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Martedì, 18 Febbraio 2025 10:01

Genere e salute

Il 21 febbraio alle 15 nel Palazzo "La Sapienza" la lezione inaugurale del corso di perfezionamento

Venerdì 21 febbraio, alle 15.00, presso l'Aula Magna Storica del Palazzo "La Sapienza"(Via Curtatone e montanara, 15, Pisa), avrà luogo la lezione inaugurale del corso di perfezionamento Genere e salute dell’Università di Pisa.

Partecipano per l’Ateneo pisano Giovanni Paoletti, Prorettore alla Didattica, Renata Pepicelli, delegata del Rettore per le politiche di genere insieme a Federico Gelli, Direttore Sanità Welfare e Coesione sociale Regione Toscana. Seguono gli interventi di presentazione dell’iniziativa della professoressa Elettra Stradella e il professore Paolo Mannella

Termina il pomeriggio una tavola rotonda moderata dalla giornalista Silvia Bencivelli con le professoresse Liliana Dell’Osso, Università di Pisa, Irene Cetin, Università Statale Milano, Lorenza Driul, Università di Udine.

L’Università di Pisa ha invitato il Comitato Difesa Alberi Pisa, il Comitato Permanente per la Difesa Coltano e l’associazione Città Ecologica ad un confronto per esporre e per chiarire la propria posizione sugli interventi di gestione forestale svolti a Coltano.

L’incontro, che si terrà presso il Rettorato dell’Università di Pisa l’11 marzo alle 15, vede il coinvolgimento per l’Ateneo della Prorettrice per la Sostenibilità e Agenda 2030 Elisa Giuliani, il Direttore del Centro E. Avanzi Angelo Canale e alcuni dei membri del Comitato Scientifico dell’Ente Parco.

Comprendendo le preoccupazioni della cittadinanza, dei comitati e delle associazioni, l’Università di Pisa anticipa nel merito che tutti gli interventi boschivi sono stati svolti in base al Piano di gestione forestale 2021-2030 dell’Ateneo, approvato per conto della Regione Toscana dagli enti preposti e con il successivo nulla osta del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli. L’Università di Pisa deve infatti gestire circa 700 ha di superficie forestale, in massima parte classificata a rischio incendio medio-elevato e inserita in un contesto fortemente antropizzato.

Per quanto riguarda in particolare la situazione di Coltano, come previsto dal Piano di gestione forestale, i tagli di sgombero sono stati necessari per eliminare le piante giunte a fine ciclo e favorire la rinnovazione di pino domestico e la rigenerazione della pineta. Il taglio di diradamento eseguito su due altre piccole pinete è stato necessario per permettere un migliore sviluppo in altezza e diametro degli alberi rimanenti. Altri tagli di manutenzione sono stati infine necessari per la messa in sicurezza della viabilità.

L’incontro con le associazioni e i comitati avrà lo scopo di approfondire gli aspetti tecnici di questo intervento, chiarirne le motivazioni e aprire un confronto costruttivo con la comunità.

L’invito l’11 marzo in Rettorato, per l’Ateneo saranno presenti la Prorettrice per la Sostenibilità e Agenda 2030 Elisa Giuliani, il Direttore del Centro E. Avanzi Angelo Canale e alcuni dei membri del Comitato Scientifico dell’Ente Parco

L’Università di Pisa ha invitato il Comitato Difesa Alberi Pisa, il Comitato Permanente per la Difesa Coltano e l’associazione Città Ecologica ad un confronto per esporre e per chiarire la propria posizione sugli interventi di gestione forestale svolti a Coltano.

L’incontro, che si terrà presso il Rettorato dell’Università di Pisa l’11 marzo alle 15, vede il coinvolgimento per l’Ateneo della Prorettrice per la Sostenibilità e Agenda 2030 Elisa Giuliani, il Direttore del Centro E. Avanzi Angelo Canale e alcuni dei membri del Comitato Scientifico dell’Ente Parco.

