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Dopo la pausa estiva, torna l'appuntamento con "Ritratti nell’Orto", l'incontro di illustrazione scientifico-botanica tenuto da Silvana Rava al Museo Botanico.

L'incontro, dedicato al tema dei frutti autunnali, si tiene lunedì 9 e martedì 10 ottobre 2023, ore 9:30 - 17:00 (con breve pausa pranzo).

L'attività è aperta a tutti .

Per maggiori informazioni e iscrizioni: https://www.ortomuseobot.sma.unipi.it/scuola-pittura-botanica-acquerello/ 
Silvana Rava, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
Roberta Vangelisti, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Il 27 settembre alle 15, nella Sala Convegni del Polo Piagge, le associazioni ELSA Pisa (the European Law Students’ Association) e One Hour For Europe organizzano l'incontro "Le riforme europee per il mercato del lavoro".

Intervengono Elsa Fornero, già Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, attualmente Professoressa Onoraria presso l'Università di Torino,  e Michele Boldrin, Full Professor presso la Washington University in St. Louis (Missouri).
Modera Luca Spataro, Direttore del Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Pisa .

Leggi di più: https://www.unipi.it/index.php/unipieventi/event/7404-le-riforme-europee-per-il-mercato-del-lavoro 

Mercoledì, 20 Settembre 2023 10:35

Le riforme europee per il mercato del lavoro

Il 27 settembre alle 15, nella Sala Convegni del Polo Piagge, le associazioni ELSA Pisa (the European Law Students’ Association) e One Hour For Europe organizzano l'incontro "Le riforme europee per il mercato del lavoro".

Intervengono Elsa Fornero, già Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, attualmente Professoressa Onoraria presso l'Università di Torino,  e Michele Boldrin, Full Professor presso la Washington University in St. Louis (Missouri).
Modera Luca Spataro, Direttore del Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Pisa .

Leggi di più: https://www.unipi.it/index.php/unipieventi/event/7404-le-riforme-europee-per-il-mercato-del-lavoro 

Cresce l'offerta di master dell'Università di Pisa che, per l’anno accademico 2023-24, vede l'attivazione di 15 nuovi percorsi di alta formazione. Le novità riguardano sia i master di primo livello, per i quali è sufficiente possedere una laurea triennale, che quelli di secondo livello, rivolti solo a coloro che sono in possesso di una Laurea Magistrale. Qui di seguito il dettaglio dei nuovi corsi attivati.

 

MASTER DI PRIMO LIVELLO

 

Si apre con il corso in Scienze sensoriali per un'alimentazione sana e consapevole il catalogo dei nuovi master di Primo Livello, appartenente all'area delle Scienze Chimiche, Scienze Biologiche, Scienze Agrarie e Scienze del Farmaco.

Per quanto riguarda l'area delle Scienze dell'antichità, filologico-letterarie, storico-artistiche, scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche è stato attivato un master in Pedagogia e Didattica Inclusiva: principi e prassi della personalizzazione e della differenziazione didattica.

È focalizzato sulla Organizzazione di Eventi, invece, il nuovo master dell'area delle Scienze giuridiche, scienze economiche e statistiche, scienze politiche e sociali.

Numerose le novità che riguardano l'area delle Scienze Mediche e Scienze Veterinarie dove troviamo quattro nuovi master di primo livello. È il caso del corso per Esperto cinofilo in area comportamentale (ESCAC).

Nuovo anche il master in Gestione Integrata dei rischi per la salute e sicurezza nell'ambiente e nei luoghi di lavoro ed entra in “catalogo” anche il master dedicato alla Promozione della salute nei luoghi di lavoro: pianificazione, gestione e valutazione delle azioni. Chiude l'elenco dei nuovi percorsi di primo livello il master in Medicina trasfusionale ed emaferesi terapeutica.

 

MASTER DI SECONDO LIVELLO

 

Otto new entry nel catalogo dell'Università di Pisa, a partire dal Master Comunità Energetiche Sostenibili (MCERS), sviluppato nell’ambito della UNESCO Chair on “Sustainable Energy Communities”.

