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lemuriSono l’anello mancante (o semplicemente dimenticato) per capire l’evoluzione del comportamento umano. Si tratta dei lemuri, primati che condividono con noi un lontano antenato comune e che per la loro peculiarità rappresentano il modello ideale per far luce su comportamenti finora ritenuti esclusivi delle scimmie, delle grandi antropomorfe (e nostri).

E’ questa la tesi centrale del volume "The Missing Lemur Link" appena pubblicato dalla Cambridge University Press. Gli autori, Elisabetta Palagi e Ivan Norscia, ricercatori del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, fanno il punto su venti anni di ricerche che hanno in buona parte condotto in prima persona, sia su esemplari in natura che in cattività. Se infatti i lemuri sono stati studiati estesamente dal punto di vista biologico ed ecologico, altrettanto non si può dire per l'etologia e il comportamento sociale, che in alcuni casi si dimostra “inaspettatamente” sofisticato e complesso. Questi primati ad esempio sono capaci di riconoscimento individuale utilizzando anche il canale olfattivo, sanno gestire i conflitti attraverso meccanismi di riconciliazione e si scambiano servizi (come lo spulciamento) seguendo la regola di mercato della domanda e dell’offerta.

“Riscontrare l'esistenza di questi comportamenti nei lemuri – spiegano Elisabetta Palagi e Ivan Norscia - ci permette non solo di affermare che la loro capacità cognitiva e il loro grado di socialità siano molto più complesse di quanto si credesse finora, ma anche di unire i puntini che ci legano ad essi, mettendoli in continuità con gli altri primati”.

Il libro "The Missing Lemur Link" è composto da nove capitoli, ciascuno dei quali affronta una tematica etologica diversa, secondo un approccio comparativo, mettendo a confronto il comportamento dei lemuri con quello delle scimmie e delle grandi antropomorfe, uomo incluso. Ogni capitolo contiene inoltre dei box informativi a firma di esperti internazionali che espandono i concetti trattati. Completano il volume una presentazione dell’etologa inglese Jane Goodall, l'introduzione di Ian Tattersall, curatore emerito della sezione di antropologia del Museo di Storia Naturale di New York, e di Alison Jolly, alla cui memoria il libro è dedicato, e la postfazione di Michael Huffman dell'Università di Kyoto.

Sono l’anello mancante (o semplicemente dimenticato) per capire l’evoluzione del comportamento umano. Si tratta dei lemuri, primati che condividono con noi un lontano antenato comune e che per la loro peculiarità rappresentano il modello ideale per far luce su comportamenti finora ritenuti esclusivi delle scimmie, delle grandi antropomorfe (e nostri). E’ questa la tesi centrale del volume "The Missing Lemur Link" appena pubblicato dalla Cambridge University Press. Gli autori, Elisabetta Palagi e Ivan Norscia, ricercatori del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, fanno il punto su venti anni di ricerche che hanno in buona parte condotto in prima persona, sia su esemplari in natura che in cattività. Se infatti i lemuri sono stati studiati estesamente dal punto di vista biologico ed ecologico, altrettanto non si può dire per l'etologia e il comportamento sociale, che in alcuni casi si dimostra “inaspettatamente” sofisticato e complesso. Questi primati ad esempio sono capaci di riconoscimento individuale utilizzando anche il canale olfattivo, sanno gestire i conflitti attraverso meccanismi di riconciliazione e si scambiano servizi (come lo spulciamento) seguendo la regola di mercato della domanda e dell’offerta.
“Riscontrare l'esistenza di questi comportamenti nei lemuri – spiegano Elisabetta Palagi e Ivan Norscia - ci permette non solo di affermare che la loro capacità cognitiva e il loro grado di socialità siano molto più complesse di quanto si credesse finora, ma anche di unire i puntini che ci legano ad essi, mettendoli in continuità con gli altri primati”.
Il libro "The Missing Lemur Link" è composto da nove capitoli, ciascuno dei quali affronta una tematica etologica diversa, secondo un approccio comparativo, mettendo a confronto il comportamento dei lemuri con quello delle scimmie e delle grandi antropomorfe, uomo incluso. Ogni capitolo contiene inoltre dei box informativi a firma di esperti internazionali che espandono i concetti trattati. Completano il volume una presentazione dell’etologa inglese Jane Goodall, l'introduzione di Ian Tattersall, curatore emerito della sezione di antropologia del Museo di Storia Naturale di New York, e di Alison Jolly, alla cui memoria il libro è dedicato, e la postfazione di Michael Huffman, dell'Università di Kyoto.

