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Numerose specie ittiche invasive si stanno diffondendo nei nostri mari a causa dei fenomeni di “meridionalizzazione” e “tropicalizzazione” delle acque legati ai cambiamenti climatici. Fra queste, alcune specie di pesci tossici invasivi, e in particolare i pesci palla, sono diventate oggetto di un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute a cui partecipa anche l’Università di Pisa con il FishLab del dipartimento di Scienze veterinarie. Il progetto “Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare: indagine molecolare, microbiologica e tossicologica sulle specie ittiche tossiche presenti nel Mar Tirreno” ha come capofila l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana ed è svolto in collaborazione con il Fish Health Veterinary Officer, Veterinary Services and Animal Health, Ministry of Agriculture & Rural Development di Israele e con ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Scopo dello studio è monitorare la presenza di specie ittiche invasive potenzialmente tossiche lungo le coste del Mar Tirreno e di caratterizzarle sotto il profilo molecolare, microbiologico e tossicologico. Il progetto, che ha come obiettivo finale la tutela dei consumatori, sta inoltre realizzando una campagna divulgativa mirata alla formazione dei pescatori e di tutte le altre figure che, a diversi livelli, frequentano l’ambiente marino (come i sub e gli stessi cittadini) al fine di creare una rete che possa permettere un monitoraggio della presenza e della distribuzione di queste specie in tempo reale. In seguito, i risultati delle analisi condotte sugli esemplari recuperati, forniranno un quadro più dettagliato sulla presenza e sulla tossicità di queste specie, consentendo una migliore caratterizzazione del rischio a loro associato.
«I “Tetraodontidae”, meglio conosciuti come pesci palla, possono essere considerati veri e propri “alieni” dei nostri mari – spiega Andrea Armani, Responsabile del FishLab – Originari del Mar Rosso, dal 2003 hanno iniziato a spostarsi, attraverso il Canale di Suez, lungo le coste del Mediterraneo Orientale (segnalazioni si riscontrano soprattutto da Egitto, Israele e Turchia) per arrivare a Lampedusa nel 2013 e diffondersi verso nord. Il problema è che alcune di queste specie sono tossiche, pertanto, oltre all’impatto sull’ecosistema marino che non è da sottovalutare, rappresentano un possibile pericolo per la salute umana». La tossicità dei pesci palla deriva dall’accumulo di una neurotossina chiamata Tetrodotossina (TTX), che è prodotta da batteri presenti nell’intestino dei pesci e che si concentra soprattutto nel fegato, nelle uova e nell’intestino stesso, anche se a volte si può riscontrare anche nel muscolo. Se ingerita, la TTX può comportare conseguenze particolarmente gravi per la salute (la tossina è circa 100 volte più tossica rispetto al cianuro di potassio) ed è per questo che i pesci palla non devono essere in alcun modo commercializzati o consumati.
«Con il nostro progetto ci proponiamo di monitorare e recuperare esemplari di queste specie anche per la caratterizzazione tossicologica – continua Armani – Infatti, attualmente i dati sulla tossicità degli esemplari catturati nelle nostre acque sono scarsi. È per questo che stiamo organizzando sul territorio vari incontri e attività di formazione rivolte a tutti i soggetti interessati, come pescatori, sub, ma anche semplici cittadini che frequentano le spiagge». Il gruppo di ricercatori del FishLab, ha anche prodotto materiale informativo in cui si spiega come riconoscere le 3 le specie di Tetraodontidae che si possono ritrovare nelle acque italiane (Lagocephalus sceleratus o pesce palla maculato; Lagocephalus lagocephalus o capolepre; Sphoeroides pachigaster o pesce palla liscio).

