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Mercoledì, 09 Dicembre 2015 08:40

Un deserto che prende vita

zifideDalle rocce sedimentarie che compongono il deserto di Ica affiorano fossili di vertebrati marini che svelano i segreti dell’evoluzione degli antichi sistemi oceanici. Succede in Perù, grazie alle campagne di scavi intraprese dal 2006 da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Università di Pisa, che nel corso degli anni sono riuscite a riportare alla luce sull’altopiano di Pisco, lungo la costa meridionale del Paese, uno straordinario numero di fossili, tra cui il Leviatano, parente dell’attuale capodoglio ritrovato ormai alcuni fa. Il cuore di quello che possiamo definire il “laboratorio dell’evoluzione in ambiente marino” è il sito di Cerro Colorado dove, in un’area pari di circa 12 chilometri quadrati (più o meno coincidente con quella della città di Pisa), sono stati censiti 318 fossili di vertebrati marini risalenti a circa 10 milioni di anni fa.

Stavolta a dare informazioni sull’evoluzione della vita negli oceani sono stati i cetoteridi (una famiglia estinta di balene di piccola taglia) e gli zifidi (cetacei ancora oggi rappresentati, ma poco conosciuti per via delle loro abitudini di profondità). Le ultime campagne di scavo hanno gettato nuova luce sulle consuetudini alimentari di queste forme di cetacei 'primitivi': “Nella primavera dello scorso anno, durante lo scavo di uno scheletro quasi completo di cetoteride, ossa e scaglie di sardina sono stati rivenuti in corrispondenza della cassa toracica – racconta Alberto Collareta, dottorando dell’Università di Pisa che con i suoi studi sta cercando di ricostruire la struttura ecologica della fauna fossile della Formazione Pisco – Tali resti sono stati interpretati come il contenuto stomacale fossilizzato della balena. Sulla base di questo ritrovamento si ipotizza che il cetoteride di Cerro Colorado fosse un piscivoro che si alimentava “a boccate”, una strategia trofica che caratterizza tutte le balene che oggi si nutrono di pesci”.

cetoteride

Lo studio del contenuto stomacale, un oggetto molto fragile e dalla complessa architettura tridimensionale, è stato possibile grazie all'applicazione di metodologie di imaging per tomografia assiale computerizzata ad alta risoluzione (micro-CT) in collaborazione con i ricercatori dell'U.O. Radiodiagnostica 3 e dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa.

“A settembre 2014 è stato poi il turno dello zifide – aggiunge Collareta – La scoperta di un gran numero di scheletri parziali di sardina associati a uno scheletro di zifide è stato interpretato come evidenza di interazione trofica tra il cetaceo (il predatore) e i pesci (le prede). Questo record fossile supporta l'ipotesi che le abitudini abissali e la dieta a base di molluschi cefalopodi caratterizzino solo gli zifidi “moderni”, mentre l'estinzione delle forme più primitive potrebbe coincidere con la radiazione dei delfini, che ne avrebbero occupato la nicchia ecologica da predatori superficiali”.

Infine, entrambi i ritrovamenti indicano che, come anche oggi accade, le coste del Perù vedessero la presenza di ingenti banche di sardine che attiravano una grande diversità di vertebrati predatori. Questi due studi sono stati pubblicati in due articoli gemelli recentemente pubblicati su “The Science of Nature” e sui “Proceedings B of the Royal Society of London”. “Zifidi e cetoteridi costituiscono componenti importanti delle associazioni fossili a vertebrati marini del Miocene superiore (circa 12-5 milioni di anni fa) e dunque rappresentano tappe fondamentali nell’evoluzione dei cetacei e più in generale nella strutturazione dei moderni ecosistemi marini – conclude Collareta – Tuttavia, prima delle nostre ricerche nel deserto del Perù non avevamo nessuna testimonianza diretta del loro ruolo ecologico”.

Figura al centro microtac“Questi risultati – commenta Giovanni Bianucci, paleontologo del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, veterano del deserto del Perù e coordinatore di un progetto PRIN e di un National Geographic Grant – sono frutto del costante e meticoloso lavoro di campagna effettuato negli ultimi anni, che ha visto sul terreno un gruppo costituito da paleontologi dei vertebrati, micropaleontologi, geologi e vulcanologi. Tale impegno, che continua tuttora, è possibile grazie a progetti che coinvolgono scienziati delle università di Pisa, Camerino e Milano Bicocca e diverse istituzioni straniere. Grazie a questo genere di finanziamenti, giovani ricercatori italiani - laureandi e dottorandi - hanno avuto la possibilità di affrontare le grandi questioni dell'evoluzione oceanografica e biologica dell'ambiente marino in una delle aree più significative a livello mondiale, confrontandosi sul campo con scienziati provenienti da tutto il mondo. Un’esperienza - conclude Bianucci - che dimostra l'importanza, anche nell'ambito delle geoscienze, di un approccio multidisciplinare e integrato per raggiungere grandi risultati”.

