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Comunicati stampa

Elaborare progetti per rendere più efficienti i processi di erogazione dei servizi in ambito sanitario e per migliorare l’ambiente di lavoro. Questo l’obiettivo della metodologia Lean che l’Azienda ospedaliera universitaria pisana sta portando avanti.

Martedì 13 giugno, alle 17,30, le Officine Garibaldi (via Gioberti 39, Pisa) ospiteranno la presentazione del volume No waste. Lean healthcare management: esperienza nell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, pubblicato da Pisa University Press.

Molto spesso chi si cimenta, in genere per convinzione e con passione, nella diffusione e nell’implementazione della cultura e della metodologia LEAN, si trova a dover rispondere alla domanda posta da coloro che, senza pregiudizi o preconcetti, sentono parlare per la prima volta di pensiero snello: cosa è il LEAN Thinking in pratica? Il volume cerca di rispondere a questa frequente domanda.

Composto da dieci capitoli che includono sedici progetti corredati da tavole A3, introduce, approfondisce e fornisce esempi pratici sull'applicazione della filosofia Lean in sanità, facendo riferimento all'esperienza del gruppo Lean dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana

Oltre ai curatori – Angelo Baggiani, direttore dell’unità operativa Igiene ed epidemiologia, David Rocchi, del Centro di simulazione medica, e Jacopo Guercini, direttore dell’unità operativa Controllo di gestione – interverranno alla presentazione gli autori delle prefazioni al volume: Riccardo Zucchi, rettore dell'Università di Pisa, e Silvia Briani, direttrice generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana.

Marco Geddes da Filicaia terrà la lectio magistralis.

Saranno presenti anche gli autori: Matteo Filippi, Barbara Grandi, Massimo Marletta, Antonella Rosellini, Cristiana Susino, Sooky Strambi e Renata Tomei.

L’ingresso è libero e al termine della presentazione sarà offerto un rinfresco.

Fare un salto di qualità nel campo del trasferimento tecnologico per aiutare e promuovere lo sviluppo economico del Paese attraverso la nascita e la crescita di nuove realtà imprenditoriali. È questo uno degli obiettivi strategici dell’Università di Pisa, dove oggi si è tenuta l’anteprima di Converging Skills, l’evento che dal 26 al 29 giugno porterà nella città toscana oltre 80 tra imprenditori, investitori, manager e titolari di start-up per iniziare a definire il modello di un vero e proprio ecosistema dell'innovazione.

“Le nostre aspettative per questo evento sono altissime – ha detto il Rettore dell’Ateneo pisano, Riccardo Zucchi, nel suo saluto di apertura - Attraverso il trasferimento tecnologico le nostre università possono veramente diventare il fulcro dello sviluppo di tutto un territorio. Qui a Pisa abbiamo grandi potenzialità che vogliamo sfruttare fino in fondo. Per farlo, però, è necessario far convergere abilità diverse, non solo interne, aprendoci al contributo di enti ed attori esterni. Converging Skills nasce proprio in risposta a questa necessità e rappresenterà un crogiolo di idee da cui poter trarre l’impulso necessario per operare un salto di qualità in questa direzione. Sarà una pietra miliare del nostro futuro”.

Rettore

“Quello che vogliamo disegnare con Converging Skills è un nuovo ruolo per l’Università nello sviluppo economico e tecnologico del Paese. Il nostro Ateneo ha le capacità, le risorse, le energie e anche il ruolo, nella regione, per svolgere bene questo compito - ha aggiunto Giuseppe Iannaccone, Prorettore vicario dell’Università di Pisa – Secondo il National Entrepreneurship Context Index (NECI) sono 13 i fattori di contesto che favoriscono l’imprenditorialità. Tra i paesi ad alto reddito l’Italia è quello con le performance peggiori, perché raggiunge la sufficienza solo in due parametri e questo può compromettere il suo futuro sviluppo economico. Pisa potrebbe aiutare il sistema paese a migliorare in almeno altri cinque parametri NECI. Nello specifico quelli che riguardano il contesto socioculturale; l'accesso agevolato ai finanziamenti per l'imprenditoria; la formazione imprenditoriale sia universitaria che post-universitaria; la ricerca e il trasferimento tecnologico”.

