e Roberto Giannecchini.

presentazione mostra Vajont La mostra, organizzata dall'Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale e dal Consiglio Nazionale dei Geologi, si intitola "La storia del Vajont: la conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza". È composta da 13 pannelli illustrati con testi, disegni e fotografie di Edoardo Semenza, che è stato tra i primi a scoprire l'esistenza della frana quando ancora si poteva intervenire per evitare il disastro. L'esposizione, che ha già toccato molte sedi universitarie e centri di ricerca italiani, è finalizzata a sensibilizzare studenti, tecnici e professionisti, e soprattutto la società civile, sulla necessità di conoscere la geologia per il rispetto e la protezione dell'ambiente. Sarà visitabile da lunedì 11 a venerdì 15 novembre al dipartimento di Scienze della terra, in via Santa Maria.

All'esposizione sono associate altre due iniziative. Giovedì 14, alle ore 15, sarà proiettato un documentario sulla frana; mentre venerdì, 15 alle ore 11, ci sarà una conferenza della professoressa Monica Ghirotti, dell'Università di Bologna, esperta di frane, allieva di Edoardo Semenza e grande conoscitrice della frana del Vajont, su "La storia del Vajont: la conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza".

Memori gruppo di ricerca Università di PisaPaintings conserved in display cases, works of art and ancient books kept in museums, nothing seems to be safe any longer. In fact, threatening the conservation of all these treasures is an invisible yet extremely dangerous enemy: atmospheric pollution. The MEMORI system was designed to save the immense heritage conserved in galleries and libraries. This tool, which is easy and economical to use, is a product of the European project from which it takes its name, "MEMORI - Measurement, Effect Assessment and Mitigation of Pollutant Impact on Movable Cultural Assets". The project which has recently closed after three years of research was coordinated by the Norwegian Institute for Air Research and included 14 European partners including the Department of Chemistry and Industrial Chemistry at the University of Pisa.

In practice MEMORI is a dosimeter which is sensitive to climate, light and photo-oxidizing and acidic gases, capable of transmitting its data to a web-based system designed to interpret the results in real-time and suggest preventive measures quickly before any effect can be seen on the artifacts. The MEMORI prototype presented at the final conference of the project, which was held in Madrid last October, has been tested in more than 16 European museums including the Tate Gallery in London, the Stibbert Museum in Florence, the Museum of Cultural History in Oslo and the Picasso Museum in Paris, and is now ready to be launched on the market.

memori"My research team at the Department of Chemistry and Industrial Chemistry dealt mainly with the evaluation of the effects of volatile organic acids on the organic material present in the artifacts conserved in museums, libraries and archives," explained Professor Maria Perla Colombini from the University of Pisa. "Such extensive and systematic research of this type has never been carried out before."

"Our study" said Ilaria Bonduce, a researcher from the University of Pisa who took part in the final conference of the MEMORI project in Madrid, "demonstrated the dangerous effects of organic acids on pictorial artifacts as these acids act as a catalyst on the oxidation of varnish. This is an extremely important result as it highlights the fundamental importance of monitoring the quality of the environment not only in the exhibition area but also inside the display cases where paintings and other polychrome objects are conserved and precisely where the concentration of organic acids may be extremely high. This demonstrates that sealing a precious painting inside a frame or a climatised display case is not sufficient to protect it but that it is also necessary to check the material these structures are made of and monitor the quality of the air inside them to ensure the best possible conditions for conserving our artistic heritage."

Memori gruppo di ricerca Università di PisaQuadri conservati nelle teche, opere d'arte e libri antichi custoditi nei musei, niente sembra più al sicuro. In realtà a minacciare lo stato di conservazione di tutti questi tesori c'è un nemico invisibile quanto insidioso: l'inquinamento atmosferico. Per salvare l'immenso patrimonio conservato nelle gallerie e nelle biblioteche è nato MEMORI, uno strumento facile da gestire e a basso costo, frutto dell'omonimo progetto europeo, "MEMORI - Measurement, Effect Assessment and Mitigation of Pollutant Impact on Movable Cultural Assets". Il progetto, appena giunto a conclusione dopo tre anni di ricerche, è stato coordinato dall'Istituto Norvegese per la Ricerca sull'Aria e ha coinvolto 14 partner europei fra cui il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università Pisa.

In pratica MEMORI è un dosimetro sensibile al clima, alla luce, e ai gas inquinanti foto-ossidanti e acidi, ed è capace di trasmettere i dati ad una piattaforma web in modo da eseguire l'analisi dei parametri rilevati in tempo reale e quindi intervenire tempestivamente prima che gli eventuali danni siano visibili sulle opere d'arte. Il prototipo MEMORI, che è stato presentato al convegno conclusivo del progetto che si è svolto a Madrid lo scorso ottobre, è stato testato in più di 16 musei europei, fra cui il Tate di Londra, lo Stibbert di Firenze, il Museum of Cultural History di Oslo e il Musée National Picasso a Parigi, ed è già pronto per la commercializzazione.

memori"Il mio gruppo di ricerca al Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale si è occupato in particolare della valutazione degli effetti degli acidi organici volatili su materiali organici presenti nei manufatti conservati in musei, biblioteche e archivi – ha spiegato la professoressa Maria Perla Colombini dell'Università Pisa - uno studio che non è mai stato fatto prima d'ora in maniera così sistematica ed estensiva".

