Contenuto principale della pagina Menu di navigazione Modulo di ricerca su uniPi

CeedsImmersi in un ambiente futuristico, gli utenti vengono sottoposti a stimoli audio-visivi attraverso un sistema di realtà aumentata in grado di monitorare le loro reazioni psico-fisiologiche. Si chiama CEEDs ed è un progetto europeo finanziato con 6,5 milioni di euro e coordinato dal Goldsmiths' College di Londra a cui partecipa anche il Centro di Ricerca "E. Piaggio" dell'Università di Pisa con un team di ricercatori formato da Alessandro Tognetti, Daniele Mazzei, Antonio Lanatà e Danilo De Rossi, che hanno sviluppato i sensori per la misura di parametri relativi all'attività e ai processi subconsci dell'utente. CEEDs (The Collective Experience of Empathic Data Systems), che vede la collaborazione di 18 partner europei, sarà presentato nell'ambito dell'Internet festival con l'evento "CEEDS e FACE", in programma alla Stazione Leopolda il 10 e 11 ottobre, dalle 10 alle 18. Per partecipare all'evento è obbligatorio iscriversi al link http://www.eventbrite.it/event/8475306871/.
 

Progetto Ceeds - Team di ricercaScopo del progetto è sviluppare una tecnologia in grado di analizzare come le persone, immerse in un ambiente complesso come quello della vita di tutti i giorni, raccolgono dati e informazioni, li elaborano, e sulla base di essi reagiscono. Per raccogliere queste informazioni, in CEEDs gli utenti vengono immersi in spazi di realtà virtuale e monitorati con sensori indossabili non invasivi, che non alterano le risposte fisiologiche e mentali agli stimoli.

Guarda il video di CEEDs.

Il sistema adatta di continuo le modalità con cui la realtà virtuale è visualizzata dall'utente, sulla base dello stato emotivo e fisiologico del soggetto in quel momento. Grazie all'analisi dei processi subconsci, CEEDs cerca di identificare segnali di "scoperta" o "sorpresa" che indichino la comprensione dei dati che il soggetto sta analizzando. Quando identifica questi segnali, CEEDs li utilizza per indirizzare l'utente verso le aree di interesse potenziale modificando e adattando la visualizzazione.
 

Ceeds

«CEEDs è in grado di monitorare sia le reazioni e intenzioni esplicite dell'utente (dove sto guardando? quale area sto puntando col dito? quale oggetto sto toccando?) sia quelle implicite o inconsce (attivazione del sistema nervoso autonomo, diametro della pupilla) – spiegano Alessandro Tognetti e Daniele Mazzei – L'analisi della risposta inconscia dell'utente rappresenta una delle principali sfide del progetto: è infatti noto che solo un piccolo sottoinsieme di input sensoriali raggiunge la consapevolezza conscia, mentre il residuo viene inconsciamente elaborato dal cervello. È su questa elaborazione subconscia che si focalizza il sistema CEEDs così da poter individuare nuovi andamenti dei segnali da correlare con lo stato psichico del soggetto».

Cuore del sistema CEEDs è l'eXperience Induction Machine (XIM), uno spazio di realtà aumentata immersivo - collocato presso lo SPECS lab dell'Università Pompeu Fabra di Barcellona - ideato per condurre esperimenti sul comportamento umano in condizioni ecologicamente valide che, per gli scopi del progetto, è stato dotato di un set di sensori indossabili non invasivi. Questo innovativo set di sensori permette il monitoraggio di uno o più soggetti in movimento in XIM, senza alterarne le risposte fisiologiche e mentali. 

Nella foto al centro: da sinistra Antonio Lanatà, Alberto Betella (dello SPECS Lab dell'Università Pompeu Fabra di Barcellona), Alessandro Tognetti, Daniele Mazzei


Ne hanno parlato: 
Sette
Nazione Pisa
Tirreno Pisa
RepubblicaFirenze.it 
Intoscana.it
TirrenoPisa.it 
NazionePisa.it 
www.internetfestival.it
Controcampus 
PisaInformaFlash.it 
gonews.it 

 

 




team_ricercatoriUn gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa ha individuato una nuova strategia per l'individuazione di molecole utili a prevenire le complicanze del diabete e controllare i relativi processi infiammatori. Lo studio intitolato "A new approach to control the enigmatic activity of aldose reductase" è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale PlosOne.

