Una nuova strategia per proteggere il cuore
Un recente studio pubblicato sulla rivista “Cardiovascular Research” dai farmacologi del dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa ha consentito di individuare un nuovo canale ionico a livello dei mitocondri cardiaci che potrebbe rappresentare un interessante bersaglio per nuove strategie farmacologiche cardioprotettive. Lo studio, coordinato dal professor Vincenzo Calderone dell’Ateneo pisano e dal professor Maurizio Taglialatela dell’Università del Molise, ha visto una vasta collaborazione multidisciplinare con ricercatori di altre sedi italiane, come l’Università del Molise e l’Università di Napoli Federico II, e di importanti centri di ricerca internazionali come la St George’s University di Londra, il King’s College di Londra e l’Università dei Paesi Baschi di Leioa.
“Oltre alla sua funzione essenziale per la regolazione del metabolismo energetico, è ormai chiaro che il mitocondrio è il principale responsabile delle ‘decisioni’ finali che orientano il destino della cellula verso la morte o la sopravvivenza in particolari situazioni di stress e sofferenza - spiega la ricercatrice Lara Testai, prima autrice dell’articolo – L’identificazione di nuovi target localizzati in questo organello è pertanto uno degli obiettivi più attuali e interessanti negli studi di ‘farmacologia mitocondriale’ finalizzati a definire nuove strategie terapeutiche destinate a limitare i danni cardiaci indotti da episodi ischemici”.
In particolare, da alcuni anni i ricercatori sanno che l’attivazione di vari tipi di canali del potassio collocati sulla membrana mitocondriale conferisce alle cellule cardiache un’aumentata resistenza nei confronti dell'insulto ischemico. Questi canali sono dunque un target interessante e innovativo per lo sviluppo di farmaci cardioprotettivi.
“In questo lavoro abbiamo dimostrato che nella membrana mitocondriale è presente un canale del potassio noto come Kv7.4, che finora era stato individuato solo sulle membrane cellulari di altri tipi di cellule, come i neuroni, e che era stato considerato come possibile target di farmaci destinati ad altri scopi (ad esempio, epilessia) - aggiunge Testai - Noi abbiamo invece osservato una sua collocazione a livello mitocondriale, ed in particolare nei mitocondri cardiaci. In più, abbiamo constatato che farmaci in grado di attivare questo canale sono in grado di esercitare significativi effetti protettivi in modelli sperimentali di ischemia miocardica, delineando quindi la possibilità di un approccio farmacologico originale e inedito a questo tipo di patologia”.
I ricercatori dell’Università di Pisa autori dello studio sono Alma Martelli, Lara Testai, Vincenzo Calderone e Maria Cristina Breschi (nella foto a destra).
Il DNA degli antichi europei
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature” traccia la storia genetica dei nostri progenitori vissuti in Europa tra i 45 mila e gli 8.500 anni fa. La ricerca ha preso in esame il genoma di 51 individui euroasiatici antichi, gli unici arrivati sino a noi, e fra questi anche i resti scheletrici di un fanciullo e di una donna studiati dal professore Francesco Mallegni dell’Università di Pisa.
“Si tratta di reperti che si rinvennero nel 1971 nella Grotta Paglicci a Rignano Garganico nelle Puglie e di cui abbiamo analizzato il DNA a partire da alcuni loro frammenti ossei. Le analisi antropologiche da me compiute sui resti umani qualche decennio fa avevano evidenziato che appartennero ad un ragazzino di 11-12 anni vissuto circa 24 mila anni fa, e ad una donna deceduta sui 18 anni e di un millennio posteriore al primo”, ha spiegato il professore Mallegni.
Grazie dunque alle analisi genetiche dei 51 individui euroasiatici vissuti ai primordi del Paleolitico superiore e realizzate da diversi studiosi di università europee ed extraeurope, i risultati delle quali sono ora pubblicati sulla rivista Nature, si è così potuto documentare quanto siano stati frequenti le migrazioni e le mescolanze di popolazione anche in epoca preistorica. Nel lasso di tempo che va dalla prima migrazione dei sapiens (45 mila anni fa), all’avvento dell’agricoltura (circa 8.500 anni fa) l’ascendenza neandertaliana nel DNA sarebbe diminuita dal 3-6 % a circa il 2%. E mentre la prima migrazione sembra non aver lasciato traccia negli attuali europei, tutti gli individui vissuti fra 37mila e 14mila anni fa, a cavallo cioè dell’ultimo massimo glaciale, hanno una forte ascendenza da una singola popolazione fondatrice proveniente dal nord-ovest d’Europa. L’evidenza dei primi flussi extra-europei si avrebbe invece circa 14 mila anni fa, durante il primo significativo riscaldamento post era glaciale, con la comparsa di una nuova componente genetica medio orientale, una "novità" che probabilmente riflette i grandi movimenti migratori della popolazioni che avvenivano in quel periodo.
