Presentato a Montecitorio il volume 'Spassionati'
Venerdì 23 ottobre nella sala "Aldo Moro" di Montecitorio - nell'ambito della VII edizione della "Giornata del Libro Politico a Montecitorio" - é stato presentato il volume Spassionati. Nuovi cittadini nella democrazia che verrà, a cura di Gianna Fregonara.
Il volume, che raccoglie le interviste a dodici notissime personalità del mondo culturale e politico che si sono confrontate in merito al preoccupante livello di disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche, è pubblicato con il logo del Coordinamento University Press Italiane che ha ideato e promosso il progetto, affidandone la realizzazione e la distribuzione alla casa editrice Pisa University Press a cui attualmente é delegata la gestione del Coordinamento.
Al tavolo dei relatori, oltre alla curatrice, erano presenti Luciano Violante e Vittorino Andreoli. Nel corso della cerimonia inaugurale della manifestazione una delegazione del Coordinamento ha incontrato la Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha espresso vivo apprezzamento per l'attività svolta dalle University Press Italiane e ha apposto una propria dedica ("Alle università che non si arrendono!") su una copia del volume alla cui realizzazione lei stessa ha contributo accettando di essere inserita nel novero degli intervistati.
Nei prossimi giorni saranno disponibili sul sito della Camere le interviste ai relatori presenti. Per maggiori dettagli si può consultare il sito della Camera, all'indirizzo: http://www.camera.it/leg17/537?shadow_mostra=24068
Pubblichiamo di seguito l'Introduzione al volume a firma di Gianna Fregonara.
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Se è vero che per i saggi c'è sempre tempo per trarre una lezione dalla storia, si può anche provare a ricavare qualche insegnamento, o almeno qualche indicazione, dalla cronaca e dagli anni che stiamo vivendo. È questa l'idea all'origine delle dodici interviste di questo libro, dodici colloqui con testimoni significativi del nostro tempo: dialogando con loro sulle istituzioni, così come sono ora e come si stanno adeguando ai cambiamenti causati da fenomeni epocali come la globalizzazione, la caduta delle frontiere e la rivoluzione digitale, si può provare a immaginare come sarà il mondo di domani, che avrà come protagonisti i ragazzi di oggi. Quale sarà la storia che racconteranno?
Il punto di partenza di questa analisi del rapporto tra cittadini e istituzioni è la scarsa passione dei giovani per la vita pubblica, la politica e le istituzioni stesse, che si scopre nel voto, nei sondaggi e in qualsiasi ricerca che li riguardi: secondo un recente sondaggio condotto dall'Ispo, due giovani su tre in Italia non hanno fiducia nelle istituzioni e meno di uno su cinque crede nei partiti, mentre è la Presidenza della Repubblica l'unica istituzione che ha ancora una rispettabilità riconosciuta anche dai giovani.
Così, proprio nel momento in cui si affaccia all'età adulta una generazione complessivamente molto più preparata e istruita di quelle che l'hanno preceduta e in cui le istituzioni, grazie all'innovazione tecnologica, alla globalizzazione e a cambiamenti sociali di portata storica, dovrebbero essere alla portata di tutti, i ragazzi sembrano voler cercare una distanza. Da qui il titolo di questa raccolta di testimonianze: Spassionati. "Spassionati", un aggettivo che connota e, se è possibile, identifica in un unico insieme i ragazzi di oggi. "S-passionati" vuol dire disinteressati, certo. Ma può significare anche "non faziosi" perché "non partigiani". Che sia necessariamente un difetto è tutto da dimostrare. Riuscire a mantenere una distanza, magari volutamente, potrebbe anche rivelarsi un privilegio, addirittura una virtù, in un tempo che invece queste distanze tende ad annullarle: uno spazio mentale più ampio, un maggior senso critico potrebbero diventare oggi, o meglio ancora domani, doti di cui non si potrà fare a meno.
"Spassionati", dunque, non vuol dire soltanto indifferenti. Può assumere addirittura un risvolto molto impegnativo, oltre che positivo: può voler significare – basta consultare il vocabolario della Treccani – addirittura avere un atteggiamento di giustizia ed equità. Ma non è detto che questo sia il cammino con il quale i giovani troveranno altre motivazioni e finiranno per "appassionarsi" di nuovo alle istituzioni e al bene pubblico, inventando un loro modello di partecipazione. Il timore del disinteresse dei giovani non è nuovo.
Sono celebri le parole di allarme di Piero Calamandrei nel discorso che tenne nel 1955 agli studenti nella sede dell'Umanitaria di Milano. Già sessant'anni fa uno dei padri della nostra Costituzione si domandava se i ragazzi non fossero un po' troppo distanti dall'impegno pubblico, un po' "spassionati": "Una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica. L'indifferentismo è un po' una malattia dei giovani. 'La politica è una brutta cosa. Che me n'importa della politica?', quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: 'Ma siamo in pericolo?' E questo dice: 'Se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda'. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: 'Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda'. Quello dice: 'Che me ne importa? Unn'è mica mio!'".