Al centro della ricerca pisana c'è un enzima, l'aldoso reduttasi, che per oltre quaranta anni è stato oggetto di attenzione da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Per evitare le complicanze del diabete rappresentate da svariati stati patologici (retinopatia, nefropatia, neuropatia, cataratta diabetica), l'obiettivo dello studio pisano era quello di individuare delle molecole in grado di inibire l'aldoso reduttasi non solo in modo efficace ma anche selettivo nei confronti della sua azione catalitica sul glucosio. Infatti, nonostante la ricerca abbia a tutt'oggi individuato inibitori dell'enzima di straordinaria potenza, i risultati clinici sono poco soddisfacenti a causa degli effetti collaterali che tali molecole provocano.

"Noi siamo intervenuti sull'aldoso reduttasi con nuove molecole inibitorie, le ARDIs (Aldose Reductase Differential Inhibitors) - ha spiegato il professor Umberto Mura del Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa che insieme alla professoressa Antonella Del Corso ha coordinato la ricerca in collaborazione con i colleghi del Dipartimento di Farmacia - e sebbene ancora da studiare e perfezionare, le ARDIs hanno aperto la strada alla ricerca di una nuova classe di molecole in grado di bloccare l'azione catalitica dell'aldoso reduttasi sul glucosio e su altre molecole la cui trasformazione causerebbe danni cellulari, senza che la capacità detossificante dell'enzima venga compromessa".

Oltre ai professori Mura e Del Corso, il gruppo che ha condotto la ricerca è composto dai dottori Francesco Balestri, Elisa Di Bugno, Roberta Moschini, Mario Cappiello del Dipartimento di Biologia, dalla Dottoressa Stefania Sartini e dai professori Concettina La Motta e Federico Da-Settimo del Dipartimento di Farmacia.

Ne hanno parlato:
Il Tirreno - Pisa

Tirreno.it
LiberoQuotidiano.it - AdnKronos
InToscana - Salute

AgiPress
InToscana
PisaInformaFlash
PisaNews
Controcampus

GoNews
NovedaFirenze
Informazione.it
PisaToday

Giovedì, 03 Ottobre 2013 07:39

Un master per progettare le smart cities

smart cities Progettare "città intelligenti" dove Internet e le tecnologie ICT sono al servizio del cittadino è diventata una delle sfide più avvincenti della modernità. A Pisa sta per partire un master promosso dal dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Ateneo e dall'Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del CNR, con il patrocinio di Registro .IT, che si propone di formare giovani esperti in grado di sviluppare applicazioni e servizi innovativi nei campi della comunicazione, della mobilità, dell'ambiente e dell'efficienza energetica, migliorando la vivibilità degli ambienti urbani. Le lezioni partiranno a gennaio e le iscrizioni, riservate a 30 candidati, sono già aperte.

«Il concetto di smart city sta assumendo rilevanza sempre crescente e diverse città, anche in Italia, hanno attivato progetti per accrescere la sostenibilità, offrire servizi sempre più innovativi, consentire la partecipazione attiva dei cittadini, e supportare la loro socialità tramite servizi dedicati – spiega il professor Giuseppe Anastasi, direttore del master - Nella realizzazione di questi obiettivi il ruolo di Internet e delle nuove tecnologie ICT è, chiaramente, imprescindibile. Basti pensare che diverse città europee hanno già attivi programmi specifici per dotarsi di tecnologie che consentano di fornire tali servizi ai propri cittadini, fra queste, Amsterdam, Barcellona, Lione, Santander, Birmingham e altre ancora».

smart cities web «In Italia, il CNR, in collaborazione con l'ANCI, ha recentemente lanciato un programma per dotare alcune città delle più recenti tecnologie per smart cities – aggiunge Enrico Gregori dell'Istituto IIT del CNR - Nel panorama europeo e mondiale le "città intelligenti" sono una delle principali realtà tecnologiche in rapido sviluppo, che stanno generando soluzioni innovative nel campo ICT con immediata applicazione e che, in prospettiva, hanno le potenzialità di rivoluzionare la vivibilità e fruibilità delle città come le conosciamo ora».

Nell'ambito del master attivato a Pisa verranno presentate le principali tecnologie ICT per le smart cities. Verranno, inoltre, fornite le metodologie e le conoscenze necessarie al progetto e alla realizzazione di soluzioni innovative per creare ambienti urbani "intelligenti", capaci di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il piano formativo prevede, oltre ai normali corsi di lezioni ed esercitazioni, tre corsi di laboratorio finalizzati allo sviluppo pratico di applicazioni e servizi, e un periodo di tirocinio di 400 ore.