Nelle immagini: in alto una ricostruzione di zifidi arcaici nel loro ambiente naturale mentre si nutrono di sardine, basata sull'associazione fossile scoperta a Cerro Colorado (illustrazione di Alberto Gennari); al centro Alberto Collareta mentre scava le mandibole di un cetoteride a Cerro Colorado; in basso micro-CT scan del contenuto stomacale fossile di un cetoteride di Cerro Colorado.


Ne hanno parlato: 
Ansa.it
Nazione Pisa
StampToscana
PisaInformaFlash.it 
PisaToday.it 
Controcampus.it  
Greenreport.it
gonews.it 
QuiNewsPisa.it

Lunedì, 07 Dicembre 2015 14:45

A Pisa una giornata 'Per Palmira'

palmira2Mercoledì 9 dicembre si apre alle 10, con il patrocinio della Commissione Nazionale per l’UNESCO, una giornata dedicata a Palmira e al tema del patrimonio archeologico nei territori sconvolti dalla guerra o a rischio. Può apparire inopportuno, forse risibile, parlare di salvaguardia del patrimonio archeologico, di siti distrutti o minacciati, in un momento come questo, dopo i morti di Parigi e con le migliaia di vittime innocenti di un Vicino Oriente sempre più a ferro e fuoco. “Eppure sono due facce di uno stesso problema, di un Giano mostruoso che di volti ne ha ben più di due.” dice la professoressa Marilina Betrò, organizzatrice della giornata insieme alla professoressa Cristina D’Ancona e al seminario di ricerca “The Learning Roads” del dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere. “Un’atroce gelida geometria collega le statue mutilate di Mosul alla Parigi sfregiata del 13 novembre: pietre, vite, manoscritti sembrano pesare lo stesso astratto niente per chi cerca di perseguire una sistematica strategia di cancellazione di valori e identità”.

Guarda la locandina dell'evento.

Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO, in un’intervista rilasciata lo scorso 22 agosto, ha detto: “Dobbiamo reagire, trattare questi attacchi alla cultura alla stregua di ogni altra questione di sicurezza internazionale, alla stregua di un'emergenza umanitaria. Perché è chiaro ormai che nella perversa strategia dei jihadisti si tratta della stessa cosa. Il patrimonio culturale è legato all'identità dei popoli. Non è solo questione di vecchie pietre, ma dei valori a esse connessi. Valori che parlano di tolleranza, di dialogo, di convivenza e mutuo rispetto. Cancellare le radici comuni è parte della loro strategia”.

palmira1È per questo motivo che l’Università di Pisa ha indetto una giornata “Per Palmira”: per onorare la memoria dell’archeologo siriano Khaled Al-Asaad, ucciso dai jihadisti per aver tentato di proteggere il sito di cui per anni era stato direttore, ma anche per riflettere e avviare la discussione sulle ragioni di un fenomeno che va ben oltre questa estrema iconoclastia, per interrogarsi sul contesto in cui nasce e per fare il punto sulla risposta della comunità scientifica internazionale.

Nella giornata del 9 dicembre interverranno su questi temi archeologi ed esperti, che in questa drammatica situazione operano o hanno operato fino a poco tempo fa: Palmira, la favolosa e plurimillenaria città carovaniera che la regina Zenobia portò all’apice del suo splendore nel III secolo d.C., sarà al centro della mattina, con l’intervento della direttrice della missione siro-italiana a Palmira, Maria Teresa Grassi (Università di Milano); alla Siria tutta (ma non solo) sarà dedicato il pomeriggio, con le relazioni di Stefania Mazzoni, che in Siria ha diretto per anni per l’Università di Pisa e ora per quella di Firenze la missione archeologica a Tell Afis, di Ettore Janulardo, Maurizio Paoletti, Cecilia Zecchinelli.

“È un problema complesso - commenta ancora Marilina Betrò - il mondo ha gridato giustamente indignato dinanzi all’esplosione dell’Arco di Trionfo di Palmira, ai templi polverizzati di Baal e Baalshamin, ma la distruzione del patrimonio dell’umanità non si esaurisce purtroppo nel solo operato dei jihadisti: mentre l’attenzione si focalizza su loro, la distruzione di Sergilla o di Khirbet Hass, capolavori della tarda antichità siriana, sotto i recenti bombardamenti russi è passata inosservata. L’orrore per le vittime della Jihad, che siano a Parigi o in Siria, non dovrà mai abbandonarci, ma non vanno nemmeno dimenticate le vittime innocenti di una situazione di conflitto che da anni insanguina tragicamente il Vicino Oriente, né le migliaia di persone in fuga dalla guerra, i profughi cui è dedicata la mostra allestita in questi stessi giorni in Gipsoteca”.

