Contributi della Fondazione Lasciti dell’Università di Pisa per studenti unipi in situazione di disagio economico A.A. 2023-2024
Disposizione bando lasciti 2023-2024
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Graduatoria assegnazione di contributi
Direzione Legale
Unità atti normativi, convenzioni e organismi partecipati
Responsabile del Procedimento: Dott.ssa Roberta Filidei
Innovazione, accordo di collaborazione Comune e Università sulla transizione digitale
Per i prossimi cinque anni Amministrazione comunale e Università di Pisa lavoreranno insieme per supportare il Comune nella digitalizzazione dei processi amministrativi e gestionali e nella creazione di servizi e sistemi intelligenti per la comunità cittadina.
Si tratta dell’accordo “Pisa città digitale” siglato questa mattina dal sindaco di Pisa, Michele Conti, e dal rettore dell’Ateneo pisano, Riccardo Zucchi. Erano presenti anche l’assessore alla semplificazione e tecnologie della p.a. del Comune di Pisa; Gabriella Porcaro, e il professore Giuseppe Anastasi, delegato del rettore per la transizione digitale.
«Grazie a questa collaborazione mettiamo in rete la nostra Amministrazione con l'Università – ha detto il sindaco di Pisa, Michele Conti -. L’Ateneo pisano lavora su queste tematiche da oltre cinquanta anni e può accompagnare un ente come il nostro nel processo di digitalizzazione. La recente pubblicazione online del nuovo sito web del Comune, per rispondere a tutte le normative nazionali e comunitarie sulla trasparenza e accessibilità, ha mostrato le difficoltà che sorgono in questi casi, soprattutto in rapporto all’utenza. Insieme all’Università vorremmo dare nuovo slancio alla digitalizzazione dei nostri servizi, creare individuare le migliori pratiche per compiere questo processo, in favore di procedimenti amministrativi e gestionali sempre più semplici, di servizi intelligenti, a beneficio di cittadini delle aziende ma anche di studenti e turisti che arrivano nella nostra città».
«Accordi come quello firmato oggi rientrano a pieno titolo nell’impegno preso dal nostro Ateneo nei confronti della crescita culturale, sociale ed economica del nostro territorio, così come espresso nel nostro Piano strategico - ha detto Riccardo Zucchi, rettore dell'Università di Pisa - La transizione digitale, peraltro, è una delle priorità della nostra Università che vanta una grande tradizione e grandi competenze nei settori dell’informatica e della digitalizzazione. Competenze che adesso mettiamo a disposizione dell'amministrazione comunale per costruire assieme Pisa Città Digitale».
Gli obiettivi sono quelli di “valorizzare la tradizione della Città nelle tecnologie digitali e dare slancio alla trasformazione digitale mediante l’individuazione e la realizzazione delle migliori pratiche nella digitalizzazione dei processi amministrativi e gestionali, e la creazione di servizi e sistemi intelligenti a beneficio di cittadini, turisti, aziende e amministrazioni del territorio”.
«L’ente locale deve dare il via all’agenda digitale senza lasciare indietro nessuno. Ringrazio pertanto l’Università di Pisa e il Magnifico Rettore. L’ente locale non può sottrarsi a una sfida quale la trasformazione digitale - ha detto l’assessore Gabriella Porcaro -. Questo processo incontra molte criticità e ostacoli, e per questa ragione le competenze ed esperienze già maturate dalla nostra Università risultano un ottimo punto di partenza su cui investire. Sicuramente riteniamo opportuna una attività di formazione per i dipendenti così come di “alfabetizzazione digitale” in favore dei cittadini, perché possano accedere con facilità ai servizi on line. Questa collaborazione può dunque garantire il successo della transizione digitale. Siamo sicuri che questo accordo sarà fruttuoso. La prima sperimentazione è stata già messa in atto con i nuovi cartelloni dotati di QR-Code, con l'intenzione di adottare un linguaggio più fruibile e accessibile nella comunicazione turistica. Al tempo stesso, siamo consapevoli che molti altri servizi necessitano di un processo di transizione tecnologica: tra questi i lavori pubblici, la viabilità, ma anche la possibile creazione di una rete civica museale, la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e artistico».
