Travestirsi nel mondo greco e romano
Cosa succede quando ci si traveste da donna, o da uomo, cosa succede quando si indossano i vestiti propri dell'altro sesso? Perché lo si fa?
Anche nel mondo greco e romano, come nella società odierna, i motivi possono essere molto diversi : dal camuffamento, come è il caso di Achille a Sciro, vestito da donna per evitare la guerra, alla partecipazione ad un rituale, al desiderio di mutare la propria identità sessuale.
Un convegno dedicato al tema del travestitismo e del cross-dressing nell'antichità è stato realizzato, grazie al sostegno dell'Ateneo pisano, dal Dipartimento di di Civiltà e Forme del Sapere–Storia Antica, in collaborazione con l' Historisches Seminar dell'Università di Mainz.
"L'idea è venuta quasi per caso" afferma Margherita Facella "grazie al ritrovamento da parte di archeologi russi di un'iscrizione in cui Ipsicratea, concubina di Mitridate, re del Ponto, viene citata con un nome maschile. L'iscrizione conferma quello che narra Plutarco, cioè che Ipsicratea si vestiva da uomo, cavalcava e combatteva come un guerriero persiano ed era chiamata da Mitridate con un nome maschile".
Questa conferma è interessante perché non sempre i racconti degli storici antichi sono attendibili su questi temi: in molti casi il racconto sul travestitismo di qualche personaggio potente riferisce dicerie screditanti nate in ambienti ostili al personaggio in questione.
"In genere comunque nei testi antichi" aggiunge Domitilla Campanile "è visto come negativo il fatto che un uomo si travesta da donna, mentre è apprezzato in una certa misura che una donna si travesta da uomo,e ciò è chiaramente connesso con l'identificazione di virile e positivo che vige in società fortemente maschiliste: un uomo che si traveste da donna si svilisce e si umilia, mentre una donna che si traveste da uomo si eleva".
Questa differenza nella valutazione del travestitismo ( a seconda cioè se sia un maschio a travestirsi da donna o viceversa) rimane anche viva nella tradizione cristiana: ne sono prova i racconti della vita di diverse sante che si travestono e si comportano da uomo.
"L'idea che ci siamo fatti" continua Margherita Facella "è che l'indossare vesti dell'altro sesso fosse nell'antichità una pratica anche abbastanza diffusa e tollerata, ma non vista di buon occhio, specialmente col diffondersi del cristianesimo".
Filippo Carlà, dell'Università di Mainz, ha avanzato nel suo contributo al convegno una tesi interessante, a proposito di un clamoroso caso di travestitismo nella storia dell'impero romano.
L'imperatore Nerone, secondo le fonti, sposò con una cerimonia ufficiale un giovane liberto, Sporo, che aveva fatto precedentemente castrare, perché i suoi lineamenti ricordavano quelli di Poppea, moglie di Nerone morta poco prima. Sporo, che nella cerimonia fu vestito da donna ed ebbe il titolo di "Augusta", visse accanto all'imperatore fino alla morte di Nerone.
Lo stesso Nerone aveva in precedenza sposato un altro liberto, Pitagora, ma in queste nozze ufficiali era l'imperatore a fare la parte della donna.
In questo fiorire di iniziative matrimoniali "en travesti", secondo la tesi di Carlà, è possibile leggere uno sfoggio di potenza da parte dell'imperatore Nerone, in forte contrasto con il tradizionale ambiente del Senato Romano. Il potere di fare cambiare sesso a qualcuno non è proprio degli uomini, ma delle divinità: quindi, sposandosi come donna e sposando un uomo a cui aveva imposto il ruolo di donna, l'imperatore Nerone in qualche misura si "divinizzava".
