Microplastics research? It has to be “plastic-free”
When studying microplastics, there is a risk of results being “polluted”, which is why it is important for the research to be “plastic-free”. A study carried out at the University of Pisa and published in the journal “Science of the Total Environment” focused on this particular aspect in relation to groundwater studies.
"The study of microplastics in groundwater is a relatively new topic. In order to avoid possible contamination, at the beginning of the research we defined a sampling and sample treatment protocol that was completely “plastic-free”, as the scientific community would expect," says Professor Stefano Viaroli of the University of Pisa. "However, when we arrived on site, we found wells and piezometers with PVC linings and pipes, and so we wondered if and to what extent these plastic elements could affect the water quality and the overall results.”
In fact, groundwater sampling relies on existing monitoring wells and water wells, often constructed with PVC linings or pipes, which are convenient in terms of quality/price but, as in this case, have problematic aspects.
The research team therefore undertook a thorough review of existing studies, although the characteristics of these wells are often insufficiently detailed in various studies. Preliminary results showed that if PVC makes up more than 6% of the total concentration of microplastics in water samples, it is likely that PVC linings and pipes are a local source of pollution, invalidating the analytical results. In actual fact, this phenomenon does not currently raise environmental alarms, although future studies in physics or material science will need to define the ageing rates and processes of PVC with a quantification of the possible release of microplastics
“Wells, as direct access to the aquifer, can be a preferred channel for contamination, both of microplastics and of any other contaminants from the surface. For this reason,” concludes Viaroli, “it is important that they are properly protected and are sampled with particular care, in order to obtain more meaningful data on the real state of the entire aquifer and not just on a single point”.
The work, published in the journal “Science of The Total Environment”, is part of SPONGE, a Postdoctoral Fellowship funded by the European Commission under the Marie Skłodowska-Curie Actions and coordinated by the University of Pisa, which started in 2022 and aims to study microplastics and other emerging pollutants in urban aquifers.
The research involved lecturers from the Departments of Earth Sciences, Chemistry and Industrial Chemistry and from the Centre for Instrument Sharing (CISUP) of the University of Pisa: Stefano Viaroli, Roberto Giannecchini, Riccardo Petrini, Viviana Re and Valter Castelvetro. Lecturers from the Eastern Institute of Technology (China), Southern University of Science and Technology (SUSTech) (China) and Kangwon National University (South Korea) also collaborated.
Rosmarino: la siccità controllata aumenta la resa e la qualità di olio essenziale
La siccità controllata può aumentare sino al 30 per cento la resa di olio essenziale del rosmarino rendendo questa pianta una candidata ideale per la valorizzazione di terreni agricoli marginali e con limitata disponibilità idrica. Il risultato arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Industrial Crops and Products e realizzato dall’Università di Pisa, dall’Istituto Nazionale di Ottica INO-CNR Pisa, dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università Catania. Le sperimentazioni sono state condotte in Sicilia, in aziende agricole della provincia di Ragusa, tra l’autunno del 2022 e la primavera del 2023.
“Il rosmarino è una pianta medicinale e aromatica autoctona del mediterraneo che produce oli essenziali noti per le loro proprietà antimicrobiche, antiossidanti, antitumorali e antinfiammatorie – spiega la professoressa Celia Duce del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa - Sottoposto a condizioni di stress, in particolare stress abiotici, come la siccità, intensifica la produzione di oli essenziali come meccanismo difensivo".
Valentina Formica dell'Università di Catania, prima autrice del paper, in laboratorio
Le sperimentazioni sono state pianificate insieme agli agricoltori, i quali hanno scelto i campi da destinare alle sperimentazioni e le varietà di rosmarino da utilizzare. Sono state testate due diverse varietà di rosmarino, la ‘Tuscan blue’ e la ‘Barbecue’. Lo stress idrico è stato applicato per tre settimane prima della raccolta ovvero durante il periodo balsamico autunnale e primaverile, una fase cruciale in cui la sintesi e concentrazione degli oli essenziali raggiungono il picco.
Il risultato è stato un aumento della resa sino al 30% nelle piante della varietà ‘Tuscan blue’ coltivate in un’azienda del comune di Scicli. Lo stress idrico ha inoltre modificato significativamente la composizione chimica degli oli essenziali, cambiamenti cruciali per l'industria, poiché possono migliorare il profilo aromatico e le proprietà bioattive.
