Ricerca su un paziente affetto da Insonnia Fatale Familiare rivela i meccanismi del sonno profondo
Uno studio su un paziente affetto da Insonnia Fatale Familiare (FFI) ha evidenziato per la prima volta nell’uomo il ruolo chiave del talamo nell’attivare le fasi di sonno profondo. La ricerca, coordinata dal professore Angelo Gemignani dell’Università di Pisa, è stata condotta in collaborazione con l’equipe del professore Pietro Cortelli dell’Università di Bologna e con ricercatori e i contrattisti dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna.
L’Insonnia Fatale Familiare (FFI) è una rara patologia ereditaria legata ad un accumulo abnorme di proteina prionica nei nuclei anteriore e medio-dorsale del talamo che conduce ad una lesione talamica selettiva. La malattia si manifesta con insonnia gravissima che conduce a morte entro uno/due anni circa dalla diagnosi. Nel caso specifico, il paziente affetto da FFI, un italiano la cui storia è stata recentemente raccontata in un lungo reportage della BBC (http://www.bbc.com/future/story/20160118-the-tragic-fate-of-the-people-who-stop-sleeping), presentava una drammatica riduzione delle oscillazioni lente del sonno e dei fusi del sonno. L’assenza di fusi nella fase di attività neuronale dell’oscillazione lenta esprime un’alterazione delle funzioni mnesiche del sonno mentre alterazioni della fase di silenzio elettrico e sinaptico compromettono sia il mantenimento del sonno che l’assenza di coscienza.
“Sono anni che ci occupiamo di psicofisiologia del sonno – ha spiegato Angelo Gemignani – e il caso di questo paziente ha consentito di verificare un’ipotesi formulata nel modello animale e di capire meccanismi generali relativi al sonno che potranno permettere di creare nuove strategie terapeutiche sia nell’ambito della sofferenza psicologica che nel campo delle patologie neurodegenerative”.
La carne che mangiamo: quale, come, quando e perché
Venerdì 19 febbraio il Centro Ricerca Nutrafood dell’Università di Pisa organizza il convegno “La carne che mangiamo: quale, come, quando e perché” che si svolge al dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali in via del Borghetto 80. L'obiettivo dell’incontro è di promuovere il dibattito sulle evidenze scientifiche che hanno portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), a classificare la carne rossa come probabile cancerogeno e la carne trasformata come cancerogena per gli esseri umani.
“La correlazione tra il consumo di alcuni tipi di carne e cancro – ha spiegato la professoressa Manuela Giovannetti, direttore del Centro Nutrafood - era stata suggerita da numerosi studi portati avanti dagli scienziati ma il parere emesso dallo IARC e l’uso che ne hanno fatto i mass media hanno alimentato paure e dubbi nella popolazione, che gli scienziati hanno l’obbligo di chiarire”.
Le domande alle quali è dunque necessario dare una risposta riguardano soprattutto la qualità e la quantità di carni che finiscono sulle nostre tavole, i rischi per la salute che possono derivare dagli eccessi o dalla mancanza di carne, i benefici che provengono da un consumo adeguato e, infine, in quali momenti della vita è particolarmente importante il consumo di carne.
Tutto questo si traduce nella necessità di condurre studi di “risk assessment”, allo scopo di bilanciare i rischi e i benefici del consumo di carne rossa e lavorata e di fornire le migliori linee guida per una dieta sana, una sfida che gli scienziati del Centro Nutrafood - medici, nutrizionisti, zootecnici, agronomi, veterinari, farmacologi, biologi, microbiologi, genetisti - sono pronti ad accogliere.