Gli ambiti di occupazione per la figura professionale formata dal master sono potenzialmente molto vasti e includono le aziende pubbliche e private, la pubblica amministrazione e la libera professione, diventando consulenti di enti pubblici territoriali per il progetto di soluzioni ad hoc. Tutte le informazioni sul master sono disponibili sul sito www2.ing.unipi.it/smart-cities/.

Ne hanno parlato: 
Sole24ore
Intoscana.it
Greenreport.it 
PisaInformaFlash.it 
gonews.it 

Mario Aldo ToscanoDomenica 29 settembre si è svolta nel Palazzo comunale di Carrara la cerimonia di conferimento del premio nazionale "Torre di Castruccio", assegnato quest'anno al professor Maro Aldo Toscano, ordinario di storia e teoria sociologica all'Università di Pisa fino al 2011. Il prestigioso premio, che si svolge sotto il riconoscimento del Presidente della Repubblica, negli anni passati è stato assegnato ad autorevoli rappresentanti delle scienze naturali, delle scienze umane, della medicina, delle arti figurative e dello sport, come Margherita Hack, Antonio Zichichi, Mario Luzi, Giuseppe Bedeschi, Claudio Marabini, Dino Cofrancesco, Giovan Battista Cassano, Gio Pomodoro.

Nella motivazione del premio alla carriera, si ricorda che il professor Mario Aldo Toscano ha dato un contributo di elevato significato intellettuale e istituzionale alla storia e alla teoria sociologica, esercitando sempre, anche da presidente dell'Associazione Italiano di Sociologia, spirito critico e sguardo internazionale. Autore da un lato di numerosi saggi scientifici e di manuali didattici, ha perseguito da un altro un'originale formula saggistica, che combina elementi biografici e storiografici in un contesto testimoniale e interpretativo di particolare qualità evocativa. Ciò che gli ha permesso di ottenere il premio Scanno 2010 con "Ostmark 1916" e il Premio Basilicata 2012 con "In quell'epoca, meridione". Un suo ultimo volume, "Storia di Dan", attualmente in libreria, continua l'esperienza di questo schema di efficace lavoro meditativo e critico.

Tra gli altri premiati di quest'anno, Gianfranco Pasquino e Laura Paoletti, per le scienze umane; Guido Bianchini per la medicina; l'attore Eros Pagni, il cantante Gianluca Grignani, l'indimenticato pugile Sandro Mazzinghi e una schiera di noti pittori nazionali, tra i quali Giuliano Ottaviani e Gianpaolo Talani.

Ne hanno parlato:
TirrenoPisa.it 

Premio Galilei 2013È stato assegnato allo storico della lingua italiana, Giampaolo Salvi, studioso di origine elvetica che ha curato opere significative sulla grammatica italiana, il Premio internazionale Galileo Galilei dei Rotary Club Italiani, giunto alla 52a edizione. Contemporaneamente, è stato premiato il biologo Stefano Piccolo, autore di importanti lavori sulla comprensione dei meccanismi molecolari del cancro, a cui è andata l'ottava edizione del Premio Galileo Galilei per la scienza. La cerimonia di conferimento si è tenuta sabato 5 ottobre, nell'Aula Magna dell'Ateneo, al Polo Fibonacci. Ai saluti del rettore Massimo Augello, dell'assessore comunale Marilù Chiofalo, del presidente della Fondazione Premio Galilei, Antonio Pieretti, e del governatore del distretto 2031, Sergio Bortolani, è seguita la consegna dei premi e il discorso dei vincitori.
 

Giampaolo SalviIl professor Giampaolo Salvi, nato a Locarno nel 1954, insegna Linguistica italiana e romanza all'Università di Budapest, oltre a dirigere dal 1994 il corso di dottorato in Filologia e linguistica romanza e dal 1997 l'Istituto di lingua e letteratura italiana. Nel corso della sua carriera si è andato sempre più specializzando nella sintassi dell'italiano, nonché dei dialetti italo-romanzi. Insieme a Lorenzo Renzi, ha lavorato alle due opere monumentali della "Grande grammatica italiana di consultazione" e della "Grammatica dell'italiano antico", entrambe pubblicate dal Mulino. Questi volumi completano la descrizione grammaticale dell'italiano moderno e antico, contribuendo a farne la lingua dotata della più esauriente trattazione grammaticale al mondo. Il professor Salvi ha dato, infine, un notevole contributo alla didattica universitaria della grammatica italiana, curando alcuni manuali rivolti sia agli insegnanti in formazione che agli studenti, tra i quali spicca il recentissimo "Le parti del discorso", edito da Carocci.
 