“Lo studio è parte di un progetto più ampio chiamato InSole - Innovazioni agronomiche e tecnologiche per la coltivazione sostenibile di piante officinali e la produzione di Oli essenziali di qualità, finanziato dal Programma di sviluppo rurale Sicilia 2014-2022, il cui obiettivo è creare una filiera sostenibile per la produzione di oli essenziali, supportando gli agricoltori nell'adozione di pratiche agricole che ottimizzano l'uso delle risorse, in particolare l'acqua - conclude Federico Leoni, assegnista di ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna - L'idea principale è che tramite l’applicazione di uno stress idrico moderato in prossimità al periodo balsamico possa aumentare la concentrazione e la qualità degli oli essenziali nel rosmarino, senza compromettere in modo significativo la resa in biomassa”.
Rosmarino: la siccità controllata aumenta la resa e la qualità di olio essenziale
La siccità controllata può aumentare sino al 30 per cento la resa di olio essenziale del rosmarino rendendo questa pianta una candidata ideale per la valorizzazione di terreni agricoli marginali e con limitata disponibilità idrica. Il risultato arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Industrial Crops and Products e realizzato dall’Università di Pisa, dall’Istituto Nazionale di Ottica INO-CNR Pisa, dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università Catania. Le sperimentazioni sono state condotte in Sicilia, in aziende agricole della provincia di Ragusa, tra l’autunno del 2022 e la primavera del 2023.
“Il rosmarino è una pianta medicinale e aromatica autoctona del mediterraneo che produce oli essenziali noti per le loro proprietà antimicrobiche, antiossidanti, antitumorali e antinfiammatorie – spiega la professoressa Celia Duce del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa - Sottoposto a condizioni di stress, in particolare stress abiotici, come la siccità, intensifica la produzione di oli essenziali come meccanismo difensivo".
Le sperimentazioni sono state pianificate insieme agli agricoltori, i quali hanno scelto i campi da destinare alle sperimentazioni e le varietà di rosmarino da utilizzare. Sono state testate due diverse varietà di rosmarino, la ‘Tuscan blue’ e la ‘Barbecue’. Lo stress idrico è stato applicato per tre settimane prima della raccolta ovvero durante il periodo balsamico autunnale e primaverile, una fase cruciale in cui la sintesi e concentrazione degli oli essenziali raggiungono il picco.
Il risultato è stato un aumento della resa sino al 30% nelle piante della varietà ‘Tuscan blue’ coltivate in un’azienda del comune di Scicli. Lo stress idrico ha inoltre modificato significativamente la composizione chimica degli oli essenziali, cambiamenti cruciali per l'industria, poiché possono migliorare il profilo aromatico e le proprietà bioattive.
“Lo studio è parte di un progetto più ampio chiamato InSole - Innovazioni agronomiche e tecnologiche per la coltivazione sostenibile di piante officinali e la produzione di Oli essenziali di qualità, finanziato dal Programma di sviluppo rurale Sicilia 2014-2022, il cui obiettivo è creare una filiera sostenibile per la produzione di oli essenziali, supportando gli agricoltori nell'adozione di pratiche agricole che ottimizzano l'uso delle risorse, in particolare l'acqua - conclude Federico Leoni, assegnista di ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna - L'idea principale è che tramite l’applicazione di uno stress idrico moderato in prossimità al periodo balsamico possa aumentare la concentrazione e la qualità degli oli essenziali nel rosmarino, senza compromettere in modo significativo la resa in biomassa”.
Veterinary Medicine: Doctorate Honoris Causa for Mario Giorgi at Kasetsart University in Bangkog
Mario Giorgi, Professor of Veterinary Pharmacology and Toxicology at the Department of Veterinary Sciences of the University of Pisa, was awarded the title of Doctorate Honoris Causa in Veterinary Medicine by Kasetsart University in Bangkog on 8 October, a highly prestigious recognition of his career. Founded on 2 February 1943, Kasetsart University is one of the top public universities in Thailand and the third oldest university in the country.
The Faculty of Veterinary Medicine at the Thai University was the first to award Prof. Giorgi a Doctorate Honoris Causa, in recognition of his “unparalleled ability and lifelong contribution to learning, science and society in the field of Veterinary Medicine”, according to the citation.
