Giornata della Memoria
In occasione della Giornata della Memoria pubblichiamo un intervento di Maria Antonella Galanti, prorettore per i Rapporti con il territorio e docente del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Ateneo.
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Il 27 gennaio 1945 fu il giorno della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Le immagini dei pochi superstiti, dei luoghi e degli strumenti di tortura e di morte hanno fatto il giro del mondo e non ci sarebbe bisogno di celebrare una giornata della memoria per ricordarcele. Sono impresse nella nostra mente, sono parte integrante del nostro immaginario e ci hanno commosso o generato raccapriccio molte volte, nel corso del tempo, indelebili metafore di ogni insensatezza umana. Sono immagini terribili perché testimoniano l'esistenza, negli esseri umani, anche di una tensione a distruggere e a misurare il proprio valore in termini di rapporti di forza e di potere attraverso la sopraffazione ai danni di chi si trovi in condizione di maggiore fragilità sociale o debolezza contrattuale.
Non servirebbe a niente, perciò, questa giornata, se la intendessimo come una sorta di rituale risarcimento morale nei confronti degli ebrei e insieme a loro di tutte quelle comunità o insiemi di persone che sono state oggetto della violenza nazista, fino allo sterminio di massa: i dissidenti politici comunisti, socialisti e social-democratici, le persone omosessuali, i Rom, i malati psichici, i soggetti con disabilità e gli appartenenti, in generale, a religioni diverse da quella cattolica. Si tratta, invece, di conservare memoria e consapevolezza della storia che coinvolge noi tutti, cioè di ciò che è stato possibile accadesse in Europa, nello spazio nero delle dittature che collega i due profondi abissi delle guerre mondiali.
Memoria e oblio sono due esperienze strettamente intrecciate. È l'oblio che rende possibile la memoria come strumento vivo e attivo di lettura del presente e di progettualità rispetto al futuro. È l'oblio, cioè, che mettendo in ombra il resto permette di dirigere la luce sulla specifica esperienza che in una determinata circostanza si vuole rendere attuale. Non per farne testimonianza di un passato ibernato nella distanza storica, ma per rendere quel passato metafora viva del presente, capace di lasciare emergere il filo di paura e di speranza progettuale che lega l'ieri all'oggi ed entrambi al futuro.
I campi di concentramento possono apparire, a un primo sguardo, un'esperienza lontana nel tempo, ma altrettanto non si può dire, purtroppo, dell'idea che li sorreggeva e che rappresenta un pericolo sempre attuale. Un pericolo subdolo, strisciante, spesso invisibile: l'omologazione degli individui gli uni agli altri, l'eliminazione di ogni differenza così da rendere le persone passivo oggetto di controllo e di dominio. Oggi assistiamo, infatti, all'emergere di nuovi razzismi, non di rado suffragati da riedizioni di semplificanti riduzionismi di tipo biologico, mentre l'enfatizzazione della dimensione tecnica rischia di trasformarla in fine delle nostre scelte anziché in mezzo per migliorare la qualità delle relazioni umane e in generale della nostra vita.
Maria Antonella Galanti
Dalla ricerca dell’Ateneo arrivano le dime per la chirurgia spinale
Arriveranno presto sul mercato le innovative dime chirurgiche sviluppate da un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa e recentemente usate per un intervento di chirurgia spinale. La soluzione, sviluppata presso EndoCAS - il Centro di eccellenza per la Chirurgia assistita al calcolatore diretto dal professor Mauro Ferrari – e brevettata dall’Università di Pisa, sarà commercializzata tramite e-SPres3D, la spin off creata dai ricercatori dell’Ateneo pisano e della Scuola Sant’Anna.