Lo scorso 8 luglio, nell’ambito dell’edizione fiorentina di SMAU, il Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa si è aggiudicato il premio SMAU Innovation, conferito a progetti altamente innovativi nel campo dei processi di produzione o della governance. Il Centro di Ricerca dell’Ateneo pisano è stato premiato per il progetto SAFE QUARRY, finanziato dalla Regione Toscana con il bando “sistemi e distretti produttivi tipici”, che ha messo a punto tecnologie di monitoraggio innovative a supporto del distretto lapideo, con lo scopo di aumentare e migliorare l’attività estrattiva.
“La tecnologia messa a punto nel corso del progetto – spiega Andrea Caiti, direttore del Centro di Ricerca “E. Piaggio”, che ha ritirato il premio – consente, tramite emissione radar, di fare una sorta di radiografia al blocco di marmo direttamente in cava, prima che sia estratto, individuando eventuali fratture interne anche di dimensioni inferiori al millimetro. In questo modo è possibile programmare l’attività estrattiva in modo più efficiente, per evitare sprechi sia economici che ambientali, ed estrarre un materiale privo di fratturazioni e quindi qualitativamente migliore. Inoltre, le operazioni di controllo del sottosuolo, e le relative attività di analisi e interpretazione dei dati aprono spazi di formazione e impiego per personale altamente qualificato.”.
“La sfida – afferma Andrea Lorenzini, della G.M.C., l’azienda di Massa Carrara che ha coordinato il progetto e messo a disposizione la prima cava per il prototipo - era anche l’utilizzo di tecnologie complesse in un ambiente industriale difficile come quello di una cava: il sistema, costituito da sensori radar e sensori per il posizionamento, è stato collocato su una struttura meccanica che, muovendosi su binari, può ricoprire con facilità e in tempi ristretti tutta la superficie della cava, evitando così che gli operatori debbano arrampicarsi sulle pareti mettendo a rischio la loro sicurezza.”
Il sistema componibile e trasportabile messo a punto attraverso SAFE QUARRY può essere inoltre utilizzato, sempre nel settore del marmo, per certificare la mancanza di fratture all’interno dei blocchi più grossi già estratti, con una ovvia ricaduta sul prezzo finale di vendita e, inoltre, può essere utilizzato a seguito di eventi, come scosse di terremoto, per valutare l’effettivo danneggiamento di edifici storici e di beni culturali, orientando le attività di messa in sicurezza e di restauro.
Per concorrere al bando della Regione si è costituita una partnership tra enti provenienti dal mondo industriale e accademico toscano, con competenze di alto livello: G.M.C. Spa (Graniti Marmi Colorati – Estrazione e trasformazione marmi e graniti), Dazzini Macchine Srl, (Costruzioni meccaniche per il settore escavazioni), Sintecnica Srl (Ingegneria civile, strutturale, geotecnica e ambientale), Adatec Sensing & Automation Srl, (Progettazione elettronica di sensoristica avanzata), e Centro di Ricerca “E. Piaggio”.

Smau5Venerdì 8 luglio, nell’ambito dell’edizione fiorentina di SMAU, il Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell’Università di Pisa si è aggiudicato il premio SMAU Innovation, conferito a progetti altamente innovativi nel campo dei processi di produzione o della governance. Il Centro di Ricerca dell’Ateneo pisano è stato premiato per il progetto SAFE QUARRY, finanziato dalla Regione Toscana con il bando “sistemi e distretti produttivi tipici”, che ha messo a punto tecnologie di monitoraggio innovative a supporto del distretto lapideo, con lo scopo di aumentare e migliorare l’attività estrattiva.

“La tecnologia messa a punto nel corso del progetto – spiega Andrea Caiti, direttore del Centro di Ricerca “E. Piaggio”, che ha ritirato il premio – consente, tramite emissione radar, di fare una sorta di radiografia al blocco di marmo direttamente in cava, prima che sia estratto, individuando eventuali fratture interne anche di dimensioni inferiori al millimetro. In questo modo è possibile programmare l’attività estrattiva in modo più efficiente, per evitare sprechi sia economici che ambientali, ed estrarre un materiale privo di fratturazioni e quindi qualitativamente migliore. Inoltre, le operazioni di controllo del sottosuolo, e le relative attività di analisi e interpretazione dei dati aprono spazi di formazione e impiego per personale altamente qualificato.”.