Le cause dell'allontanamento dei giovani dalle istituzioni sono molte e sono state, con risultati alterni, anche molto indagate. Ma per la generazione dei cosiddetti "Millennials", cioè per i ragazzi del Duemila, c'è qualcosa di nuovo e di diverso: non si tratta solo di quell'evoluzione critica ma fisiologica che ha portato a grandi scontri e altrettanto importanti innovazioni negli ultimi cinquant'anni. Si corre per la prima volta il rischio di una cesura più radicale con l'esperienza passata su cui si è fondato il cammino della democrazia nel nostro continente. I ragazzi, lo spiega Giuliano Amato nell'intervista che segue, si trovano a essere cittadini di un'Europa che non hanno costruito loro, che è a loro disposizione ma che nelle sue forme istituzionali non coincide con la realtà vissuta ogni giorno: da Bruxelles e Strasburgo non arriva loro alcun racconto della storia europea, nessun indizio della fatica della costruzione del percorso comune del nostro continente fatto di slanci in avanti e di passi indietro. Non è più questione di contrapposizione tra l'identità nazionale e quella europea, di scontro tra la visione federalista e la visione minimalista che abbiamo ereditato dopo lo shock planetario della Seconda Guerra Mondiale.
È tuttavia difficile dire se i ragazzi di oggi rischiano davvero di essere i "nuovi Barbari", di cui ha parlato Eugenio Scalfari sull'"Espresso", e cioè "una generazione di giovani vigorosi che scelgono nuove forme di linguaggio e lottano per costruire un futuro del tutto diverso dal nostro lascito": "Confesso – scrive Scalfari – che questa visione positiva dei barbari ha trovato fin qui scarso riscontro [...] Una società imbarbarita può avere una visione politica del bene comune? Ne dubito. Una visione del bene comune comporta un'assunzione di responsabilità poco compatibile con l'imbarbarimento. Le società imbarbarite sono piuttosto sedotte dal populismo e dall'antipolitica. Gli interessi particolari soverchiano quelli generali, lo Stato è considerato un nemico, la Costituzione un vincolo inutile, la legalità una parola vuota, una sorta di plastilina che ciascun interesse lobbistico modella a proprio uso e consumo". Barbari, non bamboccioni, non per forza degli incivili, ma persone appartenenti ad un'"altra civiltà", nel senso di un altro modo di pensare che non si sente del tutto erede di quello dei padri o delle generazioni precedenti e che arriva, in qualche caso, a immaginare di poter far senza alcune delle strutture che finora hanno regolato la società occidentale.
Non la pensa così per esempio Beppe Severgnini: lui che da giornalista ha seguito i giovani nell'ultima rivoluzione d'Europa, quella che ormai 25 anni fa ha portato alla caduta del Muro di Berlino, crede che i giovani di allora e quelli di oggi "si somiglino, anche se non lo sanno": "Oggi come allora nessun ventenne pensa di essere uno dei tanti ventenni della storia dell'umanità". Ma nonostante adesso siano sicuramente più rapidi e sintetici, i ragazzi si trovano a navigare senza bussola in acque incerte e agitate, cercando la loro via. La fine del binomio Est/Ovest che per molti di noi era tradotto ideologicamente in buono/cattivo, la sconfitta del comunismo e di tanti "ismi" non hanno portato effettivamente, almeno per ora, a un nuovo ordine.
Se è vero, come pensa il sociologo Domenico De Masi, che il futuro dei giovani, cioè il futuro del lavoro, dipende più dalle stampanti a 3D che non dalle norme del Jobs Act, allora è anche vero chela cesura tra giovani e vecchi non è altro che l'incomunicabilità tra chi ha vissuto nel mondo "analogico" e chi è "nativo digitale": questa separazione non significa soltanto che gli uni sanno usareil computer e muoversi sulla rete e gli altri no. In un mondo "gelatinoso" per dirla con Zygmunt Bauman, in cui il lavoro non creativo diminuisce di anno in anno grazie (o a causa) dell'innovazione, l'economia è guidata molto più dalle invenzioni che dalle regole, per buone e adeguate che esse possano essere. E quello dei giovani è proprio un modo di vivere diverso, che non può che interferire con la dimensione sociale di ognuno di noi, e dunque anche nei rapporti con le istituzioni.