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Tra i primi interventi della mattinata, quello di Daria Mochly-Rosen della Stanford University che, presentando il programma SPARK - da lei fondato nel 2006 per colmare il divario tra le scoperte nel campo della ricerca biomedica accademica e lo sviluppo di nuovi e promettenti trattamenti per i pazienti -, ha dato le otto regole fondamentali per imparare dagli insuccessi quando si vuole innovare a partire dalla ricerca, come l’importanza di chiedere consigli, di “lasciare il proprio ego alla porta”, di non aver paura di fallire e continuare a fare ricerca di base.

Riccardo Pietrabissa, rettore della IUSS di Pavia e delegato CRUI per il trasferimento tecnologico, ha ricordato come l’impatto sulla società della cosiddetta “terza missione” passa non solo dalla convergenza delle abilità, ma anche delle risorse e delle conoscenze. A partire da quelle sviluppate dalla cosiddetta blue skies research, ossia la "ricerca della conoscenza per amore della conoscenza”, tipicamente universitaria, che si muove in ambiti le cui applicazioni nel mondo reale non sono immediatamente apparenti, ma che storicamente ha portato ad innovazioni fondamentali.

aula magna nuova

Con Agostino Santoni, Vicepresidente di Cisco Sud Europa e Vicepresidente per il digitale di Confindustria, si è parlato, invece, della necessità di sempre maggiori competenze digitali e di come lo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione, come quello che vorrebbe contribuire a creare l’Università di Pisa, sia oggi in Italia un fattore critico per la competitività del nostro tessuto produttivo.

Tra i temi più caldi, per quanto riguarda le collaborazioni tra Università e impresa, quello del quantum computing su cui si è soffermato Andrea Corbelli, direttore tecnico di IBM Infrastructure per l’Europa, Medio Oriente e Africa, e IBM Quantum Ambassador. Un settore da cui proviene una forte domanda di talenti e competenze e che apre a grandi possibilità di collaborazioni tra studenti, start up, università e centri di ricerca.

Nella seconda parte della mattinata, a scorrere sotto la lente dell’anteprime di Converging Skills è stato, infine, il punto di vista degli investitori, con gli interventi di Roberto Bonanzinga, co-fondatore e partner di InReach Ventures, e di Gabriele Paglialonga, managing director di Industrio Ventures. Adesso l’appuntamento è per il 26 giugno, giorno ufficiale di apertura di Converging Skills.

Lunedì, 12 Giugno 2023 10:27

Dona il 5 per mille all'Università di Pisa

Pisa- Mercoledì 14 giugno, alle 16, alla Gipsoteca di arte antica (Piazza S. Paolo All'Orto, 20) si svolgerà la presentazione del volume "Queer transnationalities. Towards a History of LGBTQ+ Rights in the Post-Soviet Space" della Pisa University Press curato dalla Elena Dundovich, professoressa dell’Università di Pisa presidente del Comitato Unico di garanzia, e da Simone A. Bellezza, professore dell'Università Federico II di Napoli. Autori e curatori ne discuteranno con le professoresse Enrica Asquar dell’Univeristà di Genova e Anna Loretoni della Scuola Superiore Sant’Anna.

Il Rapporto AlmaLaurea 2023 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati dell’Università di Pisa evidenzia i punti di forza e anche alcuni punti di debolezza che da tempo caratterizzano l’Ateneo. Viene confermata innanzitutto la sua spiccata attrattività, con il 28,8% dei laureati delle triennali che proviene da fuori regione (sono il 26,8% in Toscana e il 20,8% in Italia) e il 44,1% dei laureati delle magistrali biennali (38,7% in Toscana e 30,5% in Italia). Meno lusinghiere le percentuali che riguardano i laureati di cittadinanza estera, ambito in cui l’Università di Pisa si ferma al 2,4% per le triennali e al 4,2% per le magistrali biennali, contro rispettivamente il 3,5% e il 6,8% della Toscana e il 3,3% e il 6,8% dell’Italia.