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Didascalia: Il cranio dei resti donna rivenuta in Puglia, adornato di denti canini forati di cervo, e a lato il suo volto ricostruito da Gabriele Mallegni.
Il DNA degli antichi europei
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature” traccia la storia genetica dei nostri progenitori vissuti in Europa tra i 45 mila e gli 8.500 anni fa. La ricerca ha preso in esame il genoma di 51 individui euroasiatici antichi, gli unici arrivati sino a noi, e fra questi anche i resti scheletrici di un fanciullo e di una donna studiati dal professore Francesco Mallegni dell’Università di Pisa.
“Si tratta di reperti che si rinvennero nel 1971 nella Grotta Paglicci a Rignano Garganico nelle Puglie e di cui abbiamo analizzato il DNA a partire da alcuni loro frammenti ossei. Le analisi antropologiche da me compiute sui resti umani qualche decennio fa avevano evidenziato che appartennero ad un ragazzino di 11-12 anni vissuto circa 24 mila anni fa, e ad una donna deceduta sui 18 anni e di un millennio posteriore al primo”, ha spiegato il professore Mallegni
Grazie dunque alle analisi genetiche dei 51 individui euroasiatici vissuti ai primordi del Paleolitico superiore e realizzate da diversi studiosi di università europee ed extraeurope, i risultati delle quali sono ora pubblicati sulla rivista Nature, si è così potuto documentare quanto siano stati frequenti le migrazioni e le mescolanze di popolazione anche in epoca preistorica. Nel lasso di tempo che va dalla prima migrazione dei sapiens (45 mila anni fa), all’avvento dell’agricoltura (circa 8.500 anni fa) l’ascendenza neandertaliana nel DNA sarebbe diminuita dal 3-6 % a circa il 2%. E mentre la prima migrazione sembra non aver lasciato traccia negli attuali europei, tutti gli individui vissuti fra 37mila e 14mila anni fa, a cavallo cioè dell’ultimo massimo glaciale, hanno una forte ascendenza da una singola popolazione fondatrice proveniente dal nord-ovest d’Europa. L’evidenza dei primi flussi extra-europei si avrebbe invece circa 14 mila anni fa, durante il primo significativo riscaldamento post era glaciale, con la comparsa di una nuova componente genetica medio orientale, una "novità" che probabilmente riflette i grandi movimenti migratori della popolazioni che avvenivano in quel periodo.
La Nato simula una cyber-guerra: nel team italiano gli esperti dell'Università di Pisa
Trasporti, industrie e per la prima volta anche droni. Erano questi gli ingredienti principali di "Locked Shield 2016", la più grande simulazione di cyber-defense al mondo che si è appena conclusa al Cooperative Cyber Defense Centre of Excellence della NATO a Tallin, in Estonia. Quest’anno hanno partecipato 19 nazioni e per l’Italia, accanto ai militari del Comando C4 dello Stato Maggiore della Difesa, anche due giovani esperti del dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa. Per due settimane Federico Tonelli, che sta svolgendo il dottorato, e il suo collega Lorenzo Isoni, borsista, hanno partecipato all’esercitazione e difeso l’immaginaria nazione di Berylia da un violento attacco informatico degli hacker del team NATO.
“Al centro dell’esercitazione – ha spiegato il professore Fabrizio Baiardi dell’Ateneo pisano che ha coordinato a distanza le operazioni – c’era la protezione del sistema dei trasporti e degli impianti industriali e ogni squadra aveva inoltre un drone da difendere da collisioni e incidenti. Per rendere l’idea di cosa significhi un attacco informatico in questi ambiti basta immaginare ad esempio una smart city dove una banda di criminali manipoli tutti sistemi di controllo dei semafori o un terrorista che prenda il controllo di una centrale per la produzione di energia o una rete per la distribuzione del gas ”.
