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Studiare il DNA antico e moderno delle specie animali per preservarle dal rischio di estinzione. C’è anche questo fra i delicati compiti dell’Unità di Zoologia-Antropologia del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa di cui fanno parte la dottoressa Monica Guerrini e il professore Filippo Barbanera. I due ricercatori da anni svolgono studi di genetica della conservazione ed evoluzione molecolare di vertebrati e l’ultimo ‘caso’ di cui si sono occupati è quello della lontra dal pelo liscio (Lutrogale perspicillata), oggetto di una pubblicazione apparsa di recente su “Scientific Reports”, una rivista del gruppo “Nature”.

lontra

“La lontra dal pelo liscio è un predatore all’apice della catena alimentare delle paludi di acqua dolce in cui vive; si tratta, pertanto, di una sorta di sentinella ambientale, una specie molto sensibile alla presenza di inquinamento ed al disturbo di origine antropica nell’ecosistema”, ha spiegato Filippo Barbanera.

fototrappola

Listata come specie vulnerabile dall’International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, la lontra dal pelo liscio è distribuita dall’Iraq al Borneo ed in declino demografico in molte parti del suo areale. In Iraq ad esempio, questo mammifero è così raro che non esistono fotografie di individui in natura dal 1956.

“Attraverso le analisi del DNA antico e moderno, abbiamo ricostruito la struttura genetica delle popolazioni di lontra dal pelo liscio ed i loro rapporti evolutivi anche con altre specie di lontra presenti in Asia traendo importanti indicazioni per la gestione di questo mammifero”, ha specificato Monica Guerrini.

Il lavoro sul campo in Iraq è stato condotto con il sostegno dell’IUCN Otter Specialist Group ed in stretta collaborazione con ricercatori dell’Università di Baghdad sia nelle paludi della Mesopotamia che delle aree montagnose del Kurdistan, dove recentemente la lontra dal pelo liscio era stata segnalata. Successivamente, lo studio si è esteso a tutto l’areale della specie in collaborazione con ricercatori dell’India, del Pakistan e di Singapore. I campioni raccolti in natura sono stati integrati con quelli ottenuti da lontre conservate nelle collezioni dei musei di storia naturale di Vienna, Parigi, Copenaghen, Washington e Chicago e da esemplari mantenuti in cattività in strutture di Regno Unito, Svizzera, Repubblica Ceca, Bangladesh, Laos, Cambogia ed Australia.

“L’analisi biogeografica ha individuato l’origine della specie nel sub-continente indiano e successive espansioni della stessa sia nel sud est asiatico sia verso occidente fino all’Iraq, che ospita una sottospecie che si è rivelata essere non solo endemica ma anche quella evolutivamente più recente - hanno concluso i ricercatori dell’Ateneo pisano - A Singapore, infine, sono stati rintracciati esemplari di lontra del pelo liscio ibridizzati con la lontra dalle piccole unghie (Aonyx cinereus), un’altra specie che vive in Asia orientale, primo caso al mondo di incrocio in natura tra due specie di lontre”.

La ricerca, in corso da poco più di tre anni, è stata finanziata dal National Geographic Society Conservation Trust (USA) (grant# C261-13), e, recentemente, anche dall’Università di Pisa nell’ambito dei PRA 2016 con il progetto “Risposte adattative all’impatto antropico in specie a rischio di estinzione” coordinato dal professore Lorenzo Peruzzi del dipartimento di Biologia.

Lo studio proseguirà con il monitoraggio delle paludi al confine tra Iraq ed Iran e la ricerca della specie in Kurdistan; tra gli obiettivi, anche il reperimento di immagini in natura con l’uso di fototrappole. In Asia orientale, l’entità dell’estensione geografica dell’ibridizzazione tra lontra del pelo liscio e lontra dalle piccole unghie sarà stimata investigando inizialmente le popolazioni della penisola malese.