L’età media di laurea e, ancor di più, la quota di laureati in corso sono punti dolenti già noti, mentre il voto medio di laurea (105,6) vede Pisa leggermente sopra sia il dato regionale (104,9) che quello nazionale (104). In linea con quanto avviene in Toscana, e comunque molto alta, è la percentuale dei laureati che si dichiara soddisfatta dell’esperienza universitaria nel suo complesso, che per l’Ateneo pisano è pari all’88,7%. Il 73,3% sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso ateneo e il 7,9% si iscriverebbe a un altro corso dello stesso ateneo.

Molto positivi, anche qui come da tradizione, sono i risultati relativi alla condizione occupazionale, soprattutto per quanto riguarda i laureati di secondo livello contattati a uno e a cinque anni dal conseguimento del titolo. In questi casi il tasso di occupazione è rispettivamente dell’80,4% e del 90,5% per l’Università di Pisa, contro il 78,6% e il 90,2% della Toscana e il 77,1% e l’88,7% dell’Italia. Non solo. Anche a livello di retribuzione mensile netta, i laureati pisani dichiarano una media di 1.409 euro a un anno dal titolo e 1.783 euro a cinque anni, contro rispettivamente 1.352 euro e 1.698 euro della regione e 1.366 e 1.697 euro del dato nazionale. La laurea viene giudicata efficace o molto efficace ai fini lavorativi dal 75,1% degli intervistati pisani, a un anno dalla laurea, con un dato più alto del 72,6% toscano e del 68,7% italiano.

“I dati di Almalaurea – ha commentato la delegata per le Attività di orientamento, Laura Elisa Marcucci – sono incoraggianti, perché dimostrano come l’Università abbia un ruolo fondamentale nell’aiutare le giovani  e i giovani a costruirsi un progetto di vita soddisfacente. Tuttavia, si può e si deve migliorare. In particolare, occorre aiutare le nostre studentesse e i nostri studenti a compiere il loro percorso di studi nei tempi stabiliti. Per questo l’Ateneo sta investendo sull’orientamento in ingresso, per far sì che la scelta sia quella giusta sin dall'inizio, e sul sostegno in itinere, che grazie al peer-tutoring permetta di superare più facilmente gli ostacoli che possono presentarsi durante il percorso formativo. L’Università di Pisa ha già messo in campo diverse attività di orientamento per le studentesse e gli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori, anche grazie ai fondi del PNRR, e ha partecipato con venti progetti, di cui due come capofila nazionale, al recente bando del MUR relativo ai Piani Lauree Scientifiche (PLS) e Piani per l'Orientamento e il Tutorato (POT)”.

Il Rapporto AlmaLaurea 2023 ha analizzato le performance formative di oltre 281.000 laureati del 2022 di 77 università. In particolare, si tratta di 155.000 laureati di primo livello, 94.000 dei percorsi magistrali biennali e 32.000 a ciclo unico. Il Rapporto di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati ha analizzato circa 670.000 laureati di 78 università, di primo e secondo livello del 2021, 2019 e 2017 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

I laureati nel 2022 dell'Università di Pisa coinvolti nel Rapporto sul profilo dei laureati sono 7.284. Si tratta di 3.879 di primo livello, 2.717 magistrali biennali e 688 a ciclo unico. L’Indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 14.004 laureati. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2021 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2017 e intervistati dopo cinque anni.

Tutti i dati sono consultabili sul sito www.almalaurea.it

La scheda completa dell’Università di Pisa è disponibile su: www.unipi.it/careerservice

 

 

 

Il Rapporto AlmaLaurea 2023 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati dell’Università di Pisa evidenzia i punti di forza e anche alcuni punti di debolezza che da tempo caratterizzano l’Ateneo. Viene confermata innanzitutto la sua spiccata attrattività, con il 28,8% dei laureati delle triennali che proviene da fuori regione (sono il 26,8% in Toscana e il 20,8% in Italia) e il 44,1% dei laureati delle magistrali biennali (38,7% in Toscana e 30,5% in Italia). Meno lusinghiere le percentuali che riguardano i laureati di cittadinanza estera, ambito in cui l’Università di Pisa si ferma al 2,4% per le triennali e al 4,2% per le magistrali biennali, contro rispettivamente il 3,5% e il 6,8% della Toscana e il 3,3% e il 6,8% dell’Italia.

