Contenuto principale della pagina Menu di navigazione Modulo di ricerca su uniPi

Dopo mesi di lavoro nelle aule e nei laboratori di Ingegneria, l’esperimento dell’U-PHOS team è finalmente pronto e il prossimo marzo, dall’Esrange Space Center di Kiruna, nel nord della Svezia sarà lanciato a bordo del razzo REXUS 22 per essere testato in assenza di gravità. Grazie al programma REXUS/BEXUS di ESA e all’aiuto di SNSB (Swedish National Space Board) e DLR (German Aerospace Center), gli studenti dell’Università di Pisa si sono guadagnati il posto a bordo di un razzo sonda che porterà l’esperimento in volo parabolico fino a un’altitudine di circa 90 km per poi ricadere verso terra.
Gli studenti hanno completato le fasi di progettazione e realizzazione dell’esperimento, superando con successo ogni revisione da parte dei tecnici dell’Agenzia Spaziale Europea e ricevendo l’approvazione dell’esperimento per il lancio. In vista della loro trasferta in Svezia, i ragazzi hanno deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi sul sito Kickstarter (https://www.kickstarter.com/projects/uphos/u-phos-upgraded-pulsating-heatpipe-only-for-space): «La realizzazione di U-PHOS, come ogni altro progetto di ricerca scientifica, ha la necessità di risorse economiche per far fronte all’acquisto di materiali che spesso, per soddisfare i requisiti ingegneristici più esigenti, vanno a incidere in modo preponderante sul bilancio – spiega Pietro Nannipieri, coordinatore dell’U-PHOS team – I nostri fondi non sono sufficienti per poter inviare alcuni membri del nostro team alla campagna di lancio per montare e testare l’esperimento a bordo del razzo REXUS 22 e per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi sul sito Kickstarter dove è possibile aiutarci a raccogliere le risorse necessarie acquistando il merchandising ufficiale del progetto U-PHOS. Supportandoci non solo permetterete a U-PHOS di volare nello spazio, portare a termine la sua missione, ma soprattutto aiuterete la ricerca scientifica a muovere un piccolo passo avanti verso un futuro migliore».
Il progetto dell’U-PHOS team è un esperimento di ricerca scientifica che studia il comportamento di un dispositivo per lo scambio termico senza organi in movimento: «Il PHP (Pulsating Heat Pipe) o tubo di calore pulsante, permette la dissipazione di calore e il raffreddamento di corpi caldi – aggiunge Pietro Nannipieri – Tale dispositivo è già stato approfonditamente studiato a terra, mai però è stata ancora studiata una sua applicazione in assenza di peso. L’ambiente spaziale, grazie alla sua assenza di gravità, permetterebbe al PHP di funzionare con tubi di diametro maggiore che consentono di trasportare una notevole quantità di calore extra migliorando notevolmente il raffreddamento».
Il progetto U-PHOS è il seguito di quello che è stato PHOS, un esperimento già selezionato nel 2014 dall’Agenzia Spaziale Europea, che mirava a scoprire le differenze che esistono tra un PHP funzionante a terra e un PHP teoricamente funzionante solo in assenza di peso. Il progetto ha suscitato molto interesse da parte dell’ESA che ha selezionato una seconda volta gli studenti dell’Università di Pisa per permettere loro di continuare lo studio. Riuscendo a dimostrare un incremento di efficienza è possibile ipotizzare un futuro utilizzo del dispositivo in applicazioni spaziali, campo in cui la sua semplicità costruttiva e la sua completa passività sono molto interessanti dal momento che permetterebbe una manutenzione del dispositivo pressoché nulla.
«Un PHP è un dispositivo completamente passivo composto da una condotta di dimensione capillare ripiegata a serpentina riempita con un refrigerante fluido e sigillato – spiega Pietro Nannipieri – Il calore è trasportato dall’azione combinata del cambio fase del refrigerante e dalle forze capillari che si generano all’interno del tubo: sono i principi fisici che mettono in movimento il fluido e non abbiamo bisogno di alcun tipo di pompe idrauliche per farlo circolare. Questo permette una riduzione degli spazi d’ingombro e un dispositivo di più semplice realizzazione e manutenzione dal momento che non ci sono parti meccaniche in movimento».