E’ il terzo anno che gli esperti dell’Università di Pisa sono invitati a partecipare a Locked Shield. Dalla prima edizione nel 2010 l'esercitazione è divenuta sempre più articolata e complessa e in totale quest’anno ha coinvolto oltre 550 specialisti di diverse nazioni impegnati nella protezione di complesse infrastrutture informatiche realizzate ad hoc.
"Dal punto di vista tecnico il nostro ruolo – ha concluso Fabrizio Baiardi - è stato di applicare gli strumenti dell'ambiente Haruspex per analizzare la rete informatica che era il 'campo di battaglia' di Berylia e di fornire alla squadra del nostro paese le modifiche necessarie per renderla il più resistente possibile agli attacchi degli hacker NATO".
Sviluppato in un progetto pluriennale coordinato dal professor Fabrizio Baiardi e dall'ingegner Marcello Montecucco della Fondazione Promostudi di La Spezia, Haruspex è infatti un insieme integrato di strumenti software in grado di individuare ed eliminare i punti deboli delle reti informatiche in modo automatico. Alcuni strumenti analizzano la rete ICT per individuarne i difetti, altri prevedono come la rete sarà attaccata e suggeriscono le modifiche da realizzare per renderla sicura.
È stato riaperto l'ingresso settecentesco dell'Orto Botanico dell'Università di Pisa
È stato riaperto venerdì 6 maggio 2016 l'antico ingresso di Via Roma dell'Orto Botanico dell'Università di Pisa, che era stato inaugurato a metà del XVII secolo e dismesso in epoca successiva. Il ripristino dell'ingresso settecentesco ha comportato, con il restauro del cancello monumentale, la ristrutturazione di alcuni locali nell'edificio che si affaccia su Via Volta e il consolidamento strutturale del muro di cinta che delimita il giardino su Via Roma. Altri interventi significativi hanno inoltre riguardato la parte botanica, con un'attenta manutenzione delle collezioni esistenti e la creazione di nuove serre dotate di avanzati impianti geotermici per la climatizzazione interna e per l’irrigazione.
Alla cerimonia di inaugurazione hanno portato il loro saluto il rettore Massimo Mario Augello, il sindaco, Marco Filippeschi, e la funzionaria della Soprintendenza, Marta Ciafaloni, cui sono seguite le relazioni dei professori Lucia Tomasi Tongiorgi, delegata dell'Ateneo per le Iniziative Culturali, e Lorenzo Peruzzi, coordinatore scientifico dell’Orto Botanico.
Nel suo intervento, il professor Augello ha sottolineato che con il passaggio odierno "prende forma un progetto più ampio, all’interno del quale l'Orto Botanico potrà consolidare il suo rilievo scientifico come asse portante del Sistema Museale dell’Ateneo e della città tutta, e sviluppare a pieno le sue enormi potenzialità". Il rettore ha poi ricordato l'investimento complessivo di quasi sei milioni di euro, che permetterà di riqualificare la struttura secondo le esigenze di una moderna struttura espositiva, dotandola dei necessari servizi di supporto, compresi un bookshop, una sala convegni, una nuova cartellonistica e l'adeguamento dei percorsi a utenti disabili.
"Si tratta di un investimento importante per la città - ha continuato il sindaco Filippeschi - Ora dobbiamo fare un ulteriore investimento di comunicazione per far conoscere questo polo ai pisani e ai turisti. Si tratta del pezzo di un mosaico molto importante, ad un passo da Piazza dei Miracoli, sul percorso che va verso i Lungarni e porta ai Vecchi Macelli con la futura Cittadella Galileiana, al Parco della Cittadella, ai restaurati Arsenali Repubblicani, Torre Guelfa e Fortilizio della Cittadella, e agli Arsenali Medicei, dove nascerà il Museo delle antiche navi."
Nei prossimi mesi, all'interno dell'Orto saranno completati il restauro della Palazzina dell'antica Fonderia (detta delle Conchiglie), che diventerà uno spazio dedicato al Museo Botanico, e il recupero funzionale del Palazzo centrale, già sede dell'ex Istituto di Botanica. Quest'ultimo edificio accoglierà sette degli undici musei che fanno parte del patrimonio dell'Ateneo, disposti secondo un percorso espositivo che seguirà il filo conduttore della ricerca scientifica e del suo rapporto con la didattica universitaria.
