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eos insideRealizzare un modello predittivo per capire come si disperdono le ceneri delle eruzioni vulcaniche prendendo come caso studio l’eruzione dell’Etna del 2006. E’ questo l’oggetto della ricerca nata dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Pisa e il dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa che è stata pubblicata sul “Journal of Geophysical Research: Solid Earth” e che ha appena conquistato la copertina della newsletter dell’American Geophysical Union, la più grande associazione geofisica al mondo.

“Capire come si disperdono le ceneri nell’aria e a terra è di fondamentale importanza per la sicurezza dei trasporti e non solo - ha spiegato la professoressa Maria Vittoria Salvetti dell’Ateneo pisano - il 24 novembre 2006 l’eruzione dell’Etna provocò infatti il blocco dell’aeroporto di Fontanarossa, il terzo più grande del nostro Paese, che si trova a 48 chilometri di distanza dal vulcano. Ma la cenere vulcanica non riguarda solo il traffico aereo ma anche la salute pubblica e l'agricoltura”.

Il processo di dispersione di particelle vulcaniche nell’atmosfera dopo un'eruzione è incredibilmente complesso e caotico a causa del diverso comportamento delle particelle di diverse dimensioni e dell’incertezza nella distribuzione: alcune possono rimanere in aria per pochi minuti, mentre altre possono rimanere in volo per anni, viaggiando migliaia di chilometri in tutto il mondo.

“La ricerca è partita dalla tesi di laurea magistrale in Ingegneria Aerospaziale della dottoressa Federica Pardini che aveva come obiettivo la quantificazione dell’incertezza nel processo di dispersione di cenere vulcanica nell’atmosfera – ha sottolineato la professoressa Salvetti – ed è questo un ulteriore motivo di orgoglio per tutto il gruppo di ricerca che al dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale si occupa di fluido-dinamica”.

Realizzare un modello predittivo per capire come si disperdono le ceneri delle eruzioni vulcaniche prendendo come caso studio l’eruzione dell’Etna del 2006. E’ questo l’oggetto della ricerca nata dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Pisa e il dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa che è stata pubblicata sul “Journal of Geophysical Research: Solid Earth” e che ha appena conquistato la copertina della newsletter dell’American Geophysical Union, la più grande associazione geofisica al mondo.

“Capire come si disperdono le ceneri nell’aria e a terra è di fondamentale importanza per la sicurezza dei trasporti e non solo - ha spiegato la professoressa Maria Vittoria Salvetti dell’Ateneo pisano - il 24 novembre 2006 l’eruzione dell’Etna provocò infatti il blocco dell’aeroporto di Fontanarossa, il terzo più grande del nostro Paese, che si trova a 48 chilometri di distanza dal vulcano. Ma la cenere vulcanica non riguarda solo il traffico aereo ma anche la salute pubblica e l'agricoltura”.

Il processo di dispersione di particelle vulcaniche nell’atmosfera dopo un'eruzione è incredibilmente complesso e caotico a causa del diverso comportamento delle particelle di diverse dimensioni e dell’incertezza nella distribuzione: alcune possono rimanere in aria per pochi minuti, mentre altre possono rimanere in volo per anni, viaggiando migliaia di chilometri in tutto il mondo.

“La ricerca è partita dalla tesi di laurea magistrale in Ingegneria Aerospaziale della dottoressa Federica Pardini che aveva come obiettivo la quantificazione dell’incertezza nel processo di dispersione di cenere vulcanica nell’atmosfera – ha sottolineato la professoressa Salvetti – ed è questo un ulteriore motivo di orgoglio per tutto il gruppo di ricerca che al dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale si occupa di fluido-dinamica”.