Foto di Gianluca Buonomini.

Leggi il programma della giornata.

 

adalovelace webBruce Sterling e Paul Di Filippo, tra più noti scrittori di fantascienza al mondo, sono solo i nomi di maggior richiamo di un parterre che include storici dell’informatica (Dorow Swade, Silvio Hénin), esperte di nuove tecnologie (Luigina Aiello, Jasmina Tesanovic) e cartoonist (Sydney Padua), che saranno a Pisa il 9, 10 e 14 dicembre per STEMpink, una serie di appuntamenti tra scienza e fiction attorno al tema “donne e tecnologia”, tutti a ingresso gratuito.

In occasione del bicentenario della nascita di Ada Lovelace, prima programmatrice informatica della storia e unica figlia legittima del poeta inglese Lord Byron, l’Università di Pisa e il Museo degli Strumenti per il Calcolo, in partnership con Fondazione Sistema Toscana e Fondazione Galileo Galilei, dedicano tre giorni a esplorare l’eredità intellettuale della matematica inglese. A introdurre la giornata del 14 dicembre lo scrittore Marco Malvaldi.

conferenza stampa okLe iniziative sono state presentate nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta al rettorato dell'Università di Pisa venerdì 4 dicembre, a cui hanno partecipato Nicoletta De Francesco, prorettore vicario, Fabio Gadducci, esperto di narrativa digitale e direttore del Museo degli Strumenti per il calcolo, Alfonso M. Iacono, presidente del Sistema Museale di Ateneo.

Il nome dell’iniziativa, STEMpink, è un gioco di parole tra l’acronimo STEM, che in gergo tecnico indica Science, Technology, Engineering and Mathematics (in rosa, in questo caso), e lo SteamPunk, filone della narrativa fantastico-fantascientifica ambientato in un mondo vittoriano alternativo.

È anche grazie a graphic novel e romanzi di fantascienza, infatti, che oggi il nome di Ada Lovelace è assurto a nume tutelare dell’informatica al femminile, con un linguaggio di programmazione a lei dedicato e alcune giornate internazionali (gli Ada Days) che ogni anno celebrano i successi riportati da donne nel campo scientifico.

lovelaceandbabbage

Tre gli appuntamenti a Pisa: il 9 dicembre con una serata al Cinema Arsenale, aperta da una “intervista impossibile” ad Ada (messa in scena da Paolo Mancarella e dai Sacchi di Sabbia), il 10 dicembre al Museo degli Strumenti per il Calcolo con una serie di interventi dedicati all’informatica fatta dalle donne (tra cui quelli di Bruce Sterling, Luigina Aiello e Jasmina Tesanovic) e il 14 dicembre, sempre al Museo del Calcolo, con relatori internazionali (previsto un servizio di traduzione simultanea) che illustreranno il progetto rivoluzionario sviluppato nell’Ottocento da Ada Lovelace e Charles Babbage, esplorando le suggestioni della (fanta)scienza vittoriana nella fiction contemporanea. Ad aprire il dibattito sarà Marco Malvaldi, a seguire interverranno, tra gli altri, lo scrittore Paul Di Filippo e Sydney Padua, autrice di una graphic novel che vede protagonisti proprio Lovelace e Babbage. Alcune tavole a fumetti saranno esposte al Museo degli Strumenti per il Calcolo durante STEMpink.

Il programma dettagliato delle tre giornate è disponibile a questo link

Ne hanno parlato: 
inToscana.it
Corriere.it 
QuinNewsPisa.it/3
gonews.it/3
Askanews.it 
PisaToday/2 
QuiNewsPisa.it/2 
gonews.it/2
Repubblica Firenze 
Corriere Fiorentino
Tirreno Pisa
Nazione Pisa 
Tirreno Pisa/2 
PisaToday
QuiNewsPisa.it 
StampToscana.it 
Eventi in Toscana
Pisa24 
gonews.it
Gazzetta di Firenze 
InToscana.it 
TirrenoPisa.it 
PisaInformaFlash.it 
OrgoglioNerd.it 
TuttaFirenze.it 
LaPrimaPagina.it
GazzettadiLucca.it 
RepubblicaFirenze.it

trading didatticaNel contesto universitario italiano è da tempo in atto un cambio di paradigma che dovrebbe portare lo studente al centro della pianificazione (e della realizzazione) dell’offerta didattica, passando da un modello “input”, incentrato sul professore e ciò che insegna, a un modello “output”, incentrato su chi apprende e sulle competenze che acquisirà durante gli studi. Ma fino a che punto e in che modo è possibile realizzare questo modello?