"I would like to thank all the Rectors I have met since arriving at the University of Pisa for their unconditional support for research and internationalisation, and to share this recognition with them,” said Mario Giorgi. " I would also like to thank our Internationalisation Unit, which has always been active and competent; the various heads of departments, who have been willing to let me host international researchers; the directors of all the courses of study who have always allowed me to plan my teaching around my mobility requests. I would also like to thank my colleagues who generously allowed me to change my timetable; the researchers who collaborated with me and to all the staff in my department who made my work easier through simple gestures. This award is like a jigsaw puzzle in which every piece has contributed to the final result”.
Professor at the University of Pisa since 2001, Mario Giorgi graduated in pharmaceutical chemistry in 1997 and in applied pharmacology in 2001. He has been a “visiting professor” in foreign institutions (Poland, Australia, South Korea, Kazakhstan, Iran, China and Israel) for research and teaching exchanges. His main areas of research range from innovations in veterinary pain management to new therapeutic protocols for anti-infective agents in farm animals. He is editor of the international reference journal in his scientific field, scientific advisor to European and non-European countries and author of more than 220 peer-reviewed scientific articles.
Assegnati 14 premi di studio per le migliori tesi dottorali discusse nel 2023
Dopo una selezione tra 75 candidature, sono stati assegnati 14 premio di studio per le migliori tesi di dottorato di ricerca discusse nel 2023 dai dottorandi dell’Università di Pisa. L’iniziativa, giunta alla sesta edizione, è promossa direttamente dall’Ateneo pisano ed è volta ad assegnare 14 premi monetari - ciascuno pari a un importo di euro 1.843 - ai dottori di ricerca appartenenti ai sei diversi settori culturali.
La selezione tiene conto del giudizio ottenuto per il conseguimento del titolo, dell’originalità̀ e dell’innovazione delle ricerche condotte e illustrate nella tesi e dell’impatto e la ricaduta dei risultati nel campo scientifico di riferimento.
“Con questa iniziativa, l’Università di Pisa conferma il suo impegno nel sostenere il percorso dei nostri dottorandi promuovendo l'avanzamento della conoscenza attraverso una ricerca originale e innovativa, che possa avere un impatto tangibile sia nella comunità accademica sia nella società – commenta il professor Bernardo Tellini, prorettore per il dottorato di ricerca dell’Università di Pisa – L’eccellenza che emerge dalle tesi premiate sottolinea la qualità e la rilevanza delle ricerche condotte nel nostro Ateneo, in tutte le aree disciplinari coinvolte. Congratulazioni ai vincitori, il cui lavoro riflette l’alto livello del nostro dottorato e la capacità di contribuire con nuove idee a beneficio del mondo accademico e delle crescenti necessità della società nel suo complesso".
Per il Settore 1 (Scienze Matematiche e Informatiche, Scienze Fisiche, Scienze della Terra) sono risultati vincitori Paolo Girotti, dottore di ricerca in Fisica, per la tesi “Measurement of the muon anomalous precession frequency for the Muon g − 2 Experiment at Fermilab”, con il tutor Marco Incagli; Irene Cavallari, dottoressa di ricerca in Matematica, per la tesi “Patched dynamics and perturbation theory in some problems of Celestial Mechanics”, con tutor Giovanni Federico Gronchi e supervisore Giulio Baù.
Per il Settore 2 (Scienze Chimiche, Scienze Biologiche, Scienze Agrarie e Scienze del Farmaco) i premi sono andati a Giulia Foggi, dottoressa di ricerca in Scienze Agrarie, alimentari e agro-ambientali, per la tesi “Tannin extracts and essential oils as dietary additives to modulate rumen fermentation and mitigate ruminal methane and ammonia production”, con tutor Marcello Mele; Giulia Peduzzi, dottoressa di ricerca in Biologia, per la tesi “Big data analysis to discover genetic and environmental pancreatic cancer risk factors”, con tutor Daniele Campa.
Per il Settore 3 (Scienze mediche e scienze veterinarie) hanno ricevuto il premio Morgana Galardi, dottoressa di ricerca in Scienze veterinarie, per la tesi “Social Farming, One Welfare and Animal Assisted Interventions: new organizational models focused on economic, social and environmental sustainability for Social Farms that provide Animal Assisted Interventions in Italy”, con tutor Roberta Moruzzo e correlatrice Laura Contalbrigo; Kristina Tekavec, dottoressa di ricerca in Scienze veterinarie, per la tesi “Morphological and immunohistochemical characteristics of canine nerve sheath tumors”, con tutor Carlo Cantile e correlatrice Tanja Švara.