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Link all’articolo sulla rivista EOS: https://eos.org/research-spotlights/can-we-predict-how-volcanic-ash-disperses-after-an-eruption

Mercoledì, 16 Marzo 2016 09:21

Libertà di espressione e libertà religiosa

libertà dentroSi è tenuta giovedì 17 marzo, nell'Aula Magna del Polo Carmignani, la tavola rotonda “Libertà di espressione e libertà religiosa in tempi di crisi economica e di rischi per la sicurezza”, un evento organizzato nell'ambito dell’omonimo Progetto di Ricerca di Ateneo coordinato dal professor Francesco Dal Canto. La giornata è stata aperta dai saluti del direttore del dipartimento di Giurisprudenza, Roberto Romboli.
Nell’occasione è stato presentato il volume Libertà di espressione e libertà religiosa in tempi di crisi economica e di rischi per la sicurezza, curato da Francesco Dal Canto, Pierluigi Consorti e Saulle Panizza, ed edito da Pisa University Press. Al volume hanno contribuito Silvia Angeletti, Simone Baldetti, Cassandra Battiato, Pierluigi Consorti, Francesco Dal Canto, Valerio Di Pasqua, Carmela Elefante, Nicola Fiorita, Luigi Mariano Guzzo, Chiara Lapi, Michela Manetti, Matteo Monti, Michele Nisticò, Saulle Panizza, Nicola Pignatelli, Maria Chiara Ruscazio, Federica Sona, Angioletta Sperti, Elettra Stradella, Angela Valletta.

Pubblichiamo di seguito la Presentazione del volume scritta dal professor Francesco Dal Canto.

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Il presente volume raccoglie gli atti sviluppati a seguito di un incontro svoltosi il 27 novembre 2015 nell’ambito di un Progetto di ricerca coordinato dal sottoscritto e finanziato dall’Università di Pisa sul tema “Libertà religiosa e libertà di espressione in tempi di crisi economica e di rischi per la sicurezza”.

