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agresto un condimento ritrovatoFamoso nella cucina romana, lo si trova anche sulla tavola di Caterina de’ Medici. Si tratta dall’agresto, un condimento tipico toscano recentemente riscoperto che si ottiene dalla spremitura dell’uva immatura dopo la concentrazione a caldo e l’eventuale aggiunta di erbe e spezie. A svelarci le origini e gli usi di questo condimento c’è adesso un libro “Agresto. Un condimento ritrovato” (C&P Adver Effigi, 2015) curato dal professore Giancarlo Scalabrelli dell’Università di Pisa e da Aurelio Visconti.

Accanto a storia e ricette, il volume illustra i risultati dell’attività sperimentale nata dalla collaborazione tra il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali dell’Ateneo pisano e la ditta Lombardi e Visconti s.a.s. di Abbadia San Salvatore, che produce commercialmente il condimento.

A partire da diversi vitigni del germoplasma dell’Amiata, oltre che dal Sangiovese, i ricercatori hanno ottenuto vari tipi di agresto da uve da "agricoltura biologica" realizzando un condimento con interessanti proprietà antiossidanti, un elevato contenuto di acidi organici e catechine, privo di conservanti e senza alcool, dato che la sua produzione non richiede alcuna fermentazione.

“Pur esistendo un’antica ricetta, il nostro obiettivo era di ottenere un agresto peculiare, da utilizzare come ingrediente per i piatti tipici del territorio – spiegano gli autori del volume - in modo da soddisfare una nicchia di consumatori che gradiscono un condimento genuino, ottenuto con metodi naturali, e di gusto facilmente riconoscibile. L’agresto viene attualmente commercializzato in piccole quantità, ma essendo particolarmente richiesto dalla ristorazione toscana, è probabile che in futuro il suo utilizzo possa espandersi”.


Nella foto, tipi sperimentali di agresto prodotti con uve di vitigni autoctoni. Le diverse colorazioni dell’agresto dipendono più dalle modalità di preparazione, che prevedono fasi di cottura e aggiunta di spezie, che dal tipo di uva bianca o nera, dato che l’uva viene raccolta immatura.

Famoso nella cucina romana, lo si trova anche sulla tavola di Caterina de’ Medici. Si tratta dall’agresto, un condimento tipico toscano recentemente riscoperto che si ottiene dalla spremitura dell’uva immatura dopo la concentrazione a caldo e l’eventuale aggiunta di erbe e spezie. A svelarci le origini e gli usi di questo condimento c’è adesso un libro “Agresto. Un condimento ritrovato” (C&P Adver Effigi, 2015) curato dal professore Giancarlo Scalabrelli dell’Università di Pisa e da Aurelio Visconti.
Accanto a storia e ricette, il volume illustra i risultati dell’attività sperimentale nata dalla collaborazione tra il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali dell’Ateneo pisano e la ditta Lombardi e Visconti s.a.s. di Abbadia San Salvatore, che produce commercialmente il condimento.
A partire da diversi vitigni del germoplasma dell’Amiata, oltre che dal Sangiovese, i ricercatori hanno ottenuto vari tipi di agresto da uve da "agricoltura biologica" realizzando un condimento con interessanti proprietà antiossidanti, un elevato contenuto di acidi organici e catechine, privo di conservanti e senza alcool, dato che la sua produzione non richiede alcuna fermentazione.
“Pur esistendo un’antica ricetta, il nostro obiettivo era di ottenere un agresto peculiare, da utilizzare come ingrediente per i piatti tipici del territorio – spiegano gli autori del volume - in modo da soddisfare una nicchia di consumatori che gradiscono un condimento genuino, ottenuto con metodi naturali, e di gusto facilmente riconoscibile. L’agresto viene attualmente commercializzato in piccole quantità, ma essendo particolarmente richiesto dalla ristorazione toscana, è probabile che in futuro il suo utilizzo possa espandersi”.

DIDA FOTO
Tipi sperimentali di agresto prodotti con uve di vitigni autoctoni. Le diverse colorazioni dell’agresto dipendono più dalle modalità di preparazione, che prevedono fasi di cottura e aggiunta di spezie, che dal tipo di uva bianca o nera, dato che l’uva viene raccolta immatura.