Per il Settore 4 (Ingegneria Civile e Architettura, Ingegneria Industriale e dell'informazione) sono stati premiati Alessandro Palleschi, dottore di ricerca in Smart industry, per la tesi “Planning to interact: shaping the intelligence of collaborative robots in interaction-rich shared environments”, con tutor Lucia Pallottino e supervisori Gualtiero Fantoni e Federico Baronti; Marco Lagnoni, dottore di ricerca in Ingegneria industriale, per la tesi “Mathematical modelling of thermo-electrochemical phenomena in lithium-based batteries”, con tutor Antonio Bertei, relatore Cristiano Nicolella e controrelatore Roberto Mauri; Tommaso Rizzo, dottore di ricerca in Ingegneria dell’Informazione, per la tesi “Analog integrated circuit design for neuromorphic implantable medical devices”, con tutor Giuseppe Iannaccone e supervisore Sebastiano Strangio.
Per il Settore 5 (Scienze dell'Antichità, Filologico-Letterarie, Storico-Artistiche, Scienze Storiche, Filosofiche, Pedagogiche, Psicologiche), sono stati premiati Pietro Carlo-Maria Giusteri, dottore di ricerca in Discipline linguistiche e letterature straniere, per la tesi “Per un Thesaurus del brittonico antico. Contributo a un corpus delle testimonianze epigrafiche e manoscritte del celtico di Britannia”, con tutor Andrea Nuti; Michele Magri, dottore di ricerca in Storia, per la tesi “Risorgimento americano. Percorsi e pratiche della mobilità politica tra Italia e Stati Uniti, 1815-1860”, con tutor Alberto Mario Banti, Clément Thibaud e Nicolas Barreyre; Matilde Oliva, dottoressa di ricerca in Scienze dell’antichità e archeologia, per la tesi “M. Tullio Cicerone, Partitiones oratoriae. Introduzione, traduzione e commento”, con tutor Barbara Del Giovane.
Per il Settore 6 (Scienze Giuridiche, Scienze Economiche e Statistiche, Scienze Politiche e Sociali) i premi sono stati assegnati a Filippo Morello, dottore di ricerca in Scienze giuridiche, per la tesi “Consumer contract law and peer-to-peer credit. German and Italian perspectives on the Eu regulation of retail financial markets”, con tutor Valentina Calderai; Andrea Cioni, dottore di ricerca in Scienze giuridiche, per la tesi “I danni causati dai farmaci nella prospettiva della responsabilità del produttore: problemi e ipotesi ricostruttive tra diritto interno ed europeo”, con tutor Federico Azzarri.
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La squadra di nuoto dei dipendenti universitari Unipi seconda ai campionati nazionali
Straordinario risultato della squadra di nuoto dell’Ateneo pisano al 3° campionato nazionale riservato ai dipendenti delle università italiane che si è tenuto a Firenze nella giornata di domenica 13 ottobre. La squadra del CRDU, composta da personale docente, tecnico-amministrativo e dell’AUOP, si è classificata seconda su 14 atenei partecipanti, stravincendo nel medagliere assoluto con 9 ori, 8 argenti e 3 bronzi per un totale di 20 medaglie, mentre nel medagliere di categoria ha conquistato 35 ori, 11 argenti e 8 bronzi.
Anche quest’anno si sono confermati protagonisti del campionato Chiara Caccamo e Lapo Taddei con 5 ori individuali, Eva Giuliani, Giulia Lamberti, Martina Perelli e Andrea Favilla con 4 ori, seguiti da Daniele Cati, Tommaso Brocchini, Linda Pagli, Antonio Dore e Claudio Traino con 3 ori e altri 20 nuotatori che hanno portato a casa medaglie e risultati importanti.
Le due staffette veloci, 4x50 mista e 4x50 stile libero sono state vinte con un ampio distacco e vissute con entusiasmo anche dalle altre università, che hanno riconosciuto la forza e la tecnica dei componenti.
