Righe e colonne, dai papiri di Ercolano emergono le griglie per delimitare lo specchio di scrittura
Anche gli scribi antichi che esercitavano la loro arte sui papiri di Ercolano utilizzavano diversi tipi di griglie per delimitare lo specchio di scrittura. La prima conferma scientifica di questa consuetudine, di cui gli autori classici ci avevano tramandato notizia, si deve ai risultati del gruppo di lavoro del Progetto ERC Advanced Grant 885222-GreekSchools (https://greekschools.eu/), coordinato dal professor Graziano Ranocchia (nella foto a lato) del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, e dedicato all’analisi con tecniche avanzate dei papiri carbonizzati di Ercolano, custoditi presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. Lo studio che ha portato a questa importante scoperta è presentato sulla rivista “Scientific Reports”, pubblicata da “Nature portfolio”.
La pubblicazione, frutto della collaborazione di fisici, chimici e papirologi, ha evidenziato per la prima volta la presenza di vari tipi di griglie nei rotoli librari greci dell’antichità. Era già noto dagli autori classici che gli scribi antichi utilizzavano a questo scopo un righello e una rondella di piombo, la quale strofinata sulla superficie del papiro lasciava un’esile traccia appena visibile, che serviva a tracciare i confini dello specchio di scrittura. Mai finora ne era stata evinta traccia nei numerosissimi papiri a noi pervenuti dall’antichità, al punto che i moderni studiosi si sono arrovellati per decenni sul significato di tali testimonianze. Gli esperimenti di macro-fluorescenza a raggi X a scansione eseguiti su papiri ercolanesi della Biblioteca Nazionale di Napoli dal team del dottor Paolo Romano, dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale del Cnr (Cnr-Ispc) di Catania, e dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno fornito la prova sperimentale della correttezza di queste informazioni. Grazie alla strumentazione portatile sviluppata in Cnr-Ispc con il progetto MUR PON IR SHINE, sono stati rivelati per la prima volta diversi tipi di griglie costituite da linee di piombo disposte in senso ortogonale al fine evidente di delimitare spazi intercolonnari, colonne, intercolunni e singole linee di scrittura.
(a, c) mappa di distribuzione del piombo ottenuta tramite imaging MA-XRF su due superfici di papiro di 8,7×8,4 cm2 e di 6,9×5,7 cm2. Su concessione del Ministero della Cultura (credito fotografico: Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”, Napoli - Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale); (b, d) Immagine infrarossa a 950 nm. Le linee rosse indicano i bordi di ogni colonna, intercolunnio e linea di scrittura. Su concessione del Ministero della Cultura (credito fotografico: Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”, Napoli - Brigham Young University, Provo).
“Si tratta di una scoperta sensazionale per la papirologia, – afferma il professor Graziano Ranocchia – ora abbiamo conferma di quanto prima potevamo solo immaginare. È inoltre finalmente dimostrato che la sistematica inclinazione delle colonne di scrittura nei rotoli letterari, la cosiddetta Legge di Maas, era un fatto estetico intenzionale degli scribi antichi, e non un segno di mancata accuratezza grafica, come è stato da alcuni ipotizzato”.
“Lo sviluppo di strumentazioni e metodi non invasivi per l’analisi in situ sta portando importanti avanzamenti nella diagnostica dei beni culturali, – continua la dottoressa Costanza Miliani, direttrice del Cnr-Ispc – in particolare lo scanner XRF sviluppato da Ispc-Cnr per la piattaforma di accesso MOLAB dell’infrastruttura di ricerca E-RIHS permette di rivelare informazioni preziose sulla composizione chimica e la distribuzione degli elementi grazie a sensibilità e risoluzione spaziale senza pari, come per le ultra-tracce di piombo residuale delle line di scrittura dei papiri di Ercolano”.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dalla direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli, la dottoressa Maria Iannotti, che fin dall’inizio del suo mandato ha fortemente creduto nella necessità di stringere collaborazioni con università ed enti di ricerca per la valorizzazione dell’ingente patrimonio dell’Istituto da lei guidato, il quale comprende, oltre ai papiri, un’importante collezione di manoscritti antichi e incunaboli e, tra gli altri, importanti autografi di Giacomo Leopardi e Benedetto Croce: “Questo è un nuovo inizio per gli studi concernenti le nostre collezioni e un modello di cooperazione istituzionale da estendere ad altri casi dello stesso genere. A mio giudizio, la conservazione e la ricerca devono andare di pari passo e devono comunicare tra di loro a vantaggio sia dell’una che dell’altra”.
