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Martedì, 31 Maggio 2016 08:33

Un’app per la menopausa

Arriva una app per aiutare le donne ad affrontare la menopausa. E’ questo l’obiettivo di Vita Nova, un progetto biennale appena finanziato dalla Regione Toscana con oltre un milione di euro su fondi FAR-FAS e reso possibile grazie alla collaborazione fra l’Università di Pisa, l’Istituto di Informatica e Telematica del CNR e tre imprese toscane, Signo Motus, con il ruolo di capofila, Medea e Lucense.
“Vita Nova mira a costruire un’applicazione adattiva capace di proporre strategie personalizzate per migliorare lo stile di vita delle donne che si avvicinano alla menopausa, adattando i suggerimenti alla tipologia di persona, ai suoi sintomi, alla condizione individuale ed anche alle sue risorse di tempo o economiche”, ha spiegato il professore Tommaso Simoncini del dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale che coordina il progetto per l’Ateneo pisano con la collaborazione della professoressa Rita Biancheri.
L’app avrà dunque la capacità di monitorare continuamente i sintomi e le attività, verificando il successo o l’insuccesso degli interventi suggeriti e modificando in modo dinamico le strategie. In questo modo, Vita Nova motiverà le donne ad assumere stili di vita salutari, con l’obiettivo di porre le basi per un invecchiamento più sano ed una riduzione del rischio cardio-metabolico.
“La menopausa è un momento importante per ogni donna – ha concluso Tommaso Simoncini - e il cambiamento ormonale provoca sintomi che possono durare anche per molti anni, con rilevanti conseguenze per la vita sociale, familiare, lavorativa e relazionale che dunque vanno affrontate nel modo più consapevole e proficuo”.

Il 28 maggio 2016, nei locali del Padiglione Baltico della Biennale di architettura di Venezia, il professor Pietro Umberto Dini del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa ha ricevuto la più alta onorificenza del Ministero della Cultura della Repubblica di Lituania, il distintivo onorario d'oro “Nešk savo šviesą ir tikėk” (Porta la tua luce e credi) per la diffusione della cultura lituana attraverso le ricerche sulla lingua, per la quantità e qualità delle traduzioni, la collaborazione con le case editrici, le presentazioni di poeti lituani in Italia, per il coerente e attivo operato presso la cattedra di Baltistica dell’Università di Pisa.

Il distintivo onorario d’oro è stato personalmente consegnato dal Ministro della Cultura della Repubblica di Lituania, Šarūnas Birutis, alla presenza dell’ambasciatrice di Lituania in Roma, Jolanta Balčiūnienė. Durante la cerimonia di conferimento il ministro della Cultura ha sottolineato il fatto che il professor Dini cominciò a interessarsi delle lingue baltiche quando ancora poche persone se ne occupavano, cioè negli anni Ottanta del secolo scorso, e che ancora oggi continua a studiarle e a diffonderne la conoscenza in Italia.

Da parte sua Pietro Umberto Dini si è rallegrato della ormai trentennale collaborazione in atto con varie istituzioni accademiche e culturali lituane nella ricerca sul lituano e sulle altre lingue baltiche e della costante reciproca attenzione che c'è stata in tutti questi anni. Ha sottolineato che il suo compito non è ancora concluso, ha espresso preoccupazione per il futuro dell'unica cattedra di Filologia baltica in Italia presso l’Università di Pisa e ha affermato che costruire il futuro della filologia baltica in Italia è lo stesso che approfondire e coltivare i rapporti culturali fra Italia e Lituania.

Dini ha pubblicato una ventina di libri su temi vari di baltistica, ha fondato e dirige la rivista “Res Balticae”. Il suo libro “Le lingue baltiche” è stato tradotto e ampliato in lituano, lettone, russo e inglese. È uno dei più attivi traduttori della letteratura lituana, di prosa (Juozas Aputis, Bronius Radzevičius, Jurga Ivanauskaitė, Saulius Šaltenis), di saggistica (Leonidas Donskis) e soprattutto di poesia (Justinas Marcinkevičius, Vytautas Mačernis, Kazys Bradūnas, Tomas Venclova, Sigitas Geda, Kornelijus Platelis, Gintaras Grajauskas, Jonas Mekas, Antanas A. Jonynas e altri ancora).