Sicuramente i cambiamenti sociali continui "trascineranno" i giovani a trovare la loro nuova modalità di convivenza (leggere l'intervista dello psichiatra Vittorino Andreoli). Ma, anche senza dover condividere la tesi dell'imprenditore Oscar Farinetti che il sistema è sul punto di "rimbalzare" avendo toccato il fondo, non possiamo non domandarci quale sia lo stato delle istituzioni e la visione della società alla quale i ragazzi di oggi appartengono. Che istituzioni lasciamo alle generazioni che verranno? Siamo a un passaggio epocale in cui si è esaurito il modello di società che si era cristallizzato dopo la Seconda Guerra Mondiale, che aveva giustificato anche tante inefficienze o compromessi in nome della democrazia occidentale e che oggi sono destinati a non resistere a lungo, se non trovano altri fondamenti che ne consolidino il valore. Guardando al nostro Paese, i cambiamenti, a volte non coerenti, che hanno modificato le istituzioni anche radicalmente negli ultimi trent'anni si possono considerare superiori per l'impatto a una riforma organica delle stesse. Non solo è cambiato il modo di funzionare del nostro sistema parlamentare, ma le altre modifiche istituzionali, dall'introduzione di elementi di federalismo fino alla doppia modifica della legge elettorale, hanno ridotto il ruolo dei partiti e addirittura spostato i luoghi di decisione e infine anche modificato la classe politica.
Tutto questo è avvenuto in un clima di emergenza e di delegittimazione reciproca dei partiti – come ci racconta nelle pagine che seguono Luciano Violante –, in uno scontro destra/sinistra che oggi appare anacronistico. E, insieme alla crisi economica più grave dell'ultimo secolo e alla diffusione delle nuove forme di comunicazione digitale, ha portato, in Italia ma anche negli altri Paesi europei, alla nascita di nuovi movimenti di ispirazione più estremista e populista, che tendono tra l'altro a "smontare", senza proporre alternative, quei valori di solidarietà – valori costituzionali che oggi vengono sempre più spesso scambiati per debolezze e "buonismo", come ci ricorda la presidente della Camera Laura Boldrini – e di impegno a condividere la stessa sorte che nel sistema attuale sono risultati fondamentali anche per garantire i diritti, se non proprio a tutti, almeno a tanti.
La filosofa della politica Nadia Urbinati, nelle pagine che seguono, scommette su uno scenario in cui a un certo punto anche le istituzioni, compresi i partiti e l'informazione, dovranno evolversi ma restare come elemento necessario di mediazione – quasi un cuscinetto sociale e ideale – per permettere ai cittadini e dunque alla struttura degli Stati di cambiare senza disintegrarsi o trasformarsi in regimi populisti e autoritari. Nel silenzio degli intellettuali che, secondo quello che racconta il giornalista e scrittore Corrado Augias, per lo più "sono finiti a casa perché risentono dell'atmosfera generale e dopo una stagione in cui ritenevano di intervenire su qualsiasi problema nel vasto mondo, ora si sono rintanati... e vanno in giro a vendere i loro libri", resta da interrogarsi sulla teoria spietata a proposito della fine dell'"homo politicus" elaborata dal francese Christian Salmon nel suo ultimo libro La politica nell'era dello storytelling (Fazi, 2014). Anche senza tirare le estreme conseguenze dell'autore, fa riflettere la sua analisi: dopo la fine della contrapposizione frontale tra due modelli di pensiero, mentre gli Stati perdono di sovranità, la politica come l'abbiamo conosciuta negli ultimi due secoli "giunge al capolinea" e "i potenti non hanno più le sembianze dei sovrani ma quelle di soggetti di conversazione, di personaggi di serie Tv sui quali proiettiamo i nostri desideri contraddittori", non sono più a capo di istituzioni che fanno leggi e governano ma la "loro autorità è appesa al fragile filo della credenza collettiva", per cui "non viene eletto chi convince delle proprie capacità di agire ma del suo potere illusionistico".
Salmon usa la favola dei Vestiti nuovi dell'imperatore come metafora della politica di oggi, costretta a essere volontaristica e a lanciare perenni e ripetuti segnali di ottimismo senza potersi fermare sulla realtà e sulle difficoltà effettive del momento, rischiando di portare alla lunga auna deriva di promesse irrealizzabili. Ha senso dunque fermarsi e, come dice il ministro della Giustizia del governo Monti Paola Severino, chiedersi se "più che una riforma non sia necessario e utile gettare i semi di una battaglia culturale che parta dall'educazione". O forse, come ci suggerisce Emma Bonino, dovremmo provare a rialzare lo sguardo anche oltre i nostri confini, da dove, per paradosso, arrivano alcune speranze di impegno: proprio da luoghi che oggi consideriamo molto instabili e rischiosi.