«Nei prossimi cinque anni, collaboreremo col Comune alla digitalizzazione dei processi amministrativi e gestionale, oltre che alla creazione di servizi e sistemi intelligenti per la comunità cittadina – ha spiegato il professor Giuseppe Anastasi, delegato del rettore per la transizione digitale – Insieme, parteciperemo anche a progetti e programmi di ricerca nazionale ed internazionale e organizzeremo iniziative per la promozione e diffusione della cultura digitale».
Il progetto prevede di “avviare un rapporto di collaborazione sulle tematiche attinenti all’innovazione digitale in ambito cittadino. Collaborazione che potrà realizzarsi attraverso studi e consulenze su tematiche specifiche, partecipazione congiunta a progetti e programmi di ricerca, iniziative di formazione rivolte al personale de Comune”.
In questo senso, l’Università vanta una forte tradizione nel campo delle tecnologie digitali e possiede le conoscenze e competenze necessarie per abilitare la trasformazione digitale della società, come testimoniato dai numerosi progetti di ricerca e trasferimento tecnologico nel settore dell’Information & Communication Technology (ICT), nonché dalla posizione di leadership acquisita, in ambito nazionale, nella digitalizzazione dei processi amministrativi e gestionali relativi ai vari ambiti di attività dell’Ateneo
Pertanto, il Comune si impegna a coinvolgere l’Università per questioni attinenti alla trasformazione digitale dei processi amministrativi e gestionali; collaborare nella predisposizione di proposte progettuali congiunte. Mentre l’Università si impegna a mettere a disposizione il proprio potenziale di competenze nel settore delle tecnologie digitali e della transizione digitale, collaborare nella predisposizione di proposte progettuali congiunte, organizzazione di eventi (convegni, seminari, attività di divulgazione e promozione) di interesse congiunto.
Iniziata la nuova campagna archeologica a Pompei con il PRAEDIA Project
È iniziata da pochi giorni la nuova campagna di scavo del progetto PRAEDIA, “Pompeian Residential Architecture: an Environmental, Digital, and Interdisciplinary Archive”, frutto della collaborazione tra Università di Pisa e Scuola IMT Alti Studi Lucca. Per il quarto anno lo scavo si concentra nel Complesso dei Riti Magici, che sorge nel quartiere dell’anfiteatro di Pompei (la parte centrale dell'Insula 1 della Regio II lungo via di Nocera).
Gli scavi degli anni passati si erano concentrati prevalentemente nel giardino più esterno, accessibile dalla strada. Le indagini avevano messo in luce i resti di almeno tre abitazioni che occupavano l’area prima che fosse costruito il Complesso dei Riti Magici: edifici a pianta rettangolare, che mostrano i segni di successive ristrutturazioni e riorganizzazioni dello spazio, talvolta accompagnate da riti propiziatori che prevedevano la deposizione di vasi in ceramica e altri oggetti in piccole fosse. A partire dal 2023 la ricerca ha riguardato anche i giardini interni, per definire in modo più preciso lo sviluppo di questo complesso edilizio. Importanti novità sono emerse già fin dai primi giorni di scavo, con il rinvenimento di strutture riferibili ad abitazioni, anche di notevole impianto monumentale, che vennero distrutte per far posto, nell’ultima fase di vita della città, all’edificio dedicato al culto del dio orientale Sabazio.
Il Complesso dei Riti Magici
La struttura, messa in luce tra il 1953 e il 1958, deve il suo nome ad alcuni oggetti rinvenuti al suo interno, in particolare due mani in bronzo decorate con figure animali e vegetali, due crateri con la medesima simbologia e due riproduzioni di serpenti in ferro. Inizialmente si pensò che queste suppellettili appartenessero a una sibilla, che qui svolgeva i propri riti. Studi recenti hanno invece ipotizzato che l’edificio, dal 62 d.C. fino al momento della sua distruzione causata dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., fosse destinato alle celebrazioni del culto di origine tracia del dio Sabazio, venerato anche dal proprietario di una domus vicina, che possedeva un busto in bronzo del dio. In effetti, questo vasto complesso, composto da tre ampie aree aperte sulle quali si aprono piccole stanze secondo una planimetria peculiare, può essere difficilmente identificato come semplice domus.
