Seminario di Business writing
Sabato 7 dicembre alle 14:30/18:30 nell' aula PN4 l'associazione "Gestionali in Opera" organizza un seminario gratuito aperto a tutti gli studenti dell' Università di Pisa dedicato al business writing.
Obiettivi del corso
Migliorare:
le abilità nella comunicazione verbale
le capacità di sintesi per rendere più effica llincisività e la chiarezza nella scrittura
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza
Programma
Spunti per ideare un concetto
Guida pratica: come semplificare un testo
Il valore della sintesi: I'ABC della scrittura
Free writing- emisferi celebrali
I capricci della punteggiatura: punti, due punti, punto e virgola
Come scrivere una mail
Come comporre l'oggetto
Come ripartire le informazioni
Come creare l'ipertesto
Docente
Fortunato Perez Giornalista;
Responsabile Comunicazione Istituzionale e direttore Ufficio Stampa Consorzio ELIS.
Iscrizioni:
inviare una mail con Nome, Cognome, Numero di telefono a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. dal 30/11 al 4/12.
fino ad esaurimento posti.
sabato 7 dicembre ore 14:30/18:30
aula PN4
Seminario gratuitoaperto a tutti gli studenti dell' Università di Pisa.
Obiettivi del corso
Migliorare:
le abilità nella comunicazione verbale
le capacità di sintesi per rendere più effica llincisività e la chiarezza nella scrittura
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza
Programma
Spunti per ideare un concetto
Guida pratica: come semplificare un testo
Il valore della sintesi: I'ABC della scrittura
Free writing- emisferi celebrali
I capricci della punteggiatura: punti, due punti, punto e virgola
Come scrivere una mail
Come comporre l'oggetto Come ripartire le informazioni Come creare l'ipertesto
Docente Fortunato Perez Giornalista;
Responsabile Comunicazione Istituzionale e direttore Ufficio Stampa Consorzio ELIS.
Iscrizioni:
inviare una mail con Nome, Cognome, Numero di telefono a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. dal 30/11 al 4/12.
fino ad esaurimento posti.
Horizon 2020 ed Erasmus+
In questi giorni sono usciti i bandi di Horizon 2020 ed Erasmus+, i programmi dell'Unione Europea che nei prossimi 7 anni regoleranno i finanziamenti per la ricerca, la formazione e la mobilità.
L'attuale Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha recentemente ricordato che programmi come Horizon 2020 ed Erasmus+ avranno il compito di far ripartire la crescita dell'Unione europea e invertire la direzione della crisi attraverso l'investimento in ricerca, istruzione e integrazione. Nel suo discorso sullo stato dell'Unione Barroso ha infatti dichiarato: "Horizon 2020 ed Erasmus+ sono diventati parte integrante del nostro budget allo scopo di indirizzare il prossimo settennato (2014-2020) verso il ritorno alla crescita".
Horizon 2020 è il nuovo programma dell'Unione Europea per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione, che va a sostituire il VII Programma quadro.
Vai alla pagina di Horizon 2020.
Vai alla pagina ufficiale di Horizon 2020.
Vai al Participant Portal di Horizon 2020.
Consulta i bandi.
Erasmus+ è il nuovo programma dell'Unione Europea per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport che combina i vecchi programmi Erasmus, Leonardo da Vinci, Comenius, Grundtvig, Gioventù in azione e i programmi di cooperazione internazionale (Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink).
Vai alla pagina ufficiale di Erasmus+.
Consulta i bandi.
Consulta la Programme Guide Erasmus+
Le scadenze sono molto vicine - aprile 2014 - ed è il momento di preparare le proposte!
Le iniziative dell'Università di Pisa
Allo scopo di informare, incentivare e favorire la partecipazione dei docenti e dello staff - oltre che dei propri studenti - alle due iniziative europee, l'Università di Pisa mette a disposizione competenze ed uffici in grado di informare e guidare gli interessati nella conoscenza dei diversi programmi.
Inoltre il rettore Massimo Augello ha recentemente nominato un suo delegato per i Programmi europei – la professoressa Ann Katherine Isaacs – che, lavorando a fianco dei professori Alessandra Guidi, Roberto Barale, Paolo Ferragina e Marco Guidi – rispettivamente prorettori per l'Internazionalizzazione, la Ricerca, l'Innovazione e la Promozione dell'internazionalizzazione – promuoveranno politiche e azioni mirate alla crescita di questo specifico settore.
Partecipare ai bandi
L'Università di Pisa intende far crescere significativamente il numero di proposte presentate dai propri ricercatori, facendo emergere le potenzialità che, senza gli adeguati finanziamenti, rischiano di non potersi esprimere, data anche la diminuzione dei programmi nazionali a favore della ricerca.
L'Ateneo intende inoltre promuovere l'elaborazione e la presentazione di progetti innovativi nel settore della formazione e mobilità, come i nuovi "partenariati strategici" e le "alleanze della conoscenza".