Negli atti di questo convegno interdisciplinare, che ha gettato una prima luce su un campo di ricerca ancora ampiamente da esplorare, saranno pubblicati i contributi di vari studiosi dell'Università di Pisa e di altre Università tedesche, che hanno esaminato attentamente fonti letterarie, epigrafiche e iconografiche relative al tema. La commedia di Aristofane ha rivelato quanto possa essere sofisticato l'uso del travestimento intradrammatico (Enrico Medda), così come è complesso il rapporto che emerge fra cross-dressing, gender e potere nell'analisi delle fonti letterarie romane (Martijn Icks). Tra le varie sfere esplorate quella religiosa si è rivelata, come era prevedibile, ricca di esempi, in un'indagine che si è estesa dall'Egitto faraonico (Valerio Simini) sino all'epoca imperiale romana e tardo-antica (Chiara Tommasi). Il fenomeno del travestitismo nella società romana è stato indagato anche attraverso le fonti giuridiche (Andrea Raggi) e attraverso le fonti retoriche, dove patterns di trasgressività sono stati individuati nelle Declamationes, e in particolare nelle Controversiae di Seneca il Vecchio (Christian Stoffel). Un posto di rilievo ha infine occupato l'analisi delle fonti figurative sul mito di Achille a Sciro (Fabio Guidetti)".
Il volume sarà pubblicato a breve grazie al contributo dell'Università di Pisa.
Hanno trovato casa i beagle affidati all'Ateneo
Stanno bene e hanno trovato casa i 21 beagle che, nell'agosto dello scorso anno, sono stati affidati al dipartimento pisano di Scienze veterinarie per seguire un percorso di recupero dopo essere stati utilizzati a fini scientifici. Il progetto, frutto di un accordo tra l'Ateneo pisano e la casa farmaceutica che aveva impiegato i cani, si basa su una norma del 2001, che prescrive la riabilitazione degli animali da sperimentazione nei casi in cui le condizioni di salute degli stessi lo consentano.
L'accordo è stato promosso e coordinato dal ministero della Salute, che ha scelto l'Università di Pisa, in tutto il territorio nazionale, perché questo tipo di procedura è già stato avviato da anni sugli animali utilizzati nella ricerca biomedica dell'Ateneo. Al dipartimento di Scienze veterinarie, inoltre, è attivo un eccellente centro di medicina comportamentale, che ha reso possibile seguire lo sviluppo del programma con competenze altamente specializzate.
Durante quest'anno i 21 splendidi esemplari di beagle, di ambo i sessi e dell'età di circa due anni, sono stati ospitati nella struttura di accoglienza del dipartimento di Scienze veterinarie che si trova all'interno del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli.

In un contesto ricco di stimoli, i cani hanno seguito uno specifico programma di riabilitazione, sotto la cura dello staff di esperti comportamentali guidato dal professor Angelo Gazzano. Essendo cresciuti in laboratorio, infatti, gli animali non avevano avuto modo di interagire con l'ambiente esterno e con l'uomo. Alcuni di loro hanno manifestato da subito intraprendenza e apertura, altri si sono dimostrati più timorosi e diffidenti: nel complesso, comunque, tutti i beagle hanno dato nel tempo una risposta adeguata alle terapie applicate.
Parallelamente, sono state esaminate le numerose richieste di adozione pervenute dalla Toscana e da tutta Italia, tra le quali è stata effettuata un'attenta selezione. Le famiglie prescelte sono state quindi coinvolte nel programma di recupero, in modo da facilitare il progressivo inserimento degli animali.
Oltre che il dipartimento di Scienze veterinarie, diretto dalla professoressa Daniela Gianfaldoni, e il ministero della Salute, il progetto ha coinvolto nella parte organizzativa il Settore Ricerca dell'Ateneo pisano e in particolare la dottoressa Antonella Pochini.