Sotto la guida di Pierluigi Consorti, per la libertà religiosa, e Saulle Panizza, per la libertà di espressione, aiutati dalle riflessioni introduttive di Michela Manetti e di Nicola Fiorita, un nutrito gruppo di giovani studiosi ha cercato di riflettere su svariati profili problematici di estrema attualità connessi alla tutela di tali diritti di libertà, dando conto, in particolare, della loro progressiva ridefinizione alla luce dei tempi di crisi economico-finanziaria e di sicurezza che stiamo attraversando. Due tipologie di crisi certamente assai diverse, sebbene entrambe dotate della medesima propensione al contenimento e al condizionamento dei diritti fondamentali.
Da una parte la crisi economica ha accentuato le disuguaglianze, accresciuto le sacche di povertà, ridotto per una fascia sempre più ampia della popolazione le opportunità reali, a cominciare dalla dimensione lavorativa, necessarie per garantire a sé e al proprio nucleo familiare un’esistenza libera e dignitosa, secondo l’impegnativa formula prevista all’art. 36 della Costituzione. E tuttavia, com’è noto, la crisi economica ha inciso non soltanto sui diritti sociali, finanziariamente condizionati, ma ha diminuito anche le possibilità concrete di esercitare i diritti tradizionali di libertà, i quali, spesso non meno degli altri, necessitano di interventi pubblici e di presidi effettivi.
La crisi economica, in particolare, ha reso più stringente l’esigenza di bilanciare l’obiettivo della protezione dei diritti con gli equilibri di bilancio e con il valore della compatibilità finanziaria. Tale necessità, com'è. noto, nel contesto di un’opinione pubblica piuttosto disattenta, ha fatto di recente il suo ingresso nel testo della Costituzione, con la riforma dell’art. 81 Cost., laddove ora viene espressamente evocato il principio dell’equilibrio di bilancio, che da obiettivo politico è divenuto uno stringente imperativo giuridico. Si può richiamare, in proposito, la nota recente sentenza della Corte costituzionale n. 10/2015, nella quale il Giudice delle leggi, agendo irritualmente sulla limitazione degli effetti temporali della propria decisione, ha operato un delicato bilanciamento tra i diversi interessi costituzionali in gioco, da una parte il diritto di numerose imprese interessate ad ottenere la restituzione di un tributo che non avrebbe dovuto essere richiesto (c.d. Robin tax) e dall’altra le esigenze di equilibrio di bilancio, ritenendo prevalente quest’ultimo e la connessa esigenza di contenimento delle spese.
L’altro fattore di crisi che si è inteso indagare è la crisi della sicurezza, fenomeno tanto più attuale alla luce degli ultimi tragici avvenimenti. L’esplosione, anche in Europa, del terrorismo di matrice islamica, che sempre più si distingue per la circostanza di non avere bersagli selezionati ma per il fatto di “sparare nel mucchio”, ha ingenerato nei cittadini la sensazione dell’esistenza di un pericolo costante e incontrollabile.
Il binomio sicurezza/libertà è antico. Sono svariati i periodi storici nei quali si sono registrate “rotture” nella tutela dei diritti in nome della sicurezza. E tuttavia oggi il contesto sembra mutato; pare di essere dinanzi ad un terrorismo dalla fisionomia nuova, che tende ad affermarsi nel tempo in modo stabile e permanente, a differire a data incerta il momento del ritorno alla normalità. Utilizzando un tragico ossimoro, si è parlato di “terrorismo del tempo ordinario”.
Dinanzi a questi fenomeni l’ordinamento risponde con politiche di prevenzione dei rischi, introdotte attraverso l’adozione di legislazioni dell’emergenza che sacrificano spazi di libertà in cambio di una diminuzione del rischio per la sicurezza, incidendo direttamente sulle stesse fondamenta su cui poggia lo Stato democratico.
Ma se fin quando l’emergenza è sporadica, eccezionale, temporanea, è possibile contenere la risposta del legislatore entro i binari della precauzionalità e della proporzionalità e dunque nell’ambito di un ragionevole contemperamento, diversa si pone la questione se l’emergenza diviene un tratto permanente.
A questo proposito, sembra ancora utile il richiamo agli indirizzi seguiti dalla giurisprudenza costituzionale nel periodo degli anni “di piombo”, laddove la legislazione emergenziale contro il terrorismo veniva giustificata proprio sul presupposto dell’eccezionalità della situazione e della sua provvisorietà. In particolare, la Corte costituzionale, nel giudicare non in contrasto con la Costituzione la decisione, operata con decreto legge, di prolungare i termini massimi di carcerazione preventiva, ebbe modo di osservare che tale provvedimento poteva apparire non irragionevole solamente in quanto temporaneo, atteso che soltanto l’emergenza poteva legittimare “misure insolite” destinate a "perdere legittimità se ingiustamente protratte nel tempo" (sent. n. 15/1982). In modo diverso, dunque, si pone la questione se l’emergenza si presenta come duratura, come dato costante con cui convivere nel quotidiano; quando la risposta del legislatore tende a presentarsi non più come una deroga alla disciplina generale ma a sostituirsi ad essa, a divenire un nuovo ordine.
In conclusione, i fenomeni che vengono affrontati nel presente volume, la crisi economico-finanziaria e la crisi della sicurezza, sembrano avere in comune proprio la circostanza di aver subito entrambi la medesima trasformazione: da situazioni eccezionali, contingenti, da cui poteva ragionevolmente conseguire un affievolimento temporaneo dei diritti, essi sono divenuti fenomeni duraturi e sistemici.
L’eccezionale è divenuto quotidiano. Conseguentemente, anche le ricadute sul livello di tutela dei diritti fondamentali rischiano di trasformarsi da contingenti in durevoli e forse irreversibili.

Francesco Dal Canto
docente di Diritto Costituzionale

Hypstair The HYPSTAIR project deals with components design of a serial hybrid propulsion system for a small aircraft. A serial hybrid aircraft concept currently presents the best efficiency versus range compromise in the light aviation segment. It can be considered as an electrically powered aircraft, with an on board generator used for extending the range when necessary.

The project will involve conceptual design of the hybrid propulsion system components, namely the generator, motor, inverter, batteries and control unit. The components will be sized and designed considering the performance and energy efficiency of the complete airframe-propulsion system, and will be tested in a laboratory environment. Designed dedicated human-machine interface will allow simple operation of a complex hybrid system. Together with the reliability of electric motors and the use of dual energy sources, safety of flying as provided by a system built upon these components will be improved.

