L’Università di Pisa invita al dialogo i comitati e le associazioni per la protezione del verde
L’invito l’11 marzo in Rettorato, per l’Ateneo saranno presenti la Prorettrice per la Sostenibilità e Agenda 2030 Elisa Giuliani, il Direttore del Centro E. Avanzi Angelo Canale e alcuni dei membri del Comitato Scientifico dell’Ente Parco
L’Università di Pisa ha invitato il Comitato Difesa Alberi Pisa, il Comitato Permanente per la Difesa Coltano e l’associazione Città Ecologica ad un confronto per esporre e per chiarire la propria posizione sugli interventi di gestione forestale svolti a Coltano.
L’incontro, che si terrà presso il Rettorato dell’Università di Pisa l’11 marzo alle 15, vede il coinvolgimento per l’Ateneo della Prorettrice per la Sostenibilità e Agenda 2030 Elisa Giuliani, il Direttore del Centro E. Avanzi Angelo Canale e alcuni dei membri del Comitato Scientifico dell’Ente Parco.
Comprendendo le preoccupazioni della cittadinanza, dei comitati e delle associazioni, l’Università di Pisa anticipa nel merito che tutti gli interventi boschivi sono stati svolti in base al Piano di gestione forestale 2021-2030 dell’Ateneo, approvato per conto della Regione Toscana dagli enti preposti e con il successivo nulla osta del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli. L’Università di Pisa deve infatti gestire circa 700 ha di superficie forestale, in massima parte classificata a rischio incendio medio-elevato e inserita in un contesto fortemente antropizzato.
Per quanto riguarda in particolare la situazione di Coltano, come previsto dal Piano di gestione forestale, i tagli di sgombero sono stati necessari per eliminare le piante giunte a fine ciclo e favorire la rinnovazione di pino domestico e la rigenerazione della pineta. Il taglio di diradamento eseguito su due altre piccole pinete è stato necessario per permettere un migliore sviluppo in altezza e diametro degli alberi rimanenti. Altri tagli di manutenzione sono stati infine necessari per la messa in sicurezza della viabilità.
L’incontro con le associazioni e i comitati avrà lo scopo di approfondire gli aspetti tecnici di questo intervento, chiarirne le motivazioni e aprire un confronto costruttivo con la comunità.
Ateneo in lutto per la scomparsa del professor Anthony L. Johnson, docente di Letteratura inglese all’Università di Pisa
Domenica 16 febbraio è venuto a mancare il professor Anthony Leonard Johnson, a lungo ordinario di Letteratura inglese all’Università di Pisa. Nato a Londra nel 1939, dopo un periodo all’Università di Firenze, si è trasferito nell’Ateneo pisano nel 1983, dove ha assunto la cattedra di Lingua e Letteratura inglese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. È stato vicedirettore del Dipartimento di Anglistica dal 2003 al 2006. Era in pensione dal 2010.
Qui di seguito pubblichiamo un ricordo del professore a firma dei colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.
*****
Domenica 16 febbraio ci ha lasciati Anthony Leonard Johnson, già professore ordinario di Letteratura inglese all'Università di Pisa. Stimato collega, brillante studioso, docente amato dai suoi allievi, ha consacrato la vita allo studio delle lettere indagando, con passione e ineguagliabile sottigliezza analitica, le intricate trame fonosimboliche, anagrammatiche e semiologiche della parola poetica in ambito anglofono.
Tra i suoi numerosi studi, caratterizzati da una sempre cristallina visione analitica e un rigore metodologico senza pari, spiccano le opere su Yeats (The Verbal Art of W.B.Yeats; i commenti alle edizioni delle opere yeatsiane tradotte da Marianni; il titanico lavoro fatto per i Meridiani, con Boitani e Marianni), e i saggi su Eliot (Sign and Structure in the Poetry of Eliot; Rhapsody: tre studi su una lirica di T.S. Eliot, con Pagnini e Serpieri, e molti altri).