Lunedì, 05 Dicembre 2016 10:24

Human Rights day

Il 10 dicembre alle ore 19.00 presso il bar Amaltea, si tiene l'evento "Human Rights Day- il Diritto alla Salute nel Disegno Costituzionale".

Interviene
Prof. Paolo Carrozza, Diritto Costituzionale, Scuola Superiore Sant'Anna.
Con la formula dello Spritz and Law il Professor Carrozza parlerà del tema del Diritto alla Salute nel disegno Costituzionale.
Seguirà un Q&A con i partecipanti.

L'evento è organizzato da ELSA Pisa in collaborazione con SISM Pisa, ed è svolto con i contributi per le attività studentesche autogestite dell'Università di Pisa.

Richiesta Prenotazione
ELSA: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
SISM: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Info
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il 9 dicembre alle ore 22, presso il Polo Carmignani si terrà un concerto con esibizioni degli artisti MusicaPerBambini, Kenobit e Tokyo Apartments.

Le esibizioni dal vivo saranno accompagnate dalla selezione musicale di Radiocicletta e P.U.M.

L'attivita è organizzata dall'associazione Radiocicletta ed è svolta con i contributi per le attività studentesche autogestite dell'Università di Pisa.

L'ingresso è gratuito.

Info
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dopo mesi di lavoro nelle aule e nei laboratori di Ingegneria, l’esperimento dell’U-PHOS team è finalmente pronto e il prossimo marzo, dall’Esrange Space Center di Kiruna, nel nord della Svezia sarà lanciato a bordo del razzo REXUS 22 per essere testato in assenza di gravità. Grazie al programma REXUS/BEXUS di ESA e all’aiuto di SNSB (Swedish National Space Board) e DLR (German Aerospace Center), gli studenti dell’Università di Pisa si sono guadagnati il posto a bordo di un razzo sonda che porterà l’esperimento in volo parabolico fino a un’altitudine di circa 90 km per poi ricadere verso terra.

U-PHOS_8_.jpg

Gli studenti hanno completato le fasi di progettazione e realizzazione dell’esperimento, superando con successo ogni revisione da parte dei tecnici dell’Agenzia Spaziale Europea e ricevendo l’approvazione dell’esperimento per il lancio. In vista della loro trasferta in Svezia, i ragazzi hanno deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi sul sito Kickstarter: «La realizzazione di U-PHOS, come ogni altro progetto di ricerca scientifica, ha la necessità di risorse economiche per far fronte all’acquisto di materiali che spesso, per soddisfare i requisiti ingegneristici più esigenti, vanno a incidere in modo preponderante sul bilancio – spiega Pietro Nannipieri, coordinatore dell’U-PHOS team – I nostri fondi non sono sufficienti per poter inviare alcuni membri del nostro team alla campagna di lancio per montare e testare l’esperimento a bordo del razzo REXUS 22 e per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi sul sito Kickstarter dove è possibile aiutarci a raccogliere le risorse necessarie acquistando il merchandising ufficiale del progetto U-PHOS (tra cui la t-shirt nella foto in basso). Supportandoci non solo permetterete a U-PHOS di volare nello spazio, portare a termine la sua missione, ma soprattutto aiuterete la ricerca scientifica a muovere un piccolo passo avanti verso un futuro migliore».

Il progetto dell’U-PHOS team è un esperimento di ricerca scientifica che studia il comportamento di un dispositivo per lo scambio termico senza organi in movimento: «Il PHP (Pulsating Heat Pipe) o tubo di calore pulsante, permette la dissipazione di calore e il raffreddamento di corpi caldi – aggiunge Pietro Nannipieri – Tale dispositivo è già stato approfonditamente studiato a terra, mai però è stata ancora studiata una sua applicazione in assenza di peso. L’ambiente spaziale, grazie alla sua assenza di gravità, permetterebbe al PHP di funzionare con tubi di diametro maggiore che consentono di trasportare una notevole quantità di calore extra migliorando notevolmente il raffreddamento».