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A una dottoranda dell’Unipi la borsa di studio «Amelia Earhart»
Amelia Earhart era un'aviatrice statunitense che negli anni Trenta del Novecento stabilì numerosi record di volo, diventando un simbolo dell'emancipazione femminile. Oggi l'organizzazione Zonta International, impegnata per migliorare le condizioni della donna nel mondo, bandisce 35 borse intitolate alla Earhart da assegnare a donne iscritte a corsi di dottorato in ingegneria o scienze aerospaziali, per favorire i loro studi in ambiti più tradizionalmente praticati dagli uomini. Tra le vincitrici di quest'anno, c'è anche una "ingegnera" dell'Università di Pisa, Daniela Pedrini, allieva del primo anno del Programma in Ingegneria Aerospaziale della Scuola di Dottorato in Ingegneria "Leonardo da Vinci", inserita nella graduatoria mondiale che comprende solamente atre due studentesse cittadine italiane, ma afferenti a università straniere. Alla giovane scienziata, 27 anni, originaria di Camporgiano (LU), andranno 10 mila dollari della borsa "Amelia Earhart", che potrà usare per realizzare il proprio programma di dottorato.
Daniela Pedrini si è laureata in Ingegneria aerospaziale lo scorso ottobre, avendo come relatori i professori Mariano Andrenucci, Fabrizio Paganucci e Riccardo Albertoni. A novembre è risultata fra i vincitori del Dottorato in Ingegneria e attualmente svolge parte della sua attività di ricerca presso la Alta spa, azienda spin off dell'Università di Pisa. Il suo programma di dottorato riguarda lo studio di catodi cavi per applicazioni su propulsori elettrici spaziali. Con la vincita della borsa "Amelia Earhart" va ad aggiungersi alle oltre 400 donne nel mondo che, dal 1941 ad oggi, hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento per meriti accademici e comprovata capacità di studio. Una cerimonia di premiazione sarà programmata dopo il mese di agosto 2013 nel distretto Zonta più vicino alla residenza.
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Un giornalista di scienza fra i cetacei e i dinosauri della Certosa
Un inviato del tutto speciale alla Certosa di Calci. Mercoledì 26 giugno il giornalista Guglielmo Pepe, editorialista e senior editor consultant per "National Geographic Italia", è stato ospite del Museo di Storia naturale dell'Università di Pisa. A fargli da guida fra la sala dei cetacei, l'acquario e tutto il complesso monumentale della Certosa il professore Roberto Barbuti che lo ha accolto insieme ai prorettori Nicoletta De Francesco, Maria Antonella Galanti, Marco Guidi e Roberto Barale.
"La ricchezza di materiali e di reperti che ho visto – ha detto Guglielmo Pepe – può competere con quella dei grandi musei internazionali. E' importante valorizzare questi luoghi attraverso attività didattiche anche rivolte ai bambini, sono loro infatti i 'grandi narratori' che creano il passaparola e la cultura del futuro".
Da novembre 2005 a novembre 2010, Guglielmo Pepe è stato direttore di "National Geographic Italia e nel 1995 ha fondato il supplemento "Salute" di Repubblica di cui è stato direttore fino a settembre 2009.
Daniele Malvisi Five Group
L'associazione "Isola del jazz" organizza per venerdì 28 Giugno 2013 dalle 21:30, presso Argini e Margini – Scalo dei Renaioli, Lungarno Galilei, il concerto di Daniele Malvisi Five Group. L'evento è patrocinato dal Consiglio degli Studenti dell'Università di Pisa.
Info
http://www.arginiemargini.com/eventi/361_daniele-malvisi-five-group.html
Un approccio innovativo per la cura delle patologie muscolari
È un approccio innovativo per la cura di patologie muscolari come la distrofia e la miopatia ed è il risultato di una ricerca internazionale in cui sono coinvolte le Università di Pisa, Padova, Stanford e l'University College di Londra. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature, ha dimostrato il ruolo che il collagene VI, una proteina della matrice extracellulare, riveste nella rigenerazione muscolare e nel rinnovamento delle cellule staminali adulte muscolari. In particolare è stato messo a punto un materiale geliforme che, iniettato tramite una normale siringa commerciale, resta localizzato all'interno del muscolo naturale e permette di valutare la sua efficacia in vivo nel ripristino della funzionalità muscolare.