Oltre a Shakespeare, ha indagato l’opera poetica di Keats, curando anche il volume per il bicentenario, insieme a Christensen (The Challenge of Keats: Bicentenary Essays, 1795-1995), e una splendida collettanea sull’esilio romantico di Shelley e Byron a Pisa (Paradise of Exiles. Shelley and Byron in Pisa), in collaborazione con l’altrettanto amato e compianto Mario Curreli.
Non tutti ricordano che Anthony L. Johnson è stato anche un giovane poeta di vibrante sensibilità. Tra le sue raccolte in versi, spicca Marigolds, Stilts, Solitudes: selected poems, 1956-1984, un insieme di liriche nelle quali l’attenzione al suono della parola, resa memorabile dalla ritmica del verso, è intessuta di immagini e simboli di vitalistica bellezza ed eterna sapienza archetipica, a riprova di quanto la grande competenza del saggista adulto sia sempre andata di pari passo con la raffinata eleganza del poeta.
Il Direttore e i colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, gli amici e allievi tutti lo salutano con affetto e gratitudine.
Once out of nature I shall never take
My bodily form from any natural thing,
But such a form as Grecian goldsmiths make
Of hammered gold and gold enamelling
(Sailing to Byzantium, di William B. Yeats).
Il commiato è previsto martedì 18, alle ore 15, presso la Pubblica Assistenza di via Bargagna.
L’Università di Pisa in prima linea per l’istruzione superiore in Palestina e Giordania: al via il progetto BASE
Riformare l’istruzione superiore in Palestina e Giordania, rafforzando la qualità dei corsi di laurea e il riconoscimento internazionale dei titoli di studio: è questo l’ambizioso obiettivo di BASE - Bologna for Science Education in Palestine and Jordan, il progetto Erasmus+ che vede l’Università di Pisa come unico istituto di istruzione superiore italiano, insieme all’Università di Barcellona e numerosi atenei palestinesi e giordani. L’Ateneo pisano è parte di un’iniziativa strategica che punta ad allineare i sistemi universitari locali agli standard europei, migliorando l’accreditamento e la sostenibilità della ricerca scientifica.
Il progetto, coordinato dall’An-Najah National University in Palestina, è stato ufficialmente avviato con un kickoff meeting svoltosi recentemente ad Amman. Durante l’incontro inaugurale, rappresentanti accademici e istituzionali di Palestina, Giordania, Italia e Spagna hanno delineato le linee guida del progetto, che prevede la collaborazione tra università, ministeri dell’istruzione e organismi di accreditamento. L’obiettivo è quello di facilitare l’adozione degli standard del Processo di Bologna, ottimizzando la qualità della formazione universitaria e favorendo una maggiore mobilità internazionale per studenti e docenti. Un tema centrale del meeting è stato il difficile contesto in cui operano le università palestinesi, aggravato dal conflitto in corso. Il ministro dell’Istruzione palestinese, Amjad Barham, ha sottolineato l’urgenza di sostenere il settore accademico, con particolare attenzione all’impatto devastante che la crisi sta avendo sulle università di Gaza.
Per l’Università di Pisa, hanno preso parte all’incontro le referenti scientifiche del progetto, Maria Franzini e Lara Tavoschi, docenti del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia. Il loro contributo sarà cruciale per l’elaborazione di strategie volte a rafforzare la sostenibilità della ricerca scientifica e la cooperazione tra le istituzioni coinvolte, in un percorso che punta a costruire un sistema universitario più solido e riconosciuto a livello internazionale.
“Tali iniziative – sottolinea Maria Franzini – svolgono un ruolo cruciale nel sostenere l'istruzione e supportare il futuro degli studenti. I leader universitari e i funzionari dell'accreditamento hanno sottolineato l'importanza di modernizzare i programmi di studio, rafforzare le partnership tra università e industria e allineare l'istruzione universitaria alle esigenze del mercato del lavoro”. “Questo progetto segna un passo trasformativo verso il miglioramento dell'istruzione superiore in Palestina e Giordania, garantendo che i laureati siano ben attrezzati per poter cogliere le opportunità lavorative e di ricerca sia a livello regionale che globale”, aggiunge Lara Tavoschi”.