Il progetto U-PHOS è il seguito di quello che è stato PHOS, un esperimento già selezionato nel 2014 dall’Agenzia Spaziale Europea, che mirava a scoprire le differenze che esistono tra un PHP funzionante a terra e un PHP teoricamente funzionante solo in assenza di peso. Il progetto ha suscitato molto interesse da parte dell’ESA che ha selezionato una seconda volta gli studenti dell’Università di Pisa per permettere loro di continuare lo studio. Riuscendo a dimostrare un incremento di efficienza è possibile ipotizzare un futuro utilizzo del dispositivo in applicazioni spaziali, campo in cui la sua semplicità costruttiva e la sua completa passività sono molto interessanti dal momento che permetterebbe una manutenzione del dispositivo pressoché nulla.

«Un PHP è un dispositivo completamente passivo composto da una condotta di dimensione capillare ripiegata a serpentina riempita con un refrigerante fluido e sigillato – spiega Pietro Nannipieri – Il calore è trasportato dall’azione combinata del cambio fase del refrigerante e dalle forze capillari che si generano all’interno del tubo: sono i principi fisici che mettono in movimento il fluido e non abbiamo bisogno di alcun tipo di pompe idrauliche per farlo circolare. Questo permette una riduzione degli spazi d’ingombro e un dispositivo di più semplice realizzazione e manutenzione dal momento che non ci sono parti meccaniche in movimento».

 

 U-PHOS_1_Esperimento_Montato_Final.jpg

U-PHOS_2_Esperimento2.jpg

U-PHOS_3_copy.jpg

U-PHOS_4_.jpg

U-PHOS_5_.jpg

U-PHOS_6_.jpg

U-PHOS_9_maglietta.jpg

U-PHOS_verticale.jpg

Ne hanno parlato:
Greenreport 
NazionePisa.it
Nazione Pisa
PisaInformaFlash
Quinewspisa
Quinewsvaldera 
Quinewslucca

Anche per l’anno accademico 2016-17 l’Università di Pisa, per tramite di Consules, prende parte ai progetti Model United Nations.COVER MUN ORIZ

Il MUN, Model United Nations, è il programma di simulazione dei lavori delle Nazioni Unite. Il progetto è strutturato in modo da potenziare le competenze in ambito negoziale e migliorare la capacità espositiva in lingua inglese in una prospettiva professionale.

MUN•ROME (marzo 2017)

MUN•ROME è la simulazione delle Nazioni Unite organizzata da Consules in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali (IAI). La simulazione vede ogni anno centinaia di studenti universitari provenienti da tutta Italia confrontarsi in un evento che ricrea lo svolgimento dei lavori delle Nazioni Unite. Sessioni formali ed informali, votazioni e negoziazioni. Un modo per mettersi in gioco e migliorarsi in ambito professionale.

NMUN•NY – New York (Marzo/Aprile 2017)

NMUN•NY è la più grande simulazione al mondo. Ogni anno più di 5.000 studenti si ritrovano a New York per dare vita ad un’esperienza unica. Il progetto è gestito dalla National College Conference Association (NCCA), con il supporto del Dipartimento di Pubblica Informazione delle Nazioni Unite (UNDPI). La votazione e la cerimonia di chiusura si svolgeranno all’interno del Palazzo di Vetro.

WorldMUN•Montréal (Marzo 2017)

WorldMUN•Montréal è la simulazione itinerante che ogni anno la Harvard University organizza nelle città più belle al mondo. WorldMUN unisce l’esperienza MUN alla conoscenza di una nuova città. Quest’anno la meta scelta è Montréal, in Canada.

Le domande di iscrizione saranno esaminate su base settimanale e saranno accettate fino ad esaurimento posti.