Lo studio è stato condotto dal gruppo di Giovanni Vozzi (nella foto in basso a sinistra), docente del dipartimento di Ingegneria dell'Informazione e del Centro di ricerca "E. Piaggio", in collaborazione con Paolo Bonaldo, del dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Padova, Thomas Rando, del dipartimento di Neurologia e Scienze neurologiche della Stanford University, e Giulio Cossu del dipartimento di Biologia della cellula e dello sviluppo dell'University College di Londra. "Muscoli che presentano un'assenza del collagene VI mostrano significativa diminuzione di rigidità - spiega Giovanni Vozzi - Quando il collagene VI è reintegrato in vivo con l'impianto di fibroblasti capaci di produrre tale proteina, le proprietà biomeccaniche dei muscoli sono migliorate fino a giungere a un loro ripristino e le alterazioni nell'autorinnovamento delle cellule satellite vengono annullate".
Il ruolo svolto dai ricercatori dell'Università di Pisa è stato quello di caratterizzare biomeccanicamente muscoli con o senza collagene VI: "Una volta compreso il loro comportamento biomeccanico abbiamo messo a punto delle strutture geliformi a base di gelatina che mimassero la nicchia staminale sana e malata - continua Vozzi, che ha condotto lo studio con l'aiuto della dottoressa Francesca Montemurro - Su queste strutture sono poi state seminate le cellule satellite prelevate da muscolo sano e muscolo malato, in modo da vedere se erano in grado di attivare il loro differenziamento in cellule muscolari e ripristinare le loro normali attività cellulari, e una volta indirizzate verso ciò sono state impiantate nei muscoli malati".
"Nell'esperimento è stato interessante notare che numerose cellule satellite, dopo essere state coltivate sulle strutture meno rigide (cioè meccanicamente simili al muscolo malato), sono state trovate nell'interstizio dei muscoli trapiantati, suggerendo che queste cellule miogeniche sono meno capaci a localizzarsi nelle giuste posizioni rispetto a quelle coltivate su strutture con rigidità fisiologica, in quanto risentono del diverso comportamento meccanico del substrato su cui sono state coltivate. Quindi un corretto stimolo meccanico aiuta le cellule satellite ad attivare le loro normali attività cellulari e permette lo sviluppo di un tessuto muscolare sano", conclude Vozzi.
Il materiale geliforme utilizzato in questo lavoro di ricerca è in fase di ottimizzazione. Tale sistema potrebbe rappresentare un innovativo approccio per la cura di tutte le patologie muscolari connesse con le alterazioni nella produzione del collagene VI, incluse la miopatia di Bethlem e la distrofia muscolare congenita di Ullrich.
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Controcampus.it
CUS Pisa, una stagione da incorniciare
Con la fine dei campionati e delle manifestazioni più importanti è arrivato il momento di trarre un bilancio della stagione per il Cus Pisa. Tutte le sezioni sportive si sono distinte nell'attività agonistica, arrivando a ottenere risultati pregevoli.
Guarda il video e leggi il resoconto nel dettaglio:
Per il volley è stato un anno intenso per quanto riguarda uomini e donne. La squadra maschile dell'Arca Cus Pisa è riuscita a salvarsi all'ultima giornata, battendo il Carpi, terza forza del campionato, mantenendo così la serie B1. Un miracolo maturato in tre settimane, quando il Cus aveva un piede in B/2, per poi arrivare all'impresa. Le donne invece hanno vinto il campionato di Prima Divisione, essendo così promosse in Serie D. La vittoria è arrivata al Palacus contro Saline con una giornata di anticipo.