Giovanni Federico Gronchi, prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali e supervisore delle attività progettuali, ha così commentato la partecipazione al progetto: “Di fronte alle sfide della società contemporanea, l’Università di Pisa è da anni impegnata a generare e diffondere conoscenza e a contribuire, anche tramite i finanziamenti Erasmus+, allo sviluppo e alla modernizzazione del settore dell’istruzione superiore in varie parti del mondo. La partecipazione a BASE ci dà dunque la possibilità, da una parte, di sostenere gli istituti di istruzione superiore partner nel soddisfare gli standard internazionali, dando anche al personale universitario la possibilità di gestire e attuare efficacemente i cambiamenti, ma soprattutto dimostra concretamente l’impegno di Ateneo per l’attuazione dei principi della pace, della sostenibilità e della responsabilità sociale, come recentemente ratificato nello Statuto. Già la scorsa primavera, infatti, in una seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione era stato approvato un documento in cui si indicava che l’Ateneo avrebbe promosso lo sviluppo di collaborazioni con istituzioni universitarie palestinesi e questo progetto ci dà l’occasione per attuare questo obiettivo”.
Concluse le indagini geofisiche nell’area archeologica di Khor Rori in Oman
Si è recentemente conclusa la missione scientifica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa nel Sultanato dell’Oman, con i professori Adriano Ribolini ed Eusebio Stucchi che hanno condotto indagini geofisiche nel sito archeologico di Khor Rori, nella regione del Dhofar (Oman meridionale), patrimonio UNESCO dal 1998. In quell’area è attivo il DHOMIAP Project, che ha l’obiettivo di indagare il palinsesto uomo-ambiente nell’area del Dhofar, con l’intento di ricostruire le dinamiche insediative, la distribuzione spaziale e le relazioni che intercorsero fra gli abitanti dell’area durante l’epoca preislamica.
“Con il DHOMIAP Project prosegue la lunga tradizione di studi archeologici dell’Università di Pisa in quest’area dell’Oman – commenta Silvia Lischi, archeologa responsabile del progetto, che ha conseguito il dottorato nell’Ateneo di Pisa ed è attualmente post-doc alla Sorbona di Parigi – Queste indagini mirano a individuare strutture sepolte risalenti alla prima fase di insediamento dei Sudarabici nell’area di Khor Rori, antecedente alla fase di massima espansione della città costiera di Sumhuram (Tarda Età del Ferro) e contemporanea all’uso intensivo dell’area da parte della popolazione autoctona nota come Dhofar Coastal Culture”.
“Per le nostre indagini, sono stati utilizzati un Ground-Penetrating Radar e un Magnetometro differenziale (Gradiometro) con cui abbiamo esplorato i primi metri di sottosuperficie, alla ricerca di resti di potenziale interesse archeologico e in particolare strutture murarie compatibili con un insediamento stabile”, spiega Adriano Ribolini. “I dati raccolti sono attualmente in fase di elaborazione presso il Laboratorio Georadar e il Laboratorio di Geofisica del Dipartimento di Scienze della Terra” – aggiunge il professor Eusebio Stucchi. "Le prime immagini radar (mappe di ampiezza di riflessione) rivelano l'esistenza di figure geometriche coerenti con strutture murarie di spessori pluri-decimetrici", conclude Adriano Ribolini.
I risultati della missione potrebbero fornire nuove chiavi di lettura sui rapporti tra la popolazione costiera autoctona del Dhofar, insediata sul promontorio di Inqitat, e quella esogena proveniente dal Regno Sudarabico dello Hadramawt, stanziata a Sumhuram.
L’Università di Pisa in prima linea per l’istruzione superiore in Palestina e Giordania: al via il progetto BASE
Riformare l’istruzione superiore in Palestina e Giordania, rafforzando la qualità dei corsi di laurea e il riconoscimento internazionale dei titoli di studio: è questo l’ambizioso obiettivo di BASE - Bologna for Science Education in Palestine and Jordan, il progetto Erasmus+ che vede l’Università di Pisa come unico istituto di istruzione superiore italiano, insieme all’Università di Barcellona e numerosi atenei palestinesi e giordani. L’Ateneo pisano è parte di un’iniziativa strategica che punta ad allineare i sistemi universitari locali agli standard europei, migliorando l’accreditamento e la sostenibilità della ricerca scientifica.