Per raggiungere questi obiettivi, offrirà un supporto tecnico all'individuazione dei bandi appropriati e alla formulazione delle proposte: questo servizio sarà affidato a una specifica Unità dell'Ufficio Ricerca e una nuova Sezione per la formazione e mobilità nell'area dell'Internazionalizzazione. Nel corso dell'anno saranno inoltre organizzati incontri informativi per le varie aree disciplinari.
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Contatti:
Prof.ssa Ann Katherine Isaacs
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Per Horizon 2020 rivolgersi a:
Direzione Ricerca e Internazionalizzazione
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tel. 050 2212594
Per Erasmus+ rivolgersi a:
Direzione Ricerca e Internazionalizzazione
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
tel. 050 2212157
Dall’antica erba 'scacciadiavoli' una protezione contro il diabete
Può una comune pianta mediterranea, usata nella tradizione per adornare immagini religiose e tenere lontano il diavolo, fornire una protezione contro lo sviluppo del diabete? Secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, le sostanze vegetali contenute nell'estratto di Hypericum perforatum - pianta erbacea molto diffusa nel bacino mediterraneo, ma presente anche in altre zone climatiche - sono capaci di proteggere le cellule pancreatiche produttrici d'insulina dai gravi danni infiammatori che conducono poi allo sviluppo del diabete giovanile. Lo studio intitolato "St. John's wort extract and hyperforin protect rat and human pancreatic islets against cytokine toxicity" è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Acta Diabetologica.
L'Hypericum perforatum, detto popolarmente erba di San Giovanni (St. John's wort), è una pianta dai caratteristici fiori gialli e dalle foglioline allungate che sembrano bucherellate se esaminate controluce. Questa erba, a cui venivano attribuite generiche proprietà lenitive, era tradizionalmente colta per adornare l'immagine protettiva di S. Giovanni Battista, tanto che nella tradizione è conosciuta anche come "erba scacciadiavoli".
I risultati oggetto della pubblicazione sono stati per ora ottenuti in laboratorio in cellule di origine animale e umana, usando metodi di microscopia e di biologia molecolare: "Il nostro è stato uno studio di fattibilità, che ha dimostrato che l'impiego di queste sostanze vegetali può effettivamente raggiungere lo scopo, cioè la protezione delle cellule produttrici d'insulina, comprese quelle umane, dai processi distruttivi che provocano il diabete giovanile", ha commentato il professor Pellegrino Masiello, docente del dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia, sezione di Patologia Generale.
L'obiettivo della ricerca condotta a Pisa nel laboratorio diretto da Pellegrino Masiello consiste nell'individuare e caratterizzare sostanze di origine vegetale, somministrabili per via orale e prive di effetti collaterali, che siano in grado di preservare la funzione e l'integrità delle cellule beta altrimenti destinate a essere distrutte da una reazione autoimmunitaria finora considerata inarrestabile. La rilevanza di tale progetto di ricerca è sottolineata dal fatto che esso ha ottenuto un finanziamento congiunto dalla Fondazione Telethon italiana e dalla "Juvenile Diabetes Research Foundation" americana.
Se da un lato il risultato è molto incoraggiante, il professor Masiello precisa che bisogna tener presente che le applicazioni concrete sono ancora lontane, in quanto gli effetti delle sostanze protettive vanno verificati in animali sperimentali e vanno inoltre approfondite le loro caratteristiche farmacologiche, di cui sappiamo ancora poco. "Il vantaggio di un impiego futuro dell'estratto di iperico come agente anti-diabetico deriva anche dal fatto che esso è stato ed è tuttora largamente utilizzato nel trattamento di pazienti affetti da sindrome depressiva, risultando ben tollerato e privo di effetti collaterali – aggiunge Masiello - Abbiamo anche studiato i meccanismi molecolari su cui si basano gli effetti protettivi dell'iperico e contiamo di presentarli in una prossima pubblicazione".
Il gruppo che ha condotto la ricerca è composto, oltre che dal professor Masiello, dalle dottoresse Michela Novelli, Matilde Masini, Luisa Martino, Svetlana Porozov, Anna Pippa e dal dottor Vincenzo De Tata, e si è avvalso della preziosa collaborazione della dottoressa Pascale Beffy (Istituto Fisiologia Clinica, CNR Pisa) e di ricercatori dell'Università di Verona (professoressa Marta Menegazzi, dottoressa Anna Sgarbossa), nonché dell'indispensabile contributo del professor Piero Marchetti, del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, per lo studio delle cellule umane.
Ne hanno parlato:
StampToscana
Dove va il Com(mercio)E(quo)S(olidale)?

Interverranno Monica Di Sisto (Fairwatch), Danilo Giusti (LiberoMondo) e Alberto Zoratti (Chicco Di Senape Bdm/Fairwatch)
Nell'incontro si parlerà dei possibili scenari sulle prospettive e sullo sviluppo del Commercio Equo e Solidale.