All the components will be designed in a way that they will meet the relevant safety and certification standards. As there currently exist no regulations for aviation hybrid drive systems, defining these in collaboration with the authorities will be an important contribution of the project, paving the way for hybrid and electric technologies to be introduced to the market. These efforts will help to create a competitive supply chain for hybrid drive components and reduce the time to market of such innovations.

Pisa University has developed the Flight Mechanics model of the aircraft, including take off, climb, cruise and landing. The performances are calculated in all the flight conditions and, for the first time, two sources of power are present at the same time in an aircraft. New problems in the Flight mechanics field have been investigated, new instruments have been introduced to present all the flight data to the pilots in a easy way, an optimization algorithm has been set up and tested in order to maximize the range. Finally a flight simulator has been provided; all the results were presented in a meeting held at Stuttgart, February 18 and 19, 2016. A fruitful collaboration with MBVison allowed to set the new cabin instrumentation and a significant contribution by Pitom company (Pisa) allowed to set up successfully the flight simulator of Hypstair.

Prof. Aldo Frediani from University of Pisa says: "The electric flight allows not only for a riduction of the environmental impact of aviation but also the opportunity of investigating different aircraft configurations, innovative architectures formotors integration and new design tools and methods. ‎In HYPSTAIR project our team has focused on the estimation of performance of the hybrid electric aircraft and has developed a simulator with the capability of taking the behaviours of all the components into account, including the Pilot. Piloting strategy, in fact, has a big influence on energy management and a new generation of hybrid airplane pilots may be required for the future affirmation of this technology".

Hypstair Creare una nuova generazione di velivoli per l’aviazione leggera a propulsione ibrida per unire i vantaggi delle basse emissioni inquinanti e del ridotto consumo di carburante con una notevole riduzioni dei costi di trasporto. È questo l’obiettivo del progetto europeo Hypstair di cui l’Università di Pisa è partner insieme a Siemens, all’Università di Maribor in Slovenia, all’azienda toscana MB Vision e al costruttore di velivoli sloveno Pipistrel, capofila del progetto. Finanziato all’interno del 7° Programma Quadro, Hypstair si concluderà ad agosto 2016 ma già nelle scorse settimane il propulsore ibrido elettrico è stato sottoposto con successo ai primi test a terra.

"Il propulsore da 200 kW sviluppato durante il progetto ha la stessa potenza di un tipico motore a pistoni per velivoli – ha spiegato il professore Aldo Frediani del dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Ateneo pisano – ma in questo caso l’elica è azionata da un motore elettrico, che viene alimentato o da una batteria che può essere ricaricata in volo o da un generatore elettrico a combustibile”.

In poco meno di tre anni di lavoro i ricercatori impegnati nel progetto Hypstair hanno progettato i diversi componenti del propulsore ibrido, quali il gruppo generatore, il motore, l’inverter, l’elettronica di controllo, nonché un’elica specifica per questo tipo di applicazione. I componenti sono stati dimensionati e studiati considerando sia le prestazioni richieste, che le norme di sicurezza. Uno degli obiettivi è infatti dare indicazioni utili per stabilire regole in questo senso, in modo da aprire la strada per l’introduzione di queste tecnologie sul mercato, dato che attualmente non esistono norme di sicurezza per i sistemi di propulsione ibrida in aviazione.

“Come Università di Pisa abbiamo studiato la meccanica del volo realizzando un’interfaccia per restituire tutti i dati ai piloti e sviluppato poi un simulatore di volo – ha concluso il professore Frediani – e a questo proposito voglio ricordare la proficua collaborazione con MB Vision che ci ha permesso di progettare la nuova strumentazione della cabina di pilotaggio mentre per il simulatore ci siamo avvalsi del prezioso contributo della società Pitom di Pisa”.