Il progetto, coordinato dall’An-Najah National University in Palestina, è stato ufficialmente avviato con un kickoff meeting svoltosi recentemente ad Amman. Durante l’incontro inaugurale, rappresentanti accademici e istituzionali di Palestina, Giordania, Italia e Spagna hanno delineato le linee guida del progetto, che prevede la collaborazione tra università, ministeri dell’istruzione e organismi di accreditamento. L’obiettivo è quello di facilitare l’adozione degli standard del Processo di Bologna, ottimizzando la qualità della formazione universitaria e favorendo una maggiore mobilità internazionale per studenti e docenti. Un tema centrale del meeting è stato il difficile contesto in cui operano le università palestinesi, aggravato dal conflitto in corso. Il ministro dell’Istruzione palestinese, Amjad Barham, ha sottolineato l’urgenza di sostenere il settore accademico, con particolare attenzione all’impatto devastante che la crisi sta avendo sulle università di Gaza.
Per l’Università di Pisa, hanno preso parte all’incontro le referenti scientifiche del progetto, Maria Franzini e Lara Tavoschi, docenti del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia. Il loro contributo sarà cruciale per l’elaborazione di strategie volte a rafforzare la sostenibilità della ricerca scientifica e la cooperazione tra le istituzioni coinvolte, in un percorso che punta a costruire un sistema universitario più solido e riconosciuto a livello internazionale.
“Tali iniziative – sottolinea Maria Franzini – svolgono un ruolo cruciale nel sostenere l'istruzione e supportare il futuro degli studenti. I leader universitari e i funzionari dell'accreditamento hanno sottolineato l'importanza di modernizzare i programmi di studio, rafforzare le partnership tra università e industria e allineare l'istruzione universitaria alle esigenze del mercato del lavoro”. “Questo progetto segna un passo trasformativo verso il miglioramento dell'istruzione superiore in Palestina e Giordania, garantendo che i laureati siano ben attrezzati per poter cogliere le opportunità lavorative e di ricerca sia a livello regionale che globale”, aggiunge Lara Tavoschi”.
Giovanni Federico Gronchi, prorettore per la cooperazione e le relazioni internazionali e supervisore delle attività progettuali, ha così commentato la partecipazione al progetto: “Di fronte alle sfide della società contemporanea, l’Università di Pisa è da anni impegnata a generare e diffondere conoscenza e a contribuire, anche tramite i finanziamenti Erasmus+, allo sviluppo e alla modernizzazione del settore dell’istruzione superiore in varie parti del mondo. La partecipazione a BASE ci dà dunque la possibilità, da una parte, di sostenere gli istituti di istruzione superiore partner nel soddisfare gli standard internazionali, dando anche al personale universitario la possibilità di gestire e attuare efficacemente i cambiamenti, ma soprattutto dimostra concretamente l’impegno di Ateneo per l’attuazione dei principi della pace, della sostenibilità e della responsabilità sociale, come recentemente ratificato nello Statuto. Già la scorsa primavera, infatti, in una seduta congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione era stato approvato un documento in cui si indicava che l’Ateneo avrebbe promosso lo sviluppo di collaborazioni con istituzioni universitarie palestinesi e questo progetto ci dà l’occasione per attuare questo obiettivo”.
Ateneo in lutto per la scomparsa del professor Anthony L. Johnson, docente di Letteratura inglese all’Università di Pisa
Domenica 16 febbraio è venuto a mancare il professor Anthony Leonard Johnson, a lungo ordinario di Letteratura inglese all’Università di Pisa. Nato a Londra nel 1939, dopo un periodo all’Università di Firenze, si è trasferito nell’Ateneo pisano nel 1983, dove ha assunto la cattedra di Lingua e Letteratura inglese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. È stato vicedirettore del Dipartimento di Anglistica dal 2003 al 2006. Era in pensione dal 2010.