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Accolta in rettorato una delegazione kazaka
Giovedì 12 dicembre una delegazione di rappresentanti di alcune università del Kazakhstan ha fatto tappa a Pisa per una visita ufficiale. Gli ospiti, accompagnati dalla coordinatrice nazionale TEMPUS per il Kazakhstan Shaizada Tasbulatova, sono stati accolti al rettorato da Alessandra Guidi e Marco Guidi, rispettivamente prorettore per l'Internazionalizzazione e la Promozione dell'internazionalizzazione.
Da alcuni giorni la delegazione è in visita ufficiale presso le migliori università italiane per vagliare e approfondire le possibilità di cooperazione particolarmente nell'area medica, economica, della comunicazione e dei trasporti e dell'ingegneria. Gli ospiti kazaki hanno già visitato le università di Milano (Statale, Bicocca e Politecnico) e Firenze e, dopo Pisa, proseguiranno con la Sapienza di Roma, dove poi saranno accolti presso l'Ambasciata del Kazakhstan per un ricevimento organizzato in occasione del giorno della loro festa dell'indipendenza.
TEMPUS è un programma finanziato dall'Unione europea per sostenere la modernizzazione dell'istruzione superiore nei paesi partner dell'Europa orientale, dell'Asia centrale, dei Balcani occidentali e della regione del Mediterraneo, principalmente attraverso progetti di cooperazione tra università.
L'Università di Pisa coordina e partecipa in importanti progetti TEMPUS in Asia Centrale, quali TuCAHEA e ora UZHELTH e per questo motivo all'Ateneo è stata affidata l'organizzazione della visita italiana degli accademici kazaki.
Dal 2014 le attività attualmente previste da TEMPUS faranno parte del programma Erasmus+.
13 borse di studio per formare giovani scienziati
Entro il 6 gennaio è possibile partecipare al bando per il conferimento di 13 borse di dottorato di circa 38.000 sterline annue bandite nell'ambito del progetto Europeo Marie Curie PHOQUS, un programma coordinato dall'Università di Dundee (UK) che coinvolge 19 partner europei, tra cui 10 partner industriali e 9 partner accademici, incluso il dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa. Le borse offriranno ai giovani laureati l'opportunità di partecipare a un vasto programma di formazione interdisciplinare, con periodi di permanenza presso i partner industriali o accademici del Consorzio.
Le borse verranno conferite nell'ambito del progetto Europeo Marie Curie PHOQUS, un programma di dottorato della durata 3 anni, rivolto a giovani e brillanti laureati. Il programma è finalizzato a facilitare la crescita di giovani ricercatori con profilo altamente interdisciplinare, basato sull'integrazione di discipline quali le Scienze della Vita, Medicina, Fisica e Fotonica, nell'ambito dello studio di nuove metodologie per l'imaging in vivo.
I principali obiettivi della PHOQUS sono formare una nuova generazione di scienziati eccellenti nelle Scienze della Vita e nelle Scienze Fisiche, abbattendo le barriere culturali storicamente esistenti tra questi due differenti settori disciplinari, e sviluppare nuovi strumenti per la fotonica, favorendo il progresso della progettazione e sviluppo di strumenti più efficaci, piccoli e convenienti. Tutto questo deve avvenire utilizzando questi nuovi strumenti per indagare le dinamiche cellulari e molecolari che guidano il processo di divisione cellulare, attraverso anche l'impiego di tecniche di imaging innovative per studiare il ruolo e il comportamento delle cellule durante lo sviluppo embrionale e la progressione delle malattie.
I dettagli completi del programma e le informazioni su come partecipare al bando sono disponibili all'indirizzo www.phoqus.eu. Le borse di studio sono aperte a ricercatori che non abbiano risieduto o avuto la loro attività principale nel Regno Unito per più di 12 mesi negli ultimi 3 anni precedenti l'assunzione.
Ne hanno parlato:
Nazione Pisa
Tirreno Pisa
StampToscana.it
Controcampus.it
gonews.it
PisaInformaFlash.it
Nella Altmetric 2013 Top 100 un articolo firmato da ricercatori pisani
Secondo la Altmetric 2013 Top 100 è uno degli articoli scientifici che ha avuto maggiore impatto sul web, in particolare nei blog, nelle riviste on line e nei social media, piazzandosi al 60° posto a livello mondiale. Si intitola "Introito calorico e consumo alcolico inversamente correlati ai parametri del sonno in una popolazione di soggetti obesi" e descrive lo studio frutto di una collaborazione tra l'endocrinologia pisana e il National Institutes of Health (NIH) di Bethesda, negli Stati Uniti, pubblicato a gennaio 2013 sulla rivista "Nutrition & Diabetes".
Al centro della ricerca l'analisi del legame tra le caratteristiche del sonno e le abitudini alimentari, inclusa la tendenza al consumo di alcolici, in una popolazione di soggetti obesi che dormono abitualmente poche ore per notte. I ricercatori pisani autori dello studio sono Ferruccio Santini, associato di Endocrinologia all'Università di Pisa, Giulia Galli (nella foto, con il prof. Santini), all'epoca dello studio specializzanda, Paolo Piaggi, ingegnere allievo del professor Alberto Landi, del dipartimento di Sistemi elettrici e automazione che collabora da tempo su temi legati alla fisiopatologia dell'obesità, e l'illustre professor Aldo Pinchera, scomparso lo scorso anno. Al NIH di Bethesda ha collaborato allo studio Giovanni Cizza, docente che si è specializzato Pisa negli anni '80, oggi ricercatore affermato negli Stati Uniti.