Questa collaborazione, che vede la Biblioteca Nazionale di Napoli per la prima volta cobeneficiaria di un progetto finanziato dalla Commissione Europea, è rafforzata anche dalla recente sottoscrizione di apposite convezioni sia con il Cnr-Ispc, sia con l’Università di Pisa.
“Da quando il Dipartimento da me guidato ha deciso di ospitare il Progetto GreekSchools – conclude la direttrice del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, la professoressa Roberta Ferrari (nella foto a lato) – le occasioni di collaborazione istituzionale e di visibilità pubblica delle nostre attività di ricerca sono notevolmente aumentate, anche con l’attrazione di altri progetti finanziati e il recente importante riconoscimento ministeriale del Dipartimento di Eccellenza 2023-2027, che con il Progetto CECIL si propone come avanguardia nel contrasto all’impoverimento linguistico”.
La sostenibilità diventa un gioco per bambini (e non solo)
Pisa - C’è un nuovo gioco da tavolo per spiegare ai bambini (e non solo) le sfide della sostenibilità. Si chiama Ecoesione e a idearlo sono stati i ricercatori dell’Università di Pisa che lo presenteranno a conclusione dell’omonimo progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente. L’appuntamento è il 5 maggio dalle 10 al Dipartimento di Economia e Management (Via Cosimo Ridolfi, 10); chi vuole, dalle 17 alle 19, potrà anche provare il gioco.
Alla giornata saranno presenti il professore Simone D’Alessandro dell’Università di Pisa, i veri autori del gioco Ecoesione, Tobia Teardo e gli altri ragazzi del Golem’s Lab ed Ennio Bilancini, esperto di gamification, direttore del GAME Science Research Center dell’IMT Lucca, insieme a rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni: Mara Cossu del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Laura Greco di A Sud, Alessio Di Addezio di Legambiente e Giulio Marcon di Fondazione Finanza Etica.
“Abbiamo sviluppato due versioni del gioco, una semplificata e gratuita che sarà distribuita nelle scuole elementari e medie e una più avanzata destinata anche agli adulti che vogliamo realizzare a partire da una campagna di crowdfunding che lanceremo nelle prossime settimane”, dice Simone D’Alessandro referente del progetto.
La versione base di Ecoesione è un gioco di carte strategico con due mazzi, uno rappresenta le risorse esauribili come gas, carbone e petrolio, l’altro il tipo di società che si vuole costruire a partire da quelle stesse risorse: vince chi ne riduce il consumo o lo azzera. La logica della versione del gioco più avanzata è la stessa, solo che in questo caso c’è una plancia da tavolo e il ventaglio delle scelte strategiche è maggiore.
“La cosa interessante è che all'inizio le risorse sembrano infinite – continua D’Alessandro - poi invece, rapidamente, si esauriscono, il che è un po’ quello che stiamo vivendo: da una società che ha ottenuto il suo benessere grazie all’uso dei combustibili fossili dobbiamo in fretta trovare modi alternativi per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.
Il 5 maggio sarà infine anche l’occasione per presentare un altro risultato del progetto Ecoesione. Si tratta di un toolkit online che permette agli utenti di costruire ipotetiche politiche ambientali e sociali e testarne gli impatti. Su questa piattaforma è stato lanciato il concorso “Crea la tua Italia sostenibile”. Sulla base di indicatori sia sociali e che ambientali, una giuria di esperti ha selezionato i cinque migliori scenari che i partecipanti alla giornata del 5 maggio voteranno scegliendo quello più desiderabile per il nostro futuro. Il vincitore o la vincitrice riceverà in premio una scatola completa del gioco da tavola Ecoesione.
“Quando i più forti sono anche i più cattivi”: maggiori sono i profitti più crescono le violazioni dei diritti umani per le aziende leader delle economie emergenti
I successi economici delle aziende delle economie emergenti come Cina o India si legano spesso con la violazione dei diritti umani. E’ questo quanto emerge da uno studio dell’Università di Pisa pubblicato su Business & Society, la rivista di punta dell’associazione internazionale per gli studi su impresa e società (IABS).