Basta leggere il racconto della blogger tunisina Amira Yahyaoui, trent'anni appena compiuti e vincitrice del premio Chirac per la prevenzione dei conflitti, sul lavoro svolto dalla sua Ong al fine di garantire la trasparenza e l'accountability dei parlamentari del suo Paese alle prese con la scrittura della nuova Costituzione e con lo sforzo complesso di proseguire sulla via della democrazia laica e moderna, contrastando giorno per giorno gli estremisti ei fondamentalisti. Perché per le generazioni che verranno il rischio forse non è il re nudo di cui parla Salmon, ma il Pifferaio dei fratelli Grimm: se non troveranno il loro modo di stare dentro le istituzioni, anche per cambiarle, potrebbero finire per non distinguere l'importanza delle battaglie fatte nell'ultimo secolo, di non considerare essenziali diritti che oggi sono scontati e dunque anche a buon mercato, di faticare a distinguere le lungaggini e le inefficienze da quei meccanismi di convivenza democratica che nessuno di noi sarebbe disposto a sacrificare. E proprio cominciando da questa consapevolezza vi invito a cominciare il viaggio nelle pagine degli "Spassionati".
Gianna Fregonara
Università e mondo del lavoro: presentazione dei servizi di placement nei dipartimenti
Dove lavorano i laureati dell’Università di Pisa? Quali sono i servizi che l’Ateneo offre agli studenti e ai neolaureati per facilitare la transizione dal mondo della formazione a quello del lavoro? Quali strumenti sono a disposizione dei docenti per monitorare gli sbocchi occupazionali dei laureati? Quali sono le aziende più attive nel contattare i nostri laureati? Sono questi i temi che saranno affrontati nel corso di una serie di presentazioni promosse su iniziativa del Comitato Job Placement di Ateneo, coordinato dalla professoressa Monica Pratesi, delegata del rettore al Placement, e costituito dai docenti dei dipartimenti delegati dai direttori. Le presentazioni, aperte a tutti gli studenti e ai docenti interessati, sono state raggruppate in sei aree disciplinari. Gli studenti possono iscriversi agli incontri compilando la scheda disponibile alla pagina http://goo.gl/Vc7j3l.
Questo è il calendario delle presentazioni: area Agraria, Farmacia e Veterinaria (dipartimenti di Farmacia, Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali, Scienze Veterinarie), mercoledì 28 ottobre, ore 12.00-14.00, nell’Aula Magna del dipartimento di Scienze Veterinarie, in via delle Piagge 2; area Scienze giuridiche, economiche e sociali (dipartimenti di Economia e Management, Giurisprudenza, Scienze Politiche), giovedì 29 ottobre, ore 14.00-16.00, nell’Aula M1 del Polo Didattico delle Piagge, in via Giacomo Matteotti 3; area Scienze matematiche, fisiche e della natura (dipartimenti di Biologia, Chimica e Chimica industriale, Fisica, Informatica, Matematica, Scienze della Terra), giovedì 5 novembre, ore 15.00-17.00, nell’Aula Magna Edificio E, Polo Fibonacci, in via Filippo Buonarroti 4; Area Ingegneria (dipartimenti di Ingegneria civile e industriale, Ingegneria dell'energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni, Ingegneria dell’Informazione), lunedì 9 novembre ore 15.00-17.00, nell’Aula Magna Scuola di Ingegneria, in Largo Lucio Lazzarino; area Discipline umanistiche (dipartimenti di Civiltà e forme del sapere, Filologia, Letteratura e Linguistica), martedì 17 novembre, ore 16.00-18.00, nell’Aula R2 di Palazzo Ricci, in via Collegio Ricci 10; area Medicina (dipartimenti di Medicina clinica e sperimentale, Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’area critica, Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia), giovedì 26 novembre, ore 15.00-17.00, nell’Aula D della Scuola Medica, in via Risorgimento 55.
Per maggiori informazioni contattare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Antico Egitto: il fascino del reale oltre la fantarcheologia
Come sono state costruite le piramidi? E’ questa la domanda da cui partirà la conferenza di Lisa Sartini, independent researcher in egittologia, dal titolo "Antico Egitto: il fascino del reale oltre la fantarcheologia". L’appuntamento, che fa parte del ciclo "L'Egitto dei miti e dei falsi miti" organizzato in collaborazione con la sede pisana Archeoclub d'Italia, è per mercoledì 28 ottobre alle 17 alla Gipsoteca di arte antica dell’Università di Pisa (piazza S. Paolo all'Orto, 20).
Nel suo intervento Lisa Sartini mostrerà quali sono le reali attestazioni archeologiche e gli studi che sono stati compiuti fino ad oggi sulla costruzione delle piramidi, andando parallelamente a demolire le infondate teorie che vedono perfino un intervento alieno. L'antico Egitto ha infatti da sempre affascinato l'immaginario collettivo nel corso dei secoli: miti, magia e misteri si sono prestati a speculazioni e fantasiose ricostruzioni da parte di menti curiose e sedicenti archeologi che hanno cercato nel soprannaturale e nella fantascienza spiegazioni alle domande che da sempre l'uomo moderno si pone di fronte alla maestosità e alle conoscenze di quello straordinario popolo che furono gli antichi egizi.