La NATO simula una cyber-guerra: nel team italiano gli esperti dell'Università di Pisa
Trasporti, industrie e per la prima volta anche droni. Erano questi gli ingredienti principali di "Locked Shield 2016", la più grande simulazione di cyber-defense al mondo che si è appena conclusa al Cooperative Cyber Defense Centre of Excellence della NATO a Tallin, in Estonia. Quest’anno hanno partecipato 19 nazioni e per l’Italia, accanto ai militari del Comando C4 dello Stato Maggiore della Difesa, anche due giovani esperti (foto) del dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa. Per due settimane Federico Tonelli, che sta svolgendo il dottorato, e il suo collega Lorenzo Isoni, borsista, hanno partecipato all’esercitazione e difeso l’immaginaria nazione di Berylia da un violento attacco informatico degli hacker del team NATO.
“Al centro dell’esercitazione – ha spiegato il professore Fabrizio Baiardi dell’Ateneo pisano che ha coordinato a distanza le operazioni – c’era la protezione del sistema dei trasporti e degli impianti industriali e ogni squadra aveva inoltre un drone da difendere da collisioni e incidenti. Per rendere l’idea di cosa significhi un attacco informatico in questi ambiti basta immaginare ad esempio una smart city dove una banda di criminali manipoli tutti sistemi di controllo dei semafori o un terrorista che prenda il controllo di una centrale per la produzione di energia o una rete per la distribuzione del gas ”.
E’ il terzo anno che gli esperti dell’Università di Pisa sono invitati a partecipare a Locked Shield. Dalla prima edizione nel 2010 l'esercitazione è divenuta sempre più articolata e complessa e in totale quest’anno ha coinvolto oltre 550 specialisti di diverse nazioni impegnati nella protezione di complesse infrastrutture informatiche realizzate ad hoc.
"Dal punto di vista tecnico il nostro ruolo – ha concluso Fabrizio Baiardi - è stato di applicare gli strumenti dell'ambiente Haruspex per analizzare la rete informatica che era il 'campo di battaglia' di Berylia e di fornire alla squadra del nostro paese le modifiche necessarie per renderla il più resistente possibile agli attacchi degli hacker NATO".
Sviluppato in un progetto pluriennale coordinato dal professor Fabrizio Baiardi e dall'ingegner Marcello Montecucco della Fondazione Promostudi di La Spezia, Haruspex è infatti un insieme integrato di strumenti software in grado di individuare ed eliminare i punti deboli delle reti informatiche in modo automatico. Alcuni strumenti analizzano la rete ICT per individuarne i difetti, altri prevedono come la rete sarà attaccata e suggeriscono le modifiche da realizzare per renderla sicura.
Riaperto l'ingresso settecentesco dell'Orto Botanico
È stato riaperto l'antico ingresso di Via Roma dell'Orto Botanico, che era stato inaugurato a metà del XVII secolo e dismesso in epoca successiva. Il ripristino dell'ingresso settecentesco ha comportato, con il restauro del cancello monumentale, la ristrutturazione di alcuni locali nell'edificio che si affaccia su Via Volta e il consolidamento strutturale del muro di cinta che delimita il giardino su Via Roma. Altri interventi significativi hanno inoltre riguardato la parte botanica, con un'attenta manutenzione delle collezioni esistenti e la creazione di nuove serre dotate di avanzati impianti geotermici per la climatizzazione interna e per l’irrigazione.
Alla cerimonia di inaugurazione hanno portato il loro saluto il rettore Massimo Mario Augello, il sindaco, Marco Filippeschi, e la funzionaria della Soprintendenza, Marta Ciafaloni, cui sono seguiti gli interventi dei professori Nicoletta De Francesco, prorettore vicario, Lucia Tomasi Tongiorgi, delegata per le Iniziative Culturali, e Lorenzo Peruzzi, coordinatore scientifico dell’Orto Botanico.
Proponiamo di seguito la relazione della professoressa Lucia Tomasi Tongiorgi dal titolo "Aditus qui ad ostium Viae publicae ducitur. Entrare all'Orto Botanico ieri e oggi".
