KA103 2014
Higher education student and staff mobility project (2014)
Unipi Team Leader: Alessandra Guidi, Pro Rector for Internationalization
The University of Pisa (UNIPI) is pursuing a policy of expansion of its commitment towards internationalisation, in terms of both quality and quantity. Our mobility partners have been chosen in several ways: some partnerships with like-minded universities have developed on the basis of personal links of professors and researchers who have wished to add a staff and/or student mobility dimension to their existing cooperation. Often however key partnerships have been established as a result of the shared commitment to the various networks and large-scale European projects which the University of Pisa has coordinated or been a partner of.
Mobility partners are screened in practice for their correct and ‘virtuous’ use of ECTS. This has allowed the University of Pisa to build up through its many bilateral agreement a network of trusted Erasmus partners, in which all eligible countries are represented. Often this network is the result of the extension to new subject areas of existing agreements which have proved positive and of interest to the students.
The University of Pisa began its Erasmus experience in the late ‘80s in the then context of 11 countries. At each opportunity to increase the number of partners in the Erasmus framework it has done so, first in western then in eastern and central Europe, and more recently in Turkey and with the newly eligible Balkan partners.The present Erasmus mobility has as its objective that of making it possible for all students and professors to engage in mobility if they wish, and to remove barriers to full use of the opportunities offered by Erasmus. In a large generalist university such as the university of Pisa, the strategy is not to give priority to any one disciplinary area or category of students, but rather to coordinate and extend the good practice established in the areas that have proved particularly active in Erasmus to the other subject areas. The subject areas of Humanities, Engineering, Natural, Social and Applied Sciences have consolidated particularly successful mobility programmes, for both the first and the second cycles. Our key objectives are to increase the incoming and outgoing student and staff mobility; to increase the number of programmes taught in English; to build up the mobility of non-teaching staff, which is particularly valuable in training the administrative support for internationalisation.
Concerning the number of participants, we planned a total of 575 (both students and staff) and we achieved a total number of 715.
Most of the growth regarded the student mobility for traineeships and studies between Programme Countries.
The countries best represented, for both study and traineeship, were: Spain, Germany, France and UK. The average duration of achieved student mobility was 5 months. Students in mobility were mostly females, two of which had special needs.
Coordinator: UNIVERSITÀ DI PISA (Italy)
Start date: 01-06-2014
End date: 30-09-2015
EU Grant: 1.152.207 €
Project website: https://unipi.erasmusmanager.it/studenti/
Un anno di transizione digitale: come sta cambiando l’Università di Pisa
Elaborare azioni a breve termine per consolidare e rendere più efficace l’utilizzo di servizi e strumenti digitali già disponibili e predisporre un piano strategico a medio-lungo termine per favorire la transizione digitale in tutti i processi dell’Ateneo. È questo il mandato che il rettore dell’Università di Pisa ha dato al Tavolo per la Transizione Digitale, ufficialmente istituito il 16 gennaio 2023. A dodici mesi di distanza dal suo insediamento, è tempo di un primo bilancio per il gruppo coordinato dal prof. Giuseppe Anastasi, Delegato per la Transizione Digitale dell’Ateneo pisano, che proprio prima di Natale ha riunito a Le Benedettine tutti i membri del Tavolo, della Direzione Infrastrutture Digitali e del Sistema Informatico d’Ateneo per una giornata di relazioni di fine anno.
I membri del Tavolo per la Transizione Digitale nella riunione di insediamento del 16 gennaio 2023
Professore, a che punto è la Transizione Digitale dell’Ateneo?
“Si dice che ci ben comincia è a metà dell’opera… ecco, direi che abbiamo cominciato bene. Il lavoro da fare è molto, ma la ‘transizione digitale’ dell’Università di Pisa fa leva su una ‘tradizione digitale’ che è unica nel suo genere. Un vantaggio non da poco che ci pone, oggi, in una posizione di leadership a livello nazionale. D’altro canto, però, siamo anche un sistema complesso ed era tempo di fare un po’ di ordine. Non a caso, in questo primo anno di attività abbiamo aggiornato la mappatura dei servizi già attivi e delle necessità 'digitali' e infrastrutturali di dipartimenti, centri e direzioni, per pianificare gli interventi necessari. Allo stesso tempo abbiamo iniziato a progettare il futuro.”
Qual è la direzione presa?