Giovedì, 07 Luglio 2016 11:06

Appello dell'AOUP a donare il sangue

E' entrata nel vivo l'estate e cominciano a scarseggiare le scorte di sangue in dotazione all'ospedale, sia per il calo fisiologico delle donazioni sia per l'aumento dei politraumi legati alle vacanze, che comportano interventi chirurgici che richiedono spesso il ricorso a trasfusioni.
Ecco perché l'Aoup, ospedale ad alta vocazione chirurgica in cui l'emergenza-urgenza non va in vacanza, lancia un accorato appello a tutti i donatori di sangue a recarsi quanto prima nei centri trasfusionali per rinforzare la scorte. Il direttore della Medicina trasfusionale e biologia dei trapianti, Fabrizio Scatena, ricorda che è possibile donare sangue intero, emocomponenti e piastrine.
I donatori possono presentarsi spontaneamente o convocati direttamente dai Simt-Servizi di immunoematologia e medicina trasfusionale o, infine, tramite le associazioni di donatori presenti sul territorio. Gli orari di apertura del Centro trasfusionale di Cisanello (Edificio 2 C) sono i seguenti: dalle 8 alle 11 dal lunedì al sabato mentre l'orario di apertura per il ritiro dei referti è dal lunedì al sabato, dalle 11 alle 13. Nella nuova sala donatori, recentemente inaugurata, strutturata con 16 poltrone da prelievo, è possibile effettuare contemporaneamente la raccolta di 10 donazioni di sangue intero e 5 donazioni in aferesi. Se il donatore si presenta rispettando la fascia oraria di convocazione, il tempo medio di attesa per l'accettazione è di circa 15 minuti. Se invece si presenta spontaneamente, non convocato, il tempo di attesa per l'accettazione dipende dall'affollamento momentaneo del centro. Ai donatori non abituali, ossia che non donano il sangue da almeno 2 anni, o che vogliano iniziare il percorso di donazione per la prima volta, viene proposta obbligatoriamente, secondo i protocolli di sicurezza e di qualità, la donazione cosiddetta "differita", che è possibile prenotare telefonicamente al numero 050993741, o recandosi direttamente all'accettazione del Centro trasfusionale oppure attraverso il personale delle associazioni. Gli appuntamenti per le donazioni differite saranno sempre inseriti nella fascia oraria 11-12, dal lunedì al sabato. Non è possibile accettare appuntamenti oltre l'orario indicato, poiché gli esami ematochimici non possono essere inviati al Laboratorio analisi di riferimento dopo le 12.30. L'aspirante donatore deve presentarsi in accettazione munito di tessera sanitaria e documento di riconoscimento in corso di validità. Come avviene per il donatore periodico, gli verrà consegnato il questionario anamnestico che dovrà essere compilato in ogni sua parte prima di presentarsi alla visita medica.
Per ulteriori informazioni: Centro regionale sangue: http://www.regione.toscana.it/-/centro-regionale-sangue - numero verde 800 556060 (edm).

Fonte: Ufficio stampa AOUP

 

Venerdì 8 luglio alle 18 al Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi si inaugura la "Vital Signs". La mostra presenta i lavori su carta di dodici artisti londinesi accomunati non da uno stile o da una tecnica particolari, ma da condivise affinità elettive. L’esposizione fa seguito alla mostra presentata nel 2007 alla galleria Ceribelli di Bergamo dagli “Amici pittori di Londra” selezionati da Lino Mannocci.

Per Luke Elwes, uno degli artisti che espone, “questa mostra riguarda l’attività di produrre segni e la miriade di pensieri e immagini che emergono sulla carta grazie a questa azione elementare”. A volte è un semplice inizio, un modo di inoltrarsi in un territorio ancora sconosciuto, un ‘voyage’, come lo descrive Andrzej Jackowski, un altro degli artisti in mostra. La carta diventa così un contenitore di pensieri privilegiati, un campo di prova, un luogo onirico, una mappa mentale.

L’idea è nata nell’inverno 2011, quando due studenti fuorisede sardi a Pisa, per risparmiare sulla bolletta del gas, si misero a studiare una soluzione più economica per produrre calore e riscaldare la loro casa. Oggi quell’idea si è trasformata in impresa, con più precisione nella start up Enki Stove con sede a Livorno, che progetta, produce e vende “bruciatori pirolitici”, sistemi basati su un’innovativa tecnologia che consente di ottenere energia e calore dalle comuni biomasse (pellet, legna, ramoscelli, pigne) riducendo al minimo la produzione di gas nocivi, inquinanti o responsabili dell’effetto serra. Grazie a due campagne di crowdfunding, sono già arrivate sul mercato due linee di prodotto, Enki Stove Uno e Wild, la prima composta da tre sistemi di cottura e riscaldamento per esterni, l’altra da due modelli di fornello da campo a biomassa.
«La tecnologia alla base di tutti i prodotti Enki Stove è protetta da due brevetti ed è l’ottimizzazione di un processo già esistente, chiamato “pirolisi aperta” – spiega Ivan Mura, product designer e studente di Ingegneria aerospaziale all’Università di Pisa che per primo ha avuto l’intuizione – Sono venuto a conoscenza di questo processo grazie alla mia passione per la tecnologia e alle nozioni imparate all’università e, dopo mesi di prove ed esperimenti, con la consulenza tecnica dell’amico Davide Nughes (tecnico elettronico e oggi responsabile IT di Enki Stove), sono arrivato alla costruzione di un dispositivo che finalmente soddisfaceva le mie esigenze: una fonte di calore efficiente, stabile, a basso costo, semplice da gestire e che non producesse fumi nocivi durante l’intero processo».
In poco tempo molte persone, vedendo all’opera questo particolare dispositivo, iniziarono a chiederne uno simile per cucinare o per riscaldarsi. A quel punto, Ivan e Davide capirono di avere in mano una tecnologia utile e preziosa, tanto da decidere di farne un business, coinvolgendo nel progetto anche altri amici, oggi membri del team Enki Stove: Gianluca Ricciardi, responsabile marketing, laureato in Scienze e tecnologie della comunicazione, Andrea Moretti, responsabile public relations, specializzando in comunicazione d’impresa presso l’Università di Pisa e Simone Pisci, graphic designer.
«I sistemi Enki Stove trasformano le biomasse, sfruttando il gas derivato dalla decomposizione stessa per ottenere l’energia necessaria a sostenere il processo – spiega Ivan – Tale perfezionamento è garantito da una particolare conformazione geometrica della camera di combustione, unita a un sistema elettronico che gestisce e modula il flusso dei gas all’interno della camera, rendendo la pirolisi stabile, sicura e priva di fumi, semplice da utilizzare anche dal consumatore finale. Questa tecnologia è perfetta per costruire cucine da esterno, barbecue e fornelli da campo, ma in prospettiva è sviluppabile anche per mettere a punto riscaldamenti da interno».
Il progetto dei ragazzi ha già compiuto un lungo percorso: un aiuto prezioso è arrivato da Alessandro Capocchi, professore di Andrea, che li ha messi in contatto con Lorna Vatta, business angel dell’associazione SAMBA, l’Angel Investing Club fondato dagli ex-allievi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha guidato il team Enki Stove in un intenso percorso di accelerazione e sviluppo imprenditoriale.
Successivamente Enki Stove ha partecipato al concorso indetto da CNRxEXPO, presso la facoltà di Agraria dell’Università di Milano, dove è stata premiata come “miglior tecnologia pirolitica”. Lo scorso giugno, infine, la start up ha partecipato alla Summer School in “Advanced Innovation Methods” organizzata dall’Università di Pisa nell’ambito del progetto ENDuRE.
Per espandere l’apporto finanziario e le relazioni attivate con il club d’investimento, SAMBA ha proposto al team di Enki Stove una campagna di equity crowdfunding sul portale StarsUp. La raccolta si è conclusa positivamente con circa un mese d’anticipo, raccogliendo 240 mila euro in cambio di una partecipazione del 34% circa nel capitale di 41 nuovi soci. Il capitale raccolto è servito a strutturare la società e a iniziare la produzione delle due linee di prodotto. Per il lancio dell’ultima linea Wild, l’azienda ha deciso di condurre una campagna su un altro portale di crowdfunding, Kickstarter, che ha raggiunto ottimi risultati: 94 mila euro raccolti in 1 mese da 434 backers.