Le dime sono ausili clinici che permettono il posizionamento preciso degli impianti durante le operazioni chirurgiche. Quelle sviluppate dal gruppo di ricerca pisano permettono di guidare le viti nell’intervento di fusione spinale con estrema precisione: «In questo tipo di intervento, decisamente frequente sia in Italia che nel resto del mondo, la precisione nell’impianto delle viti è l’aspetto cruciale per il buon esito della procedura chirurgica e per questo motivo sul mercato sono appena uscite anche complesse soluzioni robotiche – commenta Vincenzo Ferrari, ricercatore di ingegneria biomedica di EndoCAS - Le dime chirurgiche ideate presso l’Università di Pisa sono una più efficiente ed economica alternativa per gli interventi eseguiti in chirurgia aperta. Il brevetto pisano descrive come realizzare e adattare, sulla base delle immagini radiologiche del paziente, una dima chirurgica dotata di cannule di foratura da adagiare sulle vertebre del paziente per poi procedere con precisione e sicurezza alla fase di cruciale foratura e inserimento delle viti».
Le origini di questa ricerca risalgono al 2011 quando, Vincenzo Ferrari e Paolo Parchi, medico della Clinica Ortopedica I Universitaria diretta dal professor Michele Lisanti, presentarono a Londra i risultati di un lavoro sviluppato presso EndoCAS, in occasione del congresso mondiale CAOS (Computer Assisted Orthopedic Surgery). Da allora il gruppo di ricerca ha ottimizzato la soluzione per la chirurgia spinale grazie al lavoro di Sara Condino e Marina Carbone, entrambe ingengeri postdoc di EndoCAS, e lo scorso luglio è stato operato il primo paziente. Nei giorni scorsi i clinici hanno verificato l’ottimo esito dell’intervento, eseguito dal dottor Paolo Parchi, ottenuto anche grazie all’utilizzo delle innovative dime chirurgiche che permettono di guidare le viti nell’intervento di fusione spinale con estrema precisione.
Quaranta studenti dagli USA in visita all’Università di Pisa
Giovedì 21 gennaio, quaranta studenti provenienti dalla Taylor University, nello Stato dell’Indiana in USA, sono stati ospiti dell’Università di Pisa. I ragazzi sono stati accolti dallo staff dell’International Office prima a Palazzo Matteucci, poi al rettorato dove hanno visitato le sale storiche e ammirato la copia settecentesca del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” di Galileo Galilei, conservata nella Sala dei Mappamondi.
I ragazzi, iscritti al primo anno di università, erano studenti eccellenti del corso di “Storia dell’educazione”, arrivati in Italia per svolgere il loro periodo curriculare di studio all’estero con scopi sia educativi sia di conoscenza delle possibilità offerte a livello universitario. Dopo aver visitato Roma e Firenze, il gruppo ha voluto conoscere da vicino anche una prestigiosa università italiana, scegliendo Pisa come meta. Lo staff dell’International Office ha illustrato loro il funzionamento il sistema universitario italiano, citando poi le aree di eccellenza dell’Ateneo pisano e l’offerta formativa in termini di lauree magistrali, PhD e Summer School.
Gli studenti erano accompagnati dai professori Scott Moeschberget, Associate Dean of Honors Programme e Associate Professor of Psychology/Higher Education, Dannie Stanley, Assistant Professor of Computer Science and Engineering e due graduate assistants, Jennifer Moeschberger e Amy Peterson.
Quaranta studenti dagli USA in visita all’Università di Pisa
Giovedì 21 gennaio, quaranta studenti provenienti dalla Taylor University, nello Stato dell’Indiana in USA, sono stati ospiti dell’Università di Pisa. I ragazzi sono stati accolti dallo staff dell’International Office prima a Palazzo Matteucci, poi al rettorato dove hanno visitato le sale storiche e ammirato la copia settecentesca del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” di Galileo Galilei, conservata nella Sala dei Mappamondi.