Mobilitazione contro l'ISEE e occupazione dell'ex-GEA: la nota dell'Ateneo
A Pisa, come in tutta Italia, gli studenti stanno portando avanti la battaglia contro la revisione dei parametri ISEE. L'Ateneo pisano ha dato pieno appoggio alla mobilitazione degli studenti. Il Senato Accademico, nell'ultima seduta, ha deliberato una specifica mozione al riguardo e il rettore si è impegnato a portare nelle sedi istituzionali l'esigenza di revisione delle recenti modifiche ISEE: proprio ieri, infatti, era a Roma all’Assemblea della Conferenza dei Rettori, che ha approvato un documento per chiedere con forza al governo di “garantire il diritto allo studio, sottoponendo a un’attenta verifica il sistema di calcolo degli indicatori ISEE e individuando fonti di finanziamento in modo da assicurare la borsa di studio a tutti gli aventi diritto”.
Dopo l’Assemblea studentesca di martedì 20 ottobre relativa a queste tematiche - appoggiata dall’Ateneo con la sospensione della didattica - un gruppo di studenti ha occupato il complesso ex-GEA. L’Ateneo si è limitato, come sempre in questi casi, a segnalare il fatto agli organi competenti. Nel pomeriggio di giovedì 22 ottobre, di fronte a ripetute segnalazioni che denunciavano la sottrazione di libri dal magazzino presente nel complesso e all’evidenza che tali comportamenti erano ancora in corso, rendendo la situazione insostenibile, l’Università ha provveduto ad allertare il 113, come da preciso dovere di ogni pubblico ufficiale, senza sollecitare azioni di forza. Non appena venuto a conoscenza del precipitare della situazione, il rettore ha contattato il questore ed ha invitato due dei suoi prorettori a recarsi presso l’ex-GEA per cercare di evitare ulteriori degenerazioni.
La presenza dei libri all'interno del complesso ex-GEA è dovuta al fatto che tale sede è utilizzata come magazzino della Pisa University Press, la casa editrice dell’Ateneo, con una regolare movimentazione tipica dell’attività di un'azienda di questo tipo. Una parte minoritaria dei volumi è invece di proprietà della Regione Toscana ed è in attesa di riconsegna. Non c’è, dunque, alcun mistero sulle migliaia di testi presenti nella sede dell’ex-GEA, dove vi è un magazzino in piena funzione e non "un deposito clandestino di libri in condizioni di abbandono", come è stato ripetutamente sostenuto e ripreso anche dalla stampa.
La vicenda dell'occupazione dell'ex-GEA, con tutti i suoi sviluppi negativi, lungi dall’avere un nesso con la battaglia contro la revisione dei parametri ISEE, rischia di distogliere l'attenzione pubblica dalle stesse ragioni della protesta, a difesa del diritto allo studio, che vede l'Ateneo attivamente presente accanto agli studenti.
Insegnare la lingua inglese a soggetti dislessici
Quali sono le difficoltà che un soggetto affetto da dislessia affronta per imparare l’inglese? Quali sono gli strumenti che un insegnante può adottare per una didattica efficace della lingua straniera? Nel multidisciplinare panorama scientifico che negli ultimi anni sta caratterizzando gli studi sulla dislessia, un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha intrapreso un percorso che riguarda l’insegnamento e l’apprendimento della lingua inglese da parte di soggetti adulti con DSA, in particolar modo la dislessia evolutiva: «Malgrado si siano fatti molti passi in avanti in ambito neurocognitivo, lo studio dell’apprendimento delle lingue straniere da parte di dislessici è un settore ancora poco esplorato – spiegano Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti, responsabili dell’unità di ricerca sui DSA e l’apprendimento delle lingue del Centro Linguistico di Ateneo – È dunque ormai essenziale cercare di unire i vari settori della ricerca teorica e le pratiche riabilitative per arrivare a una didattica che, riconoscendo le difficoltà del soggetto dislessico, riesca a proporre metodi tali da consentirgli l’apprendimento della lingua straniera».
Il progetto si avvale della collaborazione della IRCCS Fondazione Stella Maris e del Centro per la Neurocognizione, Epistemologia e Sintassi teorica dello IUSS di Pavia e prevede un protocollo sperimentale per testare le abilità linguistiche e pragmatiche di due gruppi di partecipanti (dislessici e non-dislessici) in italiano L1 e in inglese L2. I test saranno somministrati prima e dopo la frequenza di un corso di inglese L2 specificamente progettato per questi soggetti, e poi nuovamente a distanza di qualche mese, per vedere se gli apprendimenti perdurano.
«In questa prima fase, il lavoro di ricerca si concentra sull’adattamento dei test esistenti e sullo sviluppo di materiale per il corso dedicato fondato sulle tecniche riabilitative e mirato a ridurre le difficoltà legate ai deficit insiti nel DSA – aggiungono Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti – Inoltre stiamo facendo una ricognizione e classificazione dei materiali didattici per l’insegnamento dell’inglese che si fondano su un approccio multimodale per valutare il loro possibile utilizzo con soggetti dislessici e i possibili benefici offerti da questi materiali, tenuto conto dei deficit specifici descritti dalla letteratura». Il progetto di ricerca sarà presentato in occasione della giornata su Dislessia e apprendimento dell’inglese organizzata da Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti, in programma venerdì 23 ottobre al Polo Carmignani.