La presenza dell’Università di Pisa attiva ogni anno una produzione di oltre 650 milioni di euro e circa 7.300 unità di lavoro nella città e nella provincia di Pisa, che crescono a 810 milioni di euro e 8.400 unità di lavoro in ambito regionale e a 1.400 milioni di euro e 13.000 unità di lavoro a livello nazionale. Sono questi i dati principali elaborati nel Rapporto di Sostenibilità dell’Ateneo pisano, per la parte che riguarda l’analisi dell’impatto economico di questa istituzione sui vari ambiti territoriali, che è stato presentato nell’ambito del seminario su “Università e territorio”, All’incontro, che si è tenuto al Polo Fibonacci, hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco Marco Filippeschi, la vicepresidente della Regione, Monica Barni, il presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, Gaetano Manfredi, il rettore Giacomo Pignataro, dell'Università di Catania, membro della Giunta della stessa CRUI, il direttore generale della Direzione Università del MIUR, Daniele Livon, e il direttore dell'Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana (IRPET), Stefano Casini.
Il Rapporto sull’impatto economico, curato dalla professoressa Ada Carlesi con la collaborazione dell’IRPET, è frutto di una ricerca rigorosa, che ha potuto contare sull’utilizzo di metodologie e tecniche particolarmente sofisticate. I risultati finali, che riguardano il 2014, anno di riferimento dello studio, descrivono in tutta la loro consistenza gli effetti, diretti e indiretti, che la presenza dell’Ateneo ha sull’economia dei diversi contesti territoriali considerati, testimoniando nello stesso tempo l'efficacia delle politiche espansive messe in atto dall’Università nell'ultimo periodo.
“Questi dati – ha commentato il rettore Massimo Augello nell’intervento conclusivo del seminario – hanno un significato preciso: l’Ateneo, con la sua presenza, produce su Pisa in particolare, ma anche in ambiti territoriali più vasti, una forte spinta alla crescita dell’economia e ha svolto questo ruolo di ‘motore’ anche in un anno, come il 2014, in cui la crisi, sia a livello economico generale, sia di finanziamenti pubblici del sistema universitario, è stata decisamente pesante”.
Il professor Augello ha dedicato l’ultima parte del suo intervento a una riflessione di carattere nazionale, sostenendo l’idea di promuovere studi sul modello del Rapporto pisano anche a livello di altri atenei e di complessivo sistema universitario. “Da questo punto di vista – ha concluso il rettore - sarebbe utile confrontare i livelli di produttività dell’investimento che si registrano nel settore universitario con quelli di altri settori che beneficiano di ingenti fondi pubblici. Si scoprirebbe, allora, che investire nell’alta formazione e nella ricerca vuol dire sì puntare sul futuro, della società e dei nostri giovani, ma anche dare un impulso forte e dai ritorni immediati alle economie locali e del paese in generale”.

enki stove wildThe idea came about in winter 2011 when two Sardinian students at the University of Pisa, intent on saving money on gas bills, began to look for a more inexpensive solution to heat their home. Today that idea has turned into an enterprise or more precisely into the startup Enki Stove based in Leghorn, which designs, produces and sells ‘pyrolytic burners’, systems based on innovative technology which generate energy and heat from common biomass fuels (pellets, wood, twigs, pine cones) minimizing the production of harmful gases which pollute or are responsible for the greenhouse effect. Thanks to two crowdfunding campaigns, two lines of production have already come onto the market, Enki Stove Uno and Wild. The former includes three systems for cooking and outdoor heating while the latter has two models of biomass fuelled camp stoves.