“L’obiettivo è quello di aumentare il numero dei servizi digitali disponibili e rendere sempre più diffuso il loro utilizzo. Anche per questo, una delle prime azioni intraprese è stata quella di implementare i punti di accesso ai servizi dedicati alle varie componenti della nostra comunità: docenti (IO@UniPi), studenti (Agenda Didattica) e personale tecnico-amministrativo e bibliotecario (START). Qui ogni utente potrò trovare tutto ciò che gli serve. Allo stesso tempo abbiamo fatto un censimento dei servizi attivi, talvolta sviluppati da singoli Dipartimenti, in modo da poter procedere ad una razionalizzazione dell’offerta e a un aggiornamento dell’esistente. Un esempio è quello di Sign che, nato durante la pandemia per prenotare la postazione in aula, oggi, nella sua versione 2.0, è pensato per favorire l’interazione del docente con la classe. Guardando, invece, al futuro e ai servizi in fase di progettazione, abbiamo deciso di adottare l’approccio dello human-centric design, in modo che rispondano a pieno alle esigenze di chi li utilizzerà.”
Un momento della riunione di fine anno sulla Transizione Digitale presso Le Benedettine
Le prime novità?
“Proprio in questi giorni è ‘entrata in servizio’ la prima Sibylla, l’innovativo sistema di chat AI sviluppato da Antonio Cisternino, Presidente del SIA, in grado di dare informazioni puntali su regolamenti e funzionamento dell’ateneo in qualsiasi lingua. In questa prima fase è specializzata sulle missioni. Sono sicuro che aiuterà moltissimo i colleghi nel loro lavoro. Nei prossimi mesi, invece, presso il Polo Carmignani sarà attivato il TOLC Center di Ateneo per la gestione dei Test Online CISIA di ammissione ai Corsi di Studio a numero programmato locali e per i test di autovalutazione. Un’iniziativa che ha coinvolto diverse direzioni e i prorettori/delegati di riferimento: Didattica, Orientamento, Logistica, Edilizia, Direzione Infrastrutture Digitali e Sistema Informatico d’Ateneo. Oltre a questo, stiamo attivando dei servizi che migliorino il tracciamento delle risorse, dei progetti e delle attività di ricerca; abbiamo sviluppato il sistema A-Snap per la gestione di consigli di dipartimento, di dottorato e di corso di studio e stiamo lavorando a nuovi servizi per l’amministrazione centrale, oltre che a nuove modalità di gestione delle identità per l’allocazione di risorse informatiche. Allo stesso tempo, stiamo intervenendo per garantire una sempre maggior sicurezza informatica. E questo sia dal punto di vista dell’infrastruttura digitale che da quello dell’utenza. È infatti fondamentale una sempre maggior consapevolezza, da parte di tutti, dei rischi connessi alla digitalizzazione e delle precauzioni che ciascuno di noi è tenuto a prendere”.
Dal punto di vista infrastrutturale invece quali interventi state portando avanti?
“Gli interventi principali che stiamo facendo riguardano la riqualificazione della rete. In particolare, la DID - sotto la guida di Stefano Suin - sta adeguando gli armadi di accesso alla rete fissa e sostituendo gli Access Point alla rete WiFi, così da garantire una maggiore e migliore copertura. Un altro asse d'intervento importante riguarda, poi, i sistemi audio/video delle aule. Allo stesso tempo, con il coordinamento di Maurizio Davini, stiamo procedendo al potenziamento del Green Data Center di San Piero a Grado, motore infrastrutturale di iniziative di innovazione digitale che necessitano di tecnologie all'avanguardia nel campo dell'elaborazione di Big Data e dell'Intelligenza Artificiale. Una struttura tra le più importanti nel panorama delle pubbliche amministrazioni italiane e uno dei pochissimi classificati come "A" dall'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID). Di fatto è il cuore di quello che è il ‘modello UniPi’ di transizione digitale. Un modello che ci vede mettere a disposizione del territorio le nostre infrastrutture e le nostre competenze nel campo dell’ICT e che oggi coinvolge non solo la comunità universitaria, ma anche le reti civiche di Pisa e di Livorno, con importanti ricadute a livello sia sociale che economico".
Premio David Sassoli: secondo premio ex equo per due laureati UniPi
Affrontano i temi del cambiamento climatico e dell'evoluzione del diritto amministrativo le tesi di laurea di Agnese Clementoni Cherubini e Francesco Genoni, i due studenti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa che, questa mattina (11 gennaio), hanno ricevuto il secondo premio ex equo al Premio David Sassoli per la miglior tesi di laurea sul tema "L'Europa, le regioni e i cittadini".
Giunto alla sua seconda edizione, il premio - bandito dal Consiglio regionale della Toscana e dalla Commissione politiche Europee e Relazioni Internazionali - è stato vinto da Jacopo Battisti dell'Università degli Studi di Firenze. Secondi ex equo anche Francesco Bortoletto e Pietro Chiarelli, sempre dell’Ateneo fiorentino. La cerimonia di premiazione si è tenuta giovedì 11 gennaio presso la Sala Gonfalone del Palazzo del Pegaso a Firenze, sede del Consiglio Regionale della Toscana.