Con la vittoria contro il Bellaria Pontedera, il Pharmanutra Cus Pisa Rugby ha chiuso positivamente una stagione importante, che permette di porre le basi per la prossima. Il quarto posto finale ha consentito di mantenere agilmente la categoria, e grazie agli investimenti per il nuovo campo da calcio/rugby sintetico che sarà costruito questa estate, primo impianto in Italia con queste caratteristiche, ci sarà la possibilità di progettare in modo tranquillo il futuro.
Buona stagione anche per le squadre di calcio a 5, con gli uomini che sono riusciti a salvare la Serie B1, chiudendo con un ottimo 6-5 contro il Grosseto all'ultima giornata, e le donne che hanno vinto il campionato di Serie B, ma si sono dovute arrendere al Lazio nel triangolare che valeva la promozione in Serie A.
Sono arrivati davvero grandi risultati per le squadre di hockey, con la squadra maschile che ha vinto i playoff ed è tornata in Serie A2, mentre la squadra femminile si è classificata quinta in Serie A1, arrivandosi a giocare i playoff per la Champions Cup, la massima competizione europea di hockey.
La squadra di basket guidata da Matteo Giaconi è riuscita a vincere il campionato di Promozione, dopo un lungo duello con Lucca che si è protratto per tutta la stagione. I gialloblu hanno conquistato la Serie D all'ultima giornata, dopo una larga vittoria per 70-35 contro Prato.
La squadra di atletica prosegue con i successi che la rendono una delle società più quotate in Italia. Da un po' di tempo fa la fortuna del Cus, Yadisleidy Pedroso, cubana naturalizzata italiana che ha già fatto togliere molte soddisfazioni alla società, grazie al record del mondo nei 200/hs e al record italiano sui 300/hs.
Dal punto di vista istituzionale, la truppa cussina ha sbancato ai Cnu di Cassino e Sabaudia, conquistando il quarto posto nel medagliere con 28 medaglie, di cui 11 ori. La maggior parte delle medaglie sono arrivate dalla squadra di canottaggio e da quella di atletica, ma hanno brillato anche gli atleti di canoa, pugilato, scherma e tiro a volo, che sono giunti a medaglia, portando lustro alla società pisana.
Il presidente Denny Innamorati ha commentato così la grande stagione 2012/2013: "La stagione ha dato molte soddisfazioni, abbiamo raggiunto risultati di grandi rilievo, grazie alla salvezza in B1 del volley maschile e alla vittoria della squadra femminile che è promossa in D, l'hockey ha raggiunto la promozione col maschile in A2 e le donne si sono andate a giocare l'Europa. La Pedroso fa sognare la squadra di atletica, senza contare le squadre di basket, calcio a 5 e rugby. È stata un'annata che dal punto di vista sportivo ha dato davvero tanti bei risultati." Il presidente ha anche ricordato la convenzione con il Comune di Pisa: "Da circa un anno i nostri impianti sono dotati di un percorso vita con una bellissima area fitness accessibile a tutta la città poiché il Cus è parco cittadino. Grazie alla convenzione sottoscritta col Comune e all'impegno del vicesindaco Ghezzi è possibile prenotare gli impianti all'aperto anche per i cittadini che non sono iscritti al Cus."
(Ufficio Stampa CUS Pisa)
Dopo 100 anni potrebbe presto rinascere la Scuola di Ingegneria
A 100 anni dalla sua prima istituzione, avvenuta il 22 giugno 1913, potrebbe presto rinascere a Pisa la Scuola di Ingegneria. Il 12 giugno scorso il Senato accademico dell'Ateneo ha espresso parere positivo sulla sua istituzione che verrà decisa nel Consiglio di Amministrazione del 26 giugno, completando così la trasformazione delle strutture didattiche e di ricerca dell'Università voluta dalla cosiddetta legge Gelmini del 2010.
Pubblichiamo di seguito un intervento del professore Pierangelo Terreni, già preside della ex facoltà di Ingegneria dell'Ateneo pisano, sui 100 anni della Scuola di Ingengeria pisana.