L’età media di laurea e, ancor di più, la quota di laureati in corso sono punti dolenti già noti, mentre il voto medio di laurea (105,6) vede Pisa leggermente sopra sia il dato regionale (104,9) che quello nazionale (104). In linea con quanto avviene in Toscana, e comunque molto alta, è la percentuale dei laureati che si dichiara soddisfatta dell’esperienza universitaria nel suo complesso, che per l’Ateneo pisano è pari all’88,7%. Il 73,3% sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso ateneo e il 7,9% si iscriverebbe a un altro corso dello stesso ateneo.

Molto positivi, anche qui come da tradizione, sono i risultati relativi alla condizione occupazionale, soprattutto per quanto riguarda i laureati di secondo livello contattati a uno e a cinque anni dal conseguimento del titolo. In questi casi il tasso di occupazione è rispettivamente dell’80,4% e del 90,5% per l’Università di Pisa, contro il 78,6% e il 90,2% della Toscana e il 77,1% e l’88,7% dell’Italia. Non solo. Anche a livello di retribuzione mensile netta, i laureati pisani dichiarano una media di 1.409 euro a un anno dal titolo e 1.783 euro a cinque anni, contro rispettivamente 1.352 euro e 1.698 euro della regione e 1.366 e 1.697 euro del dato nazionale. La laurea viene giudicata efficace o molto efficace ai fini lavorativi dal 75,1% degli intervistati pisani, a un anno dalla laurea, con un dato più alto del 72,6% toscano e del 68,7% italiano.

“I dati di Almalaurea – ha commentato la delegata per le Attività di orientamento, Laura Elisa Marcucci – sono incoraggianti, perché dimostrano come l’Università abbia un ruolo fondamentale nell’aiutare le giovani  e i giovani a costruirsi un progetto di vita soddisfacente. Tuttavia, si può e si deve migliorare. In particolare, occorre aiutare le nostre studentesse e i nostri studenti a compiere il loro percorso di studi nei tempi stabiliti. Per questo l’Ateneo sta investendo sull’orientamento in ingresso, per far sì che la scelta sia quella giusta sin dall'inizio, e sul sostegno in itinere, che grazie al peer-tutoring permetta di superare più facilmente gli ostacoli che possono presentarsi durante il percorso formativo. L’Università di Pisa ha già messo in campo diverse attività di orientamento per le studentesse e gli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori, anche grazie ai fondi del PNRR, e ha partecipato con venti progetti, di cui due come capofila nazionale, al recente bando del MUR relativo ai Piani Lauree Scientifiche (PLS) e Piani per l'Orientamento e il Tutorato (POT)”.

Il Rapporto AlmaLaurea 2023 ha analizzato le performance formative di oltre 281.000 laureati del 2022 di 77 università. In particolare, si tratta di 155.000 laureati di primo livello, 94.000 dei percorsi magistrali biennali e 32.000 a ciclo unico. Il Rapporto di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati ha analizzato circa 670.000 laureati di 78 università, di primo e secondo livello del 2021, 2019 e 2017 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

I laureati nel 2022 dell'Università di Pisa coinvolti nel Rapporto sul profilo dei laureati sono 7.284. Si tratta di 3.879 di primo livello, 2.717 magistrali biennali e 688 a ciclo unico. L’Indagine sulla condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 14.004 laureati. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2021 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2017 e intervistati dopo cinque anni.

Tutti i dati sono consultabili sul sito www.almalaurea.it

La scheda completa dell’Università di Pisa è disponibile su: www.unipi.it/careerservice

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Elena Coli, post-doc al Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, si è aggiudicata il prestigioso premio di dottorato Bernardo Nobile istituito nel 2005 da Area Science Park come premio annuale per tesi di laurea o dottorato che abbiano dato risalto all’utilizzo dei brevetti come fonte di informazione. La premiazione si è volta a Trieste, lo scorso 25 maggio.

Trent’anni, ingegnere gestionale, Elena Coli è originaria di Pisa e, ci tiene a sottolinearlo, cresciuta e tuttora residente a Calci, scelta dettata dall’amore per la natura e i percorsi del Monte Pisano. Ha conseguito la Laurea all’Università di Pisa, per poi intraprendere il percorso di dottorato in Smart Industry, un percorso formativo unico in Italia, il cui obiettivo primario è la promozione della collaborazione tra Industria e Università all’interno della rivoluzione digitale, tramite lo sviluppo di progetti con una immediata applicazione o validazione in un’azienda.