La tesi di Agnese Clementoni Cherubini, dal titolo “Climate change, emissioni e controlli amministrativi. Un itinerario tra pubblico e privato”, ha colpito la giuria per l’originalità con cui la candidata ha affrontato un tema di grande interesse e attualità come la normativa climatica dell’Unione europea e gli strumenti utilizzati dalle autorità amministrative per il controllo delle emissioni di gas serra. In tale contesto, la tesi si sofferma in particolare sul sistema europeo di scambio dei permessi di emissione di gas serra (Emission Trading Scheme - EU ETS). Nello specifico, il lavoro di Clementoni Cherubini analizza nel dettaglio la questione della natura giuridica delle quote di emissione di gas serra che costituiscono l’oggetto del mercato istituito dal sistema EU ETS.
Francesco Genoni, invece, nel suo lavoro di tesi ha affrontato il tema “L'evoluzione del sistema amministrativo europeo di fronte alle crisi. Uno studio sui casi di next generation EU, investimenti esteri diretti e cybersecurity”. Anche in questo caso a colpire la giuria è stata l’originale prospettiva attraverso cui il candidato ha analizzato l’evoluzione del sistema amministrativo europeo determinata dalle crisi, di differente natura, che hanno riguardato (anche) l’Unione europea negli anni recenti.
I premi sono stati consegnati dal presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, e dal presidente della Commissione politiche europee del Consiglio regionale della Toscana, Francesco Gazzetti. Alla cerimonia erano presenti le consigliere e i consiglieri della Commissione politiche europee e relazioni internazionali del Consiglio regionale della Toscana, il delegato per i rapporti col territorio, Marco Macchia, in rappresentanza del Rettore dell'Università di Pisa e i membri della Commissione esaminatrice: Benedetta Baldi, Università di Firenze; Edoardo Bressanelli, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Jacopo Cellini, Istituto Universitario Europeo; Massimiliano Montini, Università di Siena; Manuela Moschella, Scuola Normale di Pisa; Luca Paladini, Università per stranieri di Siena; Saulle Panizza, Università di Pisa.
Premio David Sassoli: secondo premio ex equo per due laureati UniPi
Affrontano i temi del cambiamento climatico e dell'evoluzione del diritto amministrativo le tesi di laurea di Agnese Clementoni Cherubini e Francesco Genoni, i due studenti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa che, questa mattina (11 gennaio), hanno ricevuto il secondo premio ex equo al Premio David Sassoli per la miglior tesi di laurea sul tema "L'Europa, le regioni e i cittadini".
Giunto alla sua seconda edizione, il premio - bandito dal Consiglio regionale della Toscana e dalla Commissione politiche Europee e Relazioni Internazionali - è stato vinto da Jacopo Battisti dell'Università degli Studi di Firenze. Secondi ex equo anche Francesco Bortoletto e Pietro Chiarelli, sempre dell’Ateneo fiorentino. La cerimonia di premiazione si è tenuta giovedì 11 gennaio presso la Sala Gonfalone del Palazzo del Pegaso a Firenze, sede del Consiglio Regionale della Toscana.
La tesi di Agnese Clementoni Cherubini, dal titolo “Climate change, emissioni e controlli amministrativi. Un itinerario tra pubblico e privato”, ha colpito la giuria per l’originalità con cui la candidata ha affrontato un tema di grande interesse e attualità come la normativa climatica dell’Unione europea e gli strumenti utilizzati dalle autorità amministrative per il controllo delle emissioni di gas serra. In tale contesto, la tesi si sofferma in particolare sul sistema europeo di scambio dei permessi di emissione di gas serra (Emission Trading Scheme - EU ETS). Nello specifico, il lavoro di Clementoni Cherubini analizza nel dettaglio la questione della natura giuridica delle quote di emissione di gas serra che costituiscono l’oggetto del mercato istituito dal sistema EU ETS.
Francesco Genoni, invece, nel suo lavoro di tesi ha affrontato il tema “L'evoluzione del sistema amministrativo europeo di fronte alle crisi. Uno studio sui casi di next generation EU, investimenti esteri diretti e cybersecurity”. Anche in questo caso a colpire la giuria è stata l’originale prospettiva attraverso cui il candidato ha analizzato l’evoluzione del sistema amministrativo europeo determinata dalle crisi, di differente natura, che hanno riguardato (anche) l’Unione europea negli anni recenti.