Comprendendo le preoccupazioni della cittadinanza, dei comitati e delle associazioni, l’Università di Pisa anticipa nel merito che tutti gli interventi boschivi sono stati svolti in base al Piano di gestione forestale 2021-2030 dell’Ateneo, approvato per conto della Regione Toscana dagli enti preposti e con il successivo nulla osta del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli. L’Università di Pisa deve infatti gestire circa 700 ha di superficie forestale, in massima parte classificata a rischio incendio medio-elevato e inserita in un contesto fortemente antropizzato.

Per quanto riguarda in particolare la situazione di Coltano, come previsto dal Piano di gestione forestale, i tagli di sgombero sono stati necessari per eliminare le piante giunte a fine ciclo e favorire la rinnovazione di pino domestico e la rigenerazione della pineta. Il taglio di diradamento eseguito su due altre piccole pinete è stato necessario per permettere un migliore sviluppo in altezza e diametro degli alberi rimanenti. Altri tagli di manutenzione sono stati infine necessari per la messa in sicurezza della viabilità.

L’incontro con le associazioni e i comitati avrà lo scopo di approfondire gli aspetti tecnici di questo intervento, chiarirne le motivazioni e aprire un confronto costruttivo con la comunità.

Domenica 16 febbraio è venuto a mancare il professor Anthony Leonard Johnson, a lungo ordinario di Letteratura inglese all’Università di Pisa. Nato a Londra nel 1939, dopo un periodo all’Università di Firenze, si è trasferito nell’Ateneo pisano nel 1983, dove ha assunto la cattedra di Lingua e Letteratura inglese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. È stato vicedirettore del Dipartimento di Anglistica dal 2003 al 2006. Era in pensione dal 2010.

Qui di seguito pubblichiamo un ricordo del professore a firma dei colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.

*****

Domenica 16 febbraio ci ha lasciati Anthony Leonard Johnson, già professore ordinario di Letteratura inglese all'Università di Pisa. Stimato collega, brillante studioso, docente amato dai suoi allievi, ha consacrato la vita allo studio delle lettere indagando, con passione e ineguagliabile sottigliezza analitica, le intricate trame fonosimboliche, anagrammatiche e semiologiche della parola poetica in ambito anglofono.

Tra i suoi numerosi studi, caratterizzati da una sempre cristallina visione analitica e un rigore metodologico senza pari, spiccano le opere su Yeats (The Verbal Art of W.B.Yeats; i commenti alle edizioni delle opere yeatsiane tradotte da Marianni; il titanico lavoro fatto per i Meridiani, con Boitani e Marianni), e i saggi su Eliot (Sign and Structure in the Poetry of Eliot; Rhapsody: tre studi su una lirica di T.S. Eliot, con Pagnini e Serpieri, e molti altri).

Oltre a Shakespeare, ha indagato l’opera poetica di Keats, curando anche il volume per il bicentenario, insieme a Christensen (The Challenge of Keats: Bicentenary Essays, 1795-1995), e una splendida collettanea sull’esilio romantico di Shelley e Byron a Pisa (Paradise of Exiles. Shelley and Byron in Pisa), in collaborazione con l’altrettanto amato e compianto Mario Curreli.

Non tutti ricordano che Anthony L. Johnson è stato anche un giovane poeta di vibrante sensibilità. Tra le sue raccolte in versi, spicca Marigolds, Stilts, Solitudes: selected poems, 1956-1984, un insieme di liriche nelle quali l’attenzione al suono della parola, resa memorabile dalla ritmica del verso, è intessuta di immagini e simboli di vitalistica bellezza ed eterna sapienza archetipica, a riprova di quanto la grande competenza del saggista adulto sia sempre andata di pari passo con la raffinata eleganza del poeta.

Il Direttore e i colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, gli amici e allievi tutti lo salutano con affetto e gratitudine.  