Test in gravità per scoprire segreti dell'invecchiamento delle cellule
Dalla gravità alterata, fino a 20 volte maggiore rispetto a quella terrestre, e dall’impiego di un nanomateriale smart, arriveranno indicazioni per contrastare la produzione di radicali liberi, sostanze che contribuiscono all’invecchiamento cellulare. Nell’ambito della settima edizione della campagna “Spin your thesis!”, il gruppo di ricercatori “PlanOx”, è stato selezionato dell’Agenzia Spaziale Europea, con altri tre gruppi europei, per condurre gli esperimenti in gravità alterata all’interno della “Large diameter centrifuge”, “centrifuga”, dal diametro di otto metri, posizionata nel “Centro Europeo di Ricerca Spaziale e Tecnologica”, a Noordwijk, nei Paesi Bassi.
Il team di ricerca PlanOx, coordinato da Gianni Ciofani, professore associato del Politecnico di Torino e ricercatore presso il centro di Micro-BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e Istituto Italiano di Tecnologia (CMBR - IIT), è frutto della collaborazione con Alessandra Salvetti, professoressa associata del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa (la prima a destra nella foto).
Il nome del gruppo, PlanOx, fa riferimento a quello delle planarie, vermi che presentano un corpo piatto e allungato, dalle dimensioni di pochi millimetri. Le planarie sono caratterizzate da una straordinaria capacità rigenerativa e possono essere considerate immortali grazie alla presenza di cellule staminali che continuamente sostituiscono le celle perse dal corpo dell’animale.
Da anni il gruppo di ricerca di Alessandra Salvetti utilizza questi animali come sistema modello per lo studio in vivo della biologia delle cellule staminali e, grazie alla collaborazione con Gianni Ciofani e Giada Genchi dell’IIT-Sant’Anna, esperti di “smart material “ nanotecnologici, questi animali serviranno anche per capire come sia possibile contrastare gli effetti della forza di gravità superiore a quella terrestre sulla produzione di radicali liberi utilizzando le nanoparticelle di ceria, nanoparticelle ceramiche, biocompatibili, dall'eccezionale capacità antiossidante ed autorigenerante che sono in grado di contrastare l'insorgenza di radicali liberi.
Alterazioni della forza di gravità aumentano infatti la produzione di radicali liberi nelle cellule e contribuiscono all’invecchiamento cellulare. Questo meccanismo sembra essere implicato, ad esempio, nella degenerazione muscolare e ossea cui vanno incontro gli astronauti durante periodi di esposizione a gravità alterata. I risultati che il gruppo PlanOx otterrà potranno dimostrarsi utili non soltanto per trattare le problematiche legate all'esposizione a regimi di gravità alterata, ma anche, in futuro, per il trattamento di malattie degenerative causate dall'aumento incontrollato di radicali liberi.
Gli esperimenti in Olanda sono già stati fissati per settembre 2016, mentre una parte rilevante dello studio avverrà in Italia: le analisi sui campioni da utilizzare sulla “Large Diameter Centrifuge” saranno condotte presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa e il Centro di Micro-BioRobotica dell’IIT di Pontedera.
Inaugurati i nuovi laboratori del Centro Linguistico d’Ateneo
Sono stati inaugurati il 15 febbraio i nuovi spazi del Centro Linguistico dell’Università di Pisa, cinque laboratori a Palazzo Curini (in via Santa Maria 87), di cui tre interamente costruiti ex novo e due rinnovati, che mettono a disposizione degli studenti 138 nuove postazioni per l'apprendimento delle lingue. Aggiunte alle preesistenti 30 presso la sede del CLi in via Santa Maria 36, sono 168 le postazioni complessive in ambienti attrezzati per proiezioni, videoconferenze, ascolto e produzione, sia in forma guidata che in autoapprendimento, che possono essere utilizzate dagli studenti. All’inaugurazione erano presenti anche il prorettore vicario Nicoletta De Francesco, che ha portato i saluti del rettore, e il professor Sandro Paci, prorettore all’edilizia, che ha illustrato gli interventi di recupero di Palazzo Curini.