Creare una nuova generazione di velivoli per l’aviazione leggera a propulsione ibrida per unire i vantaggi delle basse emissioni inquinanti e del ridotto consumo di carburante con una notevole riduzioni dei costi di trasporto. E’ questo l’obiettivo del progetto europeo Hypstair di cui l’Università di Pisa è partner insieme a Siemens, all’Università di Maribor in Slovenia, all’azienda toscana MB Vision e al costruttore di velivoli sloveno Pipistrel, capofila del progetto. Finanziato all’interno del 7° Programma Quadro, Hypstair si concluderà ad agosto 2016 ma già nelle scorse settimane il propulsore ibrido elettrico è stato sottoposto con successo ai primi test a terra.
"Il propulsore da 200 kW sviluppato durante il progetto ha la stessa potenza di un tipico motore a pistoni per velivoli – ha spiegato il professore Aldo Frediani del dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Ateneo pisano – ma in questo caso l’elica è azionata da un motore elettrico, che viene alimentato o da una batteria che può essere ricaricata in volo o da un generatore elettrico a combustibile”.
In poco meno di tre anni di lavoro i ricercatori impegnati nel progetto Hypstair hanno progettato i diversi componenti del propulsore ibrido, quali il gruppo generatore, il motore, l’inverter, l’elettronica di controllo, nonché un’elica specifica per questo tipo di applicazione. I componenti sono stati dimensionati e studiati considerando sia le prestazioni richieste, che le norme di sicurezza. Uno degli obiettivi è infatti dare indicazioni utili per stabilire regole in questo senso, in modo da aprire la strada per l’introduzione di queste tecnologie sul mercato, dato che attualmente non esistono norme di sicurezza per i sistemi di propulsione ibrida in aviazione.
“Come Università di Pisa abbiamo studiato la meccanica del volo realizzando un’interfaccia per restituire tutti i dati ai piloti e sviluppato poi un simulatore di volo – ha concluso il professore Frediani – e a questo proposito voglio ricordare la proficua collaborazione con MB Vision che ci ha permesso di progettare la nuova strumentazione della cabina di pilotaggio mentre per il simulatore ci siamo avvalsi del prezioso contributo della società Pitom di Pisa”.

Sito web progetto: www.hypstair.eu

Giovedì 17 marzo, dalle 16 alle 18, nell’Aula Magna del Polo Fibonacci, Elisabetta Robotti, dell’Università della Val d’Aosta, terrà il seminario “Frazioni sul filo”, un incontro che tratterà del delicato tema dell’introduzione delle frazioni nella scuola dell'obbligo, presentando le principali difficoltà didattiche legate all'argomento, e descrivendo i risultati di una lunga sperimentazione, che si è modellata di recente in una proposta didattica (ed editoriale) compiuta.
Il seminario è parte del programma "I seminari di didattica della matematica per il primo ciclo", occasioni significative di riflessione, formazione e confronto con i più recenti risultati delle ricerche universitarie in didattica della matematica, uno dei campi di ricerca in cui l’Università di Pisa vanta una notevole tradizione (basti ricordare Vittorio Checcucci e Giovanni Prodi). Il programma 2016 prevede un altro incontro, il 21 aprile, con Anna Frank, dell’Università La Sapienza di Roma, sul tema "Prime difficoltà di apprendimento in aritmetica".
Per partecipare è necessario inviare una mail di prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Prenotazioni possibili fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Si è spento nella notte tra il 12 e il 13 marzo, a 89 anni, il professor Paolo Meletti, nato a Montemarciano (Ancona) nel giugno 1927. Laureato in Scienze Naturali a Pisa nel 1950, nel 1956 diventa assistente di Botanica a Cagliari, dove nel 1959 riceve l’incarico di direttore dell’Istituto e Orto botanico, carica che terrà fino al 1965. Vinto il concorso a cattedra, nello stesso 1965 viene chiamato dalla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università di Pisa dove assume la direzione dell’Istituto e dell’Orto, fino all’istituzione dei dipartimenti. Dirigerà poi il dipartimento di Scienze botaniche dal 1995 al 2000.
Molto rilevante è stata la sua attività didattica e istituzionale: il professor Meletti è stato presidente del corso di laurea in Scienze biologiche; preside della facoltà di Scienze MFN dal 1979 al 1984; presidente del Seminario didattico della facoltà dalla sua costituzione (marzo 1980) e quindi presidente della Commissione Musei di Ateneo dall’inizio (primavera 1982) fino al 2002. Dal 1965 al 1981 è stato direttore dell’Orto Botanico. Fu anche membro del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo. A lui si deve la compilazione di un “libro bianco” sulle realtà museali dell’Università pisana e la realizzazione del volume "Arte e Scienza" nei Musei dell’Università di Pisa edito dalla Plus nel 2002, dove Paolo Meletti viene definito dal Rettore “primo artefice e motore instancabile” dell’opera. Meletti continuerà ad occuparsi del Sistema museale universitario fino a pochi mesi fa, curando con competenza, passione ed equilibrio la stampa del periodico “Musei dell’Università di Pisa” che aveva ideato e diretto. Sarà nominato Curatore onorario del Museo di Storia naturale e del Territorio di Calci.
Presidente della prestigiosa Società Botanica Italiana dal 1973 al 1978, diresse la rivista "Informatore Botanico Italiano" dal 1972 al 1978. Fu anche direttore del corso di perfezionamento in didattica delle Scienze sperimentali, docente di Botanica per il corso di Erboristeria; di Patologia vegetale, Botanica I e Botanica II per Scienze biologiche e naturali; di Botanica farmaceutica; di Embriologia e morfologia sperimentale, insegnamento che profuse con estremo impegno e soddisfazione, collegato come era alle sue dirette esperienze di ricercatore.
I temi principali delle sue ricerche, inserite in programmi ministeriali dei quali era responsabile nazionale, vertevano sul trapianto embrionale e sulle conseguenze morfofunzionali che ne risultavano, sulla dormienza e sulla germinazione delle cariossidi in particolare di grano duro (la cultivar “Senatore Cappelli”) e in altre graminacee. Commendatore al merito della Repubblica, insignito dell’Ordine del Cherubino nel 1976, Paolo Meletti è stato anche vice presidente e infine Presidente della Società Toscana di Scienze Naturali. In conclusione, una figura eminente della vita universitaria pisana, nella quale aveva profuso con serietà e impegno gran parte della sua esistenza.