I risultati raggiunti sono il frutto del lavoro e dell’organizzazione della responsabile del settore nuoto del CRDU, Chiara Caccamo, coadiuvata da Chiara Migone e da Rosalba Risaliti, che stanno già facendo scouting per l’edizione 2025. Da sottolineare quest’anno la sinergia tra CRDU e AUOP, che ha permesso l’ingresso in squadra di nuovi atleti tra specializzandi e tecnici di laboratorio, implementando la partecipazione e soprattutto alzando ulteriormente il livello tecnico dei componenti della squadra.
Per maggiori informazioni sulle attività promosse dal CRDU: https://www.crdu.unipi.it.
L’Università di Pisa conquista il podio della Start Cup Toscana
Tre progetti dell’Università di Pisa che puntano sull’Intelligenza Artificiale (IA) si sono aggiudicati l’edizione 2024 di Start Cup Toscana, la competizione rivolta alle migliori iniziative imprenditoriali ad elevato contenuto tecnologico provenienti dalla ricerca universitaria della regione. Su dieci finalisti in gara, ben cinque erano dell’Ateneo pisano e tre di loro hanno conquistato il podio della gara.
Primo posto per Cernais (settore Life Sciences - Medtech), elaborato da un’azienda spin-off dell’Università di Pisa all’avanguardia nella scoperta di farmaci, che si propone di utilizzare l’IA per sviluppare terapie innovative mirate alle malattie rare. Seconda posizione per MolBook Pro (categoria industrial), un programma informatico di facile impiego per creare, gestire e condividere database molecolari, che integra l’IA. Sul podio anche Delos AI (categoria ICT), progetto di sviluppo di soluzioni tecnologiche per le piccole e medie imprese nel campo dell’analisi automatica dei dati testuali basate su modelli di IA. Menzione d’onore a Lemovie dell’Università di Firenze, progetto che prevede il ricorso alla realtà virtuale per la riduzione dell’ansia e del dolore nei pazienti oncologici (categoria Life Sciences - Medtech).
I progetti Delois AI e MolBook Pro provengono dal percorso Contamination Lab Pisa e sono stati supportati nella definizione del loro progetto d’impresa: “Ci complimentiamo con i progetti d’impresa vincitori, che hanno dimostrato creatività, determinazione e capacità imprenditoriali di altissimo livello – commenta Alessio Cavicchi, delegato del rettore dell’Università di Pisa per la promozione della cultura imprenditoriale e dell’innovazione – Siamo orgogliosi di aver contribuito al loro percorso e siamo certi che questi successi siano solo l'inizio di grandi traguardi futuri”.
I primi tre classificati riceveranno un premio in denaro e in servizi (del valore rispettivamente di 5mila, 3mila e 2mila euro) e parteciperanno di diritto al “Premio Nazionale per l’Innovazione – PNI”, che si terrà a Roma il 5 e 6 dicembre.
"Il risultato ottenuto oggi è il frutto di una strategia dell’Ateneo che ha deciso di investire fortemente nel sostegno all’innovazione, con il contributo dell’Ufficio del Trasferimento Tecnologico e attraverso l’approccio delle 4 E (Education, Experiment, Execute, Exit) – afferma Corrado Priami, prorettore per la valorizzazione della conoscenza – Tra le iniziative più rilevanti figurano il corso trasversale “Start up e multidisciplinarietà: a road map”, il Contamination Lab e il supporto allo sviluppo delle spin off neocostituite con il programma Start Attractor. Siamo molto fieri di vedere Unipi così ben rappresentata alla finale nazionale del PNI Cube, dove competono i migliori progetti d’impresa e start up derivati dalla ricerca scientifica italiana”.
I vincitori della competizione sono stati proclamati al termine della cerimonia di premiazione ospitata dall’Università di Firenze, che per l’edizione 2024 ha coordinato l'intera manifestazione, come di consueto finanziata e patrocinata dalla Regione Toscana con la cura del suo Ufficio di Trasferimento Tecnologico e nell’ambito di Giovanisì, il progetto regionale per l’autonomia dei giovani.
La mattinata si è aperta con i saluti della rettrice Alessandra Petrucci, dell'assessora a Università, ricerca e Trasferimento tecnologico Alessandra Nardini, della presidente PNI Cube Paola Paniccia, e del prorettore al Trasferimento tecnologico, Attività Culturali e Impatto Sociale dell’Università di Firenze Marco Pierini. A seguire si è svolta la presentazione dei business plan dei progetti finalisti.