Per maggiori informazioni e per iscrivervi visitate il sito www.modelunitednations.it

GiochiParalimpici082Una rete coordinata di soggetti per promuovere azioni sociali, riabilitative, di diffusione delle attività motorie e sportive rivolte a persone con disabilità. È questo l’obiettivo dell’innovativo accordo che vede per la prima volta insieme Società della Salute della Zona Pisana, Usl Toscana Nord Ovest, Università di Pisa, Comitato Italiano Paralimpico Toscano, Coni Toscana, Ufficio Scolastico Territoriale di Pisa e Inail. Tra le azioni previste la creazione di un albo zonale di associazioni, palestre e strutture idonee a fornire servizi e a seguire le attività motorie di persone con diverse tipologie di disabilità. Ma anche la formazione di laureati specializzati nelle tematiche della motricità, riabilitazione, psicomotricità e terapia; l’attività di ricerca, osservazione e applicazione di ausili sportivi per le persone disabili; la sensibilizzazione tra le scuole a individuare al proprio interno spazi idonei allo svolgimento di attività fisica per studenti con disabilità.

Il documento individua cinque tipologie di attività, conformi agli obiettivi educativi e di salute di diversi target di età e di grado di disabilità, che coprono con continuità le esigenze dei minori, degli adulti e della terza età: educazione motoria dei potenziali attivabili; attività fisica adattata; educazione fisica e ludico motoria; sport adattato; sport paralimpico. Enti, associazioni o palestre che vorranno attivare corsi riconducibili a una o più delle categorie di attività fisiche elencate nel documento e dunque accedere all’albo zonale, saranno valutati da un apposito gruppo formato dagli enti sottoscrittori dell’accordo in base a requisiti professionali o strutturali specifici per ciascuna categoria di attività. Le strutture a cui saranno riconosciuti i requisiti professionali e strutturali specifici per essere inserite nell’albo zonale dovranno sottoporsi periodicamente al monitoraggio dell’Usl e della Sds, prevedere tariffe scontate almeno del 15% rispetto ai costi standard, dare agevolazioni sui costi o sulle modalità di pagamento a coloro che non sono inviati da un piano assistenziale dell’ente pubblico e, dove è possibile, attivare forme di integrazione con tesserati normodotati, tramite corsi aperti o momenti aggregativi.

Il gruppo di lavoro composto dagli enti sottoscrittori dell’accordo avrà il compito anche di individuare le migliori forme di invio e di accesso ai corsi dei soggetti inseriti nell’albo che, soprattutto nei casi di disabilità complesse, prevedranno l’accompagnamento di enti e professionisti preposti alla cura e all’assistenza. Le attività motorie e sportive comprese nell’albo zonale saranno pubblicate sul sito web della Società della Salute, dove gli utenti troveranno l’elenco delle palestre che hanno attivato corsi integrati idonei alla propria disabilità.

L’accordo prevede una stretta collaborazione tra l’Università di Pisa e gli altri soggetti sul versante della ricerca e della formazione dei laureati dell’area medica e di scienze motorie, particolarmente focalizzati nelle tematiche della motricità, riabilitazione, psicomotricità e fisioterapia. Prevista anche una collaborazione nella ricerca, osservazione e applicazione di ausili anche sportivi. Importante il ruolo dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Pisa che si concentrerà soprattutto nel promuovere una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle scuole anche al fine di individuare palestre e spazi idonei per l’inclusione scolastica durante le attività di educazione fisica di studenti con disabilità complesse.

“Quello che presentiamo oggi è un accordo molto innovativo – afferma la presidente della Società della Salute della Zona Pisana, Sandra Capuzzi – e contribuirà a rendere il nostro territorio più accessibile e accogliente per tutti i soggetti con disabilità, che potranno facilmente individuare le strutture a cui rivolgersi per fare sport o attività motoria idonei alla loro condizione specifica, ma anche trovare, all’interno delle scuole, gli spazi idonei per svolgere attività fisica insieme ai compagni normodotati. Questo è possibile grazie all’impegno di sette enti che, per la prima volta, collaborano insieme in maniera sinergica, integrata, e coordinata, ognuno nel proprio raggio d’azione, per realizzare questo obiettivo”.