Stefano Piccolo

Il professor Stefano Piccolo, nato a Padova nel 1967, insegna Biologia molecolare all'Università degli Studi di Padova. Le sue scoperte hanno favorito in modo rilevante la comprensione di come le cellule percepiscono il loro ambiente ed elaborano tali informazioni per la costruzione dei tessuti e il mantenimento del loro funzionamento. Gli studi del professor Piccolo sono quindi diretti a capire i meccanismi molecolari del cancro. Attualmente, i suoi studi sono dedicati a comprendere i fattori alla base della trasformazione cellulare, guardando al cancro come ad un "organo" complesso, al fine di arrivare a diagnosi sempre più precise e personalizzate, nonché a identificare nuovi farmaci e trattamenti capaci di colpire la malattia nei suoi punti più deboli, preservando le cellule sane. Convinto fautore di un approccio multidisciplinare, il professor Stefano Piccolo ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e la nomina a membro delle più prestigiose società scientifiche europee e statunitensi.

Com'è noto, il meccanismo per l'assegnazione dei due Premi internazionali Galileo Galilei è congegnato in modo speculare. Il premio umanistico è assegnato da una giuria italiana a uno straniero che si sia occupato in modo eminente di argomenti riguardanti la civiltà italiana; il premio scientifico da una giuria straniera a uno studioso italiano che si sia distinto nel campo delle scienze della natura. Il premio consiste in una targa d'oro che commemora l'avvenimento.

La giuria che ha designato Giampaolo Salvi è composta dal presidente della Fondazione Premio Galilei, Antonio Pieretti, e dai professori Rita Librandi, Silvia Morgana, Alfredo Stussi, Mirko Tavoni e Saverio Sani, in qualità di segretario del Premio. La giuria che ha designato Stefano Piccolo, oltre che dagli stessi Antonio Pieretti e Saverio Sani, è composta dai professori Vladimir Kovac, Filippo Rijli, Steve Wilson e Jochen Wittbrodt.

verdureNasce all'Università di Pisa il Centro interdipartimentale di ricerca "Nutraceutica e alimentazione per la salute", che aggregherà e coordinerà tutti i docenti e i ricercatori impegnati sui temi del cibo, degli alimenti e dell'alimentazione, della nutraceutica e della salute. Al Centro afferiscono circa 170 scienziati di sette diversi dipartimenti: Medicina clinica e sperimentale, Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell'area critica, Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia, Biologia, Scienze veterinarie, Farmacia e Scienze agrarie e alimentari. A dirigere la nuova struttura è stata eletta la professoressa Manuela Giovannetti, già preside della facoltà di Agraria dal 2007 al 2012, che da anni svolge ricerche riguardanti i parametri ambientali che nelle piante influenzano il contenuto in sostanze di alto valore salutistico.
 

Manuela GiovannettiNel portare i saluti dell'Ateneo durante la riunione di insediamento del Centro, il rettore Massimo Augello ha ricordato che "sono già molto numerosi i progetti e le pubblicazioni degli studiosi pisani sui temi legati all'alimentazione e al valore nutrizionale e nutraceutico del cibo". Il professor Augello ha quindi sottolineato il rilievo strategico della struttura, che si occuperà di argomenti di grande importanza per la vita di tutti i cittadini, oltre che particolarmente significativi per l'economia del territorio. "Per la qualità e la quantità delle ricerche che confluiranno in questa nuova realtà - ha concluso il rettore - il Centro potrà assumere un ruolo centrale anche a livello regionale".