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Cento anni fa veniva istituita la Scuola di Ingegneria
Il 22 giugno di 100 anni fa fu promulgata la legge n. 856 che decretava la nascita della "Scuola di applicazione per gl'ingegneri". In particolare l'articolo 2 recitava: «È istituita in Pisa, presso quella Università, a cominciare dall'anno scolastico 1913-14, una scuola di applicazione per gl'ingegneri. Essa rilascerà i diplomi d'ingegnere civile e di architetto. Sarà regolata con le norme del regolamento generale per le scuole di applicazione per gl'ingegneri». In realtà, le origini degli studi di Ingegneria possono farsi risalire all'epoca granducale, quando cominciò a evidenziarsi la necessità della nuova figura professionale dell'ingegnere, tecnico e uomo di scienza capace di sovrintendere alla realizzazione delle opere pubbliche cui il Granducato dedicava molta attenzione. Bisogna, però, attendere il 1913 perché l'Università di Pisa possa vedere soddisfatta la sua remota aspirazione di avere una "Scuola di applicazione per gl'ingegneri", la quale, di durata triennale, poteva rilasciare i diplomi di ingegnere civile e di architetto. Nella realtà, tuttavia, la Scuola di applicazione non diplomò mai architetti, ma solo ingegneri civili.
Il merito ed il successo dell'iniziativa furono dovuti specialmente all'opera perseverante ed illuminata del prof. Ulisse Dini, che può considerarsi, a buon diritto, il vero fondatore della Scuola, della quale fu anche il primo Direttore. L'organizzazione della Scuola rimase pressoché immutata fino al 1935, quando diede origine alla "Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa", cessando pertanto di essere un Istituto distaccato ed assumendo uno "status" simile a quello delle altre Facoltà Universitarie. Il 28 ottobre 1936 venne inaugurata la nuova sede (l'attuale "Triennio" ubicato in Largo Lucio Lazzarino, già via Diotisalvi) alla presenza del Re Imperatore Vittorio Emanuele III e del Rettore Giovanni D'Achiardi, oltre a tutte le autorità civili e religiose. Nel 1937 alla Sezione Civile fu aggiunta la Sezione Industriale.
Le successive modifiche agli ordinamenti degli studi di Ingegneria coincisero con le varie riforme universitarie. Di seguito vengono riportate le più significative. Nell'anno accademico 1960-61, in base al nuovo ordinamento degli studi delle Facoltà di Ingegneria (D.P.R. 31 gennaio 1960, n. 53, nota come legge Capocaccia), la Facoltà di Ingegneria di Pisa risultò costituita su cinque anni, avendo assorbito anche il biennio propedeutico, già annesso alla Facoltà di Scienze e comprese i seguenti sette "corsi di laurea": Ingegneria Civile (con le tre sezioni: Edile, Idraulica, Trasporti); Ingegneria Meccanica; Ingegneria Elettrotecnica; Ingegneria Chimica; Ingegneria Aeronautica; Ingegneria Elettronica; Ingegneria Nucleare. Nel 1999, in virtù del DM 509, furono istituite le Lauree triennali e le Lauree Specialistiche, di durata biennale (la così detta riforma "3 + 2"). In seguito a tale riforma ed ai suoi successivi aggiornamenti, l'offerta didattica si è ulteriormente differenziata, in particolare per quanto concerne le Lauree di secondo livello, arrivando ad una offerta formativa tra le più ampie nell'ambito della Facoltà di Ingegneria Italiane, che attualmente comprende dieci Lauree triennali, sedici Lauree Magistrali e una Laurea Magistrale a ciclo unico.
L'eccellente reputazione di cui ha sempre goduto la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa, legata alla capacità di unire attività di ricerca ad alto livello con la più grande attenzione alla qualità della didattica, è testimoniata dal grande numero dei suoi laureati che occupano posizioni di grande prestigio, sia in ambito nazionale che internazionale e dagli eccellenti "feed-back" continuamente ricevuti dal mondo industriale. A questa eccellente reputazione si è accompagnata una sempre maggiore richiesta di accesso da parte degli allievi, con richieste di immatricolazione che hanno continuato a crescere, anche negli ultimi anni, ed un numero di iscritti che ha ormai superato le 10.000 unità.