Gli altri 7 percorsi di alta formazione attivati quest'anno appartengono, invece, al settore delle Scienze Mediche e Scienze Veterinarie, a partire dal Master in Cardiologia del Cane e del Gatto.

Abbiamo poi i master in Gestione Clinico-Chirurgica della patologia paratiroieda; Chirurgia Vaginale del Terzo Millennio e Management delle patologie del cavo orale nel paziente odontoiatrico a complessità sistemica.

Tra le novità dell’offerta dell’Università di Pisa anche il master in Percorsi evolutivi di ADHD e disturbi dello spettro autistico nell’età adulta: varianti cliniche, comorbidità psichiatrica e terapia, di durata biennale, e il master in Sedazione cosciente ed Emergenze in Odontoiatria. Chiude l’elenco delle nuove attivazioni il master in Trattamento intracavitario dei tumori della pleura.

 

Polo Piagge06

 

Complessivamente l'offerta dell'Università di Pisa conta 79 tra master, di cui 41 di I livello e 38 di II livello suddivisi su 6 settori culturali:

 

  • Scienze matematiche e informatiche, scienze fisiche e scienze della terra
  • Scienze chimiche, scienze biologiche, scienze agrarie e scienze del farmaco
  • Scienze mediche e scienze veterinarie
  • Ingegneria Civile e architettura, ingegneria industriale e dell’informazione
  • Scienze dell’antichità, filologiche-letterarie, storico-artistiche, scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche
  • Scienze giuridiche, scienze economiche e statistiche, scienze politiche e sociali

 

Nell’offerta didattica dell’Ateneo sono presenti, per l’anno accademico 2023/2024, anche 7 master interuniversitari (per i quali l’Ateneo pisano è sede amministrativa) nati sulla base di specifici accordi con altri atenei nazionali e che prevedono, oltre ad un rapporto di collaborazione nell’organizzazione e gestione delle attività didattiche, anche il rilascio del titolo congiunto.

Infine, nell’ambito dell’offerta formativa dell’Università di Pisa, i seguenti master vengono inoltre erogati in lingua inglese:

 

  • master di I livello in Management of Health, Safety, Environment and Quality Systems;
  • master di I livello in Risk management. a modern approach for finance, insurance and business;
  • master di I livello in Commissioning Management of Renewable Power Plants;
  • master di II livello in Big Data Analytics & Social Mining;
  • master di II livello in Imaging Oncologico

 

Le iscrizioni ai master sono già aperte. Maggiori informazioni su programmi e scadenze sono reperibili all'indirizzo: https://www.unipi.it/index.php/master

lucia_tamponi.jpgSpatial representation by sighted or blind people seems to be influenced, at least partly, by the size of the place: it is more similar for wide spaces while it differs for smaller rooms.

This is the conclusion of a study published by Lucia Tamponi, research fellow at the Department of Philology, Literature and Linguistics of the University of Pisa, in “Working papers in Linguistics and Oriental Studies”.

“Over the past few decades,” explains Lucia Tamponi, “neuroscientists, linguists and cognitive psychologists have focussed on studying the spatial representations of congenitally blind people and the spatial language related to them with a view to understanding – through the analysis and comparison of the verbal behaviour of sighted and congenitally blind individuals – the degree to which visual deprivation affects the representation of concepts and the mental representation of the surrounding space.”

The study examined the descriptions of their bedrooms and of a city route offered by 48 native Italian-speaking volunteers (26 sighted and 22 congenitally blind). The analysis showed that when talking about their bedrooms, the blind used twice as many motion verbs as the sighted. This seems to indicate that they preferred a subjective, sequential spatial representation, which was reflected in the need to move around a room based on the precise position of various furniture items or objects experienced by touch. Sighted people, on the other hand, preferred a holistic and panoramic spatial representation strategy, which they achieved without resorting to movement. The description of larger spaces – in this case the city route – tended to be similar, as the sighted used only slightly more verbs than the visually impaired. The tactile experience in this case cannot in fact be compared to that in a smaller-scale environment.