Altmetric è una start up inglese la cui missione è tracciare e analizzare sul web tutte le attività intorno alla letteratura scientifica, misurare quanto è stato menzionato un articolo in rete, l'attenzione che ha ricevuto sui social media, l'impatto che sta avendo al di là delle tradizionali citazioni. Secondo il report di Altmetric, l'articolo dei ricercatori pisani è comparso più volte nei blog di scienza ed è stato menzionato in ben 601 tweet. E in effetti i risultati presentati dallo studio sono di grande rilievo e interesse, considerando l'elevata prevalenza di obesità e alterazioni del sonno nel mondo moderno, in particolare nella popolazione degli Stati Uniti di America.
"Con la nostra ricerca abbiamo verificato che, nei soggetti obesi, la ridotta durata del sonno e la presenza di apnee del sonno sono correlate a un aumento dell'introduzione calorica, con predilezione per i cibi grassi, e a un maggior consumo di alcool – spiega il professor Santini – In particolare è stata effettuata una valutazione trasversale su una popolazione di 118 soggetti obesi di un'età media di 40 anni, tra cui 91 donne pre-menopausa e 27 uomini.
Il diario alimentare, tenuto per 3 giorni consecutivi, è stato usato per valutare l'apporto calorico, la composizione dietetica in macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine), l'assunzione di alcool e di caffeina. La durata del sonno è stata valutata mediante actigrafo da polso e l'indice apnea/ipopnea è stato ottenuto mediante lo studio notturno della respirazione. "I soggetti che dormivano in media 6 ore per notte consumavano mediamente intorno alle 2000 calorie per giorno – aggiunge Santini - La durata del sonno e l'apporto calorico risultavano inversamente correlati e per ogni riduzione di 30 minuti della durata del sonno si osservava un aumento del consumo calorico di circa 83 calorie al giorno".
Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
gonews.it
Premiato laureato in Geofisica di esplorazione ed applicata
Si chiama Ettore Biondi, ha 25 anni, è di Genova e si è appena aggiudicato il primo premio "Gustavo Sclocchi" nell'ambito del concorso organizzato da SPE (Society of Petroleoum Engineers), EAGE (European Association of Geoscientists and Engineers) e Assomineraria per la sua tesi discussa all'Università di Pisa. Ettore, che si è laureato nel 2012 sotto la guida dei professori Alfredo Mazzotti ed Eusebio Maria Stucchi, ha frequentato il corso di studio magistrale in Geofisica di esplorazione ed applicata gestito dai dipartimenti di Scienze della Terra e di Fisica dell'Ateneo pisano.
La sua dissertazione finale che gli è valsa il prestigioso riconoscimento s'intitola "Forth order NMO non-stretch through iterative partial correction and deconvolution for time and offset varying waveforms" ed è stata selezionata tra una trentina di altri lavori presentati. La cerimonia di premiazione si è svolta il 10 dicembre nella sede ENI Exploration & Production a San Donato Milanese.
Ettore Biondi, che attualmente ha un assegno di ricerca alla Statale di Milano, ha così vinto 2.400 euro e per il futuro pensa agli Stati Uniti dove sta già facendo domande di dottorato in varie università.
Ne hanno parlato:
GoNews
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ControCampus
NotizieTiscali.it
Tirreno Pisa
Conviene investire in ricerca?
Si è tenuto martedì 10 dicembre, nella sede del Senato di Palazzo Madama, l'incontro sul tema "Scienza, innovazione e salute". L'iniziativa, a cui hanno partecipato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha affrontato temi che vanno dalla biomedicina alla fisica, dagli investimenti in ricerca al rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica e tra scienza e libertà. L'obiettivo primario è quello di ripristinare un utile dialogo tra il mondo della cultura scientifica e il mondo della politica e delle istituzioni.
All'incontro ha preso parte il professor Andrea Bonaccorsi, docente di Ingegneria economico-gestionale dell'Ateneo e componente del Consiglio direttivo dell'ANVUR, che ha tenuto una relazione dal titolo "Conviene investire in ricerca?".
Pubblichiamo di seguito il testo dell'intervento del professor Bonaccorsi.
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Conviene investire in ricerca?
In momenti di crisi economica e in presenza di un elevato debito pubblico anche la spesa per ricerca viene assoggettata alla dura disciplina dell'austerità. Le decisioni del governo e del Parlamento sono costrette a misurarsi con la ristrettezza delle risorse e quindi a porre di fatto, al di là della formalità, domande brutali: perché assegnare risorse alla ricerca a preferenza di altri settori della vita pubblica? Una volta assegnate le risorse, è possibile garantire un uso efficiente?
