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22_BadiaPozzeveri2012The second campaign of excavations of the archaeological Field School at Badia Pozzeveri (Altopascio) is coming to a close for this year. The Field School is organised by the University of Pisa and Ohio State University (USA) on the site of the ancient Abbazia di San Pietro [Abbey of Saint Peter] in Pozzeveri. The scientific director, Prof. Gino Fornaciari and Prof. Alessandra Guidi, Pro-rector for Internationalisation of the University of Pisa, described the preliminary results of the excavations at a press conference. The various stages of the excavations have brought to light a number of burial phases between the 11th and the 19th centuries. Among the finds is an 18th century cemetery for children (known in Tuscany as a "little paradise" or paradisino), and another rare and unexpected discovery: a trench for casting bronze bells from the end of the same century, in which it is still easy to see the signs left by the forms used for casting the bronze.

18_gruppoBadiaPozzeveri2012After excavations had been carried out in June by 14 students of the first level professionalising Master course in Bioarchaeology, Palaeopathology and Forensic Anthropology, organised by the Universities of Pisa, Milan and Bologna, the 26 students (under- and post-graduates as well as doctoral students) from the United States and Canada participated in the Field School in the month of July. During their stay in Italy they have been followed by an équipe of archaeologists and anthropologists, Italian and international, supervised by Prof. Fornaciari (University of Pisa) and by Prof. Clark Spencer Larsen (Ohio State University). Alongside the excavation activities at the 'dig', which was divided among four areas of about 70 m2 each, three separate laboratories were set up in which all the students took part. Collaboration with the Department of Earth Sciences (Adriano Ribolini and Monica Bini) made it possible to 'read' the archaeological deposits using non-invasive methods (georadar).

25_scaviBadiaPozzeveri2012The oldest tombs came to light in the area alongside the apse and the north transept of the Abbey. In the eastern portion of the area, close to the bell tower, the children's cemetery was identified. Various well-preserved burials of small children from the end of the 18th century have been discovered. Underneath the children's cemetery, some deep cuts, filled with lime are coming to light. These indicate the presence of burials due to a 'catastrophe', to a disastrous time when death may have struck whole communities.. In the area in front of the façade a family tomb going back to the 12th and 13th centuries has been excavated. Probably it was used by a rich family who had earned special merits as benefactors of the Abbey of Saint Peter. Finally, the excavation area to the north of the church has made it possible to identify the remains of a loggia from the 13th century built up against the Abbey cloister, and which was abandoned in the second half of the 15th century.

A diary or log has been written up every day in both Italian and in English and placed on the www.paleopatologia.it website, making it possible to promote archaeological knowledge of the site, and to inform day by day everyone interested in the discoveries. Numerous visitors have been able to observe the excavations in person. A specially equipped path for visitors has been set up so that they can inspect the excavations.

The Pozzeveri Abbey is found along the principle route of the famous via Francigena, the medieval artery which linked northern Europe to Rome, and which today is being rediscovered and explored by an ever growing number of hikers and pilgrims.

The excavation project, made possible thanks to the collaboration of the municipality of Altopascio, has been promoted by the Superintendence for the Archaeological Patrimony of Tuscany and supported by the Foundation of the Cassa di Risparmio di Lucca.

See the photographic gallery on the Facebook page of the University of Pisa.

beagle Vivaci e scodinzolanti, 21 beagle, maschi e femmine, sono stati accolti il 1 agosto al dipartimento di Clinica veterinaria dell'Università di Pisa a San Piero a Grado. Si tratta di esemplari di due anni provenienti dai laboratori Green Hill che facevano parte di un programma di sperimentazione presso un'industria farmaceutica che si è appena concluso. Malgrado la brutta esperienza passata, i beagle godono tutti di ottima salute e sono in cerca di famiglie adottive.

Gli animali, microcippati e vaccinati, sono stati subito sottoposti ai dovuti controlli sanitari e nei prossimi giorni seguiranno training di riabilitazione condotto dall'equipe della clinica veterinaria guidata dalla professoressa Daniela Gianfaldoni e dal professor Francesco Camillo con il supporto di Angelo Gazzano, ricercatore ed esperto comportamentista, presso il dipartimento di Scienze Fisiologiche dell'Ateneo. La clinica veterinaria pisana è infatti l'unica in Italia individuata dal Ministero della Salute per questo tipo di percorsi di recupero.

beagle con Antonella Pochini"Per questi animali – fanno sapere dalla clinica veterinaria – cerchiamo adozioni serie e responsabili e le richieste di affido potranno essere inoltrate alla dott.ssa Antonella Pochini dell'Ufficio Ricerca dell'Università di Pisa (tel. 0502212211) anche via mail (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Sarà quindi nostra cura stilare una lista degli aspiranti adottanti, mentre le consegne dei beagle saranno possibili da 20 agosto in poi".