Negli scorsi giorni, il professor Andrea Bonaccorsi è stato nominato dal Commissario Europeo alla Ricerca, Carlos Moedas, nel ristretto gruppo di esperti che supporterà le politiche europee per la ricerca. Il gruppo, denominato "Research, Innovation and Science Policy Experts" (RISE), lavorerà a diretto contatto con il Commissario e il suo gabinetto, occupandosi di quattro aree tematiche: Open Science, Open Innovation, Open to the World e Economics of Knowledge Markets. Oltre al professor Bonaccorsi, del gruppo fa parte solo un altro docente italiano, il professor Roberto Verganti del Politecnico di Milano.
Nel primo incontro con il gruppo di esperti, il Commissario Moedas ha chiesto loro di supportare lo sforzo che la sua Direzione sta facendo per dimostrare l'impatto del finanziamento comunitario alla ricerca per lo sviluppo della società e la crescita economica in Europa. In particolare, si punta a valorizzare il contributo che la ricerca potrà dare alla soluzione di problemi irrisolti della società, dal cambiamento climatico alla sostenibilità energetica, dalla integrazione degli immigrati alla sicurezza.
Come detto, il Gruppo RISE si occuperà di quattro tematiche specifiche. Riguardo alla scienza aperta, sarà sviluppata la riflessione su argomenti quali la scienza 2.0, l'Open Access, gli Open Data e la integrità della ricerca. Per quanto concerne l'innovazione aperta, gli esperti si concentreranno sulla riforma della regolazione dei mercati, sugli strumenti per aumentare il finanziamento privato alla ricerca e sull'idea di lanciare l'European Innovation Council. Il gruppo approfondirà, infine, l'analisi delle relazioni internazionali dell'Europa e la valutazione dell'impatto della ricerca sull'innovazione, l'economia e la società in Europa.
Il professor Andrea Bonaccorsi, ordinario di Ingegneria gestionale all'Università di Pisa, si occupa di economia della scienza e dell'innovazione, temi sui quali vanta numerose pubblicazioni sulle principali riviste internazionali. Collabora con l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e con la Commissione Europea. Nel 2014 ha pubblicato per la casa editrice Edward Elgar il primo studio quantitativo sulle università in Europa e nel 2015 per Il Mulino il volume su La valutazione possibile. Teoria e pratica nel mondo della ricerca, che viene presentato in questi mesi in varie città italiane. Tra il 2011 e il 2015 ha fatto parte del Consiglio Direttivo dell'Anvur, l'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca.

Andrea BonaccorsiNegli scorsi giorni, il professor Andrea Bonaccorsi è stato nominato dal Commissario Europeo alla Ricerca, Carlos Moedas, nel ristretto gruppo di esperti che supporterà le politiche europee per la ricerca. Il gruppo, denominato "Research, Innovation and Science Policy Experts" (RISE), lavorerà a diretto contatto con il Commissario e il suo gabinetto, occupandosi di quattro aree tematiche: Open Science, Open Innovation, Open to the World e Economics of Knowledge Markets. Oltre al professor Bonaccorsi, del gruppo fa parte solo un altro docente italiano, il professor Roberto Verganti del Politecnico di Milano.

Nel primo incontro con il gruppo di esperti, il Commissario Moedas ha chiesto loro di supportare lo sforzo che la sua Direzione sta facendo per dimostrare l'impatto del finanziamento comunitario alla ricerca per lo sviluppo della società e la crescita economica in Europa. In particolare, si punta a valorizzare il contributo che la ricerca potrà dare alla soluzione di problemi irrisolti della società, dal cambiamento climatico alla sostenibilità energetica, dalla integrazione degli immigrati alla sicurezza.

Come detto, il Gruppo RISE si occuperà di quattro tematiche specifiche. Riguardo alla scienza aperta, sarà sviluppata la riflessione su argomenti quali la scienza 2.0, l'Open Access, gli Open Data e la integrità della ricerca. Per quanto concerne l'innovazione aperta, gli esperti si concentreranno sulla riforma della regolazione dei mercati, sugli strumenti per aumentare il finanziamento privato alla ricerca e sull'idea di lanciare l'European Innovation Council. Il gruppo approfondirà, infine, l'analisi delle relazioni internazionali dell'Europa e la valutazione dell'impatto della ricerca sull'innovazione, l'economia e la società in Europa.