In questo intervento intendo offrire alla riflessione dei parlamentari alcune acquisizioni della ricerca economica sul ruolo della ricerca nelle società avanzate e sui principi di fondo con i quali finanziarla e gestirla. Accetterò quindi un terreno di gioco economico, pur sapendo che vi sono anche fondamentali motivazioni extra-economiche (culturali, sociali, di crescita della coscienza civile e delle istituzioni democratiche, di qualità della vita) per sostenere la ricerca.
Primo: investire in ricerca conviene
Assumendo un punto di vista economico, la spesa pubblica in ricerca deve essere considerata una spesa per investimento, non una spesa corrente. Infatti per definizione la ricerca produce effetti differiti nel tempo e presenta quindi tutte le caratteristiche della spesa per investimenti. La domanda economicamente rilevante è dunque: quanto rende la spesa in ricerca?
La ricerca può generare direttamente un ritorno economico. Questo effetto è evidente per la ricerca privata e si può misurare in riferimento ai profitti aggiuntivi che le imprese ottengono dai nuovi prodotti (innovazione di prodotto) e dalla riduzione dei costi e dal miglioramento della qualità (innovazione di processo). Anche per la ricerca pubblica è possibile identificare un ritorno economico diretto, ad esempio sotto forma di licenze sui brevetti delle università o di idee di ricerca che si trasformano in prodotti commerciali attraverso l'attività delle spinoff companies. E tuttavia l'esperienza di tutti i paesi avanzati suggerisce che l'impatto diretto è trascurabile. Persino nel caso della NASA è stato stimato che l'impatto diretto, in termini di prodotti che non si sarebbero mai realizzati senza la ricerca svolta internamente, era intorno al 10% della spesa, un livello chiaramente insufficiente a giustificare l'investimento. Quindi è un errore cercare la giustificazione economica della spesa in ricerca nell'impatto diretto. Questa è una prima lezione importante.
Quello che conta è l'effetto economico indiretto, che si manifesta in due dimensioni principali: gli spillover di conoscenza e la creazione di capitale umano.
Gli spillover sono i flussi di conoscenza che vengono generati dalla ricerca e che circolano nel sistema economico trovando applicazioni in settori anche molto lontani e con tempistiche imprevedibili. La telefonia cellulare non sarebbe mai nata senza la trasformata veloce di Fourier (FFT) e le banche non gestirebbero oggi in sicurezza l'home banking senza sistemi basati su una delle parti più astratte della matematica, la teoria dei numeri. Ma nessuno, nemmeno gli stessi ricercatori, poteva prevedere queste applicazioni.
La buona notizia è che oggi disponiamo di una stima di quanto valgono questi spillover in termini economici. Da alcuni decenni gli economisti hanno cercato di misurare non solo gli effetti diretti ma anche gli effetti indiretti, con varie tecniche di rilevazione, e poi, attraverso metodi finanziari che tengono conto del tasso di sconto, hanno sintetizzato le misure in un numero, chiamato tasso di rendimento. L'idea è semplice: un tasso di rendimento del 20% significa che per ogni 100 euro di investimento si riceve un flusso netto di 20 per ogni anno di vita dell'investimento. Il tasso di rendimento può quindi essere confrontato con quello di altri investimenti pubblici. Sebbene gran parte degli studi si siano occupati del rendimento della ricerca privata, in quanto l'impatto è maggiormente misurabile, vi sono anche importanti studi sull'impatto della ricerca pubblica.
La seconda buona notizia è che una volta misurato, questo tasso di rendimento è largamente superiore a quello di altri investimenti, sia pubblici che privati. Investire in ricerca conviene!
Alcuni degli studi sull'impatto economico della ricerca pubblica si soffermano su tre indicatori:
- La quota di innovazioni derivante dalla ricerca pubblica
- Il beneficio complessivo derivante dall'investimento in ricerca pubblica per tutta la durata dei loro effetti (da pochi anni a 20-25 anni)
- Il tasso di rendimento annuale.
Tutti gli studi confermano un impatto elevato; laddove si sia stimato il tasso di rendimento si ottengono valori compresi tra il 20 e il 50%. Ciò significa che, tenendo conto di tutti gli effetti diretti e indiretti, l'investimento si ripaga in 2-5 anni. Si tratta di tassi nettamente superiori ad altre forme di investimento pubblico.
La seconda forma di effetto indiretto è data dal capitale umano. Le istituzioni che producono ricerca producono anche, inscindibilmente, capitale umano qualificato. Quanto vale l'investimento in istruzione superiore? Anche in questo caso numerosi economisti si sono applicati in esercizi di stima, misurando l'aumento di reddito nell'intera vita lavorativa che è associato ai titoli di studio superiori (laurea o titoli post-laurea). Le stime più frequenti si attestano intorno ad un tasso di rendimento privato del 15-20% annuo, ed un tasso di rendimento sociale nello stesso range, anche se in genere più basso in quanto lo Stato sostiene una quota elevata della spesa. Anche in questo caso, si tratta di un rendimento superiore al costo del capitale e al livello medio degli investimenti industriali.