Nel corso dell’evento anche una tavola rotonda dal titolo “Ecosistemi dell’innovazione: condizioni per la crescita delle startup in Toscana”, a cui sono intervenuti Daniela Giampà, (P.E.Q. Sostegno alle imprese, Regione Toscana), Silvia Ramondetta (responsabile area economica e coordinatrice DIH Toscana, di Confindustria Toscana), Nicola Redi, (Managing partner di Obloo Ventures), Stefano Delfino (promozione servizi e accompagnamento, Invitalia), Marco Battaglini (founder e Ceo, Siena imaging), Daniele Mazzei (founder Zerynth Spa, spin-off Unipi), Tommaso Mazzocchi (Cto, Relief Srl), Mario Rapaccini (Founder, Smart Operations srl) con la moderazione di Gastone Ciuti della Scuola Superiore Sant’Anna e Domenico Prattichizzo, delegato al trasferimento tecnologico dell’Università di Siena.
A Delos AI è stata assegnata dalla giuria tecnica anche la menzione speciale per il miglior progetto di imprenditoria femminile, mentre Lemovie ha avuto quella per l’innovazione sociale. Infine, la menzione per il miglior progetto di impresa ad impatto sul cambiamento climatico a Resynth dell’Università di Siena: la proposta (categoria Clean tech & Energy) prevede il riutilizzo di scarti nell’industria conciaria in un processo chimico sostenibile e circolare per la produzione di prodotti chimici ad alto valore aggiunto da riutilizzare nella stessa industria conciaria. Infine, i riconoscimenti offerti dagli sponsor: il Polo Navacchio ha premiato MolBook Pro con lo Startup Booster, mentre lo Studio Rubino ha eletto il progetto Authentica della Scuola Normale Superiore che offre una teca smart per la conservazione scientifica delle opere d’arte (categoria ICT).
Al professor Aldo Frediani la medaglia “Gabrielli” dell’AIDAA, l’Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica
In occasione del Congresso ICAS (International Council of Aeronautical Sciences) tenutosi a Firenze dal 9 al 12 settembre 2024, è stata conferita al professor Aldo Frediani la medaglia “Gabrielli”, il premio istituito dalla AIDAA, Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica, in riconoscimento di eccezionali e straordinari risultati scientifici raggiunti nel campo delle scienze aerospaziali.
Il professor Frediani è stato premiato per le sue attività di ricerca, in particolare per lo studio di configurazioni innovative di aeromobili per aviazione civile in grado di aumentarne la efficienza e ridurne drasticamente i consumi; in questo settore è stato coordinatore scientifico di progetti nazionali ed europei, fra i quali il più noto è il “Parsifal project”, che gli hanno consentito di essere una guida di moltissimi giovani ricercatori nelle scienze aerospaziali (guarda il video della serie “Raccontare la Ricerca”); molti di loro oggi ricoprono posizioni importanti in diverse Università di tutto il mondo.
La medaglia è stata conferita da parte di una commissione internazionale con una motivazione che recita, fra l’altro: “An award in recognition of a lifetime dedicated to pushing the boundaries of aeronautical innovation, unparalleled expertise in advancing the science of flight and outstanding contribution in the field of aeronautical science”.
Dopo la laurea in Ingegneria Aeronautica nel 1972 e il ruolo di professore associato presso l’Università di Pisa, Aldo Frediani è diventato, nel 1985, professore ordinario di Strutture aeromissilistiche, succedendo al professor Luigi Broglio, presso la Scuola di Ingegneria Aerospaziale della Università “La Sapienza” di Roma e, dal 1990 professore di Aeroelasticità presso l’Università di Pisa.
È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche, di numerosi brevetti, di quattro volumi in cooperazione, editi da Plenum e Springer, attinenti all’applicazione dei metodi della Matematica alla Ingegneria Aerospaziale, ha co-diretto diversi workshops nel periodo 1992-2015 presso la Scuola di Matematica del Centro Majorana di Erice, ha collaborato a progetto CMS presso il CERN di Ginevra con la Scuola di Fisica e INFN di Pisa, è stato prorettore per l’Edilizia e l’Impiantistica durante il mandato del rettore Luciano Modica, nel 2008 è stato insignito dell’Ordine del Cherubino dell'Università di Pisa, è stato direttore della rivista internazionale “Aerotecnica Missili e Spazio”, edita da Springer Nature, per circa un decennio.