I ragazzi, iscritti al primo anno di università, erano studenti eccellenti del corso di “Storia dell’educazione”, arrivati in Italia per svolgere il loro periodo curriculare di studio all’estero con scopi sia educativi sia di conoscenza delle possibilità offerte a livello universitario. Dopo aver visitato Roma e Firenze, il gruppo ha voluto conoscere da vicino anche una prestigiosa università italiana, scegliendo Pisa come meta. Lo staff dell’International Office ha illustrato loro il funzionamento il sistema universitario italiano, citando poi le aree di eccellenza dell’Ateneo pisano e l’offerta formativa in termini di lauree magistrali, PhD e Summer School.
Gli studenti erano accompagnati dai professori Scott Moeschberget, Associate Dean of Honors Programme and Associate Professor of Psychology/Higher Education, Dannie Stanley, Assistant Professor of Computer Science and Engineering e due graduate assistants, Jennifer Moeschberger and Amy Peterson.
Ne hanno parlato:
Nazione Pisa
StampToscana.it
Seconda missione spaziale per gli studenti di Ingegneria
Per la seconda volta consecutiva si sono guadagnati un posto a bordo del razzo sonda che l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) lancerà nello spazio a Kiruna, in Svezia, a marzo 2017, dove potranno montare una versione aggiornata e migliorata del loro “termosifone spaziale” da testare in condizioni di assenza di gravità. Sono i ragazzi del team “U-PHOS Project” (evoluzione rinnovata del precedente PHOS), studenti dell’Università di Pisa selezionati dall’ESA per partecipare al programma REXUS/BEXUS (Rocket and Balloon Experiments for University Students). Il loro obiettivo è costruire entro marzo 2017 un innovativo tipo di Heat Pipe, un tubo di calore in grado di funzionare solo a gravità ridotta. Il dispositivo che verrà testato raggiungerà circa 100 km di altezza per poi rientrare a terra.
«L’obiettivo del progetto è investigare il funzionamento di un dispositivo per lo scambio termico – spiega Pietro Nannipieri, team leader di U-PHOS – Questo dispositivo deve trasportare in modo efficiente il calore da una parte all’altra, è una specie di condizionatore, anche se la sua forma ricorda quella di un termosifone. Il mondo scientifico e spaziale, ESA compresa, è molto interessato a questa tecnologia in quanto molto leggera, economica e resistente ai guasti».
Con il loro progetto gli studenti pisani avranno la possibilità di partecipare alle fasi progettuali, gestionali e operative di una vera missione spaziale: “Il dispositivo che verrà testato è chiamato PHP, acronimo di Pulsating Heat Pipe, un tipo di tubo di calore che funziona con un regime di circolazione pulsante – continua Pietro Nannipieri – Le PHP sono caratterizzate da una grande semplicità produttiva e quindi un basso costo che determina poi un coefficiente prestazioni-costo molto alto. Durante l'esperimento verrà somministrata potenza termica in una sezione del dispositivo e sottratto in un’altra, con questa procedura si potranno determinare vari parametri funzionali in assenza di gravità. Questi dati verranno poi paragonati con quelli acquisiti con altri esperimenti eseguiti a terra».
Rispetto alla precedente esperienza, verranno usate delle schiume metalliche all’interno dell’esperimento per migliorarne le performance termiche. La meccanica dell’esperimento verrà rivoluzionata per migliorarne le prestazioni e diminuirne il peso. Infine anche la parte di acquisizione dei dati verrà completamente rinnovata con un sistema fortemente innovativo in modo da permettere di acquisire dati più accurati. In sostanza, l’oggetto dell’esperimento è lo stesso ma il set-up sperimentale è completamente rivoluzionato.
I team selezionati dall’ESA si ritroveranno a Kiruna nel prossimo mese di marzo per la “PDR”, la Preliminary Design Review, dove gli esperti di tutte le organizzazioni partecipanti valuteranno il “disegno preliminare”. Il team U-PHOS dell’Università di Pisa è l’unico italiano a essere stato selezionato nella categoria “Rocket” dall’ESA, ramo Educational, che ogni anno offre la possibilità, agli studenti di tutte le nazioni appartenenti alla comunità europea, di partecipare al programma REXUS/BEXUS.