Il professor Andrea Bonaccorsi, ordinario di Ingegneria gestionale all'Università di Pisa, si occupa di economia della scienza e dell'innovazione, temi sui quali vanta numerose pubblicazioni sulle principali riviste internazionali. Collabora con l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e con la Commissione Europea. Nel 2014 ha pubblicato per la casa editrice Edward Elgar il primo studio quantitativo sulle università in Europa e nel 2015 per Il Mulino il volume su La valutazione possibile. Teoria e pratica nel mondo della ricerca, che viene presentato in questi mesi in varie città italiane. Tra il 2011 e il 2015 ha fatto parte del Consiglio Direttivo dell'Anvur, l'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca.

Si è conclusa la valutazione dei progetti presentati in risposta alla quarta call del MIT-UNIPI Project, l’iniziativa che dal 2012 promuove collaborazioni tra gruppi di ricerca dell’Università di Pisa e del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Tra le 13 proposte presentate, sono stati selezionati e finanziati 8 progetti che provengono dalle aree di Ingegneria, Biologia e Fisica, per un finanziamento totale di circa 70.000 euro. Nella cifra è compreso anche il contributo di 30.000 euro della Cassa di Risparmio di San Miniato che, in base a una convenzione triennale firmata nel 2014 con l’Ateneo pisano, sostiene a fondo perduto i progetti di ricerca sviluppati con il MIT che fanno riferimento all’area tematica delle Scienze economico-aziendali, sociali e ambientali.
«Un risultato che dimostra quanto, nel corso di questi anni, si sia consolidata la collaborazione tra il nostro Ateneo e il MIT – commenta il professor Paolo Ferragina, prorettore per la ricerca applicata e l’innovazione dell’Ateneo pisano – Dall’avvio dell’accordo sono stati sottomessi 56 progetti – tutti molto interessanti – e ne sono stati finanziati 32, per un totale di circa 214.200 euro. L’aspetto interessante di questa iniziativa è che alcune collaborazioni avviate grazie ai finanziamenti delle scorse call stanno proseguendo indipendentemente, con ottimi risultati e riconoscimenti ottenuti dai nostri studenti e ricercatori che si recano al MIT».
Il presidente della Carismi, Alessandro Bandini, esprime così la sua soddisfazione per aver partecipato, con la sua banca, al progetto: «Il sostegno triennale della Cassa di Risparmio di San Miniato per la collaborazione tra l’Università di Pisa e il Massachusetts Institute of Technology è un concreto esempio di sinergia fra pubblico e privato. Siamo orgogliosi di aver potuto contribuire in qualche modo alla realizzazione di questa importante iniziativa universitaria internazionale».

I progetti finanziati
Tra gli 8 progetti finanziati dell’ultima call c’è quello di Fabio Bulleri del dipartimento di Biologia “From Micro to Macro: The Role of Microbial Biofilms in Regulating the Fitness and Competitive Ability of Subtidal Habitat-Forming Macroalgae”, che investigherà come i batteri influenzano il benessere delle alghe e i relativi processi ecologici. Nello stesso dipartimento è stata premiata anche Arianna Tavanti, per lo studio "Application of CRISPR/Cas9 Technology to Dissect the Role of Multi-Gene Families in Candida Parapsilosis Virulence”, che ha l’obiettivo di utilizzare uno strumento innovativo per “riscrivere il gene” nella Candida parapsilosis, la seconda principale causa della candidemia. Un’altra vincitrice è Maria Luisa Chiofalo, del dipartimento di Fisica, per il progetto "Generation of Spin-Squeezed States for Fundamental Physics Tests by Atom Interferometry”, che vuole sviluppare le attività teoriche per l’ottimizzazione degli schemi della generazione degli stati dei quanti “più luminosi”, prima del loro decadimento.
Tutti di ingegneria gli altri progetti selezionati: del dipartimento di Ingegneria dell'energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni ci sono il progetto di Paolo Di Marco “Development of Advanced Micro-Engineered Surfaces to Improve Heat Transfer in Space Applications”, che studierà il trasferimento e lo scambio di calore sulle superfici la cui “wettability” (bagnabilità) è stata modificata da tecniche attive o passive, e quello di Davide Aloini, “Creating Collaborative Innovation Networks in Healthcare”, che ha l’obiettivo di utilizzare badge sociometrici in un contesto ospedaliero per testare e sviluppare l’analisi di reti sociali microscopiche come strumento per innovare i processi di healthcare.
Del dipartimento di Ingegneria civile e industriale hanno ricevuto il finanziamento Walter Ambrosini con il progetto “A Novel Physical Representation for Boiling in CFD”, che ha l’obiettivo di sviluppare l’applicabilità di una tecnica (CFD) per la previsione del trasferimento del calore, con uno studio che riveste grande importanza nel progetto di reattori nucleari e nella loro sicurezza, e Marco Gabiccini con “Fast Multi-Contact Dynamic Planning”, che studierà in che misura i recenti sviluppi nell’ottimizzazione polinomiale, chiamata metodo sums-of-squares (SOS), e il controllo dei modelli non lineari possono essere applicati al controllo e alle verifiche di sistemi robotici complessi, come i robot umanoidi. Infine Giovanni Vozzi, del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, con il progetto “Design and Realization of a 3-D Multi-scale in Vitro Model of Breast Tumor Microenvironment”, che mira a sviluppare nuovi strumenti in vitro per investigare gli effetti dei segnali meccanici sull’aggressività delle cellule del cancro al seno e della sensibilità alle droghe.
Le attività dei progetti, coordinate da un Principal Investigator (PI) della nostra Università e da uno del MIT, si svolgeranno da gennaio 2016 ad agosto 2017. Il contributo dell'Ateneo finanzia le spese di viaggio, vitto e alloggio del gruppo di ricerca pisano che si recherà a Boston. Analogamente il MIT, per i progetti sostenuti dal MIT-UNIPI Project, finanzia le spese di viaggio, vitto e alloggio del suo gruppo di ricerca che si recherà a Pisa. I progetti presentati da Fabio Bulleri e da Giovanni Vozzi saranno finanziati con il budget che la Cassa di Risparmio di San Miniato ha stanziato per sostenere l’iniziativa.