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Foto in alto: Lontra dal pelo liscio, Singapore. Foto di Benjamin Naden (APJ Global Alliances & Partner Development, Dell, Singapore)

Foto a destra: Posizionamento fototrappola, Central Marshes (Mesopotamia, Iraq). Foto di Omar F. Al-Sheikhly (University of Baghdad, Iraq)

 

Studiare il DNA antico e moderno delle specie animali per preservarle dal rischio di estinzione. C’è anche questo fra i delicati compiti dell’Unità di Zoologia-Antropologia del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa di cui fanno parte la dottoressa Monica Guerrini e il professore Filippo Barbanera. I due ricercatori da anni svolgono studi di genetica della conservazione ed evoluzione molecolare di vertebrati e l’ultimo ‘caso’ di cui si sono occupati è quello della lontra dal pelo liscio (Lutrogale perspicillata), oggetto di una pubblicazione apparsa di recente su “Scientific Reports”, una rivista del gruppo “Nature”
“La lontra dal pelo liscio è un predatore all’apice della catena alimentare delle paludi di acqua dolce in cui vive; si tratta, pertanto, di una sorta di sentinella ambientale, una specie molto sensibile alla presenza di inquinamento ed al disturbo di origine antropica nell’ecosistema”, ha spiegato Filippo Barbanera.
Listata come specie vulnerabile dall’International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, la lontra dal pelo liscio è distribuita dall’Iraq al Borneo ed in declino demografico in molte parti del suo areale. In Iraq ad esempio, questo mammifero è così raro che non esistono fotografie di individui in natura dal 1956.
“Attraverso le analisi del DNA antico e moderno, abbiamo ricostruito la struttura genetica delle popolazioni di lontra dal pelo liscio ed i loro rapporti evolutivi anche con altre specie di lontra presenti in Asia traendo importanti indicazioni per la gestione di questo mammifero”, ha specificato Monica Guerrini.
Il lavoro sul campo in Iraq è stato condotto con il sostegno dell’IUCN Otter Specialist Group ed in stretta collaborazione con ricercatori dell’Università di Baghdad sia nelle paludi della Mesopotamia che delle aree montagnose del Kurdistan, dove recentemente la lontra dal pelo liscio era stata segnalata. Successivamente, lo studio si è esteso a tutto l’areale della specie in collaborazione con ricercatori dell’India, del Pakistan e di Singapore. I campioni raccolti in natura sono stati integrati con quelli ottenuti da lontre conservate nelle collezioni dei musei di storia naturale di Vienna, Parigi, Copenaghen, Washington e Chicago e da esemplari mantenuti in cattività in strutture di Regno Unito, Svizzera, Repubblica Ceca, Bangladesh, Laos, Cambogia ed Australia.
“L’analisi biogeografica ha individuato l’origine della specie nel sub-continente indiano e successive espansioni della stessa sia nel sud est asiatico sia verso occidente fino all’Iraq, che ospita una sottospecie che si è rivelata essere non solo endemica ma anche quella evolutivamente più recente - hanno concluso i ricercatori dell’Ateneo pisano - A Singapore, infine, sono stati rintracciati esemplari di lontra del pelo liscio ibridizzati con la lontra dalle piccole unghie (Aonyx cinereus), un’altra specie che vive in Asia orientale, primo caso al mondo di incrocio in natura tra due specie di lontre”.
La ricerca, in corso da poco più di tre anni, è stata finanziata dal National Geographic Society Conservation Trust (USA) (grant# C261-13), e, recentemente, anche dall’Università di Pisa nell’ambito dei PRA 2016 con il progetto “Risposte adattative all’impatto antropico in specie a rischio di estinzione” coordinato dal professore Lorenzo Peruzzi (Dipartimento di Biologia)
Lo studio proseguirà con il monitoraggio delle paludi al confine tra Iraq ed Iran e la ricerca della specie in Kurdistan; tra gli obiettivi, anche il reperimento di immagini in natura con l’uso di fototrappole. In Asia orientale, l’entità dell’estensione geografica dell’ibridizzazione tra lontra del pelo liscio e lontra dalle piccole unghie sarà stimata investigando inizialmente le popolazioni della penisola malese.