Il team di U-PHOS
I componenti della squadra pisana - supportata dai tre dipartimenti di Ingegneria - sono 15: Pietro Nannipieri, Giulia Becatti, Alessandro Viglione, Eugenio Ferrato, Andrea Catarsi, Paolo Di Giorgio, Lorenzo Quadrelli, Lorenzo Barsocchi, Pietro Guardati, Federico Nesti, Francesco Zanaboni, Martina Anichini, Stefano Piacquadio, Davide Di Prizio, Gabriele Meoni. I professori a supporto del progetto sono Sauro Filippeschi, Luca Fanucci, Federico Baronti, Paolo Di Marco, Salvo Marcuccio.
Collaboratori cercasi
La squadra è alla ricerca di studenti che possano collaborare nelle seguenti aree: marketing, social marketing, organizzazione eventi, gestione rapporto con aziende e fornitori, programmazione embedded, web designer, web developer, CAD drawings (disegni meccanici), test e manufacturing. La selezione è aperta a tutti gli studenti, non solo quelli inscritti a Ingegneria. Gli interessati possono compilare il form a questo link.
Per qualsiasi informazione è possibile inviare un messaggio sulla pagina Facebook o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Calendario delle escursioni 2016 Unipi-Club Alpino Italiano
Nell'ambito della convenzione tra l'Università di Pisa e la sezione pisana del Club Alpino Italiano (CAI), è stato programmato il calendario delle escursioni 2016 dedicate ai soli studenti universitari. Il calendario è visibile all'indirizzo: http://www.caipisa.it/unipi
La prima uscita, riservata a 50 studenti, sarà effettuata domenica 31 gennaio allo Spuntone di Santallago, sui Monti Pisani. Per quest'uscita i posti disponibili sono terminati.
Seconda missione spaziale per gli studenti di Ingegneria
Per la seconda volta consecutiva si sono guadagnati un posto a bordo del razzo sonda che l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) lancerà nello spazio a Kiruna, in Svezia, a marzo 2017, dove potranno montare una versione aggiornata e migliorata del loro “termosifone spaziale” da testare in condizioni di assenza di gravità. Sono i ragazzi del team “U-PHOS Project” (evoluzione rinnovata del precedente PHOS), studenti dell’Università di Pisa selezionati dall’ESA per partecipare al programma REXUS/BEXUS (Rocket and Balloon Experiments for University Students). Il loro obiettivo è costruire entro marzo 2017 un innovativo tipo di Heat Pipe, un tubo di calore in grado di funzionare solo a gravità ridotta. Il dispositivo che verrà testato raggiungerà circa 100 km di altezza per poi rientrare a terra.
«L’obiettivo del progetto è investigare il funzionamento di un dispositivo per lo scambio termico – spiega Pietro Nannipieri, team leader di U-PHOS – Questo dispositivo deve trasportare in modo efficiente il calore da una parte all’altra, è una specie di condizionatore, anche se la sua forma ricorda quella di un termosifone. Il mondo scientifico e spaziale, ESA compresa, è molto interessato a questa tecnologia in quanto molto leggera, economica e resistente ai guasti».
Con il loro progetto gli studenti pisani avranno la possibilità di partecipare alle fasi progettuali, gestionali e operative di una vera missione spaziale: “Il dispositivo che verrà testato è chiamato PHP, acronimo di Pulsating Heat Pipe, un tipo di tubo di calore che funziona con un regime di circolazione pulsante – continua Pietro Nannipieri – Le PHP sono caratterizzate da una grande semplicità produttiva e quindi un basso costo che determina poi un coefficiente prestazioni-costo molto alto. Durante l'esperimento verrà somministrata potenza termica in una sezione del dispositivo e sottratto in un’altra, con questa procedura si potranno determinare vari parametri funzionali in assenza di gravità. Questi dati verranno poi paragonati con quelli acquisiti con altri esperimenti eseguiti a terra».