mit logoSi è conclusa la valutazione dei progetti presentati in risposta alla quarta call del MIT-UNIPI Project, l’iniziativa che dal 2012 promuove collaborazioni tra gruppi di ricerca dell’Università di Pisa e del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Tra le 13 proposte presentate, sono stati selezionati e finanziati 8 progetti che provengono dalle aree di Ingegneria, Biologia e Fisica, per un finanziamento totale di circa 70.000 euro. Nella cifra è compreso anche il contributo di 30.000 euro della Cassa di Risparmio di San Miniato che, in base a una convenzione triennale firmata nel 2014 con l’Ateneo pisano, sostiene a fondo perduto i progetti di ricerca sviluppati con il MIT che fanno riferimento all’area tematica delle Scienze economico-aziendali, sociali e ambientali.

«Un risultato che dimostra quanto, nel corso di questi anni, si sia consolidata la collaborazione tra il nostro Ateneo e il MIT – commenta il professor Paolo Ferragina, prorettore per la ricerca applicata e l’innovazione dell’Ateneo pisano – Dall’avvio dell’accordo sono stati sottomessi 56 progetti – tutti molto interessanti – e ne sono stati finanziati 32, per un totale di circa 214.200 euro. L’aspetto interessante di questa iniziativa è che alcune collaborazioni avviate grazie ai finanziamenti delle scorse call stanno proseguendo indipendentemente, con ottimi risultati e riconoscimenti ottenuti dai nostri studenti e ricercatori che si recano al MIT».

Il presidente della Carismi, Alessandro Bandini, esprime così la sua soddisfazione per aver partecipato, con la sua banca, al progetto: «Il sostegno triennale della Cassa di Risparmio di San Miniato per la collaborazione tra l’Università di Pisa e il Massachusetts Institute of Technology è un concreto esempio di sinergia fra pubblico e privato. Siamo orgogliosi di aver potuto contribuire in qualche modo alla realizzazione di questa importante iniziativa universitaria internazionale».

I progetti finanziati

MIT Building webTra gli 8 progetti finanziati nell’ultima call c’è quello di Fabio Bulleri del dipartimento di Biologia “From Micro to Macro: The Role of Microbial Biofilms in Regulating the Fitness and Competitive Ability of Subtidal Habitat-Forming Macroalgae”, che investigherà come i batteri influenzano il benessere delle alghe e i relativi processi ecologici. Nello stesso dipartimento è stata premiata anche Arianna Tavanti, per lo studio "Application of CRISPR/Cas9 Technology to Dissect the Role of Multi-Gene Families in Candida Parapsilosis Virulence”, che ha l’obiettivo di utilizzare uno strumento innovativo per “riscrivere il gene” nella Candida parapsilosis, la seconda principale causa della candidemia. Un’altra vincitrice è Maria Luisa Chiofalo, del dipartimento di Fisica, per il progetto "Generation of Spin-Squeezed States for Fundamental Physics Tests by Atom Interferometry”, che vuole sviluppare le attività teoriche per l’ottimizzazione degli schemi della generazione degli stati dei quanti “più luminosi”, prima del loro decadimento.