I premi sono stati consegnati dal presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, e dal presidente della Commissione politiche europee del Consiglio regionale della Toscana, Francesco Gazzetti. Alla cerimonia erano presenti le consigliere e i consiglieri della Commissione politiche europee e relazioni internazionali del Consiglio regionale della Toscana, il delegato per i rapporti col territorio, Marco Macchia, in rappresentanza del Rettore dell'Università di Pisa e i membri della Commissione esaminatrice: Benedetta Baldi, Università di Firenze; Edoardo Bressanelli, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Jacopo Cellini, Istituto Universitario Europeo; Massimiliano Montini, Università di Siena; Manuela Moschella, Scuola Normale di Pisa; Luca Paladini, Università per stranieri di Siena; Saulle Panizza, Università di Pisa.
Liguria, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige le regioni più ricche di flora (ma attenzione alle specie aliene!)
Liguria, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sono le regioni più ricche di flora in Italia, anche se tanta ricchezza comprende presenze record di specie aliene. Il dato arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Plants e coordinato da Lorenzo Peruzzi, professore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e direttore dell'Orto e Museo Botanico dell'Ateneo.
“In ambito ecologico è noto che, all'aumentare dell'area disponibile, aumenta anche il numero di specie – spiega Peruzzi – Pertanto, quando si parla di ricchezza floristica, non basta riferirsi al numero di specie presenti, ma bisogna anche tenere conto dell'ampiezza del territorio. Il fenomeno, modellizzabile con funzioni matematiche, è noto col nome di Relazione Specie-Area (acronimo SAR, Species-Area Relationship, in inglese) ed è sullo studio di questa relazione nella flora italiana che si è basata la nostra ricerca”.
Dai risultati emerge così che le regioni più ricche di flora sono Liguria, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Abruzzo e Valle d’Aosta, mentre Sardegna, Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna e Calabria sono le più povere. Considerando solo le specie autoctone, la classifica varia leggermente: il Trentino-Alto Adige esce dai primi posti e terzo sul podio arriva l’Abruzzo, mentre resta tutto invariato in coda. Per quanto riguarda infine le specie aliene, le regioni più ricche sono Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto, mentre Basilicata, Valle d’Aosta, Molise, Calabria e Puglia sono le più povere.
“Abruzzo, Valle d'Aosta e Molise sono regioni di particolare interesse naturalistico poiché mostrano una ricchezza floristica autoctona superiore all'atteso e una aliena inferiore – dice Peruzzi – Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna mostrano invece problemi di conservazione potenzialmente gravi a causa alle invasioni biologiche, poiché in queste regioni tali rapporti sono invertiti. In particolare, la Toscana mostra livelli di ricchezza floristica solo lievemente inferiore all’atteso. Ciò significa, semplificando, che in questa regione vi sono più o meno tante specie native quante era lecito attendersi sulla base dell’ampiezza del suo territorio, ma anche purtroppo molte più aliene dell’atteso”.
"Abbiamo costruito un dataset di 266 flore di varie estensioni, da minuscoli isolotti come Stramanari in Sardegna ai circa 302mila km2 dell’intero territorio nazionale, e poi applicato la Relazione Specie-Area per l'intera flora vascolare italiana, per le sole specie native e per le sole specie aliene – aggiunge Marco D'Antraccoli, curatore dell'Orto Botanico dell’Università di Pisa – in questo modo siamo riusciti a valutare, per ogni flora, se il numero di specie censito fosse al di sopra o al di sotto dei valori attesi per l’area del territorio in esame".
"L'utilità di questo studio va oltre il poter confrontare in modo oggettivo la ricchezza floristica delle varie regioni italiane, ricavandone una sorta di ‘classifica’ – conclude Lorenzo Peruzzi – Infatti, per la prima volta abbiamo ricavato delle costanti specificatamente calibrate per il territorio italiano che consentiranno d'ora in poi agli studiosi di calcolare agevolmente il numero di specie di piante vascolari attese per una data area".
Oltre a Lorenzo Peruzzi e Marco D'Antraccoli, hanno collaborato alla ricerca Francesco Roma-Marzio, curatore dell’Erbario del Museo Botanico dell’Università di Pisa, Fabrizio Bartolucci e Fabio Conti dell'Università di Camerino, e Gabriele Galasso del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
Liguria, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige le regioni più ricche di flora (ma attenzione alle specie aliene!)
Liguria, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sono le regioni più ricche di flora in Italia, anche se tanta ricchezza comprende presenze record di specie aliene. Il dato arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Plants e coordinato da Lorenzo Peruzzi, professore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e direttore dell'Orto e Museo Botanico dell'Ateneo.