Pietro Umberto Dini è membro corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Lettonia, di Lituania e di Gottinga e dottore honoris causa dell'Università di Vilnius. Per i meriti in ambito lituanistico e baltistico è stato insignito dell'Ordine del Granduca di Lituania Gediminas, della medaglia delle Accademie delle Scienze baltiche, del Premio Iglesias, del Premio W.F. Bessel della Alexander-von-Humboldt-Stiftung, del premio J. Endzelīns, del Premio San Gerolamo e per due volte del Premio Primavera della poesia per la traduzione letteraria.

distintivo lituaniaIl 28 maggio 2016, nei locali del Padiglione Baltico della Biennale di architettura di Venezia, il professor Pietro Umberto Dini del dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa ha ricevuto la più alta onorificenza del Ministero della Cultura della Repubblica di Lituania, il distintivo onorario d'oro “Nešk savo šviesą ir tikėk” (Porta la tua luce e credi) per la diffusione della cultura lituana attraverso le ricerche sulla lingua, per la quantità e qualità delle traduzioni, la collaborazione con le case editrici, le presentazioni di poeti lituani in Italia, per il coerente e attivo operato presso la cattedra di Baltistica dell’Università di Pisa.

Pietro Umberto Dini premiazione

Il distintivo onorario d’oro è stato personalmente consegnato dal Ministro della Cultura della Repubblica di Lituania, Šarūnas Birutis, alla presenza dell’ambasciatrice di Lituania in Roma, Jolanta Balčiūnienė.

Durante la cerimonia di conferimento il ministro della Cultura ha sottolineato il fatto che il professor Dini cominciò a interessarsi delle lingue baltiche quando ancora poche persone se ne occupavano, cioè negli anni Ottanta del secolo scorso, e che ancora oggi continua a studiarle e a diffonderne la conoscenza in Italia.

Da parte sua Pietro Umberto Dini si è rallegrato della ormai trentennale collaborazione in atto con varie istituzioni accademiche e culturali lituane nella ricerca sul lituano e sulle altre lingue baltiche e della costante reciproca attenzione che c'è stata in tutti questi anni. Ha sottolineato che il suo compito non è ancora concluso, ha espresso preoccupazione per il futuro dell'unica cattedra di Filologia baltica in Italia presso l’Università di Pisa e ha affermato che costruire il futuro della filologia baltica in Italia è lo stesso che approfondire e coltivare i rapporti culturali fra Italia e Lituania.

Dini ha pubblicato una ventina di libri su temi vari di baltistica, ha fondato e dirige la rivista “Res Balticae”. Il suo libro “Le lingue baltiche” è stato tradotto e ampliato in lituano, lettone, russo e inglese.
Pietro Umberto Dini

È uno dei più attivi traduttori della letteratura lituana, di prosa (Juozas Aputis, Bronius Radzevičius, Jurga Ivanauskaitė, Saulius Šaltenis), di saggistica (Leonidas Donskis) e soprattutto di poesia (Justinas Marcinkevičius, Vytautas Mačernis, Kazys Bradūnas, Tomas Venclova, Sigitas Geda, Kornelijus Platelis, Gintaras Grajauskas, Jonas Mekas, Antanas A. Jonynas e altri ancora).

Pietro Umberto Dini è membro corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Lettonia, di Lituania e di Gottinga e dottore honoris causa dell'Università di Vilnius. Per i meriti in ambito lituanistico e baltistico è stato insignito dell'Ordine del Granduca di Lituania Gediminas, della medaglia delle Accademie delle Scienze baltiche, del Premio Iglesias, del Premio W.F. Bessel della Alexander-von-Humboldt-Stiftung, del premio J. Endzelīns, del Premio San Gerolamo e per due volte del Premio Primavera della poesia per la traduzione letteraria.