Dichiarazione del rettore Massimo Augello:
"La scomparsa del professor Paolo Meletti - ha detto il rettore Massimo Augello - è un grave lutto per l'Ateneo di Pisa, in quanto figura eminente di docente e di studioso che nel corso della carriera ha assicurato un costante e prezioso apporto alla vita della nostra Istituzione. Il professor Meletti è stato, tra l'altro, preside della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali e membro del Consiglio di Amministrazione, ricevendo l'Ordine del Cherubino nel 1976. Il suo impegno si è concentrato maggiormente sui vari musei dell'Università, del cui sviluppo è stato uno dei principali artefici. È stato per diversi anni direttore dell'Orto Botanico e Curatore onorario del Museo di Storia Naturale di Calci, due gioielli su cui nell'ultimo periodo l'Ateneo ha investito ingenti risorse per un'azione di profonda riqualificazione e di valorizzazione. Il professor Paolo Meletti è stato più recentemente presidente della Commissione Musei di Ateneo e ideatore e direttore del periodico «Musei dell'Università di Pisa».

paolo melettiSi è spento nella notte tra il 12 e il 13 marzo, a 89 anni, il professor Paolo Meletti, nato a Montemarciano (Ancona) nel giugno 1927. Laureato in Scienze Naturali a Pisa nel 1950, nel 1956 diventa assistente di Botanica a Cagliari, dove nel 1959 riceve l’incarico di direttore dell’Istituto e Orto botanico, carica che terrà fino al 1965. Vinto il concorso a cattedra, nello stesso 1965 viene chiamato dalla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università di Pisa dove assume la direzione dell’Istituto e dell’Orto, fino all’istituzione dei dipartimenti. Dirigerà poi il dipartimento di Scienze botaniche dal 1995 al 2000.