Once out of nature I shall never take
My bodily form from any natural thing,
But such a form as Grecian goldsmiths make
Of hammered gold and gold enamelling

(Sailing to Byzantium, di William B. Yeats).

Il commiato è previsto martedì 18, alle ore 15, presso la Pubblica Assistenza di via Bargagna.

Riformare l’istruzione superiore in Palestina e Giordania, rafforzando la qualità dei corsi di laurea e il riconoscimento internazionale dei titoli di studio: è questo l’ambizioso obiettivo di BASE - Bologna for Science Education in Palestine and Jordan, il progetto Erasmus+ che vede l’Università di Pisa come unico istituto di istruzione superiore italiano, insieme all’Università di Barcellona e numerosi atenei palestinesi e giordani. L’Ateneo pisano è parte di un’iniziativa strategica che punta ad allineare i sistemi universitari locali agli standard europei, migliorando l’accreditamento e la sostenibilità della ricerca scientifica.

Il progetto, coordinato dall’An-Najah National University in Palestina, è stato ufficialmente avviato con un kickoff meeting svoltosi recentemente ad Amman. Durante l’incontro inaugurale, rappresentanti accademici e istituzionali di Palestina, Giordania, Italia e Spagna hanno delineato le linee guida del progetto, che prevede la collaborazione tra università, ministeri dell’istruzione e organismi di accreditamento. L’obiettivo è quello di facilitare l’adozione degli standard del Processo di Bologna, ottimizzando la qualità della formazione universitaria e favorendo una maggiore mobilità internazionale per studenti e docenti. Un tema centrale del meeting è stato il difficile contesto in cui operano le università palestinesi, aggravato dal conflitto in corso. Il ministro dell’Istruzione palestinese, Amjad Barham, ha sottolineato l’urgenza di sostenere il settore accademico, con particolare attenzione all’impatto devastante che la crisi sta avendo sulle università di Gaza.

Per l’Università di Pisa, hanno preso parte all’incontro le referenti scientifiche del progetto, Maria Franzini e Lara Tavoschi, docenti del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia. Il loro contributo sarà cruciale per l’elaborazione di strategie volte a rafforzare la sostenibilità della ricerca scientifica e la cooperazione tra le istituzioni coinvolte, in un percorso che punta a costruire un sistema universitario più solido e riconosciuto a livello internazionale.

“Tali iniziative – sottolinea Maria Franzini – svolgono un ruolo cruciale nel sostenere l'istruzione e supportare il futuro degli studenti. I leader universitari e i funzionari dell'accreditamento hanno sottolineato l'importanza di modernizzare i programmi di studio, rafforzare le partnership tra università e industria e allineare l'istruzione universitaria alle esigenze del mercato del lavoro”. “Questo progetto segna un passo trasformativo verso il miglioramento dell'istruzione superiore in Palestina e Giordania, garantendo che i laureati siano ben attrezzati per poter cogliere le opportunità lavorative e di ricerca sia a livello regionale che globale”, aggiunge Lara Tavoschi”.

Giovanni Federico Gronchi, prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali e supervisore delle attività progettuali, ha così commentato la partecipazione al progetto: “Di fronte alle sfide della società contemporanea, l’Università di Pisa è da anni impegnata a generare e diffondere conoscenza e a contribuire, anche tramite i finanziamenti Erasmus+, allo sviluppo e alla modernizzazione del settore dell’istruzione superiore in varie parti del mondo. La partecipazione a BASE ci dà dunque la possibilità, da una parte, di sostenere gli istituti di istruzione superiore partner nel soddisfare gli standard internazionali, dando anche al personale universitario la possibilità di gestire e attuare efficacemente i cambiamenti, ma soprattutto dimostra concretamente l’impegno di Ateneo per l’attuazione dei principi della pace, della sostenibilità e della responsabilità sociale, come recentemente ratificato nello Statuto. Già la scorsa primavera, infatti, in una seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione era stato approvato un documento in cui si indicava che l’Ateneo avrebbe promosso lo sviluppo di collaborazioni con istituzioni universitarie palestinesi e questo progetto ci dà l’occasione per attuare questo obiettivo”.