Secondo: la ricerca si (auto)governa attraverso il merito
La seconda evidenza risponde ad una domanda che in sede politica viene spesso legittimamente avanzata: posto che il risultato della ricerca è in gran parte immateriale e poco visibile, come evitare che i finanziamenti vengano allocati in modo inefficiente? Come evitare che il legislatore e il decisore pubblico siano indotti a finanziare attività che rientrano nell'interesse dei ricercatori, ma non della società? In altre parole, anche ammesso che si debba investire, come controllare l'allocazione dell'investimento tra i ricercatori?
Anche qui l'analisi economica ha fatto una scoperta interessante, ovvero che la produttività dei ricercatori è molto differenziata. L'evidenza è robusta. Se prendiamo i ricercatori più produttivi, ad esempio il top 1% dei ricercatori più citati al mondo, e li confrontiamo con quelli meno produttivi, scopriamo che non stanno su una retta che scende dolcemente, ma su una curva molto ripida. In altre parole, tra il primo 10% e l'ultimo 10% la differenza è enorme, assai più marcata di quella che si ha in altre attività professionali. In gergo tecnico, è in azione una legge di potenza.
Per quanto disturbante questa scoperta possa essere per il proprio ego, gli scienziati ci sono abituati, competono fieramente tra loro ma allo stesso tempo tributano con generosità i riconoscimenti ai loro colleghi più produttivi. Tra le ragioni che spiegano queste grandi differenze vi è il fatto che i ricercatori più brillanti arrivano a scoperte, a volte anche fondamentali, che aprono interi nuovi settori di ricerca. Più in generale, i ricercatori che acquisiscono maggiore visibilità internazionale attraggono maggiori finanziamenti, attirano gli studenti di dottorato migliori, creano laboratori, collaborano con i colleghi più stimolanti. Se giungono a scoperte importanti da giovani questi effetti sono ancora più pronunciati. Cumulando nel tempo gli effetti si giunge alle ampie differenze osservate empiricamente. Se poi i ricercatori produttivi si trovano insieme ad altri altrettanto di talento, allora nascono istituzioni (laboratori, istituti, dipartimenti) che possono mantenere elevati livelli di qualità scientifica anche per molti decenni.
L'implicazione di questa scoperta è molto chiara: la ricerca va sempre (sempre) governata con il merito. L'unica moneta che ha valore nella comunità scientifica è il riconoscimento del merito scientifico. Ciò significa due cose: che nemmeno un euro deve essere speso senza una rigorosa valutazione ex ante, sulla base della peer review, e che tutte le attività di ricerca (non solo quelle vigilate dal MIUR) dovrebbero essere sottoposte periodicamente ad una valutazione ex post.
Questa è anche una garanzia per il denaro pubblico. Se la spesa in ricerca viene allocata secondo criteri di merito, allora il Parlamento sa che non sarebbe possibile fare meglio, perché le risorse andranno proporzionalmente a coloro che possono utilizzarle nel modo più produttivo. Seguendo la traccia del merito, le comunità scientifiche si auto-organizzano, trovando al proprio interno le regole di funzionamento che massimizzano l'impatto positivo sulla società.
Ed è importante richiamare a questo Parlamento il fatto che la comunità scientifica italiana nel suo insieme, sia nelle università che negli enti di ricerca vigilati dal MIUR, si è appena sottoposta ad una valutazione che ha coinvolto tutti i ricercatori senza eccezione alcuna, e che ha portato a risultati trasparenti, consultabili in rete e confrontabili fin nei minimi dettagli. Parliamo della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) realizzata dall'ANVUR. Sulla base di questa valutazione verrà allocato il 66% della quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario per le università, a sua volta pari al 13,5% del Fondo. Nessuna amministrazione dello Stato si è sottoposta ad un esercizio simile per ampiezza, copertura, rigore di metodo e trasparenza, nonché per impatto sul finanziamento. Invito a riflettere su cosa potrebbe accadere se altre parti della Pubblica Amministrazione venissero sottoposte ad una valutazione esterna di questa portata.
Non potrebbe esservi controprova migliore del fatto che i ricercatori sono quasi per costituzione pronti a sottoporsi al giudizio del merito. Ciò nonostante è onesto riconoscere che permangono ancora tracce, talora consistenti, di vecchie abitudini orientate a favorire i legami di appartenenza e di cordata, nella opacità dei criteri di giudizio. Ma occorre dire con assoluta chiarezza che la strada del merito è tracciata ed è irreversibile.