cava marmo 1“La sfida – afferma Andrea Lorenzini, della G.M.C., l’azienda di Massa Carrara che ha coordinato il progetto e messo a disposizione la prima cava per il prototipo - era anche l’utilizzo di tecnologie complesse in un ambiente industriale difficile come quello di una cava: il sistema, costituito da sensori radar e sensori per il posizionamento, è stato collocato su una struttura meccanica che, muovendosi su binari, può ricoprire con facilità e in tempi ristretti tutta la superficie della cava, evitando così che gli operatori debbano arrampicarsi sulle pareti mettendo a rischio la loro sicurezza.”

Il sistema componibile e trasportabile messo a punto attraverso SAFE QUARRY può essere inoltre utilizzato, sempre nel settore del marmo, per certificare la mancanza di fratture all’interno dei blocchi più grossi già estratti, con una ovvia ricaduta sul prezzo finale di vendita e, inoltre, può essere utilizzato a seguito di eventi, come scosse di terremoto, per valutare l’effettivo danneggiamento di edifici storici e di beni culturali, orientando le attività di messa in sicurezza e di restauro.

Per concorrere al bando della Regione si è costituita una partnership tra enti provenienti dal mondo industriale e accademico toscano, con competenze di alto livello: G.M.C. Spa (Graniti Marmi Colorati – Estrazione e trasformazione marmi e graniti), Dazzini Macchine Srl, (Costruzioni meccaniche per il settore escavazioni), Sintecnica Srl (Ingegneria civile, strutturale, geotecnica e ambientale), Adatec Sensing & Automation Srl, (Progettazione elettronica di sensoristica avanzata), e Centro di Ricerca “E. Piaggio”.

fishlabNumerous invasive fish species are spreading through our seas due to the phenomenon of ‘meridionalization’ and ‘tropicalization’ of the waters linked to climate changes. Among these, some species of invasive toxic fish and in particular puffer fish, have become the object of a research project funded by the Ministry of Health together with the participation of the University of Pisa and the FishLab of the Department of Veterinary Sciences. The project ‘Climate change and food safety: molecular, microbiological and toxicological analysis on toxic fish species in the Tyrrhenian Sea’ is led by the Experimental Zooprophylactic Institute of Lazio and Tuscany and is carried out in collaboration with the Fish Health Veterinary Officer, Veterinary Services and Animal Health, Ministry of Agriculture & Rural Development of Israel and with ISPRA, The Italian National Institute for Environmental Protection and Research.

The aim of the study is to monitor the occurrence of potentially toxic invasive fish species along the Tyrrhenian Sea coast and to characterize them under the molecular, microbiological and toxicological profile. The project, whose final aim is the protection of consumers, is also preparing an informative campaign for the specific training of fishermen and all other figures who, on different levels, gravitate around the marine environment (such as scuba divers and the citizens themselves). This will create a network allowing the monitoring of the presence and distribution of these species in real time. Subsequently, the results of the analyses carried out on the specimens found will provide a more detailed picture of the presence and toxicity of these species, allowing a better characterization of the risk associated with them.

Lagocephalus sceleratus o pesce palla maculato web“’Tetraodontidae’, better known as puffer fish, can be considered true ‘aliens’ in our seas,” explains Andrea Armani, Head of the FishLab. “These species, originally native to the Red Sea, have been migrating, through the Suez Canal to the Eastern Mediterranean coast since 2003 (sightings have been noted especially in Egypt, Israel and Turkey) and arrived in Lampedusa in 2013 moving northwards. The problem is that some of these species are toxic, therefore, as well as the impact on the marine ecosystem which is not to be underrated, they represent a possible risk for human health.” The toxicity of the puffer fish stems from the accumulation of a neurotoxin called tetrodotoxin (TTX), which is produced by the bacteria present in the fishes’ intestines. Its concentration is higher in the liver, gonads, and the intestine itself, and at times also in the fish meat. If consumed, TTX can have extremely serious consequences on health (the toxin is 100 times more potent than potassium cyanide) and for this reason puffer fish must not be placed on the market or consumed.