Si è recentemente conclusa la missione scientifica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa nel Sultanato dell’Oman, con i professori Adriano Ribolini ed Eusebio Stucchi che hanno condotto indagini geofisiche nel sito archeologico di Khor Rori, nella regione del Dhofar (Oman meridionale), patrimonio UNESCO dal 1998. In quell’area è attivo il DHOMIAP Project, che ha l’obiettivo di indagare il palinsesto uomo-ambiente nell’area del Dhofar, con l’intento di ricostruire le dinamiche insediative, la distribuzione spaziale e le relazioni che intercorsero fra gli abitanti dell’area durante l’epoca preislamica.

“Con il DHOMIAP Project prosegue la lunga tradizione di studi archeologici dell’Università di Pisa in quest’area dell’Oman – commenta Silvia Lischi, archeologa responsabile del progetto, che ha conseguito il dottorato nell’Ateneo di Pisa ed è attualmente post-doc alla Sorbona di Parigi – Queste indagini mirano a individuare strutture sepolte risalenti alla prima fase di insediamento dei Sudarabici nell’area di Khor Rori, antecedente alla fase di massima espansione della città costiera di Sumhuram (Tarda Età del Ferro) e contemporanea all’uso intensivo dell’area da parte della popolazione autoctona nota come Dhofar Coastal Culture”.

“Per le nostre indagini, sono stati utilizzati un Ground-Penetrating Radar e un Magnetometro differenziale (Gradiometro) con cui abbiamo esplorato i primi metri di sottosuperficie, alla ricerca di resti di potenziale interesse archeologico e in particolare strutture murarie compatibili con un insediamento stabile”, spiega Adriano Ribolini. “I dati raccolti sono attualmente in fase di elaborazione presso il Laboratorio Georadar e il Laboratorio di Geofisica del Dipartimento di Scienze della Terra” – aggiunge il professor Eusebio Stucchi. "Le prime immagini radar (mappe di ampiezza di riflessione) rivelano l'esistenza di figure geometriche coerenti con strutture murarie di spessori pluri-decimetrici", conclude Adriano Ribolini.

I risultati della missione potrebbero fornire nuove chiavi di lettura sui rapporti tra la popolazione costiera autoctona del Dhofar, insediata sul promontorio di Inqitat, e quella esogena proveniente dal Regno Sudarabico dello Hadramawt, stanziata a Sumhuram.

Riformare l’istruzione superiore in Palestina e Giordania, rafforzando la qualità dei corsi di laurea e il riconoscimento internazionale dei titoli di studio: è questo l’ambizioso obiettivo di BASE - Bologna for Science Education in Palestine and Jordan, il progetto Erasmus+ che vede l’Università di Pisa come unico istituto di istruzione superiore italiano, insieme all’Università di Barcellona e numerosi atenei palestinesi e giordani. L’Ateneo pisano è parte di un’iniziativa strategica che punta ad allineare i sistemi universitari locali agli standard europei, migliorando l’accreditamento e la sostenibilità della ricerca scientifica.

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Il progetto, coordinato dall’An-Najah National University in Palestina, è stato ufficialmente avviato con un kickoff meeting svoltosi recentemente ad Amman. Durante l’incontro inaugurale, rappresentanti accademici e istituzionali di Palestina, Giordania, Italia e Spagna hanno delineato le linee guida del progetto, che prevede la collaborazione tra università, ministeri dell’istruzione e organismi di accreditamento. L’obiettivo è quello di facilitare l’adozione degli standard del Processo di Bologna, ottimizzando la qualità della formazione universitaria e favorendo una maggiore mobilità internazionale per studenti e docenti. Un tema centrale del meeting è stato il difficile contesto in cui operano le università palestinesi, aggravato dal conflitto in corso. Il ministro dell’Istruzione palestinese, Amjad Barham, ha sottolineato l’urgenza di sostenere il settore accademico, con particolare attenzione all’impatto devastante che la crisi sta avendo sulle università di Gaza.