“In ambito ecologico è noto che, all'aumentare dell'area disponibile, aumenta anche il numero di specie – spiega Peruzzi – Pertanto, quando si parla di ricchezza floristica, non basta riferirsi al numero di specie presenti, ma bisogna anche tenere conto dell'ampiezza del territorio. Il fenomeno, modellizzabile con funzioni matematiche, è noto col nome di Relazione Specie-Area (acronimo SAR, Species-Area Relationship, in inglese) ed è sullo studio di questa relazione nella flora italiana che si è basata la nostra ricerca”.
Dai risultati emerge così che le regioni più ricche di flora sono Liguria, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Abruzzo e Valle d’Aosta, mentre Sardegna, Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna e Calabria sono le più povere. Considerando solo le specie autoctone, la classifica varia leggermente: il Trentino-Alto Adige esce dai primi posti e terzo sul podio arriva l’Abruzzo, mentre resta tutto invariato in coda. Per quanto riguarda infine le specie aliene, le regioni più ricche sono Liguria, Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto, mentre Basilicata, Valle d’Aosta, Molise, Calabria e Puglia sono le più povere.
“Abruzzo, Valle d'Aosta e Molise sono regioni di particolare interesse naturalistico poiché mostrano una ricchezza floristica autoctona superiore all'atteso e una aliena inferiore – dice Peruzzi – Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna mostrano invece problemi di conservazione potenzialmente gravi a causa alle invasioni biologiche, poiché in queste regioni tali rapporti sono invertiti. In particolare, la Toscana mostra livelli di ricchezza floristica solo lievemente inferiore all’atteso. Ciò significa, semplificando, che in questa regione vi sono più o meno tante specie native quante era lecito attendersi sulla base dell’ampiezza del suo territorio, ma anche purtroppo molte più aliene dell’atteso”.
"Abbiamo costruito un dataset di 266 flore di varie estensioni, da minuscoli isolotti come Stramanari in Sardegna ai circa 302mila km2 dell’intero territorio nazionale, e poi applicato la Relazione Specie-Area per l'intera flora vascolare italiana, per le sole specie native e per le sole specie aliene – aggiunge Marco D'Antraccoli, curatore dell'Orto Botanico dell’Università di Pisa – in questo modo siamo riusciti a valutare, per ogni flora, se il numero di specie censito fosse al di sopra o al di sotto dei valori attesi per l’area del territorio in esame".
"L'utilità di questo studio va oltre il poter confrontare in modo oggettivo la ricchezza floristica delle varie regioni italiane, ricavandone una sorta di ‘classifica’ – conclude Lorenzo Peruzzi – Infatti, per la prima volta abbiamo ricavato delle costanti specificatamente calibrate per il territorio italiano che consentiranno d'ora in poi agli studiosi di calcolare agevolmente il numero di specie di piante vascolari attese per una data area".
Oltre a Lorenzo Peruzzi e Marco D'Antraccoli, hanno collaborato alla ricerca Francesco Roma-Marzio, curatore dell’Erbario del Museo Botanico dell’Università di Pisa, Fabrizio Bartolucci e Fabio Conti dell'Università di Camerino, e Gabriele Galasso del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
Il Museo di Storia Naturale premiato dal pubblico: record di ingressi per il 2023
Eventi, collaborazioni, nuovi allestimenti: il 2023 è stato un anno ricco di avvenimenti per il Museo di Storia Naturale, ma soprattutto un anno da record: con 73.977 visitatori il Museo ha superato anche il precedente primato del 2018, anno in cui aveva accolto ben 71.000 persone.
Il pubblico torna così a premiare con la sua presenza le scelte culturali di un museo che fa dell’accoglienza una delle politiche principali. Un riconoscimento che conferma l’impegno del Museo e del suo staff, sotto la direzione della Professoressa Elena Bonaccorsi, per una crescita continua e un’attenzione particolare ai diversi tipi di pubblici.
Nel 2023 il Museo ha proposto oltre 50 eventi e iniziative al pubblico tra cui conferenze, laboratori, incontri, visite guidate, corsi di formazione, campi extrascolastici. Eventi dedicati e pensati per un pubblico molto diversificato che comprende adulti, giovani, bambine e bambini, insegnanti e persone con esigenze speciali. Le scuole restano un pubblico privilegiato con un’offerta educativa sempre più ricca e una partecipazione in costante aumento. Il visitatore può trovare così nel Museo proposte e modalità di visita sempre diverse e adatte a tutte le esigenze.