Subito dopo, la professoressa Giovannetti ha evidenziato le enormi potenzialità del Centro in termini di interazione e collaborazione multidisciplinare. "Con questa nuova realtà – ha detto – potremo promuovere e sviluppare ricerche multidisciplinari sulle proprietà nutraceutiche degli alimenti e delle piante, in relazione alle sostanze che possono svolgere effetti preventivi e/o curativi di patologie umane e animali. Tra le sue finalità vi sono, inoltre, la diffusione dei risultati scientifici al grande pubblico e l'organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento rivolti a professionisti, produttori e consumatori, che in anni recenti hanno mostrato grande sensibilità verso i temi della produzione e consumo di cibo contenente sostanze ad alto valore nutraceutico, quanto mai preziose per la nostra salute".

pompei1The 'Pompeii Sustainable Preservation Project' (PSPP) is a ten-year project for the conservation of one of the archeological sites most at risk and most visited in the world. The 'Pompeii Sustainable Preservation Project', promoted and coordinated by the Fraunhofer-Institut for Building Physics IBP, the Institute for Restoration at the Technische Universität München (TUM) and the International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (ICCROM), in close cooperation with the Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, will begin in summer 2014.

The University of Pisa is involved in the 'Pompeii Sustainable Preservation Project' as part of a consortium of international institutes: The Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali of the CNR, Oxford University, the Deutsches Archäologisches Institut (DAI) of Rome and the Ludwig-Maximilians-Universität of Munich, with the archeologist Anna Anguissola at the forefront as a mediator between Pisa University and the other scientific partners.

Professor Lucia Faedo from the Department of Civilizations and Forms of Knowledge at Pisa University explains, "The project will pursue three aims, all closely connected: restoration, teaching and research. In particular, we will have a double role of assistance and orientation, thanks also to the commitment in the the project of a researcher educated in Pisa, Dr. Anna Anguissola, currently a post-doctoral and teaching fellow at the Ludwig-Maximilians-Universität of Munich. We will be involved in research and teaching with regards to the archeological and art-historical disciplines; at the same time we may develop independent research lines within the framework of the project and in agreement with the other partners."

"One of our objectives", concludes the archeologist Lucia Faedo "is to turn Pompeii into a centre of research and teaching dealing with the conservation of ancient architecture. The progressive decline caused by the passing of time, weather conditions and the general wear and tear of mass tourism threatens the survival of this extraordinary archeological site. Its conservation requires an immediate and profound intervention along the guidelines indicated by the Soprintendenza. The aim of the 'Pompeii Sustainable Preservation Project' is to widen the range of interventions already programmed by Italy and the European Union in the framework of the 'Great Pompeii Project' and to sustain the widespread and detailed work of preservation carried out daily by the Soprintendenza".

pompeiUn progetto decennale per la conservazione di uno dei siti archeologici più a rischio e più visitati al mondo. Dall'estate 2014, partirà il 'Pompei Sustainable Preservation Project' (PSPP) promosso e coordinato dal Fraunhofer-Institut für Bauphysik Ibp, dall'Istituto di restauro della Technische Universität di Monaco di Baviera (TUM) e dall'International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (ICCROM), in stretta collaborazione con Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

L'università di Pisa è coinvolta nel 'Pompei Sustainable Preservation Project' nell'ambito di un consorzio che include numerose istituzioni internazionali: l'istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del CNR, l'Università di Oxford, il Deutsches Archäologisches Institut (DAI) di Roma e la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, con l'archeologa Anna Anguissola in prima fila a fare da tramite con l'Ateneo pisano e gli altri partner scientifici.

"Il progetto – spiega la professoressa Lucia Faedo, del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Ateneo Pisano – sarà articolato secondo tre direttrici, tra loro strettamente correlate, restauro, formazione, ricerca. In particolare noi avremo un duplice ruolo, di supporto e di indirizzo, anche grazie all'impegno nella ideazione del progetto di una ricercatrice di formazione pisana, la dott. Anna Anguissola, attualmente docente alla Ludwig-Maximilians- Universitaet di Monaco. Si prevede la costituzione di un gruppo di ricerca coinvolto nel coordinamento scientifico e nella didattica per quanto riguarda gli aspetti relativi alle discipline archeologiche e storico-artistiche, mentre a livello direttivo potremo anche sviluppare, in accordo con gli altri partner, delle linee di ricerca autonome".

"Uno dei nostri obiettivi – conclude l'archeologa Lucia Faedo – è di rendere Pompei un centro di ricerca e formazione sulla conservazione dell'architettura antica. A minacciarne la sopravvivenza di questo straordinario sito archeologico è il progressivo degrado dovuto allo scorrere del tempo, agli agenti atmosferici, all'usura legata al turismo di massa. La sua tutela richiede un pronto e rigoroso intervento sulla base delle priorità indicate dalla Soprintendenza e lo scopo del 'Pompei Sustainable Preservation Project' è quello di ampliare il raggio degli interventi già previsti dall'Italia e dall'Unione Europea nel quadro del 'Grande Progetto Pompei' e di affiancare il capillare lavoro di tutela, messa in sicurezza e manutenzione portato avanti quotidianamente dalla Soprintendenza".