L’Università di Pisa conquista il podio della Start Cup Toscana
Tre progetti dell’Università di Pisa che puntano sull’Intelligenza Artificiale (IA) si sono aggiudicati l’edizione 2024 di Start Cup Toscana, la competizione rivolta alle migliori iniziative imprenditoriali ad elevato contenuto tecnologico provenienti dalla ricerca universitaria della regione. Su dieci finalisti in gara, ben cinque erano dell’Ateneo pisano e tre di loro hanno conquistato il podio della gara.
Primo posto per Cernais (settore Life Sciences - Medtech), elaborato da un’azienda spin-off dell’Università di Pisa all’avanguardia nella scoperta di farmaci, che si propone di utilizzare l’IA per sviluppare terapie innovative mirate alle malattie rare. Seconda posizione per MolBook Pro (categoria industrial), un programma informatico di facile impiego per creare, gestire e condividere database molecolari, che integra l’IA. Sul podio anche Delos AI (categoria ICT), progetto di sviluppo di soluzioni tecnologiche per le piccole e medie imprese nel campo dell’analisi automatica dei dati testuali basate su modelli di IA. Menzione d’onore a Lemovie dell’Università di Firenze, progetto che prevede il ricorso alla realtà virtuale per la riduzione dell’ansia e del dolore nei pazienti oncologici (categoria Life Sciences - Medtech).
Cernais, primo classificato.
I progetti Delois AI e MolBook Pro provengono dal percorso Contamination Lab Pisa e sono stati supportati nella definizione del loro progetto d’impresa: “Ci complimentiamo con i progetti d’impresa vincitori, che hanno dimostrato creatività, determinazione e capacità imprenditoriali di altissimo livello – commenta Alessio Cavicchi, delegato del rettore dell’Università di Pisa per la promozione della cultura imprenditoriale e dell’innovazione – Siamo orgogliosi di aver contribuito al loro percorso e siamo certi che questi successi siano solo l'inizio di grandi traguardi futuri”.
I primi tre classificati riceveranno un premio in denaro e in servizi (del valore rispettivamente di 5mila, 3mila e 2mila euro) e parteciperanno di diritto al “Premio Nazionale per l’Innovazione – PNI”, che si terrà a Roma il 5 e 6 dicembre.
MolBook Pro, secondo classificato.
"Il risultato ottenuto oggi è il frutto di una strategia dell’Ateneo che ha deciso di investire fortemente nel sostegno all’innovazione, con il contributo dell’Ufficio del Trasferimento Tecnologico e attraverso l’approccio delle 4 E (Education, Experiment, Execute, Exit) – afferma Corrado Priami, prorettore per la valorizzazione della conoscenza – Tra le iniziative più rilevanti figurano il corso trasversale “Start up e multidisciplinarietà: a road map”, il Contamination Lab e il supporto allo sviluppo delle spin off neocostituite con il programma Start Attractor. Siamo molto fieri di vedere Unipi così ben rappresentata alla finale nazionale del PNI Cube, dove competono i migliori progetti d’impresa e start up derivati dalla ricerca scientifica italiana”.
I vincitori della competizione sono stati proclamati al termine della cerimonia di premiazione ospitata dall’Università di Firenze, che per l’edizione 2024 ha coordinato l'intera manifestazione, come di consueto finanziata e patrocinata dalla Regione Toscana con la cura del suo Ufficio di Trasferimento Tecnologico e nell’ambito di Giovanisì, il progetto regionale per l’autonomia dei giovani.
Delois AI, terzo classificato.
La mattinata si è aperta con i saluti della rettrice Alessandra Petrucci, dell'assessora a Università, ricerca e Trasferimento tecnologico Alessandra Nardini, della presidente PNI Cube Paola Paniccia, e del prorettore al Trasferimento tecnologico, Attività Culturali e Impatto Sociale dell’Università di Firenze Marco Pierini. A seguire si è svolta la presentazione dei business plan dei progetti finalisti.