«I laboratori sono un servizio necessario per gli studenti che devono sostenere esami di lingua straniera e nella prospettiva dell’internazionalizzazione, ma non solo – ha dichiarato Marcella Bertuccelli, direttore del CLi – Nell’anno accademico 2014-15 sono passati dai nostri laboratori linguistici 5187 studenti iscritti ai corsi di laurea nei quali è prevista l’acquisizione dell’idoneità in una lingua straniera, e 5096 studenti che hanno frequentato corsi CLi (di tutte le lingue europee oltre a cinese, giapponese e arabo), per un totale di oltre 11.000 presenze, che rendono il nostro Centro un’eccellenza dell’Ateneo».
A queste presenze si devono sommare gli studenti internazionali Erasmus, i partecipanti ai progetti curati dall’Ufficio internazionale dell’Università di Pisa, gli studenti di corsi per certificazioni internazionali, gli studenti e dottorandi della Scuola Normale e della Scuola Sant’Anna in convenzione con l’Ateneo pisano per gli insegnamenti linguistici, gli insegnanti di scuola primaria e secondaria all'interno di progetti regionali e ministeriali di formazione linguistica come il CLIL. «Se a questi si aggiungono le sedute di autoapprendimento, si raggiungono numeri considerevoli che impegnano i laboratori linguistici tutti i giorni e per diverse ore al giorno – conclude la professoressa Bertuccelli – Le richieste sono in costante aumento e il nostro auspicio è che il Centro possa continuare a crescere sul lato dell’utenza, ma anche nei numeri del suo personale tecnico, indispensabile e fondamentale per assistere ogni giorno i ragazzi nelle attività dei laboratori».
Il design fra tecnica e moda. A Pisa due giornate per Ettore Sottsass
Il 19 e 20 febbraio l’Università di Pisa organizza due giornate dedicate a Ettore Sottsass, uno dei maggiori designer italiani del secolo scorso. L’iniziativa prende spunto dalla pubblicazione di “Ettore”, romanzo a fumetti di Massimo Giacon, pubblicato da 24 Ore Cultura. Giacon, designer lui stesso oltre che illustratore e autore di fumetti, è stato per anni collaboratore dello studio di Sottsass e nel suo volume ne racconta i punti salienti della carriera.
La prima giornata, dal titolo “Documentare Sottsass”, in programma venerdì 19 febbraio, alle ore 18.30, al Cinema Arsenale (ingresso libero), ospita la presentazione di due brevi documentari, che includono interviste a Sottsass e riguardano la sua collaborazione con Olivetti e Poltronova. A introdurre i documentari ci saranno Massimo Giacon e Roberta Meloni, direttrice del Centro Studi Poltronova. Seguirà aperitivo.
La seconda giornata, dal titolo “Un ELEA all’Ultrafragola: avventura grafiche di Ettore Sottsass”, si svolgerà presso il Museo degli Strumenti per il Calcolo dell’Università di Pisa sabato 20 febbraio a partire dalle ore 17 e, oltre a presentare il volume di Giacon, è scandita da interventi di approfondimento sul lavoro di Sottsass con relatori esperti del campo, fra i quali Elisabetta Mori e Francesca Balena Arista, docente a contratto di design presso il Politecnico di Milano. Seguirà aperitivo e visita guidata al Museo.
Attivo fin dal primo dopoguerra, nel corso degli anni Cinquanta Ettore Sottsass comincia due collaborazioni che ne segneranno la carriera. La prima è con Poltronova, azienda pistoiese di arredamento, della quale nel 1957 diventa art director. La seconda è del 1958, quando Olivetti lo affianca a Marcello Nizzoli nel design delle nuove macchine calcolatrici allora in produzione. Di queste ultime, la più importante è ELEA 9003, il primo computer (assieme alla CEP, la Calcolatrice Elettronica Pisana) progettato in Italia, per il design del quale vince il Compasso d’Oro nel 1959.