Per l’Università di Pisa, hanno preso parte all’incontro le referenti scientifiche del progetto, Maria Franzini e Lara Tavoschi, docenti del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia. Il loro contributo sarà cruciale per l’elaborazione di strategie volte a rafforzare la sostenibilità della ricerca scientifica e la cooperazione tra le istituzioni coinvolte, in un percorso che punta a costruire un sistema universitario più solido e riconosciuto a livello internazionale.

“Tali iniziative – sottolinea Maria Franzini – svolgono un ruolo cruciale nel sostenere l'istruzione e supportare il futuro degli studenti. I leader universitari e i funzionari dell'accreditamento hanno sottolineato l'importanza di modernizzare i programmi di studio, rafforzare le partnership tra università e industria e allineare l'istruzione universitaria alle esigenze del mercato del lavoro”. “Questo progetto segna un passo trasformativo verso il miglioramento dell'istruzione superiore in Palestina e Giordania, garantendo che i laureati siano ben attrezzati per poter cogliere le opportunità lavorative e di ricerca sia a livello regionale che globale”, aggiunge Lara Tavoschi”.

Giovanni Federico Gronchi, prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali e supervisore delle attività progettuali, ha così commentato la partecipazione al progetto: “Di fronte alle sfide della società contemporanea, l’Università di Pisa è da anni impegnata a generare e diffondere conoscenza e a contribuire, anche tramite i finanziamenti Erasmus+, allo sviluppo e alla modernizzazione del settore dell’istruzione superiore in varie parti del mondo. La partecipazione a BASE ci dà dunque la possibilità, da una parte, di sostenere gli istituti di istruzione superiore partner nel soddisfare gli standard internazionali, dando anche al personale universitario la possibilità di gestire e attuare efficacemente i cambiamenti, ma soprattutto dimostra concretamente l’impegno di Ateneo per l’attuazione dei principi della pace, della sostenibilità e della responsabilità sociale, come recentemente ratificato nello Statuto. Già la scorsa primavera, infatti, in una seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione era stato approvato un documento in cui si indicava che l’Ateneo avrebbe promosso lo sviluppo di collaborazioni con istituzioni universitarie palestinesi e questo progetto ci dà l’occasione per attuare questo obiettivo”.

Domenica 16 febbraio è venuto a mancare il professor Anthony Leonard Johnson, a lungo ordinario di Letteratura inglese all’Università di Pisa. Nato a Londra nel 1939, dopo un periodo all’Università di Firenze, si è trasferito nell’Ateneo pisano nel 1983, dove ha assunto la cattedra di Lingua e Letteratura inglese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. È stato vicedirettore del Dipartimento di Anglistica dal 2003 al 2006. Era in pensione dal 2010.

Qui di seguito pubblichiamo un ricordo del professore a firma dei colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.

*****

Domenica 16 febbraio ci ha lasciati Anthony Leonard Johnson, già professore ordinario di Letteratura inglese all'Università di Pisa. Stimato collega, brillante studioso, docente amato dai suoi allievi, ha consacrato la vita allo studio delle lettere indagando, con passione e ineguagliabile sottigliezza analitica, le intricate trame fonosimboliche, anagrammatiche e semiologiche della parola poetica in ambito anglofono.

Tra i suoi numerosi studi, caratterizzati da una sempre cristallina visione analitica e un rigore metodologico senza pari, spiccano le opere su Yeats (The Verbal Art of W.B.Yeats; i commenti alle edizioni delle opere yeatsiane tradotte da Marianni; il titanico lavoro fatto per i Meridiani, con Boitani e Marianni), e i saggi su Eliot (Sign and Structure in the Poetry of Eliot; Rhapsody: tre studi su una lirica di T.S. Eliot, con Pagnini e Serpieri, e molti altri).