enki stove team“The technology behind all the Enki Stove products is protected by two patents and is the optimization of a pre-existing process called ‘open-system pyrolysis’,” explains Ivan Mura, the product designer and an aerospace engineering student at the University of Pisa who first had the idea. “I became aware of this process thanks to my passion for technology and the notions I learnt at university. After months of trials and experiments, and with the technical consultation from my friend Davide Nughes (an electronic technician now in charge of IT at Enki Stove), I was finally able to construct a device which satisfied my requirements: an efficient, stable, low-cost source of heat which was easy to use and did not produce harmful fumes throughout the entire process.”

Shortly after having seen the device at work, a number of people began to ask for a similar product for cooking or heating. At that point, Ivan and Davide realized they were in possession of such a useful and precious piece of technology that they decided to turn the idea into a business and included other friends in the project.

enki stove WILD BG

These friends are now members of the Enki Stove team: Gianluca Ricciardi, marketing manager, with a degree in Information Science and Technologies, Andrea Moretti, public relations manager, specializing in Business Communications at the University of Pisa and Simone Pisci, graphic designer.

“The Enki Stove systems transform biomass fuel by exploiting the gas derived from the decomposition of the same fuel to produce the energy necessary for the process,” explains Ivan. “This optimization is guaranteed by a particular geometric conformation of the combustion chamber, together with an electronic system which manages and modulates the flux of gas inside the chamber, making the pyrolysis stable, safe and smokeless as well as user friendly for the consumer. This technology is perfect for the design of outdoor kitchens, barbecues and camp stoves, but it could also be developed further for indoor heating.”

wild tent campingThe students’ project has undergone a lengthy journey. Precious help came from Alessandro Capocchi, Andrea’s professor, who put them in touch with Lorna Vatta, a business angel with the SAMBA association, the Angel Investing Club founded by ex-students of the Sant’Anna School of Advanced Studies in Pisa, who led the Enki Stove team on an intense course of business development and acceleration.

Subsequently, Enki Stove participated in the CNRxEXPO at the Faculty of Agriculture of the University of Milan, where it received the ‘best pyrolytic technology’ award. Finally, last June, the startup participated in the Summer School in ‘Advanced Innovation Methods’ organized by the University of Pisa as part of the ENDuRE project.

wild sea

In order to expand the financial shareholding and the liaisons activated by the investment club, SAMBA offered the Enki Stove team an equity crowdfunding campaign on the StarsUp portal. The collection ended positively a month before time, raising 240 thousand euros in exchange for a 34% participation in the capital of 41 new business partners. The capital raised was used to structure the society and begin the production of the two lines. For the launch of the latest line Wild, the company has decided to lead a campaign on another crowdfunding portal, Kickstarter, which has obtained excellent results: 94 thousand euros raised in a month from 434 backers.

enki stove wildL’idea è nata nell’inverno 2011, quando due studenti fuorisede sardi a Pisa, per risparmiare sulla bolletta del gas, si misero a studiare una soluzione più economica per produrre calore e riscaldare la loro casa. Oggi quell’idea si è trasformata in impresa, con più precisione nella start up Enki Stove con sede a Livorno, che progetta, produce e vende “bruciatori pirolitici”, sistemi basati su un’innovativa tecnologia che consente di ottenere energia e calore dalle comuni biomasse (pellet, legna, ramoscelli, pigne) riducendo al minimo la produzione di gas nocivi, inquinanti o responsabili dell’effetto serra. Grazie a due campagne di crowdfunding, sono già arrivate sul mercato due linee di prodotto, Enki Stove UnoWild, la prima composta da tre sistemi di cottura e riscaldamento per esterni, l’altra da due modelli di fornello da campo a biomassa.

enki stove team«La tecnologia alla base di tutti i prodotti Enki Stove è protetta da due brevetti ed è l’ottimizzazione di un processo già esistente, chiamato “pirolisi aperta” – spiega Ivan Mura, product designer e studente di Ingegneria aerospaziale all’Università di Pisa che per primo ha avuto l’intuizione – Sono venuto a conoscenza di questo processo grazie alla mia passione per la tecnologia e alle nozioni imparate all’università e, dopo mesi di prove ed esperimenti, con la consulenza tecnica dell’amico Davide Nughes (tecnico elettronico e oggi responsabile IT di Enki Stove), sono arrivato alla costruzione di un dispositivo che finalmente soddisfaceva le mie esigenze: una fonte di calore efficiente, stabile, a basso costo, semplice da gestire e che non producesse fumi nocivi durante l’intero processo».

In poco tempo molte persone, vedendo all’opera questo particolare dispositivo, iniziarono a chiederne uno simile per cucinare o per riscaldarsi. 

enki stove WILD BG

A quel punto, Ivan e Davide capirono di avere in mano una tecnologia utile e preziosa, tanto da decidere di farne un business, coinvolgendo nel progetto anche altri amici, oggi membri del team Enki Stove: Gianluca Ricciardi, responsabile marketing, laureato in Scienze e tecnologie della comunicazione, Andrea Moretti, responsabile public relations, specializzando in comunicazione d’impresa presso l’Università di Pisa e Simone Pisci, graphic designer.