Per confrontarsi e discutere di questo tema, il MIUR e la CRUI invitano a partecipare all’evento “Promuovere l’apprendimento incentrato sullo studente nelle istituzioni di istruzione superiore”, che si terrà a Pisa, al Polo Fibonacci, il 10 e l’11 dicembre. L’evento si colloca tra le attività previste dal progetto CHEER (Consolidating Higher Education Experience of Reform), un’iniziativa promossa dal MIUR e finanziata dalla Commissione europea attraverso il Programma Erasmus+, per sostenere il processo di convergenza del sistema di istruzione superiore italiano verso il modello condiviso delineato dal Processo di Bologna.

L’evento intende proporsi come momento in cui confrontarsi su comuni esperienze, successi e difficoltà, nel realizzare una didattica moderna e al passo con le esigenze della nostra società e dei giovani: «Sebbene l’incontro sia principalmente rivolto a chi negli atenei ha la responsabilità istituzionale di promuovere una didattica moderna e funzionale alle esigenze odierne – spiega la professoressa Katherine Isaacs – sarà gradita la partecipazione anche di altre persone interessate, quali studenti, membri dei consigli e singoli docenti. È infatti nostra convinzione che la didattica incentrata sullo studente implichi soprattutto un cambiamento di prospettiva, un cambiamento di atteggiamento: è possibile stimolare il singolo docente a “ripensare” il suo modo di condurre la didattica? Che cosa ne dicono o pensano gli studenti? In che modo possiamo promuovere una maggiore consapevolezza e responsabilità dello studente rispetto al processo di apprendimento? Queste sono alcune delle questioni di cui vogliamo discutere nel corso delle due giornate».

A partire da questi elementi di riflessione, obiettivo finale dell’incontro è la formulazione di alcune linee guida e raccomandazioni da condividere con la CRUI e il MIUR.

Venerdì, 04 Dicembre 2015 14:52

A Paolo Dario il 'Campano d'Oro' 2015

campano dario1È stato conferito al professor Paolo Dario il "Campano d'Oro" 2015, il prestigioso e ambito riconoscimento che l’Associazione laureati dell’Ateneo pisano (ALAP) assegna ogni anno, in collaborazione con l'Università, a illustri personalità che si sono laureate a Pisa. La cerimonia si è svolta negli Arsenali Repubblicani, di recente riportati a nuova vita dopo un'opera di riqualificazione. Il professor Dario è professore ordinario di Robotica Biomedica alla Scuola Superiore Sant'Anna, direttore dell’Istituto di BioRobotica della stessa Scuola e del Polo Sant’Anna Valdera. I suoi principali interessi di ricerca si sono rivolti al campo della biorobotica e della robotica per chirurgia, per microendoscopia e per riabilitazione. Studioso di rilievo internazionale, su questi temi ha pubblicato oltre 180 articoli su riviste internazionali e 300 fra capitoli di libri internazionali e articoli in atti di congressi internazionali, ricevendo premi scientifici per alcuni di essi. Il professor Dario è anche titolare di circa 50 brevetti internazionali.

 

La cerimonia è stata aperta dai saluti del rettore Massimo Augello, cui è seguita la Laudatio tenuta dal professor Franco Mosca. Subito dopo, il presidente dell'ALAP, Paolo Ghezzi ha letto le motivazioni del conferimento e consegnato al premiato la medaglia che raffigura la Torre del Campano. L’intervento del professor Dario ha preceduto l'omaggio musicale preparato dal Coro dell'Università di Pisa, diretto dal maestro Stefano Barandoni.

campano dario2Nel suo intervento, il rettore ha sottolineato la riconosciuta eccellenza sia del Centro di Ricerche in Bioingegneria e Robotica "Enrico Piaggio" dell'Università di Pisa, sia dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, diretto appunto dal professor Paolo Dario, e ricordato le comuni radici: "queste due strutture - ha detto - hanno un'origine comune, che deriva dalla tradizione che Pisa vanta nel campo dell'ingegneria e che ha come momento fondativo l'istituzione nel lontano 1965 – e dunque esattamente 50 anni fa - del 'Centro per l'automatica', nato nella Facoltà di Ingengeria con l'obiettivo di svolgere studi e ricerche sull'automazione nell'industria. Il Centro, che venne intitolato a Enrico Piaggio, fu fortemente voluto dall'allora rettore, il professor Alessandro Faedo, che ne fu anche il primo Direttore".

Dopo aver sintetizzato i tratti fondamentali della sua biografia di studioso, il professor Augello ha concluso che "in definitiva, il professor Paolo Dario si è dimostrato per molti aspetti un 'lucido visionario', riuscendo a tracciare in anticipo sentieri poi battuti dai più all'interno delle nostre Istituzioni. Con la sua attività, ha saputo indicare a tutti noi il percorso da seguire per rinnovare e accrescere il prestigio di cui le università pisane godono nel mondo, partendo dalla capacità di progettare e di muoverci come un sistema coeso".