“Our project aims to monitor and collect specimens of the species also to characterize them under the toxicological profile,” continues Armani. “In fact, at present, the data referring to the toxicity of the specimens caught in our waters is scarce. It is for this reason that various meetings and training activities are being organized for all the interested parties, such as fishermen and scuba divers, as well as ordinary beachgoers.” The research group from the FishLab have also prepared informative material which explains how to recognize the three species of Tetraodontidae found in Italian waters (Lagocephalus sceleratus (photo on the left by Nadav Davidovich) or silver-cheeked toadfish; Lagocephalus lagocephalus or Oceanic puffer; Sphoeroides pachigaster or blunthead puffer).

Further information is available following this link or on the Fishlab Facebook page.


fishlabNumerose specie ittiche invasive si stanno diffondendo nei nostri mari a causa dei fenomeni di “meridionalizzazione” e “tropicalizzazione” delle acque legati ai cambiamenti climatici. Fra queste, alcune specie di pesci tossici invasivi, e in particolare i pesci palla, sono diventate oggetto di un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute a cui partecipa anche l’Università di Pisa con il FishLab del dipartimento di Scienze veterinarie. Il progetto “Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare: indagine molecolare, microbiologica e tossicologica sulle specie ittiche tossiche presenti nel Mar Tirreno” ha come capofila l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana ed è svolto in collaborazione con il Fish Health Veterinary Officer, Veterinary Services and Animal Health, Ministry of Agriculture & Rural Development di Israele e con ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Scopo dello studio è monitorare la presenza di specie ittiche invasive potenzialmente tossiche lungo le coste del Mar Tirreno e di caratterizzarle sotto il profilo molecolare, microbiologico e tossicologico. Il progetto, che ha come obiettivo finale la tutela dei consumatori, sta inoltre realizzando una campagna divulgativa mirata alla formazione dei pescatori e di tutte le altre figure che, a diversi livelli, frequentano l’ambiente marino (come i sub e gli stessi cittadini) al fine di creare una rete che possa permettere un monitoraggio della presenza e della distribuzione di queste specie in tempo reale. In seguito, i risultati delle analisi condotte sugli esemplari recuperati, forniranno un quadro più dettagliato sulla presenza e sulla tossicità di queste specie, consentendo una migliore caratterizzazione del rischio a loro associato.

Lagocephalus sceleratus o pesce palla maculato web«I “Tetraodontidae”, meglio conosciuti come pesci palla, possono essere considerati veri e propri “alieni” dei nostri mari – spiega Andrea Armani, responsabile del FishLab – Originari del Mar Rosso, dal 2003 hanno iniziato a spostarsi, attraverso il Canale di Suez, lungo le coste del Mediterraneo Orientale (segnalazioni si riscontrano soprattutto da Egitto, Israele e Turchia) per arrivare a Lampedusa nel 2013 e diffondersi verso nord. Il problema è che alcune di queste specie sono tossiche, pertanto, oltre all’impatto sull’ecosistema marino che non è da sottovalutare, rappresentano un possibile pericolo per la salute umana». La tossicità dei pesci palla deriva dall’accumulo di una neurotossina chiamata Tetrodotossina (TTX), che è prodotta da batteri presenti nell’intestino dei pesci e che si concentra soprattutto nel fegato, nelle uova e nell’intestino stesso, anche se a volte si può riscontrare anche nel muscolo. Se ingerita, la TTX può comportare conseguenze particolarmente gravi per la salute (la tossina è circa 100 volte più tossica rispetto al cianuro di potassio) ed è per questo che i pesci palla non devono essere in alcun modo commercializzati o consumati.