I ricercatori del Centro “E. Piaggio” dell’Università di Pisa hanno verificato una nuova ipotesi che dimostra come il senso del tatto ci fornisca informazioni per ricostruire la nostra immagine del mondo, a partire dai dagli stimoli che la realtà ci offre. Lo studio è stato pubblicato da Current Biology, che da 25 anni diffonde contenuti innovativi e di ampio interesse nel campo della biologia.
“I nostri sensi – spiega Matteo Bianchi, del Centro di Ricerca “E. Piaggio”, tra gli autori dell’articolo – ci permettono di costruire un’immagine mentale di come è fatta la realtà, interpretando i dati che raccogliamo attraverso la vista, il tatto, l’udito e l’olfatto. Questa integrazione sensoriale però non è perfetta e può portare a degli inganni sensoriali. È possibile trovare molti esempi di come il senso della vista possa essere “ingannato” attraverso giochi prospettici. Nell’articolo citiamo la galleria che l’architetto Borromini costruì a Palazzo Spada, lunga solo 8 metri, ma che sembra lunga 37 per via di un complicato gioco tra colonnato, soffitto e pavimento, che fa convergere tutte le linee prospettiche in un unico punto, dando così l’illusione di essere molto più lunga”.
In modo analogo si può “ingannare” il senso del tatto, inducendo i nostri sensi a costruire un’immagine mentale della realtà diversa da quella che in effetti abbiamo davanti: “Quando vediamo un oggetto che si avvicina abbiamo la sensazione che si ingrandisca – continua Bianchi – Allo stesso modo, abbiamo ipotizzato che quando tocchiamo con un dito una superficie, se l’area di contatto tra la superficie e il dito incrementa in maniera non prevista, come avviene quando tocchiamo oggetti più morbidi, la sensazione di ritorno è quella di uno spostamento maggiore del dito. Questo perché nella nostra immagine mentale del mondo esterno, costituita da un bagaglio di conoscenza pregressa, esperienze e teorie, assumiamo che alcune proprietà degli oggetti, come la rigidità di una superficie, siano invarianti. Se queste vengono fatte mutare a nostra insaputa, cerchiamo di fornire una spiegazione in cui queste proprietà restino stabili, mentre e a mutare sono altre variabili, per esempio, nel nostro caso, la posizione del nostro dito rispetto all’oggetto”.
Nell’esperimento messo a punto al Centro Piaggio, i soggetti venivano bendati e il loro dito spostato verticalmente in alto e in basso in maniera passiva. Nel contempo, il polpastrello era a contatto con una superficie. Senza che i soggetti ne fossero a conoscenza, la morbidezza della superficie veniva fatta variare casualmente, quindi a volte era più dura, e l’area del dito in contatto con essa era inferiore, a volta era più morbida, e l’area di contatto sul dito maggiore. Nonostante lo spostamento del dito non variasse mai tra le varie condizioni, i soggetti riportavano la sensazione di un movimento maggiore a contatto con la superficie morbida.
“L’interesse dello studio è più generale – conclude Bianchi – perché evidenzia alcune delle regole con cui gli stimoli sensoriali vengono integrati nella nostra rappresentazione della realtà, aprendo prospettive interessanti che possono guidare la progettazione di nuovi dispositivi robotici e ingegneristici’’.