Leggendo le Motivazioni del riconoscimento, il presidente ALAP, Paolo Ghezzi, ha evidenziato che "Paolo Dario è senza dubbio uno dei principali artefici dello sviluppo tecnologico e applicativo nel settore della robotica mondiale... Le sue ricerche internazionali, i suoi studi e le sue pubblicazioni scientifiche sono divenute punto di riferimento per intere generazioni di ingegneri, medici e tecnici del settore anche se a lui si deve un tributo particolare per il grande intuito nello sviluppo industriale e applicativo della robotica e delle ricerche correlate. In particolare nel settore biomedico".

campano dario3Il premio del “Campano d'Oro” è stato istituito nel 1971 come riconoscimento a ex allievi dell’Ateneo pisano che si siano distinti nel campo della cultura, della scienza, dell’industria e delle professioni. “È una delle più significative iniziative organizzate dall'ALAP in collaborazione con l’Università – ha commentato il presidente dell’ALAP, Paolo Ghezzi – Negli anni sono stati premiati personaggi come Carlo Rubbia, Giuliano Amato, Marcello Pera, Tiziano Terzani, Remo Bodei, Antonio Cassese, oltre ad Andrea Bocelli e Vando D'Angiolo, Edda Bresciani ai quali è andato il Campano negli ultimi tre anni. ALAP è un’associazione che fa ormai parte del tessuto cittadino. Le varie cerimonie che organizza, come le ‘Nozze d’Oro e d’argento con la laurea’ e la stessa celebrazione di Curtatone e Montanara, vogliono sottolineare questa mission culturale. Anche la nostra rivista ‘Il Rintocco del Campano’ è un faro posto sul presente attraverso il nostro passato”. 

logo PNIECHOES e TOI, i progetti nati da due start up dell’Università di Pisa vincitori della Start Cup Toscana 2015, hanno partecipato al Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI) 2015 che si è tenuto a Rende, in provincia di Cosenza, venerdì 4 dicembre, classificandosi tra i 4 finalisti a livello nazionale per la categoria ICT, in cui erano stati selezionati 16 concorrenti. L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Università della Calabria e con il supporto della Regione Calabria.

Il PNI è il prestigioso riconoscimento istituito nel 2003 da PNICube – l’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari – per diffondere la cultura d’impresa in ambito universitario e accorciare le distanze tra ricerca e mercato. Quest’anno sono 63 i progetti che hanno avuto accesso alla finale del premio, progetti vincitori delle 18 competizioni regionali (StartCup) che coinvolgono oltre 50 tra università, incubatori e istituzioni quali il CNR, l’Enea e l’Istituto Italiano di Tecnologia, e che hanno visto quest’anno la partecipazione di 3.253 imprenditori, o aspiranti tali, per un totale di 1.278 idee e 608 business plan presentati.

Obiettivo del PNI è sostenere la nascita di imprese ad alto contenuto di innovazione e promuovere lo sviluppo economico dei territori delle competizioni locali. Inoltre il PNI mira a diffondere la cultura d’impresa in ambito accademico e a favorire il rapporto tra i ricercatori, il mondo dell’impresa e della finanza.

ECHOESEchoes, già riconosciuta spin off del Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (CNIT) e in fase di accreditamento per l’Università di Pisa, è nata come start up innovativa nel mese di luglio. I soci fondatori hanno sviluppato le proprie competenze nel dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e presso il laboratorio RaSS del CNIT, nel ruolo di ricercatori e dottorandi impegnati in progetti di ricerca e sviluppo nelle tematiche relative alla sensoristica radar e al telerilevamento.

La società sta sviluppando un radar FMCW interferometrico multicanale per applicazioni di imaging 3D oltre a un radar passivo DVB-T multicanale per sorveglianza costiera. I principali requisiti consistono in un sistema innovativo di monitoraggio strutturale/ambientale a corto e cortissimo range, mediante l’utilizzo di algoritmi che permettono la sorveglianza di aree e strutture in tutte le condizioni climatiche e di visibilità, attraverso l'utilizzo di sensori radar ad alta risoluzione e basso impatto ambientale.

VIPER trivelliTOI – Things on Internet è una start up nata nel 2014 per iniziativa di un gruppo di ingegneri e designer dell’Università di Pisa. La missione di TOI è sviluppare prodotti software per dar vita all’Internet delle cose. L'idea proposta alla Start Cup Toscana si basa sull’applicazione in diversi settori di mercato di soluzioni intelligenti caratterizzati dalla presenza di una serie di microcontrollori e sensori che interagisce sia con gli utilizzatori e l'ambiente circostante, con il supporto di infrastrutture cloud.