La coscienza del rilevante patrimonio culturale di cui la Facoltà dispone ha indotto il corpo docente a chiedere di mantenere, anche dopo l'entrata in vigore della "legge Gelmini" che ne consentiva l'abolizione, una struttura di coordinamento didattico denominata "Scuola di Ingegneria", la cui istituzione è stata recentemente approvata dal Senato Accademico dell'Ateneo. Tale struttura, che unisce i tre Dipartimenti sorti all'interno della ex-area di Ingegneria ed i due Dipartimenti di Matematica e Fisica, avrà il compito di garantire la qualità della formazione nelle scienze di base e la visione interdisciplinare, entrambe indispensabili alla formazione di un moderno ingegnere. Essa dovrà inoltre assicurare agli allievi l'acquisizione del corretto approccio culturale, comune alle diverse specializzazioni della professione, tutte unite dalla finalità prima di risolvere, tramite applicazioni della scienza più avanzata, i problemi connessi con il progresso tecnologico.
È infatti opportuno osservare che quello spirito di forte collegamento tra le scienze esatte e le applicazioni tecnologiche che spinse, un secolo fa, Ulisse Dini a promuovere con vigore la nascita della "Scuola di applicazione per gl'ingegneri" è tutt'oggi presente, anzi, oggi più che allora non è possibile concepire la formazione di un valido ingegnere senza un solido appoggio sulle conoscenze di Matematica e Fisica. Inoltre, è necessario tenere presente che la tipica attività progettuale di un ingegnere non è mono disciplinare. Il percorso classico di un progetto inizia con l'analisi del problema da risolvere, che, solitamente, comporta la suddivisione nei vari aspetti che lo compongono. Ovvero, nella fase di analisi si scinde il problema nelle sue parti essenziali; per esempio, in aspetti strutturali, meccanici, elettronici. Nella successiva fase di sintesi i vari aspetti si uniscono per dar vita al progetto del sistema desiderato.
Questa interdipendenza degli aspetti che costituiscono un progetto è oggi molto più sentita di qualche tempo fa. A titolo di esempio, si consideri il progetto di una casa, che è tipico di Ingegneria Civile-Edile; oggi, non si possono trascurare i problemi termici degli edifici, gli impianti idraulici, elettrici e trasmissione dati, che sono parte integrante del progetto. Quindi, è necessario che le varie parti progettuali non avvengano in momenti diversi. Infatti, il progetto strutturale deve essere svolto contemporaneamente al progetto degli impianti e dei servizi. La stessa interdisciplinarietà è comune al progetto di qualunque sistema si voglia realizzare ed è indispensabile nella preparazione di un moderno ingegnere.
Pierangelo Terreni
Nati con metà del campo visivo cieco, evitano gli ostacoli come se vedessero

"Abbiamo scoperto che nei bambini con lesioni alla nascita la corteccia sana compensa la parte cerebrale lesionata", spiegano il professor Giovanni Cioni e la professoressa Maria Concetta Morrone, entrambi docenti presso l'Università di Pisa (rispettivamente dei Dipartimenti di Medicina Clinica e Sperimentale e di Ricerca Traslazionale) ma anche ricercatori presso l'IRCCS Fondazione Stella Maris per la Neuropsichiatria dell'infanzia e l'adolescenza. "Lo studio che abbiamo realizzato dimostra l'estrema plasticità del cervello del bambino - proseguono i due scienziati _ e quindi la sua formidabile capacità di riorganizzarsi anche dopo una lesione molto grande e potenzialmente invalidante".