«Con il nostro progetto ci proponiamo di monitorare e recuperare esemplari di queste specie anche per la caratterizzazione tossicologica – continua Armani – Infatti, attualmente i dati sulla tossicità degli esemplari catturati nelle nostre acque sono scarsi. È per questo che stiamo organizzando sul territorio vari incontri e attività di formazione rivolte a tutti i soggetti interessati, come pescatori, sub, ma anche semplici cittadini che frequentano le spiagge». Il gruppo di ricercatori del FishLab, ha anche prodotto materiale informativo in cui si spiega come riconoscere le 3 le specie di Tetraodontidae che si possono ritrovare nelle acque italiane (Lagocephalus sceleratus o pesce palla maculato; Lagocephalus lagocephalus o capolepre; Sphoeroides pachigaster o pesce palla liscio).

Maggiori informazioni sono disponibili a questo link o sulla pagina Facebook del FishLab.


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Nella foto: il pesce palla maculato o Lagocephalus sceleratus (foto di Nadav Davidovich).

Ne hanno parlato: 
Ansa
ADNkronos 
Repubblica.it 
Agricoltura Moderna 
QuiNewsPisa.it 
Meteoweb.it 
Greenreport.it 
GazzettaParma.it 
Controradio.it 
Nazione Pisa
Panorama.it

Uno studio tutto pisano sull'utilizzo di un nuovissimo tavolo operatorio integrato, in grado di comunicare wireless con il robot Da Vinci Xi, con particolare riferimento al suo utilizzo in chirurgia robotica del colon-retto per neoplasie, è stato pubblicato a maggio sulla rivista International Journal of Colorectal Disease. Si intitola: "Use of a new integrated table motion for the da Vinci Xi in colorectal surgery" e rappresenta la prima esperienza descritta a livello mondiale nell'utilizzo di questo nuovo dispositivo. 1

Lo studio nasce dalla selezione da parte di Intuitive, casa madre del robot chirurgico, del Centro multidisciplinare di chirurgia robotica di Pisa - parte integrante del Polo regionale di chirurgia robotica - come centro pilota per il primo utilizzo clinico, a livello mondiale, del nuovo tavolo operatorio TruSystem 7000dV (TS7000dV, TRUMPF Medizin Systeme GmbH & Co. KG, Saalfeld, Germania), ai fini della valutazione dell'efficacia, sicurezza e fattibilità nel corso degli interventi di chirurgia robotica eseguiti con il nuovo Da Vinci Xi.

L'innovazione offerta da questo device è legata al fatto che è in grado di interagire via wireless con l'ultima versione del robot Da Vinci Xi, permettendo quindi al chirurgo di cambiare la posizione del tavolo operatorio durante l'intervento in corso, senza la necessità di rimuovere gli strumenti robotici e scollegare il robot ad ogni movimento. Questo aspetto, rendendo più semplice e fluido il cambiamento di inclinazione del letto operatorio ad intervento in corso, risulta particolarmente importante per potenziare la capacità del chirurgo-robot, di eseguire interventi sincroni su più quadranti dell'addome, quali spesso sono gli interventi sul colon retto.

Come detto, l'articolo in questione si è focalizzato sulle applicazioni del nuovo device in chirurgia colo-rettale mentre l'intero studio, che sarà oggetto di successive pubblicazioni, ha coinvolto più pazienti ed ha assunto, in armonia con lo spirito del Centro e del Polo regionale di chirurgia robotica, un respiro multidisciplinare, vedendo coinvolte figure professionali di varie specialità quali chirurghi generali, urologi e ginecologi. A coordinare l'attività sono stati la dottoressa Franca Melfi (Lead Advisor dello studio), direttore del Centro multidisciplinare di chirurgia robotica e il professor Luca Morelli (Investigator dello studio), associato di Chirurgia generale (Dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell'Università di Pisa) e chirurgo della Sezione dipartimentale di Chirurgia generale universitaria dell'Aoup, diretta dal professor Giulio Di Candio.