La ricerca ha riguardato 245 imprese provenienti da 8 paesi in via di sviluppo (Brasile, Cina, India, Malesia, Messico, Russia, Sudafrica e Tailandia) osservate dal 1992 al 2012. Il campione è composto da imprese leader che fanno parte del ranking Forbes Global 2000 come, ad esempio, la brasiliana Vale Corp, la cinese China Construction Bank, l’indiana Tata Motors o la Russa Gazprom.
“Abbiamo imparato che i cattivi nel mercato non sono necessariamente gli anelli più deboli, ma gli anelli più forti, quelli con le migliori performance economiche – commenta la professoressa Elisa Giuliani del Dipartimento di economia e management dell’Università di Pisa che ha coordinato lo studio – ma abbiamo anche verificato l’importanza delle norme nel regolare il comportamento di impresa: ridurre i cosiddetti governance gap dei governi è un passo fondamentale per disciplinare il mondo delle imprese e promuovere un capitalismo più responsabile”.
Dallo studio emerge che in media un raddoppio della prestazione economico finanziaria rispetto alle imprese globali dello stesso settore aumenta la probabilità di commettere abusi di circa il 25%. Gli abusi rilevati sono stati 366 di cui il 47% sono contro i lavoratori, 52% contro le comunità e solo l’1% contro consumatori. Le violazioni riguardano ad esempio i diritti del lavoro, cioè la mancanza di salari giusti, il lavoro minorile, la schiavitù moderna, la poca sicurezza e le discriminazioni sul lavoro, ma anche il diritto alla vita, alla salute, come nel caso di aziende che inquinano, sino all’uccisione di sindacalisti o attivisti.
“Alcune aziende dei paesi in via di sviluppo sono diventate leader mondiali nei loro settori, superando anche le principali concorrenti che provengono dalle cosiddette economie avanzate, questo però è accaduto a scapito dei diritti umani - continua Giuliani – Esistono però dei correttori che possono mitigare questo effetto se non anche invertire la tendenza, in primo luogo le norme di diritto nei paesi dove queste aziende vanno ad investire e secondariamente la presenza di un codice di autoregolamentazione aziendale in materia di diritti umani, che spesso le aziende adottano anche per mantenere una legittimità nel mercato globale, ma che può anche essere usato come strumento interno di pressione normativa”.
La ricerca da questo punto di vista ha ribaltato il pensiero dominante sull’argomento, ovvero che le imprese violino i diritti umani soprattutto quando sono costrette a prendere decisioni rischiose per aumentare le scarse performance economico-finanziarie, una visione che ha spesso relegato il problema alle aziende meno performanti e più marginali del capitalismo contemporaneo.
“L’evidenza empirica a supporto di questa visione teorica però è piuttosto inconcludente - ricorda Giuliani - I risultati di questo studio offrono spunti per ribaltare questa teoria e, almeno per il nostro campione, suggeriscono che sono invece le imprese di successo a violare maggiormente i diritti umani, questo perché sono disposte a tutto pur di restare al top della scala competitiva globale, assumendosi anche il rischio di essere sanzionate o dal sistema giuridico o dal mercato attraverso un danno reputazionale”.
“Ma questo risultato – chiarisce Giuliani - non è necessariamente limitato alle imprese nei paesi emergenti, questo studio non vuole puntare il dito contro queste regioni. Infatti, già nel 2010, un altro studio, tra i pochissimi ad oggi esistenti, mostrava come le imprese occidentali più esposte a comportamenti illegali fossero proprio quelle di maggior successo economico-finanziario. Il nostro studio rafforza quindi questa prospettiva con nuova evidenza e nuove interpretazioni teoriche.”
“In sintesi – conclude Giuliani - c’è una irresponsabilità sociale da parte delle grandi aziende di successo che ci impone un ripensamento del modello di capitalismo contemporaneo, che trascende il paese di origine di queste grandi imprese globali”.