«I sistemi Enki Stove trasformano le biomasse, sfruttando il gas derivato dalla decomposizione stessa per ottenere l’energia necessaria a sostenere il processo – spiega Ivan – Tale perfezionamento è garantito da una particolare conformazione geometrica della camera di combustione, unita a un sistema elettronico che gestisce e modula il flusso dei gas all’interno della camera, rendendo la pirolisi stabile, sicura e priva di fumi, semplice da utilizzare anche dal consumatore finale. Questa tecnologia è perfetta per costruire cucine da esterno, barbecue e fornelli da campo, ma in prospettiva è sviluppabile anche per mettere a punto riscaldamenti da interno».

wild tent camping

Il progetto dei ragazzi ha già compiuto un lungo percorso: un aiuto prezioso è arrivato da Alessandro Capocchi, professore di Andrea, che li ha messi in contatto con Lorna Vatta, business angel dell’associazione SAMBA, l’Angel Investing Club fondato dagli ex-allievi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha guidato il team Enki Stove in un intenso percorso di accelerazione e sviluppo imprenditoriale.

Successivamente Enki Stove ha partecipato al concorso indetto da CNRxEXPO, presso la facoltà di Agraria dell’Università di Milano, dove è stata premiata come “miglior tecnologia pirolitica”. Lo scorso giugno, infine, la start up ha partecipato alla Summer School in “Advanced Innovation Methods” organizzata dall’Università di Pisa nell’ambito del progetto ENDuRE.

wild seaPer espandere l’apporto finanziario e le relazioni attivate con il club d’investimento, SAMBA ha proposto al team di Enki Stove una campagna di equity crowdfunding sul portale StarsUp. La raccolta si è conclusa positivamente con circa un mese d’anticipo, raccogliendo 240 mila euro in cambio di una partecipazione del 34% circa nel capitale di 41 nuovi soci. Il capitale raccolto è servito a strutturare la società e a iniziare la produzione delle due linee di prodotto. Per il lancio dell’ultima linea Wild, l’azienda ha deciso di condurre una campagna su un altro portale di crowdfunding, Kickstarter, che ha raggiunto ottimi risultati: 94 mila euro raccolti in 1 mese da 434 backers. 



Ne hanno parlato: 
RepubblicaFirenze.it
InToscana.it 
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Mercoledì, 06 Luglio 2016 13:13

L'Ateneo, motore di sviluppo territoriale

copertina impatto economicoSi è tenuto mercoledì 6 luglio il seminario dal titolo “Università e territorio", durante il quale è stato illustrato il Rapporto di sostenibilità dell’Ateneo pisano, dedicato all’analisi dell’impatto economico che questa Istituzione ha sulla città di Pisa e sulla sua area vasta, con importanti riflessi anche a livello regionale e nazionale.

Il seminario è stato aperto dai saluti del rettore Massimo Augello, del sindaco Marco Filippeschi e della vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni. La prima parte, in cui sono stati affrontati temi nazionali, ha visto gli interventi del presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e rettore dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II", Gaetano Manfredi; del membro della giunta della stessa CRUI, con delega ai Finanziamenti, e rettore dell'Università degli Studi di Catania, Giacomo Pignataro; del direttore generale della Direzione Università del MIUR, Daniele Livon.

Subito dopo, è stato presentato il Rapporto di sostenibilità dell'Università di Pisa, a cura della coordinatrice del progetto, la professoressa Ada Carlesi, che è prorettore per le Politiche di Bilancio, e del direttore dell'Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana, Stefano Casini, che ha illustrato il contributo dato dall'IRPET alla ricerca. Le conclusioni della giornata sono state affidate al professor Augello.

Pubblichiamo di seguito le considerazioni conclusive del rettore Massimo Augello, dal titolo "L'Università di Pisa, motore di sviluppo territoriale", al Rapporto di sostenibilità

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L'Università di Pisa, motore di sviluppo territoriale