Si inaugura lunedì 30 maggio il programma ENDuRE European Network of Design for Resilient Entrepreneurship, nato con l’obiettivo di accrescere la resilienza delle start-up. “ENDuRE è un programma internazionale e collaborativo che adotta un approccio didattico progettato su misura per coinvolgere giovani studenti, start-upper e imprenditori, dotati di talento e di capacità di innovazione, cui fornire le competenze, gli strumenti e la fiducia necessari a trasformare con successo le idee di impresa in realtà”, dichiara il professor Gualtiero Fantoni, coordinatore scientifico del progetto. Questa prima edizione è stata progettata in collaborazione con la Summer School Advanced Innovation Methods diretta dal professor Andrea Bonaccorsi, una scuola che insegna metodi di ingegneria per la progettazione e lo sviluppo industriale di prodotti che prevedono una fase di prototipazione.
“L’obiettivo comune – aggiunge il prof. Andrea Bonaccorsi – è quello di dare solidità e robustezza ai nuovi progetti imprenditoriali. Due gli aspetti innovativi rispetto ad altre iniziative di formazione all’imprenditorialità: quattro giorni immersivi di prototipazione 3D, e metodi nuovi di previsione tecnologica e analisi di mercato”. Un obiettivo ambizioso che ha avuto il supporto di partner quali la Fondazione Giacomo Brodolini, la Camera di Commercio di Pisa, il Talent Garden Pisa, il Museo e la Biblioteca Leonardiana di Vinci.
La forza attrattiva di ENDuRE è stata davvero notevole: 39 studenti provenienti non solo dall’Università di Pisa, ma anche da altri atenei e istituti italiani e internazionali, di sette diverse nazionalità (Bangladesh, Francia, Giappone, Iran, Tunisia, Turchia e USA) lavoreranno fianco a fianco per due settimane intensive con lezioni frontali e molta attività pratica e di gruppo, sotto la guida di coach esperti in creazione di impresa per sviluppare concretamente i 21 progetti sottoposti, che spaziano dalla Produzione e Logistica all’ICT, dalle Scienze della Vita all’Energia e Ambiente alle Smart City.
La sessione inaugurale vede due ospiti di eccezione: Silvestro Micera, professore di bioingegneria della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Ecole Polytechnique di Losanna, inventore della prima mano bionica “sensibile”, in grado di sentire gli oggetti restituendo una sensazione analoga al tatto, e Pasquale Fedele, fondatore e CEO di Liquidweb, ideatore del dispositivo Braincontrol, che permette di controllare e muovere oggetti con la forza del pensiero grazie a una cuffia dotata di sensori che intercettano le onde cerebrali prodotte dal cervello. Perché il cervello è proprio il filo conduttore della sessione inaugurale di ENDuRE, che non poteva svolgersi in una cornice migliore della Biblioteca e del Museo Leonardiani di Vinci.
Le altre sessioni proseguiranno al Polo Porta Nuova di Ingegneria dove si alterneranno esperti di pretotipazione di prodotti, di strategie di marketing e di vendite, di modelli e sviluppo di impresa, di comunicazione di prodotto.
Il programma completo è disponibile su http://www.endureproject.eu/programs/unipi/.
ENDuRE è un progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Erasmus+ “Knowledge Alliances”, che vede l’Università di Pisa capofila di un partenariato che per l’Italia coinvolge anche il Polo Tecnologico di Navacchio e il Centro Diffusione per l’Imprenditorialità della Toscana, insieme a università e aziende della Danimarca e del Regno Unito.

endurelogoSi inaugura lunedì 30 maggio il programma ENDuRE - European Network of Design for Resilient Entrepreneurship, nato con l’obiettivo di accrescere la resilienza delle start-up. “ENDuRE è un programma internazionale e collaborativo che adotta un approccio didattico progettato su misura per coinvolgere giovani studenti, start-upper e imprenditori, dotati di talento e di capacità di innovazione, cui fornire le competenze, gli strumenti e la fiducia necessari a trasformare con successo le idee di impresa in realtà”, dichiara il professor Gualtiero Fantoni, coordinatore scientifico del progetto. Questa prima edizione è stata progettata in collaborazione con la Summer School Advanced Innovation Methods diretta dal professor Andrea Bonaccorsi, una scuola che insegna metodi di ingegneria per la progettazione e lo sviluppo industriale di prodotti che prevedono una fase di prototipazione.