"La nostra ricerca – ha detto Ilaria Bonaduce ricercatrice dell'Ateneo pisano che è intervenuta al congresso conclusivo del progetto MEMORI a Madrid – ha dimostrato l'estrema pericolosità degli acidi organici per i manufatti pittorici, in quanto catalizzano l'ossidazione di vernici. Si tratta di un risultato molto importante perché evidenzia come il monitoraggio della qualità dell'ambiente sia fondamentale, non solo in sedi espositive, ma anche all'interno delle teche dove sono conservati dipinti e altri oggetti policromi, dato che è proprio al loro interno che le concentrazioni di acidi organici possono essere estremamente elevate. Questo ci dice che, per proteggere un dipinto prezioso, non basta sigillarlo all'interno di una cornice o teca microclimatica, ma che bisogna controllare attentamente i materiali di cui questi supporti sono costruiti e monitorare la qualità dell'aria al loro interno, per assicurare le migliori condizioni di conservazione possibile per il nostro patrimonio pittorico".

Ne hanno parlato:
Il Tirreno Pisa
ANSA.it
Tirreno.it
Agipress.it
InToscana.it

Nazione.it
PisaèCultura.it
PisaToday.it
NovedaFirenze.it
PisaInformaFlash.it
LiberoQuotidiano.it (AdnKronos)
Artemagazine.it
TGCOM
EcoReport.tv

Si comunica che i direttori di dipartimento, accogliendo la richiesta presentata dai rappresentanti degli studenti, hanno disposto la sospensione delle attività didattiche per martedì 12 novembre, dalle ore 10 alle ore 12, per permettere agli studenti di partecipare all'Assemblea di Ateneo convocata al Polo Carmignani.

pontecorvo1"Da Pisa a Mosca, un lungo viaggio attraverso storia e scienza" è il titolo della mostra che La Limonaia dedica a Bruno Pontecorvo a cento anni dalla nascita. Visibile fino al 22 dicembre nella sede di Palazzo Ruschi, l'esposizione ripercorre la vita e gli studi del grande fisico nato a Pisa il 22 agosto del 1913, oltre che soffermarsi sulle vicende della sua famiglia, a partire dai due fratelli, il regista Gillo e il biologo Guido. La mostra, a ingresso gratuito, è stata organizzata dall'Associazione "La Limonaia Scienza Viva", dall'Università di Pisa, dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dal Joint Institute for Nuclear Research di Dubna in Russia. I curatori scientifici sono Marcomaria Massai, docente del dipartimento di Fisica dell'Ateneo, Gloria Spandre, ricercatrice dell'INFN, ed Elena Volterrani, responsabile della Limonaia edell'INFN.

pontecorvo4Giunta al culmine delle celebrazioni nazionali per il centenario della nascita, la rassegna mira a inquadrare il percorso umano e scientifico di Bruno Pontecorvo all'interno del difficile contesto storico in cui egli ha vissuto. Da un lato, infatti, Pontecorvo è ricordato come uno dei principali scienziati del '900, che ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della fisica moderna e che, per ampiezza e profondità d'intuizioni, avrebbe sicuramente meritato il Premio Nobel. Dall'altro, deve la sua notorietà, anche fuori dalla comunità scientifica, alla scelta di trasferirsi con la famiglia nel 1950, in piena epoca da Guerra Fredda, nell'Unione Sovietica di Stalin.

pontecorvo3La vita e le ricerche di Bruno Pontecorvo sono approfondite attraverso 45 pannelli descrittivi e sette monitor con immagini e filmati d'epoca, in cui scorrono anche interviste a illustri scienziati che parlano del fisico pisano. All'interno della mostra, saranno inoltre esposti materiali originali, alcuni dei quali di grande rilievo scientifico. Sono inediti e mai esposti prima, per esempio, i due voluminosi quaderni di appunti che il fisico scrisse subito dopo l'arrivo in URSS, tra 1950 e 1955, così come altri documenti del periodo sovietico e il Premio Lenin che ricevette nel 1963. Viene poi illustrato l'esperimento eseguito da Enrico Fermi nel laboratorio di via Panisperna, che portò alla scoperta dell''effetto paraffina' per il quale vinse il Nobel nel 1938 e al quale partecipò lo stesso Bruno Pontecorvo.

Nella sezione "Scienza" che descrive l'attualità delle idee proposte da Pontecorvo, saranno infine presentati un tracciatore di raggi cosmici, in funzione; un campione dell'esperimento Opera al Gran Sasso, che ha verificato l'ipotesi di Bruno Pontecorvo sull'oscillazione del neutrino; un fotomoltiplicatore gigante dell'esperimento Antares, che è un telescopio subacqueo per neutrini di altissima energia, e altri modelli di apparati sperimentali operanti al mondo.

Per tutte le informazioni sulla mostra si rinvia al sito: http://www.pontecorvopisa.it

Ne hanno parlato:
Repubblica Firenze
Tirreno Pisa
Nazione Pisa
RepubblicaFirenze.it
PisaInformaFlash.it
pontecorvo2pontecorvo5

 

 

 

 

 

 

 

  

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