Le indagini archeologiche e il Progetto PRAEDIA
La campagna di scavo 2024 è coordinata da Anna Anguissola (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa) e Riccardo Olivito (Scuola IMT Alti Studi Lucca), con la direzione, per il Parco Archeologico di Pompei, di Ilaria Cangiano. Fanno inoltre parte dello staff Chiara Tarantino (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa) e Emanuele Taccola (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, laboratorio LaDiRe). Con loro sono stati impegnati collaboratori, dottorandi e studenti degli enti partner del progetto, oltre che di università italiane e straniere: Martina Ceretti, Giuseppe Prospero Cirigliano, Nicole Crescenzi, Angela D’Alise, Rodolfo Gagliardi, Katharina Korthaus, Alberto Martin Esquivel, Antonio Monticolo, Martina Rodinò.
Iniziato nel 2016, il Progetto PRAEDIA è frutto di un programma di collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, la Scuola IMT Alti Studi Lucca – Centro LYNX, il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), coordinato da Maria Luisa Catoni (Scuola IMT Alti Studi Lucca) e Gabriel Zuchtriegel (Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei). Nel triennio 2018-2020 PRAEDIA ha inoltre coinvolto i membri dello SMART Lab della Scuola Normale Superiore. Alla campagna 2024 parteciperanno anche docenti e ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) e del Dipartimento di Architettura e Design (DAD) del Politecnico di Torino. Il team del Politecnico di Torino, coordinato da Nannina Spanò, affiancherà gli archeologi nell’acquisizione della documentazione grafica e fotografica con voli da drone e laser scanner.
Gli interessati possono seguire il progetto e vedere le immagini della campagna di scavo 2024 sul sito web (www.praediaproject.com) e sui profili Instagram (www.instagram.com/praediaproject, #PRAEDIA) e Twitter (@PraediAproject).
Presentazione Lauree Magistrali in Informatica (LM-18)
Lunedì 15 luglio, alle ore 14:45, nella Sala Gerace del Dipartimento di Informatica (Largo B. Pontecorvo 3) il Dipartimento di Informatica presenta l'offerta formativa delle Lauree Magistrali (LM-18).
Verranno illustrate le opportunità offerte dai corsi di laurea magistrale in Computer Science, Data Science and Business Informatics (interclasse LM-DATA), Computer Science and Networking, e Informatics for Digital Health. Gli studenti avranno occasione di conoscere da vicino l'offerta formativa, fare domande ai docenti e capire se una delle lauree magistrali in Informatica all'Università di Pisa è la scelta giusta per il proprio futuro accademico e professionale.
Sarà possibile partecipare all'evento online.
Informazioni al link:https://didattica.di.unipi.it/orientamento/presentazione-lauree-magistrali/
Copy of Moda e sostenibilità, consigli per giovani consumatori
Comprare meno e meglio, occhio ai prezzi bassi (bisogna sempre pensare che dietro ci sono persone, animali e biodiversità), attenzione alle etichette e alla trasparenza della filiera produttiva. Sono questi alcuni consigli per i giovani consumatori e consumatrici che arrivano dagli esperti di Planet4B, il progetto europeo che vede l’Università di Pisa in prima linea per una moda sostenibile. L’iniziativa è stata presentata in due video curati dal Polo Mutimediale del CIDIC, uno introduttivo, e un altro dove imprenditori, giornalisti e ambientalisti del comitato tecnico che affianca i ricercatori dell’Ateneo si presentano e invitano a prendere parte a un percorso di trasformazione.
“Stiamo realizzando una ricerca transdisciplinare sull’impatto dell’industria della moda sulla biodiversità. La moda è infatti uno dei settori più inquinanti per il pianeta – dice il coordinatore del progetto Matteo Villa, professore al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa – ma c’è un’attenzione crescente, soprattutto fra le giovani generazioni, verso modelli di comportamento e di businness capaci di ridurre gli impatti negativi del settore, promuovendo produzioni di maggiore qualità, minor consumo e spreco di risorse naturali”.
In particolare, nell’ambito di Planet4B, l’Ateneo pisano conduce uno studio sull’industria tessile, tra le maggiori responsabili del degrado ecologico lungo tutta la filiera. Si parte dall’impiego intensivo di pesticidi e insetticidi e dal grande consumo di acqua nella fase di produzione. Un esempio fra tutti: un chilogrammo di cotone richiede tra 10mila e 20mila litri di acqua. Poi c’è la produzione, responsabile dell’inquinamento per il 20 per cento delle acque a livello mondiale. Senza contare l’impatto dei tessuti bruciati o eliminati in discarica, che ammonta al 73 per cento della fibra prodotta, mentre solo il 12% dei tessuti viene riciclato.