Proprio per la sua importanza la ricerca è valsa la pubblicazione sulla autorevole rivista internazionale di Neuroscienze Cortex. L'équipe che ha fatto questa importante scoperta è multidisciplinare e comprende ricercatori dell'IRCCS Fondazione Stella Maris, del CNR e dell'Università di Pisa e dell'Università di Firenze. Lo studio che porta le firme di Francesca Tinelli, Guido Marco Cicchini, Roberto Arrighi, Michela Tosetti, Giovanni Cioni e Maria Concetta Morrone, ha evidenziato i meccanismi con cui alcuni soggetti riescono a correggere l'emianopsia, ovvero la perdita di metà del campo visivo, acquisendo la possibilità di utilizzare i segnali visivi provenienti dal campo cieco senza averne una percezione cosciente.
"Abbiamo seguito alcuni bambini con questo tipo di lesioni alla nascita nel corso degli anni, sottoponendoli ad imaging funzionale, ovvero l'uso della risonanza magnetica per analizzare e studiare la relazione tra l'attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali. _ continua la professoressa Morrone _. Con l'uso di queste avanzate tecnologie abbiamo potuto comprendere il meccanismo con cui il loro cervello compensa la mancanza di questa funzione visiva. La parte buona della corteccia assume anche le funzioni di quella danneggiata, andando a colmare il danno che si trova nell'altro emisfero. E' la prova di quanto sia plastico il cervello del bambino e quindi sia capace di riorganizzarsi per far fronte alle difficoltà".
Aggiunge il professor Cioni: "Questo avviene solo nei bambini con una lesione congenita. Nel gruppo dei bambini che hanno avuto danni di questo tipo successivamente e quindi non alla nascita, non abbiamo assistito a questa riorganizzazione e nemmeno negli adulti. La ricerca evidenzia chiaramente tre elementi fondamentali: il cervello è plastico; l'ambiente insegna ed è quindi il "farmaco del cervello" e in base a quanto scoperta possiamo studiare terapie ad hoc".
Le ricadute di questo studio porteranno a nuove cure? "E' una speranza molto concreta - aggiunge il professor Cioni _ , comprendendo meglio I meccanismi possiamo intensificare gli stimoli sulla plasticità cerebrale e approntare interventi terapeutici anche per tutti quei bambini con danni non congeniti e per gli adulti. Certo siamo appena agli inizi ma abbiamo una prima e importante risposta preliminare". Che terapie pensa siano attivabili? "Mi riferisco per esempio a interventi riabilitativi con supporto di tecnologie bioingegneristiche e di Information Comunication - conclude il professore - capaci di riattivare la plasticità attraverso trattamenti più intensivi e personalizzati, fatti a casa ma con sorveglianza medica mediante la telemedicina. C'è uno studio in corso che si ricollega a questo, i cui risultati sono promettenti".
Ne hanno parlato:
LeScienze.it
Agi.it
Tirreno.it
50Canale.tv
PisaInformaFlash.it
A un gruppo di ricercatori del Centro «E. Piaggio» il premio Arscientia 2013
Lo scorso 14 giugno, a Venezia, un gruppo di ricercatori del Centro "E. Piaggio" dell'Università di Pisa ha ricevuto il primo premio per la categoria "Food and Green" del concorso Arscientia 2012-2013.
"MultiDyn consente di implementare e monitorare in tempo reale modelli 3D multi-organo, in condizioni dinamiche - spiegano Tommaso Sbrana, Serena Giusti e Giorgio Mattei del Centro "E. Piaggio" - Il suo design è compatibile con molti dei protocolli sperimentali ad oggi consolidati e facilita quindi il passaggio a modelli in vitro più simili alla realtà in vivo".
Arscientia punta a far convergere i territori di arte, scienza e impresa e apprezzarne le potenzialità d'innovazione attraverso momenti di dialogo e confronto su tendenze e scenari a cavallo tra arte e scienza.
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Nella foto Tommaso Sbrana e Giorgio Mattei
Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa