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Le alte temperature aumentano l’assorbimento delle nanoplastiche da parte delle piante. La notizia arriva da uno studio dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Plant Physiology and Biochemistry che per la prima volta ha analizzato l’effetto amplificatore dei cambiamenti climatici sull’inquinamento da nanoplastiche. La ricerca è stata condotta dal gruppo di Botanica della professoressa Monica Ruffini Castiglione, e da quello di Fisiologia Vegetale della dottoressa Carmelina Spanò, in collaborazione con le colleghe Stefania Bottega e Debora Fontanini. La sperimentazione nei laboratori dell’Università di Pisa ha impiegato come pianta modello Azolla filiculoides Lam, una piccola felce acquatica galleggiante con radici fluttuanti e sottili che assorbono le sostanze disciolte nell’acqua. Come inquinante sono state utilizzate nanoplastiche di polistirene, una delle materie plastiche più comuni e diffuse con cui si realizzano ad esempio posate e piatti usa e getta, imballaggi, contenitori da asporto e seminiere per l’ortoflorovivaismo.

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Gruppo di ricerca (da sinistra a destra: Prof.ssa Monica Ruffini Castiglione, Dr.ssa Carmelina Spanò, Dr.ssa Debora Fontanini, Dr.ssa Stefania Bottega)

Dai dati è emerso che a 35° la presenza di nanoplastiche aumenta apprezzabilmente all'interno della pianta rispetto alla situazione ottimale a 25°. Questo provoca il deterioramento dei parametri fotosintetici e l’aumento dello stress ossidativo e della tossicità nelle piante. L’impiego di nanoplastiche fluorescenti ha inoltre permesso alle ricercatrici di tracciarne con precisione l’assorbimento e la distribuzione nei tessuti e negli organi vegetali.

“Il maggior assorbimento di nanoplastiche in condizioni di alte temperature da parte delle piante solleva preoccupazioni riguardo al possibile impatto sulle colture di interesse agronomico, con implicazioni potenzialmente rilevanti per l’ingresso di queste sostanze nella catena alimentare”, dicono Monica Ruffini Castiglione e Carmelina Spanò.

Azolla filiculoides in ambiente naturale (foto di destra) e in condizioni di laboratorio durante il trattamento con nanoplastiche a temperatura elevata (foto di sinistra).

“Il nostro studio – continua Ruffini Castiglione - sottolinea come i cambiamenti climatici non solo sono in grado di amplificare gli effetti negativi dei rifiuti plastici, ma possano anche creare nuove sinergie pericolose tra fattori ambientali e inquinanti, aggravando ulteriormente le sfide ecologiche già esistenti. Questo deve aumentare la nostra consapevolezza e portare a un maggiore impegno verso comportamenti più sostenibili, come ridurre il consumo di plastica monouso”.

Le ricercatrici dei gruppi di Botanica e di Fisiologia vegetale impegnate in questo studio si occupano da anni delle risposte di piante modello e di interesse agronomico a metalli, anche in forma nanometrica e a contaminanti emergenti, quali micro e nanoplastiche. L’interesse nasce dalla consapevolezza che le piante sono organismi estremamente sensibili e al contempo resilienti agli stress ambientali. Questa duplice natura le rende modelli ideali per studiare l'impatto dei contaminanti sugli organismi viventi, soprattutto nel contesto dei cambiamenti climatici. Le ricerche del gruppo, svolte anche in collaborazione con l’IBBA CNR e l’Università di Siena, sono state pionieristiche nello studio delle interazioni tra piante e nanomateriali dimostrando per la prima volta, a livello ultrastrutturale, l’assorbimento e la traslocazione di nanomateriali plastici nelle cellule vegetale.

 

 

La ricerca dell’Università di Pisa sulla rivista Plant Physiology and Biochemistry

Le alte temperature aumentano l’assorbimento delle nanoplastiche da parte delle piante. La notizia arriva da uno studio dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Plant Physiology and Biochemistry che per la prima volta ha analizzato l’effetto amplificatore dei cambiamenti climatici sull’inquinamento da nanoplastiche. La ricerca è stata condotta dal gruppo di Botanica della professoressa Monica Ruffini Castiglione, e da quello di Fisiologia Vegetale della dottoressa Carmelina Spanò, in collaborazione con le colleghe Stefania Bottega e Debora Fontanini. La sperimentazione nei laboratori dell’Università di Pisa ha impiegato come pianta modello Azolla filiculoides Lam, una piccola felce acquatica galleggiante con radici fluttuanti e sottili che assorbono le sostanze disciolte nell’acqua. Come inquinante sono state utilizzate nanoplastiche di polistirene, una delle materie plastiche più comuni e diffuse con cui si realizzano ad esempio posate e piatti usa e getta, imballaggi, contenitori da asporto e seminiere per l’ortoflorovivaismo.

Dai dati è emerso che a 35° la presenza di nanoplastiche aumenta apprezzabilmente all'interno della pianta rispetto alla situazione ottimale a 25°. Questo provoca il deterioramento dei parametri fotosintetici e l’aumento dello stress ossidativo e della tossicità nelle piante. L’impiego di nanoplastiche fluorescenti ha inoltre permesso alle ricercatrici di tracciarne con precisione l’assorbimento e la distribuzione nei tessuti e negli organi vegetali.

“Il maggior assorbimento di nanoplastiche in condizioni di alte temperature da parte delle piante solleva preoccupazioni riguardo al possibile impatto sulle colture di interesse agronomico, con implicazioni potenzialmente rilevanti per l’ingresso di queste sostanze nella catena alimentare”, dicono Monica Ruffini Castiglione e Carmelina Spanò.

“Il nostro studio – continua Ruffini Castiglione - sottolinea come i cambiamenti climatici non solo sono in grado di amplificare gli effetti negativi dei rifiuti plastici, ma possano anche creare nuove sinergie pericolose tra fattori ambientali e inquinanti, aggravando ulteriormente le sfide ecologiche già esistenti. Questo deve aumentare la nostra consapevolezza e portare a un maggiore impegno verso comportamenti più sostenibili, come ridurre il consumo di plastica monouso”.

Le ricercatrici dei gruppi di Botanica e di Fisiologia vegetale impegnate in questo studio si occupano da anni delle risposte di piante modello e di interesse agronomico a metalli, anche in forma nanometrica e a contaminanti emergenti, quali micro e nanoplastiche. L’interesse nasce dalla consapevolezza che le piante sono organismi estremamente sensibili e al contempo resilienti agli stress ambientali. Questa duplice natura le rende modelli ideali per studiare l'impatto dei contaminanti sugli organismi viventi, soprattutto nel contesto dei cambiamenti climatici. Le ricerche del gruppo, svolte anche in collaborazione con l’IBBA CNR e l’Università di Siena, sono state pionieristiche nello studio delle interazioni tra piante e nanomateriali dimostrando per la prima volta, a livello ultrastrutturale, l’assorbimento e la traslocazione di nanomateriali plastici nelle cellule vegetale.

Link all’articolo scientifico:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0981942824006144

Discalia foto:

Foto del gruppo di ricerca (da sinistra a destra: Prof.ssa Monica Ruffini Castiglione, Dr.ssa Carmelina Spanò, Dr.ssa Debora Fontanini, Dr.ssa Stefania Bottega).

Azolla filiculoides in ambiente naturale (foto di destra) e in condizioni di laboratorio durante il trattamento con nanoplastiche a temperatura elevata (foto di sinistra).

scalari 2Pochi giorni fa si è spento all’età di 85 anni il professor Ferruccio Scalari, già associato di Tecnologia meccanica presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Nucleare e della Produzione, oggi Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale.

Il professor Scalari iniziò la sua attività universitaria come assistente ordinario nei primi anni '70 e successivamente proseguì come professore incaricato e quindi associato di Tecnologia meccanica per il corso di laurea in Ingegneria aeronautica. Negli ultimi anni '60 il settore della Tecnologia meccanica, oggi denominato più correttamente dei Sistemi di produzione, iniziava in Italia il suo percorso di trasformazione da una pura serie di conoscenze e metodologie artigianali e industriali empiriche in una vera e propria scienza, tesa a comprendere le basi dei processi produttivi meccanici mediante studi teorici e sperimentali. Una trasformazione che già altre discipline vicine quali la chimica industriale e la metallurgia avevano avuto in precedenza. Le Tecnologie meccaniche erano il tassello mancante per l’incremento della produttività e la garanzia della qualità richiesti per lo sviluppo industriale del dopo guerra.

La creazione di un’accademia internazionale, il CIRP (International Institution for Production Engineering Research), avvenuta nel 1952 e seguita da notevoli sviluppi soprattutto negli anni '60, testimonia queste esigenze sentite a livello mondiale. È in questo vivace contesto che nei primi anni '70 il professor Scalari fornisce eccellenti idee innovative nel settore dell’automazione delle macchine utensili sperimentando con successo i comandi adattativi in tornitura, sistemi di controllo allora completamente assenti nelle macchine utensili, generalmente a controllo manuale. Oggi tutte le moderne macchine utensili a controllo numerico utilizzano questo tipo di controllo, grazie anche a questi studi pionieristici.

Successivamente, il professor Scalari si dedica alla ricerca nel settore delle cosiddette tecnologie innovative quali le lavorazioni ECM (Electro Chemical Machining), EDM (Electrical Dicharge Machining), ultrasuoni e soprattutto laser. Processi di lavorazione basati su fenomeni fisici allora noti, ma di cui poco ancora si conosceva sull’applicabilità nella produzione meccanica. Di rilievo sono i suoi studi sulla qualità delle superfici lavorate con il laser e sulla definizione di un mode fisico dello stesso processo: studi sviluppati nell’ambito di una collaborazione con l’Università Politecnica di Cracovia.

Al professor Scalari si deve anche l’introduzione di queste tematiche nella didattica degli insegnamenti di Tecnologia meccanica e di Tecnologie speciali. Se i colleghi riconoscono l’importanza dell’attività scientifica svolta in passato dal professor Scalari, molti suoi allievi ne ricordano con affetto e riconoscenza le qualità umane e didattiche. I particolare, il suo perenne invito ad adottare sempre un profondo spirito critico nell’attività professionale e nella vita.

Il Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace organizza il corso di formazione dal titolo  "La Comunicazione Nonviolenta: essere me, incontrare te" (I ciclo), riconosciuto da The Center of Nonviolent Communication.

L’attuale momento storico e sociale che stiamo vivendo rende sempre più evidente che il conflitto è un’esperienza relazionale che fa parte della vita umana e che, a seconda dei modi che vengono scelti per attraversarlo, permette di costruire collaborazione e cooperazione oppure potenziare gli aspetti separativi e distruttivi delle relazioni, fino alla guerra.

“La Comunicazione Nonviolenta: essere me, incontrare te” è un percorso annuale articolato in 2 cicli che, portando attenzione ai diversi ambiti della comunicazione e delle relazioni interpersonali, permette di approfondire il tema sia sul piano teorico, sia su quello della pratica, sia su quello dell’integrazione naturale della teoria nel proprio agire e relazionarsi con se stessi/e e le altre persone. Svilupperemo delle tracce che aiutano a vivere i principi della nonviolenza e ad attraversare con efficacia le dinamiche conflittuali.

ll primo ciclo del percorso formativo si compone di 3 moduli, il secondo di 5 moduli. Ciascun modulo è composto da 12 ore di formazione.
Il primo ciclo sarà perciò della durata di 36 ore che si svolgeranno tra marzo e maggio 2025.

Le formatrici e i formatori sono trainer certificate/i da The Center for Nonviolent Communication.

Destinatari:

Il corso è rivolto a tutte le persone che sono impegnate a vario titolo in gruppi e organizzazioni e intendano investire affinché la dimensione della comunicazione rappresenti una efficace risorsa per il lavoro. In particolare, si rivolge a chi svolge ruoli di conduzione di gruppi di apprendimento o di relazione di aiuto (quali coordinatore o coordinatrice di un gruppo di lavoro, formatore o formatrice, insegnante, educatore/trice, counselor, coach, ecc.), ma costituisce un’occasione di apprendimento o di aggiornamento per chiunque si trovi, nel proprio contesto professionale o associativo, a interagire – a vari livelli di responsabilità – con collaboratori o collaboratrici.

Il corso inoltre è aperto anche a tutti/e coloro che desiderano sviluppare la propria crescita personale e migliorare le proprie competenze nel campo della comunicazione efficace, da utilizzare nella propria vita privata o professionale.

Per informazioni sul corso, bando, programma, calendario, costi e modalità d'iscrizione, vai al link: https://cisp.unipi.it/formazione/corsi-di-alta-formazione/corso-la-comunicazione-nonviolenta-essere-me-incontrare-te/

Le iscrizioni al primo ciclo sono aperte fino a mercoledì 26 febbraio 2025.
Quote ridotte per chi si iscrive entro mercoledì 19 febbraio 2025.
Quote agevolate riservate al personale Unipi.

Per ulteriori informazioni contattare l'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Il Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace organizza il corso di formazione dal titolo  "La Comunicazione Nonviolenta: essere me, incontrare te" (I ciclo), riconosciuto da The Center of Nonviolent Communication.

L’attuale momento storico e sociale che stiamo vivendo rende sempre più evidente che il conflitto è un’esperienza relazionale che fa parte della vita umana e che, a seconda dei modi che vengono scelti per attraversarlo, permette di costruire collaborazione e cooperazione oppure potenziare gli aspetti separativi e distruttivi delle relazioni, fino alla guerra.

“La Comunicazione Nonviolenta: essere me, incontrare te” è un percorso annuale articolato in 2 cicli che, portando attenzione ai diversi ambiti della comunicazione e delle relazioni interpersonali, permette di approfondire il tema sia sul piano teorico, sia su quello della pratica, sia su quello dell’integrazione naturale della teoria nel proprio agire e relazionarsi con se stessi/e e le altre persone. Svilupperemo delle tracce che aiutano a vivere i principi della nonviolenza e ad attraversare con efficacia le dinamiche conflittuali.

ll primo ciclo del percorso formativo si compone di 3 moduli, il secondo di 5 moduli. Ciascun modulo è composto da 12 ore di formazione.
Il primo ciclo sarà perciò della durata di 36 ore che si svolgeranno tra marzo e maggio 2025.

Le formatrici e i formatori sono trainer certificate/i da The Center for Nonviolent Communication.

Destinatari:

Il corso è rivolto a tutte le persone che sono impegnate a vario titolo in gruppi e organizzazioni e intendano investire affinché la dimensione della comunicazione rappresenti una efficace risorsa per il lavoro. In particolare, si rivolge a chi svolge ruoli di conduzione di gruppi di apprendimento o di relazione di aiuto (quali coordinatore o coordinatrice di un gruppo di lavoro, formatore o formatrice, insegnante, educatore/trice, counselor, coach, ecc.), ma costituisce un’occasione di apprendimento o di aggiornamento per chiunque si trovi, nel proprio contesto professionale o associativo, a interagire – a vari livelli di responsabilità – con collaboratori o collaboratrici.

Il corso inoltre è aperto anche a tutti/e coloro che desiderano sviluppare la propria crescita personale e migliorare le proprie competenze nel campo della comunicazione efficace, da utilizzare nella propria vita privata o professionale.

Per informazioni sul corso, bando, programma, calendario, costi e modalità d'iscrizione, vai al link: https://cisp.unipi.it/formazione/corsi-di-alta-formazione/corso-la-comunicazione-nonviolenta-essere-me-incontrare-te/

Le iscrizioni al primo ciclo sono aperte fino a mercoledì 26 febbraio 2025.
Quote ridotte per chi si iscrive entro mercoledì 19 febbraio 2025.
Quote agevolate riservate al personale Unipi.

Per ulteriori informazioni contattare l'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Fino al 3 marzo 2025 è possibile candidarsi al bando per le 100 borse di studio MUR-CRUI per titolari di protezione internazionale iscritti ad un ateneo italiano nell’a.a. 2024/25.

Informazioni al link: https://www.tirocinicrui.it/100-borse-mur-titolari-protezione-internazionale/ 

È scomparso all’età di 75 anni il professor Ubaldo Bonuccelli, a lungo docente di Neurologia all’Università di Pisa, in pensione dal 2021.

Qui di seguito pubblichiamo un ricordo del professore a firma di Gabriele Siciliano e Roberto Ceravolo e dei colleghi e delle colleghe del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale.

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Ubaldo BonuccelliUbaldo Bonuccelli si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Pisa nel 1975, dove nel 1979 si è specializzato in Neurologia. Ha quindi intrapreso la sua attività professionale presso la Clinica Neurologica diretta dal professor Alberto Muratorio, dedicandosi al contempo ad argomenti di ricerca nelle malattie neurodegenerative. Nel 1989 ha conseguito la Specializzazione in Farmacologia presso l’Università di Cagliari su tematiche di neurofarmacologia nella malattia di Parkinson.

È stato professore associato di Neurologia, fino al 2007, quindi ordinario di Neurologia all’Università di Pisa. È stato Direttore della UOC di Neurologia dell’Ospedale Versilia dal 2001 al 2011, quando poi è diventato Direttore della UOC Neurologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa.

Dopo la iniziale formazione a Pisa, ha maturato esperienze di neurofarmacologia di base e clinica con soggiorni in istituzioni nazionali e in USA, dedicandosi in particolare a numerosi aspetti di ricerca sulla Malattia di Parkinson, sviluppando nel tempo qualificate collaborazioni con i più importanti istituti di ricerca a livello internazionale in tale ambito. Ha organizzato numerosi congressi e convegni nazionali e internazionali dedicati in particolare al Parkinson.

È autore di oltre 500 pubblicazioni.  Fellow dell’American Academy of Neurology (dal 1990), ha ricoperto importanti cariche statutarie in società scientifiche, Presidente dell’European Society for Clinical Neuropharmacology (1996-1997), Presidente dell’Associazione Autonoma Disturbi del movimento e Malattia di Parkinson (DISMOV-SIN) (2004-2005), affiliata alla Società Italiana di Neurologia, Presidente Società LIMPE (2010-12).

Ha dato uno straordinario impulso alla ricerca sulla Malattia di Parkinson e ha contribuito in modo significativo alla realizzazione delle linee guida per la gestione della malattia, curando altresì aspetti divulgativi nella conoscenza delle malattie neurologiche come nel caso della Associazione per la Ricerca Neurologica ATORN-ARNO fondata negli anni 80, del periodico “Amici del Cervello news” e del libro di grande successo di pubblico e critica “Intervista al Cervello. Come funziona, come potenziarlo e mantenerlo efficiente”, scritto insieme al giornalista Fabrizio Diolaiuti.

Persona di grandissimo acume e intelligenza, con raffinatissimo intuito clinico e profonda cultura neurologica e coinvolgente curiosità, ha trasmesso a decine di allievi oggi operanti in Italia e all’estero la passione per la ricerca, l’entusiasmo per esplorare strade innovative e impervie, ribadendo sempre il fondamento dell’arte medica di attenzione empatica e partecipativa ai bisogni dei pazienti

Gabriele Siciliano e Roberto Ceravolo, con i colleghi e le colleghe del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale.

Il 12 febbraio dalle 17.45 alle 19 lo spettacolo aperto alla cittadinanza che unisce arte e scienza curato dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa e INFN

Prima iniziano le braccia poi il resto del corpo, ogni ballerino e ballerina rappresenta un qubit di un computer quantistico; quindi, tutto si trasforma in luce proiettate sulle mura del Camposanto monumentale dietro la Torre pendente di Pisa. È la "danza dei qubit", uno spettacolo aperto al pubblico che mette insieme arte e scienza e che andrà in scena mercoledì 12 febbraio dalle 17.45, sul far del tramonto, fino alle 19 in Piazza dei Miracoli.

Evento in occasione dell’anno internazionale della scienza e tecnologie quantistiche. Lo spettacolo apre a Pisa l’anno internazionale della scienza e tecnologie quantistiche (IYQ25) inaugurato il 4 febbraio scorso con una cerimonia ufficiale a Parigi https://quantum2025.org/. L’anno del quantum è stato stabilito dall’UNESCO per celebrare i 100 anni dall’inizio dello sviluppo della meccanica quantistica. QuESTA teoria fisica fondamentale, ancora mai stata smentita da alcun esperimento, continua a incuriosire con i suoi misteri: sia le persone non esperte per il suo funzionamento controintuitivo e lontano dall’esperienza quotidiana, sia le persone esperte per i numerosi interrogativi che suscita a partire dal perché funzioni così bene. 

Flash mob e video mapping in Piazza dei Miracoli. La serata prevede un flash mob iniziale alle 17,45. A partire da un’idea nata alla Sherbrooke University in Canada, i movimenti dei danzatori e delle danzatrici riprodurranno un formalismo matematico utilizzato per rappresentare visivamente lo stato quantistico. Nella seconda parte del programma, dalle 18,15 una coreografia di luci sarà proiettata sulle mura sud del Camposanto monumentale, con la collaborazione dell’Opera Primaziale. Si tratta dell’evoluzione temporale della “funzione d'onda”, uno tra i più semplici processi quantistici chiamato quantum walk. Il videomapping rappresenta la probabilità di trovare una particella quantistica in una regione di spazio, una volta fatta una misura. I pattern luminosi saranno tanto più intensi quanto più grande sarà la probabilità calcolata mediante la celebre equazione di Schroedinger.

“La danza dei qubit visualizza in maniera intuitiva la matematica della fisica quantistica attraverso la danza, per coinvolgere in prima persona il pubblico, e le immagini, per formare un ricordo vivido nella memoria di chi assisterà - racconta la professoressa Marilù Chiofalo dell’Università di Pisa - Da anni con il mio gruppo di ricerca esploriamo in collaborazioni internazionali metodi per raccontare la scienza anche attraverso i linguaggi dell’arte che, come la matematica, sono estremamente densi e compatti. Un esempio è l’installazione interattiva Quantum Jungle di Robin Baumgarten liberamente visitabile prima a Palazzo Blu e adesso al Polo Fibonacci dell’Ateneo: tra l’altro una sua copia ha appena fatto comparsa all’inaugurazione dell’Year of Quantum a Parigi! Questa volta utilizzeremo il linguaggio della danza, che si rivela così efficace e coinvolgente nella narrazione scientifica, e infatti la coreografia nasce in un team di scienziate e scienziati, ballerine e ballerini”.

Le collaborazioni. La "danza dei qubit" è stata realizzata con una collaborazione internazionale coordinata dall’Università di Pisa e dall’Institut Quantique de Université de Sherbrooke in Quebec, che coinvolge il consorzio europeo CircleU, sostenitore e cofinanziatore grazie al supporto del professor Alessio Cavicchi, delegato dell’Ateneo pisano per la promozione della Cultura imprenditoriale. Il progetto coreografico è di Giulia Sandroni e Rachele Bellina della Scuola di danza Elsa Ghezzi di Pisa, l’interpretazione danzante è delle allieve e allievi della Scuola Première Progetto Danza di Valentina Bardelli, il videomaking a cura MUMU srl di Lorenzo Garzella. Il team scientifico coordinato da Marilù Chiofalo è composto da Jorge Yago Malo, Antonio Romano, Chiara Coviello, Vittoria Stanzione e Sebastiano Bresolin del Dipartimento di fisica, con la collaborazione di Ghislain Lefebvre e Dominique Wolfshagen di Sherbrooke, e di Simon Goorney della Aarhus University di CircleU.  L’evento ha il supporto dell’Associazione Frontiers Detectors for Frontiers Physics e la collaborazione tecnica della ditta Bufalini Francesco srl.

In caso di maltempo, l’evento sarà rimandato al 26 febbraio con lo stesso orario.

QuBitDance_25_IT.jpgLo spettacolo che si doveva svolgere il 12 febbraio è stato rimandato per maltempo al 26 febbraio con lo stesso orario, dalle 17.45 alle 19.

 

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Prima iniziano le braccia poi il resto del corpo, ogni ballerino e ballerina rappresenta un qubit di un computer quantistico; quindi, tutto si trasforma in luce proiettate sulle mura del Camposanto monumentale dietro la Torre pendente di Pisa. È la "danza dei qubit", uno spettacolo aperto al pubblico che mette insieme arte e scienza e che andrà in scena mercoledì 12 febbraio dalle 17.45, sul far del tramonto, fino alle 19 in Piazza dei Miracoli.

Evento in occasione dell’anno internazionale della scienza e tecnologie quantistiche. Lo spettacolo apre a Pisa l’anno internazionale della scienza e tecnologie quantistiche (IYQ25) inaugurato il 4 febbraio scorso con una cerimonia ufficiale a Parigi https://quantum2025.org/. L’anno del quantum è stato stabilito dall’UNESCO per celebrare i 100 anni dall’inizio dello sviluppo della meccanica quantistica. QuESTA teoria fisica fondamentale, ancora mai stata smentita da alcun esperimento, continua a incuriosire con i suoi misteri: sia le persone non esperte per il suo funzionamento controintuitivo e lontano dall’esperienza quotidiana, sia le persone esperte per i numerosi interrogativi che suscita a partire dal perché funzioni così bene. 

Flash mob e video mapping in Piazza dei Miracoli. La serata prevede un flash mob iniziale alle 17,45. A partire da un’idea nata alla Sherbrooke University in Canada, i movimenti dei danzatori e delle danzatrici riprodurranno un formalismo matematico utilizzato per rappresentare visivamente lo stato quantistico. Nella seconda parte del programma, dalle 18,15 una coreografia di luci sarà proiettata sulle mura sud del Camposanto monumentale, con la collaborazione dell’Opera Primaziale. Si tratta dell’evoluzione temporale della “funzione d'onda”, uno tra i più semplici processi quantistici chiamato quantum walk. Il videomapping rappresenta la probabilità di trovare una particella quantistica in una regione di spazio, una volta fatta una misura. I pattern luminosi saranno tanto più intensi quanto più grande sarà la probabilità calcolata mediante la celebre equazione di Schroedinger.

“La danza dei qubit visualizza in maniera intuitiva la matematica della fisica quantistica attraverso la danza, per coinvolgere in prima persona il pubblico, e le immagini, per formare un ricordo vivido nella memoria di chi assisterà - racconta la professoressa Marilù Chiofalo dell’Università di Pisa - Da anni con il mio gruppo di ricerca esploriamo in collaborazioni internazionali metodi per raccontare la scienza anche attraverso i linguaggi dell’arte che, come la matematica, sono estremamente densi e compatti. Un esempio è l’installazione interattiva Quantum Jungle di Robin Baumgarten liberamente visitabile prima a Palazzo Blu e adesso al Polo Fibonacci dell’Ateneo: tra l’altro una sua copia ha appena fatto comparsa all’inaugurazione dell’Year of Quantum a Parigi! Questa volta utilizzeremo il linguaggio della danza, che si rivela così efficace e coinvolgente nella narrazione scientifica, e infatti la coreografia nasce in un team di scienziate e scienziati, ballerine e ballerini”.

Le collaborazioni. La "danza dei qubit" è stata realizzata con una collaborazione internazionale coordinata dall’Università di Pisa e dall’Institut Quantique de Université de Sherbrooke in Quebec, che coinvolge il consorzio europeo CircleU, sostenitore e cofinanziatore grazie al supporto del professor Alessio Cavicchi, delegato dell’Ateneo pisano per la promozione della Cultura imprenditoriale. Il progetto coreografico è di Giulia Sandroni e Rachele Bellina della Scuola di danza Elsa Ghezzi di Pisa, l’interpretazione danzante è delle allieve e allievi della Scuola Première Progetto Danza di Valentina Bardelli, il videomaking a cura MUMU srl di Lorenzo Garzella. Il team scientifico coordinato da Marilù Chiofalo è composto da Jorge Yago Malo, Antonio Romano, Chiara Coviello, Vittoria Stanzione e Sebastiano Bresolin del Dipartimento di fisica, con la collaborazione di Ghislain Lefebvre e Dominique Wolfshagen di Sherbrooke, e di Simon Goorney della Aarhus University di CircleU.  L’evento ha il supporto dell’Associazione Frontiers Detectors for Frontiers Physics e la collaborazione tecnica della ditta Bufalini Francesco srl.

Venerdì, 07 Febbraio 2025 09:26

La scienza al femminile. Storie e testimonianze

Presentazione del volume in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza dell’11 febbraio

Martedì 11 febbraio, alle 16.00, nell'Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (Via del Borghetto, 80, Pisa) dell’Università di Pisa, si svolge la presentazione del volume "La scienza al femminile. Storie e testimonianze"(Franco Angeli) a cura di Maria Pia Abbracchio dell'Università degli Studi di Milano e Giacomo Lorenzini dall’Ateneo pisano.

L’evento si svolge in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza dell’11 febbraio, celebrata in tutto il mondo e istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015 con il patrocinio dell’UNESCO.

Il libro - che raccoglie i contributi presentati a un evento organizzato dal Dipartimento nel settembre 2023 - sottolinea l’importanza di offrire modelli di ruolo femminili per ispirare le giovani generazioni raccontando storie di scienziate di ieri e di oggi.

“Nonostante i progressi nell’accesso all’istruzione superiore, persistono ancora notevoli disparità di genere nella scelta dei percorsi di studio, in particolare nelle discipline STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) – sottolinea Lorenzini - Nel mondo soltanto il 28% dei ricercatori è di sesso femminile. Ciò è per lo più legato a stereotipi e pregiudizi secondo cui le donne avrebbero una minore attitudine a perseguire materie scientifiche. Tale divario di genere è un tassello fondamentale del più ampio problema del gender gap".

“La scarsa visibilità di donne in ruoli di leadership nel mondo scientifico fa sì che le ragazze abbiano meno modelli a cui ispirarsi e meno stimoli a intraprendere carriere STEM – conclude Lorenzini - La parità di genere nella scienza richiede un impegno costante per eliminare le disuguaglianze nelle opportunità di carriera, nelle condizioni di lavoro e nel riconoscimento dei meriti”.

La partecipazione è libera fino a esaurimento posti disponibili.

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