Qui di seguito pubblichiamo un ricordo del professore a firma dei colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.
*****
Domenica 16 febbraio ci ha lasciati Anthony Leonard Johnson, già professore ordinario di Letteratura inglese all'Università di Pisa. Stimato collega, brillante studioso, docente amato dai suoi allievi, ha consacrato la vita allo studio delle lettere indagando, con passione e ineguagliabile sottigliezza analitica, le intricate trame fonosimboliche, anagrammatiche e semiologiche della parola poetica in ambito anglofono.
Tra i suoi numerosi studi, caratterizzati da una sempre cristallina visione analitica e un rigore metodologico senza pari, spiccano le opere su Yeats (The Verbal Art of W.B.Yeats; i commenti alle edizioni delle opere yeatsiane tradotte da Marianni; il titanico lavoro fatto per i Meridiani, con Boitani e Marianni), e i saggi su Eliot (Sign and Structure in the Poetry of Eliot; Rhapsody: tre studi su una lirica di T.S. Eliot, con Pagnini e Serpieri, e molti altri).
Oltre a Shakespeare, ha indagato l’opera poetica di Keats, curando anche il volume per il bicentenario, insieme a Christensen (The Challenge of Keats: Bicentenary Essays, 1795-1995), e una splendida collettanea sull’esilio romantico di Shelley e Byron a Pisa (Paradise of Exiles. Shelley and Byron in Pisa), in collaborazione con l’altrettanto amato e compianto Mario Curreli.
Non tutti ricordano che Anthony L. Johnson è stato anche un giovane poeta di vibrante sensibilità. Tra le sue raccolte in versi, spicca Marigolds, Stilts, Solitudes: selected poems, 1956-1984, un insieme di liriche nelle quali l’attenzione al suono della parola, resa memorabile dalla ritmica del verso, è intessuta di immagini e simboli di vitalistica bellezza ed eterna sapienza archetipica, a riprova di quanto la grande competenza del saggista adulto sia sempre andata di pari passo con la raffinata eleganza del poeta.
Il Direttore e i colleghi del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, gli amici e allievi tutti lo salutano con affetto e gratitudine.
Once out of nature I shall never take
My bodily form from any natural thing,
But such a form as Grecian goldsmiths make
Of hammered gold and gold enamelling
(Sailing to Byzantium, di William B. Yeats).
Il commiato è previsto martedì 18, alle ore 15, presso la Pubblica Assistenza di via Bargagna.
Equality and Diversity: How to Welcome Differences without Freezing Identities? (Parigi e online, 10 marzo 2025)
Concluse le indagini geofisiche nell’area archeologica di Khor Rori in Oman
Si è recentemente conclusa la missione scientifica del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa nel Sultanato dell’Oman, con i professori Adriano Ribolini ed Eusebio Stucchi che hanno condotto indagini geofisiche nel sito archeologico di Khor Rori, nella regione del Dhofar (Oman meridionale), patrimonio UNESCO dal 1998. In quell’area è attivo il DHOMIAP Project, che ha l’obiettivo di indagare il palinsesto uomo-ambiente nell’area del Dhofar, con l’intento di ricostruire le dinamiche insediative, la distribuzione spaziale e le relazioni che intercorsero fra gli abitanti dell’area durante l’epoca preislamica.
“Con il DHOMIAP Project prosegue la lunga tradizione di studi archeologici dell’Università di Pisa in quest’area dell’Oman – commenta Silvia Lischi, archeologa responsabile del progetto, che ha conseguito il dottorato nell’Ateneo di Pisa ed è attualmente post-doc alla Sorbona di Parigi – Queste indagini mirano a individuare strutture sepolte risalenti alla prima fase di insediamento dei Sudarabici nell’area di Khor Rori, antecedente alla fase di massima espansione della città costiera di Sumhuram (Tarda Età del Ferro) e contemporanea all’uso intensivo dell’area da parte della popolazione autoctona nota come Dhofar Coastal Culture”.