1. Ogni ateneo genera sul territorio di riferimento una serie di impatti di tipo economico, sociale e culturale, la cui intensità non è omogenea, ma dipende da svariati fattori, quali , ad esempio, l’entità di personale impiegato, la capacità di attrazione che è in grado di esercitare verso gli studenti o lo stesso profilo dell’area in cui si trova ad operare.
Da questo punto di vista, l’Università di Pisa, con più di 50.000 studenti in una città di appena 90.000 abitanti, con un numero di addetti pari a circa 3.000 unità e un patrimonio immobiliare che supera i 600 milioni di euro, rappresenta un caso pressoché unico nel panorama nazionale, esercitando un fortissimo impatto sulla città e su tutta l’area d’insediamento, con aspetti positivi e, talvolta, anche “critici”. Si pensi, ad esempio, alla circostanza che molte delle attività formative e di ricerca si svolgono nel centro storico o nelle zone immediatamente adiacenti ad esso. Di certo vivificandoli, sia dal punto di vista commerciale che da quello degli insediamenti abitativi, ma al contempo generando congestione e problemi di convivenza.
L’espressione, che spesso viene utilizzata, di “Pisa città campus”, sintetizza bene il legame profondo che unisce la città e il suo Ateneo, evocando un rapporto profondo che nel tempo si è venuto a consolidare, fortificandosi su un sentimento di profonda e reciproca immedesimazione.
La comunità cittadina avverte, infatti, la presenza dell’Università come il tratto più caratterizzante della propria essenza culturale e sociale e, al contempo, l’Ateneo è consapevole del ruolo propulsivo che esercita.
È dunque su questo idem sentire, incentrato sullo sviluppo della cultura, della conoscenza e del capitale umano, sull’innovazione in tutti i campi di attività, sulla continua rivitalizzazione dei contesti sociali, che si fonda il percorso di crescita dell’Ateneo e della città.
Pisa può del resto essere considerata un polo di vera e propria “eccellenza culturale”, con la presenza, accanto all’Università, della Scuola Normale Superiore e della Scuola Superiore Sant’Anna, nonché di centri di ricerca di altissimo livello (il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ed è cresciuta intorno e insieme ad essi. Altra istituzione di eccellenza presente sul territorio è sicuramente l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, punta di diamante riconosciuta all’interno del panorama toscano della sanità e che, per alcuni settori specifici, vanta primati a livello nazionale e internazionale. Com'è facile comprendere, la qualificazione “universitaria” dell’azienda ospedaliera testimonia il ruolo che l’Ateneo esercita anche per il servizio sanitario. La formazione delle professionalità, la produzione scientifica, lo sviluppo e l’investimento in tecnologie innovative sono solo alcuni dei contributi che scaturiscono dai proficui rapporti tra la componente universitaria e quella ospedaliera. Di importanza non minore è infine l’apporto che il personale universitario fornisce in maniera diretta all’attività assistenziale, che risulta essere una delle più attrattive e qualificate del panorama nazionale.
Per consolidare e potenziare tutti questi rapporti e queste collaborazioni istituzionali è stato di recente sottoscritto un Protocollo d'intesa tra l’Ateneo e l'amministrazione comunale, che ha fatto proprio il modello adottato nello scorso settembre dall'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia (ANCI) e dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).
Il Protocollo ANCI-CRUI si fonda sul riconoscimento che le università rivestono un ruolo cruciale nello sviluppo delle città e che entrambe queste realtà possono offrire un contributo decisivo per far crescere il capitale umano e le risorse della conoscenza quali patrimoni fondamentali del nostro paese. La loro collaborazione, che negli anni ha dato vita a esperienze positive e importanti, può produrre ulteriori e significativi benefici sul piano della ricchezza materiale, così come su quelli degli stili di vita, della coesione sociale, dell'innovazione e della diffusione tecnologica, della valorizzazione del patrimonio culturale.
Con la firma del Protocollo, l'Università di Pisa e il Comune intendono quindi consolidare la loro centralità nel sistema locale di governance, rafforzando nello stesso tempo la rete di relazioni che unisce tutti i soggetti istituzionali presenti sul territorio.
Nell'ambito delle rispettive competenze, queste due realtà hanno maturato l’idea di sviluppare una progettualità condivisa su innumerevoli temi, molti dei quali andranno a incidere in maniera decisiva sul futuro della città e della sua area vasta, con riflessi anche a livello regionale e nazionale.
Solo per citare alcuni degli argomenti inseriti nel testo della convenzione, è opportuno ricordare, oltre alle politiche di accoglienza degli studenti e all'inserimento lavorativo dei laureati, il sostegno all'imprenditoria giovanile, l'introduzione di processi produttivi avanzati, la diffusione della cultura e dello sport, la mobilità cittadina, la pianificazione urbanistica e l'ottimizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari.

impatto12. L’idea e l'obiettivo che hanno mosso la redazione di questo documento sono stati quelli di individuare una misura di sintesi capace di rappresentare l’intensità della propulsione economica esercitata dall’Università.
Vi è ormai piena consapevolezza che, al di là di tutte le “esternalità positive” collegate alle funzioni classiche di creazione e diffusione del sapere e di trasferimento tecnologico , che già di per sé, generano ricadute importanti sul territorio in termini sociali, l’Ateneo può essere considerato un vero e proprio “motore” di sviluppo economico. In prima battuta per il territorio di immediata pertinenza e poi, seguendo un meccanismo a cerchi concentrici, per livelli via via crescenti fino ad estendere la propria influenza all’intero sistema economico del paese.
La rilevanza degli impatti connessi allo svolgimento delle attività dell’Ateneo è facilmente intuibile già dal semplice esame di alcune grandezze di sintesi.
Nel periodo da fine 2010 a oggi, quindi in un periodo caratterizzato da una crisi generalizzata del sistema e da una forte riduzione dei fondi pubblici a disposizione, sono state messe in atto circa 800 assunzioni di personale docente, di cui la metà rappresentano un vero e proprio turn over, essendo relative a personale non strutturato in precedenza. A queste si vanno ad aggiungere altre 280 assunzioni relative al personale tecnico-amministrativo, riferite per la quasi totalità a personale in precedenza non strutturato.
Si è dunque messa in atto una politica espansiva, nell’ambito del reclutamento del personale, che molto probabilmente non trova riscontri analoghi nel panorama universitario nazionale, così come nel sistema delle aziende del territorio.
La medesima propensione alla crescita e allo sviluppo è stata portata avanti anche in altri ambiti. Nello stesso periodo, infatti, sono state distribuite risorse per la ricerca, a valere su fondi propri di bilancio, per più di 37 milioni di euro e sono state finanziate manutenzioni ordinarie e straordinarie sugli immobili, per più di 50 milioni di euro. A queste tipologie d’investimenti si sono poi aggiunte tutta una serie di nuove realizzazioni/acquisizioni immobiliari, che sono andate a soddisfare al meglio le differenti esigenze dell’Ateneo e che hanno avuto l’effetto di “svecchiare” il suo patrimonio immobiliare: il peso degli immobili post 2010, all’interno di quelli non storici, è infatti passato dal 5,6% del 2013 all’attuale 23%.
Le politiche di sviluppo intraprese in questi anni, come è facile intuire, non rimangono “confinate” nei limiti dell’Ateneo, ma hanno ricadute ben più ampie. Se finora questi segnali si potevano cogliere solo a livello di percezione, oggi possiamo tentare una loro “quantificazione” oggettiva.
Il presente lavoro si è posto proprio l’obiettivo di quantificare il valore dell’impatto economico complessivo che l’Ateneo, con le sue molteplici attività, genera sia sulla città, che in ambiti territoriali più ampi, passando dall’aggregato “area vasta”, a quello regionale, al Paese nel suo complesso.
Esso costituisce una parte del “Rapporto di Sostenibilità”, che sarà presentato nel prossimo autunno e che aggiungerà all’ottica puramente economica, anche quella di “impatto sociale” -indagata dal punto di vista qualitativo - e quella di “impatto ambientale”, ponendosi, idealmente, come naturale prosecuzione del Bilancio Sociale che questa amministrazione ha realizzato pochi anni fa con un amplissimo coinvolgimento di tutti gli stakeholder dell’Università.
Sempre in autunno sarà presentato anche il Bilancio di Mandato, che ripercorre i sei anni di guida dell’Ateneo, e che si è ritenuto di proporre, per la prima volta nella nostra università, ritenendolo doveroso verso la comunità accademica e, più in generale, verso tutta la città.