“Although partial, these results confirm how the semantic and conceptual representation of the congenitally blind is strongly dependent on linguistic information, in addition to sensory input,” Tamponi concludes. Indeed, the two groups of subjects tested tend to adopt different spatial representations for small-scale environments (such as the bedroom), because in this case the conceptual representation for the blind depends mainly on sensory and motor information.

 

 

Come vedenti e non vedenti rappresentano lo spazio: dipende dalla dimensione degli ambienti

Lo studio dell’Università di Pisa ha analizzato l’uso dei verbi di movimento utilizzati da parlanti italiani vedenti e non vedenti

La rappresentazione spaziale delle persone vedenti e non vedenti sembra essere almeno in parte influenzata dalle dimensioni degli ambienti: è più simile nel caso dei grandi ambienti rispetto a quelli piccoli. È questo quanto emerge da uno studio realizzato dalla dottoressa Lucia Tamponi, assegnista del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, e pubblicato sui “Quaderni di linguistica e studi orientali .

“Negli ultimi decenni è stata posta grande attenzione allo studio delle rappresentazioni spaziali di non vedenti congeniti e del linguaggio spaziale ad esse collegato, da parte di neuroscienziati, linguisti e psicologi cognitivi - spiega Lucia Tamponi - L’obiettivo è di comprendere, mediante l’analisi e il confronto del comportamento verbale di individui vedenti e non vedenti congeniti, quale sia il grado in cui la deprivazione visiva influisce sulla rappresentazione dei concetti e sulla rappresentazione mentale dello spazio circostante”.

Nello studio Tamponi ha esaminato le descrizioni che 48 volontari di madrelingua italiana (26 vedenti e 22 non vedenti congeniti) hanno fatto della propria camera da letto e di un percorso cittadino. Dall’analisi è emerso che per la propria camera i non vedenti utilizzano un numero doppio di verbi di moto rispetto ai vedenti. Questo sembra indicare che prediligano una rappresentazione spaziale soggettiva e di tipo sequenziale, legata al fatto che si spostano all'interno dell'ambiente sulla base della posizione di mobili e di oggetti con cui interagiscono con il tatto. I vedenti invece preferiscono una strategia di rappresentazione spaziale olistica e panoramica, ottenuta senza il ricorso al movimento.

La descrizione degli spazi più grandi, in questo caso il percorso cittadino, tende invece ad essere simile, dal momento che i vedenti hanno utilizzato un numero di verbi solo leggermente superiore rispetto ai non vedenti: l’esperienza tattile non è infatti paragonabile a quella che si può avere in un ambiente a scala ridotta.

“Questi risultati, per quanto parziali, – conclude Tamponi – confermano come la rappresentazione semantica e concettuale dei non vedenti congeniti sia fortemente dipendente dall’informazione linguistica, oltre che dagli input sensoriali. I due gruppi di soggetti testati tendono infatti a adottare differenti rappresentazioni spaziali per ambienti a scala ridotta, perché in questo caso per i non vedenti la rappresentazione concettuale dipende principalmente dall’informazione sensoriale e motoria”.

lucia_tamponi.jpgLa rappresentazione spaziale delle persone vedenti e non vedenti sembra essere almeno in parte influenzata dalle dimensioni degli ambienti: è più simile nel caso dei grandi ambienti rispetto a quelli piccoli. È questo quanto emerge da uno studio realizzato dalla dottoressa Lucia Tamponi (foto), assegnista del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, e pubblicato sui “Quaderni di linguistica e studi orientali ".

“Negli ultimi decenni è stata posta grande attenzione allo studio delle rappresentazioni spaziali di non vedenti congeniti e del linguaggio spaziale ad esse collegato, da parte di neuroscienziati, linguisti e psicologi cognitivi - spiega Lucia Tamponi - L’obiettivo è di comprendere, mediante l’analisi e il confronto del comportamento verbale di individui vedenti e non vedenti congeniti, quale sia il grado in cui la deprivazione visiva influisce sulla rappresentazione dei concetti e sulla rappresentazione mentale dello spazio circostante”.