La responsabilità e irresponsabilità sociale d’impresa, la misurazione delle performance sociali delle imprese e le strategie di legittimità delle imprese multinazionali sono fra gli interessi di ricerca della professoressa Giuliani, prima autrice del lavoro pubblicato su Business & Society. Giuliani, attuale prorettrice per la sostenibilità e l’Agenda 2030 dell’Università di Pisa, nel 2017 Giuliani ha fondato il centro di ricerca REMARC (Responsible Management Research Center) che dirige presso il Dipartimento di Economia e Management. Al centro sono affiliati anche gli altri due autori dell’articolo: Andrea Vezzulli, professore di Economia Applicata all’Università degli Studi dell’Insubria, e Federica Nieri, ricercatrice senior in Economia e Gestione delle Imprese dell’Ateneo pisano.
Llink all’articolo scientifico:
https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/00076503221144994
Pace, guerra e poteri segreti: in Sapienza un convegno con i giornalisti Stefania Maurizi e Nico Piro
Giovedì 4 maggio, alle ore 15.00, nell'aula magna nuova del Palazzo "La Sapienza", si terrà il convegno dal titolo "La prima vittima. Pace, guerra, poteri segreti", organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche e dal Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace (CISP) dell’Università di Pisa.
A partire dal detto secondo cui la verità è la prima vittima della guerra, il convegno si propone di analizzare le strategie di controllo del discorso pubblico che accompagnano le guerre contemporanee. I relatori sono Stefania Maurizi e Nico Piro, due giornalisti di fama internazionale che hanno dedicato le loro inchieste e i loro libri a questi temi.
Ricordiamo, in particolare di Stefania Maurizi “Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks” (Chiarelettere, 2021), e di Nico Piro “Maledetti pacifisti. Come difendersi dal marketing della guerra” (People, 2022).
Per partecipare è richiesta la prenotazione a questo link: https://pretix.eu/teledidatticalibera/primavittima/.
Al Polo Fibonacci 200 studenti delle scuole superiori incontrano l’evoluzionista Telmo Pievani
Giovedì 4 maggio, alle ore 11.00, nell’Aula Magna del Polo Fibonacci, oltre 200 studenti delle scuole superiori incontreranno Telmo Pievani, evoluzionista e ordinario presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Padova, dove ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche, per discutere del suo volume "Imperfezione: una Storia Naturale" (Raffaello Cortina Editore, 2019).
L’evento fa parte di Pianeta Galileo, iniziativa del Consiglio Regionale della Toscana cui partecipano le Università di Pisa, Firenze e Siena e che ogni anno offre alle scuole secondarie di secondo grado della Toscana occasioni di conoscenza e di approfondimento del sapere scientifico. In particolare l’iniziativa con Telmo Pievani fa parte del format "Primo incontro con la scienza”, che promuove la lettura di opere di divulgazione scientifica tra i ragazzi e le ragazze.
L’incontro all’Università di Pisa sarà introdotto e coordinato dai professori Gianna Del Corso e Sergio Giudici, organizzatori dell’evento e delegati del rettore presso il Comitato Tecnico Scientifico di Pianeta Galileo.
L’evento potrà essere seguito anche in streaming online all’indirizzo call.unipi.it/IncontroTelmoPievani.
Dal 3 al 5 maggio esperti a riuniti alle Benedettine
I familiari della dottoressa Capovani, alla luce delle straordinarie manifestazioni di affetto registrate in questi giorni, al fine di consentire l’ordinato svolgimento delle esequie previste per il giorno 30 aprile presso la Sapienza ed il doveroso rispetto del luogo messo gentilmente a disposizione dall’Università di Pisa, che può consentire una capienza massima di 300 posti a sedere, si vedono nella necessità di precisare che la partecipazione potrà essere consentita ai soli familiari, colleghi e amici e chiedono che, nel rispetto di quello che sarebbe stato il volere di Barbara, non siano effettuate riprese audio e video all'interno del Palazzo. Ringraziamo tutti per l’eccezionale e commovente partecipazione al nostro dolore. Chi vorrà manifestare la sua vicinanza a Barbara e dedicarle un ricordo, potrà partecipare alla fiaccolata previsto per il prossimo 3 maggio.