Tutti di ingegneria gli altri progetti selezionati: del dipartimento di Ingegneria dell'energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni ci sono il progetto di Paolo Di Marco “Development of Advanced Micro-Engineered Surfaces to Improve Heat Transfer in Space Applications”, che studierà il trasferimento e lo scambio di calore sulle superfici la cui “wettability” (bagnabilità) è stata modificata da tecniche attive o passive, e quello di Davide Aloini, “Creating Collaborative Innovation Networks in Healthcare”, che ha l’obiettivo di utilizzare badge sociometrici in un contesto ospedaliero per testare e sviluppare l’analisi di reti sociali microscopiche come strumento per innovare i processi di healthcare.

ricerca internoDel dipartimento di Ingegneria civile e industriale hanno ricevuto il finanziamento Walter Ambrosini con il progetto “A Novel Physical Representation for Boiling in CFD”, che ha l’obiettivo di sviluppare l’applicabilità di una tecnica (CFD) per la previsione del trasferimento del calore, con uno studio che riveste grande importanza nel progetto di reattori nucleari e nella loro sicurezza, e Marco Gabiccini con “Fast Multi-Contact Dynamic Planning”, che studierà in che misura i recenti sviluppi nell’ottimizzazione polinomiale, chiamata metodo sums-of-squares (SOS), e il controllo dei modelli non lineari possono essere applicati al controllo e alle verifiche di sistemi robotici complessi, come i robot umanoidi. Infine Giovanni Vozzi, del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, con il progetto “Design and Realization of a 3-D Multi-scale in Vitro Model of Breast Tumor Microenvironment”, che mira a sviluppare nuovi strumenti in vitro per investigare gli effetti dei segnali meccanici sull’aggressività delle cellule del cancro al seno e della sensibilità alle droghe.

Le attività dei progetti, coordinate da un Principal Investigator (PI) della nostra Università e da uno del MIT, si svolgeranno da gennaio 2016 ad agosto 2017. Il contributo dell'Ateneo finanzia le spese di viaggio, vitto e alloggio del gruppo di ricerca pisano che si recherà a Boston. Analogamente il MIT, per i progetti sostenuti dal MIT-UNIPI Project, finanzia le spese di viaggio, vitto e alloggio del suo gruppo di ricerca che si recherà a Pisa. I progetti presentati da Fabio Bulleri e da Giovanni Vozzi saranno finanziati con il budget che la Cassa di Risparmio di San Miniato ha stanziato per sostenere l’iniziativa.

Ne hanno parlato:
Nazione Pisa 
Pianeta Universitario 
NazionePisa.it

Logo CUS HDI certificati di idoneità alla pratica sportiva non agonistica per tutti i tesserandi/tesserati Cus (Centro sportivo universitario) potranno essere ottenuti all’Ospedale Santa Chiara grazie a una convenzione siglata fra il direttore generale dell’Aoup Carlo Rinaldo Tomassini e il presidente del Cus Antonio Gallo. Una nuova e importante opportunità, a tariffe agevolate, per poter usufruire dell’offerta sportiva dell’ateneo che tiene conto delle esigenze degli studenti universitari (e non solo) anche alla luce delle recenti modifiche legislative in materia di certificazione medico-sportiva che prevedono – fra le altre cose – il tracciato dell’elettrocardiogramma basale.

Copia di GreenVolley

“Si tratta di un decisivo passo avanti nella promozione dell’attività sportiva e della tutela della salute – dichiara il presidente del Cus Pisa, medico nel settore della prevenzione – Un accordo perseguito grazie alla sinergica collaborazione fra l’Aoup, l’Università e il Cus nell’ambito dei rispettivi mandati istituzionali, e all’impegno dei prorettori che da anni seguono il Cus per conto del rettore (i docenti Rosalba Tognetti e Sandro Paci) e il professor Gino Santoro, nella sua doppia veste di prorettore e responsabile della Sezione dipartimentale di Medicina dello sport dell’Aoup”.