Rispetto alla precedente esperienza, verranno usate delle schiume metalliche all’interno dell’esperimento per migliorarne le performance termiche. La meccanica dell’esperimento verrà rivoluzionata per migliorarne le prestazioni e diminuirne il peso. Infine anche la parte di acquisizione dei dati verrà completamente rinnovata con un sistema fortemente innovativo in modo da permettere di acquisire dati più accurati. In sostanza, l’oggetto dell’esperimento è lo stesso ma il set-up sperimentale è completamente rivoluzionato.
I team selezionati dall’ESA si ritroveranno a Kiruna nel prossimo mese di marzo per la “PDR”, la Preliminary Design Review, dove gli esperti di tutte le organizzazioni partecipanti valuteranno il “disegno preliminare”. Il team U-PHOS dell’Università di Pisa è l’unico italiano a essere stato selezionato nella categoria “Rocket” dall’ESA, ramo Educational, che ogni anno offre la possibilità, agli studenti di tutte le nazioni appartenenti alla comunità europea, di partecipare al programma REXUS/BEXUS.
Il team di U-PHOSI componenti della squadra pisana - supportata dai tre dipartimenti di Ingegneria - sono 15: Pietro Nannipieri, Giulia Becatti, Alessandro Viglione, Eugenio Ferrato, Andrea Catarsi, Paolo Di Giorgio, Lorenzo Quadrelli, Lorenzo Barsocchi, Pietro Guardati, Federico Nesti, Francesco Zanaboni, Martina Anichini, Stefano Piacquadio, Davide Di Prizio, Gabriele Meoni. I professori a supporto del progetto sono Sauro Filippeschi, Luca Fanucci, Federico Baronti, Paolo Di Marco, Salvo Marcuccio.
Collaboratori cercasi
La squadra è alla ricerca di studenti che possano collaborare nelle seguenti aree: marketing, social marketing, organizzazione eventi, gestione rapporto con aziende e fornitori, programmazione embedded, web designer, web developer, CAD drawings (disegni meccanici), test e manufacturing. La selezione è aperta a tutti gli studenti, non solo quelli inscritti a Ingegneria. Gli interessati possono compilare il form a questo link.
Per qualsiasi informazione è possibile inviare un messaggio sulla pagina Facebook o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Ne hanno parlato:
QN
Nazione Pisa
InToscana.it
NazionePisa.it
QuiNewsPisa.it
PisaToday.it
Media INAF
Controcampus.it
gonews.it
StampToscana.it
Voci della Grande Guerra
Creare un archivio digitale on line per riunire le voci dell’Italia durante il primo conflitto mondiale: soldati, propaganda ufficiale, giornali, élite intellettuale o popolo E’ questo l’obiettivo di “Voci della Grande Guerra”, un progetto finanziato dalla Presidenza Consiglio dei Ministri nell’ambito delle celebrazioni centenario del 1914-18 che nei prossimi diciotto mesi impegnerà l’Università di Pisa, l’Accademia della Crusca, l’Istituto di Linguistica Computazionale “Antonio Zampolli” del CNR e il Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari con sede all’Università di Siena.
“La creazione di questo archivio consentirà di capire e di indagare il modo in cui gli italiani hanno sentito e raccontato la guerra e di come il conflitto abbia a sua volta mutato profondamente il linguaggio – ha spiegato Alessandro Lenci del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa – e non a caso il corpus di testi verrà anche utilizzato per lo sviluppo del Grande Vocabolario dell’italiano post-unitario in cantiere presso l’Accademia della Crusca, sotto la direzione del professore Claudio Marazzini”.