"All'Università di Pisa sono iscritti circa 600 studenti con disabilità, di cui 120 si rivolgono con frequenza e assiduità all'USID - ha dichiarato il professor Luca Fanucci, delegato del rettore per la Disabilità (il terzo da sinistra nella foto in basso) - Questi ragazzi condividono con noi un percorso importante della loro vita, quello che va dai 19 anni fino alla laurea, alla laurea magistrale, alla specializzazione, al dottorato di ricerca. Con l'esperienza maturata in questi anni, abbiamo potuto vedere quanto il benessere della persona e la propria serenità possano avere un impatto positivo per la carriera universitaria, in particolare per chi ha potuto conoscere l'attività sportiva, rivelatasi per i ragazzi fonte di benessere, leva per accrescere l'autostima e per rafforzare il carattere. È per questo che come Ateneo diamo molto spazio alla promozione delle attività sportive tra i nostri studenti e l'accordo presentato oggi va proprio in questa direzione. In più ci impegneremo sul piano della formazione, in particolare nei corsi dell’area medica e delle scienze motorie e anche su quello della ricerca, studiando nuovi ausili tecnologici a supporto della pratica sportiva per persone disabili".

societa salute fanucci

"Con la sottoscrizione del presente protocollo – spiega il presidente del Comitato Regionale Paralimpico Massimo Porciani - si dà finalmente dignità al movimento paralimpico quale partner di un percorso teso alla valorizzazione delle diverse abilità, contrastandone la loro marginalizzazione. Lo sport per il nostro Comitato, specialmente a livello territoriale, rappresenta uno strumento importante per la socializzazione, la riabilitazione e l'inclusione dei soggetti svantaggiati. Dopo il successo mediatico delle paralimpiadi, è necessario continuare a contrastare l'oblio che colpisce i disabili quando si spengono i riflettori. Questo accordo struttura un rapporto teso a valorizzare i benefici dell'atto sportivo per tutte le disabilità, fisiche sensoriali e intellettivo-relazionali. Oggi viene finalizzato un lavoro di unità degli enti che il nostro Comitato Regionale porta avanti da anni”.

“Questo accordo – afferma Giovanni Lorenzini, direttore Inail Pisa - rappresenta una iniziativa nuova nel panorama delle collaborazioni istituzionali del territorio perché cerca di garantire una offerta diffusa, accessibile e di qualità di azioni in campo sportivo e dell’attività fisica rivolte al mondo della disabilità. Come istituto siamo chiamati da un lato a coinvolgere nel percorso gli invalidi del lavoro, nostri assistiti, dall’altro a supportare le attività degli altri partner per la miglior riuscita del progetto. L’auspicio è che i risultati concreti ed il coinvolgimento delle persone cui è rivolta portino a valutarla come esperienza esportabile”.

"Sono molto soddisfatto dell'esito di questo lavoro portato avanti dalla Presidente Capuzzi insieme ai tanti soggetti istituzionali firmatari dell'accordo – commenta Salvatore Sanzo, presidente del CONI Regionale - Un segnale di progresso e di consapevolezza di quanto lo sport possa aiutare a crescere ed a superare barriere apparentemente insormontabili. Sport inteso non come fine ma come mezzo".

Un team di ricercatori toscani guida uno dei più innovativi progetti in ambito culturale finanziato quest’anno dalla Comunità Europea con il programma Horizon 2020. E’ il progetto ArchAIDE, ideato e coordinato dal Laboratorio MAPPA del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa e a cui partecipano il Visual Computing Lab di CNR-ISTI e l’impresa pisana INERA srl accanto ad una serie di partner internazionali tedeschi, britannici, israeliani e spagnoli.

Grazie alla più avanzata tecnologia di riconoscimento automatico delle immagini, il progetto ArchAIDE nei prossimi tre anni svilupperà una innovativa App e un data base globale in grado di rivoluzionare la pratica dell’archeologia.

“Ogni giorno, gli archeologi lavorano per scoprire e raccontare le storie che gli oggetti del passato portano fino a noi, investendo molto tempo, energie e denaro per riconoscerne e caratterizzare ogni singolo reperto – spiega Francesca Anichini ricercatrice dell’Ateneo pisano – quello che vogliamo realizzare è un sistema di riconoscimento automatico delle ceramiche provenienti dagli scavi archeologici di tutto il mondo, un lavoro che oggi invece viene fatto in modo interamente manuale”.