AndreaBonaccorsi“L’obiettivo comune – aggiunge il professor Andrea Bonaccorsi (nella foto a sinistra)– è quello di dare solidità e robustezza ai nuovi progetti imprenditoriali. Due gli aspetti innovativi rispetto ad altre iniziative di formazione all’imprenditorialità: quattro giorni immersivi di prototipazione 3D, e metodi nuovi di previsione tecnologica e analisi di mercato”. Un obiettivo ambizioso che ha avuto il supporto di partner quali la Fondazione Giacomo Brodolini, la Camera di Commercio di Pisa, il Talent Garden Pisa, il Museo e la Biblioteca Leonardiani di Vinci.

La forza attrattiva di ENDuRE è stata davvero notevole: 39 studenti provenienti non solo dall’Università di Pisa, ma anche da altri atenei e istituti italiani e internazionali, di sette diverse nazionalità (Bangladesh, Francia, Giappone, Iran, Tunisia, Turchia e USA) lavoreranno fianco a fianco per due settimane intensive con lezioni frontali e molta attività pratica e di gruppo, sotto la guida di coach esperti in creazione di impresa per sviluppare concretamente i 21 progetti sottoposti, che spaziano dalla Produzione e Logistica all’ICT, dalle Scienze della Vita all’Energia e Ambiente alle Smart City.

micera fedeleLa sessione inaugurale vede due ospiti di eccezione: Silvestro Micera, professore di bioingegneria della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Ecole Polytechnique di Losanna, inventore della prima mano bionica “sensibile”, in grado di sentire gli oggetti restituendo una sensazione analoga al tatto, e Pasquale Fedele, fondatore e CEO di Liquidweb, ideatore del dispositivo Braincontrol, che permette di controllare e muovere oggetti con la forza del pensiero grazie a una cuffia dotata di sensori che intercettano le onde cerebrali prodotte dal cervello. Perché il cervello è proprio il filo conduttore della sessione inaugurale di ENDuRE, che non poteva svolgersi in una cornice migliore della Biblioteca e del Museo Leonardiani di Vinci.

Le altre sessioni proseguiranno al Polo Porta Nuova di Ingegneria dove si alterneranno esperti di pretotipazione di prodotti, di strategie di marketing e di vendite, di modelli e sviluppo di impresa, di comunicazione di prodotto.

Il programma completo è disponibile a questo link.

ENDuRE è un progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Erasmus+ “Knowledge Alliances”, che vede l’Università di Pisa capofila di un partenariato che per l’Italia coinvolge anche il Polo Tecnologico di Navacchio e il Centro Diffusione per l’Imprenditorialità della Toscana, insieme a università e aziende della Danimarca e del Regno Unito.

erasmus1Dal 5 all'8 maggio si sono tenuti a Milano gli International Erasmus Games (IEG): un'occasione più unica che rara, durante la quale giovani provenienti da ogni parte d'Europa, non sportivi professionisti bensì studenti in Erasmus, si sono ritrovati insieme per sfidarsi giocando diverse discipline come calcetto (o meglio, futsal), basket e pallavolo, in un clima di divertimento e di sano agonismo.

I componenti delle delegazioni presenti non hanno rappresentato il proprio Paese di origine, bensì quello in cui svolgono il proprio periodo di studio all'estero, facendo sì che ogni squadra presente contasse al proprio interno differenti nazionalità. In una fase preliminare, che ha preceduto quella internazionale, i protagonisti hanno dovuto affrontare i round nazionali, dove a fronteggiarsi erano le differenti città che accolgono gli studenti in mobilità.

Questo primo evento si è svolto a Messina e prende il nome di National Erasmus Games, meglio conosciuto come NEG. I nostri "pisani di adozione" sono arrivati in semifinale a calcetto e a basket, mancando di poco la qualificazione per la fase internazionale. Nelle gare di nuoto si è distinto particolarmente Antonio Jovanì Alcover, studente spagnolo a Pisa da settembre, che si è posizionato quinto in finale.