impatto23. L’analisi dell’impatto economico si basa su una metodologia estremamente complessa, soprattutto in un Ateneo, come quello di Pisa, che per le sue dimensioni e per le molteplici attività che svolge richiede elaborazioni particolarmente sofisticate e necessita dell’apporto di analisi specialistiche, con strumenti “ad hoc” scientificamente validati. La metodologia è stata condotta avvalendosi della collaborazione dell’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana (IRPET), da anni specializzato in ricerche di tipo economico-territoriali, che ha supportato tutte le fasi di svolgimento del lavoro.
L’attività di analisi è stata svolta in un’ottica “controfattuale”, che consiste nell’evidenziare quali sarebbero gli effetti economici negativi per Pisa e per gli altri territori considerati, qualora non ci fosse l’Università, in termini di Produzione attivata, di Prodotto Interno Lordo (PIL) generato e di Unità di Lavoro Attivate (ULA).
L’analisi si riferisce al 2014 - verificando che non ci sarebbero state particolari alterazioni se avessimo considerato altri anni vicini - e ha riguardato tutti i settori di attività tipici dell’Ateneo e quelli ad esso collegati, inserendo nell’esame dei “motori” dell’economia territoriale anche le diverse tipologie di “spesa” effettuate dagli studenti presenti a Pisa.
Ogni “vettore di spesa” è stato analizzato approfonditamente, ottenendo così anche una serie di indicazioni sulle caratteristiche e sul valore dei vari vettori che saranno estremamente utili sia per orientare le future politiche di Ateneo sia per coloro che hanno la responsabilità delle amministrazioni territoriali.
Seguendo l’impostazione del modello teorico utilizzato, sono stati valutati gli effetti “diretti” ascrivibili alla presenza dell’Ateneo e quindi collegati, da un lato, alla “spesa” che annualmente sostiene per il funzionamento (acquisti di beni e servizi, stipendi erogati, ecc.), e all’entità dei consumi effettuati dagli studenti, e dall’altro alle spese di funzionamento delle attività collegate (sistema museale, ospedale veterinario, casa editrice, spin off, ecc.)
È stato poi valutato il processo a cascata originato dagli effetti diretti, il cosiddetto “impatto indiretto”, che fa riferimento al giro d’affari messo in moto dai fornitori dell’Ateno verso i rispettivi fornitori, e quello “indotto” che riguarda gli effetti moltiplicativi generati dai consumi dei percettori di un qualsiasi reddito da Unipi.