La scelta del Centro pisano come il più idoneo per condurre lo studio ha rappresentato un importante riconoscimento del suo ruolo leader a livello internazionale, sia per volume di attività svolta che per qualità di organizzativa multidisciplinare nonché produzione scientifica.

I dati ottenuti sono stati determinanti per l'approvazione da parte della Food and Drug Amministration all'utilizzo del nuovo tavolo operatorio TruSystem 7000dV negli USA (edm).

Qui sotto il link allo studio con i nomi di tutti i coautori:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27236322

(Nella foto di gruppo: alcuni degli autori dello studio, alcuni dei chirurghi Aoup che utilizzano il "Da Vinci Xi", parte della Direzione aziendale e della casa madre produttrice del sistema robotico)

 

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Fonte

Ufficio Stampa AOUP

Sabato 2 luglio, a Palazzo dei Congressi, si è tenuta la prima Cerimonia di consegna dei diplomi di laurea per i laureati di 1° livello della Scuola interdipartimentale di Ingegneria dell’Università di Pisa. L’idea di organizzare questo tipo di eventi è nata alcuni mesi fa come un nuovo modo di celebrare e festeggiare, da parte dei docenti, il raggiungimento della laurea triennale insieme ai giovani laureati, ai loro parenti e amici. Il diploma è stato consegnato da un’apposita commissione che, per l’occasione, si era vestita nel tradizionale abbigliamento accademico (tocco e toga). I soli laureati con lode, per i quali la consegna del diploma di laurea è previsto un altro evento tradizionale, hanno ricevuto la medaglia della Scuola di Ingegneria, coniata per l’occasione.

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La partecipazione alla cerimonia è stata facoltativa, ma a questa prima edizione hanno aderito un buon numero di laureati (137 su 305). A tutti i presenti è stata offerta l’opportunità di descrivere durante la cerimonia, pur sinteticamente, il lavoro che hanno svolto come prova finale, con relazioni che hanno testimoniato la grande ricchezza e varietà degli studi di Ingegneria. La cerimonia si è svolta su quattro turni, due antimeridiani e due pomeridiani. La fine di ogni turno è stata scandita da un intenso applauso collettivo, che ha sancito la proclamazione dei neo-dottori.

Coloro che hanno ricevuto il diploma il 2 luglio sono i laureati (triennali) dei primi 3 appelli del 2016; i laureati (triennali) degli altri tre appelli riceveranno il loro diploma in analoga cerimonia che si terrà probabilmente il 21 gennaio 2017, e per la quale sono previste interessanti innovazioni fra cui, se sarà possibile, la partecipazione del Coro o dell’Orchestra dell'Università di Pisa.

Il presidente della Scuola di Ingegneria, Massimo Ceraolo, ha espresso grande soddisfazione per il pieno successo della cerimonia, augurandosi che essa diventi una tappa fissa e apprezzata della vita del nostro Ateneo: «Desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’evento, i neo dottori che hanno aderito e i loro parenti e amici in primis, le ben 14 unità di personale tecnico amministrativo del nostro ateneo che hanno operato con entusiasmo e convinzione, i presidenti di corso di studio. Tutti hanno accettato volentieri di partecipare a una cerimonia a dir poco insolita per Ingegneria, rubando alle proprie attività personali delle ore di un caldo sabato di luglio».

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La professoressa Nicoletta De Francesco, prorettore vicario dell'Università di Pisa.

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Il professor Massimo Ceraolo, presidente della Scuola di Ingegneria e coordinatore dell'inizaitiva.

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medaglia ingegneria

(Foto a cura di Marco Vincenzi).

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https://www.unipi.it/index.php/collaborazioni-e-incarichi/item/1908-elenco-dei-professionisti-per-affidamento-di-incarichi-tecnici-di-ingegneria-e-architettura

lemuri They are the missing or simply forgotten link, in understanding the evolution of human behaviour. These are lemurs, primates who share a common distant ancestor with us and due to their peculiarity, represent the ideal model to shed light on behavioural traits until now considered unique to monkeys, large anthropomorphs (and us). This is the central theme of the volume “The Missing Lemur Link” published by Cambridge University Press.