Inaugurati i nuovi laboratori del Centro Linguistico d’Ateneo
Sono stati inaugurati il 15 febbraio i nuovi spazi del Centro Linguistico dell’Università di Pisa, cinque laboratori a Palazzo Curini (in via Santa Maria 89), di cui tre interamente costruiti ex novo e due rinnovati, che mettono a disposizione degli studenti in totale 138 postazioni per studiare le lingue. Aggiunte alle preesistenti 30 presso la sede del CLi in via Santa Maria 36, sono 168 le postazioni complessive in ambienti attrezzati per proiezioni, videoconferenze, ascolto e produzione, sia in forma guidata che in autoapprendimento, che possono essere utilizzate dagli studenti. All’inaugurazione erano presenti anche il prorettore vicario Nicoletta De Francesco, che ha portato i saluti del rettore, e il professor Sandro Paci, prorettore all’edilizia, che ha illustrato gli interventi di recupero di Palazzo Curini.
«I laboratori sono un servizio necessario per gli studenti che devono sostenere esami di lingua straniera e nella prospettiva dell’internazionalizzazione, ma non solo – ha dichiarato Marcella Bertuccelli, direttore del CLi – Nell’anno accademico 2014-15 sono passati dai nostri laboratori linguistici 5187 studenti iscritti ai corsi di laurea nei quali è prevista l’acquisizione dell’idoneità in una lingua straniera, e 5096 studenti che hanno frequentato corsi CLi (di tutte le lingue europee oltre a cinese, giapponese e arabo), per un totale di oltre 11.000 presenze, che rendono il nostro Centro un’eccellenza dell’Ateneo».
A queste presenze si devono sommare gli studenti internazionali Erasmus, i partecipanti ai progetti curati dall’Ufficio internazionale dell’Università di Pisa, gli studenti di corsi per certificazioni internazionali, gli studenti e dottorandi della Scuola Normale e della Scuola Sant’Anna in convenzione con l’Ateneo pisano per gli insegnamenti linguistici, gli insegnanti di scuola primaria e secondaria all'interno di progetti regionali e ministeriali di formazione linguistica come il CLIL. «Se a questi si aggiungono le sedute di autoapprendimento, si raggiungono numeri considerevoli che impegnano i laboratori linguistici tutti i giorni e per diverse ore al giorno – conclude la professoressa Bertuccelli – Le richieste sono in costante aumento e il nostro auspicio è che il Centro possa continuare a crescere sul lato dell’utenza, ma anche nei numeri del suo personale tecnico, indispensabile e fondamentale per assistere ogni giorno i ragazzi nelle attività dei laboratori».
La rete dei modernismi europei. Riviste letterarie e canone (1918-1940)
Il 18 e 19 febbraio nell’aula multimediale di Palazzo Ricci (Via Collegio Ricci, 10), si svolgerà il convegno “La rete dei modernismi europei. Riviste letterarie e canone. 1918-1940″ che arriva a conclusione dell’omonimo progetto di ricerca di ateneo, di cui sono referenti Stefano Garzonio e Raffaele Donnarumma, professori del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa. In occasione dell’incontro il 18 febbraio alle 12.40 la dottoressa Cinzia Bucchioni inaugurerà la mostra “Le riviste del modernismo negli archivi pisani”. L’esposizione, realizzata grazie al sostegno del Sistema Bibliotecario di Ateneo (Polo 6), è allestita nelle sale della biblioteca di Palazzo Matteucci (Piazza Torricelli, 2) e resterà aperta fino al 29 febbraio. L’ingresso alla mostra è gratuito e gli orari di apertura sono dalle 8.30 alle 20.00, sabato e domenica esclusi.
L’empatia è donna, lo dimostrano gli sbadigli
Le donne sono più empatiche degli uomini e a dimostrarlo è la contagiosità degli sbadigli che per il sesso femminile è maggiore. E’ questo il risultato di una ricerca condotta da un gruppo di etologi dell’Università di Pisa che è stata appena pubblicata sulla “Royal Society Open Science”, la rivista della Royal Society britannica. Ivan Norscia, Elisa Demuru ed Elisabetta Palagi del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo pisano hanno osservato per cinque anni, dal 2010 al 2015, un campione composto da 48 uomini e 56 donne durante le loro usuali attività quotidiane. La ricerca non solo ha confermato che parenti e amici si contagiano più frequentemente rispetto alle persone che si conoscono appena, ma ha anche rivelato per la prima volta che le donne rispondono più frequentemente degli uomini agli sbadigli altrui.