In pratica, grazie alla App di ArchAIDE, gli archeologi ovunque si trovino potranno fotografare direttamente qualsiasi frammento di ceramica trovato, inviare le proprie coordinate a un grande archivio, attivare il sistema di riconoscimento automatico dell’oggetto, ottenere una risposta con tutte le informazioni utili collegate e, infine, archiviare i dati del singolo reperto su un database che permette di condividere on-line ogni nuova scoperta.

La App sarà testata direttamente sul campo e in diversi paesi europei, grazie alla partecipazione diretta di archeologici professionisti che daranno una serie di feedback sul prodotto fino al rilascio della versione definitiva previsto per i primi mesi del 2019.

Obiettivo collaterale del progetto sarà inoltre quello di realizzare una versione “kids” ed educational che permetterà anche ai più piccoli di approcciarsi al mondo dell’archeologia e alle storie che i reperti ceramici possono raccontare, imparando in modo facile e divertente.

Il progetto ArchAIDE (Archaeological Automatic Identification and Documentation of cEramics, 2016-2019) è stato presentato venerdì 2 dicembre 2016 alle ore 11.30 presso la sala Molajoli nel Complesso di San Michele a Ripa a Roma, in occasione della messa on-line del sito web.

 

Un team di ricercatori toscani guida uno dei più innovativi progetti in ambito culturale finanziato quest’anno dalla Comunità Europea con il programma Horizon 2020. E’ il progetto ArchAIDE, ideato e coordinato dal Laboratorio MAPPA del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa e a cui partecipano il Visual Computing Lab di CNR-ISTI e l’impresa pisana INERA srl accanto ad una serie di partner internazionali tedeschi, britannici, israeliani e spagnoli.

Grazie alla più avanzata tecnologia di riconoscimento automatico delle immagini, il progetto ArchAIDE nei prossimi tre anni svilupperà una innovativa App e un data base globale in grado di rivoluzionare la pratica dell’archeologia.

archaide team di ricerca toscano

“Ogni giorno, gli archeologi lavorano per scoprire e raccontare le storie che gli oggetti del passato portano fino a noi, investendo molto tempo, energie e denaro per riconoscerne e caratterizzare ogni singolo reperto – spiega Francesca Anichini ricercatrice dell’Ateneo pisano – quello che vogliamo realizzare è un sistema di riconoscimento automatico delle ceramiche provenienti dagli scavi archeologici di tutto il mondo, un lavoro che oggi invece viene fatto in modo interamente manuale”.

In pratica, grazie alla App di ArchAIDE, gli archeologi ovunque si trovino potranno fotografare direttamente qualsiasi frammento di ceramica trovato, inviare le proprie coordinate a un grande archivio, attivare il sistema di riconoscimento automatico dell’oggetto, ottenere una risposta con tutte le informazioni utili collegate e, infine, archiviare i dati del singolo reperto su un database che permette di condividere on-line ogni nuova scoperta.

La App sarà testata direttamente sul campo e in diversi paesi europei, grazie alla partecipazione diretta di archeologici professionisti che daranno una serie di feedback sul prodotto fino al rilascio della versione definitiva previsto per i primi mesi del 2019.

Obiettivo collaterale del progetto sarà inoltre quello di realizzare una versione “kids” ed educational che permetterà anche ai più piccoli di approcciarsi al mondo dell’archeologia e alle storie che i reperti ceramici possono raccontare, imparando in modo facile e divertente.

Il progetto ArchAIDE (Archaeological Automatic Identification and Documentation of cEramics, 2016-2019) è stato presentato venerdì 2 dicembre 2016 alle ore 11.30 presso la sala Molajoli nel Complesso di San Michele a Ripa a Roma, in occasione della messa on-line del sito web.