Nello studio Tamponi ha esaminato le descrizioni che 48 volontari di madrelingua italiana (26 vedenti e 22 non vedenti congeniti) hanno fatto della propria camera da letto e di un percorso cittadino. Dall’analisi è emerso che per la propria camera i non vedenti utilizzano un numero doppio di verbi di moto rispetto ai vedenti. Questo sembra indicare che prediligano una rappresentazione spaziale soggettiva e di tipo sequenziale, legata al fatto che si spostano all'interno dell'ambiente sulla base della posizione di mobili e di oggetti con cui interagiscono con il tatto. I vedenti invece preferiscono una strategia di rappresentazione spaziale olistica e panoramica, ottenuta senza il ricorso al movimento.

La descrizione degli spazi più grandi, in questo caso il percorso cittadino, tende invece ad essere simile, dal momento che i vedenti hanno utilizzato un numero di verbi solo leggermente superiore rispetto ai non vedenti: l’esperienza tattile non è infatti paragonabile a quella che si può avere in un ambiente a scala ridotta.

“Questi risultati, per quanto parziali, – conclude Tamponi – confermano come la rappresentazione semantica e concettuale dei non vedenti congeniti sia fortemente dipendente dall’informazione linguistica, oltre che dagli input sensoriali. I due gruppi di soggetti testati tendono infatti a adottare differenti rappresentazioni spaziali per ambienti a scala ridotta, perché in questo caso per i non vedenti la rappresentazione concettuale dipende principalmente dall’informazione sensoriale e motoria”.

Nel panorama delle classifiche internazionali delle Università c’è un nuovo ranking, dedicato esclusivamente agli atenei europei. È il QS Europe Ranking, pubblicato dall’agenzia QS - Quacquarelli Symonds, in cui l’Università di Pisa si colloca al 133° posto (nel primo 20%) e al 7° in Italia.

Il nuovo QS Europe ranking, rispetto al già noto QS World University ranking, include indicatori relativi ai tassi di scambio di studenti internazionali (in entrata e in uscita) per riflettere uno dei pilastri fondamentali del Processo di Bologna, la mobilità degli studenti, di importanza fondamentale per la European Higher Education Area (EHEA), nata nel 1999 proprio con l’obiettivo di facilitare la mobilità degli studenti e la collaborazione tra le istituzioni di istruzione superiore nei paesi membri. La EHEA conta ad oggi 49 paesi membri. In questa prima edizione QS ha pubblicato la classifica per 690 istituzioni universitarie in 42 paesi, di cui 52 Italiane.

L'Università di Pisa offre oggi molte opportunità di mobilità internazionale agli studenti, sia in entrata che in uscita, grazie a una varietà di accordi con paesi europei ed extra-europei, a corsi di studio in lingua inglese e a diverse borse di studio. Inoltre, l’Ateneo è uno dei 9 partner dell’Alleanza Universitaria Europea Circle U., nata per sviluppare insieme iniziative di eccellenza sul piano della formazione, della ricerca e dell’innovazione.

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Ci sono documenti, fotografie e oggetti appartenuti al fisico pisano Bruno Pontecorvo nel materiale che il figlio Gil donerà al Centro Pontecorvo del Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa venerdì 22 settembre, in occasione del convegno “Bruno Pontecorvo. il signore dei neutrini, ma non solo...”. Tra di essi anche l’originale del Premio Lenin assegnatogli per meriti scientifici, la borsa e le tessere personali da docente universitario. Il tutto, custodito dal figlio per diversi decenni, a testimoniare sia il ruolo che ha avuto nella storia della fisica, sia il rilievo della sua attività scientifica nel Paese che scelse nel 1950, l'URSS, quando in gran segreto, con tutta la famiglia e il dodicenne Gil, si trasferì oltre la cortina di ferro, nel clima della Guerra Fredda.