Il Museo esce anche dalle sale per incontrare il pubblico: dalle escursioni sulle Mura di Pisa alla partecipazione a grandi eventi come il Bologna Mineral Show, il Lucca Bimbi e il Lucca Comics, gli eventi esterni sono una preziosa occasione per incontrare migliaia di persone e raccontarsi fuori dalle mura museali. Si intensifica inoltre il rapporto con il territorio grazie a nuove e consolidate collaborazioni con enti e realtà associative locali, grazie alle quali nascono e si sviluppano nel tempo importanti progetti di salvaguardia e di valorizzazione del territorio.
In sintesi i numeri del 2023:
- 73.977 visitatori
- 46 eventi al pubblico tra conferenze, laboratori, visite guidate
- 5 mostre temporanee
- Inaugurazione della nuova Sala dell’evoluzione umana
- 3 corsi di formazione per insegnanti
- Campi pasquali, estivi e natalizi per bambini e bambine
- Partecipazione a grandi eventi come Bologna Mineral Show, Lucca Bimbi e Lucca Comics
- Oltre 23.000 follower sulle piattaforme social Facebook e Instagram del Museo
“I numeri testimoniano il grande lavoro fatto nel 2023 da tutte le persone che lavorano nel Museo - afferma la direttrice Elena Bonaccorsi - e sono quindi importanti e incoraggianti per il nostro lavoro futuro. Ma i numeri non sono tutto, e non sono nemmeno la cosa più importante. Continueremo ad impegnarci per garantire la qualità dell’esperienza che i visitatori vivono nel nostro Museo: un’esperienza interessante dal punto di vista scientifico – ovviamente – ma che sia anche coinvolgente e piacevole.”
Tra i progetti futuri, nella prima parte dell’anno si svolgeranno una serie di iniziative dedicate al misterioso mondo dei microrganismi. Sono previste due mostre fotografiche temporanee e un ciclo di conferenze a tema.
Per quanto riguarda gli allestimenti, riaprirà nel 2024 la Galleria dei Minerali, con le nuove vetrine in cui ammirare -tra gli altri - i minerali recentemente acquisiti dal Museo.
Partirà invece quest’anno l’allestimento dell’ultima sala non ancora coinvolta nella grande “rivoluzione” che ha rinnovato il Museo dal 2016, dopo l’acquisizione della collezione Barbero. La sala dedicata ad anfibi e rettili sarà realizzata tra il 2024 e il 2025, e racconterà una grande tappa della storia evolutiva del nostro pianeta: la conquista della terraferma.
Si è concluso all'Università di Pisa il Samsung Innovation Campus
Si è chiusa all’Università di Pisa la terza edizione di Innovation Campus, programma di alta formazione sviluppato da Samsung Electronics Italia con l’obiettivo di offrire agli studenti competenze digitali avanzate e soft skills, necessarie per essere competitivi in un mercato del lavoro in continua evoluzione, facendo leva sui nuovi trend tecnologici come Intelligenza Artificiale e Internet of Things applicate al mondo della Consumer Electronics. Tema portante di quest’anno è stato Human Tech, ovvero uno sviluppo tecnologico dove l’uomo resta al centro e dove l’innovazione digitale è chiamata a migliorare la vita delle persone e non a sostituirsi all’ingegno e alla creatività umana.
“Il cambiamento del paradigma tecnologico a cui stiamo assistendo in questo ultimo anno ha evidenziato la necessità quanto mai urgente di competenze digitali avanzate. Nel nostro Paese, solo il 23% delle persone le ha, rispetto alla media UE del 26%. L’Italia, inoltre, ha raggiunto il più alto tasso di abbandono universitario al primo anno di sempre, ovvero il 7,3%, compromettendo ulteriormente la disponibilità di professionisti qualificati. Come Samsung, attraverso programmi come Innovation Campus vogliamo dare il nostro contributo, affiancando le università nel preparare i giovani ad affrontare le sfide future. Innovation Campus consente agli studenti di acquisire skills digitali, fondamentali per essere professionisti competitivi a livello globale e competenze trasversali: con un cambiamento così dirompente, è importante infatti formare professionisti che uniscano alle competenze tecnologiche anche una visione che mantiene salda la centralità dell’uomo all’interno del processo tecnologico. Le persone non sono solo gli utenti finali di un’applicazione all’avanguardia, ma sono la ragione ultima che deve far accelerare sull’innovazione”, ha dichiarato Anastasia Buda, Corporate Citizenship & Internal Communication Manager di Samsung Electronics Italia.