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"Aditus qui ad ostium Viae publicae ducitur". Entrare all’Orto Botanico ieri e oggi
È noto che l’attuale Orto Botanico costituisce il terzo "Giardino dei Semplici" allestito nella città di Pisa per volere della dinastia medicea, dopo essere stato dislocato dall’originario luogo posto lungo le mura presso la chiesa di San Vito - l’Orto concepito da Luca Ghini nel 1543/4 - e, quindi, dalla successiva sede ubicata nella zona di via Santa Marta.
Fondamentale per la ricostruzione della storia dell’antico "Giardino dei Semplici", oltre al ricchissimo materiale archivistico sulla storia dell’Ateneo, è il volume redatto da uno dei suoi più celebri direttori (praefecti) settecenteschi, Michelangelo Tilli, che redasse il primo catalogo delle piante che crescevano nel giardino (Catalogus Plantarum Horti Pisani, 1723).
La costruzione del Giardino sito di via Santa Maria si deve al prefetto Giuseppe Casabona (l’olandese Gedenhuize): iniziata nel 1591, si concluse nel 1595. Il suo ingresso si apriva in un edificio, oggi detto "Palazzetto del Granduca", già una casa-torre con due portoni sormontati da due piani e una soffitta, ciascuno con due finestre. Al primo piano era situata la Galleria, cioè l’antico Museo, e nel secondo l’abitazione del direttore o prefetto.
La facciata dell’edificio era originariamente decorata forse a ‘sgraffito’ con vasi ed elementi vegetali, oggi scomparsi, come testimonia una tavola del citato catalogo di Tilli.
Al disopra delle due porte un’imponente iscrizione marmorea ricordava che il terzo granduca - Ferdinando I - aveva finalizzato il giardino a uso degli studiosi e, soprattutto, degli studenti (“adulescentes studiosi... in quo fructum herbarumque facultates... pernoscant ”) . Sotto l’epigrafe nel 1639 fu aggiunto il busto del granduca Ferdinando II, anch’egli mecenate delle scienze, opera dello scultore pietrasantino Giovanbattista Stagi.
Uno dei due portoni, in noce toscano, era elegantemente decorato da quattro pannelli con piante scolpite in bassorilievo, forse da un intagliatore della famiglia degli Atticciati o Gaeta che operavano alla fine del XVI alla ricostruzione del soffitto del Duomo dopo il disastroso incendio del 1595.
L’ingresso immetteva in un lungo corridoio puntualmente descritto nell’inventario manoscritto dell’Orto del 1626, dove si potevano ammirare ossa di balena (”mascelle, costole, vertebre, palette di spalla”), raffigurato anche nella pianta del Tilli e quindi una sequenza dei ritratti dei dodici semplicisti, fortunatamente giunti fino a noi. Questo ingresso viene descritto anche da molti viaggiatori che visitarono l’Orto tra il XVII e XVIII secolo: ad esempio, il padre di Goethe, Johann Gaspar , ricorda nel 1740, accanto alle ossa dei cetacei, un’iscrizione che recitava: “Hic Argo esto non Briareus”. L’iscrizione di origine medievale, oggi perduta, era allusiva alle figure mitologiche di Argo - dai molti occhi - e Briareo - dalle molte braccia - e invitava cioè a “guardare e non toccare”. Era infatti uso assai diffuso rubare esemplari o staccare parti delle piante rare.
Il corridoio sfociava nel giardino attraverso l’edificio la cui facciata era decorata in etmediceo-lorenese a grottesche con l’inserimento di organismi marini, che comunemente chiamiamo “Palazzetto delle conchiglie”, ma è in realtà l’antica “fonderia” (laboratorio chimico).
Dalla seconda tavola inserita da Michelangelo Tilli nella sua opera che documenta la pianta del giardino, apprendiamo che nel 1723 doveva esistere un altro ingresso che si apriva nell’angusta via della Cereria (oggi via Volta), che viene chiamato “Ostium primum” che doveva sfociare nell’attuale ingresso del Dipartimento di Biologia, come testimoniato anche da un disegno del 1830 di Gaetano Ciuti. Da notare che nella pianta non compare ancora l’ingresso su via Roma.