Il progetto di riabilitazione di animali da laboratorio dell'Università di Pisa si fonda su una circolare ministeriale che indirizza gli operatori verso la pratica della rehabilitation degli animali sperimentali, nei casi in cui le condizioni di salute degli stessi lo consentano. Lo scopo è quello di costituire un centro per la riabilitazione di animali da laboratorio presso il nuovo dipartimento di Scienze veterinarie dell'Ateneo, supportato da esperti in etologia, per promuovere la massima diffusione dell'informazione sulle possibilità e metodologie in questo settore.

 

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Si sta concludendo in questi giorni a Badia Pozzeveri (Altopascio) la seconda campagna di scavi della Field School archeologica organizzata dall'Università di Pisa e dalla Ohio State University (USA) sul sito dell'antica Abbazia di San Pietro di Pozzeveri. I risultati preliminari degli scavi sono stati resi noti in una conferenza stampa tenuta dal direttore scientifico Gino Fornaciari e da Alessandra Guidi, prorettore all'internazionalizzazione dell'Università di Pisa. Le fasi di scavo hanno portato alla luce svariate fasi sepolcrali comprese tra l'XI e il XIX secolo, tra cui un cimitero del '700 destinato ai bambini, noto in Toscana come "paradisino", e hanno portato a una scoperta rara e inaspettata: una fossa per la gettata delle campane risalente alla fine del XVIII secolo, in cui sono ancora ben visibili le impronte degli stampi per la fusione del bronzo.

Dopo gli scavi condotti a giugno da quattordici studenti del master di primo livello in Bioarcheologia, Paleopatologia e Antropologia Forense, organizzato dalle università di Pisa, Milano e Bologna, sono 26 gli studenti americani (laureandi, laureati e dottorandi) provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada che hanno partecipato alla Field School di luglio. Durante il loro soggiorno in Italia sono stati seguiti da un'equipe di archeologi e antropologi, italiani e stranieri, supervisionati dal professor Gino Fornaciari (Università di Pisa) e dal professor Clark Spencer Larsen (Ohio State University). All'attività sul campo, distribuita in quattro aree di scavo di circa 70 mq ciascuna, sono stati affiancati tre laboratori distinti a cui hanno preso parte tutti gli studenti. Una collaborazione col dipartimento di Scienze della Terra (Adriano Ribolini e Monica Bini) ha permesso di affrontare la lettura, con metodi non invasivi (georadar), del deposito archeologico.

Le tombe più antiche sono emerse nell'area a contatto con l'abside e con il transetto nord. È stato nella porzione est dell'area, vicino al campanile, che è stato individuato il cimitero destinato ai bambini, che ha restituito diverse inumazioni infantili ben conservate di fine '700. Al di sotto delle tombe infantili stanno emergendo dei tagli allungati, riempiti da abbondanti strati di calce, che preannunciano la presenza di sepolture "da catastrofe" dovute ad episodi di morte collettiva. Nell'area di fronte alla facciata è stata inoltre scavata una tomba di famiglia risalente al XII-XIII secolo, probabilmente destinato a i membri di una famiglia di ricchi laici, benemeriti nei confronti dell'Abbazia di San Pietro. Infine, l'area di scavo a nord della chiesa ha permesso di individuare i resti di un loggiato del XIII secolo che si impostava a ridosso del chiostro dell'abbazia e che è stato abbandonato nella seconda metà del XV secolo.

Attraverso la redazione di un diario giornaliero italiano/inglese sul sito www.paleopatologia.it è stato possibile promuovere la conoscenza archeologica del sito, e informare giorno dopo giorno gli interessati delle scoperte effettuate. Numerosi visitatori hanno poi potuto assistere direttamente agli scavi in corso, dal momento che è stato allestito in loco un percorso di visita attrezzato. L'abbazia di Pozzeveri si trova infatti sul tracciato principale della via Francigena, l'arteria medievale che collegava il nord Europa a Roma, riscoperta negli ultimi anni da un numero sempre crescente di camminatori e pellegrini.

Il progetto di scavo, reso possibile grazie alla collaborazione del Comune di Altopascio, è stato promosso dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Sono arrivati in 37 e a settembre saranno raggiunti da altri 30 ragazzi che dal Brasile frequenteranno per sei mesi o un anno l'Università di Pisa. Tutto questo grazie al programma "Scienza senza Frontiere", un'imponente iniziativa di mobilità e internazionalizzazione del sistema universitario e della ricerca brasiliano avviato dalla presidente Dilma Roussef nel 2011, che mira a promuovere esperienze di studio e ricerca all'estero per oltre 75.000 giovani brasiliani. I ragazzi appena arrivati a Pisa si iscriveranno ai corsi di laurea di ingegneria, medicina, veterinaria, agronomia e farmacia dell'Ateneo pisano e, nel mese di agosto, saranno ospitati alla residenza dei Praticelli.

L'Università di Pisa, insieme ad altri 10 atenei italiani, è stata scelta come meta di studio e di ricerca dal governo brasiliano per favorire la formazione e la ricerca dei propri giovani e tentare di integrare il proprio sistema della ricerca e del sapere ai più consolidati network internazionali. Il programma "Scienza Senza Frontiere" è coordinato da CAPES e CNPq, le Agenzie governative brasiliane che si occupano del rafforzamento delle competenze del sistema universitario e della ricerca brasiliani, e si concentra su mobilità prevalentemente di breve e medio periodo, con lo scopo di finanziare esperienze all'estero di giovani brasiliani che tornino poi presso le università di origine per completare gli studi e ottenere il titolo finale.

Attraverso il coinvolgimento dell'Ambasciata Brasiliana in Italia, CAPES e CNPq hanno individuato un certo numero di università e centri di ricerca italiani con cui sviluppare uno specifico schema di mobilità all'interno di "Scienza senza Frontiere". Il progetto è strategico per l'internazionalizzazione dell'Università di Pisa, soprattutto per stabilire nuovi contatti anche ai fini della partecipazione a progetti di ricerca internazionali. La mobilità verso l'Ateneo pisano coinvolgerà tutti e tre i livelli della formazione universitaria e presto arriveranno anche dottorandi e post-doc.

Brasiliani Thirty seven students from Brazil have just arrived, and another thirty will join them in September in order to attend the University of Pisa for six months or for a year. All this is thanks to the "Science without Frontiers" programme, a large scale initiative for mobility and for the internationalisation of the Brazilian university and research system inaugurated by President Dilma Roussef in 2011. The programme aims at giving more than 75.000 young Brazilians the chance to experience of study and research abroad. The students coming to Pisa will enrol in the degree programmes in Engineering, Medicine, Veterinary Medicine, Agricultural Sciences and Pharmacology of the University of Pisa. During the month of August they will stay at the Praticelli Residence.

The University of Pisa, along with another 10 Italian Universities, has been chosen by the Brazilian government to host the students in order to enhance their study and research experience and to integrate the Brazilian research and higher education system more closely in consolidated international networks. The "Sciences without Frontiers" programme is coordinated by CAPES and CNPq, the Brazilian government's agencies responsible for strengthening the competences of the country's university and research system. It concentrates on short and medium term mobility in order to fund the studies abroad of Brazilian young people who will return to their home universities to complete their studies and obtain their degrees.

logoScienzasenzaFrontieraThough the Brazilian embassy in Italy, the CAPES and CNPq Agencies selected a certain number of Italian universities and research centres with which to develop a special mobility scheme within the "Science without Frontiers" programme. Participation in this initiative is linked to the University of Pisa's internationalisation strategy, which includes establishing new contacts with an eye to participation in international research projects. Mobility towards the University of Pisa involves students of all three levels of higher education: soon doctoral students and post-doctoral fellows will arrive.

Badia Pozzeveri 2012Si sta concludendo in questi giorni a Badia Pozzeveri (Altopascio) la seconda campagna di scavi della Field School archeologica organizzata dall'Università di Pisa e dalla Ohio State University (USA) sul sito dell'antica Abbazia di San Pietro di Pozzeveri. I risultati preliminari degli scavi sono stati resi noti in una conferenza stampa tenuta dal direttore scientifico Gino Fornaciari e da Alessandra Guidi, prorettore all'internazionalizzazione dell'Università di Pisa. Le fasi di scavo hanno portato alla luce svariate fasi sepolcrali comprese tra l'XI e il XIX secolo, tra cui un cimitero del '700 destinato ai bambini, noto in Toscana come "paradisino", e hanno portato a una scoperta rara e inaspettata: una fossa per la gettata delle campane risalente alla fine del XVIII secolo, in cui sono ancora ben visibili le impronte degli stampi per la fusione del bronzo.

gruppo Badia Pozzeveri 2012Dopo gli scavi condotti a giugno da quattordici studenti del master di primo livello in Bioarcheologia, Paleopatologia e Antropologia Forense, organizzato dalle università di Pisa, Milano e Bologna, sono 26 gli studenti americani (laureandi, laureati e dottorandi) provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada che hanno partecipato alla Field School di luglio. Durante il loro soggiorno in Italia sono stati seguiti da un'equipe di archeologi e antropologi, italiani e stranieri, supervisionati dal professor Gino Fornaciari (Università di Pisa) e dal professor Clark Spencer Larsen (Ohio State University). All'attività sul campo, distribuita in quattro aree di scavo di circa 70 mq ciascuna, sono stati affiancati tre laboratori distinti a cui hanno preso parte tutti gli studenti. Una collaborazione col dipartimento di Scienze della Terra (Adriano Ribolini e Monica Bini) ha permesso di affrontare la lettura, con metodi non invasivi (georadar), del deposito archeologico.

Badia Pozzeveri 2012Le tombe più antiche sono emerse nell'area a contatto con l'abside e con il transetto nord. È stato nella porzione est dell'area, vicino al campanile, che è stato individuato il cimitero destinato ai bambini, che ha restituito diverse inumazioni infantili ben conservate di fine '700. Al di sotto delle tombe infantili stanno emergendo dei tagli allungati, riempiti da abbondanti strati di calce, che preannunciano la presenza di sepolture "da catastrofe" dovute ad episodi di morte collettiva. Nell'area di fronte alla facciata è stata inoltre scavata una tomba di famiglia risalente al XII-XIII secolo, probabilmente destinato a i membri di una famiglia di ricchi laici, benemeriti nei confronti dell'Abbazia di San Pietro. Infine, l'area di scavo a nord della chiesa ha permesso di individuare i resti di un loggiato del XIII secolo che si impostava a ridosso del chiostro dell'abbazia e che è stato abbandonato nella seconda metà del XV secolo.

scavi Badia Pozzeveri 2012Attraverso la redazione di un diario giornaliero italiano/inglese sul sito www.paleopatologia.it è stato possibile promuovere la conoscenza archeologica del sito, e informare giorno dopo giorno gli interessati delle scoperte effettuate. Numerosi visitatori hanno poi potuto assistere direttamente agli scavi in corso, dal momento che è stato allestito in loco un percorso di visita attrezzato. L'abbazia di Pozzeveri si trova infatti sul tracciato principale della via Francigena, l'arteria medievale che collegava il nord Europa a Roma, riscoperta negli ultimi anni da un numero sempre crescente di camminatori e pellegrini.

Il progetto di scavo, reso possibile grazie alla collaborazione del Comune di Altopascio, è stato promosso dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

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Ne hanno parlato:
RepubblicaFirenze.it 
Tirreno Lucca 
PisaInformaFlash.it 
GazzettadiLucca.it  
GoNews.it 

Studenti brasilianiSono arrivati in 37 e a settembre saranno raggiunti da altri 30 ragazzi che dal Brasile frequenteranno per sei mesi o un anno l'Università di Pisa. Tutto questo grazie al programma "Scienza senza Frontiere", un'imponente iniziativa di mobilità e internazionalizzazione del sistema universitario e della ricerca brasiliano avviato dalla presidente Dilma Roussef nel 2011, che mira a promuovere esperienze di studio e ricerca all'estero per oltre 75.000 giovani brasiliani. I ragazzi appena arrivati a Pisa si iscriveranno ai corsi di laurea di ingegneria, medicina, veterinaria, agronomia e farmacia dell'Ateneo pisano e, nel mese di agosto, saranno ospitati alla residenza dei Praticelli.

L'Università di Pisa, insieme ad altri 10 atenei italiani, è stata scelta come meta di studio e di ricerca dal governo brasiliano per favorire la formazione e la ricerca dei propri giovani e tentare di integrare il proprio sistema della ricerca e del sapere ai più consolidati network internazionali. Il programma "Scienza Senza Frontiere" è coordinato da CAPES e CNPq, le Agenzie governative brasiliane che si occupano del rafforzamento delle competenze del sistema universitario e della ricerca brasiliani, e si concentra su mobilità prevalentemente di breve e medio periodo, con lo scopo di finanziare esperienze all'estero di giovani brasiliani che tornino poi presso le università di origine per completare gli studi e ottenere il titolo finale.

logo Scienza senza FrontieraAttraverso il coinvolgimento dell'Ambasciata Brasiliana in Italia, CAPES e CNPq hanno individuato un certo numero di università e centri di ricerca italiani con cui sviluppare uno specifico schema di mobilità all'interno di "Scienza senza Frontiere". Il progetto è strategico per l'internazionalizzazione dell'Università di Pisa, soprattutto per stabilire nuovi contatti anche ai fini della partecipazione a progetti di ricerca internazionali. La mobilità verso l'Ateneo pisano coinvolgerà tutti e tre i livelli della formazione universitaria e presto arriveranno anche dottorandi e post-doc.

 

 
 

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Ne hanno parlato: 
Tirreno Pisa 
Nazione Pisa 
Tirreno.it 
OgniSette.it
PisaInformaFlash.it
PisaToday.it
Greenreport.it 
StampToscana.it
PianetaUniversitario.com 

La squadra corse dell'Università di Pisa scende in pista con la nuova monoposto sul circuito di Hockenheim: dal 31 luglio al 4 agosto i 15 ragazzi dell'E-team, capitanati da Andrea Mascellani, saranno impegnati nella settima edizione della Formula Student Germany (FSG), dove si misureranno 110 squadre provenienti da 20 paesi diversi. A pochi giorni dalla presentazione della nuova vettura - la ET5 - i ragazzi sono volati in Germania per competere nelle gare della FSC, la Formula Student Combustion, che quest'anno sarà trasmessa in live streaming, con commento in inglese, sul sito ufficiale www.formulastudent.de. Nelle varie prove che compongono la FSC, il team pisano si confronterà con altri 77 team, di cui tre italiani, provenienti dalle università di Roma La sapienza, Padova e Viterbo.

Le giornate di Hockenheim partiranno con l'insediamento ai box e l'ispezione tecnica da parte di giudici che, con alcune prove, dovranno verificare se la macchina è a norma di regolamento: la monoposto deve frenare bloccando le quattro ruote, non deve fare troppo rumore e, inclinata a 60 gradi, non deve perdere liquidi. Da giovedì la ET5 sarà poi impegnata nella gara vera e propria, che consiste in due parti: la prima è la parte statica, in cui la macchina si deve presentare davanti a una commissione di esperti che verificano il progetto tecnico, l'analisi di costi e il business plan che i ragazzi devono elaborare ipotizzando che la macchina venga messa in produzione.

Venerdì, sabato e domenica le vetture universitarie saranno invece chiamate a confrontarsi nella parte dinamica, con quattro gare specifiche molto spettacolari: la prova su pista bagnata, la prova di accelerazione su 75 metri, un giro secco del circuito e infine la Endurance, la gara dinamica vera e propria in cui gareggeranno 3-4 macchine alla volta, con sorpassi regolamentati. Sulla pagina YouTube della Formula Student Germany sono disponibili i video delle gare dello scorso anno.

In bocca al lupo, dunque, al team dell'Università di Pisa che a settembre sarà poi impegnata nella Formula SAE Italy sul circuito di Varano de' Melegari (PR).