La principale tecnologia utilizzata per lo sviluppo dei prodotti è VIPER, di cui TOI è licenziataria esclusiva in Europa. VIPER è un software Open Source molto innovativo che permette lo sviluppo di microcontrollori e soluzioni interattive in linguaggio di programmazione Python. Nel piano di sviluppo triennale, la soluzione interattiva hardware + software interattivo è applicata al settore della refrigerazione industriale, al settore nautico e quello retail. Il vantaggio strategico si basa sulla possibilità di adattare la stessa filosofia di sviluppo a mercati differenti, garantendo quindi la scalabilità commerciale.

informhabileAll’Università di Pisa apre lo sportello Informhabile, un punto informativo sullo sport pensato per le persone disabili che sarà presto operativo presso gli uffici dell’USID, l’Unità di Servizi per l’integrazione degli studenti con disabilità. Lo sportello è stato istituito grazie a un protocollo d’intesa con il CIP, il Comitato Italiano Paraolimpico (Comitato Provinciale di Pisa e il Comitato Regionale Toscana), che è stato firmato giovedì 3 dicembre, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Alla cerimonia hanno partecipato il rettore Massimo Augello, il professor Paolo Mancarella, delegato per la Disabilità dell’Università di Pisa, Massimo Porciani, presidente del CIP Toscana, Carlo Macchi, presidente del CIP della Provincia di Pisa e alcuni studenti atleti impegnati nei campionati paraolimpici, tra cui Alessia Biagini, quattro volte campionessa italiana di scherma.

Lo sportello Informhabile sarà operativo negli orari di apertura dell’USID e, oltre a fornire all’utenza tutte le informazioni relative alle attività sportive per disabili, avrà come ulteriore obiettivo sensibilizzare le realtà territoriali su queste tematiche.

informhabile2

“L’USID è da anni impegnato nella promozione di politiche attive per l’integrazione in ambito universitario degli studenti con disabilità e tra queste c’è anche lo sport, un veicolo eccezionale di integrazione”, ha ricordato il rettore Massimo Augello.

“Le attività sportive specifiche per i disabili sono promosse dal nostro Ateneo attraverso il CUS e spesso hanno visto i nostri studenti primeggiare in campionati nazionali come la scherma e l’ippica – ha aggiunto il professor Paolo Mancarella – L’accordo che firmiamo oggi con il CIP permetterà ai ragazzi di avere a disposizione personale preparato e materiale informativo specifico per documentarsi sulle possibilità di fare sport nella nostra università”.

“L’iniziativa dello sportello Informhabile fa parte del più ampio Progetto SportHabile, avviato dal CIP con istituzioni e associazioni del territorio per promuovere la riabilitazione e l’integrazione dei disabili attraverso lo sport – ha commentato Massimo Porciani – Uno sportello come “Informhabile” trova dunque una collocazione ideale nelle università, dove i giovani con disabilità vivono già la loro completa integrazione nel mondo accademico”.

Nelle foto:
In alto, da sinistra: Alessia Biagini, il prof. Paolo Mancarella, il rettore Massimo Augello, Massimo Porciani, Carlo Macchi.
In basso un momento della firma.

Ne hanno parlato:
Tirreno Pisa
Nazione Pisa 
Pisa Today 
PisaInformaFlash.it

   

Mercoledì, 02 Dicembre 2015 09:22

A proposito di omeopatia

Negli scorsi giorni due articoli de "Il Venerdì" di Repubblica e de "Il Tirreno" hanno puntato i riflettori sul master dell'Ateneo, di recente istituzione, "La nuova farmacia fra salute e benessere" e in particolare sulla decisione di affrontare nell'ambito di questo corso il tema dell'omeopatia. Da una parte, si è schierato chi crede che sia necessario offrire al farmacista un bagaglio di conoscenze che vada oltre quelle della “farmacia tradizionale”, anche per rispondere alle esigenze e alle richieste dei circa nove milioni di italiani che hanno optato per le terapie omeopatiche; dall’altra chi - come lo scrittore Marco Malvaldi - pensa invece che l’omeopatia sia "acqua fresca", pur rispettando chi sceglie queste cure “alternative”, la cui validità non è stata mai provata scientificamente. Come dire: qualcuno può anche credere ai benefici di questa pratica, ma non in un dipartimento universitario, tanto più in uno scientifico, in cui i principi sono esattamente all’opposto di quelli dell’omeopatia.

Publichiamo di seguito un intervento del professor Federico Da Settimo, direttore del master in questione, che intende precisare alcune inesattezze contenute negli articoli, fornire una serie di dati e contribuire in questo modo a un più generale dibattito sul tema dell'omeopatia.