È utile ricordare che proprio nella via della Cereria esisteva un’altra celebre iscrizione datata 1620 e firmata da un certo Francesco - forse uno studente - che recitava “A tenpo a tenpo. Chi sa sa, chi un sa su danno”. Proveniente certo da via della Cereria (oggi via Volta), dopo la distruzione con la guerra dell’edificio degli ex- Istituti di Geologia e Mineralogia, è assai probabilmente riferibile alla storia dell’Orto.
Al prefetto Michelangelo Tilli, morto nel 1740, subentrò il nipote Angelo Attilio: a questo naturalista si deve l’apertura nel 1752 del nuovo ingresso dell’Orto su Via Roma, come testimoniato anche da un altro celebre botanico direttore dell’Orto, Gaetano Savi, nelle sue Notizie per servire alla storia del Giardino del 1828, dove si legge: "Anche il Giardino [oltre al Museo di storia naturale] ne riportò qualche comodo, e qualche ornamento: ne fu mutato l’ingresso, chiuso essendo quello che metteva nell’angusta via della Cereria (via Volta) e un nuovo apertone nella spaziosa via del Chiodo (Via Roma) e munito di un magnifico Cancello di ferro...”. Fu in questo periodo che anche i due possenti pilastri che delimitavano il cancello vennero decorati con riquadri floreali a mosaico di pietre multicolori e sormontati da due vasi. Sul pilastro destro che dà su via Roma esiste ancora un campanello marmoreo con la scritta “Orto Botanico”.
Non sappiamo quando fu dismesso l’ingresso di via Roma, anche se si ricorda che Alberto Chiarugi, che diresse l’Orto dal 1930 al 1950, ordinò un nuovo cancello in sostituzione di quello settecentesco ormai degradato.
Nel 1841 l’Orto fu ampliato nella zona settentrionale dall’acquisizione di una vasta porzione di terreno e nel 1852 venne aperta la via Galli Tassi. Tra il 1880 e il 1890, sotto la direzione di Giovanni Arcangeli, venne costruito l’ingresso che si apre in via Porta Buozzi-via Luca Ghini, contemporaneamente alla costruzione del grande edificio adibito all’Istituto di Botanica.
Dopo ben 264 anni, celebriamo oggi la riapertura dell’antico ingresso al nostro Orto Botanico in via Roma, offrendo ai concittadini e ai turisti un più visibile e agevole accesso, in attesa di un nuovo prossimo incontro per ammirare il restauro dell’antico edificio della Galleria dove sarà situato il Museo Botanico.
Lucia Tomasi Tongiorgi
docente di Storia dell'Arte
Regata Pisa-Pavia: appuntamento a Pisa il 14 maggio
Torna a Pisa, nella sua 54esima edizione, la storica regata universitaria tra Pisa e Pavia. Nata nel 1929, su idea di Lando Ferretti, per celebrare la partecipazione di studenti e docenti alla battaglia di Curtatone e Montanara del 1848, è una delle regate più antiche che si disputano nel continente europeo.
Un evento, la cui nascita si è inspirata alla celebre Oxford-Cambridge Boat Race, che da 54 edizioni vede ad anni alterni gli equipaggi sfidarsi sulle acque dei fiumi, l’Arno e il Ticino, che attraversano le rispettive città. Nonostante alcune interruzioni registrate dalla nascita della manifestazione, la tradizionale competizione tra i due Centri Sportivi Universitari continua a suscitare grande interesse nelle due città per i significati storici e commemorativi che ad essa sono legati. La regata mantiene inoltre un indiscusso valore sportivo, in quanto gli equipaggi rappresentano a livello nazionale il vertice della disciplina, come dimostrano anche i risultati ottenuti nei campionati sportivi universitari dello scorso anno, con Pavia prima e Pisa arrivata seconda per un soffio.
L’appuntamento per l’edizione 2016 della Regata Pisa-Pavia è per il 14 maggio, quando l’equipaggio pisano cercherà di interrompere la serie positiva dei Pavesi, vittoriosi sia nel 2014 che nel 2015. A favore di questi ultimi anche il computo complessivo delle vittorie. I due “otto fuori scalmo” (8+) partiranno, per le due manche che andranno a costituire la sfida, all’altezza dello scalo de' Renaioli e taglieranno il traguardo davanti a Palazzo Alla Giornata. A bordo delle due imbarcazioni, così come prevede il regolamento di regata, vi saranno solamente atleti iscritti regolarmente ai rispettivi atenei.