“Per le nostre indagini, sono stati utilizzati un Ground-Penetrating Radar e un Magnetometro differenziale (Gradiometro) con cui abbiamo esplorato i primi metri di sottosuperficie, alla ricerca di resti di potenziale interesse archeologico e in particolare strutture murarie compatibili con un insediamento stabile”, spiega Adriano Ribolini. “I dati raccolti sono attualmente in fase di elaborazione presso il Laboratorio Georadar e il Laboratorio di Geofisica del Dipartimento di Scienze della Terra” – aggiunge il professor Eusebio Stucchi. "Le prime immagini radar (mappe di ampiezza di riflessione) rivelano l'esistenza di figure geometriche coerenti con strutture murarie di spessori pluri-decimetrici", conclude Adriano Ribolini.
I risultati della missione potrebbero fornire nuove chiavi di lettura sui rapporti tra la popolazione costiera autoctona del Dhofar, insediata sul promontorio di Inqitat, e quella esogena proveniente dal Regno Sudarabico dello Hadramawt, stanziata a Sumhuram.
Le ricercatrici di Ingegneria incontrano bambini e bambine della Scuola primaria di Lorenzana per la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza
L'11 febbraio 2025, in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, una delegazione di docenti e ricercatrici del Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni (DESTEC) dell’Università di Pisa ha partecipato a un evento speciale organizzato dalla Scuola primaria di Lorenzana dell’Istituto comprensivo di Fauglia.
La delegazione messa insieme da Eva Schito, ricercatrice in ingegneria energetica e delegata per le Questioni di genere e le pari opportunità del DESTEC, includeva altre quattro ricercatrici: Irene Spada, ricercatrice in ingegneria gestionale, che ha rappresentato insieme ad altre due dottorande, Diana Domenichini e Chiara Lelli, il loro gruppo di ricerca Business Engineering for Data Science, e Benedetta Marradi, ingegnera edile. L’iniziativa è stata promossa da Chiara Tracanna, insieme alle altre maestre della Scuola Primaria di Lorenzana, che adotta il modello di scuola Senza Zaino e accoglie in totale 70 bambini tra la prima e la quinta.
L’obiettivo della giornata di avvicinare bambine e bambini alle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) è stato colto dalle docenti e ricercatrici del DESTEC attraverso esperimenti pratici e momenti di confronto, realizzando diverse attività per le varie classi, coinvolgendo le bambine e i bambini ai loro ambiti di studio e ricerca attraverso il gioco e gli esperimenti.
Per i più piccoli della prima e della seconda classe sono state svolte due attività. Eva Schito ha realizzato insieme alle bambine e ai bambini degli esperimenti utilizzando una termocamera collegata a uno smartphone: hanno osservato come gli oggetti e il corpo umano emettono calore, al fine di comprendere i concetti di temperatura e radiazione infrarossa.
Irene Spada, insieme a Diana Domenichini e Chiara Lelli, ha introdotto le bambine e i bambini in un viaggio nell’Intelligenza Artificiale (AI) attraverso un approccio ludico e narrativo.
Benedetta Marradi ha svolto con i bambini più grandi, delle classi terza, quarta e quinta, l’attività “misura e costruisci la classe che vorresti”. Attraverso misuratori laser e software di progettazione 3D, hanno preso le misure della loro aula e immaginato la classe ideale, esplorando i concetti di spazio, progettazione e design architettonico.
L’evento si è concluso con un’intervista in cui i bambini e le bambine hanno avuto la possibilità di porre domande alle docenti, scoprendo da vicino il loro percorso accademico e professionale nel mondo della scienza e dell’ingegneria.
La partecipazione dell’Università di Pisa e del Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni a questa giornata testimonia l’importanza di iniziative che promuovano la presenza femminile nelle discipline scientifiche fin dall’infanzia, ispirando le nuove generazioni a esplorare il mondo della scienza senza barriere di genere.