Mobilitazione contro l'ISEE e occupazione dell'ex-GEA
A Pisa, come in tutta Italia, gli studenti stanno portando avanti la battaglia contro la revisione dei parametri ISEE. L'Ateneo pisano ha dato pieno appoggio alla mobilitazione degli studenti. Il Senato Accademico, nell'ultima seduta, ha deliberato una specifica mozione al riguardo e il rettore si è impegnato a portare nelle sedi istituzionali l'esigenza di revisione delle recenti modifiche ISEE: proprio ieri, infatti, era a Roma all’Assemblea della Conferenza dei Rettori, che ha approvato un documento per chiedere con forza al governo di “garantire il diritto allo studio, sottoponendo a un’attenta verifica il sistema di calcolo degli indicatori ISEE e individuando fonti di finanziamento in modo da assicurare la borsa di studio a tutti gli aventi diritto”.
Dopo l’Assemblea studentesca di martedì 20 ottobre relativa a queste tematiche - appoggiata dall’Ateneo con la sospensione della didattica - un gruppo di studenti ha occupato il complesso ex-GEA. L’Ateneo si è limitato, come sempre in questi casi, a segnalare il fatto agli organi competenti. Nel pomeriggio di giovedì 22 ottobre, di fronte a ripetute segnalazioni che denunciavano la sottrazione di libri dal magazzino presente nel complesso e all’evidenza che tali comportamenti erano ancora in corso, rendendo la situazione insostenibile, l’Università ha provveduto ad allertare il 113, come da preciso dovere di ogni pubblico ufficiale, senza sollecitare azioni di forza. Non appena venuto a conoscenza del precipitare della situazione, il rettore ha contattato il questore ed ha invitato due dei suoi prorettori a recarsi presso l’ex-GEA per cercare di evitare ulteriori degenerazioni.
La presenza dei libri all'interno del complesso ex-GEA è dovuta al fatto che tale sede è utilizzata come magazzino della Pisa University Press, la casa editrice dell’Ateneo, con una regolare movimentazione tipica dell’attività di un'azienda di questo tipo. Una parte minoritaria dei volumi è invece di proprietà della Regione Toscana ed è in attesa di riconsegna. Non c’è, dunque, alcun mistero sulle migliaia di testi presenti nella sede dell’ex-GEA, dove vi è un magazzino in piena funzione e non "un deposito clandestino di libri in condizioni di abbandono", come è stato ripetutamente sostenuto e ripreso anche dalla stampa.
La vicenda dell'occupazione dell'ex-GEA, con tutti i suoi sviluppi negativi, lungi dall’avere un nesso con la battaglia contro la revisione dei parametri ISEE, rischia di distogliere l'attenzione pubblica dalle stesse ragioni della protesta, a difesa del diritto allo studio, che vede l'Ateneo attivamente presente accanto agli studenti.
Pisa dà il benvenuto a studenti e ricercatori stranieri
Lunedì 19 ottobre, l'Università di Pisa, il Comune di Pisa, la Camera di Commercio di Pisa, in collaborazione con la Camera di Commercio di Lucca e la Camera di Commercio di Massa e Carrara, hanno dato il benvenuto a studenti e ricercatori stranieri dell’Università di Pisa in occasione dell’evento garagEra-smus4Tuscany Welcome Day presso l'Aula Magna Polo Piagge, Università di Pisa.
Con questo evento è stato dato il via al percorso di valorizzazione delle presenze nell’anno 2015/2016 di studenti e ricercatori internazionali su Pisa che mira a promuovere il territorio, le sue eccellenze. È stato inoltre fornito un orientamento sulla vita e le opportunità economiche dell’area vasta (Pisa, Lucca, Livorno, Massa Carrara).
Hanno partecipato in qualità di relatori Roberto Barale, prorettore alla ricerca scientifica-Università di Pisa, Marco Filippeschi, Sindaco di Pisa, Cristina Martelli, Segretario Generale Camera di Commercio di Pisa, Stefano Giovannelli, Direttore di Toscana Promozione, Paolo Ferragina, prorettore alla Ricerca applicata e l’innovazione dell’Università di Pisa, Roberto Camisi, Segretario Generale della Camera di Commercio di Lucca, Lucia Magneschi, Regione Toscana, Marilù Chiofalo, Assessore Comune di Pisa, la Director of Operations di garagErasmus Lia Chiara Miccichè, Francesco Cappè Presidente esecutivo Fondazione garagErasmus. nHa moderato l’evento la Prof.ssa Katherine Isaacs.