Il progetto, che vede anche coinvolto il professore Nicola Labanca dell’Università di Siena, uno dei maggiori esperti sulla storia della prima guerra mondiale, raccoglierà e metterà a confronto per la prima volta una grande varietà di materiali alcuni dei quali mai digitalizzati prima. Infatti, nonostante siano già disponibili archivi digitali della Grande Guerra, questi tipicamente sono limitati ad un unico genere come ad esempio la diaristica. In questo caso invece saranno riuniti testi provenienti dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, dal Museo storico italiano della guerra di Rovereto e dal Museo storico di Trento, raccolte inedite dagli Archivi della scrittura popolare, la serie completa degli Atti parlamentari, articoli da quotidiani come “La Stampa” e il “Corriere della sera” e altri che saranno appositamente digitalizzati, ma anche riviste di particolare interesse come ad esempio i cosiddetti “giornali di trincea”, pubblicati appositamente per le truppe combattenti. Il corpus coprirà l’arco dal 1914 al 1918, per analizzare l’impatto immediato della guerra sull’evoluzione della lingua, così come le diverse modalità di rappresentare la guerra nelle varie fasi del conflitto, ad esempio prima e dopo la disfatta di Caporetto.
“Alla fine tutti i materiali saranno disponibili on line – ha concluso Alessandro Lenci - e grazie all’uso di tecniche avanzate di linguistica computazionale, web semantico e visualizzazione dell’informazione sarà possibile fare ricerche semplici, efficaci ed innovative in modo da far conoscere e apprezzare la polifonia delle voci dell’Italia in guerra”.
La Presidente Laura Boldrini in visita all'Orto Botanico dell'Università di Pisa
Nella sua giornata pisana, la Presidente della Camera, on. Laura Boldrini, ha visitato l'Orto Botanico dell'Università di Pisa, il più antico al mondo annesso a un'istituzione universitaria, e conosciuto alcune delle eccellenze scientifiche dell’Ateneo. Accompagnata dal rettore Massimo Augello e dai prorettori alla Ricerca, Roberto Barale e Paolo Ferragina, la Presidente ha fatto prima un giro tra piante, serre e percorsi espositivi dell'Orto, e si è quindi soffermata nell'Aula "Savi", dove sono stati allestiti tavoli tematici con alcuni dei principali progetti di ricerca dell'Università di Pisa.
Tra gli stand, organizzati sul modello della "Notte dei Ricercatori", la Presidente ha iniziato il suo giro intrattenendosi a parlare con i fondatori di due spin-off dell’Ateneo, che hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali: "BioBeats", la startup che sviluppa app per il well-being, e "VIPER", che sviluppa oggetti “intelligenti” per l’Internet of Things. Inoltre, alla Presidente sono state illustrate le attività della SoBigData European Research Infrastructure, una delle sei finanziate dall'Unione Europea, che ha a Pisa il suo coordinamento europeo.
Le ricerche di eccellenza in mostra hanno riguardato numerose tematiche. Una postazione è stata dedicata agli studi agro-alimentari e del Centro sulla Nutraceutica, con la presentazione degli alimenti originati dalla ricerca con caratteristiche nutrizionali, tecnologiche o funzionali altamente innovative, dal pane e vino ottenuti con tecnologie che eliminano la presenza di additivi chimici, al miele e al polline ottenuti con tecniche di allevamento innovative, al famoso formaggio senza colesterolo.
Un secondo stand ha riguardato le neuroscienze, con le ricerche dell’unico centro italiano di imaging avanzato (Imago7) e le sue applicazioni per le patologie del cervello; un'altra postazione ha illustrato le eccellenze nella fisica, dagli studi fondazionali alle applicazioni, come ad esempio la fisica medica. Inoltre si è parlato anche dell’importante esperimento VIRGO, frutto di una collaborazione europea, che a oggi è il più grande rilevatore di onde gravitazionali d’Europa.
I ricercatori di robotica e bioingegneria del Centro “Enrico Piaggio” hanno fatto sperimentare alla Presidente la mano robotica Soft Hand, facendola anche dialogare con il robot Face, la faccia robotica dalle sembianze umane utilizzata anche per l’interazione con bambini autistici. I medici e gli ingegneri di “Endocas”, il Centro di chirurgia assistita al calcolatore, hanno descritto un sistema di navigazione chirurgica indossabile con tecnologia di realtà aumentata, simulatori medici paziente specifici, e dime chirurgiche per guidare le viti in interventi di fusione spinale.