La squadra pisana, che ha affrontato le altre sezioni italiane a Messina, ha portato a casa un importante risultato vincendo il torneo di volley e qualificandosi per lo IEG, dove, rappresentando l'Italia, ha condotto un'ottima performance raggiungendo il secondo posto dopo un’avvincente finale disputata contro la Romania. Quest'ultima è stata protagonista dell’evento guadagnando il primo posto anche al torneo di basket, mentre la Danimarca ha conquistato il torneo di futsal.

È stato possibile seguire da tutta Italia le gare, le rubriche sportive e di intrattenimento curate dai cronisti, volontari di ESN, tramite la diretta di Radio ESN Italia. Tutta l'organizzazione dei Giochi è stata curata dagli "ESNers", in particolar modo dalle sezioni di Milano e da quella di Messina, che ha ospitato i National Erasmus Games.

(fonte: ESN Pisa)

esperimento tattoI ricercatori del Centro “E. Piaggio” dell’Università di Pisa hanno verificato una nuova ipotesi su come il senso del tatto ci fornisce informazioni per ricostruire la nostra immagine di come è fatto il mondo, a partire dai dagli stimoli che la realtà ci offre. Lo studio è stato pubblicato da Current Biology, che da 25 anni diffonde contenuti innovativi e di ampio interesse nel campo della biologia.

“I nostri sensi – spiega Matteo Bianchi (nella foto in basso a sinistra), del Centro di Ricerca “E. Piaggio”, tra gli autori dell’articolo – ci permettono di costruire un’immagine mentale di come è fatta la realtà, interpretando i dati che raccogliamo attraverso la vista, il tatto, l’udito e l’olfatto. Questa integrazione sensoriale però non è perfetta e può portare a degli inganni sensoriali. È possibile trovare molti esempi di come il senso della vista possa essere “ingannato” attraverso giochi prospettici. Nell’articolo citiamo la galleria che l’architetto Borromini costruì a Palazzo Spada, lunga solo 8 metri, ma che sembra lunga 37 per via di un complicato gioco tra colonnato, soffitto e pavimento, che fa convergere tutte le linee prospettiche in un unico punto, dando così l’illusione di essere molto più lunga”.

In modo analogo si può “ingannare” il senso del tatto, inducendo i nostri sensi a costruire un’immagine mentale della realtà diversa da quella che in effetti abbiamo davanti: “Quando vediamo un oggetto che si avvicina abbiamo la sensazione che si ingrandisca – continua Bianchi – Allo stesso modo, abbiamo ipotizzato che quando tocchiamo con un dito una superficie, se l’area di contatto tra la superficie e il dito incrementa in maniera non prevista, come avviene quando tocchiamo oggetti più morbidi, la sensazione di ritorno è quella di uno spostamento maggiore del dito.

bianchi2

Questo perché nella nostra immagine mentale del mondo esterno, costituita da un bagaglio di conoscenza pregressa, esperienze e teorie, assumiamo che alcune proprietà degli oggetti, come la rigidità di una superficie, siano invarianti. Se queste vengono fatte mutare a nostra insaputa, cerchiamo di fornire una spiegazione in cui queste proprietà restino stabili, mentre e a mutare sono altre variabili, per esempio, nel nostro caso, la posizione del nostro dito rispetto all’oggetto”.

Nell’esperimento messo a punto al Centro Piaggio, i soggetti venivano bendati e il loro dito spostato verticalmente in alto e in basso in maniera passiva. Nel contempo, il polpastrello era a contatto con una superficie. Senza che i soggetti ne fossero a conoscenza, la morbidezza della superficie veniva fatta variare casualmente, quindi a volte era più dura, e l’area del dito in contatto con essa era inferiore, a volta era più morbida, e l’area di contatto sul dito maggiore. Nonostante lo spostamento del dito non variasse mai tra le varie condizioni, i soggetti riportavano la sensazione di un movimento maggiore a contatto con la superficie morbida.