Per effettuare la prenotazione della visita è sufficiente inviare una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando i propri dati anagrafici, il numero di telefono, il tipo di idoneità richiesta (in questo caso non agonistica) specificando che il certificato serve per l’iscrizione al Cus Pisa.

Successivamente bisogna recarsi agli impianti Cus muniti di documento d’identità per ottenere la documentazione necessaria ad usufruire della convenzione.

La visita si terrà, come detto, allo stabilimento ospedaliero di Santa Chiara (Medicina dello sport, edificio 8 - ingressi da via Bonanno e via Roma). Per effettuarla occorrono un documento d’identità, la tessera sanitaria e i documenti rilasciati dal Cus. L’iscrizione al Cus, gratuita per gli studenti dell’Università di Pisa, potrà avvenire a partire dal lunedì successivo alla visita.

Maggiori informazioni sono disponibili a questo link.

I certificati di idoneità alla pratica sportiva non agonistica per tutti i tesserandi/tesserati Cus (Centro sportivo universitario) potranno essere ottenuti all’Ospedale Santa Chiara grazie a una convenzione siglata fra il direttore generale dell’Aoup Carlo Rinaldo Tomassini e il presidente del Cus Antonio Gallo. Una nuova e importante opportunità, a tariffe agevolate, per poter usufruire dell’offerta sportiva dell’ateneo che tiene conto delle esigenze degli studenti universitari (e non solo) anche alla luce delle recenti modifiche legislative in materia di certificazione medico-sportiva che prevedono – fra le altre cose – il tracciato dell’elettrocardiogramma basale.
“Si tratta di un decisivo passo avanti nella promozione dell’attività sportiva e della tutela della salute – dichiara il presidente del Cus Pisa, medico nel settore della prevenzione – Un accordo perseguito grazie alla sinergica collaborazione fra l’Aoup, l’Università e il Cus nell’ambito dei rispettivi mandati istituzionali, e all’impegno dei prorettori che da anni seguono il Cus per conto del rettore (i docenti Rosalba Tognetti e Sandro Paci) e il professor Gino Santoro, nella sua doppia veste di prorettore e responsabile della Sezione dipartimentale di Medicina dello sport dell’Aoup”.
Per effettuare la prenotazione della visita è sufficiente inviare una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando i propri dati anagrafici, il numero di telefono, il tipo di idoneità richiesta (in questo caso non agonistica) specificando che il certificato serve per l’iscrizione al Cus Pisa.
Successivamente bisogna recarsi agli impianti Cus muniti di documento d’identità per ottenere la documentazione necessaria ad usufruire della convenzione.
La visita si terrà, come detto, allo stabilimento ospedaliero di Santa Chiara (Medicina dello sport, edificio 8 - ingressi da via Bonanno e via Roma). Per effettuarla occorrono un documento d’identità, la tessera sanitaria e i documenti rilasciati dal Cus.
L’iscrizione al Cus, gratuita per gli studenti dell’Università di Pisa, potrà avvenire a partire dal lunedì successivo alla visita.

Con una donazione di 17.000 euro la LAV finanzierà una borsa di studio per sostenere la ricerca senza l’uso di animali. Lunedì 1 febbraio, Gianluca Felicetti, presidente dell’associazione, accompagnato dalla biologa Michela Kuan, responsabile del settore Vivisezione, ha consegnato al direttore del Centro Piaggio, Andrea Caiti, e al gruppo di ricerca di Arti Ahluwalia un contributo destinato a sviluppare un bioreattore che riproduca l’ambiente dinamico dell’alveolo polmonare e che sia in grado di testare la tossicità di sostanze chimiche inalate. Il tutto senza ricorrere alla sperimentazione animale.
Il progetto prevede la realizzazione di un prototipo, nominato MALI (Moving Air-Liquid Interface) per l’esposizione di areosol su colture di cellule epiteliali alveolari, capace di simulare le azioni di inspirazione, espirazione, flusso sanguigno e deposizione biomimetica di aerosol. Tale sistema permetterà il superamento del ricorso ad animali anche dal punto di vista normativo: «Già da tempo il nostro gruppo di ricerca sviluppa modelli di organi e di sistemi in vitro in grado di mimare la fisiologia e le patologie umane – commenta la professoressa Ahluwalia – Come bioingegneri lavoriamo per il benessere dell’uomo e queste tecnologie ci permettono di sviluppare metodi più sicuri e scientificamente più esatti per il raggiungimento dei nostri obiettivi».
“Questa borsa di studio è l’ennesima dimostrazione che non solo è possibile, ma è doveroso fare una ricerca senza vivisezione – afferma Michela Kuan – il modello animale appartiene al passato e ognuno di noi deve impegnarsi per il suo superamento affinché venga realmente tutelata la salute umana. I fondi pubblici e privati devono essere indirizzati verso lo sviluppo dei metodi sostitutivi e questo contributo è la prova più concreta dell’applicazione di tali metodi, in risposta a chi ci attacca negando l'esistenza della ricerca senza animali: innovativa, scientificamente affidabile e utile”.
Al momento, la valutazione della tossicità delle sostanze chimiche inalate prevede l’uso di un elevato numero di animali da sottoporre a inalazione forzata, che comporta morte, dolore e agonia. «I risultati di questi test sono inaffidabili, in quanto correlano la mortalità della cavia con la concentrazione della sostanza a cui è esposta, senza prendere in considerazione i meccanismi che portano a tale effetto. A tutto questo va aggiunta la necessità di estrapolare i dati e correlare il modello animale con la risposta umana. Sono quindi necessari test più diretti, semplici ed efficaci che non richiedano la sperimentazione animale, sia per ragioni etiche ed economiche, che per ragioni scientifiche».
Il finanziamento è stato reso possibile grazie al contributo dei cittadini che hanno scelto di devolvere alla LAV il 5x1000.