L’evoluzione dell’alta formazione in un volume curato dal Consorzio Quinn
Il Consorzio Quinn celebra oltre 35 anni di impegno nella formazione avanzata con “L’Evoluzione dell’Alta Formazione”, una pubblicazione che ripercorre le trasformazioni del settore e ne racconta il ruolo strategico nel favorire il cambiamento e l’innovazione. Curato da Giacomo Petrini, responsabile Alta Formazione, Ricerca e Sistemi di Gestione del Consorzio Quinn, il volume raccoglie il contributo di esperti e professionisti che hanno vissuto in prima linea l’evoluzione dell’alta formazione come leva strategica per la crescita delle persone e delle organizzazioni.
“Fare accadere il cambiamento è ciò per cui lavoriamo, studiamo, progettiamo e ci confrontiamo ogni giorno in Consorzio – sottolinea Ilaria Campana, direttrice del Consorzio Quinn – Una missione che trova nell'Alta Formazione non solo un grande alleato ma una vera e propria condizione abilitante. Questa pubblicazione attinge a piene mani da una storia di Alta Formazione del Consorzio lunga 35 anni e rappresenta il racconto vivo di centinaia di progetti di cambiamento "in campo". Grazie a Giacomo Petrini per aver saputo raccontare questa esperienza, a tutti coloro che hanno messo a disposizione i loro preziosi contributi e un grazie speciale al nostro Roberto Mirandola”
La pubblicazione è strutturata in tre sezioni, ciascuna dedicata a temi centrali che hanno plasmato il panorama formativo negli ultimi trent’anni: “Evoluzione dell’Alta Formazione”, in cui si fa un’analisi dell’esperienza trentennale del Consorzio Quinn, dalla sua fondazione nel 1989 sotto la guida del Prof. Roberto Mirandola, fino ad oggi. Roberto Mirandola, Giacomo Petrini, Roberta Giunta e Alessia Sebastiano riflettono sull’evoluzione dei percorsi master, evidenziandone il valore e la capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Si prosegue con uno sguardo su esperienze di formazione settoriale altamente specializzate. Mara D’Amico e Silvia Ubaldini (ISPRA) raccontano l’esperienza ventennale delle Scuole EMAS, nate per formare esperti nella gestione ambientale, mentre Gianvito D’Aprile e Massimo Giacomelli (Lattanzio KIBS) analizzano il ruolo dell’e-learning nella Pubblica Amministrazione. Completano la sezione Enzo Di Giulio ed Elisabetta Pisatti (Eni Corporate University), che esplorano il legame tra formazione, transizione energetica e sostenibilità.
La sezione “Formazione al Cambiamento” approfondisce la formazione come leva per la gestione del cambiamento. Marco Bernardini e Ilaria Campana (Consorzio Quinn) illustrano l’importanza di formare figure chiave per affrontare le trasformazioni tecnologiche e organizzative, mentre Giacomo Petrini e Gianpiero Negri presentano Innovation Way, una suite di laboratori pensata per l’innovazione nelle PMI. Gianpiero Negri riflette inoltre sulla formazione all’imprenditorialità, basandosi su esperienze con studenti e startup.
L’ultima sezione “Formazione e Tecnologia” esamina il rapporto tra alta formazione e innovazione tecnologica. Luca Santoni (Regione Toscana) presenta l’esperienza di TRIO, la piattaforma di e-learning della Regione Toscana, mentre Niccolò Viale approfondisce l’impatto della gamification nei percorsi formativi. Anna Monreale e Daniela Rotelli dell’Università di Pisa chiudono la sezione con un’analisi sull’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito educativo, evidenziandone opportunità, limiti e implicazioni etiche.
Più di un’opera di approfondimento, la pubblicazione è un racconto corale che, attraverso la voce degli autori, offre una prospettiva concreta su come la formazione abbia accompagnato e abilitato il cambiamento in diversi contesti. "La lettura di questo testo ci sprona e dà gli stimoli ad andare avanti a migliorare la capacità di trasformazione, di “fare accadere” che ha l’alta formazione," afferma Giacomo Petrini, curatore della pubblicazione.
“L’Evoluzione dell’Alta Formazione” è disponibile gratuitamente sul sito www.consorzioquinn.it.
(Fonte Ufficio Stampa Consorzio Quinn).