Il corso si è integrato con i percorsi universitari già avviati e ha visto la partecipazione di studenti iscritti al secondo e terzo anno dei Corsi di Laurea Triennali dei Dipartimenti di Informatica e Ingegneria dell’Informazione. Dopo una prima parte di lezioni teoriche, gli studenti sono stati chiamati a lavorare a un project work, per mettere in pratica quanto appreso e immergersi sin da subito in un’esperienza concreta avvicinandosi così al mondo del lavoro. I team di lavoro hanno sviluppato un’idea strutturata in linea con il tema Human Tech, dove il digitale si mette al servizio dell’uomo, amplificandone le capacità e l’ingegno.
Due i premi assegnati: una borsa di studio del valore di 1800 euro ad Alessio Pardini, studente al terzo anno del corso di laurea in Informatica che ha ottenuto il punteggio più alto in tutte le prove del corso, mentre SmartCrib, sviluppato da Andrea Di Matteo, Jessica Ferrari, Federico Marchi, Emanuele Mori, Alessio Pardini e Mattia Piras ha vinto il premio come migliore project work aggiudicandosi una borsa di studio complessiva pari a 3.600 euro.
SmartCrib è una culla intelligente che facendo leva sull’AI e sensori biometrici consente di monitorare i neonati con l’obiettivo da un lato di ridurre il tasso di SIDS, ovvero le cosiddette morti in culla, e dall’altro aiutare i neogenitori attraverso strumenti in grado di garantire sicurezza e comfort ai bambini. SmartCrib è capace di monitorare il sonno del neonato, battiti, temperatura, peso e movimenti. Inoltre, grazie al microfono integrato rileva pianto e attacchi di tosse. Tutti i dati e le informazioni sono raccolti e gestiti tramite un’app sullo smartphone.
“Anche quest’anno il Samsung Innovation Campus ha offerto ai nostri studenti e alle nostre studentesse l'opportunità di confrontarsi con le sfide del mondo del lavoro - ha dichiarato la professoressa Laura Elisa Marcucci, delegata per le attività di orientamento dell'Ateneo pisano - La loro partecipazione è stata come sempre attiva, consapevole e motivata e ha portato a risultati di altissimo livello. Questo percorso formativo è stato per loro un laboratorio in cui poter valorizzare le proprie conoscenze e sviluppare il proprio talento e desidero ringraziare Samsung Electronics Italia a nome dell'Università di Pisa, così come i nostri docenti e il personale del Career Service, per l'eccellente lavoro svolto”.
Innovation Campus è un progetto che rientra a pieno titolo nella vision di Corporate Social Responsibility di Samsung “Together for Tomorrow! Enabling People”. Offrendo momenti di formazione a vari livelli, Samsung è al fianco di studenti, insegnanti e universitari per aiutarli ad acquisire le competenze fondamentali legate al mondo dell’innovazione e del digitale, per favorire lo sviluppo di soft skill, l’inserimento nel mondo del lavoro e per permettere agli innovatori di domani di raggiungere il loro pieno potenziale, diventando i nuovi leader che guideranno i processi di evoluzione positiva in ambito sociale.
Per ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione accedi a questo link.
Più di 60 iscritti per il corso di alta formazione in “Giustizia costituzionale”
Sono 63 gli iscritti alla tredicesima edizione del corso di alta formazione in Giustizia costituzionale e tutela giurisdizionale dei diritti che si terrà a Pisa dal 15 gennaio al 2 febbraio. Il corso, organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza con il coordinamento scientifico dei professori Roberto Romboli, Giuseppe Campanelli e Gianluca Famiglietti durerà tre settimane.
I partecipanti provengono dall’Italia e, in larghissima misura, da Paesi dell’America Latina; gli 80 docenti che si alterneranno sono italiani, spagnoli, centro e sudamericani.
Oltre ai seminari su tematiche che vanno dai modelli di giustizia costituzionale, alla tutela sovranazionale dei diritti fondamentali, il corso vedrà affrontare casi pratici connessi all’attualità costituzionale, attraverso l’analisi di sentenze che hanno inciso nel campo della protezione dei diritti umani. All’interno del Corso sono programmate conferenze tenute da ospiti illustri, tra cui Luigi Ferrajoli ed Eduardo Ferrer-Mac Gregor.
Per approfondire: https://cafdirittifondamentali.jus.unipi.it
L’Università di Pisa motore di sviluppo per la crescita del Paese: presentato il Piano strategico di Ateneo 2023-2028
Una grande Università pubblica, che guida e sostiene la crescita culturale, sociale ed economica del Paese, con l’ambizione di contribuire al suo sviluppo attraverso la valorizzazione dei talenti, l’espansione della conoscenza e l’apertura al mondo. Sono queste le linee guida principali delineate nel Piano strategico di Ateneo 2023-2028 che il rettore Riccardo Zucchi e il prorettore vicario Giuseppe Iannaccone hanno illustrato alla comunità universitaria nell’incontro del 9 gennaio al Polo Carmignani. Una road map che traccia il percorso dell’Ateneo dei prossimi anni, in cui si assume l’impegno di lavorare come motore di sviluppo della società grazie alla capacità di fare sistema e alle competenze sviluppate nel fare ricerca alla frontiera della conoscenza.