Un progetto per insegnare la lingua inglese ai dislessici
Quali sono le difficoltà che un soggetto affetto da dislessia affronta per imparare l’inglese? Quali sono gli strumenti che un insegnante può adottare per una didattica efficace della lingua straniera? Nel multidisciplinare panorama scientifico che negli ultimi anni sta caratterizzando gli studi sulla dislessia, un gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha intrapreso un percorso che riguarda l’insegnamento e l’apprendimento della lingua inglese da parte di soggetti adulti con DSA, in particolar modo la dislessia evolutiva.
«Malgrado si siano fatti molti passi in avanti in ambito neurocognitivo, lo studio dell’apprendimento delle lingue straniere da parte di dislessici è un settore ancora poco esplorato – spiegano Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti, responsabili dell’unità di ricerca sui DSA e l’apprendimento delle lingue del Centro Linguistico di Ateneo – È dunque ormai essenziale cercare di unire i vari settori della ricerca teorica e le pratiche riabilitative per arrivare a una didattica che, riconoscendo le difficoltà del soggetto dislessico, riesca a proporre metodi tali da consentirgli l’apprendimento della lingua straniera».
Il progetto si avvale della collaborazione della IRCCS Fondazione Stella Maris e del Centro per la Neurocognizione, Epistemologia e Sintassi teorica dello IUSS di Pavia e prevede un protocollo sperimentale per testare le abilità linguistiche e pragmatiche di due gruppi di partecipanti (dislessici e non-dislessici) in italiano L1 e in inglese L2. I test saranno somministrati prima e dopo la frequenza di un corso di inglese L2 specificamente progettato per questi soggetti, e poi nuovamente a distanza di qualche mese, per vedere se gli apprendimenti perdurano.
«In questa prima fase, il lavoro di ricerca si concentra sull’adattamento dei test esistenti e sullo sviluppo di materiale per il corso dedicato fondato sulle tecniche riabilitative e mirato a ridurre le difficoltà legate ai deficit insiti nel DSA – aggiungono Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti – Inoltre stiamo facendo una ricognizione e classificazione dei materiali didattici per l’insegnamento dell’inglese che si fondano su un approccio multimodale per valutare il loro possibile utilizzo con soggetti dislessici e i possibili benefici offerti da questi materiali, tenuto conto dei deficit specifici descritti dalla letteratura». Il progetto di ricerca sarà presentato in occasione della giornata su Dislessia e apprendimento dell’inglese organizzata da Gloria Cappelli e Sabrina Noccetti, in programma venerdì 23 ottobre al Polo Carmignani.
Nella foto: da sinistra Sabrina Noccetti, Joanna Nijakowska dell'Istituto di Anglistica dell'Università di Łódź (Polonia) - ospite della giornata di studio del 23 ottobre - e Gloria Cappelli.
Ne hanno parlato:
InToscana.it
Primo e secondo posto alla Start Cup Toscana per due idee dell’Università di Pisa
Sistemi avanzati di sorveglianza portuale con sensori radar; microcontrollori che interagiscono con persone e ambiente per rendere più concreto l’ “internet delle cose”; pneumatici “intelligenti” che monitorano lo stato di usura per prevenire incidenti . Sono queste le tre idee di impresa – le prime due nate da start up dell’Università di Pisa (Echoes e TOI - Things on internet), la terza dalla Scuola Superiore Sant’Anna (SMART Tyre) – che si sono aggiudicate la StartCup Toscana 2015 partendo da una rosa di dieci finaliste, classificandosi rispettivamente in prima, in seconda e in terza posizione. L’auditorium di Santa Apollonia a Firenze ha ospitato la cerimonia di premiazione della competizione che premia le idee innovative, nate in ambito universitario e più in generale della ricerca, e che le aiuta a trasformarsi in aziende che affrontano il mercato.
«Questo risultato è in continuità con la serie di successi e riconoscimenti ottenuti dai nostri spin off e dalle nostre start up a livello nazionale e internazionale - commenta Paolo Ferragina, prorettore per la ricerca applicata e l'innovazione dell'Università di Pisa - Il tutto è frutto di un grosso lavoro svolto negli ultimi cinque anni per la valorizzazione della ricerca e la promozione dell'innovazione nel nostro Ateneo. Entrambe le idee premiate nascono all’interno del percorso “PHD Plus” che quest’anno ha visto la collaborazione del dipartimento di Economia e management nel supporto alla stesura del business plan».
La Start Cup Toscana è organizzata dalle Università e dalle Scuole Superiori Universitarie della Toscana, con il supporto finanziario della Regione Toscana, in collaborazione con il Premio nazionale per l’innovazione.