Infine il Centro interdipartimentale di Scienza e Ingegneria dei materiali, che raggruppa nove dipartimenti dell’Ateneo e conta circa cento membri tra docenti e ricercatori, ha presentato alcune attività di ricerca, in particolare quelle sui materiali biodegradabili e da risorse rinnovabili - dai vasi agli involucri per uova prodotti con mais - i compositi a matrice ceramica per impiego ad alta temperatura e le nanotecnologie per i Beni Culturali.
Nei giardini dell’Orto botanico sono stati infine esposti la vettura di “Formula Student” della Squadra Corse dell'Università, che correrà nel prossimo campionato internazionale di Formula SAE, e un veicolo subacqueo autonomo per ispezioni dei fondali e della oceanografia.
"Sono stata molto contenta di aver potuto scoprire alcune delle tante eccellenze che ci sono all'Università di Pisa - ha detto la Presidente Boldrini, all'uscita dall'Orto Botanico - e penso che noi tutti dobbiamo essere davvero orgogliosi dei nostri ricercatori che, come ho potuto costatare questa mattina, sono impegnati a fondo per il bene comune".
Voci della Grande Guerra
Creare un archivio digitale on line per riunire le voci dell’Italia durante il primo conflitto mondiale: soldati, propaganda ufficiale, giornali, élite intellettuale o popolo E’ questo l’obiettivo di “Voci della Grande Guerra”, un progetto finanziato dalla Presidenza Consiglio dei Ministri nell’ambito delle celebrazioni centenario del 1914-18 che nei prossimi diciotto mesi impegnerà l’Università di Pisa, l’Accademia della Crusca, l’Istituto di Linguistica Computazionale “Antonio Zampolli” del CNR e il Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari con sede all’Università di Siena.
“La creazione di questo archivio consentirà di capire e di indagare il modo in cui gli italiani hanno sentito e raccontato la guerra e di come il conflitto abbia a sua volta mutato profondamente il linguaggio – ha spiegato Alessandro Lenci del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa – e non a caso il corpus di testi verrà anche utilizzato per lo sviluppo del Grande Vocabolario dell’italiano post-unitario in cantiere presso l’Accademia della Crusca, sotto la direzione del professore Claudio Marazzini”.
Il progetto, che vede anche coinvolto il professore Nicola Labanca dell’Università di Siena, uno dei maggiori esperti sulla storia della prima guerra mondiale, raccoglierà e metterà a confronto per la prima volta una grande varietà di materiali alcuni dei quali mai digitalizzati prima. Infatti, nonostante siano già disponibili archivi digitali della Grande Guerra, questi tipicamente sono limitati ad un unico genere come ad esempio la diaristica. In questo caso invece saranno riuniti testi provenienti dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, dal Museo storico italiano della guerra di Rovereto e dal Museo storico di Trento, raccolte inedite dagli Archivi della scrittura popolare, la serie completa degli Atti parlamentari, articoli da quotidiani come “La Stampa” e il “Corriere della sera” e altri che saranno appositamente digitalizzati, ma anche riviste di particolare interesse come ad esempio i cosiddetti “giornali di trincea”, pubblicati appositamente per le truppe combattenti. Il corpus coprirà l’arco dal 1914 al 1918, per analizzare l’impatto immediato della guerra sull’evoluzione della lingua, così come le diverse modalità di rappresentare la guerra nelle varie fasi del conflitto, ad esempio prima e dopo la disfatta di Caporetto.
“Alla fine tutti i materiali saranno disponibili on line – ha concluso Alessandro Lenci - e grazie all’uso di tecniche avanzate di linguistica computazionale, web semantico e visualizzazione dell’informazione sarà possibile fare ricerche semplici, efficaci ed innovative in modo da far conoscere e apprezzare la polifonia delle voci dell’Italia in guerra”.