Guarda il video della presentazione
Il Piano, prodotto attraverso un processo ampiamente partecipativo e trasparente avviato nel febbraio 2023, rappresenta il documento attraverso il quale l’Ateneo afferma la propria identità, definendo la missione che si propone, dichiarando i propri obiettivi strategici ed elencando le azioni necessarie per raggiungerli: “Sono convinto che questo Piano strategico, in linea con i valori che abbiamo preso come riferimento – e cioè valorizzare i talenti, espandere la frontiera della conoscenza, aprirsi al mondo, gestire in modo trasparente e sostenibile e coltivare coesione e condivisione – costituirà la base per il successo e la crescita della nostra Università, a beneficio anche dell’intera collettività – dichiara il rettore Riccardo Zucchi – La nostra visione di “guidare e sostenere la crescita culturale, sociale ed economica”, riflette la convinzione che, in un mondo sempre più interdipendente, dobbiamo continuare a lavorare insieme, più intensamente e in modi nuovi, per affrontare le tante sfide che ci attendono”.
“Nel Piano la visione dell’Ateneo è definita in termini dell’impatto esterno al perimetro dell’Università e la parola chiave è proprio impatto: impatto sulla crescita economica, sociale e culturale del Paese – aggiunge Giuseppe Iannaccone – Questo vuole dire che la formazione e la ricerca devono creare opportunità di crescita personali e professionali per inostri studenti, ma devono essere anche in grado di accrescere il valore di una società avanzata che si basa sulla conoscenza e sulle competenze delle persone. Il contributo che vogliamo dare è proattivo, propositivo: non si tratta di rispondere a un’esigenza, ma di essere in grado di proporre nuovi percorsi di formazione che aiutino gli studenti a crescere e a fare una loro strada nel mondo, individuare nuovi temi di ricerca con cui l’università può contribuire alle grandi sfide del futuro e a valorizzare e favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali”.
Il Piano si sviluppa su cinque aree, tutte di grande rilievo per l’Ateneo: didattica, ricerca, terza missione, gestione e comunità universitaria. Molte sono le azioni che l’Ateneo ha già intrapreso e che metterà in campo nei prossimi mesi per realizzare i 14 obiettivi individuati nel Piano. Un punto fondamentale è aumentare l’attrattività della formazione attraverso l’aggiornamento dell’offerta formativa, il potenziamento delle attività di orientamento in ingresso e in itinere e il miglioramento della qualità della didattica, con una particolare attenzione per le azioni di supporto agli studenti più bisognosi; sul piano dell’internazionalizzazione c’è un accento particolare sull’internazionalizzazione in ingresso, con la volontà di introdurre nuovi corsi in lingua inglese a partire dalle triennali e favorire l’ingresso di studenti e studiosi dall’estero.
Inoltre sono in programma numerose iniziative di potenziamento e supporto alla ricerca: alcune sono state già avviate, come Starting@Unipi e Consolidator@Unipi, i bandi con cui Unipi vuole aiutare ad aumentare la partecipazione dei ricercatori a partecipare alle call dell’European Research Council (ERC). A questi presto si aggiungerà il bando Advanced@Unipi, riservato ai ricercatori “senior”, mentre è già stata bandita la call riservata ai post-doc con l’azione Marie Skłodowska-Curie Seal of Excellence, andando così a creare opportunità per i ricercatori di tutte le fasce e nelle diverse fasi di carriera. Una novità che sarà presto annunciata è poi il Restarting grant, un incentivo per ricercatrici e professoresse in rientro dal congedo parentale obbligatorio che ha l’obiettivo di colmare il gender gap nelle carriere universitarie.
Sul piano della terza missione, l’intento è lavorare molto sull’avvicinamento dell’Università con il mondo delle imprese: nei prossimi mesi prenderà forma Start Attractor, iniziativa presentata lo scorso giugno, che ambisce a creare un punto di incontro tra ricerca e industria e che vuol fare dell’Ateneo pisano un motore di sviluppo per il territorio locale e nazionale.
La crescita dell’Ateneo passerà anche dal potenziamento del suo personale: per l’anno 2024 è in programma l’assunzione di 118 nuove unità di personale tecnico-amministrativo e, proprio in questi giorni, gli organi stanno deliberando per l’immissione di nuovo personale docente.