Com’è noto la contagiosità degli sbadigli è un fenomeno che ha basi empatiche e infatti l’empatia si basa sulla capacità di recepire e fare proprie le espressioni facciali altrui attraverso un meccanismo che a livello neuronale è mediato dai neuroni a specchio che ci rendono sensibili alle emozioni degli altri.
“Con il nostro studio abbiamo dimostrato anche a livello etologico la maggiore capacità empatica delle donne – ha spiegato Elisabetta Palagi – una capacità già radicata profondamente nella natura materna e confermata da numerose evidenze psicologiche, cliniche e neurobiologiche”.
Ne hanno parlato:
Repubblica.it
Ansa Toscana
Ansa Salute&Benessere
Tirreno.it
InToscana.it
Focus.it
Panorama.it
PisaInformaFlash.it
Controradio.it
AgenziaImpress.it
CorriereFiorentino.it
Tiscali.itLa Nazione Pisa
L’empatia è donna, lo dimostrano gli sbadigli
Le donne sono più empatiche degli uomini e a dimostrarlo è la contagiosità degli sbadigli che per il sesso femminile è maggiore. E’ questo il risultato di una ricerca condotta da un gruppo di etologi dell’Università di Pisa che è stata appena pubblicata sulla “Royal Society Open Science”, la rivista della Royal Society britannica. Ivan Norscia, Elisa Demuru ed Elisabetta Palagi del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo pisano hanno osservato per cinque anni, dal 2010 al 2015, un campione composto da 48 uomini e 56 donne durante le loro usuali attività quotidiane. La ricerca non solo ha confermato che parenti e amici si contagiano più frequentemente rispetto alle persone che si conoscono appena, ma ha anche rivelato per la prima volta che le donne rispondono più frequentemente degli uomini agli sbadigli altrui.
Com’è noto la contagiosità degli sbadigli è un fenomeno che ha basi empatiche e infatti l’empatia si basa sulla capacità di recepire e fare proprie le espressioni facciali altrui attraverso un meccanismo che a livello neuronale è mediato dai neuroni a specchio che ci rendono sensibili alle emozioni degli altri.
“Con il nostro studio abbiamo dimostrato anche a livello etologico la maggiore capacità empatica delle donne – ha spiegato Elisabetta Palagi – una capacità già radicata profondamente nella natura materna e confermata da numerose evidenze psicologiche, cliniche e neurobiologiche”.
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Link all’articolo scientifico:
http://rsos.royalsocietypublishing.org/content/3/2/150459
Ann Katherine Isaacs nominata dal MIUR rappresentante italiana nel comitato ET 2020
La professoressa Ann Katherine Isaacs, delegata del rettore dell’Università di Pisa per i Programmi europei, è stata nominata dal MIUR rappresentante per l’Italia del gruppo di lavoro della Commissione Europea “ET 2020 Working group on the Modernisation of Higher Education” per il biennio 2016-2018. Il comitato internazionale opererà nell’ambito del Quadro strategico sulla cooperazione europea nell’istruzione e nella formazione, Education and Training 2020 (ET 2020), e favorirà lo scambio di buone pratiche, l’apprendimento reciproco, la raccolta e la diffusione di informazioni tra i partner europei.
Il progetto dell’Unione Europea per la modernizzazione dell'insegnamento superiore fissa cinque priorità principali: aumentare il numero dei laureati, migliorare la qualità e la pertinenza dell'insegnamento e dell'apprendimento, promuovere la mobilità degli studenti e del personale universitario, rafforzare il "triangolo della conoscenza" tra istruzione, ricerca e innovazione e creare meccanismi efficaci di governance e finanziamento per l'istruzione superiore. I gruppi di lavoro Et 2020 lavoreranno per definire strumenti comuni e linee guida per il raggiungimento di questi obiettivi.