Durante il convegno saranno inoltre presentati i risultati di una ricerca pluriennale effettuata da alcuni membri del Centro Pontecorvo, in particolare Gloria Spandre, Rino Castaldi e Vincenzo Cavasinni, sugli appunti scritti da Bruno Pontecorvo poco dopo il suo arrivo in Unione Sovietica e raccolti in alcuni quaderni autografi dove il fisico pisano scrive in inglese, italiano e anche russo. I quaderni chiariscono in maniera evidente che Pontecorvo, una volta arrivato in URSS, non ha svolto studi sulla bomba atomica, ma importanti esperimenti in fisica fondamentale utilizzando l'acceleratore costruito a Dubna che in quegli anni era il più potente al mondo.

Organizzato dal Centro Pontecorvo e dalla sezione di Pisa dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con la collaborazione di Palazzo Blu, per celebrare i trent’anni dalla sua scomparsa, il convegno mira a ricordare la figura scientifica e umana di Bruno Pontecorvo, nato a Pisa il 22 agosto 1913.

Allievo di Enrico Fermi e poi suo collaboratore negli esperimenti con i neutroni lenti nel famoso laboratorio di Via Panisperna a Roma, Bruno Pontecorvo può essere certamente annoverato tra i più grandi fisici del secolo scorso per le intuizioni geniali e le scoperte nel campo della fisica fondamentale. I relatori, riuniti nell'Auditorium di Palazzo Blu a partire dalle ore 14,30, si soffermeranno su alcune delle tematiche affrontate da Pontecorvo, in particolare negli anni ‘50 e ‘60, quando lavorò al Centro di ricerca di fisica nucleare di Dubna. In particolare, saranno discussi i risultati “scoperti” di recente negli appunti di laboratorio e in alcuni articoli scientifici tradotti dal russo. Le misure ai primi acceleratori di particelle, in competizione con quelle effettuate da Fermi a Chicago, e alcune teorie, prima fra tutte quella delle oscillazioni di neutrini, sono pietre miliari nella storia e nella evoluzione del pensiero scientifico della fisica. Ancora oggi, da quelle idee e da quelle misure la fisica fondamentale trova ispirazione per nuovi sviluppi e nuove scoperte.

Dopo breve malattia il 17 settembre è scomparso a Pisa, all’età di 88 anni, il professor Pier Lorenzo Marchiafava, ordinario di Fisiologia Umana prima e poi di Biofisica presso l’Università di Pisa.

Membro di una importante famiglia romana, che annoverava tra gli altri Ettore Marchiafava, scienziato famoso e fisiatra pontificio oltre che medico di Casa Savoia e senatore a vita, dopo la laurea in Medicina a Roma nel 1959, Pier Lorenzo si era trasferito a Pisa, attratto dalla fama del neurofisiologo Giuseppe Moruzzi. Aveva lavorato nell’Istituto di Via San Zeno, inizialmente come assistente universitario e poi come ricercatore presso il Laboratorio di Neurofisiologia del CNR, diventando infine, nel 1989, professore ordinario presso l’Università di Pisa.

 

Noto a livello internazionale, Pier Lorenzo aveva trascorso periodi di studio all’estero e in particolare aveva lavorato presso il National Institute of Health di Bethesda negli USA. Qui aveva sviluppato, nel laboratorio di Michelangelo Fuortes, una tecnica di studio della retina isolata che aveva poi introdotto nell’Istituto di Pisa. Grazie alle ricerche di Marchiafava e dei suoi colleghi e allievi, Pisa era diventata, insieme all’università di Cambridge e a quella di Harvard, uno dei centri internazionali della ricerca sulla neurofisiologia retinica.

 

Il professor Marchiava era uomo di grande cultura. Tra i suoi interessi, anche quello per la botanica che lo aveva portato alla pubblicazione di alcuni articoli su importanti riviste internazionali. Tra l’altro aveva introdotto in Italia, dal Nord America, la coltivazione di alcune specie di sequoie, alcune delle quali ornano ora alcuni importanti orti botanici italiani. Pier Lorenzo sarà ricordato a Pisa e nel mondo da molti colleghi e amici, oltre che per i suoi meriti scientifici, per la sua grande umanità e la sua personalità ironica e schiva, per la sua eleganza signorile, per il suo autentico amore per la ricerca mai contaminato da ambizioni accademiche.

 

I colleghi e allievi di Fisiologia e Neuroscienze di Pisa

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