“Volevo un percorso formativo che mi desse l’opportunità di coniugare il mio interesse per i management aziendale con la ricerca - commenta Elena Coli - Nella tesi premiata mi sono occupata di strumenti di analisi dati e knowledge management. In particolare, ho elaborato un software in supporto delle aziende, per estrarre informazioni da una enorme quantità di testi, molto tecnici e complessi. Lo strumento che ho sviluppato è tuttora in uso presso l’ex Ansaldo-Breda (ora Hitachi). Per me è stato emozionante e stimolante avere la libertà, che dà la ricerca, di pensare ed essere responsabile della progettazione di idee e soluzioni, ma al contempo vedere il proprio lavoro immediatamente in uso e utile al mondo aziendale”.

Il premio è stato conferito per l’efficacia nell’agevolare le procedure di progettazione aziendali tramite l’applicazione di metodi avanzati di analisi ed estrazione dati per estrarre contenuti dai testi.

“Sono molto felice di questo riconoscimento - prosegue Elena - Ora il mio lavoro prosegue con diversi progetti in cui uso le medesime tecniche nell’ambito dell’elaborazione di metodologie innovative per l’alta formazione online e per la gestione aziendale. Il nostro gruppo di ricerca è trasversale, e opera nell’ambito del laboratorio congiunto Business Engineering for Data Science Lab (B4DS), in cui i ricercatori lavorano su applicazioni all'avanguardia dell’analisi dati per il miglioramento delle performance delle imprese, sia di tipo economico, gestionale e finanziario, sia anche in ottica di migliorare l’impatto ambientale delle attività produttive”.

 

QUEER cover SST_verticale.jpgPubblicato anche in open access con la Pisa University Press, Queer Transnationalities è l'ultimo volume della collana del Comitato unico di garanzia (CUG) dell'Ateneo pisano.
Il libro è curato da Elena Dundovich, professoressa di Storia delle Relazioni internazionali al Dipartimento di Scienze Politiche UNIPI e presidente CUG, e da Simone A. Bellezza, professore di Storia moderna dell'Università Federico II di Napoli. L'opera sarà presentata a Pisa mercoledì 14 giugno alle 16 alla Gipsoteca di Arte Antica, anticipiamo qui la prefazione.

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On the Political Significance of Queer Studies

On 24 February 2022 the troops of the Russian Federation started the invasion of Ukraine following an order of the Russian President Vladimir Putin. In the following days, as well as before the war broke out, Putin’s historical thinking has been thoroughly analyzed by historians, political scientists, and other experts. Just a couple of weeks later, on 9 March 2022, Moscow patriarch Kirill blamed the war on Ukraine and spotted in the Western “gay lob- bies” with their pride parades one of the reasons for Ukrainian de- generation that the war was meant to fight against. There were no more doubts that the conflict against the new political course in Kyiv was part of a greater attack on human rights.

During 2021 Memorial Italia, the Italian “section” of famous Russian and International Memorial, organized a series of round- tables focused on critical issues of the contemporary post-Soviet environment: one was dedicated to the Russo-Ukrainian war and one to LGBTQ+ activism in the area. After the second one, in June 2021, we felt that the significance of the queer question in the post-Soviet space needed further investigation and decided to put together a volume dedicated to a topic that the Western/Italian public opinion rarely addressed. One of the characteristics that impressed us the most was the transnational component of LGBTQ+ activism in every almost initiative we discussed, from the cultural ones to those dedicated to the defense of specific individuals. We had no hesitation in choosing this perspective to read such a multi- faceted phenomenon.

After having launched a call for papers, we were positively surprised by the quantity and quality of the proposals we received, but soon discovered that working on this book would cost more efforts and concern than we anticipated. Our Russian colleagues working in queer studies often had to emigrate from Russia in search of more welcoming countries and research institutions. Those who did not flee were forced to work in secrecy and to publish their work with pseudonyms. The war caught us in the middle of the writing process and could only add more reasons to worry: as some of the contributions to this volume described the strategies and the transnational networks that allowed LGBTQ+ activism to survive despite the persecution by the Russian government, we decided – in agreement with the authors – not to publish those papers that could endanger the few remaining channels of communication and support from outside the Russian Federation.