In the book, the authors, Elisabetta Palagi and Ivan Norscia, researchers at the Museum of Natural History of the University of Pisa, review 20 years of research on lemurs which for the most part they carried out themselves, both in the wild and in captivity. While in fact there has been extensive research at a biological and ecological level, the same cannot be said for social behaviour, which in some cases has been seen to be “unexpectedly sophisticated” and complex. Lemurs, for example, are capable of recognizing individuals even through olfactory channels, they can manage conflict using reconciliatory mechanisms and they exchange jobs (like delousing) following the market rules of supply and demand.

“Discovering the existence of these traits in lemurs,” explain Elisabetta Palagi and Ivan Norscia, “allows us not only to affirm that their cognitive capabilities and their level of sociability are much more complex than we believed, but also to join the dots which link us to them, giving them continuity with other primates.”

The book “The Missing Lemur Link” has nine chapters, each one covering a different ethological theme, following a comparative approach that compares lemurs’ behaviour with that of other primates and large anthropomorphs, including man. Each chapter also features informative boxes written by international experts who elaborate on the concepts expounded. The volume also includes a presentation by the British ethologist Jane Goodall, followed by an introduction by Ian Tattersall, curator emeritus of the Division of Anthropology of the American Museum of Natural History in New York, and by Alison Jolly, to whose memory the book is dedicated, as well as a postface by Michael Huffman from the University of Kyoto.

lemuriSono l’anello mancante (o semplicemente dimenticato) per capire l’evoluzione del comportamento umano. Si tratta dei lemuri, primati che condividono con noi un lontano antenato comune e che per la loro peculiarità rappresentano il modello ideale per far luce su comportamenti finora ritenuti esclusivi delle scimmie, delle grandi antropomorfe (e nostri).

E’ questa la tesi centrale del volume "The Missing Lemur Link" appena pubblicato dalla Cambridge University Press. Gli autori, Elisabetta Palagi e Ivan Norscia, ricercatori del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, fanno il punto su venti anni di ricerche che hanno in buona parte condotto in prima persona, sia su esemplari in natura che in cattività. Se infatti i lemuri sono stati studiati estesamente dal punto di vista biologico ed ecologico, altrettanto non si può dire per l'etologia e il comportamento sociale, che in alcuni casi si dimostra “inaspettatamente” sofisticato e complesso. Questi primati ad esempio sono capaci di riconoscimento individuale utilizzando anche il canale olfattivo, sanno gestire i conflitti attraverso meccanismi di riconciliazione e si scambiano servizi (come lo spulciamento) seguendo la regola di mercato della domanda e dell’offerta.

“Riscontrare l'esistenza di questi comportamenti nei lemuri – spiegano Elisabetta Palagi e Ivan Norscia - ci permette non solo di affermare che la loro capacità cognitiva e il loro grado di socialità siano molto più complesse di quanto si credesse finora, ma anche di unire i puntini che ci legano ad essi, mettendoli in continuità con gli altri primati”.

Il libro "The Missing Lemur Link" è composto da nove capitoli, ciascuno dei quali affronta una tematica etologica diversa, secondo un approccio comparativo, mettendo a confronto il comportamento dei lemuri con quello delle scimmie e delle grandi antropomorfe, uomo incluso. Ogni capitolo contiene inoltre dei box informativi a firma di esperti internazionali che espandono i concetti trattati. Completano il volume una presentazione dell’etologa inglese Jane Goodall, l'introduzione di Ian Tattersall, curatore emerito della sezione di antropologia del Museo di Storia Naturale di New York, e di Alison Jolly, alla cui memoria il libro è dedicato, e la postfazione di Michael Huffman dell'Università di Kyoto.

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