Oltre a Shakespeare, ha indagato l’opera poetica di Keats, curando anche il volume per il bicentenario, insieme a Christensen (The Challenge of Keats: Bicentenary Essays, 1795-1995), e una splendida collettanea sull’esilio romantico di Shelley e Byron a Pisa (Paradise of Exiles. Shelley and Byron in Pisa), in collaborazione con l’altrettanto amato e compianto Mario Curreli.

Non tutti ricordano che Anthony L. Johnson è stato anche un giovane poeta di vibrante sensibilità. Tra le sue raccolte in versi, spicca Marigolds, Stilts, Solitudes: selected poems, 1956-1984, un insieme di liriche nelle quali l’attenzione al suono della parola, resa memorabile dalla ritmica del verso, è intessuta di immagini e simboli di vitalistica bellezza ed eterna sapienza archetipica, a riprova di quanto la grande competenza del saggista adulto sia sempre andata di pari passo con la raffinata eleganza del poeta.

Il Direttore e i colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, gli amici e allievi tutti lo salutano con affetto e gratitudine.  

Once out of nature I shall never take
My bodily form from any natural thing,
But such a form as Grecian goldsmiths make
Of hammered gold and gold enamelling

(Sailing to Byzantium, di William B. Yeats).

Il commiato è previsto martedì 18, alle ore 15, presso la Pubblica Assistenza di via Bargagna.

Si è recentemente conclusa la missione scientifica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa nel Sultanato dell’Oman, con i professori Adriano Ribolini ed Eusebio Stucchi che hanno condotto indagini geofisiche nel sito archeologico di Khor Rori, nella regione del Dhofar (Oman meridionale), patrimonio UNESCO dal 1998. In quell’area è attivo il DHOMIAP Project, che ha l’obiettivo di indagare il palinsesto uomo-ambiente nell’area del Dhofar, con l’intento di ricostruire le dinamiche insediative, la distribuzione spaziale e le relazioni che intercorsero fra gli abitanti dell’area durante l’epoca preislamica.

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“Con il DHOMIAP Project prosegue la lunga tradizione di studi archeologici dell’Università di Pisa in quest’area dell’Oman – commenta Silvia Lischi, archeologa responsabile del progetto, che ha conseguito il dottorato nell’Ateneo di Pisa ed è attualmente post-doc alla Sorbona di Parigi – Queste indagini mirano a individuare strutture sepolte risalenti alla prima fase di insediamento dei Sudarabici nell’area di Khor Rori, antecedente alla fase di massima espansione della città costiera di Sumhuram (Tarda Età del Ferro) e contemporanea all’uso intensivo dell’area da parte della popolazione autoctona nota come Dhofar Coastal Culture”.

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“Per le nostre indagini, sono stati utilizzati un Ground-Penetrating Radar e un Magnetometro differenziale (Gradiometro) con cui abbiamo esplorato i primi metri di sottosuperficie, alla ricerca di resti di potenziale interesse archeologico e in particolare strutture murarie compatibili con un insediamento stabile”, spiega Adriano Ribolini. “I dati raccolti sono attualmente in fase di elaborazione presso il Laboratorio Georadar e il Laboratorio di Geofisica del Dipartimento di Scienze della Terra” – aggiunge il professor Eusebio Stucchi. "Le prime immagini radar (mappe di ampiezza di riflessione) rivelano l'esistenza di figure geometriche coerenti con strutture murarie di spessori pluri-decimetrici", conclude Adriano Ribolini.

I risultati della missione potrebbero fornire nuove chiavi di lettura sui rapporti tra la popolazione costiera autoctona del Dhofar, insediata sul promontorio di Inqitat, e quella esogena proveniente dal Regno Sudarabico dello Hadramawt, stanziata a Sumhuram.

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