“Il nostro obiettivo è individuare e studiare modelli di produzione diversi e innovativi e capire in che modo sostenerne la diffusione e lo sviluppo”, sottolinea la professoressa Marta Bonetti del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa.
L’Università di Pisa è l’unico partner italiano di Planet4B su un totale di sedici partecipanti tra università, ong e altre organizzazioni. In particolare, per l’Ateneo sono coinvolti il Dipartimento di Scienze Politiche e il gruppo di ricerca Pisa Agricultural Economics – PAGE del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, e il CISP - Centro Interdisciplinare Scienza per la Pace. Del gruppo pisano fanno parte Matteo Villa come coordinatore, Gianluca Brunori, Marta Bonetti, Pedro Roberto Gambin, Maura Benegiamo, Roberto Gronda, Daniele Vergamini.
Moda e sostenibilità, consigli per giovani consumatori
Comprare meno e meglio, occhio ai prezzi bassi (bisogna sempre pensare che dietro ci sono persone, animali e biodiversità), attenzione alle etichette e alla trasparenza della filiera produttiva. Sono questi alcuni consigli per i giovani consumatori e consumatrici che arrivano dagli esperti di Planet4B, il progetto europeo che vede l’Università di Pisa in prima linea per una moda sostenibile. L’iniziativa è stata presentata in due video curati dal Polo Mutimediale del CIDIC, uno introduttivo, e un altro dove imprenditori, giornalisti e ambientalisti del comitato tecnico che affianca i ricercatori dell’Ateneo si presentano e invitano a prendere parte a un percorso di trasformazione.
“Stiamo realizzando una ricerca transdisciplinare sull’impatto dell’industria della moda sulla biodiversità. La moda è infatti uno dei settori più inquinanti per il pianeta – dice il coordinatore del progetto Matteo Villa, professore al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa – ma c’è un’attenzione crescente, soprattutto fra le giovani generazioni, verso modelli di comportamento e di businness capaci di ridurre gli impatti negativi del settore, promuovendo produzioni di maggiore qualità, minor consumo e spreco di risorse naturali”.
In particolare, nell’ambito di Planet4B, l’Ateneo pisano conduce uno studio sull’industria tessile, tra le maggiori responsabili del degrado ecologico lungo tutta la filiera. Si parte dall’impiego intensivo di pesticidi e insetticidi e dal grande consumo di acqua nella fase di produzione. Un esempio fra tutti: un chilogrammo di cotone richiede tra 10mila e 20mila litri di acqua. Poi c’è la produzione, responsabile dell’inquinamento per il 20 per cento delle acque a livello mondiale. Senza contare l’impatto dei tessuti bruciati o eliminati in discarica, che ammonta al 73 per cento della fibra prodotta, mentre solo il 12% dei tessuti viene riciclato.
“Il nostro obiettivo è individuare e studiare modelli di produzione diversi e innovativi e capire in che modo sostenerne la diffusione e lo sviluppo”, sottolinea la professoressa Marta Bonetti del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa.
L’Università di Pisa è l’unico partner italiano di Planet4B su un totale di sedici partecipanti tra università, ong e altre organizzazioni. In particolare, per l’Ateneo sono coinvolti il Dipartimento di Scienze Politiche e il gruppo di ricerca Pisa Agricultural Economics – PAGE del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, e il CISP - Centro Interdisciplinare Scienza per la Pace. Del gruppo pisano fanno parte Matteo Villa come coordinatore, Gianluca Brunori, Marta Bonetti, Pedro Roberto Gambin, Maura Benegiamo, Roberto Gronda, Daniele Vergamini.
Nella foto l'Advisory board e i ricercatori in occasione del seminario: Moda e biodiversità: un futuro sostenibile? Pisa 25/3/2024
Diplomati gli studenti e le studentesse internazionali del Foundation Course
Momento di grande emozione, venerdì 5 luglio, per le allieve e gli allievi del Foundation Course 2023/2024 dell’Università di Pisa, protagonisti della prima sessione di consegna dei diplomi di fine anno, organizzata all’interno della Gipsoteca di Arte Antica e Antiquarium all’interno della Chiesa romanica di San Paolo all'Orto di Pisa.
Circa trenta studentesse e studenti, provenienti in larga parte da Kazakhstan, Russia e Egitto, che adesso potranno proseguire la loro carriera accademica iscrivendosi a un corso di laurea di primo livello presso l’Università di Pisa.
"L'Università di Pisa è stata la prima in Italia ad attivare questo tipo di corso, dedicato agli studenti dei paesi extra-UE il cui percorso scolastico dura meno di dodici anni, ossia è inferiore al requisito minimo richiesto per potersi iscrivere in un Ateneo del nostro Paese - ha messo in evidenza il professor Giovanni Federico Gronchi, Prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali - E' una possibilità che diamo dal 2016 e che si articola in due percorsi principali: Humanities e Science. Due percorsi che sono cresciuti sempre di più in termini di iscritti. Un programma di successo che negli ultimi due anni ha raggiunto il centinaio di studenti distribuiti uniformemente tra le due discipline"
Alla cerimonia, oltre al professor Gronchi, sono intervenuti il professor Marco Polini, responsabile del Foundation Course Science (FCS), e la professoressa Anna Maria Lossi, docente di Introduction to Philosophical Thought del Foundation Course Humanities (FCH), a nome del professor Arturo Marzano, responsabile scientifico del programma. Presente, infine, lo staff dell’Unità cooperazione internazionale, coordinato dalla dottoressa Paola Cappellini.
Con oltre 110 iscritti, il Foundation Course dell’Università di Pisa è giunto quest'anno alla settima edizione. Si tratta di è un percorso pre-universitario attivato a partire dal 2016 e pensato per gli studenti con una qualifica di scuola secondaria estera che non permette l’immatricolazione a un corso di studio in una università italiana. In particolare, si rivolge a studenti che possiedono una qualifica ottenuta dopo undici anni di scolarità, oppure un High School Diploma (HSD) statunitense senza i requisiti ulteriori per l’accesso a un corso di laurea di primo ciclo o a ciclo unico, così come specificato nelle linee guida ministeriali.
La finalità del Foundation Course è sia quella di colmare la scolarità mancante (o i requisiti ulteriori richiesti per l’HSD) che quella di consentire agli studenti di raggiungere un livello di lingua italiana che sia almeno B1, il quale costituisce il requisito linguistico minimo per l’immatricolazione a un corso di laurea di primo ciclo o a ciclo unico all’Università di Pisa.
L’Ateneo pisano è stato il primo ateneo italiano ad aver attivato questo importante percorso nel 2016, già presente nelle più importanti università europee da diversi anni.
Per saperne di più: https://foundationcourse.unipi.it/
Pubblicato il Bilancio di genere 2022-23 dell'Ateneo
“È necessario potenziare il nostro impegno nel lungo viaggio verso la parità”, è questo il commento del rettore dell’Università di Pisa Riccardo Zucchi alla luce del nuovo Bilancio di genere 2022-23 dell’Ateneo appena pubblicato dalla Pisa University Press. Il documento aggiorna i dati delle edizioni precedenti e analizza la distribuzione di genere prendendo in esame quattro categorie della comunità universitaria pisana: la componente studentesca, il personale docente, il personale tecnico-amministrativo, e la governance.
Dallo studio emerge una divaricazione fra carriere femminili e maschili che nel caso del personale docente vede ai vertici della carriera il 76% di professori ordinari e il 24% di professoresse ordinarie (con percentuali di donne minori alla media nazionale nel settore delle STEM). Tra il personale tecnico e amministrativo, c’è invece una forte maggioranza femminile (circa il 62% sul totale) che permane a tutti i livelli della carriera ad eccezione di quelli dirigenziali dove si raggiunge la parità.
Per quanto riguarda la componente studentesca, il Bilancio evidenza il fenomeno della segregazione orizzontale, ovvero una prevalenza di studentesse in alcune discipline (nell’area medica e in quella umanistica) e una maggioranza maschile nelle aree STEM (molto netta nelle discipline ICT dove le studentesse sono meno del 13%). Per quanto riguarda la componente studentesca nel suo complesso le studentesse iscritte sono quasi il 52%, e quelle laureate qualcosa in più, e con tempi di laurea e voti migliori rispetto ai colleghi maschi. Tuttavia gli iscritti ai corsi di dottorato sono 59% maschi e 41% femmine, con le percentuali che diventano 56% uomini e 44% donne tra coloro che conseguono il titolo. Inoltre, anche nei dottorati si conferma la segregazione orizzontale (Ingegneria: 71% di dottorandi e 28% di dottorande, ICT: 76% di dottorandi e 24% di dottorande).
La governance, infine, si caratterizza per una diffusa prevalenza maschile, anche in conseguenza del fatto che le possibilità di accesso ad alcune posizioni sono connesse al ruolo di appartenenza, e pertanto la scarsa presenza femminile negli incarichi di governo è da porre in collegamento con la scarsa presenza femminile nelle posizioni apicali della carriera scientifica.
“I dati mostrano come il percorso delle donne sia contraddistinto da quel fenomeno che in letteratura viene definito leaky pipeline ovvero “il tubo che perde” – ha commentato il rettore Zucchi nella premessa al Bilancio - un’immagine che sta a identificare la progressiva dispersione delle donne con l’avanzamento delle carriere scientifiche. È necessario per questo potenziare il nostro impegno nelle strategie di cambiamento e favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro”.
“Ci sono comunque segnali positivi, a dimostrazione che l’Ateneo si stia muovendo nella giusta direzione – dice la professoressa Nadia Pisanti che ha coordinato il gruppo di lavoro per la redazione del Bilancio – ad esempio, nei 20 Dipartimenti del nostro Ateneo, sino al 2019 c’era una sola direttrice, nel 2023 ce n’erano tre, con l’ultima tornata elettorale appena trascorsa siamo arrivati ad otto”.
“Tra i punti di forza – prosegue la professoressa Pisanti – abbiamo inoltre le azioni di contrasto a forme di discriminazione quali quelle fondate sull’orientamento sessuale, dove il nostro Ateneo è stato pioniere nazionale, ed è sempre notizia recente il potenziamento con una unità di personale in più del neonato l'Ufficio per l'Eguaglianza e le Differenze, che, ricordiamo, costituisce una tra le prime strutture amministrative con focus specifico sulle questioni genere istituita nel panorama degli Atenei italiani”.
Il “Bilancio di genere 2022-2023” è stato redatto da un gruppo di lavoro nominato dal rettore e presieduto dalla professoressa Nadia Pisanti, di cui hanno fatto parte il dottore Francesco Giorgelli, il professore Mauro Sylos Labini, le dottoresse Alessandra La Spina e Francesca Pecori, e la professoressa Renata Pepicelli, Delegata in “Gender studies and equal opportunities”.
Pubblicato il Bilancio di genere 2022-23 dell'Ateneo
“È necessario potenziare il nostro impegno nel lungo viaggio verso la parità”, è questo il commento del rettore dell’Università di Pisa Riccardo Zucchi alla luce del nuovo Bilancio di genere 2022-23 dell’Ateneo appena pubblicato dalla Pisa University Press. Il documento aggiorna i dati delle edizioni precedenti e analizza la distribuzione di genere prendendo in esame quattro categorie della comunità universitaria pisana: la componente studentesca, il personale docente, il personale tecnico-amministrativo, e la governance.
Dallo studio emerge una divaricazione fra carriere femminili e maschili che nel caso del personale docente vede ai vertici della carriera il 76% di professori ordinari e il 24% di professoresse ordinarie (con percentuali di donne minori alla media nazionale nel settore delle STEM). Tra il personale tecnico e amministrativo, c’è invece una forte maggioranza femminile (circa il 62% sul totale) che permane a tutti i livelli della carriera ad eccezione di quelli dirigenziali dove si raggiunge la parità.
Per quanto riguarda la componente studentesca, il Bilancio evidenza il fenomeno della segregazione orizzontale, ovvero una prevalenza di studentesse in alcune discipline (nell’area medica e in quella umanistica) e una maggioranza maschile nelle aree STEM (molto netta nelle discipline ICT dove le studentesse sono meno del 13%). Per quanto riguarda la componente studentesca nel suo complesso le studentesse iscritte sono quasi il 52%, e quelle laureate qualcosa in più, e con tempi di laurea e voti migliori rispetto ai colleghi maschi. Tuttavia gli iscritti ai corsi di dottorato sono 59% maschi e 41% femmine, con le percentuali che diventano 56% uomini e 44% donne tra coloro che conseguono il titolo. Inoltre, anche nei dottorati si conferma la segregazione orizzontale (Ingegneria: 71% di dottorandi e 28% di dottorande, ICT: 76% di dottorandi e 24% di dottorande).