---

Fotografia: il team toscano che guida il progetto ArchAIDE composto dai ricercatori del Laboratorio MAPPA dell’Università di Pisa, del Visual Computing Lab di CNR-ISTI e dell’impresa INERA, da sinistra Gabriele Gattiglia, Roberto Scopigno, Francesco Banterle, Bledar Muca, Simona Bellandi, Marco Callieri, Alberto Cagetti, Elda Chiriconi, Domenico Arenga, Massimo Zallocco, Simonetta Menchelli, Maria Letizia Gualandi, Sandro Petri, Serena Tonelli, Nicola Trabucco, Francesca Anichini, Lorenzo Garzella

Martedì 29 novembre al Palazzo dei Congressi di Pisa si è svolto un incontro, organizzato dall’Università e dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria in collaborazione con la Fondazione IRIS e la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt Viva, con un grande maestro del pensiero contemporaneo: Claudio Naranjo, un “cercatore di Verità” che, nell’arco di tutta la sua vita, ha esplorato moltissimi campi del sapere, fondendo l’amore per la conoscenza con il lavoro per la trasformazione della persona, al fine di favorire il cambiamento della società.

claudio naranjo2

Moderatore dell’incontro è stato il professor Angelo Gemignani, presidente del corso di laurea triennale in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute e del corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e della salute, e direttore della SOD di Psicologia clinica dell’AOUP. Nel suo intervento di apertura, ha sottolineando come l’evento fosse rivolto principalmente agli studenti di psicologia dell’Università di Pisa, facendo parte infatti del percorso formativo dei “Leading Themes in Psychology”.
L’intervento di Naranjo è stato preceduto dai saluti di autorevoli esponenti del mondo accademico e ospedaliero: il professor Marco Abate, prorettore per la Didattica, ha sottolineato il ruolo cruciale della cultura nella formazione professionale; il professor Pietro Pietrini, direttore della Scuola IMT Alti Studi Lucca, ha evidenziato l’importanza dell’interazione tra neuroscienze e pensiero psicologico; il dottor Fabrizio Gemmi, direttore sanitario dell’AOUP, e il professor Ubaldo Bonuccelli, direttore del DAI Specialità mediche dell’Azienda, hanno ribadito l’importanza dell’intervento psicologico in ambito clinico; il professor Riccardo Zucchi, direttore del dipartimento di Patologia, ha messo al centro la soggettività nella relazione medico-paziente; e infine il dottor Lauro Mengheri, presidente dell’Ordine degli Psicologi toscani, ha auspicato un maggior numero di psicologi di ruolo all’interno degli ospedali.

Claudio Naranjo, allievo ed erede di Fritz Perls, ha iniziato la sua lezione con testimonianze dirette e coinvolgenti del suo rapporto con il fondatore della "Terapia Gestalt", uno degli approcci più significativi tra le psicoterapie cosiddette “umanistiche”, che Naranjo, in tutta la sua vita di ricercatore, ha successivamente trasformato e profondamente arricchito. Naranjo ha affrontato poi il tema della sofferenza e della trasformazione: il male e la sofferenza non sarebbero insite nell’essere umano, ma sarebbero piuttosto il prodotto della repressione che la civiltà ha operato sugli istinti naturali e sulla spontaneità. Naranjo pone la liberazione dell’uomo al centro di ogni percorso terapeutico o spirituale. La sua opera terapeutica si è principalmente sviluppata nel programma SAT, un programma di formazione olistica per lo sviluppo personale e professionale e un percorso di crescita e di autoconoscenza che ha raggiunto oggi, dopo oltre quaranta anni di sperimentazione in America Latina e in Europa, una capacità trasformativa senza precedenti. La spiritualità, la psicoterapia e l’educazione costituiscono per Naranjo tre aspetti di un medesimo tema, quello dello sviluppo umano. Riferendosi all’educazione Naranjo ha precisato che prima di tutto deve essere un’educazione del cuore: una vera e propria rivoluzione radicale del pensiero educativo che deve partire prima di tutto da un cambiamento degli educatori.