Dopo il successo riscontrato nella primavera del 2016 con un affluenza complessiva di 1200 persone, torna all'Università di Pisa il ciclo di lezioni di architettura Genesis, organizzato da studenti e professori del corso di laurea in Ingegneria Edile Architettura. Tra marzo e maggio, tre incontri con tre studi di fama internazionale indagheranno sul processo creativo che porta alla definizione del progetto in architettura. 

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La prima conferenza, organizzata in stretta collaborazione con la Fondazione Italia-Giappone, è in programma per venerdì 3 marzo alle ore 16 e ospiterà Sou Fujimoto, uno tra i più noti architetti giapponesi. Seguirà, venerdì 21 aprile, un incontro con lo studio italiano TAMassociati, particolarmente attivo nei campi dell’architettura sostenibile e della conduzione di processi partecipativi e didattici, a servizio di istituzioni pubbliche e di organizzazioni no-profit . Il ciclo di conferenze si chiuderà venerdì 12 maggio con una lezione dell’architetto spagnolo Elisa Valero Ramos, professore ordinario presso l’Università di Granada.

Gli incontri, aperti a tutti, si svolgeranno presso il Polo Carmignani, in Piazza dei Cavalieri e garantiranno 2 crediti formativi professionali agli architetti, previa autocertificazione. La riuscita del ciclo di conferenze è legata a una serie di solide collaborazioni che proseguono anche quest’anno; per questo si ringraziano le aziende, gli enti e le istituzioni che, interessandosi al progetto, lo hanno reso possibile.
Per maggiori informazioni si invita a visitare il sito: www.genesislectures.com

Il comitato scientifico è formato da: Prof. Arch. Luca Lanini, Prof. Ing. Marco Giorgio Bevilacqua, Ing. Arch. Fabio Candido, Brunello Favilla, Lorenzo Ciancarini. Il comitato organizzatore è formato da: Brunello Favilla, Lorenzo Ciancarini, Paola Pulella, Valentino Tagliaboschi.

Sponsor principali sono: Marmi Carrara, Franchi Umberto Marmi, Kayser Italia. Altri sponsor sono Dr Plot Pisa, Montacchiello cittadella dell’innovazione. In collaborazione con Fondazione Italia-Giappone, 120g, Ordine degli Architetti di Pisa, Associazione LP e con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Pisa, DESTeC dell’Università di Pisa.

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L’Università di Pisa è fra i primi atenei italiani a sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’Agenzia del Demanio per le attività volte alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico grazie all’impiego del Building Information Modeling (BIM), la metodologia innovativa per la filiera delle costruzioni, divenuta da alcuni anni una priorità strategica per il nostro Paese, che consente un notevole risparmio di costi e tempi di realizzazione rispetto a qualunque altro metodo tradizionale.

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La presentazione dell'accordo è avvenuta nell'ambito del convegno "Il Building Information Modeling in Italia e la cultura delle costruzioni", che si è tenuto venerdì 24 febbraio nell'Aula Magna di Ingegneria dell'Ateneo pisano.

All'incontro sono intervenuti il rettore Paolo Mancarella, il direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e il direttore del dipartimento di Ingegneria dell’energia dei sistemi del territorio e delle costruzioni (DESTEC), Umberto Desideri. Erano inoltre presenti il vicepresidente nazionale della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), Andrea di Benedetto, il direttore di APES, Giorgio Federici, e il professor Paolo Fiamma, uno dei primi studiosi italiani del metodo del BIM e coordinatore dell'omonimo master di secondo livello dell’Università di Pisa. All'iniziativa ha preso parte anche l'onorevole Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, che era già intervenuto a Pisa lo scorso luglio per la presentazione della prima edizione del master già citato.

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Il BIM è un metodo di modellazione delle informazioni per un manufatto basato su un modello 3D orientato a oggetti, che permette alle diverse figure impegnate nelle diverse fasi del processo-prodotto di interagire contemporaneamente, garantendo una maggiore qualità dell'intervento e ottimizzando il controllo e lo sviluppo delle risorse utilizzate. Adottato da molto tempo negli Stati Uniti e più recentemente anche in alcuni Paesi del Nord Europa, il BIM è divenuto negli ultimi due anni il catalizzatore degli interessi del mondo delle costruzioni, in seguito alla normativa emanata dal Parlamento Europeo sulla necessità della sua adozione per il settore dei lavori pubblici.