logo lavCon una donazione di 17.000 euro la LAV finanzierà una borsa di studio per sostenere la ricerca senza l’uso di animali. Lunedì 1 febbraio, Gianluca Felicetti, presidente dell’associazione, accompagnato dalla biologa Michela Kuan, responsabile del settore Vivisezione, ha consegnato al direttore del Centro Piaggio, Andrea Caiti, e al gruppo di ricerca di Arti Ahluwalia un contributo destinato a sviluppare un bioreattore che riproduca l’ambiente dinamico dell’alveolo polmonare e che sia in grado di testare la tossicità di sostanze chimiche inalate. Il tutto senza ricorrere alla sperimentazione animale.

LAV centro piaggioIl progetto prevede la realizzazione di un prototipo, nominato MALI (Moving Air-Liquid Interface) per l’esposizione di areosol su colture di cellule epiteliali alveolari, capace di simulare le azioni di inspirazione, espirazione, flusso sanguigno e deposizione biomimetica di aerosol. Tale sistema permetterà il superamento del ricorso ad animali anche dal punto di vista normativo: «Già da tempo il nostro gruppo di ricerca sviluppa modelli di organi e di sistemi in vitro in grado di mimare la fisiologia e le patologie umane – commenta la professoressa Ahluwalia – Come bioingegneri lavoriamo per il benessere dell’uomo e queste tecnologie ci permettono di sviluppare metodi più sicuri e scientificamente più esatti per il raggiungimento dei nostri obiettivi».

“Questa borsa di studio è l’ennesima dimostrazione che non solo è possibile, ma è doveroso fare una ricerca senza vivisezione – afferma Michela Kuan – il modello animale appartiene al passato e ognuno di noi deve impegnarsi per il suo superamento affinché venga realmente tutelata la salute umana. I fondi pubblici e privati devono essere indirizzati verso lo sviluppo dei metodi sostitutivi e questo contributo è la prova più concreta dell’applicazione di tali metodi, in risposta a chi ci attacca negando l'esistenza della ricerca senza animali: innovativa, scientificamente affidabile e utile”.

LAV centro piaggio2Al momento, la valutazione della tossicità delle sostanze chimiche inalate prevede l’uso di un elevato numero di animali da sottoporre a inalazione forzata, che comporta morte, dolore e agonia. «I risultati di questi test sono inaffidabili, in quanto correlano la mortalità della cavia con la concentrazione della sostanza a cui è esposta, senza prendere in considerazione i meccanismi che portano a tale effetto. A tutto questo va aggiunta la necessità di estrapolare i dati e correlare il modello animale con la risposta umana. Sono quindi necessari test più diretti, semplici ed efficaci che non richiedano la sperimentazione animale, sia per ragioni etiche ed economiche, che per ragioni scientifiche».
Il finanziamento è stato reso possibile grazie al contributo dei cittadini che hanno scelto di devolvere alla LAV il 5x1000.

Ne hanno parlato: 
ADNkronos
Nazione Pisa 
Pisa Today 
gonews 
Quotidiano.net

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