Molto rilevante è stata la sua attività didattica e istituzionale: il professor Meletti è stato presidente del corso di laurea in Scienze biologiche; preside della facoltà di Scienze MFN dal 1979 al 1984; presidente del Seminario didattico della facoltà dalla sua costituzione (marzo 1980) e quindi presidente della Commissione Musei di Ateneo dall’inizio (primavera 1982) fino al 2002. Dal 1965 al 1981 è stato direttore dell’Orto Botanico. Fu anche membro del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo. A lui si deve la compilazione di un “libro bianco” sulle realtà museali dell’Università pisana e la realizzazione del volume "Arte e Scienza" nei Musei dell’Università di Pisa edito dalla Plus nel 2002, dove Paolo Meletti viene definito dal Rettore “primo artefice e motore instancabile” dell’opera. Meletti continuerà ad occuparsi del Sistema museale universitario fino a pochi mesi fa, curando con competenza, passione ed equilibrio la stampa del periodico “Musei dell’Università di Pisa” che aveva ideato e diretto. Sarà nominato Curatore onorario del Museo di Storia naturale e del Territorio di Calci.

Presidente della prestigiosa Società Botanica Italiana dal 1973 al 1978, diresse la rivista "Informatore Botanico Italiano" dal 1972 al 1978. Fu anche direttore del corso di perfezionamento in didattica delle Scienze sperimentali, docente di Botanica per il corso di Erboristeria; di Patologia vegetale, Botanica I e Botanica II per Scienze biologiche e naturali; di Botanica farmaceutica; di Embriologia e morfologia sperimentale, insegnamento che profuse con estremo impegno e soddisfazione, collegato come era alle sue dirette esperienze di ricercatore.

I temi principali delle sue ricerche, inserite in programmi ministeriali dei quali era responsabile nazionale, vertevano sul trapianto embrionale e sulle conseguenze morfofunzionali che ne risultavano, sulla dormienza e sulla germinazione delle cariossidi in particolare di grano duro (la cultivar “Senatore Cappelli”) e in altre graminacee. Commendatore al merito della Repubblica, insignito dell’Ordine del Cherubino nel 1976, Paolo Meletti è stato anche vice presidente e infine Presidente della Società Toscana di Scienze Naturali. In conclusione, una figura eminente della vita universitaria pisana, nella quale aveva profuso con serietà e impegno gran parte della sua esistenza.

«La scomparsa del professor Paolo Meletti - ha detto il rettore Massimo Augello - è un grave lutto per l'Ateneo di Pisa, in quanto figura eminente di docente e di studioso che nel corso della carriera ha assicurato un costante e prezioso apporto alla vita della nostra Istituzione. Il professor Meletti è stato, tra l'altro, preside della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali e membro del Consiglio di Amministrazione, ricevendo l'Ordine del Cherubino nel 1976. Il suo impegno si è concentrato maggiormente sui vari musei dell'Università, del cui sviluppo è stato uno dei principali artefici. È stato per diversi anni direttore dell'Orto Botanico e Curatore onorario del Museo di Storia Naturale di Calci, due gioielli su cui nell'ultimo periodo l'Ateneo ha investito ingenti risorse per un'azione di profonda riqualificazione e di valorizzazione. Il professor Paolo Meletti è stato più recentemente presidente della Commissione Musei di Ateneo e ideatore e direttore del periodico 'Musei dell'Università di Pisa'».

Giovedì 17 marzo dalle 21.15 a palazzo dei congressi (Via Matteotti, 1 - Pisa) si svolgerà il concerto d’inverno dell’orchestra dell’Università di Pisa. La serata è a ingresso libero fino ad esaurimento posti e saranno aperte le porte al pubblico a partire dalle 20.15. L’orchestra diretta dal maestro Manfred Giampietro eseguirà musiche di Edvard Grieg, Joseph Haydn e Jean Sibelius e come solista sarà sul palco Giovanni F. Gronchi. La durata del concerto è all’incirca di un ora e venti minuti, con una pausa di 10 minuti a metà esecuzione. Il pubblico è invitato a condividere sui social network le foto e i video del concerto usando l’hashtag #orchestraunipi5. I contenuti ritenuti più meritevoli saranno condivisi sui profili ufficiali dell’Orchestra dell’Università.
Per maggiori informazioni: https://www.unipi.it/index.php/unipieventi/event/2366-concerto-d-inverno-dell-orchestra-di-ateneo

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