Ne hanno parlato:
La Nazione - Pisa
Il Tirreno - Pisa
Corriere del Giorno
Repubblica.it -Firenze
Repubbica.it -Napoli
AgiPress
AdnKronos
Il Giornale dell'Arte
IlGiornale.it
Nazione.it
IlDenaro.it
NoveFirenze.it

PisaToday.it
Controcampus.it
GoNews.it
PisaInformaFlash
PisaNews

impianto_solare_CUSÈ un impianto solare realizzato con soluzioni tecniche innovative e semplicità costruttiva, che lo rendono un sistema economico e molto efficiente. A partire dallo scorso mese di agosto, presso l'area sportiva universitaria del CUS di Pisa, è stato installato un impianto sperimentale per lo studio di un sistema solare di nuova concezione. Il sistema a concentrazione ThermeX, dotato di specchi lineari Fresnel (linear Fresnel concentrating solar system), è stato sviluppato dall'azienda Glayx Tech, una start-up fondata da tre giovani ingegneri laureati presso l'Università di Pisa, che si occupa dello sviluppo di tecnologie innovative nel settore delle energie rinnovabili.

Le prospettive di diffusione del sistema ThermeX sono estremamente promettenti per il notevole risparmio di combustibili fossili e per la facilità di integrazione in impianti esistenti. Il concentratore ThermeX è stato cofinanziato nell'ambito del POR FESR 2007-2013 della Regione Molise e realizzato in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria civile e industriale (DICI) dell'Università di Pisa sotto la responsabilità scientifica di Roberto Gabbrielli (nella foto), ricercatore dell'Ateneo che da circa due anni sta collaborando con l'azienda nello sviluppo del sistema solare.

ThermeX è uno dei pochi esemplari al mondo basato su questa tecnologia: potendo utilizzare fluidi estremamente diversi come acqua, vapore, olio diatermico, aria, trova ampia applicazione nella produzione di calore per processi industriali, nella refrigerazione domestica e industriale (solar cooling), nella dissalazione e potabilizzazione di acqua salmastra e nella produzione di energia elettrica.

Roberto Gabbrielli Il principio di funzionamento del concentratore è basato sulla riflessione tramite specchi piani lineari dei raggi solari su un tubo assorbitore all'interno del quale scorre un fluido. Gli specchi sono azionati per inseguire istante per istante il movimento apparente del sole nel cielo. Utilizzando rapporti di concentrazione della radiazione solare superiori a 70, è possibile riscaldare fluidi ad alta temperatura, anche fino a 300°C.

Il sistema installato presso l'area CUS di Pisa è un impianto modulare ad acqua surriscaldata a 180°C e 20 bar, con un'area riflettente netta di 37,5 m2 e potenzialità termica di 25 kW di picco, in grado di produrre circa 22000 kWh/anno. I test sperimentali, condotti dal Solar Team Lab del dipartimento di Ingegneria dell'energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni (DESTEC) dell'Università di Pisa, hanno contribuito alla definizione dell'efficienza energetica del concentratore e alla verifica della resistenza all'esposizione alla radiazione solare concentrata.

Ne hanno parlato: 
Tirreno Pisa
Nazione Pisa 
Verdecologia.it
Greenreport.it 
Controcampus.it 
Infobuildenergia.it 

Lunedì, 30 Settembre 2013 07:38

La nave dei Folli

copertina_Nave_FolliUna narrazione polifonica di docenti, studenti e amministrativi, che racconta l'esperienza vissuta nella pianificazione e realizzazione del corso di laurea interfacoltà in Comunicazione pubblica, sociale e d'impresa dell'Università di Pisa  tra il 2002 e il 2012. È questo il tema del volume dal titolo "La Nave dei Folli: in cerca di nuove rotte nella formazione universitaria", curato dalla linguista e presidente del corso, Susan George, ed edito da Pisa University Press.
Pubblichiamo di seguito una parte dell'Introduzione scritta dalla professoressa Susan George.