Despite these difficulties this volume aims to be a contribution to the understanding of queer identities and to the study of the struggle for their rights in the post-Soviet area. To each of these two goals is dedicated one section of the book: in the first part, entitled Making Sense of Queerness in a Transnational Context, we start off with Luc Beaudoin illustrating the origins and development of the persecution of homosexuality in Russia. The very original contribution by Mariya Levitanus analyzes the situation of queer people in Kazakhstan before and after the fall of the Soviet Union, while Martina Napolitano and Sandra Joy Russell describe the discourses on homosexuality in the construction of national identities respectively in Russian and Ukrainian literatures. Jill Martiniuk illustrates a singular cultural initiative in the Russian environment, that of Victoria Lomasko’s comics as queer art.

The second section addresses queer activism as a field of interaction between “East” and “West”: Laura Luciani gives a general assessment of this confrontation following the specific case of Georgia. Eugenia Benigni describes the international cooperation in the field of women’s and LGBTQ+ rights in Ukraine. Yana Kirey-Sitnikova’s essay gives a fundamental contribution to the his- tory of trans activism in Russia and Masha Beketova takles the issue of national, sexual, and gender identity in post-Soviet diasporas in Germany. Finally, Simone Bellezza provides an introduction to the volume through a still provisional historiographic account of post-Soviet queer studies.

As emerges from the many elements of continuity with already established strands of research, as well as from the many new fea- tures compared to past scholarship, this book is not conceived as an end point of research but as a further impetus for discussion in a field that has seen a tremendous growth in new publications and readership over the past five years. In 2001 Dan Healey pointed out in his famous Homosexual Desire in Revolutionary Russia that queer studies are not only the specific research dedicated to what clearly remains a minority of the population, but they also allow us to uncover the general articulation of the construction of gender and sexuality and elucidate how these two interact with political power by influencing the sense of belonging and other types of cultural, social, and political loyalties. We therefore hope that this volume will contribute to the genuine understanding of the dynamics that have led to the current ongoing conflict despite the many attempts of the propaganda to present a one-sided unproblematic fresco.

 Elena Dundovich, Simone A. Bellezza

 

I Campionati Nazionali Universitari 2023, organizzati dal CUS Camerino, si svolgeranno dal 17 al 25 giugno a Camerino e nell'alta valle del Chienti e del Potenza.

Si prevede la presenza di oltre 3.000 atleti, impegnati in tantissime discipline sportive ufficiali, come Atletica Leggera, Judo, Karate, Taekwondo, Tennis, Tennistavolo, Calcio, Calcio a cinque, Lotta Pallacanestro, Pallavolo, Rugby a sette, Scherma, Taekwondo Tennis, Tennistavolo.

In programma anche tanti sport opzionali, come ciclismo su strada, MTB, scacchi, corsa in montagna, sport della tradizione, tiro con l’arco. 

Per questi ultimi gli studenti di tutti gli atenei possono partecipare in autonomia. Gli interessati possono  contattare la segreteria del C.U.S. Camerino ai seguenti recapiti: e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  telefono 3885627554.

Vai al sito dei Campionati

 

scatta la tua maturità 1

È partito “Scatta! La tua maturità”, il concorso fotografico di Matricolandosi aperto a studentesse e studenti del 5° anno delle scuole superiori che si immatricoleranno all’Università di Pisa nell’anno accademico 2023/2024.
Il tema del contest è l’esperienza della maturità nei suoi vari aspetti. Le foto più rappresentative saranno selezionate da una giuria ed esposte in una mostra, mentre i primi tre classificati riceveranno premi da 700, 500 e 300 euro ciascuno.
Per partecipare al concorso occorre inviare le ore 18.00 del 10 luglio un massimo di tre fotografie via mail all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., seguendo le indicazioni presenti nel regolamento del concorso.
Tutte le foto, anche quelle non premiate, potranno essere utilizzate dall'Università di Pisa per i propri fini istituzionali e promozionali.

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