Sarà l'Università di Pisa a ospitare il X convegno annuale del CODAU, l'organismo che riunisce i direttori amministrativi e i dirigenti degli atenei italiani. L'appuntamento, che si terrà a Calambrone dal 20 al 22 settembre 2012, mira ad approfondire la riflessione su un tema cruciale per il futuro del sistema universitario del nostro Paese, quello dell'autonomia, partendo dal quesito che dà il titolo all'incontro: "Finita la stagione dell'autonomia?". Dopo essersi affermato all'inizio degli anni '90 e aver avuto un'applicazione estensiva per oltre un decennio, questo principio sta conoscendo da qualche anno una fase regressiva, legata sia alla rigidità della legislazione in campo universitario che ai limiti imposti dalla difficile congiuntura economica attraversata dal Paese. Rettori, direttori amministrativi e dirigenti si confronteranno dunque per capire se si può ancora parlare di autonomia e quale spazio ci può essere per questo valore all'interno di un modello di università in rapida e profonda trasformazione.

La tre giorni pisana vedrà come protagonisti i massimi rappresentanti del mondo universitario italiano, dal presidente della CRUI, Marco Mancini, a quelli di CUN, Andrea Lenzi, e ANVUR, Stefano Fantoni, fino al direttore generale del MIUR, Daniele Livon. Interlocutori di prestigio saranno l'ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, che sarà intervistato dal caporedattore del TG3 Toscana, Franco De Felice, sul tema "Globalizzazione, Stato e Università", e l'ex ministro Giulio Tremonti, che parteciperà alla tavola rotonda finale su "L'università standardizzata, l'università autonoma... comunque in cambiamento". All'iniziativa parteciperà anche il vice presidente della Regione Toscana, Stella Targetti. Per la prima volta, infine, al convegno del CODAU sarà presente una delegazione dell'associazione che raggruppa i dirigenti delle università europee, l'Heads University Management Administration Network Europe ("Humane").

"Siamo particolarmente soddisfatti di poter ospitare il X convegno del CODAU – ha commentato il direttore amministrativo dell'Ateneo pisano, Riccardo Grasso – e di poter tornare a discutere del tema dell'autonomia universitaria, già affrontato nei precedenti appuntamenti, rilanciando l'importanza di questo principio nella costruzione dell'università del futuro. L'incontro servirà poi per fare il punto sul processo di cambiamento in atto nel sistema universitario italiano, in cui l'Università di Pisa è all'avanguardia con scelte innovative e coraggiose che hanno riguardato il nuovo Statuto, la governance e l'assetto organizzativo della nostra istituzione".

Il parto gemellare nell'asino è un evento raro e la sopravvivenza di entrambi i puledri lo è ancora di più. Per la prima volta questo evento si è verificato per ben due volte, nello stesso allevamento e a distanza di poco più di un'ora, coinvolgendo tre studentesse della facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Pisa. Il fatto è accaduto la notte dello scorso 28 giugno presso l'allevamento di Asini dell'Amiata delle Bandite di Scarlino, a Puntone di Scarlino (GR), azienda pilota per la produzione di latte d'asina.

Giulia, Silvia e Costanza stavano svolgendo il tirocinio e la parte sperimentale della tesi di laurea presso l'allevamento, quando si sono ritrovate il compito di accudire i quattro puledri neonati, di cui due deboli e a forte rischio di non sopravvivere. Le ragazze non hanno avuto dubbi, si sono trasferite dalla camera da letto alla stalla, hanno messo i sacchi a pelo sulle presse di paglia e non hanno lasciato più gli asinelli finché tutti non sono stati fuori pericolo.

Il parto dell'asina, più di quello della cavalla, è un evento che si svolge nella stragrande maggioranza dei casi senza complicazioni. Quando però qualcosa va storto e si verifica una distocia (parto difficile, non fisiologico), il tempo per salvare la vita del puledro è brevissimo, al massimo 30 minuti. Nel caso di una gravidanza gemellare, i rischi sono sempre molto alti perché può succedere che i due puledri si affaccino contemporaneamente al canale del parto ostacolandosi a vicenda e rischiando la morte per asfissia; inoltre, anche in caso di nascita di entrambi i puledri vivi, di solito uno dei due è molto più piccolo e meno maturo dell'altro, per cui soccombe nei primi giorni di vita.

Questo non è successo ai quattro puledri nati a Scarlino grazie alle cure di tre studentesse di Pisa. Adesso i puledri hanno quasi un mese di vita e sgambettano felici sotto gli ulivi con le loro madri. Una bella storia: un'azienda pilota per la produzione di latte d'asina per la nutrizione dei bambini allergici a quello vaccino, tre studentesse entusiaste che hanno saputo mettere in pratica quello che era stato loro insegnato, due asine e quattro asinelli.

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