È dunque di importanza strategica per il nostro Paese la collaborazione fra le diverse amministrazioni, che a breve dovranno bandire procedure di appalto utilizzando le nuove metodiche, e tra queste e il mondo della ricerca nel settore, in grado di offrire una formazione adeguata e critica. “La ricerca scientifica non è solo una primogenitura ideativa ed attuativa del BIM, ma anche culturale ed etica - ha affermato il professor Paolo Fiamma - Per poter arrivare a un’adozione consapevole del BIM, anche in Italia, è fondamentale che più soggetti siano in grado di proporre sinergie a livello di sistema per indirizzare l’innovazione a vantaggio di tutti. Il BIM, applicato correttamente, ha già dimostrato ovunque i suoi oggettivi vantaggi anche come nuova efficace risorsa per aumentare la qualità e il controllo della spesa pubblica".

Il protocollo di collaborazione tra l’Agenzia del Demanio e l'Università di Pisa, che segue accordi analoghi già definiti con il Politecnico di Milano, l’Università di Roma "La Sapienza" e di Napoli "Federico II", mira alla sperimentazione del metodo e delle tecnologie per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico, rappresentando un ambito di ricerca e di attività strategico per il rilancio complessivo del settore. A seguito di questa firma, Pisa e la Toscana - grazie anche alla sinergia tra diversi soggetti presenti del territorio - si pongono come uno dei centri di sperimentazione delle nuove tecnologie a livello nazionale, documentando l’importanza di un’innovazione per la filiera che possa essere accolta e sviluppata nel tessuto delle imprese e degli enti pubblici. Il BIM è insomma un’occasione da non perdere per ottenere maggiore razionalizzazione della spesa, trasparenza e aumento di produttività del settore delle costruzioni.

Ne hanno parlato:
toscana24.ilsole24ore.com
Nazione Pisa
Pisatoday.it
Pisainformaflash.it
quinewspisa.it
gonews.it
agenziademanio.it
pisanamente.it
Tirreno Pisa (23/02)

L’Università di Pisa è fra i primi atenei italiani a sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’Agenzia del Demanio per le attività volte alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico grazie all’impiego del Building Information Modeling (BIM), la metodologia innovativa per la filiera delle costruzioni, divenuta da alcuni anni una priorità strategica per il nostro Paese, che consente un notevole risparmio di costi e tempi di realizzazione rispetto a qualunque altro metodo tradizionale.
La presentazione dell'accordo è avvenuta nell'ambito del convegno "Il Building Information Modeling in Italia e la cultura delle costruzioni", che si è tenuto venerdì 24 febbraio nell'Aula Magna di Ingegneria dell'Ateneo pisano. All'incontro sono intervenuti il rettore Paolo Mancarella, il direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e il direttore del dipartimento di Ingegneria dell’energia dei sistemi del territorio e delle costruzioni (DESTEC), Umberto Desideri. Erano inoltre presenti il vicepresidente nazionale della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), Andrea di Benedetto, il direttore di APES, Giorgio Federici, e il professor Paolo Fiamma, uno dei primi studiosi italiani del metodo del BIM e coordinatore dell'omonimo master di secondo livello dell’Università di Pisa. All'iniziativa ha preso parte anche l'onorevole Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, che era già intervenuto a Pisa lo scorso luglio per la presentazione della prima edizione del master già citato.
Il BIM è un metodo di modellazione delle informazioni per un manufatto basato su un modello 3D orientato a oggetti, che permette alle diverse figure impegnate nelle diverse fasi del processo-prodotto di interagire contemporaneamente, garantendo una maggiore qualità dell'intervento e ottimizzando il controllo e lo sviluppo delle risorse utilizzate. Adottato da molto tempo negli Stati Uniti e più recentemente anche in alcuni Paesi del Nord Europa, il BIM è divenuto negli ultimi due anni il catalizzatore degli interessi del mondo delle costruzioni, in seguito alla normativa emanata dal Parlamento Europeo sulla necessità della sua adozione per il settore dei lavori pubblici.
È dunque di importanza strategica per il nostro Paese la collaborazione fra le diverse amministrazioni, che a breve dovranno bandire procedure di appalto utilizzando le nuove metodiche, e tra queste e il mondo della ricerca nel settore, in grado di offrire una formazione adeguata e critica. “La ricerca scientifica non è solo una primogenitura ideativa ed attuativa del BIM, ma anche culturale ed etica - ha affermato il professor Paolo Fiamma - Per poter arrivare a un’adozione consapevole del BIM, anche in Italia, è fondamentale che più soggetti siano in grado di proporre sinergie a livello di sistema per indirizzare l’innovazione a vantaggio di tutti. Il BIM, applicato correttamente, ha già dimostrato ovunque i suoi oggettivi vantaggi anche come nuova efficace risorsa per aumentare la qualità e il controllo della spesa pubblica".
Il protocollo di collaborazione tra l’Agenzia del Demanio e l'Università di Pisa, che segue accordi analoghi già definiti con il Politecnico di Milano, l’Università di Roma "La Sapienza" e di Napoli "Federico II", mira alla sperimentazione del metodo e delle tecnologie per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico, rappresentando un ambito di ricerca e di attività strategico per il rilancio complessivo del settore. A seguito di questa firma, Pisa e la Toscana - grazie anche alla sinergia tra diversi soggetti presenti del territorio - si pongono come uno dei centri di sperimentazione delle nuove tecnologie a livello nazionale, documentando l’importanza di un’innovazione per la filiera che possa essere accolta e sviluppata nel tessuto delle imprese e degli enti pubblici. Il BIM è insomma un’occasione da non perdere per ottenere maggiore razionalizzazione della spesa, trasparenza e aumento di produttività del settore delle costruzioni.

Si terrà venerdì 24 febbraio, alle ore 11 nell'Aula Magna di Ingegneria, la conferenza stampa di presentazione del protocollo d'intesa tra l’Università di Pisa e l’Agenzia del Demanio per le attività volte alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico grazie all’impiego del Building Information Modeling (BIM), la metodologia innovativa per la filiera delle costruzioni, divenuta da alcuni anni una priorità strategica per il nostro Paese, che consente un notevole risparmio di costi e tempi di realizzazione rispetto a qualunque altro metodo tradizionale.
Alla conferenza interverranno il rettore Paolo Mancarella, il direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e il direttore del dipartimento di Ingegneria dell’energia dei sistemi del territorio e delle costruzioni (DESTEC), Umberto Desideri. Saranno inoltre presenti il vicepresidente nazionale della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), Andrea di Benedetto, il direttore di APES, Giorgio Federici, e il professor Paolo Fiamma, uno dei primi studiosi italiani del metodo del BIM e coordinatore dell'omonimo master di secondo livello dell’Università di Pisa.
All'iniziativa prenderà parte l'onorevole Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, che era già intervenuto a Pisa lo scorso luglio per la presentazione della prima edizione del master già citato.

Si chiama fog computing ed è un nuovo paradigma tecnologico che promette di essere un’evoluzione del cloud, utile soprattutto per il mondo dell’Internet of Things. Come funziona? Se oggi la “nuvola” è l’ambiente più usato per gestire le applicazioni a distanza, la “nebbia” offre il vantaggio di supportare meglio le nuove applicazioni informatiche nel nostro mondo connesso, come autoveicoli a guida autonoma, sistemi di monitoraggio remoto dei pazienti, droni per le consegne a domicilio, illuminazione adattiva di strade e abitazioni. Tutto ciò sfruttando un’infrastruttura di calcolo pervasiva che si comporrà di elaboratori ad hoc, router e dispositivi personali come gli smartphone.
Al dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, con il progetto “Through the Fog” coordinato dal professor Antonio Brogi, i ricercatori hanno studiato e approfondito questo paradigma emergente arrivando a sviluppare due prototipi software che contribuiscono direttamente all’avanzamento dello stato dell’arte per quanto riguarda il fog. Il primo si chiama “FogTorchPi”, ed è uno strumento in grado di stimare con tecniche probabilistiche l’affidabilità e il consumo di risorse di un’applicazione installata su un sistema fog; l’altro è “IoX”, un sistema di scambio messaggi multi-piattaforma che consente ai dispositivi fog di interagire con sensori e attuatori connessi a Internet.
«“Through the Fog” è un progetto di ricerca di base, iniziato a novembre 2015 e interamente finanziato dall’Ateneo pisano al fine di promuovere la collaborazione tra gruppi di ricerca all’interno del dipartimento di Informatica per studiare e approfondire il paradigma emergente del fog computing – spiega il prof. Brogi – Con oltre 50 pubblicazioni scientifiche all’attivo, i due prototipi open-source e la partecipazione al consorzio di standardizzazione OpenFog, il nostro progetto ha raggiunto con successo il suo scopo».
“Through the Fog” si conclude con il workshop di venerdì 24 febbraio, a cui partecipano personalità di spicco provenienti dal mondo accademico, come Maria Gorlatova dall’Università di Princeton, Paul Grefen da TU Eindhoven, Massimo Villari dall’Università di Messina e Valeria Cardellini dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, e da quello dell’industria, tra cui Angelo Corsaro di Prismtech e Simone Mangiante di Vodafone. «Con progetti come questo, il dipartimento di Informatica continua a essere una realtà all’avanguardia nel nostro Ateneo, pronta a collaborare e fare ricerca su temi applicativi emergenti che miglioreranno la qualità della nostra vita già dal prossimo futuro», commenta il professor Gian-Luigi Ferrari, direttore del dipartimento.

Si terrà venerdì 24 febbraio, con inizio alle ore 9.30 nell'Aula Magna di Ingegneria, il convegno dedicato al Building Information Modeling, la metodologia innovativa per la filiera delle costruzioni che consente un notevole risparmio di costi e tempi di realizzazione rispetto a qualunque altro metodo tradizionale, e che è divenuta da alcuni anni una priorità strategica per il nostro Paese.
Ai saluti del rettore Paolo Mancarella, e del presidente della Scuola di Ingegneria, Alberto Landi, seguiranno gli interventi dell'onorevole Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, del direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, del vicepresidente nazionale della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), Andrea di Benedetto, del direttore del dipartimento di Ingegneria dell’energia dei sistemi del territorio e delle costruzioni (DESTEC), Umberto Desideri, e del professor Paolo Fiamma, uno dei primi studiosi italiani del metodo del Building Information Modelling (BIM) e oggi coordinatore dell'omonimo master di secondo livello dell’Università di Pisa. All'incontro saranno anche presenti l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Andrea Serfogli, e il direttore di Azienda pisana edilizia sociale (APES), Giorgio Federici.
Nel corso del convegno, che è ad accesso libero, si svolgerà una tavola rotonda di approfondimento e sarà presentata l’attività di collaborazione scientifica fra Università di Pisa e Agenzia del Demanio.

Si chiama fog computing ed è un nuovo paradigma tecnologico che promette di essere un’evoluzione del cloud, utile soprattutto per il mondo dell’Internet of Things. Come funziona? Se oggi la “nuvola” è l’ambiente più usato per gestire le applicazioni a distanza, la “nebbia” offre il vantaggio di supportare meglio le nuove applicazioni informatiche nel nostro mondo connesso, come autoveicoli a guida autonoma, sistemi di monitoraggio remoto dei pazienti, droni per le consegne a domicilio, illuminazione adattiva di strade e abitazioni. Tutto ciò sfruttando un’infrastruttura di calcolo pervasiva che si comporrà di elaboratori ad hoc, router e dispositivi personali come gli smartphone.

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Al dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, con il progetto “Through the Fog” coordinato dal professor Antonio Brogi, i ricercatori hanno studiato e approfondito questo paradigma emergente arrivando a sviluppare due prototipi software che contribuiscono direttamente all’avanzamento dello stato dell’arte per quanto riguarda il fog. Il primo si chiama “FogTorchPi”, ed è uno strumento in grado di stimare con tecniche probabilistiche l’affidabilità e il consumo di risorse di un’applicazione installata su un sistema fog; l’altro è “IoX”, un sistema di scambio messaggi multi-piattaforma che consente ai dispositivi fog di interagire con sensori e attuatori connessi a Internet.

«“Through the Fog” è un progetto di ricerca di base, iniziato a novembre 2015 e interamente finanziato dall’Ateneo pisano al fine di promuovere la collaborazione tra gruppi di ricerca all’interno del dipartimento di Informatica per studiare e approfondire il paradigma emergente del fog computing – spiega il prof. Brogi – Con oltre 50 pubblicazioni scientifiche all’attivo, i due prototipi open-source e la partecipazione al consorzio di standardizzazione OpenFog, il nostro progetto ha raggiunto con successo il suo scopo».

“Through the Fog” si conclude con il workshop di venerdì 24 febbraio, a cui partecipano personalità di spicco provenienti dal mondo accademico, come Maria Gorlatova dall’Università di Princeton, Paul Grefen da TU Eindhoven, Massimo Villari dall’Università di Messina e Valeria Cardellini dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, e da quello dell’industria, tra cui Angelo Corsaro di Prismtech e Simone Mangiante di Vodafone. «Con progetti come questo, il dipartimento di Informatica continua a essere una realtà all’avanguardia nel nostro Ateneo, pronta a collaborare e fare ricerca su temi applicativi emergenti che miglioreranno la qualità della nostra vita già dal prossimo futuro», commenta il professor Gian-Luigi Ferrari, direttore del dipartimento.

In foto alcuni membri del gruppo di ricerca. Da sinistra: Stefano Forti (dottorando), Ahmad Ibrahim (post-doc), il prof. Antonio Brogi (coordinatore), Davide Neri (dottorando).

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Ne hanno parlato:
AskaNews 
TGcom24
silicon.it
gonews.it 
Nazione Pisa 
InToscana.it

VQR orizzontaleÈ stata presentata martedì 21 febbraio la seconda Valutazione della Ricerca (VQR) realizzata dall'ANVUR, che ha analizzato la produzione scientifica delle università italiane nel periodo 2011-2014.

Nella valutazione, che ha tenuto conto sia dell’area scientifica di riferimento dei prodotti esaminati che della classe dimensionale degli istituti, l’Università di Pisa si è collocata al primo posto nell'area scientifica 1 “Scienze matematiche e informatiche”, davanti a Padova e Roma La Sapienza, e al secondo posto nell'area scientifica 9 “Ingegneria industriale e dell'informazione”.

L'Ateneo pisano si è piazzato inoltre al quarto posto nell'area scientifica 10 “Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche”, nell’area scientifica 11b “Scienze psicologiche” e nell'area scientifica 14 “Scienze politiche e sociali”. Complessivamente, ben 11 aree scientifiche delle 16 valutate dall’ANVUR risultano nella top ten delle relative classi dimensionali.

matematica

Altro dato importante riguarda le politiche di reclutamento, dove i prodotti scientifici presentati dagli addetti assunti o promossi nel quadriennio hanno portato l'Università di Pisa in prima posizione nell'area scientifica 5 “Scienze biologiche” e a buone prestazioni in diverse altre aree.

"I risultati di questa seconda VQR - ha commentato il rettore Paolo Mancarella - hanno mostrato un trend di leggero miglioramento rispetto alla precedente. L'analisi di tali dati sarà molto utile per avere un quadro complessivo e dettagliato del sistema della ricerca dell'Ateneo, in rapporto al contesto nazionale. Nello stesso tempo, i risultati potranno aiutare nella programmazione di politiche volte all’ulteriore valorizzazione delle aree che si sono mostrate più solide, ma anche alla crescita di quelle aree che appaiono ad oggi meno competitive".

Si riporta di seguito il comunicato generale prodotto dall'ANVUR, dal titolo "Nel confronto internazionale cresce la produzione scientifica dell'università italiana, ha un maggiore impatto ed è più produttiva".

 

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