“L’interesse dello studio è più generale – conclude Bianchi – perché evidenzia alcune delle regole con cui gli stimoli sensoriali vengono integrati nella nostra rappresentazione della realtà, aprendo prospettive interessanti che possono guidare la progettazione di nuovi dispositivi robotici e ingegneristici’’.

tutank2An international research team (Politecnico di Milano, Università di Pisa, Egyptian Museum in Cairo, Italian National Research Council, University of Fayoum, Politecnico di Torino, XGLab Italian company) documents the meteoritic origin of the iron of the dagger blade belonging to the ancient Egyptian King Tutankhamun (14th C B.C.E). This solves a longstanding heated debate among scholars since its discovery in the wrapping of the king's mummy in 1925, by archaeologist Howard Carter.

As reported in a paper published in Meteoritics and Planetary Science, geochemical analysis performed in December 2014 through non-invasive X-ray fluorescence spectrometry reveals that the iron dagger blade, today on display at the Egyptian Museum in Cairo, contains nickel (10 wt%) and cobalt (0.6 wt%) in concentrations characteristically observed in iron meteorites.

tutank1The study confirms that ancient Egyptians attributed great value to meteoritic iron for the production of precious objects, and the high manufacturing quality of Tutankhamun’s dagger blade is evidence of significant mastery of ironworking already in Tutankhamun’s time.

Massimo D'Orazio and Luigi Folco, professors at the Earth Sciences Department of the University of Pisa, contributed to the research, which was funded by the Italian Ministry of the Foreign Affairs and International Cooperation and the Egyptian Ministry of the Scientific Research. Professors D'Orazio and Folco coordinate the Pisa University meteorite research group, which is an international point of reference in the field of meteoritics and planetary sciences.

The research article has been published in the international scientific journal "Meteoritics and Planetary Science": http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/maps.12664/abstract

Venerdì 27 Maggio, a partire dalle ore 21.15, al Palazzo dei Congressi di Pisa, si terrà il primo concerto di musiche per film dell’Orchestra di Ateneo “Le Note degli Oscar”. La serata prevede l’esecuzione di colonne sonore dei maggiori compositori, che saranno accompagnate da un supporto visivo preparato da due studenti del corso di laurea in Discipline dello spettacolo e della comunicazione. Il concerto è il terzo e l’ultimo concerto della V Stagione Concertistica. Dirige l’Orchestra Manfred Giampietro. L’ingresso è gratuito (non sono necessari né biglietti né inviti) fino a esaurimento posti disponibili. Le porte per il pubblico apriranno alle ore 20.30. Il programma del concerto prevede molti brani, dalla colonna sonora di “Guerre stellari”, composta da John Williams, a quella di “Requiem for a dream”, fino a “Psycho”, di Bernard Herrmann, autore anche quelle di molti altri film di Hitchock.
«Per un’orchestra universitaria, come del resto per un coro, è formativo cimentarsi con differenti generi musicali e ragionare, nello studio dei brani, anche sull’intreccio complesso tra linguaggi diversi e su come si può costruire in dialogo, ora armonico, ora conflittuale, tra essi - commenta la professoressa Maria Antonella Galanti, coordinatore del Centro musicale di Ateneo per la diffusione della cultura e della pratica musicale - Il programma del Concerto prevede molti brani e alcuni sembrano quasi la colonna sonora del nostro passato, più che di questo o di quel film. Basti pensare alla famosa e inconfondibile fanfara della 20th Century Fox che si deve alla creatività del direttore d’orchestra Alfred Newman, uno dei più grandi compositori americani di colonne sonore. Ascoltarla significa immediatamente lasciarsi andare, come per un metaforico segnale pavloviano: le luci si spengono, la sala si fa silenziosa, si disfano i contorni di cose e persone e ci sentiamo confusi gli uni agli altri nelle stesse emozioni di paura, di speranza, di commozione o di rabbia».

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