All’Università di Pisa convegno su integrazione fra medicina, metaverso e intelligenza artificiale
Selezioni per la nuova edizione dello “United Nations Youth Delegate Programme - Italy”
La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI-UNA ITALY), in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e con il patrocinio dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, organizza la nuova edizione dello “United Nations Youth Delegate Programme - Italy” (di seguito definito Programma). A tal fine saranno selezionati una giovane ed un giovane che ricopriranno il ruolo di UN Youth Delegate dell’Italia alle Nazioni Unite. L’incarico avrà durata annuale da settembre 2023 a settembre 2024.
Scadenza: 5 giugno 2023
Tutte le informazioni nel bando in allegato e sul sito.
La sostenibilità diventa un gioco per bambini (e non solo)
Pisa - C’è un nuovo gioco da tavolo per spiegare ai bambini (e non solo) le sfide della sostenibilità. Si chiama Ecoesione e a idearlo sono stati i ricercatori dell’Università di Pisa che lo presenteranno a conclusione dell’omonimo progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente. L’appuntamento è il 5 maggio dalle 10 al Dipartimento di Economia e Management (Via Cosimo Ridolfi, 10); chi vuole, dalle 17 alle 19, potrà anche provare il gioco.
Alla giornata saranno presenti il professore Simone D’Alessandro dell’Università di Pisa, i veri autori del gioco Ecoesione, Tobia Teardo e gli altri ragazzi del Golem’s Lab ed Ennio Bilancini, esperto di gamification, direttore del GAME Science Research Center dell’IMT Lucca, insieme a rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni: Mara Cossu del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Laura Greco di A Sud, Alessio Di Addezio di Legambiente e Giulio Marcon di Fondazione Finanza Etica.
La versione avanzata di Ecosione
“Abbiamo sviluppato due versioni del gioco, una semplificata e gratuita che sarà distribuita nelle scuole elementari e medie e una più avanzata destinata anche agli adulti che vogliamo realizzare a partire da una campagna di crowdfunding che lanceremo nelle prossime settimane”, dice Simone D’Alessandro referente del progetto.
La versione base di Ecoesione è un gioco di carte strategico con due mazzi, uno rappresenta le risorse esauribili come gas, carbone e petrolio, l’altro il tipo di società che si vuole costruire a partire da quelle stesse risorse: vince chi ne riduce il consumo o lo azzera. La logica della versione del gioco più avanzata è la stessa, solo che in questo caso c’è una plancia da tavolo e il ventaglio delle scelte strategiche è maggiore.
“La cosa interessante è che all'inizio le risorse sembrano infinite – continua D’Alessandro - poi invece, rapidamente, si esauriscono, il che è un po’ quello che stiamo vivendo: da una società che ha ottenuto il suo benessere grazie all’uso dei combustibili fossili dobbiamo in fretta trovare modi alternativi per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.
Il professore D'Alessandro che sperimenta con il figlio la versione base del gioco
Il 5 maggio sarà infine anche l’occasione per presentare un altro risultato del progetto Ecoesione. Si tratta di un toolkit online che permette agli utenti di costruire ipotetiche politiche ambientali e sociali e testarne gli impatti. Su questa piattaforma è stato lanciato il concorso “Crea la tua Italia sostenibile”. Sulla base di indicatori sia sociali e che ambientali, una giuria di esperti ha selezionato i cinque migliori scenari che i partecipanti alla giornata del 5 maggio voteranno scegliendo quello più desiderabile per il nostro futuro. Il vincitore o la vincitrice riceverà in premio una scatola completa del gioco da tavola Ecoesione.
Quando i più forti sono anche i più cattivi
I successi economici delle aziende delle economie emergenti come Cina o India si legano spesso con la violazione dei diritti umani. E’ questo quanto emerge da uno studio dell’Università di Pisa pubblicato su Business & Society, la rivista di punta dell’associazione internazionale per gli studi su impresa e società (IABS).
La ricerca ha riguardato 245 imprese provenienti da 8 paesi in via di sviluppo (Brasile, Cina, India, Malesia, Messico, Russia, Sudafrica e Tailandia) osservate dal 1992 al 2012. Il campione è composto da imprese leader che fanno parte del ranking Forbes Global 2000 come, ad esempio, la brasiliana Vale Corp, la cinese China Construction Bank, l’indiana Tata Motors o la Russa Gazprom.