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omeopatia1Quando alcuni docenti del master su “La nuova farmacia fra salute e benessere” hanno avuto modo di vedere gli articoli pubblicati negli scorsi giorni su "Il Venerdì" e su "Il Tirreno" inizialmente hanno pensato: “Basta che se ne parli”, poi hanno pensato “Basta che se ne parli correttamente”, condividendo l’opinione di molti docenti del dipartimento che hanno ritenuto l’informazione assolutamente fuorviante.

Allora alcuni dati per non rimanere nell’ambito della fiction. Intanto il master su 1500 ore di didattica dedica 45 ore all’argomento “medicinali omeopatici e prodotti per la medicina complementare”. È vero che esistono master tenuti esclusivamente sull’omeopatia in Università italiane (Siena, Bergamo), in convenzione con Università italiane quali il dipartimento di Chimica dell’Università la Sapienza di Roma, in Università straniere (Barcellona) insieme a una moltitudine di diplomi universitari in numerose Università Europee (Germania, Francia).

Uno sguardo alla legislazione: la normativa italiana accogliendo quella europea (2001/83/CE e successive direttive di modifica) nel decreto legislativo 219/2006 definisce i prodotti omeopatici come veri e propri medicinali limitandone la dispensazione al farmacista.

Nonostante questi dati, il dottor Marco Malvaldi e altri stanno conducendo "a mezzo stampa" una veemente crociata, in cui avversano pervicacemente l'idea che in un dipartimento di Farmacia dell'Università di Pisa sia stata proposta e approvata l'istituzione di questo master. Sono opinioni personali espresse legittimamente e accoratamente sul mondo del farmaco e sulla realtà accademica, che tuttavia denotano alcune grosse carenze di informazione.

È infatti un dato di fatto che i prodotti omeopatici siano autorizzati dal nostro Ministero della Salute (nonché dalle autorità sanitarie di diversi avanzati paesi europei). Tali prodotti sono a pieno titolo definiti medicinali omeopatici, e in base a questa definizione possono essere dispensati da parte di farmacisti. Non si capisce, pertanto, la ragione per cui i farmacisti non debbano essere istruiti in sedi formative istituzionali su tutti gli aspetti chimico-farmaceutici, tecnologici, legislativi e farmacologici che riguardano tali prodotti.

Tuttavia, fino ad oggi, la formazione del personale sanitario su questo argomento è quasi ad esclusivo appannaggio di soggetti esterni al mondo universitario, che normalmente operano proprio nel settore dei medicinali omeopatici e che, pur avendo certamente competenza specifica su questo tipo di prodotto, potrebbero non garantire una posizione imparziale, necessaria per lo sviluppo di una opinione informata, consapevole e libera dei professionisti sanitari. Proprio per questo, a differenza di quel che pensa Malvaldi, in seno a una ampia discussione maturata in una seduta del Consiglio del dipartimento di Farmacia, è stato deciso di attivare, nell'ambito del master in questione, un piccolo modulo dedicato alla medicina omeopatica. E proprio nell'ambito di tale modulo, accanto a lezioni condotte da docenti esterni omeopati, è stato deciso di affiancare lezioni svolte da farmacologi del dipartimento, docenti universitari perfettamente allineati con le posizioni assunte dalla Società Italiana di Farmacologia nei confronti dell'omeopatia.

Questi docenti avranno il compito di illustrare con rigore scientifico agli studenti del master (per altro, tutti laureati in Farmacia o in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, quindi perfettamente in possesso di solide basi scientifiche che consentiranno loro di ascoltare in modo critico e consapevole, senza necessità di tutele da parte di terzi) le metodologie utilizzate e i risultati ottenuti nei più rappresentativi studi clinici finalizzati ad accertare l'efficacia di medicinali omeopatici. Saranno discusse inoltre le posizioni espresse in materia dalle Società Scientifiche competenti, presentando le opinioni di autorevoli (e non autoreferenziali) scienziati che operano nel campo del farmaco, che notoriamente hanno nei confronti della medicina omeopatica atteggiamenti molto cauti e scettici.

omeopatia2Al contrario di quanto riportato in più testate giornalistiche, in cui è stato descritto un quadro apocalittico di "Università spaccata in due", la necessità di dare questa pluralità di informazione (Universitas ... non è stata chiamata così a caso!) è stata ampiamente condivisa; e in effetti, l'istituzione del master, così concepito, è stata approvata dalla stragrande maggioranza del dipartimento di Farmacia, e - guarda caso - proprio da quella parte del personale docente e ricercatore che svolge attività di ricerca di alto livello specificatamente nel campo delle discipline del farmaco.

Un'ultima riflessione: la scienza non raggiunge mai "uno stato penoso", come è stato pure affermato, quando - forte del proprio rigore e delle proprie argomentazioni - si confronta apertamente, in buona fede e umilmente con posizioni divergenti o alternative. Il degrado del pensiero umano è sempre è solo stato il frutto di arroganza, intolleranza, totalitarismo e autoreferenzialità.