Nel corso dell’evento anche una tavola rotonda dal titolo “Ecosistemi dell’innovazione: condizioni per la crescita delle startup in Toscana”, a cui sono intervenuti Daniela Giampà, (P.E.Q. Sostegno alle imprese, Regione Toscana), Silvia Ramondetta (responsabile area economica e coordinatrice DIH Toscana, di Confindustria Toscana), Nicola Redi, (Managing partner di Obloo Ventures), Stefano Delfino (promozione servizi e accompagnamento, Invitalia), Marco Battaglini (founder e Ceo, Siena imaging), Daniele Mazzei (founder Zerynth Spa, spin-off Unipi), Tommaso Mazzocchi (Cto, Relief Srl), Mario Rapaccini (Founder, Smart Operations srl) con la moderazione di Gastone Ciuti della Scuola Superiore Sant’Anna e Domenico Prattichizzo, delegato al trasferimento tecnologico dell’Università di Siena.
A Delos AI è stata assegnata dalla giuria tecnica anche la menzione speciale per il miglior progetto di imprenditoria femminile, mentre Lemovie ha avuto quella per l’innovazione sociale. Infine, la menzione per il miglior progetto di impresa ad impatto sul cambiamento climatico a Resynth dell’Università di Siena: la proposta (categoria Clean tech & Energy) prevede il riutilizzo di scarti nell’industria conciaria in un processo chimico sostenibile e circolare per la produzione di prodotti chimici ad alto valore aggiunto da riutilizzare nella stessa industria conciaria. Infine, i riconoscimenti offerti dagli sponsor: il Polo Navacchio ha premiato MolBook Pro con lo Startup Booster, mentre lo Studio Rubino ha eletto il progetto Authentica della Scuola Normale Superiore che offre una teca smart per la conservazione scientifica delle opere d’arte (categoria ICT).
Excavation of Perucetus colossus, the giant cetacean discovered in Peru, resumes
A new expedition of palaeontologists from the University of Pisa to the Ica desert in Peru aims to extend the excavation that in 2023 uncovered part of the skeleton of Perucetus colossus, the cetacean that lived around 40 million years ago and is considered to have been the heaviest animal that ever existed on Earth. Thanks to the use of a large excavator/digger, the researchers were able to significantly expand the search area: starting from the top, several cubic metres of rock were removed from the hillside, up to about one metre above the fossiliferous layer. This has created a large terrace on which the Peruvian palaeontologists can work more easily, using pneumatic hammers to remove the layers of rock that still hide the rest of the skeleton, including – hopefully – the skull.
In the context of the ProArcheo project, co-funded by the University of Pisa, Professor Giovanni Bianucci, the project coordinator, and other palaeontologists from the Department of Earth Sciences of the University of Pisa (Professor Alberto Collareta, Dr Giulia Bosio and PhD student Francesco Nobile), together with geologists and micropalaeontologists from the Universities of Camerino and Milano Bicocca, took part in the expedition. Part of the research was carried out as part of a PRIN project coordinated by Alberto Collareta.
Last year, the discovery of the giant mammal’s remains stirred up a worldwide media hype, to the extent of being regarded as one of the three most extraordinary scientific discoveries of 2023. Perucetus had attracted attention not only because of its massive size – up to 20 metres long – but mainly because it may have been the heaviest animal ever to walk the Earth. In fact, its mass was estimated to reach 340 tonnes, almost twice that of the largest blue whale. The results of the fossil study have been published in the magazine Nature.
“The previous excavations, which lasted more than ten years – Bianucci explains – were severely hampered by the prohibitive conditions of the site. In fact, the fossil was partially buried in a hill located in one of the most inaccessible and inhospitable areas of the Ica Desert, and the rock containing the fossil was extremely hard. The use of the excavator – Bianucci continues – was therefore an extreme solution dictated by the huge importance of the find and the impossibility of continuing the excavation by traditional means. In fact, when recovering fossil finds, great care is taken to limit as much as possible the impact on these desert areas, still untouched by man”.
The discovery of the remains of Perucetus in 2023.
“The fragmented nature of the skeleton found (consisting of 13 vertebrae, 4 ribs and part of the pelvis) – Collareta explains – has left many questions unanswered about various aspects of Perucetus’ morphology and ecology. In particular, the absence of a skull and teeth allows only speculative assumptions about its diet: was it a herbivore, like modern manatees, or a scavenger feeding on the carcasses of marine vertebrates?”
“The next step will therefore be crucial in order to get new clues about what the only known specimen of this extraordinary giant sea creature from almost 40 million years ago looked like and what it fed on”, Bianucci concludes.