“Abbiamo imparato che i cattivi nel mercato non sono necessariamente gli anelli più deboli, ma gli anelli più forti, quelli con le migliori performance economiche – commenta la professoressa Elisa Giuliani (foto) del Dipartimento di economia e management dell’Università di Pisa che ha coordinato lo studio – ma abbiamo anche verificato l’importanza delle norme nel regolare il comportamento di impresa: ridurre i cosiddetti governance gap dei governi è un passo fondamentale per disciplinare il mondo delle imprese e promuovere un capitalismo più responsabile”.
Dallo studio emerge che in media un raddoppio della prestazione economico finanziaria rispetto alle imprese globali dello stesso settore aumenta la probabilità di commettere abusi di circa il 25%. Gli abusi rilevati sono stati 366 di cui il 47% sono contro i lavoratori, 52% contro le comunità e solo l’1% contro consumatori. Le violazioni riguardano ad esempio i diritti del lavoro, cioè la mancanza di salari giusti, il lavoro minorile, la schiavitù moderna, la poca sicurezza e le discriminazioni sul lavoro, ma anche il diritto alla vita, alla salute, come nel caso di aziende che inquinano, sino all’uccisione di sindacalisti o attivisti.
“Alcune aziende dei paesi in via di sviluppo sono diventate leader mondiali nei loro settori, superando anche le principali concorrenti che provengono dalle cosiddette economie avanzate, questo però è accaduto a scapito dei diritti umani - continua Giuliani – Esistono però dei correttori che possono mitigare questo effetto se non anche invertire la tendenza, in primo luogo le norme di diritto nei paesi dove queste aziende vanno ad investire e secondariamente la presenza di un codice di autoregolamentazione aziendale in materia di diritti umani, che spesso le aziende adottano anche per mantenere una legittimità nel mercato globale, ma che può anche essere usato come strumento interno di pressione normativa”.
La ricerca da questo punto di vista ha ribaltato il pensiero dominante sull’argomento, ovvero che le imprese violino i diritti umani soprattutto quando sono costrette a prendere decisioni rischiose per aumentare le scarse performance economico-finanziarie, una visione che ha spesso relegato il problema alle aziende meno performanti e più marginali del capitalismo contemporaneo.
“L’evidenza empirica a supporto di questa visione teorica però è piuttosto inconcludente - ricorda Giuliani - I risultati di questo studio offrono spunti per ribaltare questa teoria e, almeno per il nostro campione, suggeriscono che sono invece le imprese di successo a violare maggiormente i diritti umani, questo perché sono disposte a tutto pur di restare al top della scala competitiva globale, assumendosi anche il rischio di essere sanzionate o dal sistema giuridico o dal mercato attraverso un danno reputazionale”.
“Ma questo risultato – chiarisce Giuliani - non è necessariamente limitato alle imprese nei paesi emergenti, questo studio non vuole puntare il dito contro queste regioni. Infatti, già nel 2010, un altro studio, tra i pochissimi ad oggi esistenti, mostrava come le imprese occidentali più esposte a comportamenti illegali fossero proprio quelle di maggior successo economico-finanziario. Il nostro studio rafforza quindi questa prospettiva con nuova evidenza e nuove interpretazioni teoriche.”
“In sintesi – conclude Giuliani - c’è una irresponsabilità sociale da parte delle grandi aziende di successo che ci impone un ripensamento del modello di capitalismo contemporaneo, che trascende il paese di origine di queste grandi imprese globali”.
La responsabilità e irresponsabilità sociale d’impresa, la misurazione delle performance sociali delle imprese e le strategie di legittimità delle imprese multinazionali sono fra gli interessi di ricerca della professoressa Giuliani, prima autrice del lavoro pubblicato su Business & Society. Giuliani, attuale prorettrice per la sostenibilità e l’Agenda 2030 dell’Università di Pisa, nel 2017 Giuliani ha fondato il centro di ricerca REMARC (Responsible Management Research Center) che dirige presso il Dipartimento di Economia e Management. Al centro sono affiliati anche gli altri due autori dell’articolo: Andrea Vezzulli, professore di Economia Applicata all’Università degli Studi dell’Insubria, e Federica Nieri, ricercatrice senior in Economia e Gestione delle Imprese dell’Ateneo pisano.