impatto34. I dati finali, nella loro sintesi, godono di una evidenza immediata. La presenza dell’Ateneo, nella sola provincia di Pisa, attiva una produzione pari a più di 650 milioni di euro, che passano a più di 810 nell’ambito toscano e raggiungono 1,4 miliardi di euro nel confronto a livello nazionale.
Anche la “ricchezza creata” in termini di Prodotto Interno Lordo e di Unità di Lavoro Attivate esprime valori altrettanto significativi. Per quanto concerne il PIL, esso ammonta a più di 425 milioni di euro a Pisa, arrivando a quasi il doppio quando si esamina il dato a livello nazionale. L’attivazione della produzione porta con sé anche la creazione/mantenimento di posti di lavoro: l'IRPET ha stimato che la presenza dell’Ateneo attivi complessivamente 7.282 unità di lavoro in provincia di Pisa, poco meno di 8.400 in Toscana e circa 13.000 a livello nazionale.
È importante sottolineare che tutte le stime e le valutazioni effettuate sono state improntate a una estrema prudenza, con l’effetto finale che nell’interpretazione dei risultati essi devono sempre essere concepiti come misure “per difetto” della realtà.
Per come è stata ideata e realizzata, la relazione assume anche un valore prescrittivo. Oltre a rappresentare in termini numerici il coefficiente di moltiplicazione economica collegato alla presenza dell’Università di Pisa, la dovizia e l’analiticità dei dati esposti, l’illustrazione puntuale di ogni passaggio e la completezza delle fonti utilizzate consente a ogni altro Ateneo di replicare il modello di analisi utilizzato.
La sintesi massima e al tempo stesso più chiara della valutazione dell’impatto economico dell’Ateneo è, di fatto, rappresentata dai “moltiplicatori”, definiti da un rapporto tra Produzione attivata (o PIL o ULA) e la spesa complessiva dell’Ateneo, in quello che può essere definito il “moltiplicatore della spesa pubblica universitaria” e che arriva a definire l’impatto complessivo originato dalla presenza dell’Università per ogni euro da essa “speso”.
Nel nostro caso - come era logico attendersi, visti i dati assoluti sopra riportati - i valori sono molto significativi: ogni euro di spesa dell’Ateneo attiva infatti una produzione di 1,71 euro nella provincia di Pisa e di 2,13 euro in Toscana, fino ad arrivare a 3,74 euro a livello nazionale.
Anche i moltiplicatori individuati per il PIL e le ULA esprimono andamenti altrettanto lusinghieri: ogni euro di spesa dell’Università, ad esempio, crea ricchezza sulla provincia di Pisa, in termini di PIL, pari a 1,12 euro e ogni milione di spesa attiva, sempre sulla provincia, quasi 20 unità di lavoro, che divengono ben 34 circa a livello paese.
Credo che i dati abbiano un significato preciso: l’Ateneo, con la sua presenza, produce su Pisa in particolare, ma anche in ambiti territoriali più vasti, una forte “spinta” alla crescita dell’economia e ha svolto questo suo ruolo di “motore” anche in un anno, come il 2014, in cui la crisi, sia a livello economico generale, che di finanziamenti pubblici del sistema universitario, è stata decisamente pesante.
Nel lavoro, infine, viene calcolato un altro tipo di moltiplicatore, riferito al finanziamento “strutturale” del Miur agli atenei tramite il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO); moltiplicatore che può essere considerato come una sorta di “indicatore di produttività del finanziamento pubblico”, ovviamente solo in termini economici.
Esso è rappresentato, seguendo la logica classica dei moltiplicatori, dal rapporto tra impatto economico complessivo dell’Ateneo, come sopra definito, e FFO.
Nel caso dell’Università di Pisa si registra una produttività per euro di investimento ministeriale in termini di produzione attivata, pari a ben 3,23 euro in provincia di Pisa, più di 4 in Toscana e più di 7 a livello paese. Il PIL va dai più di 2 euro per la provincia ai 4 a livello nazionale. Molto significativo è anche il numero di ULA, visto che per ogni milione di euro di FFO si attivano circa 36 unità di lavoro nella provincia di Pisa e più di 63 a livello paese.
impatto4Ovviamente la produttività dell’investimento ministeriale può essere anche molto differenziata a livello di singolo ateneo, in relazione sia alle sue caratteristiche, non solo dimensionali, e alle specificità dell’area di insediamento, sia e soprattutto alla “vivacità” delle politiche messe in atto, alla sua storia e al prestigio di cui esso gode per ciò che concerne tanto l’attività di ricerca quanto quella formativa .
In conclusione, sarebbe interessante avere dati più generali a livello di altri atenei e di sistema: infatti, se si registrassero anche negli altri casi livelli di produttività elevati, quali quelli relativi all’Ateneo pisano, a tutte le ben note ragioni per cui è indispensabile che il sistema universitario ottenga i fondi che gli sono necessari per lavorare al meglio, si aggiungerebbe anche la “motivazione economica” di un investimento in un settore che ha “ritorni” molto apprezzabili. Da questo punto di vista, sarebbe anche utile confrontare gli “indicatori di produttività” che si registrano nel settore universitario con quelli di altri settori che beneficiano di ingenti fondi pubblici: probabilmente si scoprirebbe che investire nell’alta formazione e nella ricerca vuol dire sì puntare sul futuro, della società e dei nostri giovani, ma anche dare un impulso forte e dai ritorni immediati alle economie locali e del paese in generale.
In definitiva, credo che questo lavoro possa svolgere una funzione importante come strumento di analisi e di valutazione - e, in ultimo, di governo - per chi sarà chiamato a gestire l'Università di Pisa nei prossimi anni, e potrà dare un utile contributo, se replicato ai diversi livelli, anche per quanto riguarda le politiche di sostegno al sistema universitario italiano.

Massimo Augello

Mercoledì, 06 Luglio 2016 09:22

Alla scoperta dei legumi

Giovedì 7 luglio, a partire dalle ore 20, nella sede de L’Alba Associazione, in via delle Belle Torri 8 a Pisa, si terrà il primo incontro “Alla scoperta dei legumi”, dedicato al tema del mangiare sano.
L’iniziativa de L’Alba Associazione, con il patrocinio dell’Università di Pisa e dell’ANDID (Associazione Nazionale Dietisti), rientra nelle attività del protocollo “Pisa città che mangia sano”, che promuove uno stile di vita salutare. L’appuntamento è il primo del ciclo di luglio. A ogni serata parteciperanno le dietiste Alessandra Stella e Alice Saviozzi e le docenti del Corso di laurea in dietistica dell’Università di Pisa Katia Nardi, Loretta Pennacchi, Alice Barale e Roberta Jaccheri, che introdurranno i piatti e i loro principi nutritivi.

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