Terzo: i ricercatori sono più produttivi da giovani
Veniamo ad una ulteriore acquisizione della analisi economica della scienza, che va sotto il nome di ciclo di vita degli scienziati. Si è osservato che la produttività dei ricercatori diminuisce con l'anzianità. L'intuizione è la seguente: nel produrre risultati scientifici i ricercatori "investono" nel proprio capitale umano. Mano a mano che si avvicinano alla fine dell'attività accademica investono sempre di meno, perché sanno che non potranno sfruttare i risultati. Questo effetto è stato trovato su tutti i campi scientifici, con poche eccezioni. Naturalmente vi sono singoli scienziati che hanno una straordinaria produttività fino ad età avanzata, come questo Parlamento fino a poco tempo fa ha potuto constatare con la presenza di Rita Levi Montalcini e come testimoniano numerosi ricercatori attivissimi. Occorre tuttavia guardare agli effetti aggregati, non alle eccezioni, per quanto luminose.
La conseguenza è evidente. Se una istituzione scientifica non ha un adeguato turnover, la sua anzianità media aumenta inesorabilmente. Con il passare degli anni, questo produrrà un calo della produttività scientifica.
Il fatto che i ricercatori sono più produttivi da giovani ha anche un'altra conseguenza importante: occorre programmare la politica della ricerca su un ampio orizzonte temporale. I giovani non strutturati devono sapere che vi saranno opportunità di inserimento, molto selettive, per le quali prepararsi a tempo debito. I ricercatori devono sapere che vi saranno opportunità di carriera per le quali pianificare l'attività. Niente è più dannoso al sistema della ricerca di un avanzamento di carriera che funziona a "stop-and-go": per molti anni nessuna opportunità, poi d'improvviso una finestra stretta da cui tutti devono passare. Esistono studi economici che mostrano come la produttività della ricerca cali vistosamente a fronte di un andamento discontinuo del reclutamento.
Occorre quindi arrivare presto ad una programmazione pluriennale, che consenta ai soggetti di aprire veri e propri programmi di reclutamento a lungo termine.
Quarto: trovare con creatività nuove forme di finanziamento della ricerca
Di fronte alle evidenze sopra richiamate, e soprattutto all'ampiezza dei ritorni economici dell'investimento pubblico in ricerca, viene da chiedersi perché il nostro paese continui a segnalarsi nella coda di tutte le classifiche internazionali.
Vorrei avanzare una congettura. I governi e il Parlamento non ragionano secondo il tasso di rendimento della ricerca pubblica. Se lo facessero, raddoppierebbero la spesa italiana in pochi anni, comprimendo altre componenti della spesa pubblica.
Come ci dice un altro filone della teoria economica, i governi e il Parlamento ragionano sulla base di procedure di budgeting. Conservano la spesa dell'anno precedente se tutto va bene, tagliano se vi è austerità. L'Italia si è infilata in un tunnel di spesa sostanzialmente costante, in termini reali, dopo un decennio di forte crescita negli anni '80, e da allora non si è più mossa. La strategia di Lisbona è passata come acqua fresca. La logica del budgeting, in assenza di vigorose decisioni politiche, ha condotto ad assoggettare la spesa per ricerca agli stessi tagli lineari del resto della pubblica amministrazione, in controtendenza rispetto ai principali paesi nostri competitori.
Avanzo una modesta proposta. Perché non esplorare, prendendo atto di una difficoltà persistente, che si è finora espressa con governi di diverso orientamento, strade alternative di finanziamento della ricerca? Suggerisco due possibilità:
- Valorizzare il ruolo delle grandi aziende pubbliche nelle quali il Tesoro mantiene una quota del capitale: perché oltre che incassare dividendi lo Stati non chiede, in quanto azionista, di allocare una parte piccola ma costante degli utili alla costituzione di fondi per la ricerca, basati su procedure rigorose di peer review, sul modello delle fondazioni private?
- Agganciare la spesa in ricerca a qualche voce di fiscalità generale con un meccanismo automatico. Suggerirei di allocare alla ricerca una quota della tassazione dei giochi. Nelle scommesse le persone mostrano di essere propense al rischio, a differenza della generalità degli individui. Ebbene, una parte della tassazione potrebbe andare ad altri soggetti propensi al rischio, i ricercatori.
Credo che occorra esplorare nuove strade, sulle quali avventurarsi anche sfidando la opinione comune. I ricercatori a questo sono abituati e sono pronti a fare la loro parte.
Andrea Bonaccorsi
docente di Ingegneria economico-gestionale e componente del Consiglio direttivo dell'ANVUR
Neuroscienze, tecnologia e lotta alla povertà nel workshop della ABF
Lo scorso 6 dicembre la Andrea Bocelli Foundation e il Massachusetts Institute of Technology hanno dato vita a un laboratorio vivo e animato nell'ambito della neuroscienza e della tecnologia di ausilio (workshop Challenges) e della lotta alla povertà (workshop Break the Barriers). Nel workshop Challenges (Sfide), sono stati presentati i risultati del progetto "Fifth Sense" sostenuto dalla Andrea Bocelli Foundation che vede coinvolti vari scienziati dello CSAIL (Computer Science Artificial Intelligence Laboratory) presso MIT. Il progetto si pone l'obiettivo ambizioso di riuscire a fornire le funzioni della vista alle persone non vedenti, in modo che possano recarsi da sole al lavoro, trovare gli uffici o i negozi che stanno cercando, leggere i nomi, o, entrando in una riunione o in un locale trovare la persona desiderata, camminare per la strada evitando gli ostacoli, vivere una vita autonoma e sociale senza dover dipendere dagli altri.