La premiazione è stata preceduta dagli interventi di Monica Barni, vicepresidente del Consiglio regionale toscano; Marco Bellandi, prorettore al trasferimento tecnologico dell’Università di Firenze; Pierdomenico Perata, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, mentre la presentazione delle dieci idee di impresa finaliste è stata curata da Paolo Ferragina, prorettore per la ricerca applicata e l'innovazione dell’Università di Pisa. Andrea Piccaluga, delegato al trasferimento tecnologico della Scuola Superiore Sant’Anna, ha presentato le esperienze dei partecipanti all’iniziativa di formazione imprenditoriale Tuscan Start Up Academy, sostenuta dalla Regione Toscana.
La scelta delle tre idee ad alto contenuto tecnologico non deve essersi rivelata agile per la giuria, che ha voluto assegnare una quarta posizione ex aequo, suddivisa tra Laborplay, spin off dell’Università di Firenze, con le sue soluzioni informatiche per incrementare il benessere in azienda, e G999, con le sue macchine smart per la realizzazione di tessuti, iniziativa che ha mosso i primi passi a Prato.
Il denominatore comune delle idee di impresa che si sono aggiudicate l’edizione 2015 della Start Cup Toscana è l’alto contenuto tecnologico e la capacità di trasformare “buona ricerca” in soluzioni spendibili sul mercato. Il dato geografico, invece, riguarda Pisa: le tre startup salite sul podio sono “nate” all’Università di Pisa, per la prima e per la seconda posizione”, e alla Scuola Superiore Sant’Anna per la terza. Adesso, per le tre startup, inizia una nuova fase. Da un lato, l’accesso di diritto alla finale nazionale del Premio Nazionale per l’Innovazione e, dall’altro, la fase di trasformazione in impresa, con il relativo consolidamento. Operazioni possibili grazie ad attività formative, assistenza nella redazione di business plan e ai premi in denaro, messi a disposizione dalla Regione Toscana.
Di seguito una scheda delle idee di impresa vincitrici e delle quarte, ex aequo.
Prima classificata:
Echoes (Università di Pisa), ha sviluppato sistemi che incrementano e rendono più efficace la sorveglianza portuale mediante l’utilizzo di sensori radar, con capacità di formazione di immagini elettromagnetiche a corto raggio.
Seconda classificata:
TOI - Things On Internet (Università di Pisa), ha presentato soluzioni intelligenti caratterizzate dalla presenza di una serie di microcontrollori e sensori che interagisce sia con gli utilizzatori e l'ambiente circostante, con il supporto di infrastrutture cloud.
Terza classificata:
SMART Tyre (Scuola Superiore Sant’Anna), ha proposto sistema integrato per monitorare lo stato di usura degli pneumatici e per avere un continuo “cruscotto” per controllare lo stato di sicurezza dell’auto, grazie a sensori innovativi.
Ex aequo:
Laborplay Srl (Università di Firenze), ha offerto nuove soluzioni per valutare le risorse umane e in particolare le loro competenze “soft”, attraverso prodotti e servizi innovativi che prevedono elementi ludici; G999 proveniente da Prato, che ha realizzato macchine in grado di produrre tessuti triassiali attuando differenti tipologie di incrocio.
Ne hanno parlato:
Corriere Fiorentino
RepubblicaFirenze.it
ADNkronos
Nazione Firenze
InToscana.it
StampToscana.it
QuiNewsToscana.it
gonews.it
Luccaindiretta.it
Premio di studio in ricordo del professore Terreni
Venerdì 23 ottobre alle 10.30, nel corso della conferenza “Challanges for Connected and Embedded Automotive Systems” alla Scuola di Ingegneria dell’Università di Pisa, si svolgerà la commemorazione del professore Pierangelo Terreni (foto) e sarà assegnato un premio alla migliore pubblicazione di dottorato sui temi del convegno. Scomparso nel febbraio scorso, il professor Terreni è stato preside della facoltà di Ingegneria. La sua attività scientifica ha riguardato vari settori dell'elettronica e nell'ultimo periodo si è occupato di sistemi innovativi di propulsione per veicoli, approfondendo lo studio dei sistemi di controllo dei veicoli elettrici.
E proprio il ruolo delle ICT nel futuro dell’industria automobilistica è il tema del forum internazionale organizzato dall’Associazione MOVET che ha anche istituito il premio. Due giorni di dibattito, il 22 e 23 ottobre, che coinvolgeranno produttori, mondo accademico, enti pubblici, ingegneri e scienziati per fare il punto sui sistemi hi-tech, di sicurezza ed ecologici per i futuri veicoli da smart city. Nato nel 2013, il Centro d’Iniziativa su Motori, Veicoli e relative tecnologie (MOVET), che raggruppa grandi imprese e PMI, centri servizi e dipartimenti universitari fra cui anche quelli di Economia e Management e i tre di Ingegneria dell’Ateneo pisano, ha come fine quello di promuovere la valorizzazione delle competenze scientifiche, tecniche, organizzative e manageriali presenti in Toscana e impegnate o impegnabili ai fini dell’avanzamento, dell’innovazione e della competitività dell’industria dei veicoli e delle motorizzazioni e nelle tecnologie correlate.