----------------------------------------------------------------------------

Sì, eravamo una squadra, o per essere più precisi, un equipaggio della Nave dei Folli che aveva la temerarietà di voler mettere in questione le premesse alla base della formazione universitaria in Italia. Queste premesse sono: l'università è un non-luogo dove le persone non si incontrano, dove gli studenti sono passivi e non possono esprimere le loro idee prima di laurearsi, dove l'unica autorità è quella del professore, dove la formazione è una giungla di orari e di date di esami e dove esiste un esile rapporto fra scuola e università e fra università e il mondo del lavoro. Noi volevamo, invece, creare una comunità indagante e dialogante dove le abilità e le diversità di ognuno potessero essere potenziate in una ricerca permanente a beneficio di noi stessi e del nostro territorio. Si sperava che cambiando il nostro ruolo anche chi era intorno a noi sarebbe stato costretto a cambiare.

Chi eravamo? Un gruppo di professori di ben quattro facoltà (Lettere e Filosofia, Economia, Scienze Politiche, Lingue e Letterature Straniere) e del dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa che si sono trovati, alcuni per caso e altri per convinzione, nel Consiglio del nuovo corso di laurea interfacoltà in Comunicazione pubblica, sociale e d'impresa. La cosa che ci univa era che venivamo considerate tutte persone che si muovevano al di fuori degli stretti confini disciplinari dei vari dipartimenti. Ed è stata proprio questa curiosità, questo desiderio di contaminazione che ci ha permesso di cercare nuove rotte nei mari burrascosi delle continue riforme dell'università italiana.

Era l'anno 2002. Il "Processo di Bologna" del 2000, condotto da Luigi Berlinguer e Luciano Modica, Rettore dell'Università di Pisa e presidente della Conferenza dei Rettori dell'Università Italiana (CRUI), aveva stabilito che le lauree quadriennali fossero convertite in lauree triennali in modo che i laureati italiani non fossero in svantaggio nell'ingresso nel mondo del lavoro rispetto ai colleghi di altri paesi europei. L'idea di questa riforma era di creare corsi in parte professionalizzanti, da concludere in tre anni con un diploma dotato di un senso autonomo, e quindi senza necessità di proseguire. Chi, invece, avesse proseguito gli studi nel biennio successivo, avrebbe avuto un'impostazione più teorica.

Noi docenti del futuro corso di laurea in Comunicazione pubblica, sociale e d'impresa ci siamo trovati con un piano di studi disegnato da tre rappresentanti delle facoltà di Lettere e Filosofia, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Politiche5 che, su pressione del Rettore Modica, erano riusciti a delineare una laurea di comunicazione per formare comunicatori delle esigenze del territorio: comunicatori della pubblica amministrazione, delle Onlus, delle attività commerciali. Il nostro compito era riempire questa struttura, renderla vitale.

A questo fine ci siamo chiesti quali competenze comunicative e profili professionali sono indispensabili nel panorama del mondo in trasformazione, quale poteva/doveva essere il rapporto fra i contenuti disciplinari e queste competenze umane e professionali e come si sarebbe potuta evitare quella netta divisione fra teoria e pratica che spesso in Italia è a scapito della pratica.

Ci siamo avvalsi di tre culture pedagogiche: quella accademica, che in Italia di solito è deduttiva, ma con una speciale attenzione a modalità di insegnamento interattive; quella teatrale/culturale che mette al centro il rapporto fra individuo e gruppo; e quella più pragmatica inglese dove, partendo da casi, esempi, simulazioni, gli studenti sono "obbligati" a fare delle esperienze, sulle quali riflettere per estrapolare delle generalizzazioni. Volevamo un apprendimento che non fosse mai distante dagli studenti, in grado di attivare la gamma di intelligenze presenti in classe e di utilizzarle in lavori di gruppo che abituano a riconoscere le abilità altrui e la necessità di prendersi delle responsabilità individuali. Nel corso dei tre anni il ruolo dello studente doveva cambiare, rendendolo sempre più autonomo, e il modo per valutarlo doveva cambiare di conseguenza. Con questi diversi approcci siamo riusciti a far "toccare con mano" la rilevanza delle premesse teoriche nelle scelte pratiche e a riflettere e far riflettere sui rapporti fra teoria e pratica.

Susan George

Questo sito utilizza solo cookie tecnici, propri e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web e per il miglioramento dei servizi. Se vuoi saperne di più, consulta l'informativa