Intensa è stata anche la partecipazione di alcune tra le più importanti università italiane e americane in tema di innovazione tecnologica, le quali hanno presentato interessanti lavori sugli aspetti neurologici della visione, sulle protesi retiniche, le tecnologie di ausilio per la socializzazione, come il riconoscere i volti e le espressioni delle persone, i giochi per l'ausilio all'apprendimento dei bambini non vedenti.
In particolare, Antonio Bicchi, dell'Università di Pisa, si è soffermato sull'interazione tra le neuroscienze e la robotica, o meglio tra gli studi della percezione umana e la tecnologia per rendere i non vedenti indipendenti; mentre Bergamasco della Scuola Superiore Sant'Anna, presentando l'esperienza del Museo della Pura Forma, ha mostrato la forte relazione e integrazione tra i movimenti della mano attorno agli oggetti e i processi cognitivi legati al loro riconoscimento. Pelillo, dell'Università di Venezia, ha presentato una tecnologia in grado di incrementare la capacità dei non vedenti di relazionarsi in ambienti sociali complessi, di seguito Cattaneo dell'Università Milano Bicocca, ha approfondito invece gli aspetti cognitivi dei non vedenti e quali implicazioni essi abbiano per la loro formazione e crescita, Governi, dell'Università di Firenze ha presentato un modello di riproduzione 3D di dipinti. Infine Ugo Faraguna, dell'Università di Pisa, ha presentato un interessante lavoro sui sogni dei non vedenti.
Ad aprire i lavori è stato lo stesso maestro Bocelli, che è l'ideatore e l'anima pulsante della Fondazione nonché il proponente di possibili indirizzi verso cui la tecnologia, la ricerca e infine la produzione dovrebbe indirizzarsi per aiutare la risoluzione di problemi aperti.
"Il mondo è di chi fa, di chi si appassiona alla vita, scegliendo di stare dalla parte del bene, senza paura di mettersi in gioco - ha dichiarato il celebre tenore - Grazie alla felice sinergia innescata fra ABF e MIT, grazie a tanti illustri amici di queste due istituzioni, oggi verifichiamo potenzialità galvanizzanti, in merito allo sviluppo di soluzioni innovative per aiutare le persone a superare i limiti imposti dalle loro disabilità. Essere ottimisti, in questo caso, non è solo un dovere morale, è uno slancio supportato dai fatti. Ancora una volta, verifichiamo che i sogni possono diventare realtà, se ci crediamo davvero, e se siamo in molti a sognare. Qui a Boston, stiamo dando un contributo in più, alla luce di quell'imperativo che muove quotidianamente le nostre azioni: lasciare ai nostri figli un mondo migliore''.
Andrea Bocelli, insieme al presidente del MIT Reif e dell'ambasciatore Bisogniero, ha aperto nel pomeriggio anche il workshop "Break the Barriers".
Nell'ambito di questo programma la Andrea Bocelli Foundation ha organizzato insieme a J-PAL (Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab) sempre del MIT, una giornata di lavoro e di confronto con alcuni fra i ricercatori e operatori coinvolti nei programmi di aiuto e sviluppo nei paesi più poveri del mondo sui temi dell'acqua e dell'istruzione, temi che ABF sta affrontando nei progetti che sta sostenendo in Haiti.
Questo momento di riflessione nasce dalla volontà della Fondazione di condividere esperienze e ricerche in materia di salute, acqua e istruzione con J-PAL stessa, considerando quegli elementi che per ambedue le organizzazioni concorrono a determinare l'efficacia delle azioni stesse:
• l'insight, il cui fine è riconoscere i bisogni profondi, è la guida verso la strategia utile per arrivare alla soluzione possibile, e rappresenta una delle spinte all'inizio dell'attività;
• la perseveranza nel fare, base sostanziale per cambiare le condizioni;
• l'evidenza scientifica, la misura dei progressi allo scopo di migliorare l'insight, quindi ridefinire la strategia di intervento per accrescere l'impatto di queste stesse azioni, in un circolo virtuoso.
I tre elementi descritti danno infatti vita a un processo che può aiutare pubblico e privato a fornire strumenti e servizi utili alla collettività e questo a prescindere dai luoghi e dalle azioni.
"La collaborazione con MIT, il coinvolgimento di università italiane (Pisa, Firenze, Scuola Superiore Sant'Anna) - osserva la presidente della fondazione, Laura Biancalani - ma soprattutto il confronto tra diverse culture, ci dicono dell'importanza e della necessità di stimolare il dialogo e la conoscenza quali mezzi principali per la crescita comune.
Proprio per la sua valenza culturale, d'innovazione e sviluppo i due workshop sono stati patrocinati dal ministero degli Affari Esteri e sono stati inseriti nel programma ufficiale delle celebrazioni dell'Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti. (Comunicato della ABF)