Molto applaudito, soprattutto dai giovani studenti universitari che sono intervenuti numerosi all’incontro, Claudio Naranjo ha risposto, nella successiva tavola rotonda (cui hanno partecipato, oltre al professor Angelo Gemignani, la professoressa Liliana Dell’Osso, il professor Alfonso Maurizio Iacono e il dottor Pier Giorgio Curti) a numerosi e vivaci quesiti suscitati dal suo intervento. La giornata si è conclusa nel pomeriggio con workshop esperienziali, dedicati all’approfondimento della Gestalt Viva, nella prospettiva di colui che l’ha cambiata profondamente rispetto all’originaria eredità di Fritz Perls, restituendole, molto al di là della clinica, anche nella formazione dei giovani terapeuti il valore di una pratica di ampliamento della coscienza istintuale e amorosa al servizio della trasformazione della società.

claudio naranjo4

claudio naranjo3

Ludovico GalleniL’Università di Pisa si stringe attorno alla moglie e ai figli di Ludovico Galleni in questo momento di profondo dolore.

Professore di Zoologia all’Università di Pisa, Ludovico Galleni, 69 anni, è stato uno dei fondatori del Centro Interdipartimentale Scienze per la Pace e del corso di laurea in Scienze per la Pace, nel quale ha insegnato “Evoluzione delle scienze tra guerra e pace”.

Il professor Galleni è stato docente di Scienze e Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze religiose “N. Stenone” di Pisa e aveva insegnato presso l’Università di Louvain-la-Neuve in Belgio e le Pontificie Università Lateranense e Gregoriana di Roma. Aveva svolto il ruolo di coordinatore di biologia presso l’International Research Area on Foundations of Sciences (IRAFS) della Pontificia Università Lateranense (Città del Vaticano).

La sua attività scientifica si era concentrata sul rapporto tra evoluzione cromosomica e speciazione, come documentato dalle numerose pubblicazioni nelle principali riviste internazionali del settore. Si era occupato di teorie evolutive, approfondendo il pensiero di Teilhard de Chardin, con particolare riferimento all’opera scientifica del grande scienziato francese e dei rapporti tra Scienza e Teologia. Il professor Galleni aveva condiviso la visione di Teilhard de Chardin della biologia come la scienza dell’infinitamente complesso e della Biosfera come oggetto complesso che si evolve, rappresentando uno strumento per comprendere i meccanismi dell’evoluzione. Evoluzione intesa come “muoversi verso”: della materia verso la complessità, della vita verso la complessità e la coscienza.

I suoi studi su evoluzione, scienza e fede lo avevano fatto riconoscere come uno dei più autorevoli pensatori a livello internazionale. Ne sono testimonianza la partecipazione al comitato direttivo della Società Europea per lo studio di Scienza e Teologia (ESSAT) e al comitato consultivo europeo del Centro di Teologia e Scienze Naturali (CTNS) di Berkeley, California. E’ stato tra i membri fondatori della Società Internazionale di Scienze e Religione. Tra le numerose pubblicazioni e libri scritti dal professor Galleni ricordiamo “Scienza e teologia. Proposte per una sintesi feconda” (1992), “Biologia” (2000), “Scienza e teologia, un campo di ricerca e insegnamento per antichi problemi” (2001), “Teoria dell’evoluzione. Lo sguardo della scienza e della fede cristiana” (2004), “Darwin, Teilhard de Chardin e gli altri. Le tre teorie dell'evoluzione” (2009), l’edizione italiana di P. Teilhard de Chardin “Le singolarità della specie umana” (2013), “L'atomo sperduto. Il posto dell'uomo nell'universo” (2014). Era appena uscito il suo ultimo libro sulla storia del pensiero sull’evoluzione “Verso la Noosfera - Dall’universo ordinato alla Terra da costruire” (2016).

Il professor Galleni è stato un grande animatore del dibattito sull’origine della vita, introducendo il concetto di evoluzionismo illuminato dalla fede in contrapposizione all’ateismo scientifico, al creazionismo e all’intelligent design. Ci lascia non solo i suoi scritti, ma anche i suoi video tratti dalle numerose trasmissioni televisive a cui aveva partecipato, che sono testimonianza della sua grande capacità comunicativa e della sua passione per il dibattito, la diffusione della cultura e la divulgazione scientifica.

Questo sito utilizza solo cookie tecnici, propri e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web e per il miglioramento dei servizi. Se vuoi saperne di più, consulta l'informativa