A partire dal 2011 l’evento ha conosciuto un’enorme espansione, anche grazie alla rafforzata collaborazione tra il CUS Pisa e l’Università di Pisa. Oltre alla regata, nei giorni che precederanno la gara, si susseguiranno una serie di iniziative culturali che si apriranno il 12 maggio con la conferenza organizzata dal Consorzio 4 Basso Valdarno, ore 15.30, “Navigare in Arno, fra modifiche dell’assetto e rischio idraulico dei suoi affluenti”.
Sempre il giorno 12 alle ore 15.00 verrà presentata alla stampa la 54esima Regata Universitaria Pisa-Pavia – Trofeo Curtatone Montanara e sarà illustrato dettagliatamente l’intero programma delle iniziative inserite nel cartellone dell’evento.
Regata Pisa-Pavia: appuntamento a Pisa il 14 maggio
Torna a Pisa, nella sua 54esima edizione, la storica regata universitaria tra Pisa e Pavia. Nata nel 1929, su idea di Lando Ferretti, per celebrare la partecipazione di studenti e docenti alla battaglia di Curtatone e Montanara del 1848, è una delle regate più antiche che si disputano nel continente europeo. Un evento, la cui nascita si è inspirata alla celebre Oxford-Cambridge Boat Race, che da 54 edizioni vede ad anni alterni gli equipaggi sfidarsi sulle acque dei fiumi, l’Arno e il Ticino, che attraversano le rispettive città. Nonostante alcune interruzioni registrate dalla nascita della manifestazione, la tradizionale competizione tra i due Centri Sportivi Universitari continua a suscitare grande interesse nelle due città per i significati storici e commemorativi che ad essa sono legati. La regata mantiene inoltre un indiscusso valore sportivo, in quanto gli equipaggi rappresentano a livello nazionale il vertice della disciplina, come dimostrano anche i risultati ottenuti nei campionati sportivi universitari dello scorso anno, con Pavia prima e Pisa arrivata seconda per un soffio.
L’appuntamento per l’edizione 2016 della Regata Pisa-Pavia è per il 14 maggio, quando l’equipaggio pisano cercherà di interrompere la serie positiva dei Pavesi, vittoriosi sia nel 2014 che nel 2015. A favore di questi ultimi anche il computo complessivo delle vittorie. I due “otto fuori scalmo” (8+) partiranno, per le due manche che andranno a costituire la sfida, all’altezza dello scalo de' Renaioli e taglieranno il traguardo davanti a Palazzo Alla Giornata. A bordo delle due imbarcazioni, così come prevede il regolamento di regata, vi saranno solamente atleti iscritti regolarmente ai rispettivi atenei.
A partire dal 2011 l’evento ha conosciuto un’enorme espansione, anche grazie alla rafforzata collaborazione tra il CUS Pisa e l’Università di Pisa. Oltre alla regata, nei giorni che precederanno la gara, si susseguiranno una serie di iniziative culturali che si apriranno il 12 maggio con la conferenza organizzata dal Consorzio 4 Basso Valdarno, ore 15.30, “Navigare in Arno, fra modifiche dell’assetto e rischio idraulico dei suoi affluenti”.
Sempre il giorno 12 alle ore 15.00 verrà presentata alla stampa la 54esima Regata Universitaria Pisa-Pavia – Trofeo Curtatone Montanara e sarà illustrato dettagliatamente l’intero programma delle iniziative inserite nel cartellone dell’evento.
Internet in Italia: storia passata e prospettive future
“Internet in Italia: storia passata e prospettive future” è titolo del convegno che si svolgerà martedì 10 maggio dalle 14,30 alla Scuola di Ingegneria dell’Università di Pisa in largo Lucio Lazzarino. L’incontro è organizzato in occasione dell’attivazione primo nodo internet in Italia di cui si è appena festeggiato a Pisa il trentennale. Nel corso del pomeriggio sono previsti gli interventi del sindaco di Pisa Marco Filippeschi, di Nicoletta De Francesco, prorettore vicario dell’Ateneo, di Marco Conti del CNR e di Giovanni Corsini, direttore del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. Concluderanno l’incontro Giuseppe Anastasi direttore del laboratorio nazionale sulle Smart Cities & Communities e Luciano Lenzini, uno dei pionieri di Internet in Italia e già professore dell’Università di Pisa.