Federico Da Settimo
direttore del master

Martedì, 01 Dicembre 2015 10:04

Il ruolo dell'olfatto nella scelta del partner

diamantemandarinoUn gruppo di ricerca italo-tedesco ha per la prima volta svelato l’importanza dei segnali olfattivi per il riconoscimento dei parenti da parte degli uccelli. Lo studio, firmato da Anna Gagliardo del dipartimento di Biologia dell’Ateneo pisano, Barbara A. Caspers dell’Università di Bielefeld in Germania e E. Tobias Krause del Friedrich-Loeffler-Institut tedesco, è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista internazionale “Behavioral Ecology and Sociobiology”.
La ricerca ha preso in esame il comportamento riproduttivo dei diamanti mandarini, uccelli passeriformi della famiglia degli Estrildidi. Nel corso dell’esperimento le femmine sono state divise in due gruppi, ad alcune è stato inibito l’olfatto, mentre altre potevano sentire gli odori. Ciascuna femmina è stata poi posta in una gabbia con due maschi, uno dei quali estraneo alla femmina, mentre l’altro era un fratello sconosciuto in quanto nato in un’altra nidiata.
“I risultati – ha spiegato Anna Gagliardo – sono stati sorprendenti. Le femmine che potevano sentire gli odori con l’olfatto non si sono accoppiate e hanno sviluppato comportamenti aggressivi nei confronti dei maschi. Quelle deprivate dell’olfatto si sono invece accoppiate con uno dei due maschi, senza distinzione fra il fratello o estraneo, come ha rivelato l’analisi del Dna dei piccoli nati”.
Secondo i ricercatori sarebbe stato sufficiente l’odore del maschio consanguineo, anche se sconosciuto, per indurre un comportamento aggressivo da parte delle femmine e un conseguente fallimento della riproduzione. La capacità delle femmine di riconoscere un fratello dall’odore e la repulsione per l’odore di un familiare in fase riproduttiva eviterebbe l’inbreeding, ovvero l’accoppiamento tra consanguinei che come è noto, diminuisce la probabilità di sopravvivenza della progenie.
“Che l’olfatto sia fondamentale per riconoscere i parenti è noto da tempo per diverse specie di mammiferi – ha concluso Anna Gagliardo – Con questo studio abbiamo dimostrato per la prima volta che segnali chimici emessi da un potenziale partner possono svolgere un ruolo importante nella selezione compagno anche negli uccelli”.

Martedì, 01 Dicembre 2015 09:44

Il ruolo dell'olfatto nella scelta del partner

Un gruppo di ricerca italo-tedesco ha per la prima volta svelato l’importanza dei segnali olfattivi per il riconoscimento dei parenti da parte degli uccelli. Lo studio, firmato da Anna Gagliardo del dipartimento di Biologia dell’Ateneo pisano, Barbara A. Caspers dell’Università di Bielefeld in Germania e E. Tobias Krause del Friedrich-Loeffler-Institut tedesco, è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista internazionale “Behavioral Ecology and Sociobiology”.
La ricerca ha preso in esame il comportamento riproduttivo dei diamanti mandarini, uccelli passeriformi della famiglia degli Estrildidi. Nel corso dell’esperimento le femmine sono state divise in due gruppi, ad alcune è stato inibito l’olfatto, mentre altre potevano sentire gli odori. Ciascuna femmina è stata poi posta in una gabbia con due maschi, uno dei quali estraneo alla femmina, mentre l’altro era un fratello sconosciuto in quanto nato in un’altra nidiata.
“I risultati – ha spiegato Anna Gagliardo – sono stati sorprendenti. Le femmine che potevano sentire gli odori con l’olfatto non si sono accoppiate e hanno sviluppato comportamenti aggressivi nei confronti dei maschi. Quelle deprivate dell’olfatto si sono invece accoppiate con uno dei due maschi, senza distinzione fra il fratello o estraneo, come ha rivelato l’analisi del Dna dei piccoli nati”.
Secondo i ricercatori sarebbe stato sufficiente l’odore del maschio consanguineo, anche se sconosciuto, per indurre un comportamento aggressivo da parte delle femmine e un conseguente fallimento della riproduzione. La capacità delle femmine di riconoscere un fratello dall’odore e la repulsione per l’odore di un familiare in fase riproduttiva eviterebbe l’inbreeding, ovvero l’accoppiamento tra consanguinei che come è noto, diminuisce la probabilità di sopravvivenza della progenie.
“Che l’olfatto sia fondamentale per riconoscere i parenti è noto da tempo per diverse specie di mammiferi – ha concluso Anna Gagliardo – Con questo studio abbiamo dimostrato per la prima volta che segnali chimici emessi da un potenziale partner possono svolgere un ruolo importante nella selezione compagno anche negli uccelli”.

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