La governance, infine, si caratterizza per una diffusa prevalenza maschile, anche in conseguenza del fatto che le possibilità di accesso ad alcune posizioni sono connesse al ruolo di appartenenza, e pertanto la scarsa presenza femminile negli incarichi di governo è da porre in collegamento con la scarsa presenza femminile nelle posizioni apicali della carriera scientifica.
“I dati mostrano come il percorso delle donne sia contraddistinto da quel fenomeno che in letteratura viene definito leaky pipeline ovvero “il tubo che perde” – ha commentato il rettore Zucchi nella premessa al Bilancio - un’immagine che sta a identificare la progressiva dispersione delle donne con l’avanzamento delle carriere scientifiche. È necessario per questo potenziare il nostro impegno nelle strategie di cambiamento e favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro”.
“Ci sono comunque segnali positivi, a dimostrazione che l’Ateneo si stia muovendo nella giusta direzione – dice la professoressa Nadia Pisanti che ha coordinato il gruppo di lavoro per la redazione del Bilancio – ad esempio, nei 20 Dipartimenti del nostro Ateneo, sino al 2019 c’era una sola direttrice, nel 2023 ce n’erano tre, con l’ultima tornata elettorale appena trascorsa siamo arrivati ad otto”.
“Tra i punti di forza – prosegue la professoressa Pisanti – abbiamo inoltre le azioni di contrasto a forme di discriminazione quali quelle fondate sull’orientamento sessuale, dove il nostro Ateneo è stato pioniere nazionale, ed è sempre notizia recente il potenziamento con una unità di personale in più del neonato l'Ufficio per l'Eguaglianza e le Differenze, che, ricordiamo, costituisce una tra le prime strutture amministrative con focus specifico sulle questioni genere istituita nel panorama degli Atenei italiani”.
Il “Bilancio di genere 2022-2023” è stato redatto da un gruppo di lavoro nominato dal rettore e presieduto dalla professoressa Nadia Pisanti, di cui hanno fatto parte il dottore Francesco Giorgelli, il professore Mauro Sylos Labini, le dottoresse Alessandra La Spina e Francesca Pecori, e la professoressa Renata Pepicelli, Delegata in “Gender studies and equal opportunities”.
Promuovere l'innovazione nel settore spaziale: Unipi nel partenariato esteso “Space it up” del PNRR
L’Università di Pisa fa parte del partenariato esteso “Space it up” varato nell’ambito del PNRR e finanziato con 80 milioni di euro dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). Costituito da 33 soggetti, tra cui università, centri di ricerca e aziende, Space It Up è coordinato dal Politecnico di Torino con l’obiettivo è di promuovere la collaborazione e l'innovazione nel settore spaziale con centinaia di ricercatori che saranno impiegati su nove linee di ricerca o “spoke”.
In particolare, l’Università di Pisa partecipa a quattro linee di ricerca: lo spoke 1, di cui è anche co-leader, riguarda lo sviluppo di tecnologie trasversali per missioni satellitari per la protezione e lo sviluppo sostenibile del Pianeta e di esplorazione planetaria; lo spoke 4 dedicato alla progettazione e allo sviluppo di nuovi strumenti di misura miniaturizzati e di alta precisione per missioni satellitari che osservano le radiazioni ionizzanti attorno alla Terra e i serbatoi d'acqua sul pianeta; lo spoke 5, che studia la mitigazione dei rischi naturali e geologici della Terra attraverso le osservazioni spaziali; e lo spoke 9 che esplora la possibilità di viaggiare nello spazio e la permanenza sui corpi celesti extraterrestri, in particolare la Luna e Marte.
"Nelle ricerche sono coinvolti i tre dipartimenti di Ingegneria dell’Ateneo insieme a quelli di Fisica, Matematica, Scienze della Terra e i dipartimenti dell’Area Medica – dice la professoressa Maria Vittoria Salvetti direttrice di Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale che ha coordinato le attività per Unipi - gli obiettivi ci siamo posti sono tra i più sfidanti per garantire un futuro alle prossime generazioni, parliamo ad esempio di promuovere un futuro sostenibile grazie alle tecnologie spaziali che consentono di osservare i cambiamenti climatici e di prevedere gli eventi meteorologici estremi o di garantire la permanenza umana a lungo termine nello spazio extraterrestre per andare verso una società “multiplanetaria”.